Khutzeymateen, cinque giorni nel santuario degli orsi grizzly
Nel 2008 ho raggiunto Palmerville in idrovolante da Prince Rupert e ho vissuto per cinque giorni su una chiatta, dormendo in tenda. Tutte le fotografie degli orsi che accompagnano questo articolo sono mie.
Punti chiave
- Nel 2008 la struttura galleggiante si chiamava Palmerville Adventures ed era gestita da Greg Palmer; oggi la sua storia continua nel Khutzeymateen Wilderness Lodge.
- Ho trascorso cinque giorni sulla chiatta, dormendo in tenda e consumando i pasti nella costruzione in legno che fungeva da spazio comune.
- Gli orsi si osservavano dalla barca perché non era consentito scendere a terra. Questa limitazione tutela ancora oggi gli animali e il loro habitat.
- Oltre ai grizzly ho visto famiglie di lontre, aquile di mare dalla testa bianca che pescavano e una quantità di animali difficile da dimenticare.
- Il ricordo più nitido è un orso arrivato pacificamente fino al bordo della riva, quasi sopra la barca: la fotografia con lo sfondo blu del cielo è stata scattata in quel momento.
Articolo aggiornato a luglio 2026. Accessi, operatori, periodi, programmi e prezzi possono cambiare: prima di prenotare conviene verificare le informazioni con BC Parks e con l’operatore scelto.
ATTENZIONE: le indicazioni presenti negli articoli sono fornite gratuitamente a scopo divulgativo e potrebbero essere non aggiornate o incomplete. Prima di acquistare, di prenotare o di partire, consultate sempre i siti ufficiali. Alcuni link in questo articolo sono link di affiliazione (anche i link ad Amazon*). Gli articoli aggiornati o pubblicati a partire da febbraio 2024 riportano un asterisco* accanto ai link di affiliazione.
Indice dell'articolo : clic per aprire
Clicca sul titolo per andare alla sezione

Nel 2008 Khutzeymateen non era ancora un luogo che avrei riconosciuto in una serie di Netflix. Per me era solo un nome difficile da pronunciare, un idrovolante in partenza da Prince Rupert e una piccola struttura galleggiante in mezzo a un’insenatura senza strade.
La struttura si chiamava Palmerville Adventures. Ho trascorso lì cinque giorni, vivendo su una chiatta, dormendo in tenda e mangiando all’interno di una costruzione in legno. Le giornate ruotavano intorno alle uscite in barca e all’osservazione degli animali. Non si poteva scendere a terra per una questione di permessi e di tutela del santuario, quindi il mondo lo guardavamo dall’acqua.
In quei cinque giorni ho visto famiglie di lontre, aquile di mare dalla testa bianca che scendevano a pescare e una quantità di orsi che oggi non proverei nemmeno a ricostruire con un numero. Ho anche vissuto un incontro a tu per tu con un grizzly arrivato a curiosare pacificamente fino al bordo della riva. Lui era sopra di me, sulla terra. Io ero sotto, sulla barca, con la macchina fotografica puntata verso l’alto e il cielo blu dietro la sua testa.
Quella fotografia è ancora nella galleria dell’articolo. Guardandola si vede l’orso, ma non si capisce subito che in quel momento ero quasi sotto di lui.
Cinque giorni sulla chiatta di Palmerville
Palmerville non era un lodge nel senso in cui useremmo oggi questa parola. Era una base galleggiante essenziale, gestita da un privato, Greg Palmer, all’imbocco del Khutzeymateen. Un documento del governo della British Columbia dei primi anni Duemila lo indicava come proprietario e gestore del Palmerville Lodge, mentre le proposte commerciali dell’epoca utilizzavano soprattutto il nome Palmerville Adventures.
Io ci sono arrivato in idrovolante da Prince Rupert. Vedere la chiatta comparire sotto di me, circondata dall’acqua, dalle montagne e dalla foresta, è stato il primo momento in cui ho capito davvero dove stavo andando. Non c’era una strada da percorrere fino al paese più vicino. Non c’era nemmeno un paese vicino.
Per cinque giorni quella chiatta è diventata casa. Dormivo in tenda e i pasti venivano serviti nella struttura in legno. Non ricordo un lusso particolare, ma ricordo bene la sensazione di essere lontano da tutto. Era una sistemazione semplice e perfettamente coerente con il luogo: si stava lì per vivere la valle, non per restare in camera a confrontare il numero dei cuscini.

