Quando sono entrato la prima volta nel Wat Phra Kaew, dopo aver attraversato stanze con guardiani monumentali e cortili pieni di edifici dorati, mi aspettavo una statua imponente.
Il Buddha di Smeraldo è invece una figura alta poco più di 60 centimetri le dimensioni sorprendono chi, come me quel giorno, si aspetta una figura imponente, in termini di dimensioni.
La sua storia, però me giustifica la fama e la venerazione: secoli di guerre, dinastie, un fulmine, persino un elefante che si rifiuta di obbedire. Vale la pena ripercorrerla per intero, prima di arrivare a come e dove vederla oggi.
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Un gioiello che non è di smeraldo
Cominciamo sfatando l’equivoco più comune: il Buddha di Smeraldo non è fatto di smeraldo. È scolpito in un’unica pietra di giadeite verde, alta 66 centimetri e larga 48, raffigurata nella posizione di meditazione conosciuta come dhyana mudra. Il nome “di smeraldo” nasce probabilmente dal colore verde brillante della pietra, non dal materiale: un fraintendimento antico quanto la statua stessa, mai corretto e ormai parte della sua identità.

La leggenda delle origini
La tradizione più antica racconta una storia che parte da molto lontano. Il Buddha di Smeraldo sarebbe stato scolpito nel 43 avanti Cristo a Pataliputra, l’odierna Patna, nello stato indiano del Bihar, con l’aiuto divino di Indra e Vishnu, per mano del venerabile Nagasena. Da lì, secondo la leggenda, avrebbe attraversato lo Sri Lanka e sarebbe stato vittima di un naufragio durante un trasporto verso la Birmania finendo nelle mani dell’Impero Khmer. In seguito avrebbe raggiunto Angkor, Ayutthaya, Lopburi e Kampaeng Phet prima ancora di raggiungere il nord della Thailandia.
Gli storici restano cauti e la datazione più accreditata colloca la statua intorno al XV secolo, probabilmente scolpita nel nord della Thailandia in stile Lanna. Tra la leggenda e la storia preferisco lasciare spazio a entrambe: sono due modi alternativi per raccontare la storia di un oggetto sacro.
Il ritrovamento a Chiang Rai e il segno dell’elefante
La parte documentata del viaggio comincia nel 1390, quando il re Mahabhrom di Chiang Rai si impossessò della statua e la portò nella sua città, ricoprendola di stucco e nascondendola dentro il chedi di un tempio allora chiamato Wat Pa Yiah, “il tempio della foresta di bambù”.
Lì rimase invisibile per quasi mezzo secolo, finché nel 1434 un fulmine colpì quel chedi e rivelò la statua nascosta al suo interno. Anche allora nessuno capì subito cosa fosse: solo quando un abate notò che lo stucco sul naso si era scrostato, lasciando intravedere il verde sottostante, il Buddha di Smeraldo venne riconosciuto per quello che era.
Da qui comincia la parte di storia più curiosa. Il re Samfangkaen inviò una delegazione con un elefante per trasferire la statua a Chiang Mai, ma ogni volta che l’animale raggiungeva un incrocio con la strada per Lampang insisteva per andare in quella direzione. Fu interpretato come un segno divino e il Buddha di Smeraldo fu collocato a Lampang e vi restò per 32 anni, prima di proseguire finalmente verso Chiang Mai nel 1468.

