Cinquemila chilometri di 318 in Cina in un’unica linea verso occidente.
E poi il Tibet, dove la strada smette di essere un mezzo e diventa il viaggio stesso.
ATTENZIONE: le indicazioni presenti negli articoli sono fornite gratuitamente a scopo divulgativo e potrebbero essere non aggiornate o incomplete. Prima di acquistare, di prenotare o di partire, consultate sempre i siti ufficiali. Alcuni link in questo articolo sono link di affiliazione (anche i link ad Amazon*). Gli articoli aggiornati o pubblicati a partire da febbraio 2024 riportano un asterisco* accanto ai link di affiliazione.
Indice
La G 318 in Cina: un numero, un’intera nazione
La China National Highway 318 è la strada nazionale più lunga della Cina: 5.476 chilometri che partono dal cuore di Shanghai e puntano senza deviazioni verso occidente, fino al confine con il Nepal. Non è una strada qualsiasi. È una linea che attraversa millenni di storia, cambiamenti di clima, di cultura, di altitudine e di significato.
Il chilometro zero si trova in Piazza del Popolo a Shanghai, in piena metropoli contemporanea. Il chilometro finale è in mezzo alle vette himalayane, al confine con il Nepal. Difficile immaginare un contrasto più netto tra punto di partenza e punto di arrivo. Pianure costiere, bacini fluviali, altopiani, vette oltre i 5.000 metri: la G318 le attraversa tutte, una dopo l’altra, come se qualcuno avesse deciso di mettere in fila tutta la varietà geografica di un continente e chiamarla semplicemente “strada“.

In Cina la chiamano “la via del pellegrino” o “la strada del cielo“. I ciclisti la percorrono per settimane, spingendo sui pedali a quote che farebbero girare la testa anche senza bicicletta. I motociclisti la affrontano come rito di passaggio. I pellegrini tibetani la percorrono prostrandosi ogni tre passi per centinaia di chilometri. Ognuno porta sulla G318 la propria versione del viaggio. La strada, dal canto suo, non fa distinzioni.
Le tre sezioni principali
La G318 non è un percorso uniforme. Cambia carattere più volte, in modo radicale, man mano che ci si sposta verso ovest. Vale la pena conoscere le tre grandi sezioni prima di partire, perché sono viaggi quasi diversi, tenuti insieme da una numerazione e da una direzione.

La sezione orientale: da Shanghai a Chengdu
I primi duemila chilometri circa attraversano le province più densamente abitate della Cina orientale e centrale. Cittadine storiche, campagne coltivate, il grande corso dello Yangtze. È la sezione meno spettacolare dal punto di vista panoramico, ma forse la più ricca di storia: lungo il percorso si trovano tracce di riso coltivato settemila anni fa, antiche culture del bronzo, villaggi d’acqua tipici del basso Yangtze. È la Cina che molti non si aspettano, quella che esisteva già quando il concetto di “strada” era ancora piuttosto elastico.
E a Chengdu potete vedere i panda…

La sezione Sichuan-Tibet: il cuore leggendario
Questa è la parte per cui la G318 è famosa nel mondo. Da Chengdu — città vivacissima, famosa per i panda e per la cucina del Sichuan — la strada sale progressivamente verso il plateau tibetano attraverso Kangding, Litang, Mangkang, Nyingchi. Altri 2.000 chilometri circa in cui il paesaggio cambia in continuazione, a volte nel giro di pochi tornanti: canyon, ghiacciai, praterie, laghi di alta quota. Il tratto tra il Sichuan e il Tibet è considerato tra i più pericolosi e impegnativi della Cina per via delle condizioni atmosferiche, delle frane e dell’altitudine — ma anche tra i più belli in assoluto.
Le due cose, su certe strade, tendono ad andare di pari passo.
La Friendship Highway: da Lhasa al Nepal
L’ultimo tratto ha un nome proprio: Friendship Highway, la via dell’amicizia. Circa 800 e più chilometri che collegano Lhasa, capitale del Tibet, al confine con il Nepal. Prima di scendere verso il basso il percorso attraversa tre valichi oltre i 5.000 metri di quota. È qui che la strada incontra l’Everest.
Ed è qui che capite davvero perché qualcuno ha pensato di chiamarla “via del cielo“.

