Dhyani Buddha – Cinque Buddha della Saggezza: una mappa della mente illuminata

di Max

Cosa significano i Cinque Buddha disposti in cerchio nei mandala tibetani

Se avete mai visto un mandala tibetano — in un museo, su un libro, o sui muri di un monastero — avrete probabilmente notato che le figure non sono disposte a caso. C’è un sistema. C’è un centro, quattro direzioni, cinque colori, cinque figure divine. Ogni posizione corrisponde a qualcosa di preciso. Questo è l’approfondimento che spiega cosa. Sono i Cinque Buddha della Saggezza o Dhyani Buddha.

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1. Chi sono i Cinque Buddha della Saggezza

Dhyani Buddha i cinque Buddha della saggezza
Dhyani Buddha i cinque Buddha della saggezza Prof Ranga Sai, CC0, via Wikimedia Commons

Nel Buddhismo Vajrayana — la corrente tantrica diffusa soprattutto in Tibet, Nepal e Mongolia — esiste un sistema di cinque figure divine chiamate Pancha Tathagata, ovvero i Cinque Buddha della Saggezza, detti anche Dhyani Buddha o Jina (in sanscrito: Vittoriosi).

Non sono divinità da pregare in senso tradizionale: sono piuttosto una mappa simbolica della mente umana e delle sue possibilità di trasformazione. L’idea di fondo è questa: ogni difetto della mente ordinaria — rabbia, ignoranza, orgoglio, attaccamento, invidia — ha una sua controparte illuminata, una qualità positiva che emerge quando quella stessa energia viene trasformata invece di essere soppressa.

Ognuno dei cinque Buddha rappresenta questa trasformazione per uno specifico veleno mentale, ed è collocato in una direzione cardinale precisa, con un colore, un elemento e una saggezza associata. Insieme formano una mappa dell’intera psiche umana — e del cammino verso la sua purificazione.

Cinque Buddha della Saggezza - Dhyani Buddha - Monastero di Pelkor Chode - Stupra Kunbun - lo stupa delle Centomila Immagini - Gyantse - Tibet - Cina
Cinque Buddha della Saggezza – Dhyani Buddha – Monastero di Pelkor Chode – Gyantse – Tibet – Cina

2. I cinque Buddha: direzioni, colori e trasformazioni

Centro — Vairocana: il bianco

Al centro siede Vairocana, il bianco. Il suo nome significa Colui che illumina o Sole. Incarna la consapevolezza onnicomprensiva (dharmadhatu-jnana) — la saggezza che conosce la natura di tutta la realtà — e trasforma l’ignoranza di fondo, quella che ci impedisce di vedere le cose per quello che sono. È considerato il Buddha primordiale, la fonte degli altri quattro.

Veleno trasformato: ignoranza fondamentale (moha)

Saggezza: consapevolezza della realtà (dharmadhatu-jnana)

Est — Akshobhya: il blu

A est troviamo Akshobhya, il blu. Il suo nome significa letteralmente Imperturbabile: la sua saggezza funziona come uno specchio perfetto (adarsha-jnana), riflette la realtà senza distorsioni, senza giudizi, senza aggiungere o togliere nulla. Trasforma la rabbia in chiarezza. È spesso rappresentato con il gesto di toccare la terra (Bhumisparsha Mudra) — lo stesso della statua di Jowo Shakyamuni al Jokhang di Lhasa.

Veleno trasformato: rabbia (dvesha)

Saggezza: saggezza-specchio (adarsha-jnana)

Sud — Ratnasambhava: il dorato

A sud c’è Ratnasambhava, il dorato. Il suo nome significa Nato dal gioiello o Sorgente delle gemme. Riconosce il valore uguale di tutti gli esseri e converte l’orgoglio e l’avarizia in generosità e equanimità (samata-jnana: la saggezza dell’uguaglianza). È spesso rappresentato con il gesto del dono (varada mudra), la mano aperta verso il basso.

Veleno trasformato: orgoglio e avarizia (mana)

Saggezza: saggezza dell’uguaglianza (samata-jnana)

Ovest — Amitabha: il rosso

A ovest siede Amitabha, il rosso. È probabilmente il più famoso dei cinque — veneratissimo in Cina, Giappone e Corea, dove ha dato origine alla tradizione della Terra Pura. Il suo nome significa Luce infinita. La sua saggezza sa distinguere ogni cosa nella sua unicità (pratyavekshana-jnana) e trasforma il desiderio e l’attaccamento in compassione. È spesso rappresentato in meditazione con le mani in grembo, a volte con un loto.

