Itinerario in Marocco: 9 giorni tra Marrakech, kasbah e dune del Sahara

di Max

Un percorso che comincia con tre giorni a Marrakech, attraversa l’Alto Atlante e le gole del Todra, dorme nel deserto di Merzouga e si chiude di nuovo nella città delle mille voci

In questo articolo:

  • L’itinerario copre 9 giorni e 8 notti: 3 giorni a Marrakech all’inizio, 4 giorni nel Sud tra kasbah e deserto, una sera e una mattinata finale di nuovo a Marrakech
  • Si attraversano Ait Ben Haddou (patrimonio UNESCO), la Valle del Dades, le Gole del Todra e le dune dell’Erg Chebbi a Merzouga
  • Per Marrakech esiste un articolo dedicato con tutti i dettagli su attrazioni, hammam e quartieri meno turistici: Cosa vedere a Marrakech in tre giorni: tra medina, hammam e kasbah
  • Il periodo migliore per viaggiare è marzo-maggio e settembre-novembre, per evitare il caldo estremo nel deserto
  • Per i cittadini italiani non è richiesto il visto per soggiorni turistici fino a tre mesi
Paesino sulla strada per Dades-3
Paesino sulla strada per Dades

Introduzione all’itinerario in Marocco

Nove giorni in Marocco possono sembrare pochi per un paese che ha dentro deserto, montagne, costa e città imperiali, eppure bastano per costruire un percorso che ha senso, senza la sensazione di rincorrere posti solo per spuntarli da una lista. Questo itinerario nasce dall’incontro tra un tour organizzato verso il Sud del paese — kasbah, deserto, cammelli e quad sulle piste del Sahara — e la mia testardaggine di voler passare qualche giorno in più a Marrakech, prima che il gruppo si formasse.

Il risultato è un percorso che parte da Marrakech, scende verso sud attraverso l’Alto Atlante fino al Sahara, e poi torna indietro chiudendo il cerchio nella stessa città da cui era partito. Non è un tracciato originale — è probabilmente l’itinerario più classico che si possa fare in Marocco — ma ha il pregio di mostrare in poco tempo l’enorme varietà di paesaggi e atmosfere che il paese riesce a offrire.

Dune di Erg Chebbi - Merzouga - Deserto del Sahara
Dune di Erg Chebbi – Merzouga – Deserto del Sahara

Ve lo racconto giorno per giorno, comprese le persone con cui l’ho condiviso, perché in questo viaggio sono state importanti quasi quanto i luoghi.

Il Marocco — qualche parola prima di partire

Il Marocco deve il proprio nome proprio a Marrakech: i colonizzatori europei medievali la chiamavano “Città di Marocco” e il nome si è progressivamente esteso all’intero paese. Il nome originale in lingua tamazight è Mur-Akush, che significa “Terra di Dio” — attribuito alla città dal suo fondatore, Yusuf Ibn Tashfin, nell’XI secolo.

Il paese ha una storia stratificata su millenni: berberi (o Imazighen, uomini liberi, come preferiscono definirsi), fenici, cartaginesi, romani, vandali, arabi, portoghesi e francesi hanno lasciato tracce visibili ancora oggi nell’architettura, nella cucina e nella lingua. Le lingue ufficiali sono l’arabo e il tamazight – o berbero, se preferite, ma il francese è parlato quasi ovunque. Non è raro incontrare persone che capiscono anche l’italiano, soprattutto nelle zone più frequentate dai turisti.

Nella valle del Dades tra le rocce rosse - itinerario in Marocco
Nella valle del Dades tra le rocce rosse

La religione è l’Islam, e questo scandisce ritmi e spazi in modo molto concreto: il richiamo alla preghiera del muezzin è una colonna sonora costante, anche se mi è sembrata più discreta che in altre città, i mercati rallentano nel venerdì, e durante il Ramadan il paese si trasforma in qualcosa di diverso. Non è uno scenario esotico da osservare da lontano: è semplicemente come funziona questo posto, e vale la pena capirlo prima di arrivarci.

