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Un viaggio tra le pagine verso il Tetto del Mondo
Ci sono posti che si visitano con i piedi. Il Tibet è uno di quelli.
Ci sono anche libri che aiutano a comprendere e ad immergersi nella destinazione, ecco perché i libri sul Tibet.
In Tibet ci sono arrivato in aereo da Chengdu, e già questo dice qualcosa: atterrare a Lhasa significa scendere da un aereo e trovarsi a tremila e seicento metri di quota, con il corpo che impiega qualche ora a decidere se collaborare o tornare indietro.
ATTENZIONE: le indicazioni presenti negli articoli sono fornite gratuitamente a scopo divulgativo e potrebbero essere non aggiornate o incomplete. Prima di acquistare, di prenotare o di partire, consultate sempre i siti ufficiali. Alcuni link in questo articolo sono link di affiliazione (anche i link ad Amazon*). Gli articoli aggiornati o pubblicati a partire da febbraio 2024 riportano un asterisco* accanto ai link di affiliazione.
Prima di partire avevo letto due libri. Tira fuori la lingua* di Ma Jian — uno sguardo cinese sul Tibet che non concede romanticherie a nessuno — e Aria Sottile* di Jon Krakauer, che avevo comprato appena uscito, nel 1997, e che parla dell’Everest più che del Tibet ma che prepara bene all’idea di stare dove l’aria decide di non collaborare.
Era una preparazione teorica: sono arrivato fino al campo base dell’Everest, e lì ho capito cosa intendeva Krakauer quando descriveva quella montagna come qualcosa che non chiede il permesso.
Due libri, una valigia, e la sensazione di non sapere ancora quasi niente.
Quella sensazione non è passata durante il viaggio. È aumentata.
Il resto dei libri di questa lista non li ho letti tutti, alcuni non li ho neppure ancora comprati, ma li ho messi nella mia infinita coda di lettura dopo averli vagliati attentamente.
Perché il Tibet è uno di quei posti che non si chiude quando si chiude la valigia. Continua a fare domande.
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E se i libri se ne vanno?
C’è però un dettaglio di quel viaggio che, ogni volta che penso ai libri e al Tibet, torna in mente con una chiarezza particolare. All’uscita dal paese, alla frontiera con il Nepal, le autorità cinesi hanno ispezionato i bagagli. Tutti i libri che contenevano cartine geografiche o che parlavano del Tibet sono stati requisiti. Portati via, senza troppe spiegazioni.
Un’esperienza di cui è meglio fare tesoro, come si dice. E che racconta, meglio di qualsiasi saggio, perché certi libri valgono la pena di essere letti — e perché qualcuno preferisce che non lo siano.
Libri per il Tibet: cartacei, e-book o audiolibri?
Cosa portare durante una vacanza libri cartacei, e-book o altro? Devo dire che sono sempre stato un fanatico della carta e lo sono ancora. Entrare in una libreria per me è come immergersi in un mondo fatato e per certi versi anche cominciare un viaggio. Un viaggio fatto di parole, di sogni e di fantasia che prende vita sugli scaffali, dove le storie delle persone si intrecciano con luoghi lontani e culture differenti.
Questa è la teoria. La dura realtà è che non ho il tempo di leggere tutto quello che vorrei.
Ma ritornando al tema del capitolo, nonostante prediliga la carta e compri spesso i libri cartacei, di solito quando vado in giro non me li porto. Ed i libri per la Cina non sono un’eccezione.
Lettori di e-book
Fino a qualche tempo fa il mio compagno di viaggio è stato il Kindle*, del quale ho una bellissima versione Paperwhite*, molto utile per leggere al buio o con scarsa luce. Ci sono anche altri lettori di ebook, ma non li ho mai provati, con Calibre ho potuto gestire anche gli ebook che non sono di Amazon. Se siete fanatici degli e-book potete provare Kindle Unlimited*, un servizio che consente di leggere illimitatamente, scegliendo tra più di 1 milione di titoli.
