Nei templi thailandesi il Buddha non è mai raffigurato a caso. Ogni postura del suo corpo racconta un momento preciso della sua storia spirituale.
Nell’arte buddista thailandese esistono quattro posizioni principali con cui viene rappresentato il Buddha, e ciascuna corrisponde a un episodio o a un significato specifico della sua vita. La posizione seduta è la più diffusa e mostra spesso il Buddha nel momento dell’illuminazione, con la mano destra rivolta verso il basso a toccare la terra, un gesto chiamato bhumisparsha, con cui chiama la terra stessa a testimoniare la sua vittoria sulle tentazioni prima di raggiungere il risveglio. Il Buddha in piedi, invece, viene spesso raffigurato con una mano sollevata e il palmo rivolto verso l’esterno, un gesto che comunica protezione e dissipa la paura di chi lo osserva.
Meno conosciuta fuori dalla Thailandia è la posizione camminante, uno stile quasi esclusivamente thailandese sviluppato durante il periodo Sukhothai, che mostra il Buddha con un piede sollevato in un movimento fluido e leggero, a simboleggiare la grazia con cui, dopo l’illuminazione, tornò a camminare tra le persone per insegnare loro la via. Il Buddha sdraiato, infine, la posizione forse più fotografata dai visitatori per le sue dimensioni spesso monumentali, rappresenta il momento del parinirvana, la morte fisica del Buddha e il suo ingresso definitivo nel nirvana: gli occhi possono essere raffigurati aperti o chiusi, a seconda che si voglia sottolineare la serenità della transizione o l’ultimo insegnamento impartito prima di lasciare il corpo per sempre.
Riconoscere queste differenze, anche solo a colpo d’occhio, cambia completamente il modo di visitare un tempio thailandese, trasformando ogni statua in un piccolo racconto a sé.
