Un viaggio nell’antico oracolo cinese, tra trigrammi, yin e yang e la curiosità di chi studia il cinese nel tempo libero — con risultati variabili.
Quando ho cominciato a studiare il cinese, una delle prime cose che mi hanno detto è che per capire davvero la lingua bisogna capire la cultura. E uno dei pilastri più antichi di quella cultura è proprio l’I Ching — in italiano il Libro dei Mutamenti* — un testo che ha qualcosa come tremila anni e che continua, con una certa sfacciataggine, a essere attuale.
Non è un libro di magia. Non è nemmeno un oracolo (un termine molto usato, ma spesso non ben compreso) nel senso in cui lo intendiamo noi. È qualcosa di più sottile: uno strumento di riflessione che usa simboli e paradossi per farvi mettere a fuoco quello che già sapete ma non riuscite ancora a dire chiaramente.
Il che, se ci pensate, è una cosa notevole.
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In questo articolo vi racconto cos’è l’I Ching, come è strutturato, da dove viene e come viene usato ancora oggi — sia in Cina che nel resto del mondo.
Ovviamente così come l’ho capito io che non sono un esperto, ma un appassionato.
Non aspettatevi una guida esoterica: troverete piuttosto un po’ di storia, qualche concetto filosofico e la curiosità di chi guarda questa tradizione da fuori, con rispetto e qualche domanda in sospeso.

Una storia lunga tremila anni — e forse più
L’I Ching, il libro dei mutamenti*, che troverete scritto a volte YiJing o detto anche Zhou YI, il libro dei mutamenti della dinastia Zhou, è uno dei testi più antichi dell’intera tradizione cinese ed è È sopravvissuto alla distruzione delle biblioteche operata dal Primo imperatore, Qin Shi Huang Di.
Le sue radici risalgono alla dinastia Zhou, circa tremila anni fa, ma la sua genesi è ancora più lunga: alcune delle strutture simboliche su cui si basa vengono attribuite a figure mitologiche come Fu Xi, imperatore leggendario della storia antica cinese che la tradizione colloca intorno al 2800 a.C., il quale avrebbe osservato le forme ricorrenti in natura e le avrebbe trasformate in segni.
Nel 213 a.C., Qin Shi Huang Di, su consiglio del suo primo ministro Li Si, ordinò di bruciare la maggior parte dei libri di filosofia, storia e poesia per eliminare le influenze confuciane e il dissenso. Tuttavia, furono esplicitamente risparmiati i libri di:
- Agricoltura/Propaganda (i registri storici dello stato di Qin)
- Divinazione (e quindi l'I Ching, che era considerato un testo divinatorio e sapienziale)
- Medicina
- Agricoltura
Nella sua forma attuale, il testo combina un sistema di simboli — i famosi esagrammi — con commenti e interpretazioni che si sono accumulati nel corso dei secoli. Confucio è tra i pensatori che gli hanno dedicato attenzione, e le sue annotazioni fanno parte delle cosiddette “Dieci Ali”, un gruppo di appendici che arricchiscono il testo originale.
Curiosità che ho trovato affascinante: nel 1697 il filosofo Leibniz scoprì l’I Ching e rimase colpito dal fatto che il sistema degli esagrammi — combinazioni di linee intere e spezzate — corrispondesse in modo sorprendente alla numerazione binaria che stava sviluppando in quel periodo. Non so se sia un caso o una di quelle coincidenze che preferite chiamare sincronicità. Ma è il tipo di cosa che fa venire voglia di leggere ancora.
Come è fatto l’I Ching: trigrammi, esagrammi e linee
La struttura dell’I Ching* è geometrica e al tempo stesso poetica. Si basa su un sistema di linee — intere che rappresentano lo yang o spezzate che rappresentano lo yin — le quali si possono combinare in figure sempre più complesse. Partiamo dall’inizio.
I trigrammi: otto simboli per tutto ciò che esiste
La struttura semplice è il Trigramma.
I trigrammi sono combinazioni di tre linee. Sono otto combinazioni in totale, e ciascuno rappresenta un fenomeno naturale fondamentale: il cielo, la terra, il tuono, il vento, l’acqua, il fuoco, la montagna, il lago. Ogni trigramma ha un nome, un carattere, una stagione e una serie di corrispondenze simboliche che si estendono ben oltre la natura, toccano le relazioni familiari, le parti del corpo e i momenti del giorno.
Quello che mi ha colpito, studiandoli, è che non si tratta di simboli arbitrari: c’è una logica interna, una coerenza che si intuisce anche prima di capirla del tutto. Un po’ come certi caratteri cinesi che a furia di ascoltare le spiegazioni e continuando ad osservarli cominciano ad avere senso.
