Cosa vedere a Chengdu? La riserva dei Panda giganti, ovvio, ma anche templi e una città che non dorme mai: molto di più di quello che ci si aspetta.
Indice
1. Cosa vedere a Chengdu: tremila anni di storia nel cuore del Sichuan
Chengdu è una città che sorprende. Non nel senso delle guide turistiche che urlano meraviglie a ogni angolo, ma nel senso vero: ci si aspetta una metropoli cinese moderna e caotica e si trovano invece piccoli angoli di storia.
ATTENZIONE: le indicazioni presenti negli articoli sono fornite gratuitamente a scopo divulgativo e potrebbero essere non aggiornate o incomplete. Prima di acquistare, di prenotare o di partire, consultate sempre i siti ufficiali. Alcuni link in questo articolo sono link di affiliazione (anche i link ad Amazon*). Gli articoli aggiornati o pubblicati a partire da febbraio 2024 riportano un asterisco* accanto ai link di affiliazione.

Fondata oltre tremila anni fa nella fertile pianura alluvionale del Chengdu, la città è stata per secoli il centro culturale, economico e politico della Cina sud-occidentale. Marco Polo la menziona nel suo “Milione” chiamandola Sardanfu e ne descrive i commerci fiorenti, i ponti e i canali — e Marco Polo non era particolarmente prodigo di elogi. La pianura su cui sorge è irrigata dal sistema idraulico di Dujiangyan, costruito nel 256 a.C. e ancora perfettamente funzionante, classificato Patrimonio UNESCO: una delle più antiche e geniali opere ingegneristiche della storia umana.
Nel periodo dei Tre Regni (220–280 d.C.), Chengdu fu la capitale del regno di Shu Han, governato da Liu Bei e dal suo leggendario consigliere Zhuge Liang — due figure che ogni appassionato di storia cinese conosce bene e che trovano ancora oggi il loro monumento nel Tempio Wuhou*. La città è anche il luogo dove Du Fu, uno dei più grandi poeti della dinastia Tang (618–907), scrisse centinaia delle sue composizioni nel suo rifugio di bambù sul fiume Huanhua: un posto che potete ancora visitare* e che ha un certo fascino anche per chi la poesia cinese la mastica poco.

Chengdu oggi
Oggi Chengdu conta oltre venti milioni di abitanti nella sua area metropolitana, è sede di importanti industrie tecnologiche e aeronautiche ed è rinomata in tutta la Cina per qualcosa di molto specifico: la qualità della vita. Gli abitanti di Chengdu (si dirà Chengduesi? Chengduini mi sa di presa in giro) hanno una reputazione ben meritata di sapersela godere — tra tè, mahjong, hotpot e una filosofia di vita che i taoisti riconoscerebbero immediatamente come propria (forse…).
2. Il Centro di Ricerca e Conservazione dei Panda Giganti
Il Centro di Ricerca e Conservazione dei Panda Giganti di Chengdu — comunemente noto come Chengdu Panda Base o Riserva dei Panda Giganti — è probabilmente il motivo principale per cui la maggior parte dei viaggiatori fa scalo in questa città. Ed è una di quelle situazioni rare in cui la realtà è all’altezza della fama, seppure con dei distinguo.
La Riserva dei Panda Giganti sorge a circa 10 chilometri dal centro della città, facilmente raggiungibile con i mezzi pubblici o in taxi, o con il bus privato, se seguite un viaggio organizzato. Nata nel 1987 come struttura no-profit con lo scopo di proteggere e favorire la riproduzione del panda gigante, oggi ospita decine di esemplari in ambienti che cercano di replicare il più possibile il loro habitat naturale. Dal 1987 a oggi nel centro sono nati oltre 200 cuccioli, un risultato notevole se si considera che le femmine di panda sono fertili soltanto una volta all’anno per un periodo di circa due settimane e riescono a riprodursi mediamente una volta ogni due o tre anni.