Il ritmo era determinato dalle uscite in barca, dalle maree e dagli animali. In un posto simile il programma è sempre una proposta. Gli orsi non lo ricevono e, anche se lo ricevessero, dubito che lo leggerebbero.
Questi cinque giorni hanno fatto una differenza enorme rispetto a una visita in giornata. Non dipende soltanto dal numero di uscite. Restando più a lungo, il luogo smette di essere uno sfondo per l’avvistamento e diventa un ambiente nel quale si riconoscono distanze, rive, passaggi e cambiamenti.
Gli orsi dalla barca, perché a terra non si poteva scendere
Nel 2008 ho osservato gli orsi dalla barca perché non avevo il permesso di scendere a terra. Non era una: era una delle regole che permettevano al santuario di restare un territorio degli orsi e non un parco costruito intorno ai visitatori.
Quella regola è ancora attuale: BC Parks (l’ente che gestisce i parchi provinciali della British Columbia) vieta l’accesso a terra all’interno del parco e non consente l’ingresso autonomo nell’estuario del fiume. Le visite guidate devono essere condotte da operatori autorizzati e chi entra nell’insenatura deve registrarsi presso la stazione dei ranger K’tzim-a-deen.
🔔 Accesso regolamentato
Nel Khutzeymateen non si scende liberamente sulle rive e non si entra autonomamente nell’estuario. Le regole possono sembrare restrittive, ma servono a evitare che gli orsi interrompano alimentazione, riposo, accoppiamento e spostamenti a causa della presenza umana.
Dalla barca si restava a una distanza stabilita dalle condizioni e dal comportamento degli animali. Erano gli animali a decidere se avvicinarsi e molte volte lo hanno fatto. Senza grandi cerimonie, in modo naturale, calmo e pacifico.
L’incontro a tu per tu con l’orso sopra la barca
Il ricordo più nitido dei cinque giorni a Palmerville è un orso arrivato a curiosare pacificamente fino al bordo della riva. Era su una sponda rialzata, mentre io mi trovavo nella barca sotto di lui.
Per i più tecnici, montavo un 600mm , il che non sono non mi permetteva di fare una inquadratura completa, ma quasi non mi permetteva di mettere a fuoco, tanto era vicino. Ho scattato ugualmente un primo piano, quasi un ritratto.
Nella foto il cielo occupa lo sfondo e l’orso sembra quasi isolato dal paesaggio.
Non ricordo agitazione o gesti concitati. L’orso si era avvicinato senza aggressività e aveva osservato la barca. Io ho scattato. Non ho bisogno di aggiungere altro alla scena perché la fotografia conserva già la parte essenziale: la testa, il cielo blu e quella prospettiva che ancora oggi, quando guardo la foto appesa al muro in corridoio, mi riporta esattamente lì.
La vicinanza non va però trasformata in una regola o in una promessa per chi visita il santuario. È stato un incontro deciso dall’orso. Punto!
Lontre, aquile e una valle che non vive soltanto di grizzly
I grizzly erano il motivo principale del viaggio, ma non erano gli unici abitanti dell’insenatura. In quei giorni ho osservato famiglie di lontre muoversi sull’acqua e aquile di mare dalla testa bianca scendere in picchiata a pescare.
Le aquile comparivano sopra le rive e poi si tuffavano con una precisione che rendeva molto evidente la differenza tra il loro modo di pescare e il mio modo di fotografarle.
Le lontre avevano un ritmo completamente diverso. Si muovevano in gruppo, comparivano e sparivano tra i riflessi dell’acqua e trasformavano ogni tratto dell’insenatura in un’avventura da osservare anche quando non c’erano orsi in vista.
È proprio questa varietà a rendere Khutzeymateen diverso da un semplice punto di osservazione. Non si aspetta l’animale davanti a una piattaforma. Si percorre lentamente un’insenatura nella quale ogni riva può diventare, per qualche minuto, il centro della giornata.
La storia che Greg Palmer mi raccontava su Yvon Chouinard
Durante il soggiorno Greg Palmer mi aveva raccontato che Yvon Chouinard, fondatore di Patagonia e appassionato pescatore, tornava ogni anno a Palmerville fuori stagione per trascorrere una settimana a pescare.
Non ho trovato una fonte pubblica che mi permetta di confermare la regolarità di queste visite. Lo riporto quindi per quello che è: il ricordo di una conversazione avuta nel 2008 con il proprietario della struttura.
