Deva e Asura e la Zangolatura dell’Oceano di Latte

di Max

C’è un mito, nell’induismo, ripreso anche da altre religioni orientali, che spiega da dove viene praticamente tutto quello che vale la pena avere: l’Immortalità, la Dea della Fortuna e della Bellezza, la luna, il veleno che minaccia di distruggere l’universo appena prima che arrivino le cose belle e anche l’Ayurveda.

Si chiama Samudra Manthan ed è la Zangolatura dell’Oceano di Latte, probabilmente una delle storie più fantastiche e significative dell’Asia, raccontata nei testi sacri e spesso rappresentata nell’arte (vi racconto più avanti dove vederne degli esempi in alcuni luoghi che ho visitato di persona).

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Le basi: che cos’è la Zangolatura

Partiamo dalle basi: per chi non lo sapesse, la zangolatura è il procedimento con cui la panna viene lavorata e agitata fino a far separare la parte grassa da quella liquida. La parte grassa si compatta e diventa burro, mentre il liquido che rimane è il latticello.

Detta semplice: è il passaggio che trasforma la panna in burro, lo spiego perché ci servirà dopo.

La storia del patto tra Dèi e Demoni

Adesso vi racconto la storia della Zangolatura dell’Oceano di Latte.

Prima di raccontare questa storia, però, voglio fare una precisazione. Quella che leggerete è soltanto una fra le diverse narrazioni, che concordano sui passaggi principali, ma che spesso differiscono nei dettagli. L’episodio di Indra, Durvasa e dell’elefante Airavata, ad esempio, appartiene al Vishnu Purana, mentre in altre fonti la Zangolatura dell’Oceano di Latte nasce più semplicemente dal desiderio di ottenere l’Amrita, conquistare l’immortalità e accrescere il proprio potere.

A me piace raccontarvi questa versione.

Indra e l’incidente originario

C’era un tempo in cui Indra, Re degli Dèi, si trovava all’apice della sua potenza.

Un giorno incontrò Durvasa, un grande saggio dell’antica tradizione indiana, famoso tanto per la sua spiritualità, quanto per la facilità con cui poteva adirarsi. Durvasa offrì ad Indra una ghirlanda di fiori sacri, un dono che avrebbe dovuto essere accolto con rispetto, ma che Indra non trattò con la dovuta cura, posandolo sulla testa di Airavata, il suo elefante celeste, che lo fece cadere a terra e lo calpestò.

Durvasa interpretò il gesto come una mancanza di rispetto e, in piena coerenza con la sua indole, lanciò una maledizione sul malcapitato Indra.

Da quel momento Indra e gli altri Deva, gli Dèi celesti della tradizione induista, cominciarono a perdere la loro forza, il loro splendore e la loro prosperità. La debolezza si diffuse nei tre mondi e i loro antichi avversari, gli Asura, ne approfittarono per attaccarli e sconfiggerli.

Info

Nella tradizione induista, le Divinità Celesti legate all’ordine del mondo sono chiamati Deva. Al contrario gli Asura vengono spesso tradotti come “Demoni”, anche se il termine non rende del tutto la loro natura.
Erano esseri potenti, avversari dei Deva, ma nei racconti indiani il confine tra bene e male non è sempre così netto come potrebbe sembrare.

Vishnu in soccorso dei Deva

I Deva, in forte difficoltà, si rivolsero, allora, a Vishnu, che arrivò in loro aiuto con una soluzione: per recuperare la loro forza avrebbero dovuto bere alcune gocce dell’Amrita, il nettare dell’immortalità, che si trovava nelle profondità dell’oceano cosmico (Oceano di Latte).

Per raggiungerla, però, bisognava compiere qualcosa di enorme: zangolare l’Oceano di Latte.

Lo zangolare, come dicevo all’inizio, è il movimento con cui si agita a lungo la panna per ottenere il burro. Qui, però, non si trattava di una ciotola o di un recipiente: bisognava agitare un oceano intero.

Quell’oceano era il Kshira Sagara, l’Oceano di Latte della cosmologia induista, un mare primordiale che apparteneva al mondo degli Dèi e custodiva nelle sue profondità esseri e tesori straordinari.

Vishnu suggerì quindi di proporre una tregua agli Asura: in cambio del loro aiuto ci fu la promessa di dividere con loro l’Amrita.

Zangolatura dell'Oceano di Latte - Aeroporto di Bangkok
Zangolatura dell’Oceano di Latte – Aeroporto di Bangkok

La proposta arrivò a Bali, il potente re degli Asura. I suoi comandanti avrebbero voluto approfittare immediatamente della debolezza dei Deva e attaccarli, ma Bali li fermò. Capì che quella tregua poteva essere molto più conveniente di una nuova battaglia, visto che anche gli Asura desideravano da tempo raggiungere l’immortalità.

Nessuna delle due parti, tuttavia, si fidava davvero dell’altra.

