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Haenyeo, le donne pescatrici dell’isola di Jeju in Corea

AsiaHaenyeo, le donne pescatrici dell'isola di Jeju in Corea

Haenyeo, vita e coraggio delle donne del mare della Corea del sud

Le Haenyeo (che si legge “hen-io”) sono donne pescatrici che vivono sull’isola di Jeju (che si legge più o meno “gegiou”). Queste donne del mare apprendono il mestiere da giovani e quando raggiungono il pieno della maturità lavorativa riescono a tuffarsi ed a restare in apnea sott’acqua fino a due minuti.

Chi ha mai provato a fare apnea in acqua può capire che due minuti senza respirare, immersi nelle gelide acque dell’oceano, sono un tempo interminabile.

Visto sotto un altro punto di vista due minuti sono veramente pochi per tuffarsi, nuotare fino a raggiungere i fondali profondi a volte fino a venti metri, cercare e trovare ricci, polpi e abaloni, a volte staccarli dalle rocce e risalire con il pescato.

Lettura consigliata: Figlie del Mare di Mary Lynn Bracht, spunto per questo e per un altro articolo sulle donne di conforto coreane (di prossima pubblicazione).

Recentemente l’isola di Jeju è diventata famosa per la citazione del giocatore 067 nell’episodio della serie Tv Squid Game, prodotta da Netflix e discussa per i suoi contenuti.

Tempo di lettura stimato: 11 minuti

Facciamo un passo indietro come nasce la ricerca su Haenyeo

Come sono giunto alla storia delle Haenyeo? Diciamo che tutto ciò che è Oriente mi affascina.

Ci sono arrivato un po’ tardi, ma l’infatuazione non è meno intensa. Per recuperare il tempo perduto mi sono buttato nella lettura di tutto ciò che riguarda l’Oriente: Giappone, Cina, Corea, Indonesia, India (un po’ meno ad oriente, ma sempre ad est).

Fra le tante letture, non tutte interessanti, non tutte coinvolgenti, recentemente ho letto un bellissimo libro che si intitola Figlie del Mare. A dirla tutta, come faccio quasi sempre non ho letto il libro, ma ascoltato l’audiolibro su Audible e sarà per la storia, sarà per come è narrato, mi ha profondamente colpito, tanto da voler approfondire e condividere la mia ricerca.

Ma ritorniamo alle Haenyeo

Haenyeo in immersione, fotografia per cortese concessione Jeju Haenyeo Museum

Resistere alla modernità, una sfida per tutte le culture

Questo mestiere tradizionale sta soccombendo alla modernità. Se da una parte l’Unesco ha dichiarato le Haenyeo patrimonio immateriale dell’umanità, dall’altra il miraggio di una vita agiata e di una carriera più in linea con i tempi, fa sì che meno ragazze siano disposte a dedicare la loro esistenza a svolgere un lavoro così duro

Dov’è l’isola di Jeju, patria delle Haenyeo

L’isola di Jeju, lunga circa 73 km è la più grande isola della Corea del Sud e si trova a circa un centinaio di chilometri a sud del lembo più meridionale della penisola coreana, a ovest del Giappone Meridionale e a nordest di Shanghai, Cina.

L’isola, di origine vulcanica è costituita principalmente da basalto e lava ed è dominata dal monte Hallasan, un vulcano estinto, che con i suoi 1.950 metri di altezza è la montagna più alta dello stato.

Jeju ha un clima temperato ed anche in inverno la temperatura raramente scende al di sotto lo zero. Questo rende Jeju una popolare meta turistica.

Oltre che per il clima mite, Jeju è conosciuta anche per i suoi Tunnel di Lava (in coreano Oreum), anch’essi patrimonio UNESCO, importanti sia per la scienza che come attrazione turistica. Questi tunnel formati dalle colate di lava sono oggi grotte vuote, probabilmente tra le più grandi al mondo.

Inoltre l’isola è ricca di risorse naturali, fra le quali ben 33 piante endemiche.

Isola di Jeju vista dal satellite, al centro il vulcano estinto
Isola di Jeju vista dal satellite, al centro il vulcano estinto

Storia dell’isola di Jeju e nascita delle Haenyeo

In quello che adesso è il centro della città di Cheju ci sono alcuni buchi in mezzo ad un prato che rappresentano un punto di riferimento storico. Secondo la leggenda, tre semidei di nome Ko, Yang e Pu emersero dai tre piccoli buchi in questo prato e sposarono tre principesse provenienti da paesi stranieri, dando vita alle famiglie fondatrici dell’isola. I fori sono così profondi che anche quando piove a dirotto non si riempiono mai d’acqua.

Le prime notizie di Jeju parlano di un regno indipendente, durato fino al VII secolo e divenuto in seguito un protettorato.

Nel 1910 l’isola divenne una colonia in seguito all’invasione Giapponese della Corea e rimase sotto il dominio Giapponese fino alla fine della seconda guerra mondiale quando acquistò l’indipendenza come parte della neonata Repubblica di Corea

Quando alla fine della seconda Guerra Mondiale, la Corea fu divisa tra un governo filoamericano al sud e uno filosovietico al nord, in tutto il paese nacquero grandi tensioni sociali e politiche. Proprio come parte di questi dissidi e delle violenze che quotidianamente ne conseguivano, nella primavera del 1947, un gruppo di isolani di Jeju insorse contro la brutalità della polizia per chiedere un governo coreano unificato, ma l’insurrezione fu brutalmente repressa.

