Una guida pratica e personale su cosa vedere a Marrakech, la città delle mille voci — con i posti che vale la pena cercare e qualche consiglio su cosa fare
Indice
In questo articolo:
- Marrakech si visita bene in 2 giorni pieni; il terzo giorno permette di rallentare o fare escursioni nei dintorni
- La medina è patrimonio UNESCO: il quartiere storico è percorribile a piedi ma è facile perdersi — fa parte dell’esperienza
- Un hammam è un’esperienza che consiglio: meglio prenotare, soprattutto nei periodi più turistici
- I periodi migliori per visitare Marrakech vanno da marzo a maggio e da settembre a novembre; luglio e agosto sono caldi e affollati
- Non è richiesto il visto per i cittadini italiani per soggiorni fino a tre mesi
ATTENZIONE: le indicazioni presenti negli articoli sono fornite gratuitamente a scopo divulgativo e potrebbero essere non aggiornate o incomplete. Prima di acquistare, di prenotare o di partire, consultate sempre i siti ufficiali. Alcuni link in questo articolo sono link di affiliazione (anche i link ad Amazon*). Gli articoli aggiornati o pubblicati a partire da febbraio 2024 riportano un asterisco* accanto ai link di affiliazione.
Introduzione all’itinerario in Marrakech
Marrakech è una di quelle città di cui tutti hanno sentito parlare e che, nonostante questo, riesce ancora a sorprendere. Non appena atterrate all’aeroporto Menara, qualcosa si mette in moto — un profumo, un suono, una luce che ha una qualità difficile da spiegare ma facile da riconoscere. Avevo sentito parlare di questo posto da persone che lo avevano visitato e che usavano sempre le stesse parole: “diverso”, “intenso”, “piacevolmente strano”. Non avevo idea di quanto avessero ragione.
Il nome della città, come spesso accade, dice qualcosa sulla sua storia: “Marrakech” deriva dal tamazight Mur-Akush, che significa “Terra di Dio”, nome attribuito alla città dal suo fondatore, Yusuf Ibn Tashfin, nell’XI secolo. Fu proprio da questa città che i colonizzatori europei medievali presero il nome per indicare l’intero paese — “il Marocco” è, letteralmente, “la città di Marrakech”.
Fondata dagli Almoravidi nel 1070, è stata capitale del paese in più periodi della sua storia. La medina, il nucleo storico, è patrimonio dell’UNESCO dal 1985 ed è ancora oggi il centro pulsante della città: un labirinto di vicoli, souk, moschee, palazzi e piazze che non segue nessuna logica apparente ma che, dopo qualche ora, comincia ad avere un senso tutto suo.
Quello che trovate in questo articolo è il risultato di qualche giorno passato a camminare, a perdermi, a mangiare tajine in posti scelti quasi a caso e a capire progressivamente come orientarmi. Non è una guida esaustiva e non vuole esserlo: è quello che mi porto a casa da Marrakech, insieme alla polvere sui vestiti e all’odore di cumino che ci mette qualche giorno ad andarsene.

Il Marocco — qualche parola prima di partire
Il paese ha una storia stratificata su millenni: berberi (o Imazighen, uomini liberi, come preferiscono definirsi), fenici, cartaginesi, romani, vandali, arabi, portoghesi e francesi hanno lasciato tracce visibili ancora oggi nell’architettura, nella cucina e nella lingua. Le lingue ufficiali sono l’arabo e il tamazight – o berbero, se preferite, ma il francese è parlato quasi ovunque. Non è raro incontrare persone che capiscono anche l’italiano, soprattutto nelle zone più frequentate dai turisti.
La religione è l’Islam, e questo scandisce ritmi e spazi in modo molto concreto: il richiamo alla preghiera del muezzin è una colonna sonora costante, anche se mi è sembrata più discreta che in altre città. I mercati rallentano nel venerdì, e durante il Ramadan il paese si trasforma in qualcosa di diverso. Non è uno scenario esotico da osservare da lontano: è semplicemente come funziona questo posto, e vale la pena capirlo prima di arrivarci.