Allora… per essere proprio sinceri me lo aspettavo un tantino più “wild”.
Anche in ottica asiatica, dove, si sa, la wilderness è sempre un po’ addomesticata, il Chengdu Panda Base sembra un po’ troppo domestico. D’altra parte è anche vero che da quando è stato fondato ha assolto al proprio dovere in modo egregio e, d’altro canto, i Panda non sembrano avere tutte queste esigenze di andare in giro a bighellonare, specialmente se il bambù viene recapitato a domicilio.
🐼 Le Meditazioni del Panda dal Tempio di BambùScopri di più su questa rubrica
Se un uomo ha fame, non dargli il pesce: insegnagli a pescare, recita un antico proverbio… se, invece, un Panda ha fame, non dargli del Bambù, ma portalo a Chengdu.
Dicono che il bambù cresca in silenzio, di notte, quando nessuno guarda. Forse è per questo che i panda sono così tranquilli: hanno capito che le cose importanti non fanno rumore. Venire a Chengdu e non fermarsi ad osservare un panda gigante che mangia bambù è un po’ come andare a Parigi e snobbare la Tour Eiffel. Potete sopportarlo?
2.1 Come visitare la Panda Base
L’orario di apertura è solitamente dalle 7:30 alle 18:00, sarebbe meglio arrivare il più presto possibile. La finestra tra le 8:30 e le 10:00 dicono sia la migliore: i panda hanno appena ricevuto il pasto del mattino (alle 9:30 circa) e sono molto più attivi che nel resto della giornata. Dopo le 11:00, con il caldo o con la pancia piena, tendono a rilassarsi sugli alberi in posizioni di meditazione che farebbero invidia a qualsiasi monaco zen.

Il centro è grande e richiede almeno tre o quattro ore per essere esplorato con la calma di chi cerca qualche foto particolare, un paio d’ore per le visite turistiche. All’interno trovate aree dedicate ai panda adulti, alla nursery con i cuccioli (visibili tra fine agosto e dicembre) e il museo unico al mondo interamente dedicato alla specie, con fossili, studi evolutivi e una panoramica sugli sforzi internazionali di conservazione.
2.2 I Panda Giganti e i Panda Rossi
Vale la pena ricordarlo: il centro – Riserva dei Panda Giganti ospita entrambe le specie. I Panda Giganti ( Dàxióngmāo — letteralmente “grande orso-gatto”) sono tecnicamente degli orsi che si nutrono quasi esclusivamente di bambù, con un peso che può raggiungere i 125 kg. I Panda Rossi (Xiǎo xióngmāo — “piccolo orso-gatto”) sono invece molto più piccoli, simili per certi versi a dei procioni, e ugualmente affascinanti. Sono gli animali che hanno ispirato il personaggio di Maestro Shifu in Kung Fu Panda, nel caso ve lo stiate chiedendo.
Secondo le stime più recenti, in natura vivono circa 1.900 panda giganti in libertà e circa 730 in cattività nelle riserve di tutto il mondo. La conservazione ha dato risultati concreti: la specie è passata da “in pericolo critico” a “vulnerabile” nella lista rossa IUCN, un passo avanti significativo anche se la strada è ancora lunga.

2.3 La base di Dujiangyan: un’esperienza diversa
Se la Chengdu Panda Base è l’esperienza più celebre, vale la pena sapere che esiste una seconda struttura, aperta nel 2014, nella vicina Dujiangyan. Qui l’approccio è diverso: l’obiettivo è ridurre gradualmente l’intervento umano per preparare i panda a vivere in libertà. La base ospita circa 30 panda giganti e 5 panda rossi, ha meno visitatori e un’atmosfera più raccolta. È possibile partecipare come volontari per uno o più giorni, aiutando nelle attività quotidiane: dare da mangiare, pulizie, osservazione. Un’esperienza che vale la pena considerare se il tempo lo permette.
Magari la prossima volta, perché una prossima volta ci sarà!
2.4 Il soft power dei panda: quando la diplomazia ha le orecchie tonde
La Cina non ha inventato solo la carta, la bussola e i fuochi d’artificio. Ha anche perfezionato l’arte di conquistare il mondo con un animale in bianco e nero che dorme sedici ore al giorno e mangia bambù con l’aria di chi non ha nessuna fretta.
I panda giganti sono uno strumento di diplomazia ufficiale — la cosiddetta panda diplomacy — che Pechino utilizza dal 1941, quando regalò due esemplari agli Stati Uniti come gesto di gratitudine per il sostegno durante la Seconda Guerra Mondiale. Da allora, i panda vengono concessi in prestito (mai ceduti: restano proprietà cinese) ai paesi con cui la Cina vuole coltivare rapporti privilegiati. Un museo, un accordo commerciale, un ambasciatore in giacca da sera: e poi c’è il panda, che ottiene lo stesso risultato mangiando un germoglio davanti a una telecamera.
Difficile non volergli bene. Difficile, forse – e qui sta il soft power – non voler bene a chi ve lo ha mandato.
3. Il Tempio Wuhou e la Strada Antica di Jinli
Per chi ama la storia cinese, il Tempio Wuhou* è una sosta imprescindibile. Dedicato a Liu Bei, imperatore del regno di Shu Han (221–263 d.C.), e al suo leggendario consigliere militare Zhuge Liang, il complesso è uno dei pochi templi in Cina che onora contemporaneamente un sovrano e il suo ministro.
Zhuge Liang, soprannominato il “Dragone Dormiente”, è ancora oggi considerato una delle menti strategiche più brillanti della storia cinese: il suo nome è sinonimo di saggezza e preveggenza e gli abitanti di Chengdu lo venerano con grande devozione.
Il complesso comprende anche un piccolo museo sui Tre Regni con armature, manufatti e affreschi ben conservati, immersi in un giardino curato con alberi antichi e stagni. L’atmosfera è tranquilla, lontana dal chiasso del centro commerciale, e anche chi non conosce la storia dei Tre Regni troverà il luogo piacevole da esplorare.