I Deva avevano accettato il piano sapendo che Vishnu avrebbe cercato di favorirli quando fosse arrivato il momento di dividere il nettare. Gli Asura, dal canto loro, erano più forti in quel momento e potevano ben sperare che, una volta emersa l’Amrita, sarebbero riusciti a impadronirsene.

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Mandara e Vasuki al posto di un arnese

Si presentò subito un nuovo problema, non esisteva un bastone abbastanza grande da poter essere usato come zangola, venne quindi deciso di usare il monte Mandara. La montagna fu trasportata fino all’oceano e collocata al centro delle acque, mentre come corda venne scelto Vasuki, il re dei Naga, esseri semi divini dalla forma di serpente tipici della mitologia dell’India e, soprattutto, del Sud-est asiatico.

Il corpo gigantesco di Vasuki fu avvolto attorno al monte: da una parte si disposero i Deva e dall’altra gli Asura, pronti a tirare il serpente nei due sensi opposti e a far ruotare il Monte Mandara come il perno di una zangola immensa.

Anche la scelta di chi dovesse afferrare quale estremità del serpente diventò parte del racconto.

Gli Asura vollero stare dalla parte della testa di Vasuki, considerandola la posizione più nobile, mentre ai Deva rimase la coda. Così cominciarono a tirare: prima da un lato e poi dall’altro, ancora e ancora, facendo girare la montagna e sconvolgendo le acque dell’Oceano di Latte fino alle profondità.

Il monte Mandara, però, era enorme e, una volta posto nell’oceano, cominciò a sprofondare sotto il proprio peso. Senza una base sulla quale poggiare, la montagna sarebbe semplicemente scomparsa nelle profondità e tutta l’impresa sarebbe finita lì.

Fu allora che Vishnu intervenne assumendo la forma di Kurma, una gigantesca tartaruga. Kurma era uno degli Avatara di Vishnu, cioè una delle forme attraverso le quali la Divinità si manifestava nel mondo quando era necessario ristabilire un equilibrio. La tartaruga si immerse sotto Mandara e offrì il proprio carapace come sostegno, trasformandosi di fatto nella base sulla quale la montagna poté continuare a ruotare senza affondare.

Con Mandara finalmente stabile, la zangolatura riprese. Deva e Asura tirarono Vasuki per un tempo che i racconti descrissero come lunghissimo, tanto che alcune versioni parlarono addirittura di mille anni divini.

Il corpo del serpente veniva trascinato avanti e indietro attorno alla montagna, l’oceano ribolliva e tutto ciò che era rimasto nascosto nelle sue profondità cominciava lentamente a essere smosso.

Zangolatura dell'Oceano di Latte - Asura ad Angkor Thom
Zangolatura dell’Oceano di Latte – Asura ad Angkor Thom

Prima dell’Amrita emerge il veleno

Ma la prima cosa che emerse non fu un tesoro, né la tanto desiderata Amrita. Dall’Oceano di Latte venne fuori qualcosa di terribile: l’halahala, un veleno tanto potente da minacciare l’intera creazione.

Secondo alcune versioni, il veleno era rimasto nascosto nelle profondità dell’oceano e la zangolatura lo aveva riportato in superficie; secondo altre, era stato lo stesso Vasuki a sprigionarlo dalla bocca, stremato dallo sforzo e dal continuo movimento attorno al monte.

Qualunque fosse la sua origine, il risultato fu lo stesso: l’halahala cominciò a diffondersi e nessuno, né tra i deva né tra gli asura, fu in grado di fermarlo. Quella che doveva essere la ricerca dell’immortalità rischiava così di trasformarsi nella distruzione dell’intero universo.

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Shiva salva il mondo

A intervenire fu Shiva, che decise di bere il veleno per impedire che si diffondesse ulteriormente. Non lo inghiottì però completamente, ma lo trattenne nella gola, dove l’halahala rimase senza raggiungere il resto del corpo. Il veleno gli colorò il collo di blu e da quell’episodio Shiva ricevette uno dei suoi nomi più conosciuti, Nilakantha, “colui dalla gola blu”.

Prima ancora che dall’oceano emergesse qualcosa di prezioso, quindi, era comparso qualcosa capace di distruggere tutto: un particolare del mito che trovo particolarmente interessante, perché sembra quasi ricordare che quando si decide di smuovere ciò che è rimasto nascosto in profondità non si può sapere in anticipo cosa si incontrerà.

Superato il pericolo dell’halahala, la zangolatura continuò e questa volta l’Oceano di Latte cominciò davvero a restituire le meraviglie che custodiva. Una dopo l’altra apparvero divinità, animali e oggetti straordinari che la tradizione avrebbe ricordato come i Ratna, i Tesori dell’Oceano, anche se il loro elenco non è identico in tutte le versioni del racconto.