Per chi viaggia dall’Italia, non è richiesto il visto per soggiorni fino a tre mesi. La moneta è il dirham marocchino (MAD), che non è convertibile fuori dal paese: cambiate all’arrivo e tenete sempre del contante, perché buona parte degli acquisti nei mercati si paga in cash.
La contrattazione è una pratica normale, quasi un rito, senza drammi e senza esagerazioni, anche se a prima vista non è così che vi può sembrare.
Cosa vedere a Marrakech giorno per giorno
Partiamo insieme per questa esplorazione della città!!
Giorno 1: Arrivo e prima visita di Marrakech soggiornando in Riad

L’aeroporto di Marrakech-Menara si trova a pochi chilometri dal centro della medina. Il trasferimento verso il riad è il primo impatto con la città: strade che si restringono progressivamente, scooter che si infilano ovunque, carretti trainati da muli che coesistono con SUV di lusso. Tutto questo in una logica che inizialmente sembra assente, ma dopo qualche ora comincia ad avere un senso.
La prima sera è perfetta per sistemarsi, fare un giro nei dintorni del riad, trovare un posto dove mangiare qualcosa di semplice — una harira (la zuppa di ceci e lenticchie che è il vero comfort food marocchino) o un tajine — e andare a dormire presto.
Il jet lag non è un problema, ma il fuso orario è un’ora indietro rispetto all’Italia, e il mattino seguente lo sentirete, come nel cambio dall’ora solare a quella legale.
Abbiamo mangiato in una piazzetta in un ristorante all’aperto, di quelli che mi piacciono particolarmente perchè hanno un po’ il gusto locale, ma strizzano l’occhio al turista, con un menu dove la scelta non si basa solo sui nomi dei piatti, ma sulle fotografie sbiadite dal tempo e dal sole. L’ambiente era piacevole, il clima perfetto, il cibo il migliore che abbia mangiato a Marrakech.
📍https://maps.app.goo.gl/EVWYPZ3opU37PqiV9

Un riad è una casa tradizionale marocchina costruita intorno a un cortile interno, spesso decorato con zellige o zellij (piccole piastrelle di ceramica smaltata, tagliate a mano in forme geometriche e assemblate come un mosaico), fontane, piante, magari una piccola piscina e qualche angolo d’ombra in cui il tempo sembra rallentare di colpo.
Dall’esterno, molti riad sono anonimi, quasi invisibili: una porta spesso stretta o bassa, un vicolo, nessuna promessa particolare. Poi entrate e si apre un piccolo mondo silenzioso, separato dal caos della medina.
In origine erano abitazioni private delle famiglie benestanti, pensate per proteggere l’intimità domestica e creare un microclima fresco anche nelle giornate più calde. Oggi molti sono stati trasformati in piccoli hotel o maison d’hôtes, spesso con poche camere e un’atmosfera molto più personale rispetto a un albergo classico.
Dormire in un riad, soprattutto a Marrakech o Fès, non è solo una scelta pratica: è un modo per entrare un po’ più dentro l’architettura, la cultura e il ritmo del Marocco.
Tombe dei Saaditi
Le Tombe dei Saaditi sono uno di quei luoghi che Marrakech sembra quasi voler nascondere fino all’ultimo. Si trovano nel quartiere della Kasbah, vicino alla Moschea Moulay El Yazid, dietro un ingresso piuttosto discreto che non lascia intuire molto di quello che vi aspetta all’interno.
Furono realizzate soprattutto alla fine del XVI secolo, durante il regno del sultano Ahmad al-Mansur, uno dei sovrani più potenti della dinastia saadita. Qui vennero sepolti membri della famiglia reale, dignitari di corte e personaggi importanti dell’epoca. Poi, come spesso succede nella storia, arrivò una nuova dinastia e il passato venne messo da parte: le tombe furono murate dagli Alawiti e rimasero quasi dimenticate per secoli, fino alla loro riscoperta nel 1917.

La parte più famosa è la Sala delle Dodici Colonne, con colonne in marmo, stucchi finissimi, legno di cedro intagliato e decorazioni geometriche che sembrano fatte apposta per ricordarvi quanto poco pazienti siamo diventati noi moderni. Non è un sito grande: la visita può richiedere meno di mezz’ora, ma vale la pena fermarsi con calma, soprattutto nei piccoli giardini funerari dove le tombe più semplici raccontano una storia meno appariscente e forse proprio per questo più interessante.
Nota: 100 dirham per l’ingresso possono sembrare tanti, soprattutto se rapportati ai 50 del Museo di Marrakech, ma credo che le spese per il recupero e la manutenzione delle tombe siano stati ingenti.
Giorno 2 — Marrakech: la medina, la Koutoubia e la Djemaa El Fna
La visita classica di Marrakech prevede una giornata intensa che porta dalla Koutoubia alla medina fino alla Djemaa El Fna, con tutto quello che sta nel mezzo.
Moschea della Koutoubia
La Moschea della Koutoubia è il punto di orientamento della città: il suo minareto alto 77 metri, costruito nel XII secolo sotto i Berberi Almohadi, è visibile da quasi ogni angolo della medina. I non musulmani non possono accedere all’interno, ma i giardini che la circondano sono piacevoli e la facciata è un buon punto di partenza visivo per capire l’architettura andaluso-marocchina.
Curiosità: una legge tutt’ora in vigore impedisce che qualsiasi edificio superi in altezza il minareto della Koutoubia, che deve rimanere l’edificio più alto della città.