Il Tibet: dove la strada cambia significato
Ho percorso più tappe della sezione tibetana della G318 e posso dirvi che non è semplicemente un viaggio. È qualcosa che assomiglia molto a una conversione — lenta, silenziosa e del tutto involontaria.
Arrivare in Tibet sulla G318 significa entrare in un mondo che funziona secondo regole diverse. L’altitudine impone il proprio ritmo prima di qualsiasi altra considerazione: non si corre, non si sale di fretta, non si dorme tranquilli le prime notti (ma anche dopo, soprattutto all’Everest Hotel)
Il corpo deve capire dove si trova. Poi, una volta che ha capito, inizia il viaggio vero.

Lhasa: il punto di svolta

Lhasa si raggiunge dopo giorni di guida — o di treno, perché esiste anche una ferrovia costruita proprio per bypassare le zone impervie di certi tratti della G318 ad alta quota.
Io ci sono arrivato in aereo, che fa molto turista, ma va bene anche così.
La città è il centro spirituale del Buddismo tibetano, sede del Palazzo del Potala, dei monasteri, dei monaci e dei pellegrini che arrivano da ogni angolo del Tibet, a volte in auto, a volte dopo mesi di cammino.
Il Potala si vede da lontano, aggrappato alla sua roccia a 3.650 metri di altitudine. È uno di quei momenti in cui la macchina fotografica è lì, pronta, ma si rimane fermi qualche secondo senza fare nulla.
Anche perché l’aria è rarefatta e stare fermi è comunque la cosa più saggia da fare. Lo scatto può aspettare.
Poi ovviamente si cerca l’angolo migliore e allora, via alle raffiche pacifiche.

Da Lhasa verso Shigatse: il cuore della Friendship Highway
Lasciando Lhasa verso ovest, la strada segue prima il corso del fiume Kyi Chu e poi sale verso la confluenza con lo Yarlung Tsangpo, uno dei grandi fiumi dell’Asia centrale. Si arriva quindi a Shigatse, seconda città del Tibet e sede storica dei Panchen Lama. Noi in realtà abbiamo fatto una deviazione su una strada secondaria, il che non toglie nulla al percorso, anzi, aggiunge. Il monastero di Tashilhunpo — fondato nel XV secolo dal primo Dalai Lama — occupa un’intera collina con i suoi cortili bianchi, i tetti dorati e i monaci che si spostano con quella calma pacifica che in Europa si fatica anche solo a immaginare.

Il lago Yamdrok: il turchese che non dimenticateUno dei momenti più attesi dell’intera Friendship Highway è il primo sguardo sul lago Yamdrok. In realtà noi abbiamo percorso un tratto che è una leggera deviazione dalla 318, infatti quel tratto fa parte della 307, ma è un dettaglio che non toglie nulla all’esperienza. Ci si arrampica su un valico, si supera una curva e poi, al Langbuqi Viewing Platform appare: una distesa d’acqua di un turchese impossibile, circondata da montagne innevate, sotto un cielo che a quella quota sembra più vicino di quanto si sia abituati. È difficile non fermarsi. È difficile fare una foto che gli renda giustizia. Ho provato. Non ci sono del tutto riuscito — e questo, in fondo, è uno dei motivi per cui, forse, ci tornerò.

Tingri e la vista sull’Everest
Proseguendo verso ovest si arriva a Tingri, un villaggio a quasi 4.400 metri circondato dall’altopiano tibetano. Ed è proprio dall’altopiano — da quel nulla apparente — che si vede tutto: in giornate limpide le sagome di alcune delle vette più alte del pianeta si stagliano nitide sull’orizzonte. Everest, Lhotse, Makalu, Cho Oyu, Shishapangma. Tutte vette oltre gli 8.000 metri, visibili dalla strada.
Se fa bello….