Stada antica di Jinli
Immediatamente adiacente al Tempio Wuhou si trova la Strada Antica di Jinli, una via pedonale che è anche una delle zone commerciali e di intrattenimento più caratteristiche di Chengdu. Ricostruita in stile tradizionale del periodo Shu Han, Jinli è affollata di negozietti di artigianato, venditori di street food, teatri dell’Opera del Sichuan in miniatura e lanterne rosse.
Costruita per i turisti, certo, ma non priva di fascino — soprattutto la sera quando le lanterne si accendono e l’atmosfera si trasforma.
Un buon posto per assaggiare gli spuntini locali senza troppe pretese di autenticità.
4. Kuanzhai Xiangzi: Vicolo Largo e Vicolo Stretto
Kuanzhai Xiangzi — letteralmente “Vicolo Largo e Vicolo Stretto” (e non stiamo giocando a Monopoli), è uno dei quartieri storici meglio conservati di Chengdu. Si tratta di un complesso di tre vicoli paralleli: Vicolo Kuan (largo), Vicolo Zhai (stretto) e Vicolo Jing (il vicolo del pozzo), composti da circa 45 cortili in stile antico. con architetture della dinastia Qing (1644–1912), trasformato in zona pedonale ricca di cafè, ristoranti, gallerie d’arte e spazi culturali.
Il contrasto tra le facciate tradizionali in legno scuro e la vita moderna che ci si svolge dentro è interessante da osservare.
Il vicolo Jing (“Vicolo del Pozzo”) è il meno frequentato e il più silenzioso dei tre: perfetto per una passeggiata lenta con una tazza di tè in mano.
La mattina sarebbe il momento migliore: prima che arrivi la folla dei visitatori pomeridiani, ma è probabile che arriviate qui al pomeriggio, dopo aver visitato i Panda.

5. La cultura del tè e il Renmin Park
Chengdu è la capitale informale della cultura delle teahouse — cioè del tè come pratica sociale di massa, con il maggior numero di case da tè al mondo. Non è la capitale del tè nel senso della produzione, delle varietà pregiate o della tradizione cerimoniale, dove Hangzhou ha storicamente il primato.
Non aspettatevi cerimonie austere come in Giappone, ma un’atmosfera molto più sociale: le teahouse di Chengdu sono luoghi di aggregazione, di conversazione, di mahjong e di dolce far niente collettivo. Sedersi in una teahouse con una tazza di tè verde al gelsomino (o di Pu’er fermentato del vicino Yunnan, se siete curiosi) e guardare scorrere la vita è un’esperienza che racconta più della città di qualsiasi monumento.

Il Renmin Park — il Parco del Popolo — è il luogo ideale per questa esperienza. Al mattino si riempie di anziani che praticano tai chi, gruppi che cantano opera del Sichuan, pensionati che giocano a scacchi cinesi. Verso le dieci cominciano ad aprire le teahouse all’aperto sotto i salici: sedie di bambù, tavolini bassi, tazze di ceramica. Un cafè — perché anche quello si trova, e a Chengdu lo fanno bene — o un tè, e il pomeriggio passa senza che ve ne accorgiate.
Questo riflette lo stile tranquillo e godereccio per il quale gli abitanti di Chengdu – e del Sichuan in generale – sono conosciuti in Cina. Si dice infatti che siano gente che se la sa godere, una qualità che sinceramente non sono riuscito a capire se sia invidiata, apprezzata o criticata. Sta di fatto che la guida l’ha ribadito più volte e non mi sembrava così affascinata da questa qualità, quasi come se le persone che se la sanno godere non siano da considerare serie – impressione personale.