Palazzo Bahia
Il Palazzo Bahia è una delle strutture più elaborate della medina. Costruito a fine XIX secolo, conta 160 stanze distribuite su una rete di cortili, giardini e passaggi che un architetto occidentale probabilmente avrebbe organizzato diversamente, ma che così — in tutta la sua apparente irrazionalità — funziona benissimo. I soffitti in cedro intagliato e i pavimenti in zellige (ceramica tradizionale marocchina a mosaico geometrico) sono la parte visivamente più notevole.

Piazza Djemaa El Fna
La Djemaa El Fna (o Jemaa) è la piazza principale della medina ed è, di fatto, il motivo per cui molte persone vengono a Marrakech.
L’origine del nome Djemaa el-Fna è incerta. La traduzione più popolare sarebbe quella di “assemblea dei morti”, forse per il ricordo delle esecuzioni pubbliche, ma un’altra lettura lo collega a una moschea mai completata o scomparsa: jamaa significa infatti anche “moschea”, mentre fna richiama l’idea di rovina, fine o annientamento. In entrambi i casi, il nome conserva un’ombra antica che contrasta magnificamente con la vitalità quasi teatrale della piazza di oggi.
Di giorno ospita venditori di succhi di arancia o di canna da zucchero, acrobati, incantatori di serpenti e ammaestratori di scimmie, musicisti e pesatori di persone .

Sì, pesatori di persone! Non tutti a Marrakech hanno una bilancia in casa e alcuni, i più intraprendenti , portano in piazza la propria. Chiedono solo qualche dirham per permettere a chi non ha una bilancia in casa di tenere sott’occhio il peso forma. Soddisfano un bisogno.

Di sera, quando il sole scende, i carretti del cibo si moltiplicano e l’odore di carne alla brace, cumino e zenzero si mescola al fumo, alla musica e al rumore di fondo di una città che non abbassa il volume. I souk si estendono a nord della piazza in un labirinto di vicoli, ognuno con la propria specializzazione: cuoio, spezie, lampade, tessuti, ceramiche.

É facile perdersi nel senso letterale del termine. Affidatevi al vostro senso dell’orientamento o, in alternativa, accettate che perdersi è parte dell’esperienza.
San* Google Maps, il Santo protettore dei turisti in difficoltà, comunque, è sempre un’ultima ancora di salvezza alla quale affidarsi. Questo almeno fino alle 10 di sera, quando alcuni portoni del souk si chiudono, senza che il Santo ne sia informato, costringendovi ad improbabili ghirigori sulla carta geografica. (*San è inteso in senso ironico e senza offesa per i Santi veri).
Dopo San Francesco (per il suo amore per gli animali) e Ganesha, uno dei miei compagni di viaggio preferiti.

Esperienza in un Hammam
Dopo una giornata nella medina, un hammam non è solo una buona idea: è quasi una forma di sopravvivenza urbana. Marrakech vi cammina addosso, vi riempie di polvere, profumi, voci, spezie, fumo e contrattazioni. L’hammam rimette tutto in ordine, o almeno ci prova.
Infatti, per smentire quello che ho detto, noi ci siamo andati di mattina.
L’hammam tradizionale marocchino non nasce come spa, ma come bagno pubblico e rito sociale. Per secoli è stato il luogo in cui ci si lavava, ci si incontrava, si chiacchierava e si usciva con la pelle nuova.
Il rituale classico prevede vapore caldo, sapone nero, scrub con il guanto kessa e risciacquo finale. Poco importa se il guanto kessa è di pura plastica e se non è in materiale naturale. Fa il suo lavoro e questo è ciò che conta!
Lo scrub è la parte più memorabile e sorprendente: scoprirete che il vostro corpo produce quantità di pelle morta che non sospettavate e forse non volevate sapere.
Nella mia zona si chiama “grëp” (dove la “e” esce come un suono gutturale): lo sporco che si accumula e che si vede in chi non si lava da tempo immemore.
Ecco, è proprio quello che vedrete uscire dal vostro corpo, anche se vi lavate ogni giorno, regolarmente.
A Marrakech trovate hammam molto locali, semplici e separati per uomini e donne e hammam più curati, spesso all’interno di riad o piccole spa. Se è la vostra prima esperienza e volete qualcosa di tradizionale ma più accessibile, vi consiglio il Pure Bliss Spa & Traditional Hammam, collegato al Bliss Riad. È in una zona comoda della medina, non lontano dai percorsi più battuti, ma abbastanza riparato da farvi dimenticare per un po’ il rumore dei motorini.
📍 https://maps.app.goo.gl/mcQBjX2R8fdVewwT7