L’Everest da questa prospettiva non è come ve lo aspettate. Non è il cono perfetto da copertina di rivista. È una massa scura e silenziosa che sovrasta tutto il resto, senza cercare attenzione. Probabilmente perché non ne ha bisogno.

Il confine e le formalità
I viaggiatori stranieri che vogliono percorrere la sezione tibetana della G318 devono ottenere il Tibet Travel Permit oltre al normale visto cinese. Il permesso va richiesto tramite un’agenzia autorizzata e richiede di essere accompagnati da una guida locale lungo tutto il percorso. Per i tratti più vicini al confine nepalese sono necessari ulteriori documenti. Non è un viaggio che si improvvisa: la burocrazia tibetana è reale e va gestita con anticipo, preferibilmente con largo anticipo prima della partenza (se volete vi posso aiutare).

Un parallelo: la G318 e la Route 66
Il confronto viene spontaneo. Due strade iconiche, due storie diverse, la stessa capacità di trasformarsi in qualcosa di più di un percorso su una mappa.
La Route 66 americana nasce nel 1926 per collegare Chicago a Los Angeles attraverso otto stati. Diventa in pochi anni “la Main Street of America“, la strada del sogno — Cadillac, motel con insegne al neon, libertà individuale su quattro ruote. È una strada che parla di orizzonte, di opportunità, di movimento senza destinazione precisa. La sua mitologia cresce in parallelo con l’America del dopoguerra e diventa inseparabile dall’idea stessa di libertà.

La G318, completata nel 1954, è una storia diversa. Non nasce per il turismo o per il commercio tra piccole città: nasce per ragioni militari e logistiche, per collegare l’est industrializzato con l’ovest remoto e montuoso. La sua mitologia cresce più lentamente, alimentata non da canzoni rock o romanzi beat ma da pellegrinaggi buddisti, da ciclisti che spingono in salita a 4.000 metri e da una tradizione di viaggio interiore che ha radici molto più antiche di qualsiasi highway.
La Route 66 è decommissionata dal 1985, sopravvissuta a se stessa come memoria e attrazione turistica.
La G318 è ancora viva, trafficata, in certi punti pericolosa e continuamente in ricostruzione dopo frane e terremoti. Il sisma del 2015 in Nepal ha danneggiato seriamente il tratto finale vicino al confine.
Se la Route 66 è il sogno americano che punta verso il Pacifico, la G318 è qualcosa di più antico e meno definibile: la via che porta verso il vuoto tibetano, dove il paesaggio è talmente grande che si smette di sentirsi importanti.
Il che non è necessariamente negativo. Anzi.
🐼 Le Meditazioni del Panda dal Tempio di BambùScopri di più su questa rubrica
Una strada che finisce oltre le nuvole porta ovunque tu abbia ancora il coraggio di andare.
La G318 non si spiega. Si percorre.
Informazioni pratiche
G318: come arrivarci
Il modo più comodo per raggiungere il tratto tibetano è volare a Lhasa, raggiungibile con voli diretti da Chengdu, Pechino e Shanghai. Il vostro fisico non ringrazierà…
In alternativa esiste il treno Tibet Express che parte da Chengdu o da Xining: un viaggio che vale la pena fare almeno una volta, con i finestrini che mostrano il plateau che sale lentamente.
G318: quando andare
Il periodo migliore per percorrere la sezione tibetana della G318 va da maggio a ottobre, con le condizioni più stabili in settembre. I mesi di luglio e agosto portano le piogge monsoniche che rendono certi tratti scivolosi e a rischio frana. D’inverno molti valichi vengono chiusi per neve. La primavera è bella ma imprevedibile: le giornate limpide si alternano ad abbondanti nevicate tardive.
Mancava la neve? a me no, però a marzo si è presentata!!

