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Articoli Recenti

Cinque Buddha della Saggezza - Dhyani Buddha - Monastero di Pelkor Chode - Stupra Kunbun - lo stupa delle Centomila Immagini - Gyantse - Tibet - Cina - 1

Dhyani Buddha – Cinque Buddha della Saggezza: una mappa della mente illuminata

di Max Pubblicato: 30/06/2026
Cina Scritto da Max

Cosa significano i Cinque Buddha disposti in cerchio nei mandala tibetani

Se avete mai visto un mandala tibetano — in un museo, su un libro, o sui muri di un monastero — avrete probabilmente notato che le figure non sono disposte a caso. C’è un sistema. C’è un centro, quattro direzioni, cinque colori, cinque figure divine. Ogni posizione corrisponde a qualcosa di preciso. Questo è l’approfondimento che spiega cosa. Sono i Cinque Buddha della Saggezza o Dhyani Buddha.

ATTENZIONE: le indicazioni presenti negli articoli sono fornite gratuitamente a scopo divulgativo e potrebbero essere non aggiornate o incomplete. Prima di acquistare, di prenotare o di partire, consultate sempre i siti ufficiali. Alcuni link in questo articolo sono link di affiliazione (anche i link ad Amazon*). Gli articoli aggiornati o pubblicati a partire da febbraio 2024 riportano un asterisco* accanto ai link di affiliazione.

1. Chi sono i Cinque Buddha della Saggezza

Dhyani Buddha i cinque Buddha della saggezza
Dhyani Buddha i cinque Buddha della saggezza Prof Ranga Sai, CC0, via Wikimedia Commons

Nel Buddhismo Vajrayana — la corrente tantrica diffusa soprattutto in Tibet, Nepal e Mongolia — esiste un sistema di cinque figure divine chiamate Pancha Tathagata, ovvero i Cinque Buddha della Saggezza, detti anche Dhyani Buddha o Jina (in sanscrito: Vittoriosi).

Non sono divinità da pregare in senso tradizionale: sono piuttosto una mappa simbolica della mente umana e delle sue possibilità di trasformazione. L’idea di fondo è questa: ogni difetto della mente ordinaria — rabbia, ignoranza, orgoglio, attaccamento, invidia — ha una sua controparte illuminata, una qualità positiva che emerge quando quella stessa energia viene trasformata invece di essere soppressa.

Ognuno dei cinque Buddha rappresenta questa trasformazione per uno specifico veleno mentale, ed è collocato in una direzione cardinale precisa, con un colore, un elemento e una saggezza associata. Insieme formano una mappa dell’intera psiche umana — e del cammino verso la sua purificazione.

Cinque Buddha della Saggezza - Dhyani Buddha - Monastero di Pelkor Chode - Stupra Kunbun - lo stupa delle Centomila Immagini - Gyantse - Tibet - Cina
Cinque Buddha della Saggezza – Dhyani Buddha – Monastero di Pelkor Chode – Gyantse – Tibet – Cina

2. I cinque Buddha: direzioni, colori e trasformazioni

Centro — Vairocana: il bianco

Al centro siede Vairocana, il bianco. Il suo nome significa Colui che illumina o Sole. Incarna la consapevolezza onnicomprensiva (dharmadhatu-jnana) — la saggezza che conosce la natura di tutta la realtà — e trasforma l’ignoranza di fondo, quella che ci impedisce di vedere le cose per quello che sono. È considerato il Buddha primordiale, la fonte degli altri quattro.

Veleno trasformato: ignoranza fondamentale (moha)

Saggezza: consapevolezza della realtà (dharmadhatu-jnana)

Est — Akshobhya: il blu

A est troviamo Akshobhya, il blu. Il suo nome significa letteralmente Imperturbabile: la sua saggezza funziona come uno specchio perfetto (adarsha-jnana), riflette la realtà senza distorsioni, senza giudizi, senza aggiungere o togliere nulla. Trasforma la rabbia in chiarezza. È spesso rappresentato con il gesto di toccare la terra (Bhumisparsha Mudra) — lo stesso della statua di Jowo Shakyamuni al Jokhang di Lhasa.

Veleno trasformato: rabbia (dvesha)

Saggezza: saggezza-specchio (adarsha-jnana)

Sud — Ratnasambhava: il dorato

A sud c’è Ratnasambhava, il dorato. Il suo nome significa Nato dal gioiello o Sorgente delle gemme. Riconosce il valore uguale di tutti gli esseri e converte l’orgoglio e l’avarizia in generosità e equanimità (samata-jnana: la saggezza dell’uguaglianza). È spesso rappresentato con il gesto del dono (varada mudra), la mano aperta verso il basso.

Veleno trasformato: orgoglio e avarizia (mana)

Saggezza: saggezza dell’uguaglianza (samata-jnana)

Ovest — Amitabha: il rosso

A ovest siede Amitabha, il rosso. È probabilmente il più famoso dei cinque — veneratissimo in Cina, Giappone e Corea, dove ha dato origine alla tradizione della Terra Pura. Il suo nome significa Luce infinita. La sua saggezza sa distinguere ogni cosa nella sua unicità (pratyavekshana-jnana) e trasforma il desiderio e l’attaccamento in compassione. È spesso rappresentato in meditazione con le mani in grembo, a volte con un loto.

Veleno trasformato: desiderio e attaccamento (raga)

Saggezza: saggezza discriminante (pratyavekshana-jnana)

Nord — Amoghasiddhi: il verde

Infine, a nord, Amoghasiddhi, il verde. Il suo nome significa Colui che realizza senza ostacoli. Incarna la saggezza dell’azione efficace (kriya-jnana) e trasforma invidia e gelosia in altruismo attivo. È spesso rappresentato con la mano alzata nel gesto di protezione (abhaya mudra) e la sua famiglia simbolica è la vajra del vento.

Veleno trasformato: invidia e gelosia (irshya)

Saggezza: saggezza dell’azione (kriya-jnana)

Dipinto antico Pancha Maha Thathagata (data 1400-1500), numero di catalogo 89045 della Himalayan Art Resources Foundation.
Dipinto antico Pancha Maha Thathagata (data 1400-1500), numero di catalogo 89045 della Himalayan Art Resources Foundation.

3. Come riconoscere i Cinque Buddha della Saggezza in un mandala

Nei mandala tibetani i cinque Buddha della saggezza appaiono quasi sempre nella stessa configurazione: Vairocana al centro, gli altri quattro ai punti cardinali, ognuno col proprio colore caratteristico. Una volta imparata la mappa, un mandala smette di essere un disegno decorativo e diventa leggibile: ogni figura al suo posto, ogni colore con il suo significato.

La corona dei Cinque Buddha — donata nel 1409 da Tsongkhapa alla statua del Jowo Shakyamuni al Jokhang di Lhasa — è una delle rappresentazioni più celebri di questo schema. I cinque pannelli che compongono la corona riproducono i cinque Dhyani Buddha, trasformando la statua del Buddha storico in un’immagine della mente illuminata nella sua interezza.

4. Perché tutto questo interessa a un viaggiatore

Non è necessario diventare esperti di iconografia buddista per godere di un viaggio in Tibet. Ma avere anche solo un’idea di questo sistema cambia il modo di guardare. Le statue nei monasteri, i mandala sulle pareti, le ruote della preghiera, le thangka appese alle travi — tutto questo dialoga con un sistema coerente di significati. Sapere che il Buddha rosso a ovest rappresenta la trasformazione del desiderio in compassione rende quella statua qualcosa di diverso da un oggetto decorativo.

È un modo di leggere il mondo. Non l’unico. Ma interessante.

🐢 Le Meditazioni del Panda dal Tempio di BambùScopri di più su questa rubrica

Cinque difetti. Cinque saggezze. La stessa energia, guardata da posizioni diverse.

— Guì

Ci ho messo una vita intera per capire che non si tratta di eliminare niente. Solo di avere un punto di vista diverso. Guì ha ragione, come al solito.

Tibet

Il Tibet è uno dei luoghi più remoti e spiritualmente densi del pianeta. Arroccato sull’altopiano più alto del mondo — a oltre 4.000 metri di media — è stato per secoli il cuore del Buddismo tibetano e custodisce un patrimonio culturale straordinario, fatto di monasteri, bandiere di preghiera, pellegrinaggi e un rapporto con il tempo che l’Occidente ha quasi dimenticato.

Visitarlo richiede preparazione, permessi speciali e un briciolo di umiltà: non è una destinazione che si visita, è una destinazione che si affronta.

Cominciate con Lhasa: la capitale spirituale del Tibet e scoprite cos’è la Kora: camminare come forma di preghiera nel Buddismo tibetano. poi potreste decidere di affrontare la mitica G 318: da Shanghai al Tetto del Mondo, passando per la strada più bella del pianeta.

Volete organizzare un viaggio in Tibet? Raccontatemi la vostra idea — non serve avere tutto chiaro. Ci pensiamo insieme.
Organizza il viaggio →

Prima di partire, due consigli pratici che vengono dall’esperienza:

  1. Non sottovalutate l’altitudine, informatevi e siate preparati ad un paio di giorni di disagi per l’adattamento. Non succede a tutti, ma può succedere e in ogni caso passa, rimane solo il ricordo.
  2. Alla frontiera con il Nepal possono sequestrare le guide di viaggio o i libri che parlano di Tibet, Taiwan o Xinjiang e tutto ciò che contiene cartine geografiche. Portatevi un Kindle*

Qualche lettura per prepararsi: Heinrich Harrer racconta il Tibet meglio di chiunque altro — il suo Sette anni in Tibet resta un punto di partenza imprescindibile, ma spiego meglio il tutto nell’articolo sui libri per il Tibet.

heymondo 10 lungo

  • Viaggio in Tibet: dai monasteri al campo base dell’Everest – Ultima Modifica 06/06/2026
  • Il mantra Om Mani Padme Hum – Ultima Modifica 02/05/2026
  • Sette libri sul Tibet e oltre (per sette anni in Tibet?) – Ultima Modifica 02/05/2026
  • La G 318 in Cina: da Shanghai al Tetto del Mondo, passando per la strada più bella del pianeta – Ultima Modifica 15/05/2026
  • La Kora: camminare come forma di preghiera nel Buddismo tibetano – Ultima Modifica 02/05/2026
  • eSIM per la Cina: usare Holafly senza problemi con il Great Firewall (e l’inconveniente al confine nepalese) – Ultima Modifica 02/06/2026
  • Cosa vedere a Lhasa: la capitale spirituale del Tibet – Ultima Modifica 09/05/2026
  • Dhyani Buddha – Cinque Buddha della Saggezza: una mappa della mente illuminata – Ultima Modifica 14/06/2026
  • Pubblicato: 30/06/2026
    Come pubblicare automaticamente gli articoli WordPress su Facebook e Instagram

    Come pubblicare automaticamente articoli WordPress su Facebook e Instagram

    di Max Pubblicato: 23/06/2026
    Apri un blog Scritto da Max

    Guida passo passo per automatizzare la condivisione dei contenuti del blog, con le soluzioni ai problemi più comuni. Pubblicare automaticamente articoli WordPress su Facebook e Instagram

    Articolo aggiornato a giugno 2026. Le informazioni pratiche su Zapier e sulle impostazioni di Facebook possono variare nel tempo: verificate sempre la situazione aggiornata prima di intervenire sul vostro account.

    banner appsumo

    In questo articolo:

    • Per collegare WordPress a Zapier serve un sito pubblicamente raggiungibile e, se avete attivo il 2FA, una password per le applicazioni
    • Zapier collega WordPress a Facebook Pages e Instagram Business tramite due automazioni separate (Zap)
    • Instagram richiede un account Business o Creator collegato a una Pagina Facebook e un’immagine obbligatoria per ogni post
    • Se una Pagina Facebook non compare nel menu di Zapier, la soluzione più efficace è inserire manualmente l’ID della pagina nel campo Custom
    • L’assistente IA di Zapier aiuta nella configurazione iniziale, ma non risolve ancora da solo i problemi di permessi più complessi

    Avere un blog significa anche avere qualcosa da raccontare ogni volta sui social. Pubblicare a mano su Facebook e Instagram ogni volta che usciva un articolo nuovo era diventato per me un piccolo rito noioso, di quelli che si rimandano volentieri. Con Zapier ho automatizzato tutto: ogni nuovo articolo pubblicato sul blog finisce da solo su Facebook e su Instagram, senza che io debba ricordarmene. Vi racconto come ho fatto, passaggio per passaggio, comprese le difficoltà che ho incontrato lungo la strada.

    Cosa vi serve prima di iniziare

    Prima di mettervi al lavoro, controllate di avere questi elementi a disposizione.

    • Un sito WordPress raggiungibile pubblicamente (non in locale)
    • Un account Zapier, anche nella versione gratuita per iniziare
    • Una Pagina Facebook, non un profilo personale
    • Un account Instagram Business o Creator, collegato alla Pagina Facebook
    • L’accesso come amministratori a entrambe le pagine

    Come collegare WordPress a Zapier

    Il primo passaggio è collegare il blog a Zapier, in modo che ogni nuovo articolo pubblicato attivi l’automazione.

    Create un account Zapier

    Su zapier.com potete registrarvi gratuitamente. Una volta dentro, trovate il pulsante “Create Zap” per iniziare una nuova automazione.

    Avete il 2FA attivo? Vi serve una password per le applicazioni

    Come pubblicare automaticamente articoli WordPress su Facebook e Instagram » https://www.massimobasso.com/articoli/Come pubblicare automaticamente articoli WordPress su Facebook e Instagram » https://www.massimobasso.com/articoli/

    Se sul vostro sito WordPress avete attivato l’autenticazione a due fattori (2FA), che vi consiglio comunque per la sicurezza del sito, Zapier non potrà collegarsi usando la vostra password normale. Vi servirà una password per le applicazioni, pensata apposta per questi casi.

    Ecco come crearla.

    1. Accedete alla bacheca di WordPress e andate su Utenti → Il vostro profilo
    2. Scorrete fino alla sezione “Password per le applicazioni” (Application Passwords), che trovate dopo la sezione Gestione account
    3. Scrivete un nome riconoscibile per identificare questa password, ad esempio “Zapier”
    4. Cliccate su “Aggiungi nuova password applicazione”
    5. WordPress vi mostrerà una password generata automaticamente: copiatela subito, perché non potrete più visualizzarla in seguito
    6. In Zapier, quando configurate la connessione a WordPress, usate questa password al posto della vostra password normale
    💡Info pratica

    Se non trovate la sezione “Password per le applicazioni” nel vostro profilo, è probabile che il vostro sito non abbia ancora attivo il supporto HTTPS oppure che un plugin di sicurezza la nasconda. In questo caso potete controllare le impostazioni del plugin di sicurezza che usate per il 2FA.

    Configurate il trigger su Zapier

    • Nel campo di ricerca digitate “WordPress” e selezionate l’app
    • Come evento scegliete “New Post” (Nuovo articolo)
    • Collegate il sito inserendo l’URL, il nome utente e la password per le applicazioni creata al passaggio precedente
    • Cliccate su “Test trigger” e controllate che i dati dell’ultimo articolo (titolo, contenuto, URL, immagine in evidenza) appaiano correttamente

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    Come pubblicare automaticamente articoli WordPress su Facebook e Instagram » https://www.massimobasso.com/articoli/

    EZY PACK – Per ottimizzare lo spazio in valigia e ridurre al minimo gli urti, compressione all’85%.

    Come pubblicare automaticamente articoli WordPress su Facebook e Instagram » https://www.massimobasso.com/articoli/

    Come pubblicare automaticamente su Facebook Pages

    Con il trigger WordPress pronto, si passa a costruire l’azione che pubblica il post sulla Pagina Facebook.

    1. Cliccate su “+” per aggiungere un’azione dopo il trigger
    2. Cercate “Facebook Pages” e scegliete l’evento “Create Page Post”
    3. Cliccate su “Sign in to Facebook Pages” per collegare il vostro account
    4. Selezionate la Pagina Facebook dal menu a tendina
    5. Componete il messaggio usando i campi dinamici di WordPress, ad esempio “Nuovo articolo: {{Title}} — leggi qui: {{URL}}”
    6. Nel campo Link inserite {{Permalink}} oppure {{URL}}
    7. Se volete allegare un’immagine, nel campo Photo URL inserite {{Featured Image URL}}
    8. Cliccate su “Test action” e controllate che il post venga pubblicato correttamente

    Come pubblicare automaticamente su Instagram

    Instagram richiede un passaggio separato e qualche attenzione in più rispetto a Facebook.

    🔔Attenzione

    Zapier collega solo account Instagram Business o Creator, non i profili personali. L’account deve essere collegato a una Pagina Facebook attiva.

    1. Aggiungete un’altra azione dopo quella di Facebook
    2. Cercate “Instagram for Business” e scegliete l’evento “Create Photo Post”
    3. Collegate il vostro account Instagram Business
    4. Nel campo Photo URL inserite l’URL dell’immagine in evidenza dell’articolo ({{Featured Image URL}}): è un campo obbligatorio, perché Instagram non permette post solo testuali tramite questa integrazione
    5. Nel campo Caption scrivete la didascalia, ad esempio “{{Title}} — leggo l’articolo completo sul blog, il link è in bio”
    6. Testate anche questo passaggio, poi salvate e pubblicate lo Zap

    Da questo momento, ogni nuovo articolo pubblicato su WordPress genera in automatico un post su Facebook e uno su Instagram, senza che dobbiate più pensarci.

    Come pubblicare automaticamente gli articoli WordPress su Facebook e Instagram infografica
    Come pubblicare automaticamente articoli WordPress su Facebook e Instagram infografica

    L’assistente IA di Zapier: comodo, ma non risolve tutto

    Zapier ha introdotto un assistente basato sull’intelligenza artificiale che costruisce le automazioni a partire da una semplice descrizione a parole. Potete scrivere qualcosa come “pubblica ogni nuovo articolo WordPress sulla mia Pagina Facebook” e l’assistente prova a impostare da solo la struttura dello Zap. Pubblicare automaticamente articoli WordPress su Facebook e Instagram non dovrebbe quindi essere un problema

    Per chi parte da zero è uno strumento comodo: fa risparmiare tempo nella configurazione iniziale e accompagna passo dopo passo anche chi non ha esperienza tecnica.

    Quando però si arriva ai problemi più concreti, come una Pagina Facebook che non compare nel menu o permessi che non vengono riconosciuti, l’assistente IA non è ancora in grado di individuare e risolvere la causa da solo. In questi casi serve intervenire manualmente, come vi racconto nella prossima sezione.

    Come pubblicare automaticamente articoli WordPress su Facebook e Instagram » https://www.massimobasso.com/articoli/Come pubblicare automaticamente articoli WordPress su Facebook e Instagram » https://www.massimobasso.com/articoli/

    Quali problemi potete incontrare e come risolverli?

    Questa è la parte che mi ha fatto perdere più tempo, quindi la racconto nel dettaglio.

    La Pagina Facebook non compare nel menu a tendina

    È il problema più comune. Potete provare le soluzioni in questo ordine.

    1. Controllate i permessi in Integrazioni aziendali. 

    Andate su Facebook → Impostazioni → Integrazioni aziendali → Attive → trovate Zapier → cliccate su Modifica e controllate che tutti gli slider siano attivati, compresi i permessi per gestire le pagine e pubblicare contenuti.

    2. Verificate che la visibilità sia impostata su Pubblica. 

    Sempre in Integrazioni aziendali, controllate che il campo “Chi può vedere che usate questa integrazione” sia impostato su Pubblico e non su “Solo io”.

    3. Rimuovete e ricollegate l’account da zero. 

    In Zapier andate su Apps → App Connections, trovate la connessione Facebook Pages e cliccate su Disconnect. Poi aggiungete una nuova connessione e, quando si apre la finestra di Facebook, lasciate tutti i toggle attivi: anche un solo permesso disattivato può impedire alla pagina di comparire.

    4. Se la pagina è gestita tramite Business Manager. 

    Le pagine collegate a Facebook Business Manager a volte non appaiono nel menu, anche con i permessi corretti. La soluzione più rapida ed efficace, quella che ha funzionato anche a me dopo ore di tentativi con le altre strade, è inserire manualmente l’ID della pagina.

    Come trovare l’ID di una Pagina Facebook

    Nel campo di selezione della pagina, all’interno dello Zap, scegliete l’opzione “Custom” e incollate l’ID numerico della pagina. Ecco dove trovarlo.

    • Sulla Pagina Facebook andate su Informazioni e scorrete fino in fondo: l’ID compare come “ID pagina”
    • In alternativa andate su Impostazioni della pagina → Informazioni sulla pagina e scorrete fino in fondo
    • Se la pagina è in Business Manager, andate su business.facebook.com → Impostazioni aziendali → Pagine → selezionate la pagina: l’ID compare nel pannello laterale
    • Potete anche usare un sito esterno come findmyfbid.in, dove incollate l’URL della pagina e ottenete l’ID in pochi secondi

    Una volta inserito l’ID nel campo Custom, Zapier funziona esattamente come se aveste selezionato la pagina dal menu. È stata la soluzione che ha risolto il problema, dopo aver provato tutto il resto.

    La pagina è in Business Manager e non si vede

    Le pagine gestite tramite Business Manager hanno spesso questo comportamento: non compaiono nel menu anche se i permessi sembrano corretti. Vale la stessa soluzione vista sopra: usate l’opzione Custom con l’ID della pagina, che trovate direttamente nelle impostazioni di Business Manager.

    Instagram non accetta il post

    • Controllate che l’account sia effettivamente Business o Creator e non personale
    • Verificate che sia collegato a una Pagina Facebook attiva
    • Controllate che l’immagine in evidenza dell’articolo WordPress sia presente e raggiungibile pubblicamente tramite URL
    • Se il post ha solo testo e nessuna immagine, Instagram lo rifiuta: l’immagine è sempre obbligatoria

    Lo Zap si attiva ma non pubblica nulla

    • Verificate che l’articolo WordPress fosse effettivamente nello stato Pubblicato e non bozza o programmato
    • Controllate i log dello Zap in Zapier → Zap History, dove trovate l’eventuale messaggio di errore
    • Se il token di connessione è scaduto, ricollegate l’account Facebook o Instagram da Zapier → App Connections

    Qualche consiglio per chi sta per iniziare

    • Testate sempre prima di andare online: pubblicate un articolo di prova con visibilità limitata, per verificare che tutto funzioni come previsto
    • Personalizzate il messaggio: un post con solo il link funziona meno di un post con una frase di introduzione, qualche hashtag e una piccola call to action
    • Tenete separati gli Zap per piattaforma: gestire Facebook e Instagram in due automazioni distinte vi permette di personalizzare il messaggio per ciascuna
    • Controllate periodicamente i permessi: Facebook a volte modifica o revoca i permessi delle integrazioni nel tempo. Se lo Zap smette di funzionare all’improvviso, il primo posto dove guardare resta sempre Integrazioni aziendali

    Domande frequenti

    Posso collegare WordPress a Zapier senza disattivare il 2FA?

    Sì. Non serve disattivare l’autenticazione a due fattori: basta creare una password per le applicazioni dal profilo utente di WordPress e usare quella al posto della password normale.

    Perché Instagram non accetta i post senza immagine?

    L’integrazione di Zapier con Instagram for Business pubblica solo post fotografici. Un articolo senza immagine in evidenza non può essere pubblicato in automatico su Instagram con questo metodo.

    Cosa faccio se la mia Pagina Facebook non compare proprio in nessun menu?

    Inserite manualmente l’ID numerico della pagina nel campo “Custom” dello Zap. È la soluzione più affidabile quando il menu a tendina di Zapier non mostra la pagina, in particolare se la pagina è gestita tramite Business Manager.

    L’assistente IA di Zapier può configurare tutto da solo?

    Aiuta nella configurazione iniziale dello Zap a partire da una descrizione scritta, ma non risolve ancora in autonomia i problemi più complessi legati ai permessi o alle pagine che non compaiono nel menu.

    Scopri cosa puoi fare

    Leggi tutti gli articoli che ti aiutano ad aprire un blog di viaggi da zero.

    Scopri come acquistare uno spazio dove ospitare il tuo sito e come muovere i primi passi con WordPress.

    Pian piano ti accompagno in questo fantastico mondo, ogni mese guide trucchi e consigli.

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    Arrivederci presto!

    Pubblicato: 23/06/2026
    editor a blocchi di wordpress mostra un font differente dal solito

    L’editor a blocchi di WordPress mostra un font differente? La soluzione è “Usa gli stili del tema”

    di Max Pubblicato: 18/06/2026
    Thailandia Scritto da Max

    Dopo un aggiornamento, l’editor a blocchi di WordPress mostra un font differente dal solito, come lo risolvo? Nel mio caso la soluzione è stata disattivare “Usa gli stili del tema”.

    Punti chiave

    • Se l’editor a blocchi di WordPress mostra un font differente dopo un aggiornamento, non è detto che il sito pubblico sia cambiato.
    • La causa può essere l’opzione “Usa gli stili del tema”, che applica all’editor gli stili tipografici del tema attivo.
    • La soluzione è rapida: aprite un articolo, cliccate sui tre pallini in alto a destra, andate in Preferenze → Aspetto e disattivate “Usa gli stili del tema”.
    • Non serve intervenire sul codice, modificare il tema o installare plugin.
    • Nel mio caso il problema riguardava solo l’ambiente di scrittura, non gli articoli pubblicati.

    Articolo aggiornato a giugno 2026. Le impostazioni dell’editor possono cambiare in base alla versione di WordPress e dei plugin installati: verificate sempre il percorso nel vostro pannello.

    ATTENZIONE: le indicazioni presenti negli articoli sono fornite gratuitamente a scopo divulgativo e potrebbero essere non aggiornate o incomplete. Prima di acquistare, di prenotare o di partire, consultate sempre i siti ufficiali. Alcuni link in questo articolo sono link di affiliazione (anche i link ad Amazon*). Gli articoli aggiornati o pubblicati a partire da febbraio 2024 riportano un asterisco* accanto ai link di affiliazione.

    Il problema: l’editor a blocchi cambia font dopo l’aggiornamento

    Dopo l’aggiornamento di WordPress mi sono trovato davanti a un editor a blocchi diverso dal solito. Il testo dentro Gutenberg aveva un font che non riconoscevo più, o comunque una resa diversa rispetto a quella a cui ero abituato.

    Non era un problema drammatico. Il sito non era esploso, gli articoli pubblicati erano ancora al loro posto e nessun visitatore aveva iniziato a mandarmi messaggi disperati. Però, per chi scrive spesso dentro WordPress, anche un cambiamento piccolo può diventare fastidioso.