La storia mi era rimasta impressa perché dava la misura del luogo. Chouinard avrebbe potuto scegliere molte destinazioni remote per pescare. Secondo Greg, tornava proprio lì perché a Palmerville non aveva altro che acqua, silenzio, salmoni, foresta e il tempo necessario per stare in mezzo a tutto questo.
A distanza di anni il racconto mi sembra coerente con l’idea che associo a Khutzeymateen: non un posto nel quale riempire ogni minuto, ma un posto nel quale il valore nasce anche da ciò che non succede secondo programma.

Galleria fotografica “gli orsi di Khutzeymateen”
Che cos’è il santuario degli orsi di Khutzeymateen?
Il Khutzeymateen/K’tzim-a-deen Grizzly Bear Sanctuary è un parco provinciale della British Columbia istituito nel 1994 per proteggere i grizzly della costa settentrionale e il loro habitat. È stata la prima area del Canada tutelata espressamente per questa specie.
Il parco copre 44.300 ettari e comprende un intero bacino costiero: i fiumi Khutzeymateen e Kateen, zone umide, foreste pluviali temperate mature, torrenti frequentati dai salmoni e un grande estuario circondato da montagne che raggiungono circa 2.100 metri.
K’tzim-a-deen significa “valle alla testa dell’insenatura” in lingua Coast Tsimshian. Il nome descrive bene il paesaggio: il fiordo si restringe verso l’interno e acqua, foresta e montagna diventano parti dello stesso sistema.
Gli orsi dipendono da questa continuità. In primavera si alimentano nelle zone intertidali, dove trovano carici e altra vegetazione giovane. Durante l’estate cambiano le risorse disponibili. Tra la fine di luglio e l’autunno, secondo la consistenza delle risalite, i salmoni riportano i grizzly verso torrenti e fiumi.
Il santuario non protegge quindi soltanto gli animali che riusciamo a vedere dalla barca. Protegge la rete di spazi e risorse che permette loro di vivere, spostarsi e scegliere di non farsi vedere.
Il territorio dei Coast Tsimshian e dei Gitsi’is
Khutzeymateen si trova nei territori tradizionali dei Coast Tsimshian, in particolare nell’area storicamente associata ai Gitsi’is. Le fonti ufficiali citano le First Nations di Lax Kw’alaams e Metlakatla e ricordano che la valle viene utilizzata da tempo immemorabile per attività culturali, sociali ed economiche.
BC Parks, i Coast Tsimshian e i Gitsi’is collaborano oggi nella gestione delle aree protette. Anche gli operatori autorizzati partecipano a un sistema che sostiene il centro visitatori, l’interpretazione culturale, il monitoraggio degli animali e la formazione sulle pratiche responsabili di osservazione.
Questo contesto è importante perché il santuario non è una porzione di natura comparsa improvvisamente nel 1994. È un territorio abitato, conosciuto e utilizzato da popolazioni che hanno con la valle un rapporto molto più antico della sua istituzione come parco provinciale.
Nel 2008, l’anno del mio viaggio, è stata istituita anche la Khutzeymateen Inlet Conservancy per ampliare la tutela alle zone intertidali e costiere dell’insenatura. È una coincidenza che ho scoperto soltanto molto tempo dopo. Mentre io fotografavo gli orsi, la protezione del loro territorio stava assumendo una forma più ampia.
Da Palmerville al Khutzeymateen Wilderness Lodge
Nel 2008 la base si chiamava Palmerville Adventures ed era gestita da Greg Palmer. Nel 2015 Greg ha venduto il lodge e il permesso per l’osservazione degli orsi a Jamie Hahn e Joe Kotai. La struttura è stata poi ricostruita e sviluppata fino a diventare l’attuale Khutzeymateen Wilderness Lodge.
Il lodge di oggi è molto diverso dalla chiatta sulla quale ho dormito in tenda. Offre camere, spazi comuni, pasti preparati da uno chef e programmi di quattro o cinque giorni. Il collegamento con Prince Rupert avviene attualmente in barca, mentre io nel 2008 ero arrivato in idrovolante.
La continuità più interessante non è nell’arredamento. È nell’idea di soggiornare nell’insenatura per diversi giorni e uscire in piccoli gruppi, adattandosi al ritmo degli animali e alle condizioni dell’acqua.
Oggi il Khutzeymateen e il lodge compaiono in produzioni internazionali. Il sito ufficiale della struttura segnala, tra le altre, la serie Wild Babies di Netflix e Growing Up Animal di National Geographic, distribuita su Disney+.