Per chi viaggia dall’Italia, non è richiesto il visto per soggiorni fino a tre mesi. La moneta è il dirham marocchino (MAD), non convertibile fuori dal paese: cambiate all’arrivo e tenete sempre del contante, perché buona parte degli acquisti nei mercati si paga in cash e la contrattazione è una pratica normale, quasi un rito, senza drammi e senza esagerazioni, anche se a prima vista è così vi può sembrare.

L’itinerario giorno per giorno

Partiamo insieme per questo viaggio!!

Giorni 1-3: Marrakech, l’inizio del viaggio

Il nostro Riad a Marrakech
Il nostro Riad a Marrakech

Il viaggio, per noi, comincia con tre giorni dedicati interamente a Marrakech, prima che il gruppo per il tour del Sud si formi. L’aeroporto di Marrakech-Menara è a pochi minuti dalla medina, e già il trasferimento verso il riad racconta qualcosa della città: strade che si restringono, scooter che si infilano ovunque, carretti trainati da muli che coesistono con SUV di lusso, in una logica che all’inizio sembra assente e che dopo qualche ora comincia ad avere senso.

In questi tre giorni ho visitato le Tombe dei Saaditi, la Koutoubia, il Palazzo Bahia e la Djemaa El Fna, ho provato un hammam tradizionale, mi sono perso più volte nei souk e ho scoperto che i gatti, a Marrakech, sono i veri padroni. Il terzo giorno ho anche incontrato le compagne di viaggio con cui avrei condiviso il resto del tour: Alessandra, Sara, Silvia e Valeria, oltre, ovviamente, a Sabrina.

Ho dedicato un articolo intero a questi tre giorni, con tutti i dettagli pratici su cosa vedere, dove mangiare, quale hammam scegliere e quali quartieri vale la pena esplorare lontano dalla piazza principale: Cosa vedere a Marrakech: leggi l’articolo completo → Cosa vedere a Marrakech in tre giorni: tra medina, hammam e kasbah.

Qui mi fermo e riparto da dove l’avventura nel Sud comincia davvero.

Ristorante Medina Food Dabachi Chez Cherif a Marrakech
Ristorante Medina Food Dabachi Chez Cherif a Marrakech

Giorno 4: Da Marrakech ad Ait Ben Haddou e Dades attraverso il passo Tizin’Tichka

La mattina presto si parte verso sud. La strada per Ouarzazate e per le kasbah del profondo Sud passa obbligatoriamente attraverso l’Alto Atlante e il passo Tizin’Tichka a 2.260 metri di quota. Il paesaggio cambia in modo quasi teatrale: si sale tra tornanti stretti e villaggi berberi aggrappati alle pareti rocciose, si attraversano pianori che d’inverno si ricoprono di neve e d’estate diventano color ocra, e poi si scende verso il versante sud della catena montuosa, dove la vegetazione sparisce e i colori si spostano verso il rosso e il beige.

Ait Ben Addou o Ait Ben Hoddou
Ait Ben Haddou, nota come set cinematografico di film cosiddetti “Kolossal”

La sosta principale della giornata è Ait Ben Haddou, patrimonio mondiale dell’UNESCO dal 1987 e set cinematografico tra i più usati del Marocco: qui sono stati girati, tra gli altri, scene del Gladiatore, del Vento del Leone e di Game of Thrones. La kasbah — più correttamente un ksar, ovvero un villaggio fortificato — è costruita interamente in pisé, una tecnica edilizia tradizionale berbera che usa argilla e paglia. Vista dall’esterno, dall’altra sponda del fiumiciattolo, ha una silhouette che sembra disegnata. Vista dall’interno, con i vicoli che salgono fino alla torre sommitale, è qualcosa di diverso: più antico, più reale, più vissuto.

Nella valle del Dades tra le rocce rosse delle Monkey Fingers.
Nella valle del Dades tra le rocce rosse delle Monkey Fingers.

Si pranza davanti alla kasbah e poi si riparte verso la Valle del Dades, dove si pernotta in un riad locale. Il tramonto sulle montagne che chiudono la valle a nord vale la fatica della giornata.

