Il gelsomino come offerta: i fiori sacri dei templi thai

di Max

Appesi agli specchietti dei taxi, intrecciati in collane profumate davanti ai templi: in Thailandia il gelsomino non è solo un fiore, è un piccolo gesto d’amore ripetuto ogni giorno.

Nei templi buddisti thailandesi, tra le offerte più comuni davanti alle statue del Buddha ci sono le phuang malai, ghirlande intrecciate con fiori di gelsomino, spesso arricchite con petali di rosa o boccioli di altri fiori profumati. La scelta del gelsomino non è casuale: il suo colore bianco puro richiama l’idea di purezza spirituale, mentre il profumo intenso e duraturo, capace di persistere anche dopo che il fiore è appassito, viene interpretato come simbolo di un affetto o di un rispetto che non svanisce con il tempo. Le stesse ghirlande vengono appese come portafortuna agli specchietti retrovisori di taxi e tuk-tuk, un gesto pensato per proteggere il veicolo e chi lo guida durante la giornata di lavoro.

Il gelsomino, in Thailandia, è anche il fiore simbolicamente associato alla figura materna: la festa della mamma thailandese cade il 12 agosto, giorno del compleanno della regina madre, e in quell’occasione è tradizione regalare gelsomini alla propria madre invece dei fiori più comuni in altre culture, come le rose. Intrecciare le ghirlande è un’arte artigianale a sé, tramandata spesso in famiglia, che richiede pazienza e precisione: ogni malai può contenere centinaia di singoli fiori, cuciti uno per uno su un filo sottile prima di essere arrotolati nella forma finale, in un lavoro che può richiedere anche diverse ore.

Un piccolo oggetto quotidiano, in apparenza decorativo, che in realtà racconta una parte importante del modo thailandese di dire grazie e ti voglio bene, senza bisogno di troppe parole.

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