Qui l’esperienza è più ordinata rispetto a un hammam popolare: ambienti curati, trattamenti prenotabili, personale abituato ai viaggiatori e possibilità di combinare hammam e massaggio, anche di coppia. Non sarà l’hammam più “local” della città, ma a volte va bene anche così. Non sempre serve dimostrare qualcosa al mondo: ogni tanto basta farsi lavare via la polvere del viaggio con dignità e uscire profumati di argan, sapone nero o di rosa.
Vi consiglio di prenotare, soprattutto nei periodi più turistici, e di non fissare l’hammam troppo tardi se poi avete una cena con spettacolo. Dopo il trattamento potreste avere la reattività di un gatto al sole, e non è detto che sia un male.
Abbiamo provato anche Le Bain de Kasbah, vicino alle tombe dei Saaditi, ma la mia impressione è stata più da “catena di montaggio”, al contrario del Bliss che mi è sembrato più emozionale.

La Farmacia dell’Argan — ovvero: come non comprare quello che non vi serve
Prima o poi, camminando per la medina, qualcuno vi fermerà con gentilezza disarmante e vi proporrà di entrare in una “cooperativa” o “farmacia berbera” per una dimostrazione gratuita dei prodotti all’argan. L’argan è reale, ha proprietà documentate, e alcune delle botteghe che lo vendono sono oneste. Il meccanismo della dimostrazione gratuita è invece un classico della vendita a pressione soft, rodato e collaudato: si entra per curiosità, si esce con cinque prodotti che non si sapeva di volere.
Questo non significa che dobbiate evitare queste botteghe — significa che è utile entrarci sapendo già cosa state facendo. Se siete interessati all’olio d’argan, al burro di karité o ai saponi, è un’esperienza curiosa e i prodotti, se scelti con attenzione, sono di buona qualità. Se invece non avete intenzione di comprare niente, la parola più efficace è “shukran” (grazie in arabo) pronunciata con un sorriso, prima ancora che la dimostrazione cominci.
L’olio d’argan cosmetico (da non confondere con quello alimentare, che ha un sapore deciso e si usa sul pane o nel cous cous) è uno dei souvenir più sensati da portare a casa: non pesa, non si rompe, non deperisce facilmente. Se volete comprarlo, confrontate i prezzi in almeno due posti diversi e chiedete sempre se è puro al 100% o miscelato.
La cena in rooftop
Per la cena ci siamo imbattuti in un ristorante supermenzionato da Tripadvisor. L’insegna colorata invitava ad entrare. La coda fuori anche. Volevamo mangiare sul tetto, ma abbiamo accettato di entrare anche se c’era posto solo sul mezzanino. Era una prassi: si entra, ci si accomoda al mezzanino, portano un tè e, poi se volete, vi spostano sul tetto, dove non si gode di una vista panoramica, ma si gode di una bella cena all’aperto.

Il cibo è buono: tajine di pollo e spiedini. Abbiamo condiviso il tavolo con due simpatici ragazzi tedeschi, abbiamo fatto un po’ di conversazione e li abbiamo aiutati col francese del cameriere e poi a nanna, una bella serata!
📍 https://maps.app.goo.gl/9EktjYWhqtdSYktPA
Giorno 3 — La Medersa Ben Youssef, il Jardin Secret e le compagne di viaggio
La mattina del terzo giorno è quella giusta per entrare nella parte più coinvolgente della medina, quella che sta a nord della Djemaa El Fna e che molti visitatori sfiorano senza entrarci per davvero. Il ritmo è diverso da quello del giorno precedente: meno piazza, più vicolo. Meno spettacolo, più vita vera.
Il terzo giorno abbiamo incontrato le nostre compagne di viaggio e con loro abbiamo condiviso una bella visita guidata, oltre che il resto dell’itinerario attraverso il Marocco.
Da subito si è creata una bella intesa, che ci ha accompagnati per tutto il viaggio