Il massacro di Jeju

In seguito, tra l’aprile del 1948 ed il maggio 1949, prima dello scoppio della guerra di Corea, Jeju fu ancora teatro di scontri interni dovuti alla ricerca ed al tentativo di repressione dei presunti simpatizzanti filocomunisti, sfociata in una guerra fratricida di opportunità.

Fu in questo periodo che durante un tentativo di rivolta l’esercito coreano invase l’isola e il villaggio di Buckon, dando alle fiamme le abitazioni e rastrellando i civili.

Gli abitanti, suddivisi per sesso ed età furono trascinati in una fattoria, vicino ad un bosco dove vennero eseguite esecuzioni sommarie. Questo massacro lasciò sul campo circa 300 vittime fra cui donne e bambini.

Uno dei sopravvissuti all’attacco del 17 gennaio 1949 racconta che le persone fucilate, vestite con i tradizionali abiti bianchi, erano allineati in terra e sembravano “tanti ravanelli appena estratti”.

Migliaia di vittime

Migliaia di persone persero la vita a causa del conflitto. Anche dopo la fine delle ostilità molte persone morirono nei campi di prigionia governativi. Quell’episodio è conosciuto con il nome massacro di Jeju, anche se questa parte di storia non è abbastanza evidenziata nei programmi scolastici coreani.

Nel 2006 il governo sudcoreano ha porto formali scuse per il massacro indiscriminato di isolani innocenti in nome della lotta al comunismo.

Nel 2008 è stato inaugurato un grande “Parco della Pace” di Jeju in onore delle vittime di un altro massacro, quello del 4 marzo 1947, solo uno dei capitoli di una triste storia.

Chi sono le Haenyeo

Le Haenyeo, che in coreano significa “donna del mare”, sono pescatrici che da secoli si immergono in apnea nelle fredde acque dell’oceano alla ricerca di abaloni (gasteropodi marini), ricci di mare e polpi

Questa straordinaria attività al femminile – emersa in una società di tradizioni confuciane basata sulla centralità degli uomini – è stata iscritta nella Lista del Patrimonio Culturale Immateriale dell’UNESCO nel 2016.

Alcune testimonianze affermano che la tradizione nacque intorno al V secolo d.C. Se così fosse queste pescatrici manterrebbero in vita una tradizione che ha oltre 1.500 anni.

Per quanto riguarda la documentazione ufficiale invece, troviamo una rilevazione topografica di Jeju del 1629, ad opera di Lee Gun. Fra le altre indicazioni la cartina riporta le indicazioni di alcuni siti in cui pare che le donne pescatrici fossero già attive in quell’epoca. Ulteriori testimonianze si trovano negli Annali della dinastia Joseon che regnò a lungo sulla penisola coreana.

Questo mestiere ebbe un impulso alla sua diffusione tra le donne intorno al XVIII secolo, dopo che molti uomini erano morti nelle guerre che avevano scosso la penisola a partire dall’invasione giapponese respinta nel 1598.

Si ritiene ancora oggi che le donne siano più adatte a questa attività. La possibilità di accumulare una maggiore percentuale di grasso corporeo le rende, infatti, più resistenti alle rigide temperature delle profondità marine.

Non so quanto questa deduzione sia scientifica.

Leggi anche Crociera in Alaska nell’Inside Passage

L’addestramento ed i livelli di competenza delle Haenyeo

L’addestramento delle Haenyeo si caratterizza di tre fasi:

  • Hagun che è la fase inziale, o quella delle principianti che può durare anche sette anni ed in genere comincia intorno ai 10 anni di età.
  • Junggun, un livello intermedio che può durare anche diversi anni
  • Sanggun che è il livello raggiunto delle più esperte.

Esiste poi un livello superiore, alcune Haenyeo che si distinguono per particolari doti di equilibrio e competenza diventano Dae Sanggun, in pratica una sorta di guide o coordinatrici. La carriera di una Haenyeo in genere arriva al suo apice in età matura, a volte intorno ai 60 anni, frutto dell’esperienza acquisita

Le donne durante le sei o sette ore lavorative della giornata scendono nelle acque gelide fino a 15-20 metri nei casi più estremi, trattenendo il respiro anche per due minuti: un’eternità.

Storicamente le Haenyeo ottenevano un guadagno superiore alla media vendendo le merci pescate nei mercati locali e sostenendo in questo modo la famiglia. Oggi una Haenyeo riceve una paga di circa duecento dollari al mese, veramente poco per un lavoro così duro e pericoloso

Riti religiosi delle Haenyeo

Prima di immergersi le Haenyeo si rivolgono a Jamsugut, Dea del Mare, per ottenere protezione e una pesca abbondante.

Lungo il mare sono dislocati diversi santuari detti Haesindang, luoghi dove ritualmente si prega.