Giorno 5 — Le Gole del Todra e le dune di Merzouga

Si parte verso Tinghir e da lì si risale la valle fino alle Gole del Todra, dove un fiume ha inciso nella roccia calcarea un corridoio stretto fino a 10 metri, con pareti che arrivano a 300 metri di altezza. L’effetto è notevole, i locali vendono ceramiche e stoffe ai lati del canyon e ci sono ristoranti con i tavoli praticamente dentro al fiume. Il posto è turistico, ma la roccia sopra la testa è comunque uno spettacolo impagabile.

Gole del Todra - itinerario in Marocco
Gole del Todra – itinerario in Marocco

Nel pomeriggio si riprende la strada verso est, attraverso la steppa desolata dell’entroterra marocchino, fino ad arrivare a Erfoud, capitale dei datteri e dei fossili. Non mancherete di visitare uno dei negozi locali dove vi sentirete praticamente proiettati indietro di qualche centinaio di migliaio di anni – quando va bene – di qualche milione in altri casi. Trilobiti e ammoniti come se piovesse!

Vi sentirete in dovere di comprarne almeno una, per metterla nel vostro cimitero casalingo.

Spoiler: per una volta ho resistito alla tentazione… poteva cadere il diluvio..

E poi via! Alle dune dell’Erg Chebbi vicino a Merzouga. Se riuscite ad arrivare prima del tramonto, le dune — alcune delle quali superano i 150 metri di altezza — prendono una luce che va dall’arancio al viola nel giro di pochi minuti.

Ci aspettavano i cammelli: un’esperienza tanto intrigante quanto scomoda, ma che rifarei subito. Avvicinarsi al campo tendato sulla schiena di questi quadrupedi, nel silenzio del deserto e con i colori del tramonto, è un’esperienza che non ha paragoni.

Questi giganti dondolano e vi fanno sentire subito dei veri esploratori del deserto. Dopo una mezz’oretta un po’ meno esploratori. Durante le discese anche un po’ imbranati. Il giorno dopo distrutti e con il corpo dolorante.

Ma ne vale la pena!

E poi scende la sera: il cielo è uno di quelli che vi faranno rammaricare di abitare in città.

Si cena in campo tendato con musica berbera, attorno a un fuoco e poi tutti a nanna!

Dune di Erg Chebbi - Merzouga - Deserto del Sahara
Dune di Erg Chebbi – Merzouga – Deserto del Sahara

Giorno 6 — L’alba nel Sahara

Se non ci sono nuvole un cammelliere sveglia il campo prima dell’alba e accompagna i più svegli (o i più coraggiosi) fino alla cima della duna principale per assistere all’aurora verso il confine algerino.

C’erano le nuvole, che non coprivano il cielo, ma solo il sole nascente.

Ci alziamo ugualmente. La salita sulla sabbia fine è moderatamente faticosa. La vista sul Sahara che si illumina lentamente, dal buio al blu al rosa all’oro, però, compensa ogni sforzo.

Si torna al campo per la colazione nella tenda berbera e poi si riparte.

E qui si inserisce un capitolo che non avrei pensato di scrivere. La sera prima ci avevano proposto di fare il rientro con il quad attraverso le dune. Il prezzo non era un fattore determinante, poche decine di euro, ma io avevo detto che non mi interessava.

Visto, poi, che Sabrina odia la velocità, attraversare il deserto su un quad a passo d’uomo non è una delle esperienze che uno sogna 😀.

Ma Valeria voleva provare l’esperienza del quad e cercava un’autista. Con il mio spirito da salvatore dell’umanità e anche un po’ di sano “machistico” orgoglio, a quel punto mi sono proposto. Forse è stata solo un’occasione per giustificare di aver contravvenuto alle mie affermazioni, ma a dirla tutta, un po’ di curiosità mi era venuta.

Ed è veramente una sorpresa: dopo aver preso confidenza con il mezzo, passiamo un’ora a salire e scendere le dune a velocità (per me) folli, divertendoci come due bambini.

Dopo l’esperienza ludica è ora di tornare. Il percorso della giornata passa per le Gole del Todra (già visitate) per un pranzo nella zona, poi si risale verso Ouarzazate attraverso SkouraBoumalne Dades. Arrivo a Ouarzazate in serata per cena e pernottamento.