Quando ho visto queste produzioni ho riconosciuto un luogo che avevo conosciuto in una versione molto più semplice. Non è una medaglia e non significa che nel 2008 fossi particolarmente lungimirante. Significa soltanto che, prima di vederlo sullo schermo, avevo trascorso cinque giorni su quella chiatta, dormendo in tenda.
E questa, lo ammetto, è una piccola soddisfazione.
Come si arriva oggi a Khutzeymateen?
Khutzeymateen si trova circa 45 chilometri a nord-est di Prince Rupert e si raggiunge soltanto via acqua. Non esiste una strada che arrivi al santuario.
Le modalità cambiano secondo l’operatore. Il Khutzeymateen Wilderness Lodge include attualmente un trasferimento in barca di circa un’ora e mezza da Prince Rupert. Le escursioni giornaliere utilizzano imbarcazioni più grandi e richiedono complessivamente circa sette o otto ore.
Il mio arrivo in idrovolante appartiene all’esperienza del 2008 e non va considerato la procedura attuale del lodge. Gli accessi aerei sono oggi sottoposti a controlli rigidi e le condizioni operative devono essere verificate direttamente con BC Parks e con gli operatori autorizzati.
Per qualunque formula scegliate, conviene arrivare a Prince Rupert almeno il giorno precedente. Meteo, vento e condizioni del mare possono incidere sui trasferimenti. In un luogo raggiungibile soltanto dall’acqua, una coincidenza troppo stretta è un modo piuttosto efficace per aggiungere tensione a un viaggio che ne ha già abbastanza nella parte interessante.
Qual è il periodo migliore per vedere i grizzly?
Il periodo di visita va indicativamente da maggio a settembre, ma non esiste un mese capace di garantire avvistamenti o comportamenti precisi. Gli orsi si spostano in base al cibo, alle maree e alle condizioni dell’anno.
Tra maggio e l’inizio dell’estate i grizzly frequentano soprattutto le zone intertidali per nutrirsi di carici, vegetazione giovane e molluschi. Da fine luglio possono iniziare le risalite dei salmoni, con tempi e quantità variabili. In questa fase aumentano anche le possibilità di osservare aquile, foche, leoni marini e altri animali legati alla presenza del pesce.
Le escursioni giornaliere operano generalmente da metà maggio alla fine di luglio. I soggiorni al lodge possono continuare fino a settembre. La scelta dipende dal tempo disponibile, dal budget e dal tipo di esperienza che cercate.
Cinque giorni permettono di assorbire meglio una giornata meno favorevole e di osservare la valle in momenti diversi. Non garantiscono comunque nulla. A Khutzeymateen l’incertezza non è un difetto del servizio: è la prova che gli animali non lavorano per l’operatore turistico.
Quanto costa e quanto tempo serve per visitare Khutzeymateen?
Nel 2026 esistono sia escursioni giornaliere di sette o otto ore sia soggiorni di quattro o cinque giorni. I costi cambiano molto secondo durata, mezzo di trasporto e servizi inclusi.
Come riferimento, il Khutzeymateen Wilderness Lodge pubblicava per il 2026 tariffe comprese tra 3.500 e 5.197 dollari canadesi a persona per programmi di quattro giorni e tre notti oppure cinque giorni e quattro notti. A queste cifre possono aggiungersi tasse, commissioni e contributi per la conservazione.
Non è un viaggio economico. La posizione remota, i trasferimenti, il numero limitato di ospiti e le regole del santuario hanno un peso evidente sul prezzo. La formula di più giorni ha però un vantaggio concreto: distribuisce l’osservazione su più uscite e permette di vivere l’insenatura come luogo, non soltanto come destinazione di una gita.
Nel 2008 l’esperienza era molto più spartana. Dormivo in tenda sulla chiatta e mangiavo nella struttura in legno. Non saprei confrontare onestamente il prezzo di allora con le tariffe attuali, ma il prodotto è chiaramente cambiato insieme al lodge.
Cosa conviene portare per fotografare gli orsi?
Per fotografare a Khutzeymateen possono essere utili una focale lunga, batterie di riserva, schede già pronte e una protezione seria contro pioggia e spruzzi. Un binocolo permette di osservare anche quando la macchina fotografica rimane nello zaino.
