Songkran: il capodanno thai si festeggia con l’acqua

di Max

Per tre giorni, a metà aprile, in Thailandia è quasi impossibile restare asciutti. Dietro le battaglie d’acqua per strada c’è un rito molto più delicato di quanto sembri.

Songkran, il capodanno tradizionale thailandese, cade ogni anno a metà aprile e prende il nome da un termine sanscrito che indica il passaggio del sole nel segno dell’Ariete, l’inizio del nuovo anno solare secondo il calendario tradizionale condiviso con altre culture del sud-est asiatico. Alle origini, il gesto centrale della festa non era la battaglia d’acqua che oggi riempie le strade di Bangkok e Chiang Mai, ma un rituale molto più intimo: versare acqua profumata, spesso mescolata a petali di fiori, sulle mani degli anziani della famiglia, un gesto chiamato rod nam dam hua, per chiedere loro una benedizione per l’anno che comincia. La stessa acqua veniva versata con delicatezza sulle statue del Buddha nei templi, per purificarle e rinnovarle simbolicamente.

Nei templi, durante Songkran, è tradizione anche costruire piccole stupa di sabbia nei cortili: un modo simbolico per restituire al tempio la sabbia che i fedeli, camminando scalzi, portano via inconsapevolmente sulle scarpe durante tutto l’anno. Solo in un secondo momento, complice il caldo torrido di aprile, il gesto rituale si è trasformato nella gigantesca battaglia d’acqua che oggi attira visitatori da tutto il mondo, con pistole ad acqua, secchi e persino manichette usate lungo le strade principali delle città, in un clima di festa collettiva che coinvolge intere comunità per giorni.

Chi visita la Thailandia in questo periodo trova così due facce della stessa festa: quella rumorosa e collettiva delle strade, e quella silenziosa e familiare che continua nei templi e nelle case, spesso nella stessa identica mattinata.

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