Niente ali, niente fuoco, nessun tesoro da custodire in una grotta. Il drago cinese non assomiglia quasi in nulla a quello delle fiabe europee, a parte il nome.
Nella tradizione cinese il drago, long, è una figura composita: secondo la descrizione classica ha corpo di serpente, squame di pesce, artigli di aquila, corna di cervo e occhi di gambero, un assemblaggio di parti animali che nella cultura occidentale sarebbe quasi comico, ma che in Cina rappresenta un essere nobile, benevolo e strettamente legato all’acqua, alla pioggia e alla fertilità dei raccolti.
A differenza del drago occidentale, quasi sempre una minaccia da sconfiggere, il drago cinese è tradizionalmente un protettore, associato al potere imperiale: il drago a cinque artigli, in particolare, era riservato per legge all’uso esclusivo dell’imperatore, mentre nobili e funzionari dovevano accontentarsi di versioni a quattro artigli.
Questa associazione con l’acqua ha una logica pratica oltre che simbolica: nell’antica società agricola cinese, la pioggia nel momento giusto significava la differenza tra un raccolto abbondante e una carestia, e il drago, capace secondo la tradizione di controllare nuvole e precipitazioni, divenne naturalmente un simbolo di buon auspicio piuttosto che di distruzione. Ancora oggi, durante le celebrazioni del capodanno cinese, le danze del drago per le strade non rappresentano una minaccia da tenere lontana, ma un augurio di fortuna, prosperità e pioggia al momento giusto per l’anno che comincia.
Anche lo zodiaco cinese riserva al drago un posto speciale: è l’unico segno associato a una creatura mitologica anziché a un animale reale, e viene tradizionalmente considerato il più fortunato dei dodici.
Capire questa differenza aiuta a leggere in modo diverso tutta l’iconografia cinese, dai templi ai tessuti, dove il drago compare quasi ovunque.
Il capodanno cinese, con le sue danze e le sue tradizioni, ha un post lungo dedicato sul blog.