Sull’acqua il tempo può cambiare rapidamente. Abbigliamento a strati, giacca impermeabile, guanti leggeri e scarpe adatte a superfici bagnate sono più importanti di molti accessori fotografici acquistati con entusiasmo e usati una volta sola.
Le mie immagini risalgono al 2008 e sono state scattate con attrezzatura che oggi sembrerebbe vecchia. Continuano però a ricordarmi esattamente quei cinque giorni. La tecnologia conta, ma non decide da quale cespuglio uscirà l’orso e, soprattutto, non stabilisce quanto potremo avvicinarci.
Preparerei l’attrezzatura prima di salire in barca, evitando di cambiare obiettivo durante ogni avvistamento. E lascerei anche qualche minuto per guardare senza mirino. Le lontre non aspettano che abbiate trovato la scheda di memoria giusta.
Vale la pena soggiornare nel Khutzeymateen?
Un soggiorno di più giorni vale il tempo e la spesa per chi desidera osservare i grizzly nel loro ambiente e accetta regole, distanze, meteo variabile e assenza di garanzie. Non è la scelta giusta per chi cerca libertà di movimento o vuole riempire un elenco di avvistamenti entro un orario preciso.
Il limite pratico del santuario è anche il suo pregio principale. Non si scende a terra, non si segue l’orso nel bosco e non si cambia rotta soltanto per ottenere una fotografia migliore. La visita rimane subordinata al benessere degli animali.
Nel mio caso i cinque giorni hanno trasformato un’escursione naturalistica in qualcosa di molto più completo. Ho avuto il tempo di vedere gli orsi lontani e vicini, le lontre, le aquile, le rive vuote e l’acqua che cambiava. Ho dormito in tenda su una chiatta in mezzo al nulla e ho imparato che anche l’attesa faceva parte del viaggio.
Oggi il lodge è più confortevole e Khutzeymateen compare in documentari internazionali. Ma la ragione per andarci dovrebbe restare la stessa: entrare per qualche giorno in un luogo che non è stato organizzato intorno a noi.
La fotografia con il cielo blu
Tra tutte le immagini scattate nel 2008, quella dell’orso con il cielo blu alle spalle è la fotografia che contiene meglio il ricordo di Khutzeymateen.
Non perché sia necessariamente la più bella o la più perfetta dal punto di vista tecnico. La ricordo perché so dove mi trovavo: sulla barca, sotto la riva, mentre l’orso era venuto a osservare pacificamente quel piccolo oggetto galleggiante pieno di persone e obiettivi.
Nella foto lui sembra guardare verso il basso. È esattamente quello che stava facendo.
Io ero lì. Non davanti a uno schermo, non dentro un documentario e non su una piattaforma costruita per l’osservazione. Ero su una barca nel Khutzeymateen, arrivato da Prince Rupert in idrovolante, dopo alcune notti trascorse in tenda sulla chiatta di Palmerville.
Quando oggi riconosco quella valle in una serie di Netflix o in un documentario del National Geographic, la prima cosa che penso non è che il posto sia diventato famoso.
Penso a quell’orso sopra di me e al cielo blu dietro la sua testa.
Per continuare il viaggio tra Canada e Alaska
Khutzeymateen può essere inserito in un itinerario più ampio lungo la costa del Pacifico nord-occidentale. Sul blog trovate anche:
- la mia crociera in Alaska nell’Inside Passage;
- il viaggio in Alaska in auto;
- gli altri articoli dedicati al Canada.
Domande frequenti su Khutzeymateen
Palmerville Adventures esiste ancora?
No, Palmerville Adventures non opera più con quel nome. Nel 2015 Greg Palmer ha venduto il lodge e il permesso per l’osservazione degli orsi. L’attività si è poi sviluppata nell’attuale Khutzeymateen Wilderness Lodge.
Dove si trova il santuario degli orsi di Khutzeymateen?
Khutzeymateen si trova sulla costa settentrionale della British Columbia, circa 45 chilometri a nord-est di Prince Rupert. Non è collegato dalla rete stradale e si raggiunge soltanto via acqua.
Si può dormire nel santuario?
Sì, è possibile soggiornare presso il Khutzeymateen Wilderness Lodge, una struttura galleggiante che propone programmi di quattro o cinque giorni. In alternativa esistono escursioni giornaliere da Prince Rupert.
È possibile scendere a terra nel Khutzeymateen?
No. BC Parks vieta l’accesso a terra nel parco e non consente l’ingresso autonomo nell’estuario del fiume. L’osservazione degli orsi avviene dall’acqua con operatori autorizzati.