Nella collezione ci sono gialli, romanzi, fantascienza e molto altro. Puoi leggere su qualsiasi dispositivo ed il servizio è gratuito per i primi 30 giorni*, dopo costa 9,99 € al mese, non pochissimo, ma il costo di un paio di e-book.
Audiolibri
Poi sono arrivati gli audiolibri. L’audiolibro, una volta superata la diffidenza iniziale, a mio avviso questa è la soluzione finale. Ascoltavo il libro quando portavo a spasso il cane, ora ascolto mentre vado a fare la spesa, quando sono seduto sull’aereo, in attesa dal dottore, a passeggio per la città, mentre vado al lavoro.. sempre! Per un po’ sono stato abbonato a Audible*, che costa 10 euro al mese, ma non sempre riesco a leggere più di un libro al mese e non sempre i contenuti sono quelli che cerco. Così sospendo e riattivo l’abbonamento a seconda delle esigenze. Se non l’avete mai usato potete fare una prova gratuita*
Ho provato audiolibri di altre case e devo dire che le app lasciano un po’ a desiderare, per contro è possibile acquistare libri singoli che a volte su Audible* non ci sono.
I classici della narrativa di viaggio per il Tibet
Cominciamo dai libri che hanno costruito l’immagine del Tibet nell’immaginario occidentale. Storie vere, racconti in prima persona, avventure che mescolano il resoconto geografico con la scoperta interiore. Sono i libri che si leggono di notte e che fanno venire voglia di partire la mattina dopo.
Sette anni in Tibet — Heinrich Harrer (visto il film)
Pubblicato nel 1952, è uno dei punti di partenza naturali per chiunque voglia avvicinarsi alla letteratura tibetana. Harrer era un alpinista austriaco prigioniero degli inglesi in India durante la Seconda Guerra Mondiale. Fugge dal campo di prigionia nel 1944 insieme a un compagno e, dopo un’odissea attraverso l’Himalaya, raggiunge Lhasa — la città proibita — dove resterà sette anni.
In quei sette anni costruisce un rapporto straordinario con il giovane Dalai Lama, allora adolescente, che lo considera una finestra sul mondo esterno. La scrittura di Harrer è diretta, quasi spartana, lontana da qualsiasi romanticismo forzato: racconta quello che vede, quello che impara e quello che perde quando è costretto ad andarsene.
Aria sottile — Jon Krakauer (letto)
Pubblicato nel 1997, nasce dalla tragedia dell’Everest del maggio 1996, quando una tempesta improvvisa costò la vita a otto alpinisti durante la discesa dalla vetta. Krakauer era lì come giornalista e il libro è il suo tentativo di fare i conti con quello che aveva vissuto — e sopravvissuto.
Non è un libro sul Tibet in senso stretto: è un libro sull’Everest, sulla montagna più alta del mondo che si trova esattamente sul confine tra Tibet e Nepal. Ma chi arriva al campo base tibetano capisce subito perché questo libro entra di diritto in questa lista. L’aria che manca, la sensazione fisica di essere in un posto dove la natura non ha previsto la presenza umana: tutto quello che Krakauer descrive si sovrappone perfettamente all’esperienza tibetana.
L’ho letto appena uscì, più di venticinque anni fa. Al campo base ci sono arrivato dopo. L’ordine non è stato casuale.
Tira fuori la lingua — Ma Jian (letto)
Un libro che fa a pugni con l’immagine romantica del Tibet, e che è proprio per questo indispensabile. Ma Jian è un artista cinese che negli anni Ottanta viaggia in Tibet spinto da inquietudine e curiosità. Quello che trova non è il paradiso spirituale che molti occidentali immaginano: è povertà, isolamento, corpi, desiderio e una spiritualità che convive con la durezza quotidiana in modo molto più complicato di quanto i libri edificanti vogliano far credere.
Il libro fu messo al bando in Cina alla pubblicazione. Lo si capisce leggendolo: Ma Jian non concede sconti a nessuno, né al regime cinese né all’idealizzazione occidentale del Tibet. Uno sguardo onesto, letterariamente potente, che disturba nel senso migliore del termine.