I 64 esagrammi: le situazioni della vita
L’esagramma è la figura completa
Prendete due trigrammi e sovrapponeteli: ottenete un esagramma di sei linee. Le combinazioni possibili sono 64 (8×8 o otto alla seconda), e ognuna descrive una situazione, una condizione dell’esistenza, un momento del cambiamento. C’è l’esagramma della forza creatrice e quello della ricezione. C’è quello del conflitto e quello della pace.
Ogni esagramma ha un nome, un testo principale e un commento per ciascuna delle sei linee. La lettura non è quindi un semplice “sì/no”: è una mappa che vi chiede di orientarvi, non di obbedire. Il che, devo dire, lo trovo molto più onesto della maggior parte dei consigli che si leggono in giro, blog compresi.
Le linee mutevoli: quando tutto sta cambiando
C’è un ulteriore livello di lettura, quello delle linee mutevoli. Alcune linee, durante la consultazione, vengono identificate come “in transizione” — si trasformano nel loro opposto, generando un secondo esagramma che descrive l’evoluzione della situazione. È questo aspetto che rende l’I Ching non una fotografia, ma un processo. Il cambiamento non è un’eccezione: è il principio su cui tutto si basa.

La filosofia dell’I Ching: yin, yang e il flusso delle cose
Non si capisce l’I Ching senza capire un po’ di filosofia cinese classica. E non si capisce la filosofia cinese classica senza incontrare prima o poi il taoismo — che è, tra le tradizioni che studio, quella che più mi ha fatto rallentare e guardare le cose con occhi diversi.
Il Taoismo prima mi ha intrigato, poi mi ha deluso, poi mi ha incuriosito, ora ho capito che non ho capito e questo è un primo passo verso qualcosa di più interessante.
Yin e yang: complementi, non opposti
In Occidente tendiamo a leggere yin e yang come un dualismo — buio/luce, passivo/attivo, femminile/maschile. Ma la chiave è che non si oppongono: si contengono. Il simbolo taoista classico mostra uno all’interno dell’altro, e questo dice tutto.
Nell’I Ching, yin e yang non sono categorizzazioni fisse ma stati in transizione. Una linea yang può diventare yin e viceversa. Il sistema è costruito sul movimento, non sulla stabilità.
I Cinque Elementi: un ciclo, non una lista
Legno, fuoco, terra, metallo, acqua. In italiano suona come un elenco di ingredienti per una ricetta esotica. In cinese è un ciclo: ogni elemento genera il successivo e ne controlla un altro. Il legno alimenta il fuoco, il fuoco produce la terra, la terra genera il metallo, il metallo porta l’acqua, l’acqua nutre il legno. E poi ricomincia.
I Cinque Elementi non descrivono sostanze, ma relazioni. Una differenza sottile ma importante.

Nell’I Ching questi cicli sono sottesi alla struttura degli esagrammi, e chi ha una certa familiarità con il pensiero cinese li riconosce quasi istintivamente. Per tutti gli altri — me incluso, onestamente — ci vuole qualche anno di studio e molta indulgenza con la mia memoria.
🐢 Una voce dalla Valle della Pace
Non esiste un momento in cui il fiume smette di scorrere. Esiste solo un momento in cui tu smetti di ascoltarlo.
Studio il cinese da qualche anno. Non ho ancora capito tutto — e forse è proprio questo il punto.
Come si consulta l’I Ching
La consultazione dell’I Ching si basa su un processo casuale — o sincronico, se preferite — che genera un esagramma a partire dal quale si fa la lettura. I metodi tradizionali sono due.
Il metodo delle tre monete
È il metodo più diffuso e accessibile. Si prendono tre monete, si stabilisce quale faccia vale “yang” e quale “yin”, e si lanciano sei volte. Ogni lancio determina una linea dell’esagramma — a partire dalla linea inferiore, salendo verso quella superiore. Le combinazioni possibili determinano anche se la linea è “mutevole” o stabile. Il processo dura pochi minuti ed è abbastanza meditativo se vi concedete di farlo lentamente, senza fretta.
Il metodo delle aste di achillea
Più lento, più elaborato, più tradizionale. Si usano cinquanta steli di achillea, che vengono divisi, contati e ridivisi seguendo una procedura precisa che richiede diversi passaggi per ogni linea. Il risultato è lo stesso — un esagramma — ma il processo è deliberatamente lungo: costringe a stare fermi, a concentrarsi, a non aspettarsi una risposta in trenta secondi. È il tipo di pratica che si capisce meglio vivendola che leggendola descritta.
L’I Ching oggi: tra consultazioni digitali e psicologia analitica
L’I Ching ha attraversato tremila anni di storia cinese, ha viaggiato in Europa nel Seicento, ha ispirato Carl Jung — che scrisse la prefazione alla traduzione di Richard Wilhelm*, ancora oggi considerata la più autorevole in Occidente — e adesso è consultabile online in trenta secondi con un click.
