Indice
In questo articolo
- Il Bun Bang Fai si celebra ogni anno in maggio nell’Isan, il nord-est della Thailandia, prima dell’inizio della stagione delle piogge
- La città più famosa per il festival è Yasothon: qui si tiene la versione più grande e più spettacolare
- Il festival dura due o tre giorni tra cortei in costume, musica mor lam e lancio competitivo di razzi artigianali di bambù
- Si raggiunge con un volo da Bangkok per Ubon Ratchathani (circa un’ora) seguito da un trasferimento in auto
- Non esiste un tempio dedicato a Ganesha a Yasothon, ma la tradizione spirituale locale — buddista e animista insieme — è ricca e stratificata
ATTENZIONE: le indicazioni presenti negli articoli sono fornite gratuitamente a scopo divulgativo e potrebbero essere non aggiornate o incomplete. Prima di acquistare, di prenotare o di partire, consultate sempre i siti ufficiali. Alcuni link in questo articolo sono link di affiliazione (anche i link ad Amazon*). Gli articoli aggiornati o pubblicati a partire da febbraio 2024 riportano un asterisco* accanto ai link di affiliazione.
Introduzione
C’è un posto nel mondo dove, ogni maggio, la gente costruisce razzi di bambù lunghi anche dieci metri, li decora con cura maniacale, li mette in spalla tra musica e danze e poi — con tutta la solennità del caso — li spara verso il cielo sperando che la risposta arrivi sotto forma di pioggia.
Questo posto è l’Isan, il nord-est della Thailandia. E il festival si chiama Bun Bang Fai (บุญบั้งไฟ), traducibile più o meno come “il merito del razzo”.
Non è uno spettacolo pirotecnico occidentale. Non è nemmeno solo una festa. È un rito propiziatorio che affonda le radici in una tradizione antica legata al calendario agricolo e alla devozione verso Phaya Thaen, la divinità del cielo nella cosmologia animista locale. Lanciare un razzo verso il cielo era — ed è ancora — un modo per ricordare agli dei che è ora di mandare la pioggia, che i campi di riso aspettano e che gli agricoltori hanno fatto la loro parte.
Ho scoperto questo festival per caso, come spesso succede con le cose migliori in viaggio. Stavo studiando la regione Isan con il mio sistema collaudato: un caffè, la mappa aperta e qualche ora di lettura compulsiva. Quando ho capito cosa fosse il Bun Bang Fai ho iniziato a fantasticare senza nemmeno finire la tazza (ok, era solo per dare un senso di urgenza alla scoperta, ma in realtà la tazza l’ho finita…).
Le origini del Bun Bang Fai
La tradizione del Bun Bang Fai è legata a un’antica leggenda locale, quella di Phaya Khankak, il dio rana che combatté contro Phaya Thaen per ristabilire le piogge che gli dei avevano trattenuto come punizione agli uomini.
Bun Bang Fai è legata a un’antica leggenda locale, quella di Phaya Khankak — il Re Rospo. Secondo la tradizione, Phaya Khankak era una creatura potente che governava il mondo terrestre e che un giorno decise di muovere guerra a Phaya Thaen, il dio della pioggia che viveva nei cieli.
La causa del conflitto? Phaya Thaen aveva smesso di inviare le piogge sulla terra, condannando uomini, animali e raccolti a una siccità devastante.
Il Re Rospo radunò un esercito straordinario — api, vespe, nāga e formiche — e condusse una battaglia che alla fine costrinse il dio del cielo alla resa. La condizione di pace fu semplice ma precisa: Phaya Thaen avrebbe dovuto garantire le piogge ogni anno, puntualmente, non appena gli esseri umani avessero lanciato i loro razzi verso il cielo come segnale.
Da allora, ogni anno, le comunità della regione costruiscono e lanciano i Bun Bang Fai per ricordare al cielo il patto stipulato secoli fa. Non è tanto una preghiera, quanto un promemoria cosmico.
