La lesa maestà in Thailandia: il re è intoccabile

di Max

C’è un argomento che in Thailandia è meglio lasciare fuori da ogni conversazione da viaggiatori, per legge e non solo per educazione: la monarchia.

La Thailandia ha una delle leggi di lesa maestà più severe al mondo, prevista dall’articolo 112 del codice penale, che punisce con il carcere chiunque insulti, diffami o minacci il re, la regina, l’erede al trono o il reggente.

Le pene possono arrivare fino a quindici anni di reclusione per ogni singolo capo d’imputazione, e nel corso degli anni la legge è stata applicata anche a critiche indirette, contenuti social, opere teatrali o semplici battute, in un contesto in cui la monarchia è considerata dalla cultura tradizionale thailandese una figura quasi sacra, al centro dell’identità nazionale insieme al buddismo.

Per chi viaggia, questo si traduce in una regola pratica semplice: evitare qualsiasi commento sulla famiglia reale, anche apparentemente innocuo o scherzoso, comprese le battute che in altri paesi sarebbero considerate normale conversazione politica. Le banconote e le monete, che riportano l’effigie reale, vanno trattate con rispetto: calpestarle anche per errore, per esempio per recuperarle da terra, è visto come un gesto gravemente irrispettoso.

Ritratti del re sono esposti ovunque, da uffici pubblici a piccoli negozi, non come semplice decorazione ma come segno di lealtà condivisa. La legge non distingue tra cittadini thailandesi e stranieri, ed è stata applicata negli anni anche a turisti per commenti pubblicati sui social media durante il soggiorno nel paese.

È uno dei tanti casi in cui capire una regola, anche senza per forza condividerla, aiuta a viaggiare con più consapevolezza, evitando spiacevoli incomprensioni con le autorità locali durante il soggiorno.

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