Giorno 7 — Ouarzazate e ritorno verso Marrakech

Ouarzazate è chiamata la “Hollywood del Marocco” per i numerosi studi cinematografici che si trovano ai margini della città. La sua kasbah principale, la Kasbah Taourirt, è stata una delle residenze del Glaoui, il pascià di Marrakech che fu una figura chiave del protettorato francese nel XX secolo. Dalla terrazza della residenza si vede tutta la valle con le oasi che si estendono fino alle montagne.

Ouarzazate - itinerario in Marocco
Ouarzazate – itinerario in Marocco

Il ritorno verso Marrakech passa di nuovo attraverso il passo Tizin’Tichka, con una sosta lungo la strada per visitare una cooperativa femminile di produzione dell’olio di argan. L’argan è un albero endemico del Marocco sud-occidentale: l’olio estratto dai suoi semi è usato sia in cucina (ha un sapore che ricorda vagamente la nocciola tostata) che in cosmesi, proprio per quest’ultimo utilizzo è diventato famoso in tutto il mondo. Le cooperative femminili che lo producono hanno anche una funzione sociale importante in un contesto rurale tradizionale. Vale la pena di fermarsi, anche solo per capire il processo di produzione e acquistare qualcosa di genuino.

Arriviamoo a Marrakech nel tardo pomeriggio. Cena e prima serata libera per ricongiungersi con la città dopo il giro nel Sud.

Giorno 8: Ultima sera a Marrakech con il gruppo

Dopo quattro giorni tra kasbah, gole e dune, tornare a Marrakech ha quasi il sapore di un rientro a casa, anche se casa è a qualche ora di volo. La sera si chiude il viaggio insieme alle compagne conosciute il terzo giorno: una cena con calma, senza l’ansia di dover vedere altro, ripercorrendo gli episodi della settimana — il quad nel deserto, la sveglia all’alba per la duna, la spazzola rosa che Valeria ha tentato di rifilare a chiunque le capitasse a tiro.

È anche il momento in cui ci si accorge di quanto, in una settimana di kasbah e dune, ci si sia abituati alla compagnia di persone che una settimana prima non si conoscevano. Marrakech, che il primo giorno sembrava solo caotica, alla fine del viaggio appare quasi familiare.

Compagne di viaggio
Compagne di viaggio, una sosta ad Agdz, prima dell’ultimo giorno a Marrakech, alla fine del viaggio

Giorno 9: Ultima mattinata e rientro

L’ultima mattinata a Marrakech, prima del volo, si presta a tutto quello che nei giorni precedenti era rimasto fuori dal programma: un ultimo giro nei souk per gli acquisti rimasti in sospeso, un caffè con vista sulla Djemaa El Fna prima che la piazza si animi del tutto e una passeggiata senza meta per congedarsi dalla città con calma.

Il trasferimento verso l’aeroporto di Marrakech-Menara richiede pochi minuti dal centro della medina: anche con un volo nel primo pomeriggio, una mattinata intera resta disponibile per chiudere il viaggio senza l’ansia della valigia da fare in fretta.

🐼 Le Meditazioni del Panda dal Tempio di BambùScopri di più su questa rubrica

Il Deserto non è un luogo dove si parla, è un luogo dove si ascolta.

— Wo

Il silenzio: dune, cammelli, campo tendato. Poi ti lasci tentare dal quad e la poesia diventa adrenalina, il silenzio diventa rombo e il cambiamento parte dell’esperienza.

Come si arriva in Marocco dall’Italia?

Da Milano, Roma e altre città italiane ci sono voli diretti per l’aeroporto di Marrakech-Menara (RAK) con diverse compagnie, incluse alcune low cost. La durata del volo è di circa 2 ore e 45 minuti da Milano, leggermente meno da Roma. I prezzi variano considerevolmente a seconda della stagione: in primavera e autunno potete trovare tariffe ragionevoli con anticipo sufficiente, mentre luglio e agosto spingono i prezzi verso l’alto per la domanda turistica, così come le temperature del Marocco.

Qual è il periodo migliore per visitare il Marocco?