E se ci pensate, l’idea di spedire un razzo ai piani alti per dire “ehi, ci sei?” ha qualcosa di profondamente umano — e forse anche un po’ familiare.
La dimensione religiosa del festival è buddista e animista insieme — una sovrapposizione tipica della Thailandia profonda, dove i due sistemi di credenze convivono con naturalezza da secoli. I razzi vengono benedetti dai monaci prima del lancio e il festival è accompagnato da offerte ai templi locali. Non è esibizione: è dialogo tra la comunità e il cosmo, con tutta la pragmaticità di chi dipende dalla pioggia per sopravvivere.
Con il tempo il rito propiziatorio si è trasformato anche in una competizione: vince il razzo che sale più in alto e rimane in volo più a lungo. I costruttori di razzi ci tengono moltissimo.
Chi li vedesse lavorare nei mesi precedenti capirebbe subito quanto siano orgogliosi del loro progetto — e quanto possano diventare serissimi quando si parla di carburante e traiettoria.
Come si svolge il festival
Il Bun Bang Fai dura generalmente due o tre giorni.
Il primo giorno
É dedicato ai preparativi, alle cerimonie religiose nei templi e all’arrivo delle delegazioni dai villaggi vicini. Ogni gruppo porta il proprio razzo, spesso decorato con motivi floreali e simboli tradizionali. La cura nei dettagli estetici è notevole: questi oggetti non sono solo strumenti rituali ma anche opere di artigianato locale che richiedono mesi di lavoro.
Il secondo giorno
É quello del corteo. Sfilano musicisti, danzatori in costume tradizionale e naturalmente i razzi, portati a spalla o su carri addobbati. La musica è quella del mor lam e del luk thung, due generi musicali tipici dell’Isan che mescolano ritmi tradizionali con testi spesso ironici e narrativi.
Il mor lam è una forma di canto tradizionale Lao-Isan dalle origini antichissime, caratterizzato da un ritmo incalzante, testi improvvisati e la voce solista che dialoga con il khaen, uno strumento a fiato composto da canne di bambù dal suono inconfondibile.
Il luk thung, spesso descritto come la “musica country thailandese”, è invece un genere più moderno che mescola influenze folk con sonorità pop e testi che raccontano la vita rurale, i dolori d’amore e la nostalgia per le origini.
Insieme, questi due generi creano l’atmosfera sonora perfetta per una festa che è allo stesso tempo rituale collettivo e grande celebrazione popolare: i razzi salgono verso il cielo e la musica sale con loro.
Il terzo giorno
É quello del lancio vero e proprio con la competizione tra i razzi. La rampa è semplice: un palo inclinato verso il cielo, il razzo agganciato e la miccia accesa. Quando parte, il rumore è assordante e il fumo lascia una scia visibile per diversi secondi. Quelli che non salgono — e qualcuno inevitabilmente resta a terra — vengono accolti con urla e risate dal pubblico.
La competizione ha regole precise e viene arbitrata con una serietà che può sembrare comica ma che è del tutto genuina.
Vedi altri pazzi razzi qui
Il corteo
Il corteo del Bun Bang Fai è uno degli aspetti più vivaci del festival. Le delegazioni arrivano da villaggi anche lontani, ognuna con il proprio stile, la propria musica e il proprio razzo. Le danzatrici indossano costumi colorati e i musicisti suonano senza sosta lungo tutto il percorso. La tradizione prevede anche la presenza di uomini vestiti da donne — figura ricorrente nelle feste popolari thailandesi — che ballano e interagiscono con il pubblico in modo spesso irriverente.
I razzi: costruzione e competizione
I razzi del Bun Bang Fai non sono oggetti improvvisati. Vengono costruiti in bambù o in tubi di PVC, riempiti di polvere nera e possono raggiungere dimensioni considerevoli: i più grandi nella categoria principale arrivano a pesare centinaia di chilogrammi e a misurare dieci o più metri. Il carburante è una miscela di polvere da sparo preparata artigianalmente da costruttori esperti che tramandano la ricetta di generazione in generazione.