6. La cucina del Sichuan: una questione seria
Una delle ragioni per cui si va a Chengdu è anche mangiare. La cucina del Sichuan è probabilmente la più conosciuta della Cina al di fuori dei confini cinesi, e la sua caratteristica principale è il pepe del Sichuan — non piccante nel senso convenzionale, ma con un effetto anestetizzante sulla lingua che i cinesi chiamano má e che crea una sensazione di intorpidimento-pizzicore che, una volta provata, o si ama o si evita accuratamente per sempre.
L’hotpot del Sichuan è l’esperienza culinaria più rappresentativa: un brodo in ebollizione al centro del tavolo, diviso spesso in due sezioni (piccante e non piccante), con una sfilata di ingredienti da cuocere in autonomia — frattaglie, tofu, verdure, carne, frutti di mare. Non è una cena tranquilla: è un’esperienza conviviale, rumorosa, profumata e un po’ caotica, esattamente come la città.

Non ne ho avuto l’occasione, ma la prossima volta non mi sfugge.
Tra i piatti da assaggiare ci sono anche il mapo tofu (tofu in salsa piccante con carne macinata) che ho assaggiato una sola volta e non in Cina ed ho apprezzato tantissimo, i dan dan noodles (spaghetti in salsa di sesamo e olio piccante) e le teste di coniglio marinate e speziate, uno snack da passeggio tipico della città che richiede un certo coraggio ma che i locali mangiano con la stessa naturalezza con cui noi mangiamo le patatine.
Vale la pena almeno guardare e sicuramente in giro per la città non mancano le occasioni, visto che le teste di coniglio sono praticamente in ogni negozio di alimentari (e io ero convinto di non averle fotografate, ma questa volta ho sorpreso anche me stesso!)

7. Cosa fare nelle vicinanze: i Monti Qingcheng
A circa 65 chilometri da Chengdu (un’ora e mezza di bus o treno) si trovano i Monti Qingcheng, una catena di oltre trenta montagne che è uno dei luoghi sacri del Taoismo cinese, inseriti nel patrimonio UNESCO insieme al sistema idraulico di Dujiangyan nel 2000.
7.1 Front Peak: templi, meditazione e taoismo
Front Peak (Qingcheng Qian Shan) è la vetta principale e la più visitata, con numerosi antichi santuari taoisti e templi buddisti distribuiti lungo i sentieri. La montagna è considerata la culla del Taoismo religioso: qui Zhang Ling, fondatore del Taoismo dei Cinque Picchi di Riso, stabili’ la sua scuola nel II secolo d.C. I sentieri sono ben mantenuti e accessibili. I più avventurosi possono organizzare giornate di meditazione o lezioni di tai chi; chi ama le camminate tranquille troverà un equilibrio ideale tra spiritualità e natura.

7.2 Rear Peak e la connessione con Kung Fu Panda
Rear Peak (Qingcheng Hou Shan) è più selvaggio e meno frequentato, ideale per chi vuole stare nella natura senza troppa compagnia. La salita completa richiede circa quattro ore, la discesa circa tre, ma non è obbligatorio raggiungere la cima. Il paesaggio di bambù, rocce coperte di muschio e ruscelli nascosti è esattamente quello che ci si immagina quando si pensa alla Cina delle leggende.