Per un itinerario che include il deserto, marzo-maggio e settembre-novembre sono i periodi più equilibrati. Le temperature durante il giorno sono piacevoli nella maggior parte delle destinazioni, le notti nel deserto sono fresche ma non gelide e le dune non riflettono il calore di luglio e agosto, quando le temperature nel Sahara possono superare i 45 gradi.

Marrakech tollera meglio l’estate rispetto al deserto, ma rimane una città calda in luglio e agosto. In inverno (dicembre-febbraio) le temperature sono miti di giorno (15-20°C) ma possono scendere notevolmente di notte, specialmente ad alta quota sul passo Tizin’Tichka, dove la neve è possibile.

Il Ramadan cambia profondamente il ritmo del paese: ristoranti chiusi durante il giorno, vita notturna intensificata, cerimonie e musica. Per chi è interessato a capire la cultura marocchina, può essere un periodo di grande interesse; per chi viaggia principalmente per la logistica del cibo e degli orari, è bene saperlo in anticipo.

Cosa portare e come organizzarsi per il deserto

Le notti nel campo tendato a Merzouga sono fresche anche nei mesi più caldi, quindi un maglione leggero è sempre utile, anche in primavera. Per la salita sulla duna all’alba conviene avere scarpe comode da togliere facilmente, perché camminare a piedi nudi sulla sabbia fine è quasi obbligatorio. Una giacca a vento aiuta contro il vento che spesso si alza proprio all’alba, quando si è più esposti in cima alla duna.

Mappa interattiva

FAQ

Quanti giorni servono per un itinerario completo in Marocco?

Nove giorni permettono di vedere Marrakech con calma, attraversare l’Alto Atlante e dedicare tre giorni piani al Sud tra kasbah e deserto. Con meno tempo si può comprimere il tour del Sud a 3 giorni, sacrificando una delle soste intermedie.

Il Marocco è sicuro per i viaggiatori italiani?

Il Marocco è considerato uno dei paesi più stabili del Nord Africa e riceve ogni anno milioni di visitatori europei. Come in qualsiasi destinazione turistica, è opportuno fare attenzione alle proprie cose nei mercati affollati e informarsi sull’evoluzione della situazione prima di partire. La Farnesina aggiorna regolarmente le schede paese sul proprio sito.

Cosa si mangia in Marocco?

La cucina marocchina è ricca e aromatica: il couscous, il tajine (stufato lento in tegame di terracotta), la bastilla (torta dolce-salata a base di pollo e mandorle), la harira (zuppa di legumi e spezie), le briouat (fagottini fritti ripieni). Il pane è onnipresente e spesso si usa al posto delle posate. Il tè alla menta — servito caldo, da amaro a molto dolce, versato dall’alto — è il rituale di accoglienza per eccellenza.

Come funziona la contrattazione nei mercati?

La contrattazione è parte integrante della cultura commerciale marocchina: il prezzo esposto o dichiarato è quasi sempre un punto di partenza. La regola informale vuole che si inizi dal 30-40% del prezzo richiesto e si tratti fino a un accordo. Non è maleducato contrattare: lo è, semmai, iniziare una trattativa e poi andarsene senza comprare dopo aver fatto abbassare molto il prezzo.

Quanto costano le escursioni nel deserto di Merzouga?

I prezzi variano molto a seconda dell’operatore e del livello di confort. Un pernottamento in campo tendato con cena, colazione e giro in cammello può andare dai 50 agli oltre 200 euro a persona. Le sistemazioni più economiche sono tendenzialmente condivise con altri gruppi; quelle più costose offrono tende private con letto comodo, bagno e possibilità di silenzio reale.

Conviene unirsi a un tour organizzato o viaggiare in autonomia?

Per il tratto Marrakech-deserto-Marrakech un tour organizzato semplifica molto la logistica, soprattutto per chi non vuole guidare sul passo Tizin’Tichka o organizzare autonomamente il campo tendato a Merzouga. È anche un’occasione concreta per condividere il viaggio con altre persone, come è successo a me.

Articolo aggiornato a maggio 2026. Le informazioni pratiche (prezzi, orari, visti) possono variare: verificate sempre prima di partire.

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