La vita in alto — Erika Fatland (in lettura)
La scrittrice norvegese è una delle voci più lucide del giornalismo di viaggio contemporaneo. In questo libro esplora il Tibet e le regioni himalayane con il suo metodo inconfondibile: cammina, incontra persone, si siede ad ascoltare. La storia recente e la politica entrano nel racconto non come elementi esterni ma come parte viva del paesaggio umano.
Fatland non si limita a descrivere i luoghi: cerca di capire come ci si vive, cosa significa essere tibetani oggi, cosa resta di una cultura sotto pressione costante. La scrittura è fluida, quasi romanzesca, ma la sostanza è di grande rigore. Non l’ho ancora finito, ma è già nella parte alta della lista.
Il leopardo delle nevi — Peter Matthiessen (in coda)
Tecnicamente è il racconto di un’escursione nelle montagne del Nepal alla ricerca del leopardo delle nevi. Ma sarebbe riduttivo fermarcisi. Matthiessen era anche un praticante buddhista zen e il viaggio esteriore diventa nel libro un viaggio interiore di straordinaria profondità, attraverso il buddhismo tibetano, la perdita, l’impermanenza e la natura selvaggia come specchio della mente.
Vinse il National Book Award. È considerato da molti uno dei più bei libri di viaggio mai scritti in lingua inglese. La scrittura è densa, a tratti difficile, ma ogni pagina vale lo sforzo. È il prossimo nella mia coda — e lo dico con la serietà di chi ha una coda di lettura che non si esaurirà mai.

Le voci delle donne esploratrici
Un capitolo a parte meritano le donne che hanno attraversato il Tibet quando farlo era quasi impossibile. Alexandra David-Néel è una di quelle figure che, una volta scoperte, non si riesce a smettere di seguire.
Viaggio di una parigina a Lhasa — Alexandra David-Néel (in coda)
Nel 1924, a cinquantasei anni, Alexandra David-Néel fu la prima donna occidentale a entrare a Lhasa travestita da mendicante tibetana. Orientalista, buddhista, giornalista, esploratrice: una figura che meriterebbe un romanzo e che invece ha scritto lei stessa i propri romanzi, uno dei quali è questo.
Il viaggio durò otto mesi attraverso la Cina e l’India. Il racconto è avventuroso, punteggiato di incontri, pericoli evitati e frontiere attraversate di nascosto. Ma è anche un libro sulla conoscenza: David-Néel parlava tibetano, conosceva la cultura e la filosofia buddhista dall’interno. Non era una turista travestita — era una praticante travestita da mendicante. La differenza si sente in ogni pagina.
Mistici e maghi del Tibet — Alexandra David-Néel (in coda)
Dello stesso autore, un libro diverso e complementare. Qui David-Néel non racconta un viaggio ma quello che ha osservato e studiato in anni di permanenza nei monasteri tibetani: pratiche contemplative ai limiti del comprensibile per uno sguardo occidentale, rituali, fenomeni che la scienza non sa dove mettere e che lei descrive con lo spirito di chi cerca di capire, non di chi vuole stupire.
È il Tibet più segreto e più antico, quello che non si trova sui dépliant. Vale la pena tenerlo in coda vicino al precedente e leggerli in sequenza.
La strada celeste — Xinran (in coda)
Xinran è una giornalista cinese che ha raccolto e trascritto una storia vera: quella di Shu Wen, una donna che nel 1958 segue il marito militare in Tibet e non lo ritroverà mai più vivo. Invece di tornare a casa, rimane tra i nomadi tibetani per trent’anni, impara la loro lingua, adotta i loro ritmi, diventa parte di una comunità lontanissima dalla sua.
Il libro è breve — si legge in poche ore — ma resta con voi a lungo. È uno di quei testi che dimostrano come le storie più semplici siano spesso le più difficili da dimenticare.
