Quasi tutti i templi khmer guardano a est, verso il sole che sorge. Angkor Wat no. E quella scelta, di per sé, è già un piccolo mistero.
La maggior parte dei templi induisti e khmer, incluso il resto del complesso di Angkor, è orientata verso est, la direzione del sole nascente e della vita. Angkor Wat, il più grande monumento religioso al mondo, fu costruito nel XII secolo dal re Suryavarman II con l’ingresso principale rivolto a ovest, verso il tramonto. Gli storici non hanno una risposta unica: l’ipotesi più diffusa collega l’orientamento a Vishnu, la divinità a cui il tempio era originariamente dedicato e che nella tradizione induista è associata proprio al punto cardinale del tramonto. Un’altra lettura, sostenuta da diversi studiosi, è che Angkor Wat fosse pensato fin dall’inizio anche come mausoleo funerario per lo stesso Suryavarman II: in molte culture asiatiche i riti legati alla morte seguono simbolicamente il percorso del sole che tramonta, non quello che sorge.
A sostegno di questa seconda ipotesi viene spesso citato un altro dettaglio, meno noto ma piuttosto convincente: i bassorilievi che corrono lungo le gallerie del tempio sono disposti per essere letti procedendo in senso antiorario, l’opposto della direzione usata nei templi dedicati ai vivi, ma coerente con l’ordine seguito tradizionalmente nei riti funebri khmer. Le due ipotesi, in ogni caso, non si escludono a vicenda, e proprio in questa ambiguità sta parte del fascino del tempio: anche dopo un secolo di studi archeologici, non c’è consenso definitivo. Chi visita Angkor Wat all’alba, cosa che quasi tutti fanno, si ritrova così davanti a un tempio pensato, forse, per essere ammirato al contrario: con la luce alle spalle, non di fronte.

Il resto del complesso di Angkor, con templi orientati in modo più convenzionale, ha una storia altrettanto densa.