Permessi necessari per entrare in Cina ed in Tibet
Per entrare in Tibet bisogna ottenere il Tibet Travel Permit oltre al normale visto cinese. Il permesso va richiesto tramite un’agenzia di viaggi autorizzata, che provvederà anche all’accompagnatore obbligatorio. Per le zone vicino al confine nepalese sono necessari permessi aggiuntivi. È preferibile pianificare tutto con largo anticipo.
Ma per questo se vuoi chiedi a me!
Info generali sulla Cina
🟢 Visto non più necessario (fino al 31/12/2026) I cittadini italiani in possesso di passaporto ordinario possono viaggiare in Cina per turismo, affari, visite a familiari o amici e transito per un soggiorno massimo di 30 giorni senza richiedere il visto di ingresso, fino al 31 dicembre 2026. Attenzione: se si supera anche solo di un giorno i 30 giorni, o se si viaggia per motivi diversi da quelli elencati (es. lavoro, studio), il visto resta obbligatorio. Dal 1° gennaio 2027, salvo nuove proroghe, tornerà l’obbligo del visto. Verificate sempre le condizioni aggiornate su Viaggiare Sicuri prima di prenotare.
Per entrare in Cina non serve visto ma va effettuata la Arrival-Card che potete compilare al seguente link.
📋 Come compilare la China Digital Arrival Card (CDAC)
Il form richiede 10–15 minuti e può essere compilato da 72 ore fino a poche ore prima dell’arrivo. Usate esclusivamente i canali ufficiali (il sito NIA o il mini-programma WeChat/Alipay “NIA 12367”) — circolano siti di terze parti a pagamento che vanno evitati.
1. Caricamento passaporto Fotografate la pagina dati del passaporto (quella con foto e codice MRZ in basso) e caricatela. Il sistema estrae automaticamente i dati principali; verificateli e correggete eventuali errori prima di proseguire.
2. Dati di viaggio
Entry Transportation Mode: aereo (Airplane)
Arrival Flight Number: numero del volo in arrivo
City of Entry / Port of Entry: Chengdu / aeroporto di Chengdu Tianfu (o Shuangliu, a seconda del volo)
3. Contatti e status visto
Inserite numero di telefono con prefisso internazionale (+39) ed email
Alla domanda sul visto: selezionate “30-day visa waiver” — questa è la dicitura corretta per l’esenzione visto per italiani, non genericamente “Visa Free Entry”
4. Itinerario e alloggio
Purpose of Entry: Tourism / Sightseeing ✅
Date of Entry e Date of Departure ✅
Destination Cities in China ✅
Address in China: il nome dell’hotel in inglese è accettato, ma a volte richiede l’indirizzo completo: nome hotel + via + distretto + città. Chiedete l’indirizzo completo direttamente all’hotel se non lo avete. a volte funziona senza indirizzo.
Inviting entities / inviters: NO ✅
Confirmed Departure Itinerary: YES ✅
Departure Flight Number e City/Port of Departure ✅
5. Firma e invio Confermate la dichiarazione e inviate. Il sistema genera un QR code univoco: salvatelo come screenshot o PDF sul telefono e mandatevelo anche per email come backup. Va mostrato all’immigrazione all’arrivo — non serve connessione internet per visualizzarlo.
⚠️ Non è possibile modificare il modulo dopo l’invio. In caso di errore, occorre compilarne uno nuovo da capo. Controllate tutto con cura prima di confermare.
ℹ️ Se per qualsiasi motivo non riuscite a compilarlo in anticipo, è ancora possibile farlo all’aeroporto tramite dispositivi digitali agli sportelli oppure con il modulo cartaceo tradizionale, ancora disponibile.
Controllate se le informazioni sopra riportate sono ancora valide, questa è solo una traccia, non è una guida ufficiale
🟢 Valuta: Renminbi o Yuan (RMB/¥). In Cina il telefono sarà il vostro portafoglio: Alipay e WeChat Pay sono accettati quasi ovunque, da un caffè a un taxi. La buona notizia è che turisti e visitatori di breve periodo possono ora collegare la propria carta straniera direttamente a WeChat Pay o Alipay, il che non rende più necessario aprire un conto bancario cinese. Attenzione alle commissioni: per spese fino a 200 RMB (~26 €) non si paga nulla, mentre oltre tale soglia in alcuni casi, secondo alcune fonti, verrebbe applicata una commissione del 3%. Configurate le app e collegate la carta prima di partire. È comunque prudente portare del contante per situazioni di emergenza o per le piccole spese.
🟠 Se dovete passare la frontiera terrestre con altri stati come il Nepal portatevi dei dollari per pagare il visto, potrebbero esserci problemi con altre valute.