La competizione è organizzata per categorie in base alla dimensione del razzo. La giuria valuta altezza e durata del volo. Chi perde — chi lancia un razzo che cade o esplode senza salire — viene tradizionalmente imbrattato di fango dagli avversari. È una tradizione scherzosa ma sentita. Il fango, in questo contesto, ha anche un significato simbolico: è legato alla terra, all’acqua e alla fertilità dei campi che il festival vuole invocare.
La competizione ha una sua logistica precisa che vale la pena osservare anche solo per capire quanto sia radicata nella cultura locale. Le squadre arrivano con settimane di anticipo per le ultime verifiche e i posizionamenti. C’è chi fa calcoli su calcoli e chi invece si affida all’esperienza tramandata oralmente. Il risultato, in ogni caso, è sempre spettacolare.
Il cibo di strada durante il festival
Come ogni festival thailandese che si rispetti, anche il Bun Bang Fai è un’ottima occasione per mangiare. I banchi di cibo di strada proliferano lungo i percorsi del corteo e nelle aree vicine ai campi di lancio. La cucina dell’Isan ha caratteristiche proprie rispetto al resto della Thailandia: è più speziata, usa molto riso glutinoso (khao niao) e include piatti come il laab (carne tritata con erbe e lime), il som tum (papaya verde fermentata con lime e peperoncino) e il gai yang (pollo alla griglia su brace). I sapori non sono timidi: chi è abituato alla cucina thai dei ristoranti europei potrebbe trovarsi davanti a qualcosa di sensibilmente più intenso.
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O lo odi o lo ami, questo è il cocco: non è un cibo, è un rito.
Sull’Isan potrei scrivere molte cose. Ma alcune esperienze sono semplicemente originali e non hanno bisogno di contesto.
Il cocco fresco si trova facilmente nei mercati locali a prezzi molto ragionevoli. Il caffè locale è invece quasi sempre di tipo solubile nei banchi di strada: chi non riesce a rinunciare a qualcosa di decente farà bene a portare con sé le proprie riserve personali, oppure a cercarlo nei bar delle città principali.
Come si arriva all’Isan per il Bun Bang Fai?
La città più famosa per il Bun Bang Fai è Yasothon, nella parte centro-meridionale dell’Isan. Non ha un aeroporto proprio ma è raggiungibile in modo abbastanza agevole. L’opzione più rapida è un volo da Bangkok (aeroporto Don Mueang o Suvarnabhumi) per Ubon Ratchathani, con tratte operate da compagnie a tariffa ridotta come Air Asia e Nok Air a prezzi che spesso non superano i 30-40 euro, per un volo di circa un’ora. Da Ubon Ratchathani si raggiunge Yasothon in auto o minivan in circa un’ora.
Da Bangkok è possibile anche prendere un pullman diretto per Yasothon (circa 8-9 ore) oppure un treno per Ubon Ratchathani con tempi che variano tra le 9 e le 12 ore a seconda del tipo di convoglio. Il treno notturno è una buona opzione per chi vuole risparmiare una notte in hotel e ama dormire in movimento, e la cuccetta di seconda classe è più confortevole di quanto ci si aspetti.
Da Yasothon si possono raggiungere molte altre città dell’Isan dove il festival viene celebrato in forma più raccolta ma altrettanto autentica: Nong Khai, Roi Et e Kalasin sono tra le più interessanti. In questi centri minori il Bun Bang Fai ha un carattere più locale e l’atmosfera è spesso più intima rispetto alla grande kermesse di Yasothon.
Articolo aggiornato a maggio 2026. Le informazioni pratiche su prezzi, orari e trasporti possono variare: verificate sempre prima di partire.
Qual è il periodo per visitare il Bun Bang Fai?
Il festival si tiene ogni anno in maggio, intorno alla luna piena, prima dell’inizio della stagione delle piogge. Le date variano di anno in anno in base al calendario lunare: per chi sta pianificando il viaggio è consigliabile verificare le date precise con qualche mese di anticipo sul sito del comune di Yasothon o tramite le fonti turistiche locali.