Gli avvistamenti dei grizzly sono garantiti?
No. Khutzeymateen ospita una concentrazione importante di grizzly, ma gli animali sono liberi e si muovono in base alle proprie necessità. Nessun operatore serio dovrebbe garantire un numero preciso di avvistamenti o incontri ravvicinati.
Khutzeymateen compare davvero su Netflix?
Sì. Il sito ufficiale del Khutzeymateen Wilderness Lodge indica il santuario e la struttura tra i luoghi presenti nella serie Wild Babies di Netflix. Segnala anche Growing Up Animal di National Geographic, disponibile su Disney+.
Quanto costa visitare Khutzeymateen?
Il prezzo dipende dalla formula scelta. Nel 2026 il Khutzeymateen Wilderness Lodge pubblicava tariffe tra 3.500 e 5.197 dollari canadesi a persona per soggiorni di quattro o cinque giorni. Le escursioni giornaliere hanno prezzi e servizi diversi.
Qual è il periodo migliore per andare?
La stagione va generalmente da maggio a settembre. In primavera gli orsi frequentano le zone intertidali per la vegetazione giovane. Da fine luglio possono iniziare le risalite dei salmoni, ma tempi e quantità cambiano ogni anno.
Bibliografia e fonti
Fonti ufficiali
- BC Parks, Khutzeymateen Park / K’tzim-a-deen Grizzly Bear Sanctuary, consultato a luglio 2026.
- BC Parks, Khutzeymateen Inlet Conservancy, consultato a luglio 2026.
- Government of British Columbia, Moose Winter Range Mapping for the Prince Rupert Forest Region, 2001. Il documento indica Greg Palmer come proprietario e gestore del Palmerville Lodge.
Storia del lodge e informazioni operative
- British Columbia Magazine, Khutzeymateen Grizzlies, 2019. L’articolo ricostruisce la vendita del lodge e del permesso da Greg Palmer a Jamie Hahn e Joe Kotai nel 2015.
- Khutzeymateen Wilderness Lodge, sito ufficiale, nome attuale, struttura e servizi consultati a luglio 2026.
- Khutzeymateen Wilderness Lodge, Tours & Packages, programmi, date e tariffe 2026 consultati a luglio 2026.
- Prince Rupert Adventure Tours, Grizzly Bear Tour, durata e stagione delle escursioni giornaliere consultate a luglio 2026.
- Palmerville Adventures, scheda storica dell’attività e descrizione della struttura galleggiante conservata in directory commerciali e fonti dell’epoca.
Documentari e serie
- Khutzeymateen Wilderness Lodge, Films & Magazines, produzioni e pubblicazioni dedicate al santuario e al lodge.
- Netflix, Wild Babies, serie che include il giovane grizzly Spruce.
- National Geographic / Disney+, Growing Up Animal, episodio dedicato a un cucciolo di grizzly.
Esperienza personale e archivio
- Massimo, soggiorno di cinque giorni a Palmerville Adventures nel 2008; arrivo in idrovolante da Prince Rupert; pernottamento in tenda sulla chiatta; osservazione degli animali dalla barca; archivio fotografico personale.
- Massimo, ricordo della conversazione con Greg Palmer sulle visite di Yvon Chouinard. L’informazione è riportata come testimonianza personale e non come fatto verificato da fonti indipendenti.
- ViaggioControMano, articolo originale su Khutzeymateen, pubblicato il 18 agosto 2016 e successivamente aggiornato.
Per saperne di più sul Canada
Prima di tutto il bagaglio: dai un’occhiata a cosa mettere in valigia: la lista da stampare per il viaggio perfetto. Puoi anche stamparla e compilarla offline!
Il Canada è una destinazione eccezionale, soprattutto per la natura. Scopri l’eccezionale Khutzeymateen il santuario degli orsi. Puoi combinare il viaggio e fare una crociera in Alaska nell’Inside Passage o un viaggio in Alaska in auto, percorrendo chilometri e chilometri in mezzo a zone selvagge.
Puoi anche fare una divagazione e visitare una città negli States. Scopri New York e come muoverti in città con la metropolitana di New York oppure a piedi, in taxi o autobus. Se le preferenze sono per la selvaggia costa ovest scendi da Seattle verso San Francisco e Los Angeles e magari fare una capatina a Las Vegas, la capitale dei matrimoni (sposarsi qui è facile, anche per finta!).
Ciao, a presto!