La Medersa Ben Youssef
La Medersa Ben Youssef è la più grande scuola coranica del Maghreb medievale e, per chi viene dall’Europa, è probabilmente l’edificio più sorprendente di tutta Marrakech. Non per le dimensioni — che pure sono notevoli — ma per la qualità maniacale della decorazione: zellige al piano basso, stucco traforato al piano intermedio, cedro intagliato in alto. Tre registri sovrapposti, tre materiali diversi, zero concessioni alla semplicità.

Fu fondata nel XIV secolo sotto il sultano merinide Abu al-Hassan, poi ampliata e quasi completamente ricostruita nel XVI secolo dai Saadiani, la dinastia che trasformò Marrakech nella capitale di un impero che si estendeva fino al Sahara. Per cinque secoli ha ospitato studenti provenienti da tutto il mondo islamico — fino a ottocento alla volta, in celle di pochi metri quadrati affacciate sul cortile centrale. Chiusa nel 1960, è stata restaurata e riaperta come sito storico nel 1982.

Il cortile centrale è il cuore dell’edificio: una vasca riflettente al centro, colonne di marmo, archi a ferro di cavallo e, tutto intorno, le facciate decorate fino all’inverosimile. La luce del mattino, quando entra obliqua dagli archi superiori trasforma una fotografia in qualcosa che assomiglia a un ricordo prima ancora di essere scattata.
Vale la pena salire ai piani superiori per vedere le celle degli studenti: piccole, austere, con una finestra che si apre sul cortile. Ci vuole un’oretta per visitarla con calma, senza correre.
Il Jardin Secret
A poca distanza dalla medersa, incastonato in un angolo della medina che niente dall’esterno lascia intuire, c’è il Jardin Secret. Il nome è leggermente teatrale, ma non del tutto immeritato: dall’esterno si vede solo un portale. Dall’interno, ci si ritrova in due giardini separati da un padiglione centrale, progettati secondo i principi del giardino islamico tradizionale — acqua, simmetria, ombra, profumo.
Il sito è stato restaurato a partire dal 2008 dopo decenni di abbandono e riaperto al pubblico nel 2016. L’impianto originale risale probabilmente al XVI secolo, periodo in cui questa zona della medina era occupata da un grande palazzo nobiliare. Quello che si vede oggi è una ricostruzione attenta, non una reinvenzione: le essenze vegetali, le fontane e i canali di irrigazione seguono gli schemi documentati dell’epoca.
Non è il posto più fotografato di Marrakech, e forse è proprio questo il suo pregio. Se arrivate al mattino presto, potreste trovarlo quasi deserto. C’è anche una terrazza panoramica sulla torre centrale, con una vista insolita sui tetti della medina — lontana dal baccano della piazza.

Il pranzo — e la pausa necessaria
Dopo la medersa e il giardino, la medina vi avrà camminato addosso abbastanza da meritare una pausa. I ristoranti nei vicoli intorno alla Ben Youssef sono generalmente meno turistici di quelli della Djemaa El Fna: i prezzi sono più bassi e il cous cous del venerdì — se ci siete di venerdì — è un appuntamento che vale la pena non mancare. Il cous cous è tradizionalmente il piatto del venerdì in tutto il Maghreb, il pasto della famiglia allargata, quello che si prepara in grandi quantità e si condivide. Trovarlo in un ristorante di quartiere è un’esperienza diversa dall’assaggiarlo in un locale da cento coperti sulla piazza principale.
Nel pomeriggio, se l’energia regge, la zona dei souk è ancora lì che vi aspetta. Altrimenti, nel riad vi aspetta quasi sicuramente una piccola piscina.
Museo di Marrakech
Il Museo di Marrakech si trova nel cuore della medina, a poca distanza dalla Medersa Ben Youssef, ed è ospitato nel Palazzo Dar Menebhi, una residenza di fine Ottocento costruita per una delle famiglie più influenti della città. Anche qui, come spesso accade a Marrakech, la facciata esterna non prepara davvero a quello che trovate dentro: si entra da una porta piuttosto sobria e all’improvviso ci si ritrova in un grande cortile centrale coperto, con zellige, stucchi, legno dipinto e un lampadario enorme che sembra lì per ricordarvi che la sobrietà, in certi palazzi, non era esattamente la priorità.
Il museo ospita una collezione abbastanza varia ed a prima vista un po’ arraffazzonata: oggetti tradizionali marocchini, ceramiche, gioielli, armi, tessuti e opere d’arte contemporanea. Non è forse il museo più ordinato o didattico che visiterete nella vita, ma ha un pregio importante: permette di vedere dall’interno l’architettura di una grande dimora cittadina e di capire meglio il rapporto marocchino tra spazio privato, decorazione e rappresentazione sociale.