Una nota per gli appassionati di animazione: il Monte Qingcheng è presente in Kung Fu Panda 2 e ha ispirato visivamente il primo film della saga. Lo staff della DreamWorks ha visitato di persona questi luoghi, riproducendo il cancello principale nella famosa Valle della Pace. In Kung Fu Panda 3, il Panda Village dove Po ritrova il padre biologico è ambientato proprio nelle montagne Qingcheng. Quindi sì: si viene a Chengdu per i panda veri e si finisce per camminare nei paesaggi dei panda animati. La coerenza ha i suoi pregi.
🦊 Le Meditazioni del Panda dal Tempio di BambùScopri di più su questa rubrica
C’è un sottile filo che lega le cose, il tuo cammino ti porta sempre nel solo luogo dove potevi arrivare.
E alla fine ritorniamo sempre alla mia saga preferita. Potevamo nel pese dei panda non trovare un riferimento a Kung Fu Panda?
8. Dujiangyan: l’opera idraulica più antica del mondo ancora in uso
A pochi chilometri dai Monti Qingcheng si trova Dujiangyan, l’antico sistema di irrigazione costruito nel 256 a.C. dall’ingegnere Li Bing durante la dinastia Qin. L’obiettivo era domare le piene del fiume Min e irrigare la pianura di Chengdu — e ci riuscì così bene che il sistema funziona ancora oggi, duemila e settecento anni dopo, senza una diga, basandosi esclusivamente sulla forma e sull’inclinazione del letto del fiume.
L’idea ingegneristica di fondo era rivoluzionaria per l’epoca: invece di bloccare il fiume, Li Bing lo divise in un canale interno e uno esterno usando una struttura di bambù e pietra, bilanciando automaticamente il flusso d’acqua in base alla stagione. Il parco che circonda il sistema è piacevole da visitare con passerelle sospese sul fiume e vedute panoramiche sulla pianura sottostante. Considerando che la visita alla base dei panda di Dujiangyan è nella stessa zona, la combinazione delle due in una giornata è molto sensata.
9. Nelle vicinanze: il Buddha di Leshan e il Monte Emei
Per chi ha un giorno in più, due destinazioni nelle vicinanze di Chengdu meritano la deviazione. Il Buddha di Leshan* (乐山大佛) si trova a circa 130 chilometri dalla città ed è la statua di Buddha seduto più grande del mondo, scolpita nella roccia tra il 713 e l’803 d.C. Alta 71 metri, la statua è visibile dal fiume in battello — la prospettiva migliore per rendersi conto delle dimensioni.
Il Monte Emei* (峨眉山) è uno dei quattro Sacri Monti del Buddhismo cinese e Patrimonio UNESCO. La salita completa richiede due o tre giorni, ma una visita parziale con i templi della parte bassa è fattibile in giornata. È famoso anche per le scimmie dal muso dorato che abitano la montagna e che hanno una reputazione di ladri organizzati: tenete d’occhio gli occhiali da sole e gli snack.
10. Come arrivare a Chengdu
L’Aeroporto Internazionale di Chengdu Tianfu (TFU) — inaugurato nel 2021 — e il più vecchio Aeroporto di Chengdu Shuangliu (CTU) servono entrambi la città con voli internazionali. Da Roma Fiumicino operano voli diretti con Sichuan Airlines, con una durata di circa undici ore.
Da Pechino, Shanghai e le principali città cinesi, Chengdu è raggiungibile in quattro ore di volo o in circa otto ore con il treno ad alta velocità. La rete ferroviaria cinese ad alta velocità è efficiente, puntuale e comoda: se avete tempo potrebbe essere un’alternativa interessante almeno per uno dei tratti.
In città, la metropolitana copre le zone principali e arriva fino all’aeroporto. I taxi sono abbondanti e relativamente economici, ma ricordate che il cinese aiuta molto per comunicare gli indirizzi: gli autisti di Chengdu raramente parlano inglese. Un’app di traduzione con funzione vocale è una buona idea.
11. Il periodo migliore per visitare Chengdu
Chengdu è visitabile tutto l’anno, ma i periodi migliori sono primavera (marzo-maggio) e autunno (settembre-novembre). In primavera la temperatura è mite, i giardini sono in fiore e c’è meno umidità. L’autunno è altrettanto piacevole, con temperature intorno ai 15–20 gradi e cieli generalmente sereni.
L’estate (giugno-agosto) è calda e molto umida, con frequenti piogge. I panda, che non amano il caldo, tendono a rifugiarsi negli spazi interni della riserva — si possono comunque vedere, ma con meno probabilità di osservarli all’aperto. L’inverno è freddo (tra 0 e 8 gradi) ma raramente nevoso; le folle si riducono notevolmente e i prezzi degli hotel scendono.
Per vedere i cuccioli di panda neonati il periodo ideale è tra fine agosto e dicembre. La settimana del Primo Maggio (Festa del Lavoro) è da evitare se possibile: è il periodo di vacanza nazionale cinese e la Panda Base viene letteralmente presa d’assalto.
Info generali sulla Cina
🟢 Visto non più necessario (fino al 31/12/2026) I cittadini italiani in possesso di passaporto ordinario possono viaggiare in Cina per turismo, affari, visite a familiari o amici e transito per un soggiorno massimo di 30 giorni senza richiedere il visto di ingresso, fino al 31 dicembre 2026. Attenzione: se si supera anche solo di un giorno i 30 giorni, o se si viaggia per motivi diversi da quelli elencati (es. lavoro, studio), il visto resta obbligatorio. Dal 1° gennaio 2027, salvo nuove proroghe, tornerà l’obbligo del visto. Verificate sempre le condizioni aggiornate su Viaggiare Sicuri prima di prenotare.