Veleno trasformato: desiderio e attaccamento (raga)

Saggezza: saggezza discriminante (pratyavekshana-jnana)

Nord — Amoghasiddhi: il verde

Infine, a nord, Amoghasiddhi, il verde. Il suo nome significa Colui che realizza senza ostacoli. Incarna la saggezza dell’azione efficace (kriya-jnana) e trasforma invidia e gelosia in altruismo attivo. È spesso rappresentato con la mano alzata nel gesto di protezione (abhaya mudra) e la sua famiglia simbolica è la vajra del vento.

Veleno trasformato: invidia e gelosia (irshya)

Saggezza: saggezza dell’azione (kriya-jnana)

Dipinto antico Pancha Maha Thathagata (data 1400-1500), numero di catalogo 89045 della Himalayan Art Resources Foundation.
Dipinto antico Pancha Maha Thathagata (data 1400-1500), numero di catalogo 89045 della Himalayan Art Resources Foundation.

3. Come riconoscere i Cinque Buddha della Saggezza in un mandala

Nei mandala tibetani i cinque Buddha della saggezza appaiono quasi sempre nella stessa configurazione: Vairocana al centro, gli altri quattro ai punti cardinali, ognuno col proprio colore caratteristico. Una volta imparata la mappa, un mandala smette di essere un disegno decorativo e diventa leggibile: ogni figura al suo posto, ogni colore con il suo significato.

La corona dei Cinque Buddha — donata nel 1409 da Tsongkhapa alla statua del Jowo Shakyamuni al Jokhang di Lhasa — è una delle rappresentazioni più celebri di questo schema. I cinque pannelli che compongono la corona riproducono i cinque Dhyani Buddha, trasformando la statua del Buddha storico in un’immagine della mente illuminata nella sua interezza.

4. Perché tutto questo interessa a un viaggiatore

Non è necessario diventare esperti di iconografia buddista per godere di un viaggio in Tibet. Ma avere anche solo un’idea di questo sistema cambia il modo di guardare. Le statue nei monasteri, i mandala sulle pareti, le ruote della preghiera, le thangka appese alle travi — tutto questo dialoga con un sistema coerente di significati. Sapere che il Buddha rosso a ovest rappresenta la trasformazione del desiderio in compassione rende quella statua qualcosa di diverso da un oggetto decorativo.

È un modo di leggere il mondo. Non l’unico. Ma interessante.

🐢 Le Meditazioni del Panda dal Tempio di BambùScopri di più su questa rubrica

Cinque difetti. Cinque saggezze. La stessa energia, guardata da posizioni diverse.

— Guì

Ci ho messo una vita intera per capire che non si tratta di eliminare niente. Solo di avere un punto di vista diverso. Guì ha ragione, come al solito.

Tibet

Il Tibet è uno dei luoghi più remoti e spiritualmente densi del pianeta. Arroccato sull’altopiano più alto del mondo — a oltre 4.000 metri di media — è stato per secoli il cuore del Buddismo tibetano e custodisce un patrimonio culturale straordinario, fatto di monasteri, bandiere di preghiera, pellegrinaggi e un rapporto con il tempo che l’Occidente ha quasi dimenticato.

Visitarlo richiede preparazione, permessi speciali e un briciolo di umiltà: non è una destinazione che si visita, è una destinazione che si affronta.

Cominciate con Lhasa: la capitale spirituale del Tibet e scoprite cos’è la Kora: camminare come forma di preghiera nel Buddismo tibetano. poi potreste decidere di affrontare la mitica G 318: da Shanghai al Tetto del Mondo, passando per la strada più bella del pianeta.

Volete organizzare un viaggio in Tibet? Raccontatemi la vostra idea — non serve avere tutto chiaro. Ci pensiamo insieme.
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Prima di partire, due consigli pratici che vengono dall’esperienza:

  1. Non sottovalutate l’altitudine, informatevi e siate preparati ad un paio di giorni di disagi per l’adattamento. Non succede a tutti, ma può succedere e in ogni caso passa, rimane solo il ricordo.
  2. Alla frontiera con il Nepal possono sequestrare le guide di viaggio o i libri che parlano di Tibet, Taiwan o Xinjiang e tutto ciò che contiene cartine geografiche. Portatevi un Kindle*

Qualche lettura per prepararsi: Heinrich Harrer racconta il Tibet meglio di chiunque altro — il suo Sette anni in Tibet resta un punto di partenza imprescindibile, ma spiego meglio il tutto nell’articolo sui libri per il Tibet.

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