Chiang Mai, poi il Laos
A Chiang Mai la statua rimase per 85 anni nel Wat Chedi Luang, diventando il palladio del regno nel periodo di massimo splendore della dinastia Mangrai. Quando il re Setthathirath ereditò i troni sia di Lanna sia di Lan Xang, portò con sé il Buddha di Smeraldo prima a Luang Prabang e poi a Vientiane. La statua rimase in Laos per 225 anni, attraversando anche la frammentazione del regno di Lan Xang in principati separati.
L’arrivo a Bangkok
Solo nel 1778 il generale Taksin, poi re di Thonburi, conquistò Vientiane e riportò la statua in territorio thailandese. Fu però Rama I, fondatore della dinastia Chakri, a trasferirla nella nuova capitale nel 1784, facendo costruire proprio il Wat Phra Kaew all’interno del Grande Palazzo Reale per custodirla in modo definitivo. Da quel momento non si è più mossa.
Il significato spirituale e politico
Il Buddha di Smeraldo non è solo un’opera d’arte sacra: è considerato il palladio del regno di Thailandia, la cui presenza legittima simbolicamente il potere reale. Gli abiti cerimoniali della statua vengono cambiati tre volte l’anno, secondo le stagioni thailandesi, in una cerimonia che solo il re può compiere di persona. Le prime due vesti, per la stagione estiva e quella delle piogge, furono commissionate da Rama I; la terza, invernale, fu aggiunta più tardi da Rama III.
Il Wat Phra Kaew
L’ubosot che custodisce la statua è decorato con murali dedicati al Ramakien, la versione thailandese del Ramayana. È circondato da statue dorate di demoni yaksha e garuda. Nel complesso si trova anche un modello in miniatura di Angkor Wat, fatto costruire da Rama IV per celebrare il periodo in cui il Siam controllava parte della Cambogia. Per chi, come me, ha un debole per Ganesha, vale la pena segnalare che vicino all’ingresso del Chakri Maha Prasat Hall si trova un piccolo santuario dedicato proprio al Dio dalla testa di elefante.
Come vedere il Buddha di Smeraldo
Il Wat Phra Kaew – Buddha di Smeraldo si trova all’interno del complesso del Grande Palazzo Reale, nel cuore di Rattanakosin. È aperto tutti i giorni dalle 8:30 alle 15:30. Il biglietto costa 500 baht, vale 7 giorni e include, oltre all’ingresso al Palazzo Reale e al Wat Phra Kaew, anche il Queen Sirikit Museum of Textiles. I biglietti si acquistano al cancello oppure online sul sito ufficiale del Palazzo Reale (da prenotare con almeno 24 ore di anticipo).
Il codice di abbigliamento è rigoroso: spalle e ginocchia coperte, senza eccezioni. All’ingresso sono disponibili abiti in prestito, ma è più comodo arrivare già vestiti in modo adeguato. Il periodo migliore per la visita resta novembre-febbraio, quando il clima è più fresco. Per arrivare si può prendere un taxi, un tuk-tuk o il battello sul Chao Phraya fino al molo di Tha Chang. Nei dintorni si possono visitare anche il Wat Pho con il Buddha Sdraiato, il Wat Arun sulla sponda opposta del fiume e il mercato degli amuleti, che rimane sempre la mia destinazione preferita.

Le tappe che si possono ancora visitare
Anche se la statua originale si trova ormai stabilmente a Bangkok, due delle sue tappe storiche restano visitabili e custodiscono repliche in giada.
A Chiang Rai, il Wat Phra Kaew — quello dove tutto è cominciato, con il nome originario di Wat Pa Yiah — ospita oggi una copia della statua e il Saengkaew Museum, un museo gratuito istituito nel 1995 che raccoglie reperti archeologici legati al culto buddista. È aperto tutti i giorni dalle 7:00 alle 18:00, con ingresso gratuito.

A Chiang Mai, il Wat Chedi Luang conserva ancora la grande chedi, parzialmente danneggiata da un terremoto secoli fa, che per 85 anni ha ospitato la statua originale. È un luogo di culto ancora molto attivo, dove è possibile anche partecipare a conversazioni informali con i monaci residenti.

Curiosità
- La statua non è fatta di smeraldo.
- Solo il sovrano può toccarla, durante la cerimonia del cambio degli abiti.
- Il tempio più sacro del paese, il Wat Phra Kaew è anche uno dei pochi a non avere monaci che vi risiedono stabilmente.
Le fonti che raccontano il viaggio della statua del Buddha di Smeraldo non concordano sempre su ogni singola data: alcune collocano l’arrivo a Chiang Rai qualche anno prima o dopo, altre calcolano la permanenza a Chiang Mai in 84 anni invece di 85. Ho scelto la cronologia più diffusa e coerente, senza pretendere che sia l’unica versione possibile: per una statua che ha attraversato sei secoli e quattro regni diversi, un margine di incertezza sulle date fa parte della storia tanto quanto i fatti accertati.
Fonti
- Wikipedia, voce “Emerald Buddha”
- World History Encyclopedia, “The Temple of the Emerald Buddha”
- Ricerca e materiale di viaggio propri di ViaggioControMano su Wat Phra Kaew (Bangkok e Chiang Rai) e Wat Chedi Luang (Chiang Mai)
Thailandia
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