Un filo di cotone bianco legato al polso può significare un augurio, una protezione, un benvenuto. In Laos è quasi impossibile non incontrarlo.
Il baci, chiamato anche sou khuan, è una delle cerimonie più diffuse e sentite del Laos, praticata prima di un viaggio, dopo una nascita, in occasione di un matrimonio o semplicemente per accogliere un ospite importante. Alla base c’è una credenza precisa: il corpo umano sarebbe custodito da trentadue khuan, spiriti o energie vitali legati a diverse parti fisiche e psicologiche della persona, che tenderebbero a disperdersi nei momenti di cambiamento o di stress, lasciando l’individuo più vulnerabile. La cerimonia serve a richiamarli e a fissarli di nuovo al corpo attraverso fili di cotone bianco, legati ai polsi da un anziano della comunità o da un mor phon, l’officiante che guida il rito, mentre vengono recitate benedizioni per salute, fortuna e serenità. Nelle cerimonie più importanti possono essere invitati più mor phon insieme, ognuno con un proprio stile nella recitazione delle formule.
Al centro della stanza viene preparata una struttura decorativa, il phakhuan, fatta di foglie di banano piegate a cono e ornata con fiori, riso, uova bollite e a volte piccole banconote, attorno alla quale si dispongono i partecipanti. Chi riceve i fili viene invitato a tenerli per almeno tre giorni prima di toglierli, e mai tagliandoli con delle forbici: si slacciano con le dita, un gesto che nella tradizione preserva l’augurio ricevuto. Per i visitatori che si trovano coinvolti in un baci, spesso durante una festa o un evento organizzato, è un’esperienza che va oltre il souvenir fotografico: è una delle porte più dirette per capire come il Laos intenda il rapporto tra corpo, comunità e buona sorte.
Le cerimonie legate ai khuan tornano anche in altri momenti della vita lao, dai matrimoni ai lutti.