    L’editor è il posto in cui si passa più tempo. È lì che si scrivono gli articoli, si spostano i blocchi, si sistemano i titoli e si cancellano frasi che sembravano geniali cinque minuti prima. Se improvvisamente il carattere cambia, anche la sensazione di scrittura cambia.

    Nel mio caso il problema era questo: l’editor a blocchi stava usando gli stili del tema. Quindi non mostrava più una versione neutra dell’area di scrittura, ma cercava di avvicinarsi all’aspetto del sito.

    In teoria ha senso. In pratica, a volte, è più comodo scrivere in un editor pulito e leggibile.

    Perché succede?

    L’editor a blocchi di WordPress può applicare gli stili del tema attivo. Questo significa che font, dimensioni, spaziature e altri elementi visivi possono essere caricati anche dentro l’area di scrittura.

    L’idea è permettervi di vedere un contenuto il più possibile simile a come apparirà una volta pubblicato. È una funzione utile, soprattutto per chi lavora molto sull’aspetto visuale delle pagine.

    Però può succedere che dopo un aggiornamento di WordPress, del tema o di Gutenberg qualcosa cambi nella resa dell’editor. Il font può sembrare più grande, più piccolo, più pesante, più stretto o semplicemente diverso da prima.

    Il punto importante è questo: non sempre il problema riguarda il sito pubblico. Spesso riguarda solo l’editor.

    Prima di preoccuparvi, conviene aprire un articolo pubblicato in una finestra anonima e controllare se il font visibile ai lettori è corretto. Se il sito si vede bene e solo l’editor è cambiato, potete tirare un mezzo sospiro di sollievo. Mezzo, perché poi bisogna comunque sistemarlo.

    La soluzione rapida: disattivare “Usa gli stili del tema”

    La soluzione, nel mio caso, è stata molto semplice.

    • Aprite un articolo qualsiasi nell’editor a blocchi.
    • In alto a destra cliccate sui tre pallini verticali.
    • Entrate in Preferenze.
    • Andate nella sezione Aspetto.
    • Disattivate l’opzione Usa gli stili del tema.

    Tutto qui.

    Una volta disattivata questa opzione, l’editor smette di caricare gli stili tipografici del tema dentro l’area di scrittura e torna a una resa più neutra.

    Nel mio caso il font è tornato leggibile e l’editor ha ripreso a comportarsi come volevo. Nessun intervento sul tema, nessuna modifica al CSS, nessun plugin aggiuntivo e nessuna caccia al tesoro dentro impostazioni che non c’entravano nulla.

    Che, per una volta, è una bella notizia.

    Il percorso completo

    Il percorso da seguire è questo:

    Articolo → tre pallini in alto a destra → Preferenze → Aspetto → Usa gli stili del tema → disattiva

    Se non vedete subito la voce, controllate di essere davvero dentro l’editor a blocchi di un articolo o di una pagina. L’opzione non si trova nelle impostazioni generali di WordPress, ma nelle preferenze dell’editor.

    È una preferenza dell’interfaccia di scrittura. Non cambia il tema del sito e non modifica il frontend. Serve solo a decidere se l’editor deve usare o meno gli stili del tema mentre state lavorando.

    Questo è il dettaglio che mi interessava di più: non volevo cambiare il sito, volevo solo tornare a scrivere in modo decente.

    Cosa cambia disattivando questa opzione?

    Disattivando “Usa gli stili del tema”, l’editor perde una parte della somiglianza con il sito pubblicato.

    In pratica, mentre scrivete, potreste non vedere esattamente lo stesso font o le stesse spaziature che vedranno i lettori. Però guadagnate un ambiente di scrittura più semplice e spesso più leggibile.

    Dipende da cosa preferite.

    Se usate l’editor per costruire pagine molto visuali, può essere utile mantenere gli stili del tema attivi. In quel caso vedere una resa simile al frontend può aiutarvi a capire meglio l’impaginazione.

    Se invece usate WordPress soprattutto per scrivere articoli, come faccio io, un editor pulito può essere molto più comodo. Per l’aspetto finale del post c’è sempre l’anteprima.

    Io preferisco scrivere in un ambiente ordinato e controllare dopo il risultato pubblico. Mi sembra un compromesso più sano, almeno per il mio modo di lavorare.

    Il sito pubblico cambia?

    No, disattivare questa opzione non dovrebbe cambiare l’aspetto del sito pubblico.

    La voce “Usa gli stili del tema” riguarda l’editor. Serve a decidere se caricare gli stili del tema nell’area di scrittura. Non è una modifica al tema, non cambia il CSS pubblico e non altera gli articoli già pubblicati.

    Naturalmente, dopo qualsiasi modifica conviene sempre controllare. Aprite un articolo pubblicato e guardate se tutto è rimasto come prima.

    Nel mio caso il sito pubblico non era cambiato. Era cambiato solo il modo in cui WordPress mi mostrava il contenuto mentre lo scrivevo.

    Il che è abbastanza tipico: il problema non è grave, ma vi guarda male ogni volta che aprite un nuovo articolo.

    Perché non serve complicarsi la vita

    Quando qualcosa cambia in WordPress, la tentazione è cercare subito una soluzione tecnica: cache, tema, CSS, plugin, font caricati, impostazioni avanzate e magari un piccolo sacrificio rituale davanti al monitor.

    A volte serve davvero. Questa volta, almeno nel mio caso, no.

    Il problema era dentro le preferenze dell’editor.

    Prima di toccare il tema, aggiungere codice o disattivare plugin, vale la pena controllare questa impostazione. È veloce, reversibile e non mette mano al sito pubblico.

    Se non risolve, allora si può indagare oltre. Ma partire da qui vi può risparmiare parecchio tempo.

    E anche qualche parola poco elegante rivolta a Gutenberg, che non se la merita sempre. Solo a volte.

    Quando conviene tenere attiva “Usa gli stili del tema”

    Non sto dicendo che questa opzione vada sempre disattivata.

    Può essere utile tenerla attiva se volete che l’editor assomigli il più possibile al sito pubblicato. Per esempio, se lavorate su landing page, blocchi grafici, layout complessi o pagine in cui la resa visiva è fondamentale, vedere gli stili del tema dentro l’editor può essere comodo.

    In quei casi l’editor diventa quasi un’anteprima continua.

    Per un blog, però, la priorità può essere diversa. Quando scrivete testi lunghi, guide, appunti di viaggio o articoli pieni di paragrafi, la leggibilità dell’editor viene prima della somiglianza perfetta con il frontend.

    Nel mio caso preferisco separare le due cose: scrittura pulita nell’editor e controllo finale con l’anteprima.

    Quando invece conviene disattivarla

    Conviene provare a disattivare “Usa gli stili del tema” se:

    • dopo un aggiornamento il font dell’editor è cambiato;
    • il testo dentro Gutenberg è meno leggibile;
    • l’editor sembra troppo influenzato dal tema;
    • le spaziature dei blocchi sono strane;
    • volete un ambiente di scrittura più neutro;
    • il sito pubblico è corretto, ma l’editor no.

    La cosa buona è che potete fare una prova senza rischi particolari. Disattivate l’opzione, guardate l’editor e decidete se vi trovate meglio. Se non vi piace, potete riattivarla.

    WordPress ogni tanto ci ricorda che la libertà di scelta esiste. Poi la nasconde dietro tre pallini, ma questa è un’altra storia.

    Conclusione

    Se dopo un aggiornamento di WordPress l’editor a blocchi mostra un font diverso, non partite subito dalle soluzioni complicate.

    Nel mio caso la risposta era molto più semplice:

    tre pallini → Preferenze → Aspetto → disattivare “Usa gli stili del tema”.

    Il sito pubblico non era cambiato. Era l’editor che stava usando gli stili del tema e quindi mostrava il testo con una resa diversa da quella a cui ero abituato.

    Disattivando quell’opzione, Gutenberg è tornato a essere un ambiente di scrittura più pulito e leggibile.

    Non sempre WordPress è complicato. A volte siamo noi che gli diamo troppa fiducia nel complicarci la vita.

    FAQ

    Perché il font dell’editor a blocchi è cambiato?

    Il font può cambiare perché l’editor sta usando gli stili del tema attivo. Dopo un aggiornamento di WordPress, del tema o di Gutenberg, questi stili possono apparire diversi rispetto a prima.

    Dove si trova “Usa gli stili del tema”?

    La trovate dentro l’editor a blocchi. Aprite un articolo, cliccate sui tre pallini in alto a destra, entrate in Preferenze, poi in Aspetto e disattivate “Usa gli stili del tema”.

    Disattivare “Usa gli stili del tema” modifica il sito pubblico?

    No, questa impostazione riguarda l’editor. Serve a decidere se l’area di scrittura deve usare gli stili del tema. Il sito visibile ai lettori non dovrebbe cambiare.

    Devo modificare il CSS del tema?

    No, almeno non come primo tentativo. Prima di intervenire sul CSS, conviene provare questa impostazione perché è semplice, reversibile e non richiede modifiche tecniche.

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    Pubblicato: 18/06/2026
    Cosa vedere a Marrakech in 3 giorni

    Cosa vedere a Marrakech in tre giorni: tra medina, hammam e kasbah

    di Max Pubblicato: 14/06/2026
    Divagazioni Scritto da Max

    Una guida pratica e personale su cosa vedere a Marrakech, la città delle mille voci — con i posti che vale la pena cercare e qualche consiglio su cosa fare

    In questo articolo:

    • Marrakech si visita bene in 2 giorni pieni; il terzo giorno permette di rallentare o fare escursioni nei dintorni
    • La medina è patrimonio UNESCO: il quartiere storico è percorribile a piedi ma è facile perdersi — fa parte dell’esperienza
    • Un hammam è un’esperienza che consiglio: meglio prenotare, soprattutto nei periodi più turistici
    • I periodi migliori per visitare Marrakech vanno da marzo a maggio e da settembre a novembre; luglio e agosto sono caldi e affollati
    • Non è richiesto il visto per i cittadini italiani per soggiorni fino a tre mesi

    ATTENZIONE: le indicazioni presenti negli articoli sono fornite gratuitamente a scopo divulgativo e potrebbero essere non aggiornate o incomplete. Prima di acquistare, di prenotare o di partire, consultate sempre i siti ufficiali. Alcuni link in questo articolo sono link di affiliazione (anche i link ad Amazon*). Gli articoli aggiornati o pubblicati a partire da febbraio 2024 riportano un asterisco* accanto ai link di affiliazione.

    Introduzione all’itinerario in Marrakech

    Marrakech è una di quelle città di cui tutti hanno sentito parlare e che, nonostante questo, riesce ancora a sorprendere. Non appena atterrate all’aeroporto Menara, qualcosa si mette in moto — un profumo, un suono, una luce che ha una qualità difficile da spiegare ma facile da riconoscere. Avevo sentito parlare di questo posto da persone che lo avevano visitato e che usavano sempre le stesse parole: “diverso”, “intenso”, “piacevolmente strano”. Non avevo idea di quanto avessero ragione.

    Il nome della città, come spesso accade, dice qualcosa sulla sua storia: “Marrakech” deriva dal tamazight Mur-Akush, che significa “Terra di Dio”, nome attribuito alla città dal suo fondatore, Yusuf Ibn Tashfin, nell’XI secolo. Fu proprio da questa città che i colonizzatori europei medievali presero il nome per indicare l’intero paese — “il Marocco” è, letteralmente, “la città di Marrakech”.

    Fondata dagli Almoravidi nel 1070, è stata capitale del paese in più periodi della sua storia. La medina, il nucleo storico, è patrimonio dell’UNESCO dal 1985 ed è ancora oggi il centro pulsante della città: un labirinto di vicoli, souk, moschee, palazzi e piazze che non segue nessuna logica apparente ma che, dopo qualche ora, comincia ad avere un senso tutto suo.

    Quello che trovate in questo articolo è il risultato di qualche giorno passato a camminare, a perdermi, a mangiare tajine in posti scelti quasi a caso e a capire progressivamente come orientarmi. Non è una guida esaustiva e non vuole esserlo: è quello che mi porto a casa da Marrakech, insieme alla polvere sui vestiti e all’odore di cumino che ci mette qualche giorno ad andarsene.

    Antico Caravanserraglio all'interno del Souk
    Antico Caravanserraglio. All’interno dei souk non è raro trovare dei caravanserragli. Un caravanserraglio è una struttura storica dove, un tempo, carovane di mercanti, viaggiatori e animali potevano fermarsi lungo le rotte commerciali. In pratica era una specie di locanda fortificata che offriva riparo, acqua, cibo, magazzini per le merci e spazio per cammelli, muli o cavalli. In Marocco erano importanti soprattutto lungo le vie che collegavano il Sahara, le città imperiali e i porti atlantici o mediterranei.

    Il Marocco — qualche parola prima di partire

    Il paese ha una storia stratificata su millenni: berberi (o Imazighen, uomini liberi, come preferiscono definirsi), fenici, cartaginesi, romani, vandali, arabi, portoghesi e francesi hanno lasciato tracce visibili ancora oggi nell’architettura, nella cucina e nella lingua. Le lingue ufficiali sono l’arabo e il tamazight – o berbero, se preferite, ma il francese è parlato quasi ovunque. Non è raro incontrare persone che capiscono anche l’italiano, soprattutto nelle zone più frequentate dai turisti.

    La religione è l’Islam, e questo scandisce ritmi e spazi in modo molto concreto: il richiamo alla preghiera del muezzin è una colonna sonora costante, anche se mi è sembrata più discreta che in altre città. I mercati rallentano nel venerdì, e durante il Ramadan il paese si trasforma in qualcosa di diverso. Non è uno scenario esotico da osservare da lontano: è semplicemente come funziona questo posto, e vale la pena capirlo prima di arrivarci.

    Camminando per i souk di Marrakech
    Camminando per i souk di Marrakech

    Per chi viaggia dall’Italia, non è richiesto il visto per soggiorni fino a tre mesi. La moneta è il dirham marocchino (MAD), che non è convertibile fuori dal paese: cambiate all’arrivo e tenete sempre del contante, perché buona parte degli acquisti nei mercati si paga in cash.

    La contrattazione è una pratica normale, quasi un rito, senza drammi e senza esagerazioni, anche se a prima vista non è così che vi può sembrare.

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    Cosa vedere a Marrakech giorno per giorno

    Partiamo insieme per questa esplorazione della città!!

    Giorno 1: Arrivo e prima visita di Marrakech soggiornando in Riad

    Il nostro Riad a Marrakech
    Il nostro Riad a Marrakech

    L’aeroporto di Marrakech-Menara si trova a pochi chilometri dal centro della medina. Il trasferimento verso il riad è il primo impatto con la città: strade che si restringono progressivamente, scooter che si infilano ovunque, carretti trainati da muli che coesistono con SUV di lusso. Tutto questo in una logica che inizialmente sembra assente, ma dopo qualche ora comincia ad avere un senso.

    La prima sera è perfetta per sistemarsi, fare un giro nei dintorni del riad, trovare un posto dove mangiare qualcosa di semplice — una harira (la zuppa di ceci e lenticchie che è il vero comfort food marocchino) o un tajine — e andare a dormire presto.

    Il jet lag non è un problema, ma il fuso orario è un’ora indietro rispetto all’Italia, e il mattino seguente lo sentirete, come nel cambio dall’ora solare a quella legale.

    Abbiamo mangiato in una piazzetta in un ristorante all’aperto, di quelli che mi piacciono particolarmente perchè hanno un po’ il gusto locale, ma strizzano l’occhio al turista, con un menu dove la scelta non si basa solo sui nomi dei piatti, ma sulle fotografie sbiadite dal tempo e dal sole. L’ambiente era piacevole, il clima perfetto, il cibo il migliore che abbia mangiato a Marrakech.

    📍https://maps.app.goo.gl/EVWYPZ3opU37PqiV9

    Ristorante Medina Food Dabachi Chez Cherif a Marrakech
    Ristorante Medina Food Dabachi Chez Cherif a Marrakech
    💡Cos’è un RIAD

    Un riad è una casa tradizionale marocchina costruita intorno a un cortile interno, spesso decorato con zellige o zellij (piccole piastrelle di ceramica smaltata, tagliate a mano in forme geometriche e assemblate come un mosaico), fontane, piante, magari una piccola piscina e qualche angolo d’ombra in cui il tempo sembra rallentare di colpo.
    Dall’esterno, molti riad sono anonimi, quasi invisibili: una porta spesso stretta o bassa, un vicolo, nessuna promessa particolare. Poi entrate e si apre un piccolo mondo silenzioso, separato dal caos della medina.
    In origine erano abitazioni private delle famiglie benestanti, pensate per proteggere l’intimità domestica e creare un microclima fresco anche nelle giornate più calde. Oggi molti sono stati trasformati in piccoli hotel o maison d’hôtes, spesso con poche camere e un’atmosfera molto più personale rispetto a un albergo classico.
    Dormire in un riad, soprattutto a Marrakech o Fès, non è solo una scelta pratica: è un modo per entrare un po’ più dentro l’architettura, la cultura e il ritmo del Marocco.

    Tombe dei Saaditi

    Le Tombe dei Saaditi sono uno di quei luoghi che Marrakech sembra quasi voler nascondere fino all’ultimo. Si trovano nel quartiere della Kasbah, vicino alla Moschea Moulay El Yazid, dietro un ingresso piuttosto discreto che non lascia intuire molto di quello che vi aspetta all’interno.

    Furono realizzate soprattutto alla fine del XVI secolo, durante il regno del sultano Ahmad al-Mansur, uno dei sovrani più potenti della dinastia saadita. Qui vennero sepolti membri della famiglia reale, dignitari di corte e personaggi importanti dell’epoca. Poi, come spesso succede nella storia, arrivò una nuova dinastia e il passato venne messo da parte: le tombe furono murate dagli Alawiti e rimasero quasi dimenticate per secoli, fino alla loro riscoperta nel 1917.

    Cosa vedere a Marrakech: le Tombe dei Saaditi
    Itinerario in Marocco: le Tombe dei Saaditi

    La parte più famosa è la Sala delle Dodici Colonne, con colonne in marmo, stucchi finissimi, legno di cedro intagliato e decorazioni geometriche che sembrano fatte apposta per ricordarvi quanto poco pazienti siamo diventati noi moderni. Non è un sito grande: la visita può richiedere meno di mezz’ora, ma vale la pena fermarsi con calma, soprattutto nei piccoli giardini funerari dove le tombe più semplici raccontano una storia meno appariscente e forse proprio per questo più interessante.

    Nota: 100 dirham per l’ingresso possono sembrare tanti, soprattutto se rapportati ai 50 del Museo di Marrakech, ma credo che le spese per il recupero e la manutenzione delle tombe siano stati ingenti.

    Giorno 2 — Marrakech: la medina, la Koutoubia e la Djemaa El Fna

    La visita classica di Marrakech prevede una giornata intensa che porta dalla Koutoubia alla medina fino alla Djemaa El Fna, con tutto quello che sta nel mezzo.

    Moschea della Koutoubia

    La Moschea della Koutoubia è il punto di orientamento della città: il suo minareto alto 77 metri, costruito nel XII secolo sotto i Berberi Almohadi, è visibile da quasi ogni angolo della medina. I non musulmani non possono accedere all’interno, ma i giardini che la circondano sono piacevoli e la facciata è un buon punto di partenza visivo per capire l’architettura andaluso-marocchina.

    📌Nota

    Curiosità: una legge tutt’ora in vigore impedisce che qualsiasi edificio superi in altezza il minareto della Koutoubia, che deve rimanere l’edificio più alto della città.

    Moschea della Koutoubia
    Moschea della Koutoubia

    Palazzo Bahia

    Il Palazzo Bahia è una delle strutture più elaborate della medina. Costruito a fine XIX secolo, conta 160 stanze distribuite su una rete di cortili, giardini e passaggi che un architetto occidentale probabilmente avrebbe organizzato diversamente, ma che così — in tutta la sua apparente irrazionalità — funziona benissimo. I soffitti in cedro intagliato e i pavimenti in zellige (ceramica tradizionale marocchina a mosaico geometrico) sono la parte visivamente più notevole.

    Palazzo Bahia a Marrakech
    Palazzo Bahia a Marrakech

    Piazza Djemaa El Fna

    La Djemaa El Fna (o Jemaa) è la piazza principale della medina ed è, di fatto, il motivo per cui molte persone vengono a Marrakech.

    L’origine del nome Djemaa el-Fna è incerta. La traduzione più popolare sarebbe quella di “assemblea dei morti”, forse per il ricordo delle esecuzioni pubbliche, ma un’altra lettura lo collega a una moschea mai completata o scomparsa: jamaa significa infatti anche “moschea”, mentre fna richiama l’idea di rovina, fine o annientamento. In entrambi i casi, il nome conserva un’ombra antica che contrasta magnificamente con la vitalità quasi teatrale della piazza di oggi.

    Di giorno ospita venditori di succhi di arancia o di canna da zucchero, acrobati, incantatori di serpenti e ammaestratori di scimmie, musicisti e pesatori di persone .

    Piazza Djemaa El Fna a Marrakech
    Piazza Djemaa El Fna

    Sì, pesatori di persone! Non tutti a Marrakech hanno una bilancia in casa e alcuni, i più intraprendenti , portano in piazza la propria. Chiedono solo qualche dirham per permettere a chi non ha una bilancia in casa di tenere sott’occhio il peso forma. Soddisfano un bisogno.

    Piazza Djemaa El Fna di notte
    Piazza Djemaa El Fna dopo che calano le luci

    Di sera, quando il sole scende, i carretti del cibo si moltiplicano e l’odore di carne alla brace, cumino e zenzero si mescola al fumo, alla musica e al rumore di fondo di una città che non abbassa il volume. I souk si estendono a nord della piazza in un labirinto di vicoli, ognuno con la propria specializzazione: cuoio, spezie, lampade, tessuti, ceramiche.

    I souk di Marrakech
    I souk di Marrakech

    É facile perdersi nel senso letterale del termine. Affidatevi al vostro senso dell’orientamento o, in alternativa, accettate che perdersi è parte dell’esperienza.

    San* Google Maps, il Santo protettore dei turisti in difficoltà, comunque, è sempre un’ultima ancora di salvezza alla quale affidarsi. Questo almeno fino alle 10 di sera, quando alcuni portoni del souk si chiudono, senza che il Santo ne sia informato, costringendovi ad improbabili ghirigori sulla carta geografica. (*San è inteso in senso ironico e senza offesa per i Santi veri).

    Dopo San Francesco (per il suo amore per gli animali) e Ganesha, uno dei miei compagni di viaggio preferiti.

    infografica lingua marocco
    Infografica lingua locale in Marocco

    Esperienza in un Hammam

    Dopo una giornata nella medina, un hammam non è solo una buona idea: è quasi una forma di sopravvivenza urbana. Marrakech vi cammina addosso, vi riempie di polvere, profumi, voci, spezie, fumo e contrattazioni. L’hammam rimette tutto in ordine, o almeno ci prova.

    Infatti, per smentire quello che ho detto, noi ci siamo andati di mattina.

    L’hammam tradizionale marocchino non nasce come spa, ma come bagno pubblico e rito sociale. Per secoli è stato il luogo in cui ci si lavava, ci si incontrava, si chiacchierava e si usciva con la pelle nuova.

    Il rituale classico prevede vapore caldo, sapone nero, scrub con il guanto kessa e risciacquo finale. Poco importa se il guanto kessa è di pura plastica e se non è in materiale naturale. Fa il suo lavoro e questo è ciò che conta!

    Lo scrub è la parte più memorabile e sorprendente: scoprirete che il vostro corpo produce quantità di pelle morta che non sospettavate e forse non volevate sapere.

    Nella mia zona si chiama “grëp” (dove la “e” esce come un suono gutturale): lo sporco che si accumula e che si vede in chi non si lava da tempo immemore.

    Ecco, è proprio quello che vedrete uscire dal vostro corpo, anche se vi lavate ogni giorno, regolarmente.

    A Marrakech trovate hammam molto locali, semplici e separati per uomini e donne e hammam più curati, spesso all’interno di riad o piccole spa. Se è la vostra prima esperienza e volete qualcosa di tradizionale ma più accessibile, vi consiglio il Pure Bliss Spa & Traditional Hammam, collegato al Bliss Riad. È in una zona comoda della medina, non lontano dai percorsi più battuti, ma abbastanza riparato da farvi dimenticare per un po’ il rumore dei motorini.

    📍 https://maps.app.goo.gl/mcQBjX2R8fdVewwT7

    Cosa vedere a Marrakech: visitare un hammam e provare l'esperienza
    Cosa vedere a Marrakech: visitare un hammam e provare l’esperienza

    Qui l’esperienza è più ordinata rispetto a un hammam popolare: ambienti curati, trattamenti prenotabili, personale abituato ai viaggiatori e possibilità di combinare hammam e massaggio, anche di coppia. Non sarà l’hammam più “local” della città, ma a volte va bene anche così. Non sempre serve dimostrare qualcosa al mondo: ogni tanto basta farsi lavare via la polvere del viaggio con dignità e uscire profumati di argan, sapone nero o di rosa.

    Vi consiglio di prenotare, soprattutto nei periodi più turistici, e di non fissare l’hammam troppo tardi se poi avete una cena con spettacolo. Dopo il trattamento potreste avere la reattività di un gatto al sole, e non è detto che sia un male.

    Abbiamo provato anche Le Bain de Kasbah, vicino alle tombe dei Saaditi, ma la mia impressione è stata più da “catena di montaggio”, al contrario del Bliss che mi è sembrato più emozionale.

    Cosa vedere a Marrakech- le botteghe degli artigiani all'interno del souk
    Cosa vedere a Marrakech- le botteghe degli artigiani all’interno del souk

    La Farmacia dell’Argan — ovvero: come non comprare quello che non vi serve

    Prima o poi, camminando per la medina, qualcuno vi fermerà con gentilezza disarmante e vi proporrà di entrare in una “cooperativa” o “farmacia berbera” per una dimostrazione gratuita dei prodotti all’argan. L’argan è reale, ha proprietà documentate, e alcune delle botteghe che lo vendono sono oneste. Il meccanismo della dimostrazione gratuita è invece un classico della vendita a pressione soft, rodato e collaudato: si entra per curiosità, si esce con cinque prodotti che non si sapeva di volere.

    Questo non significa che dobbiate evitare queste botteghe — significa che è utile entrarci sapendo già cosa state facendo. Se siete interessati all’olio d’argan, al burro di karité o ai saponi, è un’esperienza curiosa e i prodotti, se scelti con attenzione, sono di buona qualità. Se invece non avete intenzione di comprare niente, la parola più efficace è “shukran” (grazie in arabo) pronunciata con un sorriso, prima ancora che la dimostrazione cominci.