🟢 Internet: Google, Instagram, WhatsApp e la maggior parte dei servizi occidentali sono bloccati dal Great Firewall cinese; le VPN non possono essere scaricate una volta in Cina, quindi è indispensabile installarle e configurarle prima della partenza. Nonostante non sia esplicitato nel sito, le eSIM Holafly* per la Cina e Saily* hanno già incorporato una sorta di virtualizzazione, pertanto il telefono e le vostre app con queste eSIM funzioneranno comunque, anche se, in alcuni casi, con qualche rallentamento. Il browser di Safari risulta spesso ancora più lento, una buona alternativa è DuckDuckGo.
Sebbene non sia esplicitamente legale usare una VPN, l’uso è generalmente tollerato.
🟢 Lingua: Il cinese mandarino è molto utile. L’inglese è raro al di fuori degli hotel di categoria superiore. Scaricate un’app di traduzione offline, ma se avete una eSIM* non serve.
🟢 Fuso orario: UTC+8 (7 ore avanti rispetto all’Italia in inverno, 6 in estate) e questo accade in tutta la Cina che ha un solo fuso orario: quello di Pechino.
📋 Come compilare la China Digital Arrival Card (CDAC)
Il form richiede 10–15 minuti e può essere compilato da 72 ore fino a poche ore prima dell’arrivo. Usate esclusivamente i canali ufficiali (il sito NIA o il mini-programma WeChat/Alipay “NIA 12367”) — circolano siti di terze parti a pagamento che vanno evitati.
1. Caricamento passaporto Fotografate la pagina dati del passaporto (quella con foto e codice MRZ in basso) e caricatela. Il sistema estrae automaticamente i dati principali; verificateli e correggete eventuali errori prima di proseguire.
2. Dati di viaggio
Entry Transportation Mode: aereo (Airplane)
Arrival Flight Number: numero del volo in arrivo
City of Entry / Port of Entry: Chengdu / aeroporto di Chengdu Tianfu (o Shuangliu, a seconda del volo)
3. Contatti e status visto
Inserite numero di telefono con prefisso internazionale (+39) ed email
Alla domanda sul visto: selezionate “30-day visa waiver” — questa è la dicitura corretta per l’esenzione visto per italiani, non genericamente “Visa Free Entry”
4. Itinerario e alloggio
Purpose of Entry: Tourism / Sightseeing ✅
Date of Entry e Date of Departure ✅
Destination Cities in China ✅
Address in China: il nome dell’hotel in inglese è accettato, ma a volte richiede l’indirizzo completo: nome hotel + via + distretto + città. Chiedete l’indirizzo completo direttamente all’hotel se non lo avete. a volte funziona senza indirizzo.
Inviting entities / inviters: NO ✅
Confirmed Departure Itinerary: YES ✅
Departure Flight Number e City/Port of Departure ✅
5. Firma e invio Confermate la dichiarazione e inviate. Il sistema genera un QR code univoco: salvatelo come screenshot o PDF sul telefono e mandatevelo anche per email come backup. Va mostrato all’immigrazione all’arrivo — non serve connessione internet per visualizzarlo.
⚠️ Non è possibile modificare il modulo dopo l’invio. In caso di errore, occorre compilarne uno nuovo da capo. Controllate tutto con cura prima di confermare.
ℹ️ Se per qualsiasi motivo non riuscite a compilarlo in anticipo, è ancora possibile farlo all’aeroporto tramite dispositivi digitali agli sportelli oppure con il modulo cartaceo tradizionale, ancora disponibile.
Controllate se le informazioni sopra riportate sono ancora valide, questa è solo una traccia, non è una guida ufficiale
Tappe e distanze sulla G318
| Tappa n. | Città | Provincia | Tratto (km) | Da Shanghai (km) | Altitudine (m) |
| 1 | Shanghai | Shanghai | — | 0 | 4 |
| 2 | Hangzhou | Zhejiang | 257 | 257 | 19 |
| 3 | Huangshan | Anhui | 293 | 550 | 142 |
| 4 | Anqing | Anhui | 250 | 800 | 20 |
| 5 | Wuhan | Hubei | 300 | 1.100 | 37 |
| 6 | Yichang | Hubei | 320 | 1.420 | 40 |
| 7 | Enshi | Hubei | 330 | 1.750 | 457 |
| 8 | Chongqing | Chongqing | 350 | 2.100 | 244 |
| 9 | Chengdu | Sichuan | 300 | 2.400 | 500 |
| 10 | Ya’an | Sichuan | 130 | 2.530 | 627 |
| 11 | Kangding | Sichuan | 155 | 2.685 | 2.560 |
| 12 | Xinduqiao | Sichuan | 77 | 2.762 | 3.460 |
| 13 | Litang | Sichuan | 197 | 2.959 | 4.014 |
| 14 | Mangkang (Markam) | Tibet | 273 | 3.232 | 3.780 |
| 15 | Basu (Baxoi) | Tibet | 360 | 3.592 | 3.260 |
| 16 | Bomi (Bomê) | Tibet | 220 | 3.812 | 2.750 |
| 17 | Nyingchi (Bayi) | Tibet | 240 | 4.052 | 2.900 |
| 18 | Lhasa | Tibet | 400 | 4.452 | 3.650 |
| 19 | Shigatse | Tibet | 280 | 4.732 | 3.840 |
| 20 | Zhangmu 🇳🇵 | Tibet | 744 | 5.476 | 2.300 |

