Perché i cinesi bevono acqua calda anche d’estate?

di Max

Trentacinque gradi all’ombra, e al tavolo accanto qualcuno sta bevendo acqua bollente. In Cina è una delle abitudini che spiazzano di più i visitatori.

L’abitudine di bere acqua calda, anche nelle giornate più calde dell’anno, affonda le radici nella medicina tradizionale cinese, secondo cui le bevande fredde raffredderebbero lo stomaco e ostacolerebbero la digestione, mentre l’acqua calda aiuterebbe la circolazione e l’equilibrio interno del corpo.

A questa componente culturale si è aggiunta, storicamente, una ragione molto più pratica: per secoli, in gran parte della Cina, l’acqua non depurata non era sicura da bere, e portarla a ebollizione era il modo più semplice per renderla potabile, ben prima che la teoria dei germi rendesse chiaro il motivo scientifico dietro quel gesto.

L’abitudine si è poi rafforzata nel Novecento con le campagne di igiene pubblica promosse dallo stato, che incoraggiavano esplicitamente la popolazione a bere solo acqua bollita per prevenire malattie diffuse in condizioni igieniche precarie.

Oggi, anche dove l’acqua del rubinetto è trattata e sicura, l’abitudine culturale resiste: nei treni cinesi è quasi sempre disponibile un dispenser di acqua calda gratuita, molti uffici hanno un thermos condiviso e nei ristoranti chiedere acqua calda invece che fredda non stupisce nessuno, anche in piena estate.

Per chi viaggia in Cina, adattarsi a questa abitudine non richiede alcuno sforzo particolare: il tè, onnipresente a ogni pasto, è già di fatto un modo elegante per bere acqua calda senza doverlo dichiarare. Anche negli ospedali, nelle scuole e negli uffici cinesi è comune trovare distributori di acqua calda gratuita, un’infrastruttura tanto diffusa da essere data quasi per scontata da chi in Cina ci è cresciuto fin da bambino, senza neppure farci più caso.

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