    L’olio d’argan cosmetico (da non confondere con quello alimentare, che ha un sapore deciso e si usa sul pane o nel cous cous) è uno dei souvenir più sensati da portare a casa: non pesa, non si rompe, non deperisce facilmente. Se volete comprarlo, confrontate i prezzi in almeno due posti diversi e chiedete sempre se è puro al 100% o miscelato.

    La cena in rooftop

    Per la cena ci siamo imbattuti in un ristorante supermenzionato da Tripadvisor. L’insegna colorata invitava ad entrare. La coda fuori anche. Volevamo mangiare sul tetto, ma abbiamo accettato di entrare anche se c’era posto solo sul mezzanino. Era una prassi: si entra, ci si accomoda al mezzanino, portano un tè e, poi se volete, vi spostano sul tetto, dove non si gode di una vista panoramica, ma si gode di una bella cena all’aperto.

    Cafè Restaurant Dar l'Hssira a Marrakech
    Cafè Restaurant Dar l’Hssira a Marrakech

    Il cibo è buono: tajine di pollo e spiedini. Abbiamo condiviso il tavolo con due simpatici ragazzi tedeschi, abbiamo fatto un po’ di conversazione e li abbiamo aiutati col francese del cameriere e poi a nanna, una bella serata!

    📍 https://maps.app.goo.gl/9EktjYWhqtdSYktPA

    Giorno 3 — La Medersa Ben Youssef, il Jardin Secret e le compagne di viaggio

    La mattina del terzo giorno è quella giusta per entrare nella parte più coinvolgente della medina, quella che sta a nord della Djemaa El Fna e che molti visitatori sfiorano senza entrarci per davvero. Il ritmo è diverso da quello del giorno precedente: meno piazza, più vicolo. Meno spettacolo, più vita vera.

    Il terzo giorno abbiamo incontrato le nostre compagne di viaggio e con loro abbiamo condiviso una bella visita guidata, oltre che il resto dell’itinerario attraverso il Marocco.

    Da subito si è creata una bella intesa, che ci ha accompagnati per tutto il viaggio.

    Sabrina la conoscete già, le altre ve le presento in stretto ordine alfabetico:

    • @Alessandra: sa tutto del Kenya, ma anche un sacco di altre cose. Se c’è un granello di polvere nella stanza lei lo troverà, se non l’ha già trovato Silvia. State tranquilli, non ne farà una tragedia.
    • @Sara: sempre alla ricerca dell’immagine perfetta, ma in modo simpaticamente discreto
    • @Silvia: sta sicuramente ascoltando se qualcuno parla spagnolo per indovinarne l’accento. Attenzione: se sente della musica sudamericana non riuscirete a trattenerla dal ballare
    • @Valeria: se non vede il mare si sente male. Quando non la trovate, sta facendo una videochiamata oppure sta cercando di rifilare a qualcuno la spazzola rosa che ha comprato a Marrakech.
    Compagne di viaggio
    Compagne di viaggio alla fine della vacanza, dopo aver condiviso il tour per quasi una settimana, facciamo una sosta prima del rientro a Marrakech

    La Medersa Ben Youssef

    La Medersa Ben Youssef è la più grande scuola coranica del Maghreb medievale e, per chi viene dall’Europa, è probabilmente l’edificio più sorprendente di tutta Marrakech. Non per le dimensioni — che pure sono notevoli — ma per la qualità maniacale della decorazione: zellige al piano basso, stucco traforato al piano intermedio, cedro intagliato in alto. Tre registri sovrapposti, tre materiali diversi, zero concessioni alla semplicità.

    Cosa vedere a Marrakech: la Medersa Ben Youssef
    Cosa vedere a Marrakech: la Medersa Ben Youssef

    Fu fondata nel XIV secolo sotto il sultano merinide Abu al-Hassan, poi ampliata e quasi completamente ricostruita nel XVI secolo dai Saadiani, la dinastia che trasformò Marrakech nella capitale di un impero che si estendeva fino al Sahara. Per cinque secoli ha ospitato studenti provenienti da tutto il mondo islamico — fino a ottocento alla volta, in celle di pochi metri quadrati affacciate sul cortile centrale. Chiusa nel 1960, è stata restaurata e riaperta come sito storico nel 1982.

    Cosa vedere a Marrakech: la Medersa Ben Youssef
    Cosa vedere a Marrakech: la Medersa Ben Youssef

    Il cortile centrale è il cuore dell’edificio: una vasca riflettente al centro, colonne di marmo, archi a ferro di cavallo e, tutto intorno, le facciate decorate fino all’inverosimile. La luce del mattino, quando entra obliqua dagli archi superiori trasforma una fotografia in qualcosa che assomiglia a un ricordo prima ancora di essere scattata.

    Vale la pena salire ai piani superiori per vedere le celle degli studenti: piccole, austere, con una finestra che si apre sul cortile. Ci vuole un’oretta per visitarla con calma, senza correre.

    Il Jardin Secret

    A poca distanza dalla medersa, incastonato in un angolo della medina che niente dall’esterno lascia intuire, c’è il Jardin Secret. Il nome è leggermente teatrale, ma non del tutto immeritato: dall’esterno si vede solo un portale. Dall’interno, ci si ritrova in due giardini separati da un padiglione centrale, progettati secondo i principi del giardino islamico tradizionale — acqua, simmetria, ombra, profumo.

    Il sito è stato restaurato a partire dal 2008 dopo decenni di abbandono e riaperto al pubblico nel 2016. L’impianto originale risale probabilmente al XVI secolo, periodo in cui questa zona della medina era occupata da un grande palazzo nobiliare. Quello che si vede oggi è una ricostruzione attenta, non una reinvenzione: le essenze vegetali, le fontane e i canali di irrigazione seguono gli schemi documentati dell’epoca.

    Non è il posto più fotografato di Marrakech, e forse è proprio questo il suo pregio. Se arrivate al mattino presto, potreste trovarlo quasi deserto. C’è anche una terrazza panoramica sulla torre centrale, con una vista insolita sui tetti della medina — lontana dal baccano della piazza.

    Le Jardin Secret a Marrakech
    Le Jardin Secret a Marrakech

    Il pranzo — e la pausa necessaria

    Dopo la medersa e il giardino, la medina vi avrà camminato addosso abbastanza da meritare una pausa. I ristoranti nei vicoli intorno alla Ben Youssef sono generalmente meno turistici di quelli della Djemaa El Fna: i prezzi sono più bassi e il cous cous del venerdì — se ci siete di venerdì — è un appuntamento che vale la pena non mancare. Il cous cous è tradizionalmente il piatto del venerdì in tutto il Maghreb, il pasto della famiglia allargata, quello che si prepara in grandi quantità e si condivide. Trovarlo in un ristorante di quartiere è un’esperienza diversa dall’assaggiarlo in un locale da cento coperti sulla piazza principale.

    Nel pomeriggio, se l’energia regge, la zona dei souk è ancora lì che vi aspetta. Altrimenti, nel riad vi aspetta quasi sicuramente una piccola piscina.

    Museo di Marrakech

    Il Museo di Marrakech si trova nel cuore della medina, a poca distanza dalla Medersa Ben Youssef, ed è ospitato nel Palazzo Dar Menebhi, una residenza di fine Ottocento costruita per una delle famiglie più influenti della città. Anche qui, come spesso accade a Marrakech, la facciata esterna non prepara davvero a quello che trovate dentro: si entra da una porta piuttosto sobria e all’improvviso ci si ritrova in un grande cortile centrale coperto, con zellige, stucchi, legno dipinto e un lampadario enorme che sembra lì per ricordarvi che la sobrietà, in certi palazzi, non era esattamente la priorità.

    Il museo ospita una collezione abbastanza varia ed a prima vista un po’ arraffazzonata: oggetti tradizionali marocchini, ceramiche, gioielli, armi, tessuti e opere d’arte contemporanea. Non è forse il museo più ordinato o didattico che visiterete nella vita, ma ha un pregio importante: permette di vedere dall’interno l’architettura di una grande dimora cittadina e di capire meglio il rapporto marocchino tra spazio privato, decorazione e rappresentazione sociale.

    Museo di Marrakech
    Museo di Marrakech

    Se avete già camminato abbastanza nei souk e avete bisogno di un luogo chiuso, fresco e un po’ più silenzioso, il Museo di Marrakech è una buona pausa culturale.

    Non aspettatevi pannelli infiniti e percorso obbligato: prendetelo piuttosto come un palazzo da attraversare con curiosità, lasciando che siano i dettagli a parlare.

    Cena in un ristorante con spettacolo

    Ok, adesso è tempo di una bella cena in ristorante con spettacolo nella medina, come lo storico Dar Essalam, il ristorante di Hitchcock.

    Il cous cous e la tajine sono piatti che amerete, ma dopo qualche giorno farete carte false per una pizza.

    I gatti di Marrakech

    Se non vi piacciono i gatti non andate a Marrakech.

    I gatti di Marrakech sono come i cani di Bangkok: una immagine silenziosa, onnipresente e discreta, l’anima essenziale della città. I gatti sono i veri padroni di Marrakech.

    Sono ovunque, belli, brutti, malati, sani, discreti, invadenti, ce ne sono di ogni tipo. Dormono sulle sedie dei ristoranti, ti saltano in braccio quando mangi, ti salutano nei vicoli con un miagolio insistente oppure semplicemente ti ignorano con aria di altezzosa indifferenza.

    Sono lo specchio della città: sornioni e pronti a balzare per un pezzo di carne (sì, di carne, possibilmente speziata, il pane lo potete mangiare voi se vi piace).

    Non vedrete cani per strada, sono considerati come animali non puri e solo poche persone ne possiedono uno, che tengono di solito in casa.

    I gatti: amateli o odiateli, ma loro restano al proprio posto, incuranti del vostro giudizio, del caldo, dello sporco e dei motorini che li sfiorano, ma non si osano toccarli.

    Cosa vedere a Marrakech- i gatti di marrakech
    Cosa vedere a Marrakech- i gatti di marrakech

    Cosa fare a Marrakech in 2-3 giorni?

    🐼 Le Meditazioni del Panda dal Tempio di BambùScopri di più su questa rubrica

    Perdetevi nei vicoli per ritrovare un senso ai sensi..

    — Wo

    …. forse questa non mi è venuta bene … ma d’altro canto ve l’avevo detto che ogni tanto entro in modalità guru e allora è tempo di scappare…

    Itinerario A — La città in profondità: medina, quartieri e palazzi

    Chi ha già visto la Djemaa El Fna e la Koutoubia può dedicare questi due giorni ai posti che si visitano di meno ma che meritano più tempo.

    Il Museo Dar Si Said ospita una delle collezioni più complete di arti decorative marocchine, con tappeti berberi, legni intagliati, ceramiche e gioielli che raccontano le tradizioni artigianali del paese in modo più sistematico di quanto non faccia il mercato. Il Museo della Confluenza (Musée des Confluences Dar El Bacha), allestito nell’antico palazzo del Glaoui nel quartiere della medina, ha invece un approccio più narrativo sulla storia culturale marocchina.

    Il quartiere della Mellah, storico quartiere ebraico di Marrakech, è uno di quei posti che si trovano difficilmente nelle guide ma che hanno una qualità architettonica notevole: i balconi in legno sporgenti, le finestre elaborate e la struttura urbana diversa rispetto al resto della medina raccontano una storia di convivenza e separazione che vale la pena conoscere.

    I Giardini Majorelle, creati dal pittore francese Jacques Majorelle negli anni Trenta e acquistati da Yves Saint Laurent nel 1980, sono visivamente distinti da tutto il resto della città: un giardino botanico con palme, cactus e piante esotiche, dominato da quel particolare shade di blu intenso chiamato “Majorelle blue”. Affollati come quasi tutto a Marrakech, ma in modo sopportabile se arrivate all’apertura.

    infografica souk di Marrakech
    infografica Souk di Marrakech

    Itinerario B — Benessere e hammam: il Marocco che non si vede

    Oltre agli hammam che ho sperimentato personalmente, l’Hammam Dar El Bacha, nel cuore della medina, è uno dei più antichi e ben conservati della città. È stato aperto al pubblico dopo un lungo restauro e offre sia sessioni tradizionali che trattamenti più elaborati.

    Un giorno di benessere a Marrakech potrebbe prevedere: hammam al mattino, pranzo leggero nella medina, pomeriggio ai giardini o in una passeggiata senza meta, e cena in un ristorante con terrazza sulla piazza. È un ritmo completamente diverso rispetto al tour nel Sud, e il contrasto è parte dell’esperienza.

    Per chi vuole qualcosa di più strutturato, diversi riad offrono trattamenti con prodotti a base di argan e rose — la vicina Valle del Dadès è famosa per la coltivazione di rose da cui si estrae l’acqua di rose usata in molti prodotti cosmetici tradizionali.

    Itinerario C — Fuori dai circuiti: Marrakech meno fotografata

    Taroudant, a circa tre ore a ovest di Marrakech, è spesso descritta come “la piccola Marrakech” — una medina ben conservata, mura in pisé che riflettono la luce del tramonto, e un’atmosfera decisamente meno turistica. Vale una giornata di escursione se avete energia e voglia di guidare o prendere un autobus.

    El Kelaa des Mgouna, nel cuore della Valle delle Rose, è raggiungibile in circa 3-4 ore da Marrakech. Il paese è famoso per il festival delle rose di maggio, ma anche fuori stagione i campi coltivati e la produzione di acqua di rose offrono qualcosa di diverso rispetto al circuito principale.

    Per chi preferisce restare in città, il mercato di Rahba Kedima (piazza delle Spezie) è un buon contraltare ai souk più frequentati: si trovano erbe medicinali, pelli di animali, candele di cera d’api e oggetti usati dalla medicina tradizionale berbera. Non è un posto da cartolina, ma è uno di quei luoghi che dicono qualcosa di vero su come funziona una città.

    Come si arriva a Marrakech dall’Italia?

    Da Milano, Roma e altre città italiane ci sono voli diretti per l’aeroporto di Marrakech-Menara (RAK) con diverse compagnie, incluse alcune low cost. La durata del volo è di circa 2 ore e 45 minuti da Milano, leggermente meno da Roma. I prezzi variano considerevolmente a seconda della stagione: in primavera e autunno potete trovare tariffe ragionevoli con anticipo sufficiente, mentre luglio e agosto spingono i prezzi verso l’alto per la domanda turistica.

    Non esiste un collegamento ferroviario diretto tra l’aeroporto e il centro della medina. Le opzioni sono il taxi (tariffa fissa concordata prima di partire, intorno ai 100-130 dirham per il tragitto verso la medina), i bus urbani della rete cittadina o il transfer organizzato dall’alloggio, che molti riad offrono su richiesta.

    Qual è il periodo migliore per visitare il Marocco?

    Per un itinerario che include il deserto, marzo-maggio e settembre-novembre sono i periodi più equilibrati. Le temperature durante il giorno sono piacevoli nella maggior parte delle destinazioni, le notti nel deserto sono fresche ma non gelide e le dune non riflettono il calore di luglio e agosto, quando le temperature nel Sahara possono superare i 45 gradi.

    Marrakech tollera meglio l’estate rispetto al deserto, ma rimane una città calda in luglio e agosto. In inverno (dicembre-febbraio) le temperature sono miti di giorno (15-20°C) ma possono scendere notevolmente di notte, specialmente ad alta quota sul passo Tizin’Tichka, dove è possibile trovare la neve.

    Il Ramadan cambia profondamente il ritmo del paese: ristoranti chiusi durante il giorno, vita notturna intensificata, cerimonie e musica. Per chi è interessato a capire la cultura marocchina, può essere un periodo di grande interesse; per chi viaggia principalmente per la logistica del cibo e degli orari, è bene saperlo in anticipo.

    Cosa fare nei dintorni di Marrakech

    Essaouira — circa 2 ore e mezza a ovest — è una città costiera sull’Atlantico con una medina patrimonio UNESCO, famosa per l’artigianato del legno di thuya e per il vento costante che la rende una meta apprezzata da chi pratica windsurf e kitesurf. Offre un contrasto bello con Marrakech: strade più larghe, aria di mare, gatti ovunque.

    Imlil e il Monte Toubkal — circa un’ora e mezza a sud — è il punto di partenza per le escursioni sull’Atlas, inclusa la salita al Toubkal (4.167 m), la cima più alta del Nord Africa. Anche chi non intende scalare può passare una giornata in montagna, a piedi tra villaggi berberi, con panorami molto diversi rispetto al resto dell’itinerario.

    Ouirgane, nella Valle dell’N’Fis nell’Alto Atlante, è raggiungibile in circa un’ora da Marrakech e offre paesaggi montani, piccoli alberghi e la possibilità di camminare tra foreste di querce e ulivi selvatici.

    FAQ

    Quanti giorni servono per visitare Marrakech? 

    Marrakech merita almeno due giorni pieni per una visita non superficiale: un giorno per la Djemaa El Fna, i souk e il Palazzo Bahia, un secondo per i Giardini Majorelle, l’esperienza dell’hammam e qualche quartiere meno turistico. Con un terzo giorno si possono aggiungere escursioni ai dintorni o semplicemente rallentare.

    Il Marocco è sicuro per i viaggiatori italiani?

    Il Marocco è considerato uno dei paesi più stabili del Nord Africa e riceve ogni anno milioni di visitatori europei. Come in qualsiasi destinazione turistica, è opportuno fare attenzione alle proprie cose nei mercati affollati e informarsi sull’evoluzione della situazione prima di partire. La Farnesina aggiorna regolarmente le schede paese sul proprio sito.

    Cosa si mangia in Marocco?

    La cucina marocchina è ricca e aromatica: il couscous del venerdì, il tajine (stufato lento in tegame di terracotta), la bastilla (torta dolce-salata a base di piccione o pollo e mandorle), la harira (zuppa di legumi e spezie), le briouat (fagottini fritti ripieni). Il pane (khobz) è onnipresente e spesso serve da posate. Il tè alla menta — servito caldo, molto dolce, versato dall’alto — è il rituale di accoglienza per eccellenza.

    Come funziona la contrattazione nei mercati?

    La contrattazione è parte integrante della cultura commerciale marocchina: il prezzo esposto o dichiarato è quasi sempre un punto di partenza. La regola informale vuole che si inizi dal 30-40% del prezzo richiesto e si tratti fino a un accordo. Non è maleducato contrattare: lo è, semmai, iniziare una trattativa e poi andarsene senza comprare dopo aver fatto abbassare molto il prezzo.

    È necessario prenotare l’hammam in anticipo? 

    Per gli hammam più conosciuti e strutturati — come il Pure Bliss Spa collegato al Bliss Riad o il Dar El Bacha — vale la pena prenotare, soprattutto nei fine settimana e nei periodi di alta stagione. Gli hammam di quartiere più tradizionali generalmente non richiedono prenotazione, ma è utile informarsi sugli orari separati per uomini e donne.

    Articolo aggiornato a maggio 2026. Le informazioni pratiche (prezzi, orari, visti) possono variare: verificate sempre prima di partire.

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    Pubblicato: 14/06/2026
    Da Lhasa a Shigatse lungo la G318 Ganden, Gyantse, Tashilhunpo e lo Yarlung Tsangpo

    Viaggio in Tibet: dai monasteri al campo base dell’Everest

    di Max Pubblicato: 08/06/2026
    Cina Scritto da Max

    Viaggio in Tibet: 6 + 1 tappe fondamentali lungo la Friendship Highway 318

    ← Prima parte: Cosa vedere a Lhasa — la mia guida personale alla capitale spirituale del Tibet

    Questo articolo descrive le sette tappe principali che completano l’itinerario di viaggio in Tibet cominciato a Lhasa, fino ai piedi del Chomolungma ed integrano in modo dettagliato l’articolo La G 318 in Cina: da Shanghai al Tetto del Mondo, passando per la strada più bella del pianeta

    Se Lhasa è il cuore spirituale del Tibet, la strada che porta verso ovest da Lhasa a Shigatse, la Friendship Highway e le sue varianti, è il suo sistema circolatorio. In poche ore di percorrenza si passa da 3.600 metri di quota ai 4.800 del passo di Kampa La, con il lago Yamdrok che si apre all’improvviso come un gioiello turchese tra le montagne. Poi Gyantse, Shigatse, e nel mezzo una serie di soste che valgono da sole il viaggio in Tibet. Questo articolo descrive le quattro tappe principali che completano l’itinerario cominciato a Lhasa.

    L’articolo in breve

    In questo articolo: 

    • L’itinerario da Lhasa al Campo Base Nord dell’Everest copre circa 600 km e si percorre in 4-5 giorni di viaggio 
    • Le sette tappe principali sono: Ganden, passo Kampa La con il lago Yamdrok, Gyantse, Shigatse, Sakya, Tingri e il Monastero di Rongbuk 
    • Per tutta la Regione Autonoma del Tibet è obbligatorio il Tibet Travel Permit e una guida locale accreditata; per la zona dell’Everest serve un permesso aggiuntivo 
    • Il periodo migliore è la primavera (aprile-maggio) per cielo limpido e accesso al Campo Base; l’autunno (settembre-ottobre) è una valida alternativa 

    ATTENZIONE: le indicazioni presenti negli articoli sono fornite gratuitamente a scopo divulgativo e potrebbero essere non aggiornate o incomplete. Prima di acquistare, di prenotare o di partire, consultate sempre i siti ufficiali. Alcuni link in questo articolo sono link di affiliazione (anche i link ad Amazon*). Gli articoli aggiornati o pubblicati a partire da febbraio 2024 riportano un asterisco* accanto ai link di affiliazione.

    Da Lhasa al Lago Yamdrok Lago Sacro ai Tibetani - Tibet - Cina
    Yamdrok Lago Sacro ai Tibetani – Tibet – Cina

    1. Il monastero di Ganden (40 km da Lhasa)

    Il nostro viaggio in Tibet, dopo aver lasciato Lhasa, descritta nel primo articolo, prosegue verso Ganden.

    Ganden dista quaranta chilometri da Lhasa, ma la distanza simbolica è zero. Fondato nel 1409 da Tsongkhapa in persona, il maestro che diede vita alla scuola Gelug — quella che sarebbe diventata la corrente dominante del Buddhismo tibetano — Ganden non è un monastero tra i tanti, ma il monastero originale da cui gli altri due grandi, Sera e Drepung, hanno tratto ispirazione e metodo. 

    Sono le tre università monastiche Gelug, ma Ganden occupa un posto di rilevo nella gerarchia: il suo abate supremo è la terza figura religiosa dell’intera scuola, dopo il Dalai Lama e il Panchen Lama.

    Il nome tibetano completo è Dga’ ldan dgon pa — dove “dgon pa” (occidentalizzato in Gompa) significa semplicemente monastero, e “Dga’ ldan”, tradotto alla lettera, significa qualcosa come “dimora della gioia” o “pieno di gioia”.

    Al di là della poeticità del nome, Ganden è un riferimento preciso: è il modo tibetano di rappresentare Tuṣita, il paradiso buddista dove vive Maitreya, il Buddha del futuro, in attesa di scendere un giorno nel nostro mondo. 

    L’idea è che questo luogo debba essere una specie di Tuṣita sulla Terra, un centro di studio e pratica così serio da evocare il reame ideale legato al futuro.

    Il complesso si trova arroccato sul Monte Wangbur, a oltre 4.300 metri di quota. La strada per arrivarci non è banale e la visita richiede mezza giornata, ma il percorso di kora attorno alle mura apre su panorami sulla valle del fiume Kychu. 

    Se riuscite ad arrivare in concomitanza di uno dei due grandi appuntamenti annuali del monastero, siete nel posto giusto al momento giusto. 

    • Il primo è il festival del Thangka, che si tiene il quindicesimo giorno del sesto mese lunare tibetano — generalmente tra luglio e agosto, nel 2026 cade il 29 luglio — quando un enorme thangka raffigurante il Buddha viene dispiegato sulle mura esterne del monastero al sorgere del sole, davanti a migliaia di pellegrini accorsi da ogni angolo del Tibet. 
    • Il secondo è il Galdan Ngamchö, che ricorre il venticinquesimo giorno del decimo mese lunare — solitamente a dicembre — nell’anniversario della morte di Tsongkhapa: i lama accendono lampade di burro sugli altari dentro e fuori il monastero e una grande statua di Buddha viene esposta durante il giorno, mentre di notte l’intero complesso si illumina. 

    Prima dell’annessione alla Cina, Ganden ospitava circa seimila monaci ed era uno dei principali centri di formazione teologica del Tibet. Nel 1958 il quattordicesimo Dalai Lama vi sostenne gli esami finali del suo percorso di studi. Pochi anni dopo, durante la Rivoluzione Culturale, il monastero fu raso al suolo: la tomba di Tsongkhapa, rivestita d’oro e d’argento, fu distrutta insieme ai suoi resti.

    Quello che si visita oggi è in buona parte ricostruito, ma le tracce di quella storia non sono state cancellate — e questa stratificazione di bellezza e rovina è forse ciò che rende Ganden uno dei luoghi più intensi dell’intera regione.

    Viaggio in Tibet: Campo base dell'Everest - Tibet - Cina
    Viaggio in Tibet: Questo sono io al Campo Base Nord dell’Everest

    2. Il Monastero di Pelkor Chode e il Kumbum di Gyantse (230 da Lhasa)

    Pelkor Chode si trova a Gyantse, circa 230 chilometri a sud-ovest di Lhasa, raggiungibile percorrendo la Strada Nazionale S307 — quella che i viaggiatori chiamano informalmente il percorso meridionale della Friendship Highway. 

    È un tragitto che vale già da solo: dal passo di Kampa La, a quasi 4.800 metri, si apre all’improvviso la vista sul lago Yamdrok, uno dei laghi sacri del Tibet, con le sue acque di un turchese così intenso da sembrare finto. Più avanti, il passo di Karo La regala un altro momento raro: un ghiacciaio che scende praticamente fino alla strada. 

    Gyantse si incontra circa un’ora dopo aver lasciato le sponde del lago, e ha senso unire la visita a quella di Tashilhunpo aShigatse, distante un’altra ora di strada, in un itinerario di due o tre giorni fuori da Lhasa.

    Il monastero fu fondato nel primo quarto del XV secolo dal principe Rabten Kunzang Phak, che volle costruire qualcosa di insolito per l’epoca: un complesso capace di ospitare sotto lo stesso tetto tre scuole diverse del Buddhismo tibetano — Sakya, Kadampa e Gelug — che allora erano spesso in competizione tra loro. Questa convivenza è rimasta una delle caratteristiche distintive di Pelkor Chode, e si percepisce ancora oggi nell’atmosfera del posto, meno rigidamente identitario di altri grandi monasteri.