Inoltre a volte si eseguono celebrazioni che hanno come attività principale alcune danze rituali, dette Jamsugut e Yowanggut. Jamsugut viene eseguito l’8 marzo, ma ne esistono molte altre.

L’equipaggiamento

Oggi le Haenyeo indossano moderne tute in neoprene, ma in passato indossavano semplici costumi di tela, oggi hanno una maschera che prima non avevano.

Per prelevare gli abaloni usano un uncino collegato a un’asta di metallo detto raffio, una paletta per raschiare, i guanti ed una rete attaccata ad una specie di boa. Per migliorare i tempi di immersione di solito usano pesi attaccati al corpo.

Museo Haenyo - rappresentazione di pescatrici coreane di ritorno dalla pesca in abiti tradizionali
Museo Haenyo – rappresentazione di pescatrici coreane di ritorno dalla pesca in abiti tradizionali. Sullo sfondo bacheca con gli abiti di un tempo.

Regolamenti

Le società dei villaggi di pesca e i sindacati delle Haenyeo seguono un rigido regolamento per le zone di pesca e per la classificazione delle specie che possono essere raccolte. Inoltre il regolamento comprende periodi di apertura e chiusura della raccolta e misure minime del pescato per salvaguardare la riproduzione delle specie.

Un regolamento per vivere in armonia con la natura ed un concetto che oggi è sulla bocca di tutti: la sostenibilità

Bulteok

Per prepararsi per le immersione le Haenyeo si  radunano nei Bulteok, recinti di pietra di solito con un falò acceso al centro per riscaldarsi. In questi recinti ci si cambia d’abito e ci si riposa prima e dopo la pesca.

Un tempo c’erano 3 o 4 di queste strutture per ogni villaggio, oggi ne sopravvivono poco più di 50, sostituite da moderni camerini dotati di acqua calda e fredda.

Haenyeo mentre si preparano per l'immersione nei moderni spogliatoi, fotografia per cortese concessione Jeju Haenyeo Museum
Haenyeo mentre si preparano per l’immersione nei moderni spogliatoi, fotografia per cortese concessione Jeju Haenyeo Museum (www.jeju.go.kr/haenyeo/)

Una stirpe senza futuro?

Le Haenyeo con quello che guadagnano mandano a scuola e all’università figlie che sognano un futuro lontano dall’isola di Jeju, in Corea del Sud.

Nel 1970 le Haenyeo erano oltre 14mila, oggi sono circa 4.500 e la maggior parte di loro supera i 50 anni. Alcune hanno 90 anni e continuano ad immergersi.

Per contrastare la perdita di questa cultura sono state intraprese diverse iniziative come l’apertura di una scuola per Haenyeo e l’inaugurazione di un museo dedicato alla loro storia. Il turismo è cresciuto, ma senza veri benefici per le Haenyeo.

Il futuro non è roseo e ci sono seri dubbi sul fatto che si riuscirà a tramandare questa tradizione in numeri significativi alle generazioni future.

L’unica costante del mondo è il cambiamento e dobbiamo accettarlo.

Una curiosità per chi volesse visitare l’isola di Jeju

Nel corso degli anni ’70 del 1900 l’isola di Jeju divenne una rinomata meta turistica per le coppie in luna di miele, complice il clima caldo rispetto alla penisola e le restrizioni di viaggio imposte dal clima di tensione della Guerra Fredda in atto. Inoltre molti matrimoni erano combinati e gli sposi inesperti raggiungevano l’isola perchè era anche nota per essere un centro di eduzione sessuale. Cronache di quegli anni narrano che alcuni hotel alla sera offrivano un programma di intrattenimento con elementi erotici, per aiutare gli sposi inesperti a rilassarsi.

Sulla scorta di questo passato a Jeju è nato Loveland, un parco di sculture all’aperto inaugurato nel 2004 ed incentrato sul tema del sesso. Nel parco si trasmettono film sull’educazione sessuale e sono ospitate oltre 100 sculture sul tema. Il sito web del parco lo descrive come il luogo dove l’arte e l’erotismo si incontrano e dove l’immaginazione può correre libera, oltre che l’unico parco aperto fino a mezzanotte..

Leggi anche dell’isola di Jeju nell’articolo che parla del sogno del giocatore 067 nell’episodio della serie Tv Squid Game, prodotta da Netflix e discussa per i suoi contenuti.

Per saperne di più sull' Asia

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Altri articoli interessanti su Cina ed Indonesia sono per esempio il periodo migliore per visitare Hong Kong, o qualche cenno sul Capodanno Cinese. Senza dimenticare gli strani animali asiatici come i Panda Giganti della riserva di Chengdu o gli Orangutan di Sumatra e i Macachi Neri di Tangkoko.

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Arrivederci presto!

Maxhttps://www.massimobasso.com
Massimo Basso le mie passioni sono stare all'aria aperta, viaggiare, scoprire luoghi nuovi, conoscere persone ed abitudini, osservare la Natura e, quando posso, fare qualche bella fotografia. Le foto (se riportano la mia firma) sono mie e non sono riproducibili senza consenso.

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