Per entrare in Cina non serve visto ma va effettuata la Arrival-Card che potete compilare al seguente link.
📋 Come compilare la China Digital Arrival Card (CDAC)
Il form richiede 10–15 minuti e può essere compilato da 72 ore fino a poche ore prima dell’arrivo. Usate esclusivamente i canali ufficiali (il sito NIA o il mini-programma WeChat/Alipay “NIA 12367”) — circolano siti di terze parti a pagamento che vanno evitati.
1. Caricamento passaporto Fotografate la pagina dati del passaporto (quella con foto e codice MRZ in basso) e caricatela. Il sistema estrae automaticamente i dati principali; verificateli e correggete eventuali errori prima di proseguire.
2. Dati di viaggio
Entry Transportation Mode: aereo (Airplane)
Arrival Flight Number: numero del volo in arrivo
City of Entry / Port of Entry: Chengdu / aeroporto di Chengdu Tianfu (o Shuangliu, a seconda del volo)
3. Contatti e status visto
Inserite numero di telefono con prefisso internazionale (+39) ed email
Alla domanda sul visto: selezionate “30-day visa waiver” — questa è la dicitura corretta per l’esenzione visto per italiani, non genericamente “Visa Free Entry”
4. Itinerario e alloggio
Purpose of Entry: Tourism / Sightseeing ✅
Date of Entry e Date of Departure ✅
Destination Cities in China ✅
Address in China: il nome dell’hotel in inglese è accettato, ma a volte richiede l’indirizzo completo: nome hotel + via + distretto + città. Chiedete l’indirizzo completo direttamente all’hotel se non lo avete. a volte funziona senza indirizzo.
Inviting entities / inviters: NO ✅
Confirmed Departure Itinerary: YES ✅
Departure Flight Number e City/Port of Departure ✅
5. Firma e invio Confermate la dichiarazione e inviate. Il sistema genera un QR code univoco: salvatelo come screenshot o PDF sul telefono e mandatevelo anche per email come backup. Va mostrato all’immigrazione all’arrivo — non serve connessione internet per visualizzarlo.
⚠️ Non è possibile modificare il modulo dopo l’invio. In caso di errore, occorre compilarne uno nuovo da capo. Controllate tutto con cura prima di confermare.
ℹ️ Se per qualsiasi motivo non riuscite a compilarlo in anticipo, è ancora possibile farlo all’aeroporto tramite dispositivi digitali agli sportelli oppure con il modulo cartaceo tradizionale, ancora disponibile.
Controllate se le informazioni sopra riportate sono ancora valide, questa è solo una traccia, non è una guida ufficiale
🟢 Valuta: Renminbi o Yuan (RMB/¥). In Cina il telefono sarà il vostro portafoglio: Alipay e WeChat Pay sono accettati quasi ovunque, da un caffè a un taxi. La buona notizia è che turisti e visitatori di breve periodo possono ora collegare la propria carta straniera direttamente a WeChat Pay o Alipay, il che non rende più necessario aprire un conto bancario cinese. Attenzione alle commissioni: per spese fino a 200 RMB (~26 €) non si paga nulla, mentre oltre tale soglia in alcuni casi, secondo alcune fonti, verrebbe applicata una commissione del 3%. Configurate le app e collegate la carta prima di partire. È comunque prudente portare del contante per situazioni di emergenza o per le piccole spese.
🟠 Se dovete passare la frontiera terrestre con altri stati come il Nepal portatevi dei dollari per pagare il visto, potrebbero esserci problemi con altre valute.
🟢 Internet: Google, Instagram, WhatsApp e la maggior parte dei servizi occidentali sono bloccati dal Great Firewall cinese; le VPN non possono essere scaricate una volta in Cina, quindi è indispensabile installarle e configurarle prima della partenza. Nonostante non sia esplicitato nel sito, le eSIM Holafly* per la Cina e Saily* hanno già incorporato una sorta di virtualizzazione, pertanto il telefono e le vostre app con queste eSIM funzioneranno comunque, anche se, in alcuni casi, con qualche rallentamento. Il browser di Safari risulta spesso ancora più lento, una buona alternativa è DuckDuckGo.
Sebbene non sia esplicitamente legale usare una VPN, l’uso è generalmente tollerato.
🟢 Lingua: Il cinese mandarino è molto utile. L’inglese è raro al di fuori degli hotel di categoria superiore. Scaricate un’app di traduzione offline, ma se avete una eSIM* non serve.
🟢 Fuso orario: UTC+8 (7 ore avanti rispetto all’Italia in inverno, 6 in estate) e questo accade in tutta la Cina che ha un solo fuso orario: quello di Pechino.
🟢 Ingresso Panda Base di Chengdu: Il biglietto d’ingresso è di 55 yuan (circa 7 €), acquistabile online, oppure WeChat o operatori affidabili*. La prenotazione anticipata sarebbe fortemente consigliata, soprattutto nei weekend e in alta stagione, poiché i biglietti per il giorno stesso possono esaurirsi, purtroppo il sito ufficiale accetta prenotazione solo a partire da 14 prima della data della visita e le vendite si chiudono al raggiungimento del contingente giornaliero. Nonostante la capienza giornaliera di 60.000 biglietti i biglietti si esauriscono in fretta.