    Il monastero di Pelkor Chode a Gyantse
    Il monastero di Pelkor Chode a Gyantse

    2.1 Kunbum – centomila immagini sacre

    Ma l’elemento che toglie il fiato è il Kumbum: uno stupa a nove livelli alto 32 metri, costruito tra il 1427 e il 1437, che racchiude al suo interno 76 cappelle, circa 10.000 immagini di Buddha tra statue e affreschi murali e 108 porte — numero sacro nel Buddhismo, lo stesso numero che si ritrova nelle perle del mala. La parola kumbum in tibetano significa letteralmente “centomila immagini sacre“, e la struttura è concepita come un mandala tridimensionale: salire di piano in piano corrisponde simbolicamente a percorrere le tappe del cammino verso l’illuminazione. I murali del XIV e XV secolo, con le loro influenze tibetane, nepalesi e cinesi mescolate, sono tra i meglio conservati del Tibet. Portate una torcia: la luce all’interno è scarsa e molti affreschi meritano di essere visti bene.

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    Il complesso ha subito danni durante la Rivoluzione Culturale, ma in misura minore rispetto ad altri monasteri della regione, e conserva ancora i segni di un assalto precedente. Nel 1904 le truppe britanniche della spedizione Younghusband attaccarono Gyantse, e i fori dei proiettili rimasti su alcune pareti del monastero sono ancora visibili. 

    Una storia che rende Pelkor Chode un luogo difficile da categorizzare semplicemente come sito turistico.

    Kumbum in tibetano significa letteralmente Centomila Immagini Sacre
    Lo stupa Kumbum, che in tibetano significa letteralmente Centomila Immagini Sacre, tappa imperdibile in un Viaggio in Tibet

    3. Il monastero di Tashilhunpo (Shigatse 280km da Lhasa)

    Tashilhunpo si trova a Shigatse, la seconda città del Tibet, a circa 280 chilometri dalla capitale Lhasa lungo la Friendship Highway. È però un monastero talmente rilevante da meritare una deviazione — o da giustificare l’estensione del viaggio di qualche giorno in più.

    Fu fondato nel 1447 da Gendün Drup, uno dei principali discepoli di Tsongkhapa. Solo dopo la sua morte, la tradizione tibetana lo riconobbe come la prima incarnazione del Dalai Lama — all’epoca il concetto di Dalai Lama non esisteva ancora, e fu costruito a ritroso nel tempo.

    Nel corso del XVII secolo il monastero divenne la residenza ufficiale dei Panchen Lama, la seconda carica religiosa del Buddhismo tibetano dopo il Dalai Lama. Da quel momento in poi ogni Panchen Lama ha contribuito ad ampliarne il complesso, fino a farne un labirinto di cortili lastricati, cappelle, mausolei e vicoli acciottolati che si estende per circa 150.000 metri quadrati ai piedi del monte Drolmari, con i tetti dorati visibili già dall’ingresso della città.

    L’elemento che più sorprende all’interno è il Tempio di Maitreya, costruito nel 1914 dal nono Panchen Lama per ospitare la statua del Buddha del futuro: 26 metri di altezza, 279 chili d’oro e 150.000 chili tra rame e ottone, realizzata in nove anni da oltre novecento artigiani tibetani e nepalesi. È considerata la più grande statua dorata di un Buddha seduto al mondo. 

    A differenza di Ganden, Tashilhunpo ha attraversato la Rivoluzione Culturale con danni relativamente limitati — anche se alcuni stupa funerari dei Panchen Lama furono distrutti e poi ricostruiti. Il monastero è ancora oggi una comunità religiosa viva, con circa 800 monaci residenti, e questo si avverte camminandoci dentro: non è solo un museo, è un luogo che funziona.

    Nel 1995 si aprì una controversia sulla successione dell’undicesimo Panchen Lama. Il Dalai Lama riconobbe un bambino di sei anni, come nuova incarnazione, ma il governo cinese non accettò questo riconoscimento e indicò un altro bambino per la stessa carica. Chi visita il monastero oggi lo fa in questo contesto — una storia complessa che appartiene al luogo quanto i suoi tetti dorati.

    Monastero di Tashilhunpo
    Tashilhunpo si trova a Shigatse, la seconda città del Tibet, a circa 280 chilometri dalla capitale Lhasa lungo la Friendship Highway

    4. Il Vidyadhara Stupa e il Monastero di Sakya (circa 410 km da Lhasa)

    Il Monastero di Sakya si raggiunge lasciando la Friendship Highway a Lhatse e imboccando la strada provinciale che risale verso sud la valle del fiume Trum Chu — circa 25 chilometri di deviazione rispetto all’itinerario principale. La città è piccola e l’atmosfera è diversa da quella dei grandi monasteri turistici: meno folla, più silenzio.

    Appena fuori dall’abitato, un cartello segnala due destinazioni a poche centinaia di metri l’una dall’altra: la Vidyadhara Stupa (in cinese 持明佛塔, “stupa del detentore della conoscenza”) e il Monastero di Sakya, a 150 metri di distanza. In tibetano il termine vidyadhara — rig ‘dzin — indica chi custodisce la conoscenza tantrica trasmessa per linea diretta di maestro in discepolo: non è un ornamento, è una categoria precisa nel Buddhismo tibetano Vajrayana. La stupa è una struttura consacrata inserita nel paesaggio brullo della valle: non è documentata in dettaglio nelle fonti accessibili, ma la prossimità al monastero Sakya la colloca chiaramente all’interno di questa tradizione. Vale una sosta.

    Vidyadhara Stupa e Monastero Sakya
    Vidyadhara Stupa e Monastero Sakya

    Il Monastero di Sakya fu fondato nel 1073 da Khön Könchok Gyalpo sul sito di una piccola cappella preesistente, sul lato nord del fiume Trum Chu. Le mura sono inconfondibili: bande verticali rosse, bianche e grigie che simboleggiano rispettivamente Manjushri (la saggezza), Avalokiteshvara (la compassione) e Vajrapani (il potere). In un Tibet dove molti monasteri seguono l’architettura Gelug con i tetti dorati, l’aspetto di Sakya ha una sua identità netta, quasi militare.

    Vidyadhara Stupa
    Vidyadhara Stupa

    Tra il XIII e il XIV secolo la scuola Sakya esercitò un’influenza politica rilevante sull’intera regione tibetana grazie alla protezione dei Khan mongoli: i lama di Sakya governarono di fatto il Tibet per conto di Kublai Khan. Di quella stagione restano tracce ovunque. La biblioteca è la più citata: nel 2003 fu scoperto un muro lungo 60 metri e alto 10 che conteneva circa 84.000 manoscritti sigillati, molti dei quali non erano stati aperti da secoli. Il monastero settentrionale, sull’altra sponda del fiume, fu distrutto durante la Rivoluzione Culturale e non è stato ricostruito. Quello meridionale è ancora in piedi e ospita una comunità monastica attiva.

    Monastero Sakya e Vidyadhara Stupa
    Interno del Monastero Sakya

    5. Tingri: la porta dell’Everest (circa 500 km da Lhasa)

    Tingri si trova a circa 560 chilometri da Lhasa e a circa 60 chilometri dal confine con il Nepal, lungo la G318. È il punto in cui le strade si dividono: chi prosegue verso sud imbocca la S207 in direzione del Campo Base dell’Everest; chi continua verso ovest prosegue sulla Friendship Highway verso Gyirong e il confine.

    É una piccola città sull’altopiano — poco più di una strada e qualche negozio, ma una tappa fondamentale in un Viaggio in Tibet.

    E’ anche il luogo dove c’è l’unico e il più storico hotel nella zona del campo base dell’Everest: l’Everest Hotel.

    Esteticamente nulla di che, una costruzione persa in una piccola cittadina dove durante il giorno non si vede anima viva, salvo che si entri per un tè in uno delle poche locande del paese oltre il fiume o che si vada ad acquistare qualche snack o rimedio contro il mal di testa nell’unico negozio che funge da supermercato e farmacia.

    Ho voluto testare subito il negozietto: i biscotti sono buoni e devo dire che le bustine contro il mal di testa funzionano, dopo un giorno di su e giù per l’Himalaya, la mia testa era provata! La farmacista (era una farmacista?), dopo una mia spiegazione a base di gesti e poco più di qualche parola in cinese, me ne ha dato una scatola con un centinaio di bustine.

    Al bar di fianco ho chiesto un bicchiere d’acqua pensando che fossero pastiglie ed il gentilissimo proprietario, invece, mi ha spiegato che devi ingoiare il contenuto della bustina e berci sopra un po’ d’acqua.

    Il sapore è indimenticabile, in senso negativo ovviamente, come d’altro canto è indimenticabile il tè d’orzo e burro di Yak che ho trangugiato cercando di trovare un senso al sapore e sognando una tazza di un buon caffè

    Sono quelle esperienze che rendono il viaggio degno di essere vissuto e che poi, come in questo caso, racconti agli amici per farti quattro risate.

    Passo Gawu La (o Gawula): Situato a circa 5.210 metri, è celebre per essere l'unico punto panoramico al mondo da cui si possono osservare contemporaneamente cinque vette sopra gli 8.000 metri (Makalu, Lhotse, Everest, Cho Oyu e Shishapangma).
    Passo Gawu La (o Gawula): Situato a circa 5.210 metri, è celebre per essere l’unico punto panoramico al mondo da cui si possono osservare contemporaneamente cinque vette sopra gli 8.000 metri (Makalu, Lhotse, Everest, Cho Oyu e Shishapangma).

    Com’è dormire a 4.300 metri?

    Dormire a 4.300 metri non è uno scherzo, ma neanche una tragedia, devo dire che un po’ di patema d’animo la mancanza di ossigeno me l’aveva creata, ma alla fine sono riuscito a riposare meglio che in altri posti ad altitudini meno estreme.

    D’altro canto, come tutti gli hotel sulla Friendship Highway, anche questo era dotato di impianto d’ossigeno in camera, il che rendeva l’avventura forse un po’ meno romantica, ma lasciava meno spazio alle proeccupazioni.

    A dire il vero l’ossigeno l’ho acceso solo mezz’ora più per togliermi il cruccio che per una reale esigenza,

    Ritornando al luogo in se, dicono che nelle giornate limpide da qui si vedono contemporaneamente quattro delle vette più alte del mondo: l’Everest, il Lhotse, il Cho Oyu e il Makalu. Ma il cielo non era limpido.

    Sopra la città, i resti dello Shekar Dorje Dzong — la fortezza con il monastero Shekar Chode al suo interno, ancora in fase di restauro dopo i danni della Rivoluzione Culturale — offrono un punto di vista privilegiato sulla pianura e sull’Himalaya sullo sfondo, ma sono rimasti un progetto per il prossimo viaggio.

    6. Il Monastero di Rongbuk e il Campo Base Nord dell’Everest (circa 100 km da Tingri)

    Il Monastero di Rongbuk si trova a 5.100 metri di quota — il che lo rende uno dei monasteri abitati più alti del mondo. Fu fondato nel 1902 dal lama Nyingma Ngawang Tenzin Norbu e appartiene alla scuola Nyingma, la più antica del Buddhismo tibetano.

    La comunità monastica è piccola, ma attiva tutto l’anno in condizioni che, parlando eufemisticamente, non sono comode. Da qui la parete nord del Chomolungma — il nome tibetano dell’Everest, “Dea Madre del Mondo” — è già visibile: non in lontananza, ma dritta di fronte, come se la montagna stesse guardando dall’alto, questo ovviamente se c’è buona visibilità, che come vedete dalle foto, non ho avuto.

    Monastero di Rongbuk - Campo Base dell'Everest - Tibet - Cina
    Monastero di Rongbuk – Campo Base dell’Everest – Tibet – Cina

    Il Campo Base, sul lato tibetano dell’Everest, si trova a adiacente al monastero, anche se il vero e proprio campo base, dove fanno tappa gli alpinisti, in realtà è distante qualche chilometro.

    È un posto che mette le cose in prospettiva: la montagna è vicina quanto basta per capire che non si tratta di una questione di metri, ma di qualcosa di molto più difficile da misurare.

    📌Nota

    Da qui partirono, tra gli altri, Mallory e Irvine nel 1924 nel loro tentativo di raggiungere la cima. Per chi fosse interessato, la spedizione britannica all’Everest del 1924, era la terza di una serie di spedizioni volte all’esplorazione geografica e alla scalata dell’Everest. Questa rimase celebre e avvolta nel mistero perché i due componenti della spedizione: George Mallory e Andrew Irvine scomparvero durante il loro attacco alla vetta. I due furono visti per l’ultima volta mentre stavano ancora salendo, poco sotto la cima della montagna, dopodiché furono inghiottiti da una bufera di neve. Purtroppo, non fecero più ritorno al campo base. Resta ancora da stabilire se Mallory e Irvine siano riusciti a raggiungere la cima prima di morire, anticipando così di quasi 30 anni la storica impresa di Edmund Hillary e Tenzing Norgay. La scoperta del corpo di Mallory nel 1999 non ha fornito risposte definitive. Si continua a cercare la macchina fotografica che probabilmente si trovava con Irvine al momento del disastro.

    Il periodo migliore per la visita è la primavera, tra aprile e maggio, quando le spedizioni alpinistiche sono attive e la visibilità è generalmente buona. In estate il monsone porta nuvole; in inverno l’accesso è spesso limitato.

    Campo base dell'Everest - Tibet - Cina
    Campo base dell’Everest – Tibet – Cina
    Campo base dell'Everest - Tibet - Cina
    Campo base dell’Everest – Tibet – Cina

    7. Il Fiume Yarlung Tsangpo: dove l’acqua diventa preghiera

    Un discorso a parte merita il fiume Sacro a Buddisti ed Indù.

    heymondo 10 lungo

    Lo Yarlung Tsangpo, già visibile nella valle adiacente a Lhasa e sulle cui rive sorge l’aeroporto non è semplicemente il fiume più grande del Tibet e il corso d’acqua più alto del mondo: per milioni di persone è qualcosa di molto più difficile da misurare con i metri o i chilometri quadrati. È sacro. È vivo. È, in qualche modo, divino.

    Nasce dal ghiacciaio Jiemayangzong, sulle pendici settentrionali dell’Himalaya nel Tibet meridionale, a un’altitudine che supera i 5.000 metri. Da lì scende impetuoso verso est, insinuandosi tra le catene himalayane e il massiccio del Gandise, disegnando uno dei percorsi fluviali più spettacolari del pianeta. Prima di varcare i confini verso l’India, scava quello che è considerato il canyon più profondo e più lungo del mondo, il Grand Canyon dello Yarlung Tsangpo è lungo 500 chilometri con pareti che scendono per oltre 5.000 metri: un abisso che tre volte più profondo dell’omologo Grand Canyon Americano.

    Una volta entrato in India, il fiume cambia nome e diventa il Brahmaputra — letteralmente “Figlio di Brahma”, quella che nell’induismo è la divinità creatrice. Non è un dettaglio, è un vero e proprio mito per la tradizione induista, le acque del Brahmaputra portano in sé l’energia generativa del cosmo. Scendendo ancora verso il Bangladesh, il fiume prende il nome di Gyamna e si unisce al Gange prima di sfociare nel Golfo del Bengala, nell’Oceano Indiano. L’incontro tra questi due fiumi sacri è uno dei luoghi sacri dell’Induismo più venerati dell’intero subcontinente.

    Per i tibetani, il legame con questo fiume è ancora più profondo. Il nome stesso custodisce una storia: “Yarlung” richiamava l’antenato mitico del primo re tibetano, mentre “Tsangpo” — che i tibetani usano per indicare i grandi fiumi — era anche un titolo onorifico legato al sovrano che unificò l’altopiano e fondò il Regno di Tubo (primo Impero Tibetano). Nominare questo fiume significava, in qualche misura, nominare l’origine stessa della civiltà tibetana.

    Fiume Yarlung Tsampo
    Fiume Yarlung Tsampo

    Non stupisce che il fiume venga considerato alla pari del Monte Kailash e del Lago Manasarovar, i due luoghi più sacri dell’intero Tibet. Secondo la cosmologia tibetana e induista, proprio dal Kailash — che si trova a poche centinaia di chilometri dalle sorgenti dello Yarlung Tsangpo — scaturiscono i quattro grandi fiumi dell’Asia: il Gange, l’Indo, il Sutlej e, appunto, il Brahmaputra. La montagna come centro del mondo, il fiume come sua propaggine vivente.

    Dal punto di vista fisico, lo Yarlung Tsangpo è anche una risorsa straordinaria: il suo bacino idrografico è alimentato principalmente dallo scioglimento dei ghiacciai dell’altopiano e dalle piogge monsoniche estive, che ne gonfiano le acque trasformandolo in un fiume possente e a tratti imprevedibile. 

    Le sue riserve di energia idroelettrica sono seconde in Cina solo allo Yangtze — un paradosso tutto tibetano: un luogo di preghiera che nasconde una delle maggiori potenze energetiche del continente.

    Che ci crediate o no, avvicinarmi ai luoghi sacri dell’Induismo è stata una delle emozioni più grandi in questo viaggio, già di per sé carico di significato. La sacralità del luogo si percepisce, emoziona, pervade. È stato solo un attimo, ma il fiume mi ha toccato e mi è venuta la voglia di visitare di nuovo questi luoghi, magari, un giorno, di arrivare fino al Monte Kailash. A volte non ci sono spiegazioni solo emozioni

    Conclusioni: il Tibet che resta

    Chi percorre questo tratto di strada porta via qualcosa di difficile da definire. Non è solo l’elenco di monasteri visitati o di altitudini raggiunte. È qualcosa che ha a che fare con la proporzione tra le cose: quando passi accanto a un ghiacciaio che scende fino alla strada, o quando il lago Yamdrok si apre all’improvviso dopo una curva, la scala di valori si ricalibra da sola, senza che dobbiate fare niente. Il resto — i monasteri, le statue dorate, le ruote della preghiera, la parete nord dell’Everest — aggiunge strati di senso su quella base.

    Siamo arrivati fino al confine nepalese, ma la lista delle cose che restano è ancora lunga. Il lago Peiku Tso, poco citato e visivamente spettacolare, aspetta vicino a Lhatse. La valle di Gyirong, al confine con il Nepal, ha un paesaggio radicalmente diverso da tutto il resto del percorso — verde, umido, quasi sorprendente dopo giorni di altopiano — e per ora è rimasta una cartina geografica. La Grotta di Milarepa, nella zona di Nyalam, è legata al poeta-asceta tibetano dell’XI secolo che è ancora oggi una delle figure più amate dell’intera tradizione buddhista. E poi c’è il Monte Kailash, che è un’altra storia — una di quelle che, una volta che entrano nella testa, non se ne vanno più.

    Si torna con qualcosa. Ognuno con la propria cosa.

    🐢 Le Meditazioni del Panda dal Tempio di BambùScopri di più su questa rubrica

    Le strade più alte non portano solo lontano. Portano sopra.

    — Guì

    A 4.800 metri sul passo di Kampa La, con il lago Yamdrok di sotto e il cielo di sopra, avete la sensazione di essere sul tetto del mondo. Non è una metafora. È proprio così che ci si sente!.

    Come arrivare e informazioni pratiche

    L’itinerario completo da Lhasa al Campo Base Nord dell’Everest si sviluppa su circa 600 chilometri percorribili in quattro o cinque giorni, con possibilità di estendere verso il confine nepalese.

    Il Monastero di Ganden si raggiunge in circa un’ora da Lhasa (40 km, strada non sempre agevole). Gyantse e Tashilhunpo a Shigatse si visitano comodamente in un itinerario di due giorni da Lhasa con pernottamento a Shigatse, seguendo la Friendship Highway con la variante meridionale via passo Kampa La per chi vuole vedere il lago Yamdrok. Il Monastero di Sakya richiede una deviazione di circa 25 chilometri dalla G318 all’altezza di Lhatse e si può abbinare a Shigatse in un giorno pieno o con un pernottamento a Sakya. Tingri è la base logistica naturale per il Campo Base: da lì, il monastero di Rongbuk e il Campo Base Nord distano circa 100 chilometri e si raggiungono in due o tre ore. Il tratto finale da Tingri verso il confine nepalese (Gyirong) è percorribile ma richiede una giornata aggiuntiva.

    Come per tutta la Regione Autonoma del Tibet, è obbligatorio il Tibet Travel Permit e una guida locale accreditata. Il Permesso per il Campo Base è richiesto separatamente per l’accesso alla zona dell’Everest. Per i tour organizzati tutto viene gestito dall’operatore. Le condizioni delle strade secondarie (Ganden, Sakya, tratto finale verso il Campo Base) possono variare: informatevi prima con la guida o l’agenzia sull’accessibilità nel periodo in cui viaggiate.

    Articolo aggiornato a maggio 2026. Le informazioni pratiche (permessi, accessi) possono variare: verificate sempre prima di partire.

    Info generali sulla Cina

    🟢 Visto non più necessario (fino al 31/12/2026) I cittadini italiani in possesso di passaporto ordinario possono viaggiare in Cina per turismo, affari, visite a familiari o amici e transito per un soggiorno massimo di 30 giorni senza richiedere il visto di ingresso, fino al 31 dicembre 2026. Attenzione: se si supera anche solo di un giorno i 30 giorni, o se si viaggia per motivi diversi da quelli elencati (es. lavoro, studio), il visto resta obbligatorio. Dal 1° gennaio 2027, salvo nuove proroghe, tornerà l’obbligo del visto. Verificate sempre le condizioni aggiornate su Viaggiare Sicuri prima di prenotare.

    Per entrare in Cina non serve visto ma va effettuata la Arrival-Card che potete compilare al seguente link.

    💡Info pratica


    📋 Come compilare la China Digital Arrival Card (CDAC)
    Il form richiede 10–15 minuti e può essere compilato da 72 ore fino a poche ore prima dell’arrivo. Usate esclusivamente i canali ufficiali (il sito NIA o il mini-programma WeChat/Alipay “NIA 12367”) — circolano siti di terze parti a pagamento che vanno evitati.
    1. Caricamento passaporto Fotografate la pagina dati del passaporto (quella con foto e codice MRZ in basso) e caricatela. Il sistema estrae automaticamente i dati principali; verificateli e correggete eventuali errori prima di proseguire.
    2. Dati di viaggio
    Entry Transportation Mode: aereo (Airplane)
    Arrival Flight Number: numero del volo in arrivo
    City of Entry / Port of Entry: Chengdu / aeroporto di Chengdu Tianfu (o Shuangliu, a seconda del volo)
    3. Contatti e status visto
    Inserite numero di telefono con prefisso internazionale (+39) ed email
    Alla domanda sul visto: selezionate “30-day visa waiver” — questa è la dicitura corretta per l’esenzione visto per italiani, non genericamente “Visa Free Entry”
    4. Itinerario e alloggio
    Purpose of Entry: Tourism / Sightseeing ✅
    Date of Entry e Date of Departure ✅
    Destination Cities in China ✅
    Address in China: il nome dell’hotel in inglese è accettato, ma a volte richiede l’indirizzo completo: nome hotel + via + distretto + città. Chiedete l’indirizzo completo direttamente all’hotel se non lo avete. a volte funziona senza indirizzo.
    Inviting entities / inviters: NO ✅
    Confirmed Departure Itinerary: YES ✅
    Departure Flight Number e City/Port of Departure ✅
    5. Firma e invio Confermate la dichiarazione e inviate. Il sistema genera un QR code univoco: salvatelo come screenshot o PDF sul telefono e mandatevelo anche per email come backup. Va mostrato all’immigrazione all’arrivo — non serve connessione internet per visualizzarlo.
    ⚠️ Non è possibile modificare il modulo dopo l’invio. In caso di errore, occorre compilarne uno nuovo da capo. Controllate tutto con cura prima di confermare.
    ℹ️ Se per qualsiasi motivo non riuscite a compilarlo in anticipo, è ancora possibile farlo all’aeroporto tramite dispositivi digitali agli sportelli oppure con il modulo cartaceo tradizionale, ancora disponibile.

    Controllate se le informazioni sopra riportate sono ancora valide, questa è solo una traccia, non è una guida ufficiale

    🟢 Valuta: Renminbi o Yuan (RMB/¥). In Cina il telefono sarà il vostro portafoglio: Alipay e WeChat Pay sono accettati quasi ovunque, da un caffè a un taxi. La buona notizia è che turisti e visitatori di breve periodo possono ora collegare la propria carta straniera direttamente a WeChat Pay o Alipay, il che non rende più necessario aprire un conto bancario cinese. Attenzione alle commissioni: per spese fino a 200 RMB (~26 €) non si paga nulla, mentre oltre tale soglia in alcuni casi, secondo alcune fonti, verrebbe applicata una commissione del 3%. Configurate le app e collegate la carta prima di partire. È comunque prudente portare del contante per situazioni di emergenza o per le piccole spese.

    🟠 Se dovete passare la frontiera terrestre con altri stati come il Nepal portatevi dei dollari per pagare il visto, potrebbero esserci problemi con altre valute.

    🟢 Internet: Google, Instagram, WhatsApp e la maggior parte dei servizi occidentali sono bloccati dal Great Firewall cinese; le VPN non possono essere scaricate una volta in Cina, quindi è indispensabile installarle e configurarle prima della partenza. Nonostante non sia esplicitato nel sito, le eSIM Holafly* per la Cina e Saily* hanno già incorporato una sorta di virtualizzazione, pertanto il telefono e le vostre app con queste eSIM funzioneranno comunque, anche se, in alcuni casi, con qualche rallentamento. Il browser di Safari risulta spesso ancora più lento, una buona alternativa è DuckDuckGo.

    Sebbene non sia esplicitamente legale usare una VPN, l’uso è generalmente tollerato.

    🟢 Lingua: Il cinese mandarino è molto utile. L’inglese è raro al di fuori degli hotel di categoria superiore. Scaricate un’app di traduzione offline, ma se avete una eSIM* non serve.

    🟢 Fuso orario: UTC+8 (7 ore avanti rispetto all’Italia in inverno, 6 in estate) e questo accade in tutta la Cina che ha un solo fuso orario: quello di Pechino.

    Tibet

    Il Tibet è uno dei luoghi più remoti e spiritualmente densi del pianeta. Arroccato sull’altopiano più alto del mondo — a oltre 4.000 metri di media — è stato per secoli il cuore del Buddismo tibetano e custodisce un patrimonio culturale straordinario, fatto di monasteri, bandiere di preghiera, pellegrinaggi e un rapporto con il tempo che l’Occidente ha quasi dimenticato.