Se avete già camminato abbastanza nei souk e avete bisogno di un luogo chiuso, fresco e un po’ più silenzioso, il Museo di Marrakech è una buona pausa culturale.
Non aspettatevi pannelli infiniti e percorso obbligato: prendetelo piuttosto come un palazzo da attraversare con curiosità, lasciando che siano i dettagli a parlare.
Cena in un ristorante con spettacolo
Ok, adesso è tempo di una bella cena in ristorante con spettacolo nella medina, come lo storico Dar Essalam, il ristorante di Hitchcock.
Il cous cous e la tajine sono piatti che amerete, ma dopo qualche giorno farete carte false per una pizza.
I gatti di Marrakech
Se non vi piacciono i gatti non andate a Marrakech.
I gatti di Marrakech sono come i cani di Bangkok: una immagine silenziosa, onnipresente e discreta, l’anima essenziale della città. I gatti sono i veri padroni di Marrakech.
Sono ovunque, belli, brutti, malati, sani, discreti, invadenti, ce ne sono di ogni tipo. Dormono sulle sedie dei ristoranti, ti saltano in braccio quando mangi, ti salutano nei vicoli con un miagolio insistente oppure semplicemente ti ignorano con aria di altezzosa indifferenza.
Sono lo specchio della città: sornioni e pronti a balzare per un pezzo di carne (sì, di carne, possibilmente speziata, il pane lo potete mangiare voi se vi piace).
Non vedrete cani per strada, sono considerati come animali non puri e solo poche persone ne possiedono uno, che tengono di solito in casa.
I gatti: amateli o odiateli, ma loro restano al proprio posto, incuranti del vostro giudizio, del caldo, dello sporco e dei motorini che li sfiorano, ma non si osano toccarli.

Cosa fare a Marrakech in 2-3 giorni?
🐼 Le Meditazioni del Panda dal Tempio di BambùScopri di più su questa rubrica
Perdetevi nei vicoli per ritrovare un senso ai sensi..
…. forse questa non mi è venuta bene … ma d’altro canto ve l’avevo detto che ogni tanto entro in modalità guru e allora è tempo di scappare…
Itinerario A — La città in profondità: medina, quartieri e palazzi
Chi ha già visto la Djemaa El Fna e la Koutoubia può dedicare questi due giorni ai posti che si visitano di meno ma che meritano più tempo.
Il Museo Dar Si Said ospita una delle collezioni più complete di arti decorative marocchine, con tappeti berberi, legni intagliati, ceramiche e gioielli che raccontano le tradizioni artigianali del paese in modo più sistematico di quanto non faccia il mercato. Il Museo della Confluenza (Musée des Confluences Dar El Bacha), allestito nell’antico palazzo del Glaoui nel quartiere della medina, ha invece un approccio più narrativo sulla storia culturale marocchina.
Il quartiere della Mellah, storico quartiere ebraico di Marrakech, è uno di quei posti che si trovano difficilmente nelle guide ma che hanno una qualità architettonica notevole: i balconi in legno sporgenti, le finestre elaborate e la struttura urbana diversa rispetto al resto della medina raccontano una storia di convivenza e separazione che vale la pena conoscere.
I Giardini Majorelle, creati dal pittore francese Jacques Majorelle negli anni Trenta e acquistati da Yves Saint Laurent nel 1980, sono visivamente distinti da tutto il resto della città: un giardino botanico con palme, cactus e piante esotiche, dominato da quel particolare shade di blu intenso chiamato “Majorelle blue”. Affollati come quasi tutto a Marrakech, ma in modo sopportabile se arrivate all’apertura.