Spiritualità e buddhismo tibetano
Il Tibet non è solo un luogo geografico: è anche uno dei centri spirituali più importanti del mondo, casa di una tradizione buddhista che ha sviluppato per secoli pratiche, testi e insegnamenti di straordinaria profondità. Questi libri sono la porta d’ingresso a quel mondo.
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Non serve salire a quattromila metri per trovare il silenzio. Serve solo smettere di correre abbastanza a lungo da sentire quello che c’è già.
Ho aperto il primo di questi libri in un momento in cui avevo poco tempo e molta fretta. Li ho finiti tutti quando ho smesso di avere entrambe le cose.
Il libro tibetano dei morti (letto, o meglio, ascoltato)
Non è una lettura facile. Non è pensato per esserlo. Il Bardo Thödol — qui proposto nella prima traduzione integrale italiana, supervisionata dal Dalai Lama — è un testo sacro della tradizione buddhista tibetana, originariamente recitato accanto al corpo del defunto per guidare la coscienza attraverso i passaggi dopo la morte.
Citarlo in un articolo sui libri sul Tibet è quasi obbligatorio, non per consigliarlo come lettura da ombrellone, ma perché capire anche solo le linee generali del Bardo Thödol aiuta a leggere tutto il resto in modo diverso. La morte, l’impermanenza e la continuità della coscienza sono al centro della visione tibetana del mondo. Senza questo sfondo, molte altre cose restano in superficie — e in Tibet, la superficie è già a quattromila metri.
Il libro tibetano del vivere e del morire — Sogyal Rinpoche (in coda)
Se il Bardo Thödol è il testo sacro, questo è la sua traduzione contemporanea per lettori occidentali. Sogyal Rinpoche — maestro tibetano formatosi in Occidente — affronta la morte, l’impermanenza e la pratica meditativa con una chiarezza e una gentilezza che rendono accessibile una tradizione altrimenti difficile da avvicinare.
È probabilmente il testo di buddhismo tibetano più diffuso in Occidente e non a torto. Molti lettori lo descrivono come un libro che ha cambiato il loro rapporto con la propria vita, non solo con la morte. Vale la pena aggiungerlo alla lista anche per chi non si considera particolarmente interessato alla spiritualità: spesso sono proprio quei lettori a trovarlo più utile.
Reportage, storia e sguardi critici
Il Tibet è anche una questione politica aperta, una ferita nella storia del Novecento che non si è ancora chiusa. Questi libri guardano al Tibet con occhi da storici e giornalisti, senza romantizzare e senza semplificare.
Alla ricerca di Shangri-La — Charles Allen (in coda)
Charles Allen parte da un mito — quello di Shangri-La, la leggendaria valle dell’eterna giovinezza immaginata da James Hilton nel 1933 — e lo usa come filo per ripercorrere quattro viaggi in Tibet e riscrivere la storia tibetana più antica. Ne emerge un Tibet molto diverso da quello che la tradizione occidentale ha immaginato: non solo il paradiso buddhista di pace e meditazione, ma anche un luogo con una storia di conflitti, diplomazie e culture pre-buddhiste complesse come il Bon.
È un libro che dà profondità storica a tutto il resto della lista. Utile soprattutto come contrappeso ai titoli più narrativi e spirituali: dopo averlo letto, si torna agli altri con occhi diversi.
La strada aperta — Pico Iyer (in coda)
Pico Iyer è uno degli scrittori di viaggio più riflessivi in circolazione e il Dalai Lama è un amico di famiglia — il padre di Iyer, studioso indù, lo conosce da decenni. Questo libro nasce da trent’anni di conversazioni e incontri ravvicinati e offre un ritratto del Dalai Lama che nessun’altra fonte riesce a dare: non l’icona globale, non il simbolo politico, non il santo — ma l’uomo, con le sue contraddizioni, le sue scelte difficili e la sua quotidianità.
È un libro che parla tanto del personaggio quanto del luogo. E che in fondo pone una domanda che vale per tutto il viaggio in Tibet: cosa portiamo a casa, davvero, quando torniamo?