    Visitarlo richiede preparazione, permessi speciali e un briciolo di umiltà: non è una destinazione che si visita, è una destinazione che si affronta.

    Cominciate con Lhasa: la capitale spirituale del Tibet e scoprite cos’è la Kora: camminare come forma di preghiera nel Buddismo tibetano. poi potreste decidere di affrontare la mitica G 318: da Shanghai al Tetto del Mondo, passando per la strada più bella del pianeta.

    Volete organizzare un viaggio in Tibet? Raccontatemi la vostra idea — non serve avere tutto chiaro. Ci pensiamo insieme.
    Organizza il viaggio →

    Prima di partire, due consigli pratici che vengono dall’esperienza:

    1. Non sottovalutate l’altitudine, informatevi e siate preparati ad un paio di giorni di disagi per l’adattamento. Non succede a tutti, ma può succedere e in ogni caso passa, rimane solo il ricordo.
    2. Alla frontiera con il Nepal possono sequestrare le guide di viaggio o i libri che parlano di Tibet, Taiwan o Xinjiang e tutto ciò che contiene cartine geografiche. Portatevi un Kindle*

    Qualche lettura per prepararsi: Heinrich Harrer racconta il Tibet meglio di chiunque altro — il suo Sette anni in Tibet resta un punto di partenza imprescindibile, ma spiego meglio il tutto nell’articolo sui libri per il Tibet.

    heymondo 10 lungo

  • Viaggio in Tibet: dai monasteri al campo base dell’Everest – Ultima Modifica 06/06/2026
  • Il mantra Om Mani Padme Hum – Ultima Modifica 02/05/2026
  • Sette libri sul Tibet e oltre (per sette anni in Tibet?) – Ultima Modifica 02/05/2026
  • La G 318 in Cina: da Shanghai al Tetto del Mondo, passando per la strada più bella del pianeta – Ultima Modifica 15/05/2026
  • La Kora: camminare come forma di preghiera nel Buddismo tibetano – Ultima Modifica 02/05/2026
  • eSIM per la Cina: usare Holafly senza problemi con il Great Firewall (e l’inconveniente al confine nepalese) – Ultima Modifica 02/06/2026
  • Cosa vedere a Lhasa: la capitale spirituale del Tibet – Ultima Modifica 09/05/2026
  • Dhyani Buddha – Cinque Buddha della Saggezza: una mappa della mente illuminata – Ultima Modifica 14/06/2026
  • Pubblicato: 08/06/2026
    eSIM per la Cina - Immagine di copertina

    eSIM per la Cina: usare Holafly senza problemi con il Great Firewall (e l’inconveniente al confine nepalese)

    di Max Pubblicato: 29/05/2026
    Cina Scritto da Max

    Dati illimitati, VPN integrata, assistenza che funziona — e un errore mio trasformato in soluzione in dieci minuti

    Articolo aggiornato a maggio 2026. Le informazioni pratiche (prezzi, piani, disponibilità) possono variare: verificate sempre prima di partire.

    ATTENZIONE: le indicazioni presenti negli articoli sono fornite gratuitamente a scopo divulgativo e potrebbero essere non aggiornate o incomplete. Prima di acquistare, di prenotare o di partire, consultate sempre i siti ufficiali. Alcuni link in questo articolo sono link di affiliazione (anche i link ad Amazon*). Gli articoli aggiornati o pubblicati a partire da febbraio 2024 riportano un asterisco* accanto ai link di affiliazione.

    In questo articolo:

    • L’eSIM per la Cina di Holafly* include VPN integrata: nessun’app aggiuntiva da scaricare, nessuna configurazione manuale.
    • Google, WhatsApp, Instagram e tutti i servizi bloccati dal Great Firewall risultano accessibili fin dall’atterraggio.
    • Il customer care Holafly è attivo 24/7 via chat nell’app e risolve i problemi in tempi rapidi, anche in caso di errori di attivazione.
    • Prima di installare più eSIM sul telefono, rinominatele con il nome del paese: non c’è altro modo per distinguerle.
    • La funzione Always On* garantisce 1 GB di dati di emergenza ogni 30 giorni, anche dopo la scadenza del piano principale.

    Connettività in Cina: perché non è una cosa banale

    La Cina è uno di quei posti dove la parola ‘connessione’ cambia significato. Il Great Firewall — il sistema di filtraggio e censura della rete cinese — blocca buona parte dei servizi a cui siamo abituati: Google Maps, Gmail, WhatsApp, Instagram, YouTube. Tutto quello che usate ogni giorno per orientarvi, comunicare e documentare un viaggio, lì non funziona.

    Se siete stati in Cina sapete di cosa parlo. Se ci state andando, è una delle prime cose a cui pensare prima di partire.

    eSIM per la Cina - Immagine illustrativa
    eSIM per la Cina – Immagine illustrativa

    L’eSIM Holafly per la Cina risolve questo problema in modo diretto: include una VPN integrata che si attiva automaticamente e permette di navigare senza restrizioni, senza dover installare applicazioni extra, senza configurazioni manuali. Basta installare la eSIM prima della partenza e, all’atterraggio, si è già connessi.

    🔔Attenzione se qualcosa non funziona

    Se Google non va provate ad utilizzare il servizio nel browser. Quando qualcosa non ha funzionato io ho utilizzato l’app DuckDuckGo e tutto è tornato alla normalità, perché con Safari a volte qualche servizio veniva bloccato.

    Ho usato questa soluzione per un viaggio che mi ha portato da Chengdu attraverso il Tibet, e poi in Nepal. E ho qualcosa da raccontarvi, non solo sui pregi del servizio.

    banner Holafly NEW lungo

    Come funziona l’eSIM per la Cina di Holafly con il Great Firewall?

    La questione tecnica è semplice da capire: le eSIM* da viaggio come quella di Holafly si appoggiano a operatori internazionali e instradano il traffico al di fuori del Great Firewall. Il risultato è che il vostro indirizzo IP risulta straniero e i blocchi della censura cinese non si applicano.

    A differenza di una SIM cinese locale — che funziona benissimo come connessione, ma è pienamente dentro il sistema di filtraggio — con l’eSIM per la Cina di Holafly* accedete alla rete come se foste altrove. La VPN è integrata nel servizio e si attiva in automatico: non dovete scaricarla, non dovete configurarla, non dovete ricordarvi di accenderla ogni volta.

    Durante il mio viaggio questo ha funzionato esattamente come promesso. Google Maps per orientarmi, WhatsApp per aggiornarmi con Sabrina, Instagram per qualche aggiornamento sul campo — tutto ok, tutto senza intoppi o quasi (dai qualche intoppo è parte del viaggio).

    Un dettaglio pratico importante: l’eSIM Holafly funziona in parallelo con la vostra SIM (fisica o virtuale) italiana, che potete tenere inserita per rimanere raggiungibili sul numero di casa. I dati passano dall’eSIM, le chiamate e gli SMS restano sulla linea italiana.

    🦊 Le Meditazioni del Panda dal Tempio di BambùScopri di più su questa rubrica

    Se qualcosa è affidabile non te ne devi ricordare.

    — Huo

    Huo ha ragione, come sempre quando parla di logistica. Avere tutto integrato e automatico è una differenza reale, ma soprattutto… funziona senza costi aggiuntivi!

    Raddrizzare quello che è andato storto è questione di un clic

    Adesso la parte che mi è costata qualche minuto di panico, e che – forse – è la più utile da raccontare.

    Prima di partire avevo acquistato due eSIM Holafly* separate: una per la Cina e una per il Nepal. Ho installato entrambe sul telefono, il che in effetti è una cosa comoda — cambiate destinazione, cambiate eSIM, ed è fatta.

    Il problema che non conoscevo è che le eSIM, sul telefono, non hanno un nome automatico che le identifica chiaramente. Se ne installate più di una, vi trovate a guardare una lista del tipo ‘Piano dati personali XCEBNM’ e ‘Piano dati personali KHJGYUF’, senza nessun riferimento comprensibilie – almeno alla mia comprensione.

    Quello che avrei dovuto fare mentre le installavo — e non ho fatto — era rinominarle.

    A Chengdu, prima tappa del mio viaggio, appena atterrato, ho attivato la eSIM sbagliata. Ho attivato quella del Nepal invece di quella cinese. Me ne sono accorto e l’ho cambiata e me ne sono dimenticato.

    Il risultato: la eSIM cinese ha funzionato normalmente per tutta la durata del viaggio in Cina, ma quando sono arrivato al confine nepalese, la eSIM del Nepal era già stata attivata — e il periodo di validità era iniziato settimane prima, in Cina.

    A momento di utilizzarla, il piano risultava già scaduto.

    Come l’assistenza Holafly ha risolto tutto in dieci minuti

    Ho aperto l’app Holafly, cercato la chat di assistenza e spiegato la situazione. Il team è disponibile 24 ore su 24, 7 giorni su 7, e la risposta è arrivata in pochi minuti.

    📌Attenzione!

    Prima di ricevere la nuova eSIM l’assistenza fa una serie di verifiche. Non è un processo automatico, e ci vuole un motivo: molti problemi che sembrano richiedere una eSIM sostitutiva in realtà si risolvono in altro modo, spesso più velocemente. L’operatore mi ha chiesto di verificare alcune impostazioni, di controllare che il roaming fosse attivo, di riavviare il dispositivo. Solo dopo aver confermato che il problema era effettivamente un’attivazione involontaria e che non era stata usata, hanno proceduto con l’emissione di una nuova eSIM.

    Il risultato: nuova eSIM per il Nepal* inviata gratuitamente, tutto operativo nel giro di dieci minuti dal contatto. Nessun costo aggiuntivo, nessuna burocrazia.

    Come e perchè rinominare le eSIM sul telefono prima di partire

    Se viaggiate con più eSIM — cosa che succede spesso con itinerari multi-paese — questo passaggio è fondamentale. Vale la pena farlo prima di partire, quando siete ancora a casa e avete il tempo di farlo con calma.

    Su iPhone — Andate in Impostazioni → Cellulare → toccate la eSIM che volete rinominare → Etichetta SIM → inserite il nome del paese (es. ‘Cina Holafly’, ‘Nepal Holafly’). Il nome comparirà sempre nella barra di stato e nelle impostazioni.
    Su Android — Il percorso varia leggermente a seconda del produttore, ma in genere trovate la voce in Impostazioni → Rete e Internet → SIM → selezionate la eSIM → Rinomina. Cercate ‘nome SIM’ o ‘etichetta SIM’ nelle impostazioni di rete.
    Quando farlo — Subito dopo aver installato ogni eSIM, prima di partire. Non aspettate di essere all’estero: in viaggio è facile sbagliare.
    Cosa scrivere — Il nome del paese più il fornitore è sufficiente. ‘Cina Holafly’ e ‘Nepal Holafly’ non lasciano dubbi, anche in condizioni di stanchezza da lungo volo.

    Un secondo consiglio: quando cambiate destinazione, disattivate esplicitamente la eSIM del paese che state lasciando prima di attivare quella nuova. Su iPhone lo fate in Impostazioni → Cellulare → selezionate la eSIM → Disattiva piano. Su Android il percorso è analogo. Questo evita conflitti e consumo involontario di dati.

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    Guida rapida all’attivazione dell’eSIM Holafly

    Per chi parte per la prima volta con un’eSIM, ecco il flusso completo dall’acquisto all’accensione in Cina.

    Acquistate l’eSIM — Dal sito esim.holafly.com* o dall’app Holafly. Scegliete la destinazione Cina e il numero di giorni. Riceverete via email un codice QR e le istruzioni.
    Verificate la compatibilità — Non tutti i dispositivi supportano le eSIM. La lista dei modelli compatibili è sul sito Holafly. iPhone XS e successivi, la maggior parte dei Samsung Galaxy S recenti e altri dispositivi di fascia media-alta sono compatibili.
    Installate l’eSIM a casa — Prima della partenza, con calma e connessione WiFi stabile. Andate in Impostazioni → Cellulare → Aggiungi piano → scansionate il QR code. Non servono altri passaggi tecnici. Oppure installate l’app.
    Rinominate l’eSIM — Subito dopo l’installazione, come descritto sopra. Se avete più eSIM, rinominatele tutte.
    Non attivate ancora i dati — L’eSIM va installata prima della partenza, ma il piano si attiva la prima volta che la usate. Non fatelo partire finché non siete in Cina.
    All’atterraggio — Selezionate la eSIM Cina come piano dati principale, attivate il roaming dai dati mobili (è necessario anche con eSIM da viaggio, non comporta costi aggiuntivi con Holafly) e siete connessi.

    Cos’è Always On e perché è comodo in viaggio

    Ed ora una vera chicca!

    Holafly ha introdotto una funzione che si chiama Always On*: una riserva di connettività da 1 GB al mese, automaticamente disponibile su tutti i dispositivi con eSIM Holafly* installata, in oltre 70 paesi nel mondo.

    Funziona come una rete di sicurezza: se il vostro piano principale è scaduto o siete in transito in un paese non coperto dal piano acquistato, Always On vi garantisce comunque un accesso essenziale alla rete. Non è pensato per la navigazione intensiva, ma per quello che serve davvero in un momento critico: aprire Google Maps, mandare un messaggio, accedere all’app Holafly per risolvere un problema.

    1. Il GB si rinnova automaticamente ogni 30 giorni.
    2. I dati non utilizzati non si accumulano.
    3. Funziona finché la eSIM rimane installata sul dispositivo.

    In un itinerario come Cina-Nepal, dove ci sono due piani separati e un cambio netto di connessione, sapere che c’è questa riserva in background è una piccola tranquillità in più.

    💡Info pratica su Holafly Always On

    Essere connessi tutto il tempo non significa solo stare online, ma anche avere sicurezza e tranquillità. ✨

    Tutte le eSIM includono il vantaggio Always On!
     
    Come funziona? 🔍
    Quando acquisti una eSIM Holafly*, sia per un viaggio breve sia tramite un abbonamento Holafly Plans, ogni utente riceve 1 GB di dati di backup al mese, con copertura in oltre 70 destinazioni.
     
    Come si attiva? 📲
    Basta installare e attivare la tua eSIM per poter contare automaticamente su questo vantaggio, senza costi aggiuntivi. È la tua rete di sicurezza per non rimanere mai offline.
     
    A cosa serve? 💡
    Per situazioni impreviste, come un volo in ritardo, cambi di programma o qualsiasi altra emergenza. È perfetto anche per scali lunghi o se dimentichi di acquistare la tua eSIM prima di partire per il prossimo viaggio.

    Quello che mi porto a casa da questa esperienza

    Viaggiare in Cina con un’eSIM Holafly* è stata la scelta giusta. La VPN integrata funziona, la connessione è stabile, e non dover pensare a configurazioni manuali o app separate è un vantaggio reale in un paese dove già ci sono molte cose nuove a cui adattarsi.

    Il mio errore di attivazione al confine nepalese mi ha insegnato una cosa semplice che ora metto in cima alla lista delle cose da fare prima di qualsiasi viaggio multi-destinazione: rinominare le eSIM subito dopo l’installazione e non aspettare.

    E mi ha mostrato come funziona davvero l’assistenza Holafly: non è una risposta automatica, non è una policy rigida. È una persona che verifica la situazione, esclude le cause più comuni e poi risolve il problema. In viaggio, è esattamente quello di cui si ha bisogno, non solo di risponditori automatici!!

    Domande frequenti sull’eSIM Holafly in Cina

    L’eSIM Holafly funziona davvero in Cina senza VPN aggiuntiva?

    Sì. La VPN è integrata nell’eSIM per la Cina di Holafly* e si attiva automaticamente. Non è necessario installare o configurare nessuna app di terze parti. Google, WhatsApp, Instagram e tutti i servizi bloccati dal Great Firewall risultano accessibili fin dall’arrivo.

    Cosa succede se attivo per errore la eSIM del paese sbagliato?

    Capita più spesso di quanto si pensi, soprattutto con itinerari multi-paese. Se succede, contattate l’assistenza Holafly tramite la chat nell’app: il team è disponibile 24/7 e, dopo le verifiche di rito, può emettere una nuova eSIM gratuitamente. Prima di farlo vengono escluse le cause più semplici che si risolvono senza sostituzione.

    Come faccio a distinguere le eSIM installate sul mio telefono?

    Di default il telefono le etichetta in modo generico, come ‘Piano dati personali 1’. La soluzione è rinominarle subito dopo l’installazione con il nome del paese (es. ‘Cina Holafly’). Su iPhone trovate questa opzione in Impostazioni → Cellulare → Etichetta SIM. Su Android il percorso è analogo nelle impostazioni di rete.

    Cos’è la funzione Always On di Holafly?

    È una riserva di connettività da 1 GB mensile inclusa in tutte le eSIM Holafly*, attiva in oltre 70 paesi. Si rinnova ogni 30 giorni e funziona anche dopo la scadenza del piano principale, finché la eSIM rimane installata sul dispositivo. È pensata per emergenze: mappe, messaggi essenziali, accesso all’app Holafly.

    Quanto costa l’eSIM Holafly per la Cina?

    I piani partono da circa 5,90€ per un giorno fino a piani da 30 o 90 giorni. Il costo varia in base alla durata. I dati sono illimitati. Verificate i prezzi aggiornati su esim.holafly.com prima della partenza.

    Info generali sulla Cina

    🟢 Visto non più necessario (fino al 31/12/2026) I cittadini italiani in possesso di passaporto ordinario possono viaggiare in Cina per turismo, affari, visite a familiari o amici e transito per un soggiorno massimo di 30 giorni senza richiedere il visto di ingresso, fino al 31 dicembre 2026. Attenzione: se si supera anche solo di un giorno i 30 giorni, o se si viaggia per motivi diversi da quelli elencati (es. lavoro, studio), il visto resta obbligatorio. Dal 1° gennaio 2027, salvo nuove proroghe, tornerà l’obbligo del visto. Verificate sempre le condizioni aggiornate su Viaggiare Sicuri prima di prenotare.

    Per entrare in Cina non serve visto ma va effettuata la Arrival-Card che potete compilare al seguente link.

    💡Info pratica


    📋 Come compilare la China Digital Arrival Card (CDAC)
    Il form richiede 10–15 minuti e può essere compilato da 72 ore fino a poche ore prima dell’arrivo. Usate esclusivamente i canali ufficiali (il sito NIA o il mini-programma WeChat/Alipay “NIA 12367”) — circolano siti di terze parti a pagamento che vanno evitati.
    1. Caricamento passaporto Fotografate la pagina dati del passaporto (quella con foto e codice MRZ in basso) e caricatela. Il sistema estrae automaticamente i dati principali; verificateli e correggete eventuali errori prima di proseguire.
    2. Dati di viaggio
    Entry Transportation Mode: aereo (Airplane)
    Arrival Flight Number: numero del volo in arrivo
    City of Entry / Port of Entry: Chengdu / aeroporto di Chengdu Tianfu (o Shuangliu, a seconda del volo)
    3. Contatti e status visto
    Inserite numero di telefono con prefisso internazionale (+39) ed email
    Alla domanda sul visto: selezionate “30-day visa waiver” — questa è la dicitura corretta per l’esenzione visto per italiani, non genericamente “Visa Free Entry”
    4. Itinerario e alloggio
    Purpose of Entry: Tourism / Sightseeing ✅
    Date of Entry e Date of Departure ✅
    Destination Cities in China ✅
    Address in China: il nome dell’hotel in inglese è accettato, ma a volte richiede l’indirizzo completo: nome hotel + via + distretto + città. Chiedete l’indirizzo completo direttamente all’hotel se non lo avete. a volte funziona senza indirizzo.
    Inviting entities / inviters: NO ✅
    Confirmed Departure Itinerary: YES ✅
    Departure Flight Number e City/Port of Departure ✅
    5. Firma e invio Confermate la dichiarazione e inviate. Il sistema genera un QR code univoco: salvatelo come screenshot o PDF sul telefono e mandatevelo anche per email come backup. Va mostrato all’immigrazione all’arrivo — non serve connessione internet per visualizzarlo.
    ⚠️ Non è possibile modificare il modulo dopo l’invio. In caso di errore, occorre compilarne uno nuovo da capo. Controllate tutto con cura prima di confermare.
    ℹ️ Se per qualsiasi motivo non riuscite a compilarlo in anticipo, è ancora possibile farlo all’aeroporto tramite dispositivi digitali agli sportelli oppure con il modulo cartaceo tradizionale, ancora disponibile.

    Controllate se le informazioni sopra riportate sono ancora valide, questa è solo una traccia, non è una guida ufficiale

    🟢 Valuta: Renminbi o Yuan (RMB/¥). In Cina il telefono sarà il vostro portafoglio: Alipay e WeChat Pay sono accettati quasi ovunque, da un caffè a un taxi. La buona notizia è che turisti e visitatori di breve periodo possono ora collegare la propria carta straniera direttamente a WeChat Pay o Alipay, il che non rende più necessario aprire un conto bancario cinese. Attenzione alle commissioni: per spese fino a 200 RMB (~26 €) non si paga nulla, mentre oltre tale soglia in alcuni casi, secondo alcune fonti, verrebbe applicata una commissione del 3%. Configurate le app e collegate la carta prima di partire. È comunque prudente portare del contante per situazioni di emergenza o per le piccole spese.

    🟠 Se dovete passare la frontiera terrestre con altri stati come il Nepal portatevi dei dollari per pagare il visto, potrebbero esserci problemi con altre valute.

    🟢 Internet: Google, Instagram, WhatsApp e la maggior parte dei servizi occidentali sono bloccati dal Great Firewall cinese; le VPN non possono essere scaricate una volta in Cina, quindi è indispensabile installarle e configurarle prima della partenza. Nonostante non sia esplicitato nel sito, le eSIM Holafly* per la Cina e Saily* hanno già incorporato una sorta di virtualizzazione, pertanto il telefono e le vostre app con queste eSIM funzioneranno comunque, anche se, in alcuni casi, con qualche rallentamento. Il browser di Safari risulta spesso ancora più lento, una buona alternativa è DuckDuckGo.

    Sebbene non sia esplicitamente legale usare una VPN, l’uso è generalmente tollerato.

    🟢 Lingua: Il cinese mandarino è molto utile. L’inglese è raro al di fuori degli hotel di categoria superiore. Scaricate un’app di traduzione offline, ma se avete una eSIM* non serve.

    🟢 Fuso orario: UTC+8 (7 ore avanti rispetto all’Italia in inverno, 6 in estate) e questo accade in tutta la Cina che ha un solo fuso orario: quello di Pechino.

    Cina

    La Cina, a dispetto dell’immagine che ci siamo fatti nei tempi moderni, è un paese pieno di fascino e di storia. Un paese che è stato teatro di importanti scoperte che hanno cambiato il corso della storia, come la carta, la stampa, la bussola e, tristemente, la polvere da sparo.

    Prima di tutto il bagaglio: dai un’occhiata a cosa mettere in valigia: la lista da stampare per il viaggio perfetto. Puoi anche stamparla e compilarla offline!

    heymondo 10 lungo

    Per immergerti nell’atmosfera, prima, durante o dopo leggi un libro, magari scelto fra quelli che consiglio nell’articolo otto libri per un viaggio in Cina

    Volete organizzare un viaggio in una delle destinazioni di questo blog? Raccontatemi la vostra idea — non serve avere tutto chiaro. Ci pensiamo insieme.
    Organizza il viaggio →

    Se volete farvi un’idea della Cina moderna andando oltre gli stereotipi leggete almeno uno dei libri di Giada Messetti*: La Cina è un Aragosta (2025)*, La Cina è già qui (2023)* o Nella Testa del Dragone (2023)*, disponibili anche come audiolibri si Audible (potete sfruttare la prova gratuita di 30 giorni*), ve li consiglio vivamente.

    Altri articoli interessanti sulla cultura della Cina sono quelli su Guan Yin, la Signora della Compassione, sul calendario tradizionale cinese, sul Capodanno Cinese e sulla leggenda di Nian Shou il mostro del Capodanno cinese.

    Scopri le destinazioni più interessanti come Hong Kong, il porto profumato o la riserva di Chengdu con i suoi Panda Giganti.

    Ciao, a Presto!

    Max
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    Pubblicato: 29/05/2026
    Cheow Lan Lake - Khao Sok Thailandia

    Diga Ratchaprapa e Cheow Lan Lake: Storia, natura e cambiamenti in Thailandia

    di Max Pubblicato: 22/05/2026
    Thailandia Scritto da Max

    Dalla “Luce del Regno“ al turismo sostenibile: il lato meno noto della diga Ratchaprapa e del Cheow Lan Lake, tra tradizione, natura e modernità.


    La diga Ratchaprapa, il cui nome significa “Luce del Regno”, o Cheow Lan Lake fu costruita tra il 1982 e il 1987 nella provincia di Surat Thani, nel sud della Thailandia. L’obiettivo era modernizzare la rete elettrica della regione grazie a una centrale idroelettrica da 240 MW, sostenendo così lo sviluppo economico e sociale del sud del Paese. Il lago artificiale Cheow Lan, nato dalla diga, oggi è una delle principali attrazioni turistiche, incastonato tra montagne carsiche spettacolari e foresta pluviale.

    Il riempimento del bacino richiese circa un anno, tra il 1987 e il 1988. In questo periodo, l’acqua sommerse oltre 185 km² di territorio, trasformando radicalmente il paesaggio e la vita delle comunità locali.

    ATTENZIONE: le indicazioni presenti negli articoli sono fornite gratuitamente a scopo divulgativo e potrebbero essere non aggiornate o incomplete. Prima di acquistare, di prenotare o di partire, consultate sempre i siti ufficiali. Alcuni link in questo articolo sono link di affiliazione (anche i link ad Amazon*). Gli articoli aggiornati o pubblicati a partire da febbraio 2024 riportano un asterisco* accanto ai link di affiliazione.

    La nascita del Cheow Lan Lake

    Il Cheow Lan Lake è oggi celebre per i suoi paesaggi mozzafiato, le acque turchesi e le formazioni calcaree che emergono dall’acqua come isole misteriose. Il lago copre un’area di circa 185 km² e si trova all’interno del Khao Sok National Park, una delle aree di foresta pluviale più antiche al mondo. Oltre a essere una riserva idrica e una fonte di energia, il lago è diventato un punto di riferimento per il turismo naturalistico, grazie alle escursioni in barca, ai bungalow galleggianti e alle numerose grotte da esplorare.

    heymondo 10 lungo

    Impatto sulle comunità locali

    La costruzione della diga ebbe un impatto profondo sulle popolazioni locali. Circa 10 villaggi, tra cui la comunità di Ban Khao Phang, dovettero essere evacuati e ricollocati in nuove aree. Queste comunità, che da secoli vivevano lungo il fiume Khlong Saeng, erano dedite all’agricoltura (soprattutto gomma, riso e frutta) e al commercio fluviale. Prima del trasferimento, ogni famiglia possedeva in media 25 rai (circa 4 ettari) di piantagioni di gomma; dopo la ricollocazione, il governo thailandese assegnò loro solo 19 rai a testa.