Jung lo usava come strumento per esplorare l’inconscio, affascinato dalla sua capacità di generare risposte che sembravano giuste senza un apparente meccanismo causale. Lui chiamava questo fenomeno sincronicità. Che lo interpretiate come magia, come psicologia o come statistica applicata alla proiezione mentale, dipende molto da voi — e dall’umore del giorno.
Oggi esistono applicazioni e siti dedicati che permettono di ottenere un esagramma e una lettura in tempo reale. Sono strumenti comodi, soprattutto per chi è alle prime armi e vuole esplorare senza impegnarsi a comprare le monete giuste. Detto questo, c’è qualcosa nel processo fisico — tenere le monete in mano, lanciarle, annotare — che nei formati digitali si perde inevitabilmente.
Entro in modalità Prof.
Immaginate di essere in un mercato affollato di Bangkok, un po’ spaesati, e di pensare: “Cavolo, ora avrei proprio voglia di un buon caffè, come quello che facevo a casa”. Un attimo dopo, girate un angolo e vi imbattete in un piccolo chiosco, quasi invisibile, gestito da un signore anziano che, con una moka italiana uguale alla vostra (vabbè, almeno simile), sta preparando un espresso dall’odore incredibile.
Ecco, questa è la sincronicità.
Non è il vostro desiderio che ha materializzato magicamente quel chiosco. Non c’è una causa scientifica, un effetto diretto. Semplicemente, due eventi completamente slegati tra loro (il vostro pensiero e l’esistenza di quel chiosco) si sono incrociati in un momento perfetto, creando per voi un significato profondo, quasi un “messaggio”.
In parole povere, la sincronicità è quando il mondo esterno sembra rispondere a un vostro pensiero o stato d’animo, senza un perché logico. È l’universo che vi fa l’occhiolino.
Come diceva il grande Maestro Oogway in Kung Fu Panda: “Non esistono coincidenze”. Ecco, Jung l’ha detto in modo un po’ più accademico, ma il succo è quello. Non si tratta di magia, ma di essere aperti a cogliere il significato nascosto in questi “incontri fortunati” che la vita, e soprattutto il viaggio, ci regala.
Il padre degli studi sulla sincronicità, Carl Gustav Jung, con il suo linguaggio un po’ più accademico e meno propenso a metafore con ravioli e guerrieri dragone, definiva la sincronicità come:
“Un principio di nessi acausali”
Un po’ criptico… In pratica spiegava che si tratta di “una coincidenza temporalmente significativa di due o più eventi, che presentano un nesso non causale, bensì di significato.”
Proviamo a montare questa frase, come si farebbe con un mobile dell’Ikea:
Coincidenza temporalmente significativa: Significa che due o più cose accadono più o meno nello stesso momento, e questo “tempismo” è fondamentale. Il chiosco del caffè a Bangkok ha un senso perché appare proprio quando lo state desiderando. Se lo aveste visto il giorno prima, sarebbe stato solo un chiosco.
Nesso non causale: Qui sta il cuore di tutto. Come dicevamo, un evento non causa l’altro. Il vostro pensiero non ha fatto apparire magicamente il caffè. Jung voleva proprio distinguere questi eventi dalla normale catena di causa-effetto (se premo l’interruttore, la luce si accende).
Bensì di significato: Il vero collegamento tra i due eventi non è fisico o logico, ma è il significato che voi, e solo voi, attribuite a quella coincidenza. Per chiunque altro, quello era solo un tizio che si faceva un caffè. Per voi, in quel momento, era una risposta, un segno, l’Universo che vi fa l’occhiolino.
Quindi, Jung ci vuole spiegare che la nostra mente (il mondo interiore) e la realtà esterna (il mondo fisico) a volte entrano in risonanza, si sintonizzano per un istante, creando questi momenti speciali che ci fanno sentire parte di qualcosa di più grande. E quale momento migliore per sentirsi in sintonia con il mondo, se non durante un viaggio?
Chiudo la modalità prof…
L’influenza dell’I Ching oltre la Cina
L’I Ching è uno di quei testi che non conosce confini disciplinari. Oltre alla psicologia analitica di Jung, ha influenzato artisti, musicisti e scrittori. John Cage, il compositore americano, lo usava per comporre musica aleatoria: lanciava le monete per decidere le sequenze sonore. La connessione tra I Ching e musica sperimentale è più solida di quanto non sembri.
Nel campo delle arti marziali, il taoismo che sottende l’I Ching è una delle fondamenta filosofiche del Tai Chi e di altre discipline che lavorano sul concetto di equilibrio tra forze opposte. E nel Feng Shui, che è poi un’applicazione pratica della stessa cosmologia, i trigrammi compaiono direttamente nelle rappresentazioni dello spazio.