Maggio nell’Isan è caldo — molto caldo, con temperature che superano spesso i 35 gradi — e umido. Chi non è abituato al clima tropicale si prepari con abbigliamento leggero, protezione solare adeguata e molta acqua. Il caldo non è piacevole in senso assoluto ma fa parte dell’esperienza e rende ancora più comprensibile il bisogno ancestrale di chiamare la pioggia: dopo qualche ora al sole durante il festival, anche voi troverete la cosa perfettamente logica.
Cosa fare nelle vicinanze
L’Isan è una delle regioni meno frequentate della Thailandia dai turisti occidentali e questa è già di per sé una buona ragione per esplorarla con calma prima o dopo il festival.
Phimai — a nord di Nakhon Ratchasima si trova uno dei complessi khmer meglio conservati al di fuori di Angkor Wat. Il tempio di Phimai risale all’XI secolo ed è esteticamente notevole.
Nong Khai — sul Mekong al confine con il Laos. Una città tranquilla con un mercato vivace sul fiume e la possibilità di attraversare il Ponte dell’Amicizia per visitare Vientiane in giornata. Poco fuori città si trova il Sala Kaew Ku, un parco di sculture mitologiche bizzarro e affascinante che merita una visita anche solo per capire cosa succede quando un artista visionario lavora per trent’anni senza supervisione.
Ban Chiang — sito UNESCO nei pressi di Udon Thani con reperti neolitici e ceramiche risalenti a 5.000 anni fa. Uno di quei posti dove ci si aspetta di trovare poco e invece si esce con la testa piena.
Khao Yai — al confine meridionale dell’Isan, patrimonio UNESCO e riserva naturale dove gli elefanti selvatici ci sono davvero. Perfetto per chi vuole alternare il caos del festival con qualcosa di più silenzioso.
C’è un tempio di Ganesha nell’Isan?
Ganesha — Phra Phikanet nella tradizione thai — è una presenza diffusa nel pantheon locale, dove è venerato come protettore delle arti e portatore di fortuna. Nell’Isan non esiste un tempio principale dedicato esclusivamente a Ganesha ma piccoli santuari e statue si trovano in molti wat della regione. Chi è appassionato come me vale la pena che controlli i templi locali durante la visita: trovare Ganesha in un contesto buddista e animista come quello dell’Isan è sempre un’interessante sovrapposizione culturale da osservare con rispetto.
Domande frequenti sul Bun Bang Fai
Quando si svolge esattamente il Bun Bang Fai nel 2027?
Il festival si tiene in maggio intorno alla luna piena, prima dell’inizio della stagione delle piogge. Le date esatte variano ogni anno in base al calendario lunare: per il 2027 è consigliabile verificare il calendario ufficiale del comune di Yasothon con qualche mese di anticipo.
È necessario prenotare l’alloggio in anticipo?
Il festival è un evento pubblico e gratuito, non servono biglietti. L’alloggio a Yasothon durante i giorni del Bun Bang Fai va invece prenotato con largo anticipo: i posti disponibili si esauriscono rapidamente. Le città vicine come Ubon Ratchathani e Roi Et offrono più scelta ma richiedono spostamenti quotidiani.
Qual è la valuta locale e come funzionano i pagamenti?
La valuta è il baht thailandese. A Yasothon e nelle città dell’Isan i pagamenti in contanti sono la norma, specialmente nei mercati e nei banchi di cibo di strada. Gli sportelli ATM si trovano nelle città principali. Avere sempre qualche banconota da piccolo taglio per gli acquisti quotidiani è la scelta più pratica.
Il festival è adatto alle famiglie con bambini?
In linea generale sì. Il Bun Bang Fai è frequentato da famiglie locali con bambini e ha un’atmosfera vivace ma non aggressiva. Durante il lancio dei razzi è opportuno mantenersi nelle aree indicate per il pubblico: i razzi sono oggetti reali e possono essere imprevedibili.
Thailandia
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