    Cheow Lan Lake - Khao Sok Thailandia
    Barca a coda lunga – Cheow Lan Lake – Khao Sok Thailandia

    La perdita di parte delle terre coltivabili e il tempo necessario (3-5 anni) per far maturare i nuovi alberi di gomma portarono a una diminuzione dei redditi. Alcuni abitanti si reinventarono come pescatori, mentre altri cambiarono completamente attività. Il governo, insieme all’EGAT (Electricity Generating Authority of Thailand), offrì corsi di formazione e fondi per le nuove abitazioni, cercando di mitigare le difficoltà del cambiamento.

    Un nuovo distretto e la rinascita culturale

    Dopo il trasferimento, i villaggi ricostruiti diedero vita al nuovo distretto di Ban Cheow Lan. Qui nacquero iniziative per preservare la cultura tradizionale, come la Khao Theppitak Ecotourism Community Enterprise e il Baan Cheow Lan Arts and Crafts Center. Queste organizzazioni promuovono il turismo responsabile e le antiche arti rurali thailandesi, offrendo ai visitatori la possibilità di scoprire uno stile di vita autentico e meno turistico.

    Turismo e problematiche attuali

    Oggi il Cheow Lan Lake è una delle mete più ambite della Thailandia per chi cerca natura e tranquillità, ma il turismo di massa ha portato anche qualche ombra. Molti servizi turistici sono gestiti da grandi compagnie, lasciando poco spazio alle realtà locali. Tuttavia, alcune strutture e tour operator scelgono di lavorare con guide e personale del posto, valorizzando la conoscenza del territorio e la storia di chi lo abita.

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    Come arrivare alla diga Ratchaprapa

    La diga si trova a circa 70 km dalla città di Surat Thani e altrettanti circa dal villaggio di Khao Sok. È raggiungibile in auto, taxi o tramite bus locali. Per visitare il lago e le sue attrazioni, il punto di partenza principale è il porto di Ratchaprapa, dove si possono noleggiare barche o prenotare tour organizzati. L’accesso al lago è regolamentato per preservare l’ambiente e la sicurezza dei visitatori.

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    Periodo migliore per visitare

    Il clima nella zona del Cheow Lan Lake è tipicamente tropicale, con una stagione delle piogge da maggio a ottobre e una stagione secca da novembre ad aprile. Il periodo migliore per visitare la zona va da dicembre a marzo, quando le piogge sono meno frequenti e il clima è più gradevole.

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    Cosa fare nei dintorni

    Oltre al Cheow Lan Lake e ai suoi famosi bungalow galleggianti, l’area offre numerose attività: trekking nella foresta del Khao Sok National Park, visita alle grotte , birdwatching e incontri ravvicinati con la fauna locale (tra cui elefanti, gibboni e numerose specie di uccelli). Per chi cerca esperienze culturali, alcune comunità locali organizzano workshop di cucina, artigianato e tour rurali.


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    Fonti e approfondimenti:

    • EGAT (Electricity Generating Authority of Thailand)
    • Khao Sok National Park Official Website
    • Testimonianze delle comunità locali
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    Cheow Lan Lake - Khao Sok Thailandia
    Molo di Cheow Lan Lake – Khao Sok Thailandia

    Thailandia

    Paesaggi, mare, città, montagne, persone, storia, tradizioni e spiritualità: la Thailandia offre tutto questo e molto di più. Il Paese del Sorriso accoglie i visitatori con un calore ed una gentilezza unica che vi conquisterà fin dal primo giorno.

    Immergetevi nelle ricche culture di questo incredibile paese mentre scoprite le sue storie affascinanti, le città vibranti, i paesaggi mozzafiato e il cibo delizioso.

    Dal 1 maggio 2025 la Thailandia adotta il sistema digitale di registrazione prima dell’arrivo nel paese: il TDAC – Thailand Digital Arrival Card, obbligatorio per tutti i viaggiatori. Scoprite cos’è e come compilarlo.

    Partiamo dalla capitale: Bangkok è una città che da sola potrebbe valere il viaggio. Scopritene le meraviglie e le gemme nascoste.

    Scaricate la Guida Gratuita di Bangkok: cosa fare in uno, due o più giorni con itinerario.

    Imparate le frasi essenziali in Thailandese per ordinare al ristorante e contrattare come un local nei mercatini con questo Frasario della Lonely Planet*, semplice ed efficace
    heymondo 10 lungo

    Dirigetevi a Nord a scoprire la magnifica Ayutthaya ed il suo parco storico: solo un’ora di viaggio da Bangkok. Se avete tempo procedete verso Sukhothai, la culla della civiltà Thai e la sua gemella Si Satchanalai. Fermatevi alla tranquilla Lampang prima di proseguire verso lo storico Regno di Lanna: Chiang Mai e Chiang Rai vi aspettano con la loro cultura vibrante ed i movimentati mercati.

    Oppure esplorate zone meno conosciute come Khao Sok National Park: tra giungla, laghi e autentiche avventure o Kanchanaburi: itinerario tra Natura, Storia e Avventura

    Volete organizzare un viaggio in una delle destinazioni di questo blog? Raccontatemi la vostra idea — non serve avere tutto chiaro. Ci pensiamo insieme.
    Organizza il viaggio →

    Prima di partire controllate il bagaglio: date un’occhiata a cosa mettere in valigia: la lista da stampare per il viaggio perfetto. Potete anche stamparla e compilarla offline! E non dimenticate un buon libro, scegliendo fra quelli consigliati nel mio articolo 10 libri per un viaggio in Vietnam, Laos e Cambogia.

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    Pubblicato: 22/05/2026
    China National Highway G 318 Friendship Highway Autostrada dell amicizia G318

    La G 318 in Cina: da Shanghai al Tetto del Mondo, passando per la strada più bella del pianeta

    di Max Pubblicato: 08/05/2026
    Cina Scritto da Max

    Cinquemila chilometri di 318 in Cina in un’unica linea verso occidente.

    E poi il Tibet, dove la strada smette di essere un mezzo e diventa il viaggio stesso.

    ATTENZIONE: le indicazioni presenti negli articoli sono fornite gratuitamente a scopo divulgativo e potrebbero essere non aggiornate o incomplete. Prima di acquistare, di prenotare o di partire, consultate sempre i siti ufficiali. Alcuni link in questo articolo sono link di affiliazione (anche i link ad Amazon*). Gli articoli aggiornati o pubblicati a partire da febbraio 2024 riportano un asterisco* accanto ai link di affiliazione.

    La G 318 in Cina: un numero, un’intera nazione

    La China National Highway 318 è la strada nazionale più lunga della Cina: 5.476 chilometri che partono dal cuore di Shanghai e puntano senza deviazioni verso occidente, fino al confine con il Nepal. Non è una strada qualsiasi. È una linea che attraversa millenni di storia, cambiamenti di clima, di cultura, di altitudine e di significato.

    Il chilometro zero si trova in Piazza del Popolo a Shanghai, in piena metropoli contemporanea. Il chilometro finale è in mezzo alle vette himalayane, al confine con il Nepal. Difficile immaginare un contrasto più netto tra punto di partenza e punto di arrivo. Pianure costiere, bacini fluviali, altopiani, vette oltre i 5.000 metri: la G318 le attraversa tutte, una dopo l’altra, come se qualcuno avesse deciso di mettere in fila tutta la varietà geografica di un continente e chiamarla semplicemente “strada“.

    Shanghai - Skyline
    Shanghai – Skyline King of Hearts, CC BY-SA 4.0

    In Cina la chiamano “la via del pellegrino” o “la strada del cielo“. I ciclisti la percorrono per settimane, spingendo sui pedali a quote che farebbero girare la testa anche senza bicicletta. I motociclisti la affrontano come rito di passaggio. I pellegrini tibetani la percorrono prostrandosi ogni tre passi per centinaia di chilometri. Ognuno porta sulla G318 la propria versione del viaggio. La strada, dal canto suo, non fa distinzioni.

    Le tre sezioni principali

    La G318 non è un percorso uniforme. Cambia carattere più volte, in modo radicale, man mano che ci si sposta verso ovest. Vale la pena conoscere le tre grandi sezioni prima di partire, perché sono viaggi quasi diversi, tenuti insieme da una numerazione e da una direzione.

    Adesivi e calamite della G318
    Adesivi e calamite della G318 – trova l’intruso… (gli adesivi di 2.dicorsa.it)

    La sezione orientale: da Shanghai a Chengdu

    I primi duemila chilometri circa attraversano le province più densamente abitate della Cina orientale e centrale. Cittadine storiche, campagne coltivate, il grande corso dello Yangtze. È la sezione meno spettacolare dal punto di vista panoramico, ma forse la più ricca di storia: lungo il percorso si trovano tracce di riso coltivato settemila anni fa, antiche culture del bronzo, villaggi d’acqua tipici del basso Yangtze. È la Cina che molti non si aspettano, quella che esisteva già quando il concetto di “strada” era ancora piuttosto nebuloso.

    E a Chengdu potete vedere i panda…

    Cosa vedere a Chengdu: Panda Base - il centro per la conservazione dei Panda in CIna
    Panda che mangia Bambù

    La sezione Sichuan-Tibet: il cuore leggendario

    Questa è la parte per cui la G318 è famosa nel mondo. Da Chengdu — città vivacissima, famosa per i panda e per la cucina del Sichuan — la strada sale progressivamente verso il plateau tibetano attraverso Kangding, Litang, Mangkang, Nyingchi. Altri 2.000 chilometri circa in cui il paesaggio cambia in continuazione, a volte nel giro di pochi tornanti: canyon, ghiacciai, praterie, laghi di alta quota. Il tratto tra il Sichuan e il Tibet è considerato tra i più pericolosi e impegnativi della Cina per via delle condizioni atmosferiche, delle frane e dell’altitudine — ma anche tra i più belli in assoluto.

    Le due cose, su certe strade, tendono ad andare di pari passo.

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    La Friendship Highway: da Lhasa al Nepal

    L’ultimo tratto ha un nome proprio: Friendship Highway, la via dell’amicizia. Circa 800 e più chilometri che collegano Lhasa, capitale del Tibet, al confine con il Nepal. Prima di scendere verso il basso il percorso attraversa tre valichi oltre i 5.000 metri di quota. È qui che la strada incontra l’Everest.

    Ed è qui che capite davvero perché qualcuno ha pensato di chiamarla “via del cielo“.

    China National Highway G318 Friendship Highway Autostrada dell amicizia

    Il Tibet: dove la strada cambia significato

    Ho percorso più tappe della sezione tibetana della G318 e posso dirvi che non è semplicemente un viaggio. È qualcosa che assomiglia molto a una conversione — lenta, silenziosa e del tutto involontaria.

    Arrivare in Tibet sulla G318 significa entrare in un mondo che funziona secondo regole diverse. L’altitudine impone il proprio ritmo prima di qualsiasi altra considerazione: non si corre, non si sale di fretta, non si dorme tranquilli le prime notti (ma anche dopo, soprattutto all’Everest Hotel)

    Il corpo deve capire dove si trova. Poi, una volta che ha capito, inizia il viaggio vero.

    China National Highway G318 Friendship Highway Autostrada dell amicizia
    China National Highway G318 Friendship Highway Autostrada dell’Amicizia – Dall’Everest verso il confine Nepalese

    Lhasa: il punto di svolta

    China National Highway G318 Friendship Highway Autostrada dell amicizia
    China National Highway G318 Friendship Highway Autostrada dell’Amicizia

    Lhasa si raggiunge dopo giorni di guida — o di treno, perché esiste anche una ferrovia costruita proprio per bypassare le zone impervie di certi tratti della G318 ad alta quota.

    Io ci sono arrivato in aereo, che fa molto turista, ma va bene anche così.

    La città è il centro spirituale del Buddismo tibetano, sede del Palazzo del Potala, dei monasteri, dei monaci e dei pellegrini che arrivano da ogni angolo del Tibet, a volte in auto, a volte dopo mesi di cammino.

    Il Potala si vede da lontano, aggrappato alla sua roccia a 3.650 metri di altitudine. È uno di quei momenti in cui la macchina fotografica è lì, pronta, ma si rimane fermi qualche secondo senza fare nulla.

    Anche perché l’aria è rarefatta e stare fermi è comunque la cosa più saggia da fare. Lo scatto può aspettare.

    Poi ovviamente si cerca l’angolo migliore e allora, via alle raffiche pacifiche.

    heymondo 10 lungo

    Da Lhasa verso Shigatse: il cuore della Friendship Highway

    Lasciando Lhasa verso ovest, la strada segue prima il corso del fiume Kyi Chu e poi sale verso la confluenza con lo Yarlung Tsangpo, uno dei grandi fiumi dell’Asia centrale. Si arriva quindi a Shigatse, seconda città del Tibet e sede storica dei Panchen Lama. Noi in realtà abbiamo fatto una deviazione su una strada secondaria, il che non toglie nulla al percorso, anzi, aggiunge. Il monastero di Tashilhunpo — fondato nel XV secolo dal primo Dalai Lama — occupa un’intera collina con i suoi cortili bianchi, i tetti dorati e i monaci che si spostano con quella calma pacifica che in Europa si fatica anche solo a immaginare.

    Fiume Yarlung Tsampo
    Fiume Yarlung Tsampo

    Il lago Yamdrok: il turchese che non dimenticateUno dei momenti più attesi dell’intera Friendship Highway è il primo sguardo sul lago Yamdrok. In realtà noi abbiamo percorso un tratto che è una leggera deviazione dalla 318, infatti quel tratto fa parte della 307, ma è un dettaglio che non toglie nulla all’esperienza. Ci si arrampica su un valico, si supera una curva e poi, al Langbuqi Viewing Platform appare: una distesa d’acqua di un turchese impossibile, circondata da montagne innevate, sotto un cielo che a quella quota sembra più vicino di quanto si sia abituati. È difficile non fermarsi. È difficile fare una foto che gli renda giustizia. Ho provato. Non ci sono del tutto riuscito — e questo, in fondo, è uno dei motivi per cui, forse, ci tornerò.

    Lago Yamdrok Lago Sacro ai Tibetani - Tibet - Cina-148-1
    Lago Yamdrok Lago Sacro ai Tibetani – Tibet – Cina

    Tingri e la vista sull’Everest

    Proseguendo verso ovest si arriva a Tingri, un villaggio a quasi 4.400 metri circondato dall’altopiano tibetano. Ed è proprio dall’altopiano — da quel nulla apparente — che si vede tutto: in giornate limpide le sagome di alcune delle vette più alte del pianeta si stagliano nitide sull’orizzonte. Everest, Lhotse, Makalu, Cho Oyu, Shishapangma. Tutte vette oltre gli 8.000 metri, visibili dalla strada.

    Se fa bello….

    China National Highway G318 Friendship Highway Autostrada dell amicizia
    La strada per Tingri – Passo Lalung La – 5.050 metri

    L’Everest da questa prospettiva non è come ve lo aspettate. Non è il cono perfetto da copertina di rivista. È una massa scura e silenziosa che sovrasta tutto il resto, senza cercare attenzione. Probabilmente perché non ne ha bisogno.

    La strada per Tinggri - Passo Lalung La - 5.050 metri
    La strada per Tingri – Passo Lalung La – 5.050 metri – visibilità ridotta …

    Il confine e le formalità

    I viaggiatori stranieri che vogliono percorrere la sezione tibetana della G318 devono ottenere il Tibet Travel Permit oltre al normale visto cinese. Il permesso va richiesto tramite un’agenzia autorizzata e richiede di essere accompagnati da una guida locale lungo tutto il percorso. Per i tratti più vicini al confine nepalese sono necessari ulteriori documenti. Non è un viaggio che si improvvisa: la burocrazia tibetana è reale e va gestita con anticipo, preferibilmente con largo anticipo prima della partenza (se volete vi posso aiutare).

    Gyirong o Kerung in nepalese - fine della G318 Friendship Highway al confine fra Tibet e Nepal
    Gyirong (o Kerung in nepalese) – fine della G318 Friendship Highway al confine fra Tibet e Nepal

    Un parallelo: la G318 e la Route 66

    Il confronto viene spontaneo. Due strade iconiche, due storie diverse, la stessa capacità di trasformarsi in qualcosa di più di un percorso su una mappa.

    La Route 66 americana nasce nel 1926 per collegare Chicago a Los Angeles attraverso otto stati. Diventa in pochi anni “la Main Street of America“, la strada del sogno — Cadillac, motel con insegne al neon, libertà individuale su quattro ruote. È una strada che parla di orizzonte, di opportunità, di movimento senza destinazione precisa. La sua mitologia cresce in parallelo con l’America del dopoguerra e diventa inseparabile dall’idea stessa di libertà.

    Fine della route 66 sulla spiaggia di Santa Monica - Los Angeles
    Il punto di arrivo della Route 66 a Santa Monica

    La G318, completata nel 1954, è una storia diversa. Non nasce per il turismo o per il commercio tra piccole città: nasce per ragioni militari e logistiche, per collegare l’est industrializzato con l’ovest remoto e montuoso. La sua mitologia cresce più lentamente, alimentata non da canzoni rock o romanzi beat ma da pellegrinaggi buddisti, da ciclisti che spingono in salita a 4.000 metri e da una tradizione di viaggio interiore che ha radici molto più antiche di qualsiasi highway.

    La Route 66 è decommissionata dal 1985, sopravvissuta a se stessa come memoria e attrazione turistica.

    La G318 è ancora viva, trafficata, in certi punti pericolosa e continuamente in ricostruzione dopo frane e terremoti. Il sisma del 2015 in Nepal ha danneggiato seriamente il tratto finale vicino al confine.

    Se la Route 66 è il sogno americano che punta verso il Pacifico, la G318 è qualcosa di più antico e meno definibile: la via che porta verso il vuoto tibetano, dove il paesaggio è talmente grande che si smette di sentirsi importanti.

    Il che non è necessariamente negativo. Anzi.

    🐼 Le Meditazioni del Panda dal Tempio di BambùScopri di più su questa rubrica

    Una strada che finisce oltre le nuvole porta ovunque tu abbia ancora il coraggio di andare.

    — Wo

    La G318 non si spiega. Si percorre.

    Informazioni pratiche

    G318 settore tibetano: come arrivarci

    Il modo più comodo per raggiungere il tratto tibetano è volare a Lhasa, raggiungibile con voli diretti da Chengdu, Pechino e Shanghai. Il vostro fisico non ringrazierà…

    In alternativa esiste il treno Tibet Express che parte da Chengdu o da Xining: un viaggio che vale la pena fare almeno una volta, con i finestrini che mostrano il plateau che sale lentamente.

    Oppure potete partire da Shanghai, ma dovreste avere una patente cinese per affittare l’auto, questa è un’altra storia.

    G318: quando andare

    Il periodo migliore per percorrere la sezione tibetana della G318 va da maggio a ottobre, con le condizioni più stabili in settembre. I mesi di luglio e agosto portano le piogge monsoniche che rendono certi tratti scivolosi e a rischio frana. D’inverno molti valichi vengono chiusi per neve. La primavera è bella ma imprevedibile: le giornate limpide si alternano ad abbondanti nevicate tardive.

    Mancava la neve? a me no, però a marzo si è presentata!!

    Campo Base Everest - Tibet - Cina
    Campo Base Everest – Tibet – Cina – Marzo 2026

    Permessi necessari per entrare in Cina ed in Tibet

    Per entrare in Tibet bisogna ottenere il Tibet Travel Permit oltre al normale visto cinese e bisogna essere accompagnati da una guida. Il permesso va richiesto tramite un’agenzia di viaggi autorizzata, che provvederà anche all’accompagnatore obbligatorio. Per le zone vicino al confine nepalese sono necessari permessi aggiuntivi. È preferibile pianificare tutto con largo anticipo.

    Ma per questo se vuoi chiedi a me!

    Info generali sulla Cina

    🟢 Visto non più necessario (fino al 31/12/2026) I cittadini italiani in possesso di passaporto ordinario possono viaggiare in Cina per turismo, affari, visite a familiari o amici e transito per un soggiorno massimo di 30 giorni senza richiedere il visto di ingresso, fino al 31 dicembre 2026. Attenzione: se si supera anche solo di un giorno i 30 giorni, o se si viaggia per motivi diversi da quelli elencati (es. lavoro, studio), il visto resta obbligatorio. Dal 1° gennaio 2027, salvo nuove proroghe, tornerà l’obbligo del visto. Verificate sempre le condizioni aggiornate su Viaggiare Sicuri prima di prenotare.

    Per entrare in Cina non serve visto ma va effettuata la Arrival-Card che potete compilare al seguente link.

    💡Info pratica


    📋 Come compilare la China Digital Arrival Card (CDAC)
    Il form richiede 10–15 minuti e può essere compilato da 72 ore fino a poche ore prima dell’arrivo. Usate esclusivamente i canali ufficiali (il sito NIA o il mini-programma WeChat/Alipay “NIA 12367”) — circolano siti di terze parti a pagamento che vanno evitati.
    1. Caricamento passaporto Fotografate la pagina dati del passaporto (quella con foto e codice MRZ in basso) e caricatela. Il sistema estrae automaticamente i dati principali; verificateli e correggete eventuali errori prima di proseguire.
    2. Dati di viaggio
    Entry Transportation Mode: aereo (Airplane)
    Arrival Flight Number: numero del volo in arrivo
    City of Entry / Port of Entry: Chengdu / aeroporto di Chengdu Tianfu (o Shuangliu, a seconda del volo)
    3. Contatti e status visto
    Inserite numero di telefono con prefisso internazionale (+39) ed email
    Alla domanda sul visto: selezionate “30-day visa waiver” — questa è la dicitura corretta per l’esenzione visto per italiani, non genericamente “Visa Free Entry”
    4. Itinerario e alloggio
    Purpose of Entry: Tourism / Sightseeing ✅
    Date of Entry e Date of Departure ✅
    Destination Cities in China ✅
    Address in China: il nome dell’hotel in inglese è accettato, ma a volte richiede l’indirizzo completo: nome hotel + via + distretto + città. Chiedete l’indirizzo completo direttamente all’hotel se non lo avete. a volte funziona senza indirizzo.
    Inviting entities / inviters: NO ✅
    Confirmed Departure Itinerary: YES ✅
    Departure Flight Number e City/Port of Departure ✅
    5. Firma e invio Confermate la dichiarazione e inviate. Il sistema genera un QR code univoco: salvatelo come screenshot o PDF sul telefono e mandatevelo anche per email come backup. Va mostrato all’immigrazione all’arrivo — non serve connessione internet per visualizzarlo.
    ⚠️ Non è possibile modificare il modulo dopo l’invio. In caso di errore, occorre compilarne uno nuovo da capo. Controllate tutto con cura prima di confermare.
    ℹ️ Se per qualsiasi motivo non riuscite a compilarlo in anticipo, è ancora possibile farlo all’aeroporto tramite dispositivi digitali agli sportelli oppure con il modulo cartaceo tradizionale, ancora disponibile.

    Controllate se le informazioni sopra riportate sono ancora valide, questa è solo una traccia, non è una guida ufficiale

    🟢 Valuta: Renminbi o Yuan (RMB/¥). In Cina il telefono sarà il vostro portafoglio: Alipay e WeChat Pay sono accettati quasi ovunque, da un caffè a un taxi. La buona notizia è che turisti e visitatori di breve periodo possono ora collegare la propria carta straniera direttamente a WeChat Pay o Alipay, il che non rende più necessario aprire un conto bancario cinese. Attenzione alle commissioni: per spese fino a 200 RMB (~26 €) non si paga nulla, mentre oltre tale soglia in alcuni casi, secondo alcune fonti, verrebbe applicata una commissione del 3%. Configurate le app e collegate la carta prima di partire. È comunque prudente portare del contante per situazioni di emergenza o per le piccole spese.

    🟠 Se dovete passare la frontiera terrestre con altri stati come il Nepal portatevi dei dollari per pagare il visto, potrebbero esserci problemi con altre valute.

    🟢 Internet: Google, Instagram, WhatsApp e la maggior parte dei servizi occidentali sono bloccati dal Great Firewall cinese; le VPN non possono essere scaricate una volta in Cina, quindi è indispensabile installarle e configurarle prima della partenza. Nonostante non sia esplicitato nel sito, le eSIM Holafly* per la Cina e Saily* hanno già incorporato una sorta di virtualizzazione, pertanto il telefono e le vostre app con queste eSIM funzioneranno comunque, anche se, in alcuni casi, con qualche rallentamento. Il browser di Safari risulta spesso ancora più lento, una buona alternativa è DuckDuckGo.

    Sebbene non sia esplicitamente legale usare una VPN, l’uso è generalmente tollerato.

    🟢 Lingua: Il cinese mandarino è molto utile. L’inglese è raro al di fuori degli hotel di categoria superiore. Scaricate un’app di traduzione offline, ma se avete una eSIM* non serve.

    🟢 Fuso orario: UTC+8 (7 ore avanti rispetto all’Italia in inverno, 6 in estate) e questo accade in tutta la Cina che ha un solo fuso orario: quello di Pechino.