Un dato che trovo curioso: l’I Ching è uno dei testi filosofici non occidentali più tradotti e studiati in Europa e in America. Più del Tao Te Ching*, più di molti classici confuciani. Il che suggerisce che qualcosa, in quel sistema di linee e simboli, continua a parlare a chi lo incontra — anche senza sapere il cinese.
Qualche riserva, per onestà intellettuale
Sarebbe disonesto non menzionarlo: l’I Ching ha anche i suoi critici, e alcune obiezioni sono legittime. La prima riguarda l’interpretazione: i testi degli esagrammi sono abbastanza ampi e simbolici da prestarsi a letture molto diverse a seconda del momento e della persona. È una caratteristica del sistema — ma è anche ciò che rende difficile valutarne l’efficacia in termini rigorosi.
La seconda obiezione tocca la appropriazione culturale: usare un testo sacro di una tradizione che non è la propria richiede consapevolezza e rispetto, non superficialità. Non basta scaricare un’app per capire l’I Ching: ci vuole un minimo di contesto culturale, o si rischia di ridurre tremila anni di pensiero a un oroscopo, solo un più esotico del solito.
La terza, più sottile, è che l’I Ching non prevede il futuro — e chi lo usa pensando che lo faccia rischia di restare deluso. È uno specchio, non un veggente. E come tutti gli specchi, riflette quello che portate davanti a lui.
Perché vale la pena conoscerlo
Non vi sto dicendo di consultare l’I Ching ogni mattina prima del caffè — anche se, a dire il vero, sarebbe comunque meglio del caffè di certi distributori automatici. Vi sto dicendo che è un testo che merita di essere letto come si legge qualsiasi grande opera della filosofia mondiale: con curiosità, senza aspettarsi risposte definitive, e con la disponibilità a essere sorpresi.
Io lo studio come parte del mio percorso con la lingua e la cultura cinese. Non mi ha dato certezze — ma mi ha dato qualche domanda migliore. E per chi viaggia, sia geograficamente che intellettualmente, le domande migliori valgono più delle risposte pronte.
Se volete approfondire, la traduzione di Richard Wilhelm (edizione italiana curata con testo tedesco come base)* rimane il riferimento più completo. Per chi vuole avvicinarsi in modo più leggero, esistono buone risorse online che permettono di esplorare gli esagrammi senza dover subito comprare il libro — che, avverto, è un volume considerevole.
Bibliografia e Riferimenti
Tra le traduzioni italiane, quella curata da B. Veneziani e A. G. Ferrara del 1950 si basa sulla traduzione tedesca di Richard Wilhelm del 1924. Questo lavoro include anche una prefazione di C. G. Jung, che offre un contesto psicologico all’opera.
La trovate nella collezione Adelphi*
FAQ
Nell’uso dell’I Ching, è importante capire come effettuare una consultazione online e quali tipi di domande sono più appropriati. Bisogna considerare anche l’autore originale e la validità dell’I Ching come strumento di previsione.
Come si può effettuare una consultazione dell’I Ching online?
Per consultare l’I Ching online, si possono utilizzare diversi siti web che offrono letture gratuite e commenti utili. Spesso alcuni siti forniscono delle buone interpretazioni.
Quali sono i tipi di domande più adatti da porre all’I Ching?
Domande aperte e riflessive sono ideali. Evito di fare previsioni dettagliate sul futuro poiché l’I Ching è un aiuto all’orientamento, non una sfera di cristallo.
Cina
La Cina, a dispetto dell’immagine che ci siamo fatti nei tempi moderni, è un paese pieno di fascino e di storia. Un paese che è stato teatro di importanti scoperte che hanno cambiato il corso della storia, come la carta, la stampa, la bussola e, tristemente, la polvere da sparo.

Prima di tutto il bagaglio: dai un’occhiata a cosa mettere in valigia: la lista da stampare per il viaggio perfetto. Puoi anche stamparla e compilarla offline!
Per immergerti nell’atmosfera, prima, durante o dopo leggi un libro, magari scelto fra quelli che consiglio nell’articolo otto libri per un viaggio in Cina
Se volete farvi un’idea della Cina moderna andando oltre gli stereotipi leggete almeno uno dei libri di Giada Messetti*: La Cina è un Aragosta (2025)*, La Cina è già qui (2023)* o Nella Testa del Dragone (2023)*, disponibili anche come audiolibri si Audible (potete sfruttare la prova gratuita di 30 giorni*), ve li consiglio vivamente.
Altri articoli interessanti sulla cultura della Cina sono quelli su Guan Yin, la Signora della Compassione, sul calendario tradizionale cinese, sul Capodanno Cinese e sulla leggenda di Nian Shou il mostro del Capodanno cinese.
Scopri le destinazioni più interessanti come Hong Kong, il porto profumato o la riserva di Chengdu con i suoi Panda Giganti.
Ciao, a Presto!
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