Itinerario B — Benessere e hammam: il Marocco che non si vede
Oltre agli hammam che ho sperimentato personalmente, l’Hammam Dar El Bacha, nel cuore della medina, è uno dei più antichi e ben conservati della città. È stato aperto al pubblico dopo un lungo restauro e offre sia sessioni tradizionali che trattamenti più elaborati.
Un giorno di benessere a Marrakech potrebbe prevedere: hammam al mattino, pranzo leggero nella medina, pomeriggio ai giardini o in una passeggiata senza meta, e cena in un ristorante con terrazza sulla piazza. È un ritmo completamente diverso rispetto al tour nel Sud, e il contrasto è parte dell’esperienza.
Per chi vuole qualcosa di più strutturato, diversi riad offrono trattamenti con prodotti a base di argan e rose — la vicina Valle del Dadès è famosa per la coltivazione di rose da cui si estrae l’acqua di rose usata in molti prodotti cosmetici tradizionali.
Itinerario C — Fuori dai circuiti: Marrakech meno fotografata
Taroudant, a circa tre ore a ovest di Marrakech, è spesso descritta come “la piccola Marrakech” — una medina ben conservata, mura in pisé che riflettono la luce del tramonto, e un’atmosfera decisamente meno turistica. Vale una giornata di escursione se avete energia e voglia di guidare o prendere un autobus.
El Kelaa des Mgouna, nel cuore della Valle delle Rose, è raggiungibile in circa 3-4 ore da Marrakech. Il paese è famoso per il festival delle rose di maggio, ma anche fuori stagione i campi coltivati e la produzione di acqua di rose offrono qualcosa di diverso rispetto al circuito principale.
Per chi preferisce restare in città, il mercato di Rahba Kedima (piazza delle Spezie) è un buon contraltare ai souk più frequentati: si trovano erbe medicinali, pelli di animali, candele di cera d’api e oggetti usati dalla medicina tradizionale berbera. Non è un posto da cartolina, ma è uno di quei luoghi che dicono qualcosa di vero su come funziona una città.
Come si arriva a Marrakech dall’Italia?
Da Milano, Roma e altre città italiane ci sono voli diretti per l’aeroporto di Marrakech-Menara (RAK) con diverse compagnie, incluse alcune low cost. La durata del volo è di circa 2 ore e 45 minuti da Milano, leggermente meno da Roma. I prezzi variano considerevolmente a seconda della stagione: in primavera e autunno potete trovare tariffe ragionevoli con anticipo sufficiente, mentre luglio e agosto spingono i prezzi verso l’alto per la domanda turistica.
Non esiste un collegamento ferroviario diretto tra l’aeroporto e il centro della medina. Le opzioni sono il taxi (tariffa fissa concordata prima di partire, intorno ai 100-130 dirham per il tragitto verso la medina), i bus urbani della rete cittadina o il transfer organizzato dall’alloggio, che molti riad offrono su richiesta.
Qual è il periodo migliore per visitare il Marocco?
Per un itinerario che include il deserto, marzo-maggio e settembre-novembre sono i periodi più equilibrati. Le temperature durante il giorno sono piacevoli nella maggior parte delle destinazioni, le notti nel deserto sono fresche ma non gelide e le dune non riflettono il calore di luglio e agosto, quando le temperature nel Sahara possono superare i 45 gradi.
Marrakech tollera meglio l’estate rispetto al deserto, ma rimane una città calda in luglio e agosto. In inverno (dicembre-febbraio) le temperature sono miti di giorno (15-20°C) ma possono scendere notevolmente di notte, specialmente ad alta quota sul passo Tizin’Tichka, dove è possibile trovare la neve.
Il Ramadan cambia profondamente il ritmo del paese: ristoranti chiusi durante il giorno, vita notturna intensificata, cerimonie e musica. Per chi è interessato a capire la cultura marocchina, può essere un periodo di grande interesse; per chi viaggia principalmente per la logistica del cibo e degli orari, è bene saperlo in anticipo.
Cosa fare nei dintorni di Marrakech
Essaouira — circa 2 ore e mezza a ovest — è una città costiera sull’Atlantico con una medina patrimonio UNESCO, famosa per l’artigianato del legno di thuya e per il vento costante che la rende una meta apprezzata da chi pratica windsurf e kitesurf. Offre un contrasto bello con Marrakech: strade più larghe, aria di mare, gatti ovunque.
Imlil e il Monte Toubkal — circa un’ora e mezza a sud — è il punto di partenza per le escursioni sull’Atlas, inclusa la salita al Toubkal (4.167 m), la cima più alta del Nord Africa. Anche chi non intende scalare può passare una giornata in montagna, a piedi tra villaggi berberi, con panorami molto diversi rispetto al resto dell’itinerario.