    Tappe e distanze sulla G318

    Tappa n.CittàProvinciaTratto (km)Da Shanghai (km)Altitudine (m)
    1ShanghaiShanghai—04
    2HangzhouZhejiang25725719
    3HuangshanAnhui293550142
    4AnqingAnhui25080020
    5WuhanHubei3001.10037
    6YichangHubei3201.42040
    7EnshiHubei3301.750457
    8ChongqingChongqing3502.100244
    9ChengduSichuan3002.400500
    10Ya’anSichuan1302.530627
    11KangdingSichuan1552.6852.560
    12XinduqiaoSichuan772.7623.460
    13LitangSichuan1972.9594.014
    14Mangkang (Markam)Tibet2733.2323.780
    15Basu (Baxoi)Tibet3603.5923.260
    16Bomi (Bomê)Tibet2203.8122.750
    17Nyingchi (Bayi)Tibet2404.0522.900
    18LhasaTibet4004.4523.650
    19ShigatseTibet2804.7323.840
    20Zhangmu 🇳🇵Tibet7445.4762.300
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    La G 318 in Cina: da Shanghai al Tetto del Mondo, passando per la strada più bella del pianeta » https://www.massimobasso.com/articoli/

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    Fonti e riferimenti

    • Esperienze personali
    • Wikipedia — China National Highway 318 (en.wikipedia.org)
    • Wikipedia — Friendship Highway China–Nepal (en.wikipedia.org)
    • Wikivoyage — National Highway 318 China (en.wikivoyage.org)
    • Dangerous Roads — Friendship Highway (dangerousroads.org)
    • Tibet Discovery — Tibet Friendship Highway (tibetdiscovery.com)
    • Go to Tibet — G318 Highway Guide (gototibet.com)
    • Britannica — Route 66 (britannica.com)
    • Gold Eagle — Route 66 and Pop Culture (goldeagle.com)
    • WTCF — Most Beautiful Scenic Road G318 (en.wtcf.org.cn)

    Tibet

    Il Tibet è uno dei luoghi più remoti e spiritualmente densi del pianeta. Arroccato sull’altopiano più alto del mondo — a oltre 4.000 metri di media — è stato per secoli il cuore del Buddismo tibetano e custodisce un patrimonio culturale straordinario, fatto di monasteri, bandiere di preghiera, pellegrinaggi e un rapporto con il tempo che l’Occidente ha quasi dimenticato.

    Visitarlo richiede preparazione, permessi speciali e un briciolo di umiltà: non è una destinazione che si visita, è una destinazione che si affronta.

    Cominciate con Lhasa: la capitale spirituale del Tibet e scoprite cos’è la Kora: camminare come forma di preghiera nel Buddismo tibetano. poi potreste decidere di affrontare la mitica G 318: da Shanghai al Tetto del Mondo, passando per la strada più bella del pianeta.

    Volete organizzare un viaggio in Tibet? Raccontatemi la vostra idea — non serve avere tutto chiaro. Ci pensiamo insieme.
    Organizza il viaggio →

    Prima di partire, due consigli pratici che vengono dall’esperienza:

    1. Non sottovalutate l’altitudine, informatevi e siate preparati ad un paio di giorni di disagi per l’adattamento. Non succede a tutti, ma può succedere e in ogni caso passa, rimane solo il ricordo.
    2. Alla frontiera con il Nepal possono sequestrare le guide di viaggio o i libri che parlano di Tibet, Taiwan o Xinjiang e tutto ciò che contiene cartine geografiche. Portatevi un Kindle*

    Qualche lettura per prepararsi: Heinrich Harrer racconta il Tibet meglio di chiunque altro — il suo Sette anni in Tibet resta un punto di partenza imprescindibile, ma spiego meglio il tutto nell’articolo sui libri per il Tibet.

    heymondo 10 lungo

  • Viaggio in Tibet: dai monasteri al campo base dell’Everest – Ultima Modifica 06/06/2026
  • Il mantra Om Mani Padme Hum – Ultima Modifica 02/05/2026
  • Sette libri sul Tibet e oltre (per sette anni in Tibet?) – Ultima Modifica 02/05/2026
  • La G 318 in Cina: da Shanghai al Tetto del Mondo, passando per la strada più bella del pianeta – Ultima Modifica 15/05/2026
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  • Pubblicato: 08/05/2026
    insta360 x5

    Insta360 X5: la camera 360 per i viaggi che riprende anche quello che non volevi riprendere

    di Max Pubblicato: 06/05/2026
    Divagazioni Scritto da Max

    Riprende tutto. Voi scegliete cosa tenere. La Insta360 X5 è davvero la miglior camera 360 per i viaggi?

    Come nasce questa storia: una scelta poco meditata

    Spesso passo ore, giorni, mesi (magari mesi no, ma qui nell’articolo suonava bene) a fare analisi comparative, tabelle Excel come la mia amica Nadia (anche questa cosa non è vera, ma volevo citare la mia amica Nadia), forum frequentati a ore improponibili del mattino (anche questo per finire non è vero, di solito leggo articoli di approfondimento e guardo le caratteristiche tecniche sui siti specializzati).

    Dopo avervi spoilerato quello che avrebbe scritto un blogger professionista, posso dirvi che, invece questo acquisto è nato in modo impulsivo.

    Maledetto Aliexpress.

    La mia Insta360 X5 è nata così. Non in preda alla follia, però: il progetto era chiaro da mesi. Ho un viaggio importante in arrivo — un giro in tuk-tuk sull’Himalaya, da Leh verso il Rajasthan, dove le strade sono quello che sono e le mani non bastano mai — e avevo bisogno di una camera che funzionasse da sola, o quasi. Una camera che riprendesse tutto mentre mi concentravo a non cadere.

    Scoprite tutto sul progetto di viaggio mio e del mio amico Valter sul sito: 2dicorsa.it

    La X5 sembrava fatta apposta.

    Il problema, come scoprirete leggendo, è che avere la video camera giusta è solo il primo passo. Poi bisogna imparare a usarla.

    insta360 x5
    Insta360 x5

    Cos’è la Insta360 X5 e a chi serve davvero

    La Insta360 X5 è una videocamera a 360 gradi: due obiettivi contrapposti registrano tutto lo spazio circostante in modo sferico, e voi scegliete l’inquadratura finale successivamente, in fase di montaggio. Il principio si chiama “shoot first, frame later” — riprendi prima, decidi dopo — ed è particolarmente utile in tutti quei contesti dove non potete stare a ragionare sull’inquadratura: in movimento, in mezzo al traffico, su un sentiero di montagna o in un mercato caotico.

    Non è uno strumento adatto a chiunque. Se il vostro obiettivo è registrare vlog studio o fare riprese di soggetti lontani, scoprirete che è meglio uno smartphone. Ma se viaggiate, siete in movimento e volete catturare esperienze immersive senza preoccuparvi di dove punta l’obiettivo, allora il discorso cambia

    Il prezzo ufficiale* parte da circa 590 euro. Non è esattamente economica, è utile saperlo prima di innamorarsene.

    Cosa c’è di nuovo rispetto alla X4

    Il sensore più grande: la differenza che si vede

    Il punto di forza della X5 è il nuovo sensore da 1/1,28″, un passo avanti significativo rispetto al precedente sensore da 1/2″ della X4 e anche meglio del sensore da 1/1.8″ della nuova X4 Air. Questo si traduce in immagini più nitide, anche in condizioni di luce difficile, colori più realistici e una gestione migliore di ombre e alte luci.

    In condizioni normali, con buona luce e scarse vibrazioni, la differenza è minima. Ma in un vicolo buio, dentro un tempio poco illuminato o in una foresta durante le ore centrali della mattina — situazioni in cui mi trovo spesso — il sensore più grande fa la sua parte.

    La modalità PureVideo, che sfrutta l’elaborazione tramite intelligenza artificiale per ridurre il rumore nelle scene buie, è uno degli aggiornamenti più apprezzabili nella pratica quotidiana.

    Le lenti sostituibili: finalmente

    Il nuovo design degli obiettivi sostituibili della X5 vi permette di sostituire le lenti danneggiate in totale autonomia, senza mandare la camera in riparazione. Per chi usa la camera in condizioni non esattamente da studio — sentieri, moto, bicicletta, zaini lanciati sul sedile posteriore di un tuk-tuk — questa è una notizia molto concreta. Le lenti delle 360 sono vulnerabili per definizione: sporgono, non hanno protezione, e il primo contatto con una superficie dura si sente.

    Sapere che potete cambiarle da soli, senza spedire nulla, è una di quelle caratteristiche che fanno veramente la differenza.

    La batteria: autonomia migliorata

    La X5 monta una batteria da 2.400 mAh in grado di garantire fino a 185 minuti di registrazione nelle impostazioni più risparmiose, con un aumento di circa il 40% rispetto alla X4. In 8K a 30 fps ci si aspettano circa 88 minuti, mentre in 5,7K a 30 fps si arriva a 135 minuti. La ricarica rapida dovrebbe portare la batteria all’80% in circa 20 minuti, ma dipende anche dal vostro caricabatterie.

    Per un uso da viaggio, questi numeri sono ragionevoli. Non sono eccezionali — ma con la ricarica rapida è difficile restare a secco, a patto di avere un caricatore adeguato in borsa.

    Io consiglio questi due caricabatterie: TECKNET Caricatore USB C 65W PD 3.0 GaN Fast Charger* e Anker Caricatore USB C 50W,  Adattatore a 4 Porte con Potenza, con 2 USB C e  2 USB A*. Il primo mi ha accompagnato in diversi viaggi e funziona bene. Inoltre uso il caricabatterie doppio USB-C dell Apple, ma non credo che valga il prezzo che costa (era nel kit con il MacBook).

    Un piccolo neo: le batterie della X4 non sono compatibili. Chi possedeva il modello precedente dovrà acquistarne di nuove.

    Io ho acquistato queste due batterie aggiuntive*, comode con la loro stazione di ricarica.

    La stabilizzazione FlowState

    La stabilizzazione FlowState mantiene l’orizzonte perfettamente stabile anche in situazioni estreme: mountain bike, corsa, moto o sport acquatici (piccolo particolare, la Insta360 è impermeabile e subacquea). Per chi corre o per chi ha intenzione di montare la camera su un veicolo in movimento, come ho fatto nel video qui sotto, questa funzione non è un dettaglio: è la ragione principale per cui i filmati non fanno venire il mal di testa.

    Resistenza e impermeabilità

    Come dicevo prima, la X5 ha ottenuto la certificazione IP68, che la rende impermeabile fino a 15 metri di profondità senza bisogno di custodie esterne, rispetto ai 10 metri della X4, mentre Il vetro delle lenti è stato rinforzato per essere due volte più resistente alle cadute.

    Per i viaggiatori che si trovano sotto la pioggia monsonica del sud-est asiatico, o semplicemente per chi cade in acqua prima del previsto, è una certificazione che fa dormire sonni un po’ più tranquilli.

    Ovviamente se dovete fare immersioni è meglio acquistare a parte il kit subacqueo*.

    X4, X4 Air o X5: quale scegliere?

    Se state valutando l’acquisto di una camera 360 Insta360 e non avete ancora deciso quale modello fa per voi, questa panoramica può aiutarvi a orientarvi. I tre modelli attuali si rivolgono a esigenze diverse: vale la pena capire dove si posizionano prima di aprire il portafoglio.

    Insta360 X4Insta360 X4 AirInsta360 X5
    Anno di uscita202420252025
    Prezzo indicativo~€ 399~€ 399~€ 589
    Peso199 g165 g197 g
    Sensori2× 1/2″2× 1/1,8″2× 1/1,28″
    Risoluzione video max8K 30fps8K 30fps8K 30fps
    Slow motion4K 100fps4K 60fps4K 120fps
    Impermeabilità (senza custodia)10 m15 m15 m
    Batteria~135 min a 5,7K~88 min in 8K~185 min (eco) / 88 min in 8K
    Ricarica rapidaNoSìSì (80% in 20 min)
    Lenti sostituibiliNoSìSì (versione rinforzata)
    Modalità PureVideo (scarsa luce)NoNoSì
    Modalità InstaFrameNoSìSì
    Chip AI113 (triplo sistema)
    Audio4 microfoni4 microfoni4 mic + schermo antivento fisico integrato
    Mic Bluetooth esternoNoNoSì
    Stabilizzazione FlowStateSìSìSì (aggiornata)
    Per chi èChi vuole una 360 solida a prezzo contenutoChi privilegia leggerezza e semplicitàChi vuole il massimo delle prestazioni

    Una nota pratica: la X4 Air non è semplicemente una X4 più leggera — si avvicina più a una versione compatta della X5, con qualche compromesso sulle prestazioni in condizioni di scarsa luminosità. Se viaggiate molto e volete qualcosa da portare sempre in tasca senza pensarci, la X4 Air è probabilmente la scelta più equilibrata. Se invece le riprese notturne, i filmati in movimento estremo o il controllo professionale del risultato sono priorità reali, la X5 giustifica la differenza di prezzo.

    Il principio “riprendi prima, inquadra dopo”: come funziona davvero

    Il vantaggio della X5 — e di tutta la famiglia Insta360 — è che non dovete preoccuparvi dell’inquadratura durante la ripresa. Registrate tutto, poi in montaggio scegliete il punto di vista, ruotate la visuale, simulate un effetto drone o una ripresa in terza persona grazie al selfie stick invisibile.

    Funziona esattamente così — con un’avvertenza: la X5 usata come camera esterna, per riprendere gli altri da fuori, per mia esperienza perde buona parte del suo senso. Ho imparato questa lezione ad Annecy, durante una mezza maratona, dove ero a bordo strada con la camera in mano convinto di tornare a casa con un filmato spettacolare. Il risultato era tecnicamente corretto, ma guardandolo mi sono reso conto che il valore della 360 si esprime soprattutto quando siete voi al centro della scena — sul mezzo in movimento, in mezzo alla folla, dentro l’esperienza — non quando siete spettatori di qualcun altro.

    Questo almeno nella mia limitata esperienza fino ad oggi, mi riservo di aggiornare le impressioni nei prossimi tentativi.

    🦊 Le Meditazioni del Panda dal Tempio di BambùScopri di più su questa rubrica

    Un oggetto è inutile finché non capisci che il problema non è l’oggetto, ma la mancanza di un soggetto.

    — Huo

    La X5 è lì, in borsa, pronta. Il problema è che bisogna imparare trovare qualcosa di interessante da riprendere.


    L’app e il montaggio: mobile-first, con qualche compromesso

    L’app Insta360 ha fatto passi avanti: l’interfaccia è più pulita, l’editing è intuitivo e il rendering è visivamente appagante. Il sistema “auto-frame” suggerisce automaticamente le inquadrature migliori, mentre il “deep track” permette di seguire soggetti in movimento anche dopo aver girato.

    Il primo l’ho provato nel video qui sotto, il secondo non ancora bene.

    Per un montaggio veloce, da condividere in giornata, l’app fa il suo lavoro. Se invece avete esigenze più avanzate — color grading, montaggi multi-camera, sincronizzazioni audio esterne — il consiglio è di passare comunque dal desktop con Insta360 Studio, dove il controllo è decisamente maggiore, direttamente commisurato all’impegno.

    Il software di desktop permette di giocare con i montaggi, ruotare l’angolo di ripresa, creare movimenti fluidi, timelapse e hyperlapse senza perdere qualità. È qui che il 360 diventa uno strumento creativo con un suo carattere preciso. Ma è qui che la vostra conoscenza deve passare “a livello PRO“

    L’audio: quattro microfoni e riduzione del vento

    La X5 dispone di quattro microfoni integrati che supportano diverse modalità: 360°, stereo e voce direzionale, con riduzione del rumore del vento. È inoltre possibile registrare una seconda traccia audio tramite un microfono Bluetooth esterno.

    La riduzione del vento è una funzione che nelle riprese outdoor fa la differenza tra un audio ascoltabile e un audio che ricorda vagamente un temporale con microfono. In bicicletta, in corsa o su un mezzo a motore, è uno dei punti più concreti a favore della X5. Da quello che ho provato, mi pare che funzioni.

    Accessori indispensabili

    Il selfie stick invisibile: il trucco che cambia tutto

    La Insta360 ha un accessorio che sembra pensato apposta per far sembrare le riprese più elaborate d. Si chiama Invisible Selfie Stick* — un bastone da 114 cm con un dettaglio preciso: la camera a 360° lo cancella dall’immagine in fase di elaborazione, perché le lenti riprendono tutto intorno e il software sa dove si trova. Il risultato è che la camera sembra fluttuare nell’aria, staccata dalla mano o dal mezzo, senza supporti visibili. Per chi fa video in bici o su un tuk-tuk, questo significa poter ottenere inquadrature in terza persona — quelle che di solito richiedono un drone o un secondo operatore — semplicemente allungando un bastone. Non è magia, è geometria.

    Ma l’effetto finale fa la sua figura.

    Il Bike Computer Mount: piccolo, solido, nel posto giusto

    L’altro acquisto è K&F CONCEPT MS-100 – Morsetto a granchio universale per tubi + Pomo in alluminio + Attacco sfera 1/4″-20*, l’aggancio per manubrio integrato che permette di montare la camera esattamente dove si trova normalmente il ciclocomputer — davanti al manubrio, in posizione centrale, bassa e stabile. Il supporto è in alluminio ad alta resistenza ed è stabile, non solo su un manubrio, ma su un qualsiasi tubo, compreso quello di un tuktuk.

    Nella posizione giusta porta tre vantaggi: la ripresa è frontale e simmetrica, la stabilizzazione lavora meglio con una base ferma, e si liberano le mani.

    Per un tuk-tuk himalayano non è ancora testato — ma se regge le buche del Biellese, qualche speranza ce l’abbiamo.

    Insta360 X5 – Per chi è adatta — e per chi no

    La X5 ha senso se siete viaggiatori in movimento, runner o ciclisti che vogliono documentare le proprie uscite, viaggiatori che preferiscono non dover scegliere l’inquadratura sul momento o chi ha intenzione di montare la camera su un veicolo e dimenticarsela lì.

    Ha meno senso se cercate una camera per riprese statiche, se non avete voglia di dedicare tempo al montaggio in post-produzione o se il vostro budget ha un tetto inferiore ai 600 euro.

    È uno strumento che richiede un periodo di apprendimento. Non lungo, ma necessario.

    Il primo filmato probabilmente non sarà quello che vi aspettavate. Il secondo già un po’ di più.

    Personalmente spero nel terzo...

    Considerazioni finali

    La Insta360 X5 è una camera che ha raggiunto una maturità tecnica convincente: sensori più grandi, lenti sostituibili, impermeabilità migliorata e un’autonomia accettabile per un uso da viaggio. Non è una rivoluzione rispetto alla X4, ma è un’evoluzione ben mirata su tutti i punti dove il modello precedente lasciava qualcosa per strada.

    Per un viaggio come quello che ho in programma — strade sconnesse, mezzi di fortuna, mani occupate e nessuna voglia di preoccuparmi dell’inquadratura — sembra la scelta giusta. Lo scopriremo sul campo. Nel frattempo, c’è ancora molto da imparare.

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    Pubblicato: 06/05/2026
    Itinerario in Cina - la Grande Muraglia

    Sei itinerari in Cina in 15 giorni: un viaggio lento con i mezzi pubblici

    di Max Pubblicato: 05/05/2026
    Divagazioni Scritto da Max

    La Cina che non si vede dal finestrino del pullman turistico: villaggi rurali, culture Han, Hakka e Tibetane e montagne sacre percorse in treno e in bus

    Sto studiando una serie di itinerari in Cina per il 2026. Non è una destinazione che ho scelto d’impulso: ci sono arrivato per curiosità dopo aver studiato un po’ di cinese e aver letto montagne di libri sulla cultura e sulla filosofia taoista e buddista, insomma, un’altra volta mi sono infatuato di una cultura (per l’amore è presto!).

    Il piano è muoversi esclusivamente con i mezzi pubblici: treni, bus e dove serve i traghetti. Non per risparmiare — anche se non fa mai male — ma perché il viaggio lento ha una qualità che l’aereo non ha: permette di vedere il paesaggio cambiare, di intuire dove finisce una regione e ne comincia un’altra, di percepire la vastità di questo paese in modo fisico, non solo intellettuale. La Cina è grande. Questa frase non rende l’idea finché non ci si trova su un treno notturno con sei ore di steppa davanti agli occhi.

    ATTENZIONE: le indicazioni presenti negli articoli sono fornite gratuitamente a scopo divulgativo e potrebbero essere non aggiornate o incomplete. Prima di acquistare, di prenotare o di partire, consultate sempre i siti ufficiali. Alcuni link in questo articolo sono link di affiliazione (anche i link ad Amazon*). Gli articoli aggiornati o pubblicati a partire da febbraio 2024 riportano un asterisco* accanto ai link di affiliazione.

    Ho costruito sei possibili itinerari in Cina da 15 giorni, raggruppati per area geografica. Non riuscirò a farli tutti in un unico viaggio — almeno spero di no, altrimenti smetto di scrivere il blog e divento un nomade — ma li condivido perché potrebbero essere utili anche a chi sta pianificando un viaggio simile. Ognuno parte da una città grande e si muove verso la Cina meno frequentata.

    Itinerario in Cina - il Grande Buddha di Leshan
    Itinerario in Cina – il Grande Buddha di Leshan

    Perché la Cina nel 2026 e perché con i mezzi pubblici

    La Cina è uno di quei paesi che sembra impercorribile finché non si scopre quanto sia, in realtà, ben collegata al suo interno. La rete ferroviaria è tra le più efficienti al mondo: i treni veloci G e D coprono distanze enormi in tempi ragionevoli e i treni lenti K e Z — quelli con le cuccette — costano circa un terzo e sulle tratte notturne permettono di risparmiare anche l’albergo.

    Dal punto di vista culturale, la Cina è uno dei posti che più mi interessa: le filosofie taoista e buddista che studio da anni hanno qui i loro luoghi fisici, i templi, i paesaggi.

    Un viaggio in Cina con i mezzi pubblici significa anche avere accesso a posti che i circuiti organizzati saltano quasi sempre: i villaggi rurali, le città di provincia, i mercati del mattino frequentati solo dai locali. È in quei posti che si capisce qualcosa di un paese.

    E poi studio il cinese (ad intermittenza) da qualche anno — con risultati che potrei definire incoraggianti, se fossi ottimista, ma in realtà scarsi, in modo più realista — e un viaggio del genere sarebbe la prova del fuoco più utile che potrei fare.

    Trasporti in generale

    Per muoversi in Cina con i soli mezzi pubblici sono necessarie alcune app: 12306 per i biglietti dei treni, per i biglietti di treni e bus, Organic Maps (ottima offline) e Baidu Maps per la navigazione e WeChat Pay o Alipay per i pagamenti. Il traduttore offline con riconoscimento della scrittura cinese è, nelle zone rurali, quasi indispensabile.

    Trasporti locali e bus

    Ogni grande città cinese ha la propria app per i trasporti: bisogna informarsi sul posto.

    Wechat Pay

    La buona notizia è che la maggior parte di queste app è accessibile direttamente da WeChat tramite i cosiddetti Mini Program — ovvero app dentro l’app — una funzione tipica delle piattaforme cinesi. WeChat è inoltre in grado di rilevare automaticamente la città in cui ti trovi e suggerirti il sistema di trasporto locale più pertinente.

    Per salire su metro e autobus basta scansionare il proprio QR code di WeChat: il biglietto viene scalato automaticamente dal saldo dell’account.

    ⚠️ Consiglio pratico: collega WeChat alla tua carta di credito o debito straniera prima di partire, poiché alcune carte potrebbero non essere accettate una volta in Cina.

    Alipay

    Tutto ciò che è possibile fare con WeChat per i trasporti è disponibile anche su Alipay. Nell’App Center, nella sezione Viaggio, si trovano tutte le opzioni di trasporto locale — qui chiamate mini app.

    Nelle città più piccole, dove non esiste una rete metropolitana propria, basta semplicemente scansionare il QR code di Alipay per salire sull’autobus.

    💡 Consiglio personale dell’autore: tra Alipay e WeChat, la scelta ricade su Alipay, ritenuto più intuitivo e con meno complicazioni nella configurazione di carte bancarie straniere e documenti d’identità — risultando quindi più adatto ai viaggiatori stranieri.

    tour gratuiti civitatis

    Info generali sulla Cina

    🟢 Visto non più necessario (fino al 31/12/2026) I cittadini italiani in possesso di passaporto ordinario possono viaggiare in Cina per turismo, affari, visite a familiari o amici e transito per un soggiorno massimo di 30 giorni senza richiedere il visto di ingresso, fino al 31 dicembre 2026. Attenzione: se si supera anche solo di un giorno i 30 giorni, o se si viaggia per motivi diversi da quelli elencati (es. lavoro, studio), il visto resta obbligatorio. Dal 1° gennaio 2027, salvo nuove proroghe, tornerà l’obbligo del visto. Verificate sempre le condizioni aggiornate su Viaggiare Sicuri prima di prenotare.

    Per entrare in Cina non serve visto ma va effettuata la Arrival-Card che potete compilare al seguente link.

    💡Info pratica


    📋 Come compilare la China Digital Arrival Card (CDAC)
    Il form richiede 10–15 minuti e può essere compilato da 72 ore fino a poche ore prima dell’arrivo. Usate esclusivamente i canali ufficiali (il sito NIA o il mini-programma WeChat/Alipay “NIA 12367”) — circolano siti di terze parti a pagamento che vanno evitati.
    1. Caricamento passaporto Fotografate la pagina dati del passaporto (quella con foto e codice MRZ in basso) e caricatela. Il sistema estrae automaticamente i dati principali; verificateli e correggete eventuali errori prima di proseguire.
    2. Dati di viaggio
    Entry Transportation Mode: aereo (Airplane)
    Arrival Flight Number: numero del volo in arrivo
    City of Entry / Port of Entry: Chengdu / aeroporto di Chengdu Tianfu (o Shuangliu, a seconda del volo)
    3. Contatti e status visto
    Inserite numero di telefono con prefisso internazionale (+39) ed email
    Alla domanda sul visto: selezionate “30-day visa waiver” — questa è la dicitura corretta per l’esenzione visto per italiani, non genericamente “Visa Free Entry”
    4. Itinerario e alloggio
    Purpose of Entry: Tourism / Sightseeing ✅
    Date of Entry e Date of Departure ✅
    Destination Cities in China ✅
    Address in China: il nome dell’hotel in inglese è accettato, ma a volte richiede l’indirizzo completo: nome hotel + via + distretto + città. Chiedete l’indirizzo completo direttamente all’hotel se non lo avete. a volte funziona senza indirizzo.
    Inviting entities / inviters: NO ✅
    Confirmed Departure Itinerary: YES ✅
    Departure Flight Number e City/Port of Departure ✅
    5. Firma e invio Confermate la dichiarazione e inviate. Il sistema genera un QR code univoco: salvatelo come screenshot o PDF sul telefono e mandatevelo anche per email come backup. Va mostrato all’immigrazione all’arrivo — non serve connessione internet per visualizzarlo.
    ⚠️ Non è possibile modificare il modulo dopo l’invio. In caso di errore, occorre compilarne uno nuovo da capo. Controllate tutto con cura prima di confermare.
    ℹ️ Se per qualsiasi motivo non riuscite a compilarlo in anticipo, è ancora possibile farlo all’aeroporto tramite dispositivi digitali agli sportelli oppure con il modulo cartaceo tradizionale, ancora disponibile.