Come leggere questa lista
Non c’è un ordine giusto. Ma se dovessi indicare un percorso partirei da Harrer per avere il contesto storico e umano, passerei a Fatland o a Iyer per capire il Tibet contemporaneo e arriverei alla spiritualità solo dopo aver capito il paese. Il Bardo Thödol – il libro tibetano dei morti, lo terrei per ultimo, quando avrete già un po’ di vocabolario tibetano in testa e sarete veramente rapiti da questa cultura, o semplicemente se siete molto curiosi come me.
Ma potete fare il contrario. O cominciare da Ma Jian, che è il modo più efficace per liberarsi di qualsiasi idealizzazione prima ancora di iniziare. O da Krakauer, se l’Everest vi chiama prima ancora del Tibet.
Quello che conta è cominciare. I libri sequestrati alla frontiera lo sanno bene: certe storie hanno un valore che si misura proprio dal fatto che qualcuno ha preferito non farle circolare.
Come diceva spesso la nostra guida in Tibet:
Il primo passo non sempre ti porta dove vuoi, ma sempre ti toglie da dove sei
proverbio tibetano
Buona lettura. E se andate in Tibet, fate attenzione a cosa mettete in valigia — i libri, soprattutto.
Tibet
Il Tibet è uno dei luoghi più remoti e spiritualmente densi del pianeta. Arroccato sull’altopiano più alto del mondo — a oltre 4.000 metri di media — è stato per secoli il cuore del Buddismo tibetano e custodisce un patrimonio culturale straordinario, fatto di monasteri, bandiere di preghiera, pellegrinaggi e un rapporto con il tempo che l’Occidente ha quasi dimenticato.
Visitarlo richiede preparazione, permessi speciali e un briciolo di umiltà: non è una destinazione che si visita, è una destinazione che si affronta.
Prima di partire, due consigli pratici che vengono dall’esperienza:
- Non sottovalutate l’altitudine, informatevi e siate preparati ad un paio di giorni di disagi per l’adattamento. Non succede a tutti, ma può succedere e in ogni caso passa, rimane solo il ricordo.
- Alla frontiera con il Nepal possono sequestrare le guide di viaggio o i libri che parlano di Tibet, Taiwan o Xinjiang e tutto ciò che contiene cartine geografiche. Portatevi un Kindle*
Qualche lettura per prepararsi: Heinrich Harrer racconta il Tibet meglio di chiunque altro — il suo Sette anni in Tibet resta un punto di partenza imprescindibile.
Leggi anche l’articolo sui libri per il Tibet.
Cina
La Cina, a dispetto dell’immagine che ci siamo fatti nei tempi moderni, è un paese pieno di fascino e di storia. Un paese che è stato teatro di importanti scoperte che hanno cambiato il corso della storia, come la carta, la stampa, la bussola e, tristemente, la polvere da sparo.

Prima di tutto il bagaglio: dai un’occhiata a cosa mettere in valigia: la lista da stampare per il viaggio perfetto. Puoi anche stamparla e compilarla offline!
Per immergerti nell’atmosfera, prima, durante o dopo leggi un libro, magari scelto fra quelli che consiglio nell’articolo otto libri per un viaggio in Cina
Se volete farvi un’idea della Cina moderna andando oltre gli stereotipi leggete almeno uno dei libri di Giada Messetti*: La Cina è un Aragosta (2025)*, La Cina è già qui (2023)* o Nella Testa del Dragone (2023)*, disponibili anche come audiolibri si Audible (potete sfruttare la prova gratuita di 30 giorni*), ve li consiglio vivamente.
Altri articoli interessanti sulla cultura della Cina sono quelli su Guan Yin, la Signora della Compassione, sul calendario tradizionale cinese, sul Capodanno Cinese e sulla leggenda di Nian Shou il mostro del Capodanno cinese.
Scopri le destinazioni più interessanti come Hong Kong, il porto profumato o la riserva di Chengdu con i suoi Panda Giganti.
Ciao, a Presto!
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