Ouirgane, nella Valle dell’N’Fis nell’Alto Atlante, è raggiungibile in circa un’ora da Marrakech e offre paesaggi montani, piccoli alberghi e la possibilità di camminare tra foreste di querce e ulivi selvatici.
FAQ
Quanti giorni servono per visitare Marrakech?
Marrakech merita almeno due giorni pieni per una visita non superficiale: un giorno per la Djemaa El Fna, i souk e il Palazzo Bahia, un secondo per i Giardini Majorelle, l’esperienza dell’hammam e qualche quartiere meno turistico. Con un terzo giorno si possono aggiungere escursioni ai dintorni o semplicemente rallentare.
Il Marocco è sicuro per i viaggiatori italiani?
Il Marocco è considerato uno dei paesi più stabili del Nord Africa e riceve ogni anno milioni di visitatori europei. Come in qualsiasi destinazione turistica, è opportuno fare attenzione alle proprie cose nei mercati affollati e informarsi sull’evoluzione della situazione prima di partire. La Farnesina aggiorna regolarmente le schede paese sul proprio sito.
Cosa si mangia in Marocco?
La cucina marocchina è ricca e aromatica: il couscous del venerdì, il tajine (stufato lento in tegame di terracotta), la bastilla (torta dolce-salata a base di piccione o pollo e mandorle), la harira (zuppa di legumi e spezie), le briouat (fagottini fritti ripieni). Il pane (khobz) è onnipresente e spesso serve da posate. Il tè alla menta — servito caldo, molto dolce, versato dall’alto — è il rituale di accoglienza per eccellenza.
Come funziona la contrattazione nei mercati?
La contrattazione è parte integrante della cultura commerciale marocchina: il prezzo esposto o dichiarato è quasi sempre un punto di partenza. La regola informale vuole che si inizi dal 30-40% del prezzo richiesto e si tratti fino a un accordo. Non è maleducato contrattare: lo è, semmai, iniziare una trattativa e poi andarsene senza comprare dopo aver fatto abbassare molto il prezzo.
È necessario prenotare l’hammam in anticipo?
Per gli hammam più conosciuti e strutturati — come il Pure Bliss Spa collegato al Bliss Riad o il Dar El Bacha — vale la pena prenotare, soprattutto nei fine settimana e nei periodi di alta stagione. Gli hammam di quartiere più tradizionali generalmente non richiedono prenotazione, ma è utile informarsi sugli orari separati per uomini e donne.
Articolo aggiornato a maggio 2026. Le informazioni pratiche (prezzi, orari, visti) possono variare: verificate sempre prima di partire.
Per saperne di più sull’Africa
Benvenuto nella sezione dedicata ai Viaggi in Africa! Qui troverai ispirazione, consigli pratici e racconti autentici per scoprire il continente africano in tutte le sue sfumature.
Dalle maestose savane del Serengeti, alle foreste dell’Uganda, alle spiagge incontaminate dell’Oceano Indiano, ai parchi naturali ricchi di fauna selvatica, ogni articolo ti guiderà alla scoperta di luoghi straordinari, culture affascinanti e tradizioni millenarie.
Che tu sogni un safari avventuroso, un viaggio culturale o una fuga rilassante, questa categoria è il punto di partenza ideale per organizzare la tua prossima esperienza africana. Preparati a lasciarti sorprendere dalla varietà, dalla bellezza e dall’energia di un continente tutto da esplorare!
Se vuoi un’idea per una prima avventura africana leggi l’articolo sul Parco Nazionale Kruger, Sudafrica, puoi anche curiosare tra gli ultimi articoli pubblicati, oppure scegliere dall’elenco a fondo pagina. E mi raccomando, dai un’occhiata a cosa mettere in valigia: la lista da stampare per il viaggio perfetto. Puoi anche stamparla e compilarla offline!
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I leoni del Serengeti e la migrazione degli gnu, I gorilla di montagna del parco di Bwindi in Uganda, Safari avventura nel delta dell’Okawango, Gorilla a Bai Hoku in Repubblica Centrafricana, Caccia con le reti con i pigmei ba’aka, Primati in Uganda: gorilla e tante altre specie.

Puoi leggere anche delle esperienze di volontariato alla Pediatria di Kimbondo in Repubblica Democratica del Congo: Volontario Pediatria di Kimbondo Rep. Dem. del Congo, Primi giorni alla Pediatria di Kimbondo, RD del Congo, Fabbrica di fiammiferi in Congo ma ce ne sono tanti altri.
Arrivederci presto!
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