    Controllate se le informazioni sopra riportate sono ancora valide, questa è solo una traccia, non è una guida ufficiale

    🟢 Valuta: Renminbi o Yuan (RMB/¥). In Cina il telefono sarà il vostro portafoglio: Alipay e WeChat Pay sono accettati quasi ovunque, da un caffè a un taxi. La buona notizia è che turisti e visitatori di breve periodo possono ora collegare la propria carta straniera direttamente a WeChat Pay o Alipay, il che non rende più necessario aprire un conto bancario cinese. Attenzione alle commissioni: per spese fino a 200 RMB (~26 €) non si paga nulla, mentre oltre tale soglia in alcuni casi, secondo alcune fonti, verrebbe applicata una commissione del 3%. Configurate le app e collegate la carta prima di partire. È comunque prudente portare del contante per situazioni di emergenza o per le piccole spese.

    🟠 Se dovete passare la frontiera terrestre con altri stati come il Nepal portatevi dei dollari per pagare il visto, potrebbero esserci problemi con altre valute.

    🟢 Internet: Google, Instagram, WhatsApp e la maggior parte dei servizi occidentali sono bloccati dal Great Firewall cinese; le VPN non possono essere scaricate una volta in Cina, quindi è indispensabile installarle e configurarle prima della partenza. Nonostante non sia esplicitato nel sito, le eSIM Holafly* per la Cina e Saily* hanno già incorporato una sorta di virtualizzazione, pertanto il telefono e le vostre app con queste eSIM funzioneranno comunque, anche se, in alcuni casi, con qualche rallentamento. Il browser di Safari risulta spesso ancora più lento, una buona alternativa è DuckDuckGo.

    Sebbene non sia esplicitamente legale usare una VPN, l’uso è generalmente tollerato.

    🟢 Lingua: Il cinese mandarino è molto utile. L’inglese è raro al di fuori degli hotel di categoria superiore. Scaricate un’app di traduzione offline, ma se avete una eSIM* non serve.

    🟢 Fuso orario: UTC+8 (7 ore avanti rispetto all’Italia in inverno, 6 in estate) e questo accade in tutta la Cina che ha un solo fuso orario: quello di Pechino.

    Itinerario 1 — Da Pechino a Chengdu: itinerari Cina mezzi pubblici tra la Cina imperiale e le valli tibetane

    Questo è probabilmente il percorso più vario dei sei. Si parte dall’asse imperiale di Pechino e si arriva ai bordi dell’altopiano tibetano, attraversando paesaggi e culture che appartengono a mondi diversi del Celeste Impero.

    Pechino — giorni 1 e 2

    Pechino è il punto di partenza quasi obbligato per chiunque arrivi in Cina al nord. Il piano non è solo seguire il percorso classico Tienanmen-Città Proibita-Grande Muraglia, ma dedicare tempo agli hutong di Nanluoguxiang — i vicoli storici che resistono ancora alla modernizzazione — e al mercato delle anticaglie di Panjiayuan, dove si trovano oggetti della Rivoluzione Culturale, porcellane, francobolli e cose di cui difficilmente si capisce l’utilizzo originale. Questo mi basta per due giorni, anche perché con Pechino il rischio del sovraccarico di monumenti è concreto.

    Pingyao (平遥) — giorni 3, 4 e 5

    Il treno G da Pechino impiega circa due ore e porta in una delle città più ben conservate di tutta la Cina. Pingyao è stata la capitale finanziaria dell’impero Qing: banche, cortili e mura sono rimasti praticamente intatti. Di notte, quando i gruppi di turisti rientrano negli alberghi fuori dalle mura, il centro storico dovrebbe diventare quasi silenzioso. Gli alberghi nei cortili tradizionali costano poco e sono tra le esperienze che più mi incuriosiscono di questo itinerario. Tre giorni qui sembrano molti sulla carta e probabilmente non bastano.

    Free tours

    Xi’an (西安) — giorni 6, 7 e 8

    Da Pingyao, un treno D porta a Xi’an in circa tre ore. Il quartiere musulmano è uno dei posti dove il cibo di strada cinese raggiunge livelli di cui si legge ovunque: i rou jia mo (panini con carne di manzo stufata) e i biang biang mian (noodles larghi come cinghie) sono in cima alla lista delle cose che voglio assaggiare. I guerrieri di terracotta si raggiungono a venti chilometri dalla città con un bus locale. Le mura antiche, percorribili in bicicletta, offrono una prospettiva sulla città moderna che nessun libro di storia riesce a trasmettere.

    Songpan (松潘) — giorni 9, 10 e 11

    Qui il viaggio cambia completamente carattere. Da Chengdu si raggiunge Songpan in circa sei ore di bus, attraverso valli che entrano nel territorio tibetano. Songpan è un borgo ai margini del Sichuan dove la cultura tibetana si mescola con quella Han e con quella Qiang in un equilibrio che si percepisce nei mercati e nei templi. Le mura Ming sono ancora lì. Le cavalcate verso i laghi dei dintorni sono tra le cose che mi attirano di più in tutto l’itinerario, anche se non sono esattamente un cavaliere provetto.

    Leshan (乐山) — giorni 12 e 13

    Il Grande Buddha di Leshan è una delle presenze più particolari che si possano incontrare in Cina. Alto settantuno metri, scavato nella roccia nel VIII secolo durante la dinastia Tang, siede con le mani sulle ginocchia e guarda la confluenza di tre fiumi. Il modo migliore per vederlo è dal traghetto sul fiume, perché dall’alto si intuisce solo in parte. Da Songpan si raggiunge in bus in circa tre ore, con cambio a Chengdu.

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    Chengdu (成都) — giorni 14 e 15

    L’arrivo a Chengdu chiude l’itinerario in una città con una personalità molto diversa da Pechino. Il ritmo è più lento, le teahouse nel quartiere di Jinli sono piene di gente che gioca a mahjong nel pomeriggio e le basi dei panda giganti sono raggiungibili in mezz’ora con i mezzi pubblici. La cucina del Sichuan — piccante e complessa — è una delle tradizioni culinarie che più mi aspetto di esplorare in questo viaggio.

    Trasporti stimati: treni G/D per le tratte principali e bus locali per Songpan e Leshan. Totale trasporti: circa 400-600 ¥.

    Sì, ci sono già stato, ma ci ritorno volentieri!

    Cosa vedere a Chengdu, la città dei Panda in Cina 2-1
    Benvenuti a Chengdu

    Itinerario 2 — Da Pechino a Shanghai: l’asse imperiale tra montagne sacre e città d’acqua

    Un percorso che collega le due grandi metropoli passando per luoghi che la maggior parte dei visitatori non considera.

    Pechino — giorni 1 e 2

    Stessa base di partenza dell’itinerario precedente, con un programma diverso: la moschea Niujie nel quartiere musulmano storico della città e i mercati popolari lontani dal centro. Pechino ha strati di storia che si sovrappongono in modo disordinato e interessante.

    Chengde (承德) — giorni 3 e 4

    Chengde è probabilmente il posto più sottovalutato della Cina imperiale. La Villa Imperiale Estiva degli imperatori Qing — la più grande del paese — è affiancata da otto templi tibetani costruiti per impressionare i delegati mongoli e tibetani che venivano a negoziare con l’impero. Il treno K da Pechino ci mette circa quattro ore e costa pochissimo. È uno di quei posti che non compaiono quasi mai negli itinerari organizzati e che per me ha un interesse storico e artistico molto forte.

    Datong (大同) — giorni 5 e 6

    Le grotte di Yungang, patrimonio UNESCO, sono tra i più importanti siti rupestri buddisti del mondo: cinquantuno grotte principali, cinquantamila figure, scavate nel V e VI secolo durante la dinastia Wei del Nord. Il Monastero Sospeso di Xuankong è esattamente quello che sembra: un monastero attaccato alla roccia con grappe di ferro, sospeso nel vuoto da circa millequattrocento anni. Queste due tappe da sole giustificherebbero il viaggio a Datong.

    Luoyang (洛阳) — giorni 7, 8 e 9

    Le grotte di Longmen sono l’altro grande sito rupestre buddista della Cina, più tardo e in qualche modo più raffinato di Yungang. Il Tempio Shaolin si raggiunge a settantotto chilometri dalla città in bus.

    Qualche parola in più su due argomenti che hanno ispirato milioni di giovani a partire dagli anni 70 e 80, anche se in molti non lo sanno: il Monastero di Shaolin

    💡Il monastero Shaolin

    Incastonato tra le montagne Song Shan, nella provincia dello Henan, il Monastero di Shaolin è uno dei luoghi più iconici della Cina e probabilmente il posto dove il mondo ha imparato ad associare la parola “monaco” a qualcosa di molto più atletico di quanto ci si potesse aspettare.
    Fondato nel 495 d.C. durante la dinastia Wei del Nord, è considerato la culla del Buddismo Chan — quello che in Giappone diventerà lo Zen — e, almeno secondo la tradizione, anche del Kung Fu e delle arti marziali cinesi.
    La leggenda vuole che il monaco indiano Bodhidharma vi abbia soggiornato nel VI secolo introducendo una serie di esercizi fisici per rafforzare i monaci stanchi dalla meditazione. Che sia andata esattamente così è difficile dirlo con certezza, ma il risultato — il Kung Fu di Shaolin — ha attraversato i secoli e i confini con una facilità che farebbe invidia a qualsiasi influencer.
    Il Kung Fu di Shaolin ha avuto una carriera cinematografica invidiabile: da Bruce Lee a Jackie Chan, passando per la saga di Kung Fu Panda (che nel mio cuore occupa un posto speciale, lo ammetto), le arti marziali cinesi hanno conquistato gli schermi di mezzo mondo con una combinazione di tecnica, filosofia e salti che sfidano ogni legge della fisica conosciuta.
    Hollywood ha fatto il resto, mescolando coreografie spettacolari e spiritualità orientale con la stessa disinvoltura con cui si mette l’ananas sulla pizza. Il risultato non è sempre rispettoso della tradizione e idealmente corretto, ma ha il merito indiscutibile di accendere la curiosità di milioni di persone, in questo caso verso una cultura che merita ben più di un film d’azione.
    Oggi il monastero è patrimonio dell’UNESCO associato ai Monumenti storici di Dengfeng nel “Centro del Cielo e della Terra” e attira ogni anno milioni di visitatori, tra curiosi, praticanti di arti marziali e chi, come me, arriva con la macchina fotografica e resterebbe volentieri una settimana a guardare i giovani allievi allenarsi all’alba.

    Inoltre, se si visita Luoyang ad aprile o maggio, la città è famosa per le peonie: il mercato dei fiori è frequentato dai locali e ha poco di turistico.

    Il monastero Shaolin, noto anche come tempio Shaolin, è una famosa istituzione monastica che ha dato origine al buddismo Chan e al Kung Fu.
    Il monastero Shaolin, noto anche come tempio Shaolin, è una famosa istituzione monastica che ha dato origine al buddismo Chan e al Kung Fu.

    Suzhou (苏州) — giorni 10, 11 e 12

    I giardini classici di Suzhou, patrimonio UNESCO, sono la versione cinese del paesaggio ideale: rocce, acqua, padiglioni e alberi disposti secondo principi filosofici che cercano di rappresentare la natura in miniatura. L’artigianato della seta ha qui le sue radici storiche più profonde e alcune cooperative di produzione sono visitabili direttamente.

    Shanghai — giorni 13, 14 e 15

    Trenta minuti di treno G separano Suzhou da Shanghai. Il Bund, il Giardino di Yuyuan e il quartiere francese sono le tappe classiche. Shanghai ha però una vita di quartiere — nei mercati coperti e nelle strade secondarie di Jing’an — che vale quanto qualsiasi monumento.

    Trasporti stimati: treni G, D e K in combinazione. Totale trasporti: circa 350-500 ¥.

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    Itinerario 3 — Da Shanghai a Shenzhen: il cuore rurale della Cina del Sud

    Questo itinerario scende verso sud attraverso province rurali quasi sconosciute al turismo occidentale, con soste in posti che sembrano usciti da un’altra epoca.

    Wuyuan (婺源) — giorni 2, 3 e 4

    Wuyuan è nota per i suoi villaggi con architettura Huizhou — tetti bianchi con bordi neri, cortili interni, comignoli alti — ed è uno dei luoghi della Cina rurale che più mi ha colpito nelle ricerche. A marzo e aprile, quando i campi di colza sono in fiore, il paesaggio che si vede nelle fotografie è uno di quelli che fanno venire voglia di partire subito. Si raggiunge da Shanghai in treno più bus in circa cinque ore.

    Jingdezhen (景德镇) — giorni 5 e 6

    La capitale mondiale della porcellana. Non è un titolo di marketing: Jingdezhen produce ceramiche di qualità da più di mille anni e i laboratori artigianali sono visitabili — è possibile vedere ogni fase della lavorazione, dal torniaggio alla cottura. I prezzi per acquistare i pezzi direttamente dai produttori sono una frazione di quelli che si troverebbero altrove. Da Wuyuan si raggiunge in bus in circa tre ore.

    Xiamen (厦门) — giorni 7, 8 e 9

    L’isola di Gulangyu, patrimonio UNESCO, è raggiungibile solo in traghetto e non ha automobili. L’architettura coloniale europea del periodo dei trattati commerciali convive con la cucina Hokkien e con un’atmosfera che non assomiglia a nessun altro posto in Cina. Da Jingdezhen si raggiunge con un treno veloce in circa quattro ore.

    I Tulou del Fujian (福建土楼) — giorni 10, 11 e 12

    Le case circolari Hakka sono tra le strutture abitative più originali che si possano trovare in Asia. Costruite come fortezze comunitarie, alte fino a cinque piani, ospitano ancora oggi famiglie Hakka. Pernottare all’interno di un tulou è possibile e relativamente economico: è una delle esperienze che più mi aspetto da questo itinerario. Da Xiamen si raggiungono in bus in circa tre ore.

    Shenzhen — giorni 13, 14 e 15

    L’arrivo a Shenzhen dopo le settimane rurali sarà probabilmente un contrasto stridente: grattacieli, centri commerciali e il mercato di Huaqiangbei dove si vende elettronica di ogni tipo. La città è nata dal niente negli anni Ottanta come zona economica speciale ed è diventata una delle più dinamiche della Cina. Il villaggio di Dafen — dove centinaia di artigiani producono riproduzioni di dipinti famosi — è uno di quei posti che incuriosiscono proprio per la loro stranezza.

    Trasporti stimati: treni veloci e bus locali. Totale trasporti: circa 400-600 ¥.

    Itinerario 4 — Intorno a Shenzhen: torri, fiumi carsici e culture Hakka

    Un anello nel Guangdong e nel Guangxi che tocca tre culture con cucine, dialetti e tradizioni completamente diverse: Teochew, Hakka e Cantonese.

    Itinerario in Cina - Skyline di Shenzen - Viaggio in Cina
    Itinerario in Cina – Skyline di Shenzen – Viaggio in Cina

    Chaozhou (潮州) — giorni 3, 4 e 5

    Chaozhou è una delle città antiche meglio conservate della Cina meridionale. Il centro storico medievale è percorribile a piedi e la cucina Teochew — considerata tra le più raffinate della cucina cinese — si trova nei piccoli ristoranti locali a prezzi molto contenuti. L’artigianato dei ricami e delle ceramiche ha qui forme che non si trovano facilmente altrove. Da Shenzhen si raggiunge in bus o treno in circa due ore e mezza.

    Meizhou (梅州) — giorni 6, 7 e 8

    Il centro culturale del mondo Hakka. I diaolou — torri di guardia costruite dagli emigranti tornati dall’estero — punteggiano il paesaggio rurale e i villaggi intorno alla città offrono un’idea di vita quotidiana difficile da trovare nei centri urbani. Il tofu fermentato di Meizhou è uno di quei sapori che dividono i visitatori in due categorie nette. Io di solito finisco dalla parte meno ovvia con i cibi fermentati, ma aspetto di provare.

    Kaiping (开平) — giorni 9, 10 e 11

    Le torri diaolou di Kaiping, patrimonio UNESCO, sono un mix di architettura cinese e stili europei — barocco, gotico, rinascimentale — costruito dagli emigranti ritornati dall’America e dall’Australia nel primo Novecento. Il risultato è visivamente molto particolare, immerso in risaie e borghi che sembrano fermi a cento anni fa.

    Zhaoqing (肇庆) — giorni 12 e 13

    Le Sette Stelle di Roccia — un sistema di formazioni carsiche e laghi nel mezzo della città — sono uno di quei posti che i cinesi conoscono bene e i visitatori stranieri ignorano quasi completamente. Il tessuto urbano di Zhaoqing ha una qualità cantonese autentica: mercati coperti, dim sum la mattina presto e vita di quartiere che si svolge in strada.

    Yangshuo (阳朔) — giorni 14 e 15

    Il paesaggio carsico del fiume Li è tra i più fotografati della Cina. Le montagne che emergono dalla pianura come colonne rocciose sono la versione reale delle pitture della tradizione classica cinese. Yangshuo è diventata turistica, ma in bicicletta verso i villaggi rurali circostanti si trovano angoli che hanno ancora poco a che fare con il turismo organizzato.

    Trasporti stimati: bus locali principalmente. Totale trasporti: circa 300-450 ¥.

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    Itinerario 5 — Intorno a Shanghai: villaggi sull’acqua e montagne tra le nuvole

    Un percorso più morbido, fatto di acqua, tè, templi e nuvole basse.

    Tongli e Xitang (同里 / 西塘) — giorni 2, 3 e 4

    I villaggi sull’acqua dello Jiangsu e dello Zhejiang sono numerosi, ma Tongli e Xitang sembrano conservare ancora qualcosa che Wuzhen — la più famosa — ha quasi perso: una vita quotidiana riconoscibile. Le lanterne lungo i canali la sera e i battelli a remi al mattino presto sono ancora lì. Si raggiungono entrambi in bus in circa un’ora da Shanghai.

    Shaoxing (绍兴) — giorni 5 e 6

    Shaoxing è nota per due cose: essere la città natale di Lu Xun — lo scrittore cinese del XX secolo considerato il padre della letteratura moderna in lingua vernacolare — e per il vino di riso Huadiao, invecchiato nelle botti sotto terra. Il quartiere storico si percorre in barca lungo i canali e il ritmo della città non sembra avere fretta.

    Putuo Shan e Guanyin, la Signora della Misericordia (普陀山) — giorni 7, 8 e 9

    L’isola di Putuo Shan si trova al largo della costa dello Zhejiang ed è raggiungibile solo in traghetto. L’isola è considerata la dimora terrena di Guanyin, il Bodhisattva della compassione— o della misericordia, a seconda di come preferite tradurlo.

    È uno dei quattro monti sacri del Buddismo cinese, ciascuno associato a un Bodhisattva specifico: Putuo Shan è associato a Guanyin, Wutai Shan nello Shanxi è consacrato a Wenshu (Mañjuśrī, il Bodhisattva della saggezza), Emei Shan nel Sichuan è la dimora di Puxian (Samantabhadra, associato alla pratica e alla virtù) e infine Jiuhua Shan nell’Anhui è dedicato a Dizang (Kṣitigarbha, il Bodhisattva che veglia sulle anime nei regni inferiori). Ognuno ha il suo carattere: Wutai Shan è maestoso e innevato, Emei Shan è avvolto nella nebbia e frequentato dalle scimmie, Jiuhua Shan è il più raccolto e meno visitato dagli stranieri.

    Tornando all’argomento principale, a Putuo Shan una statua di Guanyin alta quasi trentatré metri sorveglia l’isola dal promontorio meridionale con una serenità che, si dice, faccia venire voglia di rallentare anche al viaggiatore più frettoloso.

    In bassa stagione — da ottobre a marzo — l’isola è quasi deserta. È uno di quei posti in cui ci si trova a camminare più lentamente del solito senza averlo deciso. Per chi come me studia il buddismo da un punto di vista culturale, questo tipo di luoghi ha un interesse che va oltre la semplice visita turistica.

    🐢 Le Meditazioni del Panda dal Tempio di BambùScopri di più su questa rubrica

    Ci sono posti che si capiscono solo quando smetti di guardarli e cominci ad ascoltarli. Un’isola sacra è uno di questi. La macchina fotografica può aspettare.

    — Guì

    Ogni volta che pianifico un viaggio c’è sempre un posto del genere nell’elenco: quello in cui so già che metterò la macchina fotografica nello zaino e starò fermo ad aspettare che succeda qualcosa. Putuo Shan sembra esattamente quel posto.

    Huangshan (黄山) e i villaggi Huizhou — giorni 10, 11 e 12

    La montagna gialla è avvolta nella nebbia per più di duecento giorni all’anno, il che vuol dire che salire tra le nuvole non è una metafora ma una probabilità concreta. I villaggi di Hongcun e Xidi, ai piedi della montagna e patrimonio UNESCO, sono due degli esempi meglio conservati dell’architettura Huizhou. Si raggiungono in treno più bus in circa tre ore da Shaoxing.

    Hangzhou (杭州) — giorni 13, 14 e 15

    Il Lago Ovest è una delle bellezze classiche della Cina che gli appassionati di pittura e poesia cinese conoscono bene: è comparso in centinaia di opere nel corso dei secoli. Le piantagioni di tè Longjing sono sulle colline appena fuori città. Una cerimonia del tè in una delle cooperative di produzione — non in un locale turistico — è tra le esperienze che voglio fare in questo itinerario.

    Trasporti stimati: treni veloci, bus e traghetti. Totale trasporti: circa 300-500 ¥.

    Itinerario 6 — Intorno a Pechino: steppe mongole, montagne sacre e città murate

    Il percorso più eterogeneo dei sei: dalla capitale imperiale alle praterie dell’Inner Mongolia, poi verso i templi rupestri del Shanxi e le montagne sacre del buddismo.

    Chengde (承德) — giorni 3, 4 e 5

    Come già citato nell’itinerario 2, Chengde merita più giorni di quanti i visitatori le dedicano di solito. I borghi rurali dell’Hebei circostante, raggiungibili in bus locale, offrono un paesaggio di colline e terrazzamenti che rimane fuori dai radar del turismo.

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    Inner Mongolia — Chifeng (赤峰) — giorni 6, 7 e 8

    Il treno notturno da Chengde porta a Chifeng in circa cinque ore, con arrivo all’alba sulle praterie. Le yurte si affittano, i cavalli si noleggiano e alcune famiglie organizzano pasti in casa. Se si arriva in luglio o agosto, il festival Naadam — con gare di equitazione, lotta e tiro con l’arco — è uno degli spettacoli meno internazionalizzati che si possano trovare in tutta la regione. Dormire in una yurta e partecipare a un pasto con una famiglia nomade è tra le cose che mi aspetto di più da tutto il progetto.

    Datong (大同) — giorni 9 e 10

    Da Chifeng, un treno porta a Datong in circa quattro ore. Le grotte di Yungang e il Monastero Sospeso di Xuankong sono già stati descritti nell’itinerario 2: vale la pena includerli anche qui perché da questa direzione il percorso ha senso geografico. La cucina locale del Shanxi — basata sui noodles in decine di varianti — è semplice e molto buona.

    Wutai Shan (五台山) — giorni 11 e 12

    La montagna sacra più importante del buddismo cinese, (una delle quattro citate nel precedente itinarario) con templi attivi distribuiti tra le valli e le cime.

    Wutai Shan — letteralmente “montagna delle cinque terrazze” — è uno dei luoghi di pellegrinaggio buddisti più antichi della Cina, con una storia che risale alla dinastia Han. Situato a oltre tremila metri di quota, ospita un centinaio di templi tra i più antichi e meglio conservati del paese, alcuni risalenti alla dinastia Tang. È un luogo che ha attirato nei secoli monaci tibetani, cinesi e mongoli, e ancora oggi convivono qui tradizioni buddiste diverse con una naturalezza che altrove sarebbe difficile da immaginare. L’inverno è rigido e la neve abbondante, ma i pellegrini arrivano in ogni stagione — il che dice qualcosa sulla forza di attrazione di questo posto, al di là del freddo.

    Da Datong si raggiunge in bus in circa tre ore. È uno dei luoghi che mi interessa di più in assoluto, sia per il contesto buddista sia per la qualità del paesaggio.

    Pingyao (平遥) — giorni 13, 14 e 15

    La chiusura dell’itinerario nella città mercantile medievale del Shanxi: dormire in un cortile tradizionale e fare i conti con tutto quello che si è visto nelle due settimane precedenti. Da Wutai Shan si raggiunge in bus in circa tre ore.

    Trasporti stimati: treni K e Z notturni più bus. Totale trasporti: circa 350-500 ¥.

    Il periodo migliore per visitare

    Per gli itinerari che toccano il nord della Cina — Pechino, Datong, Inner Mongolia — i mesi ideali sono settembre e ottobre, con temperature miti e cielo spesso limpido. L’estate può essere calda e umida, l’inverno molto rigido. Per gli itinerari del sud — Shenzhen, Guangdong, Guangxi — la primavera (marzo-aprile) e l’autunno (ottobre-novembre) sono le stagioni più piacevoli. Wuyuan è particolarmente bella a marzo quando i campi di colza sono in fiore. Putuo Shan fuori stagione — da ottobre a marzo — è quasi deserta e ha un’atmosfera molto diversa rispetto ai mesi estivi.

    Mappa degli itinerari in Cina

    Cina

    La Cina, a dispetto dell’immagine che ci siamo fatti nei tempi moderni, è un paese pieno di fascino e di storia. Un paese che è stato teatro di importanti scoperte che hanno cambiato il corso della storia, come la carta, la stampa, la bussola e, tristemente, la polvere da sparo.

    Prima di tutto il bagaglio: dai un’occhiata a cosa mettere in valigia: la lista da stampare per il viaggio perfetto. Puoi anche stamparla e compilarla offline!

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    Per immergerti nell’atmosfera, prima, durante o dopo leggi un libro, magari scelto fra quelli che consiglio nell’articolo otto libri per un viaggio in Cina

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    Se volete farvi un’idea della Cina moderna andando oltre gli stereotipi leggete almeno uno dei libri di Giada Messetti*: La Cina è un Aragosta (2025)*, La Cina è già qui (2023)* o Nella Testa del Dragone (2023)*, disponibili anche come audiolibri si Audible (potete sfruttare la prova gratuita di 30 giorni*), ve li consiglio vivamente.

    Altri articoli interessanti sulla cultura della Cina sono quelli su Guan Yin, la Signora della Compassione, sul calendario tradizionale cinese, sul Capodanno Cinese e sulla leggenda di Nian Shou il mostro del Capodanno cinese.

    Scopri le destinazioni più interessanti come Hong Kong, il porto profumato o la riserva di Chengdu con i suoi Panda Giganti.

    Ciao, a Presto!

    Max
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    Pubblicato: 05/05/2026
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