Guide e libri
Per saperne di più e preparare un viaggio in Cina comprate la guida della Lonely Planet*. Se volete invece avere un pezzo di Cina in casa da vivere ogni giorno scegliete qui il vostro* Calendario Cinese, anche in versione giornaliera* con i foglietti da strappare (per questo meglio se conoscete almeno un po’ gli ideogrammi).
Se volete farvi un’idea della Cina moderna andando oltre gli stereotipi leggete almeno uno dei libri di Giada Messetti*: La Cina è un Aragosta (2025)*, La Cina è già qui (2023)* o Nella Testa del Dragone (2023)*, disponibili anche come audiolibri di Audible (potete sfruttare la prova gratuita di 30 giorni*), ve li consiglio vivamente.
Leggete anche il mio articolo 8 libri per un viaggio in Cina se volete ispirazione per il viaggio
Conclusioni
Chengdu è un vicolo che odora di peperoncino tostato, un vecchio seduto sotto un salice con la sua gabbietta di uccellini, un panda che mastica bambù con la concentrazione di chi ha già trovato il senso della vita.
Se volete organizzare un viaggio, potete scegliere il fai da te, con tutti i rischi che comporta. In alternativa potete chiedermi di organizzare il vostro viaggio in Cina per una vacanza interessante e rilassata. Scrivetemi!
Cina
La Cina, a dispetto dell’immagine che ci siamo fatti nei tempi moderni, è un paese pieno di fascino e di storia. Un paese che è stato teatro di importanti scoperte che hanno cambiato il corso della storia, come la carta, la stampa, la bussola e, tristemente, la polvere da sparo.

Prima di tutto il bagaglio: dai un’occhiata a cosa mettere in valigia: la lista da stampare per il viaggio perfetto. Puoi anche stamparla e compilarla offline!
Per immergerti nell’atmosfera, prima, durante o dopo leggi un libro, magari scelto fra quelli che consiglio nell’articolo otto libri per un viaggio in Cina
Se volete farvi un’idea della Cina moderna andando oltre gli stereotipi leggete almeno uno dei libri di Giada Messetti*: La Cina è un Aragosta (2025)*, La Cina è già qui (2023)* o Nella Testa del Dragone (2023)*, disponibili anche come audiolibri si Audible (potete sfruttare la prova gratuita di 30 giorni*), ve li consiglio vivamente.
Altri articoli interessanti sulla cultura della Cina sono quelli su Guan Yin, la Signora della Compassione, sul calendario tradizionale cinese, sul Capodanno Cinese e sulla leggenda di Nian Shou il mostro del Capodanno cinese.
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Ciao, a Presto!
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