Fonti e riferimenti
- Esperienze personali
- Wikipedia — China National Highway 318 (en.wikipedia.org)
- Wikipedia — Friendship Highway China–Nepal (en.wikipedia.org)
- Wikivoyage — National Highway 318 China (en.wikivoyage.org)
- Dangerous Roads — Friendship Highway (dangerousroads.org)
- Tibet Discovery — Tibet Friendship Highway (tibetdiscovery.com)
- Go to Tibet — G318 Highway Guide (gototibet.com)
- Britannica — Route 66 (britannica.com)
- Gold Eagle — Route 66 and Pop Culture (goldeagle.com)
- WTCF — Most Beautiful Scenic Road G318 (en.wtcf.org.cn)
Tibet
Il Tibet è uno dei luoghi più remoti e spiritualmente densi del pianeta. Arroccato sull’altopiano più alto del mondo — a oltre 4.000 metri di media — è stato per secoli il cuore del Buddismo tibetano e custodisce un patrimonio culturale straordinario, fatto di monasteri, bandiere di preghiera, pellegrinaggi e un rapporto con il tempo che l’Occidente ha quasi dimenticato.
Visitarlo richiede preparazione, permessi speciali e un briciolo di umiltà: non è una destinazione che si visita, è una destinazione che si affronta.
Cominciate con Lhasa: la capitale spirituale del Tibet e scoprite cos’è la Kora: camminare come forma di preghiera nel Buddismo tibetano.
Prima di partire, due consigli pratici che vengono dall’esperienza:
- Non sottovalutate l’altitudine, informatevi e siate preparati ad un paio di giorni di disagi per l’adattamento. Non succede a tutti, ma può succedere e in ogni caso passa, rimane solo il ricordo.
- Alla frontiera con il Nepal possono sequestrare le guide di viaggio o i libri che parlano di Tibet, Taiwan o Xinjiang e tutto ciò che contiene cartine geografiche. Portatevi un Kindle*
Qualche lettura per prepararsi: Heinrich Harrer racconta il Tibet meglio di chiunque altro — il suo Sette anni in Tibet resta un punto di partenza imprescindibile, ma spiego meglio il tutto nell’articolo sui libri per il Tibet.