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I quattordici tesori

Tra questi emerse Lakshmi, dea della prosperità, della fortuna e dell’abbondanza, che avrebbe scelto Vishnu come proprio compagno; apparve Kaustubha, una gemma divina destinata a ornare il petto dello stesso Vishnu, e comparve anche Chandra, la Luna, che sarebbe stata associata a Shiva e raffigurata tra i suoi capelli.

Dalle acque emersero anche creature straordinarie. Una fu Uchchaihshravas, il cavallo celeste bianco, che alcune tradizioni descrissero con sette teste.

L’elenco dei tesori cambia a seconda delle fonti. Nel Mahabharata, per esempio, dalle acque emerse anche Airavata, il grande elefante bianco vahana di Indra; nel Vishnu Purana, la versione di questo racconto, invece, Airavata era già al fianco di Indra prima della zangolatura ed era stato proprio lui, gettando a terra la ghirlanda di Durvasa, a provocare indirettamente gli eventi che avevano condotto fin lì.

Ad ogni modo, solo alla fine dalle acque emerse Dhanvantari, il Medico degli Dèi e figura tradizionalmente legata all’Ayurveda, l’antico sistema medico indiano. Tra le mani portava un vaso e dentro quel vaso si trovava finalmente l’Amrita, il nettare dell’immortalità per il quale Deva e Asura avevano affrontato tutta quella fatica. Fu in quel momento che la loro alleanza, già fragile fin dall’inizio, smise definitivamente di avere senso.

Il tradimento dei Deva

Gli Asura tentarono di impossessarsi subito del vaso. Avevano partecipato alla zangolatura proprio perché era stato promesso loro che avrebbero avuto una parte dell’Amrita e non avevano nessuna intenzione di rinunciarvi. I Deva, però, sapevano che se i loro avversari fossero diventati immortali la loro superiorità sarebbe stata definitiva.

Vishnu intervenne allora ancora una volta, ma questa volta non prese la forma di una tartaruga: apparve come Mohini, una donna di straordinaria bellezza capace di incantare chiunque la guardasse.

Gli Asura rimasero affascinati da Mohini e accettarono che fosse lei a distribuire l’Amrita tra i due schieramenti. Fu proprio allora che l’accordo stipulato all’inizio venne tradito. Mohini fece sedere Deva e Asura separati e cominciò a versare il nettare soltanto ai primi, mentre gli Asura, distratti dal suo fascino, si accorsero troppo tardi di ciò che stava accadendo.

La nascita di Rahu

Uno di loro, però, riuscì a capire l’inganno. Si chiamava Svarbhanu e, travestitosi da Deva, si sedette tra gli Dèi riuscendo a bere un sorso dell’Amrita. Il Sole e la Luna lo riconobbero e avvertirono Vishnu, che lo colpì con il Sudarshana Chakra, il suo disco divino, tagliandogli la testa. Ma ormai il nettare aveva già raggiunto la sua gola e Svarbhanu non poteva più morire completamente. La sua testa così sopravvisse e divenne Rahu, mentre il resto del corpo divenne Ketu (ne parlo in questo articolo).

Info

Da questo episodio nacque anche una delle spiegazioni mitologiche indiane delle eclissi. Rahu, furioso con il Sole e la Luna per averlo smascherato, continuò a cercare vendetta tentando periodicamente di inghiottirli. Per qualche momento riusciva a oscurarli, ma essendo rimasto soltanto una testa non poteva trattenerli e il Sole o la Luna tornavano inevitabilmente a comparire. In questo modo un episodio della grande Zangolatura dell’Oceano di Latte finì per essere legato perfino a ciò che gli uomini vedono nel cielo.

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Rahu

Conclusione

Dopo la decapitazione di Rahu, i Deva finirono di bere l’Amrita e Vishnu abbandonò l’aspetto di Mohini, rivelando agli Asura la propria vera forma. Solo allora questi compresero l’inganno: avevano lavorato insieme ai loro nemici, avevano sopportato la fatica della zangolatura e affrontato gli stessi pericoli, ma del nettare dell’immortalità non avevano ricevuto nulla.

La tregua finì così come era cominciata e tra Deva e Asura scoppiò nuovamente la guerra. Questa volta, però, gli Dèi avevano recuperato la loro forza e riuscirono a respingere gli avversari, ristabilendo l’ordine che la maledizione di Durvasa aveva spezzato all’inizio della storia.

Le conseguenze della vicenda non finiscono qui

Secondo una tradizione più recente, la storia dell’Amrita arrivò infine anche sulla Terra. Durante la lotta per il possesso del vaso, alcune gocce del nettare sarebbero cadute in quattro luoghi dell’India: Prayagraj, Haridwar, Nashik e Ujjain. Proprio queste città sarebbero poi diventate i luoghi della Kumbh Mela. Va però detto che i testi sacri non parlano né delle quattro città né del pellegrinaggio e diversi studiosi ritengono che il collegamento sia stato stabilito in epoca relativamente recente. La parola kumbh significa proprio “vaso” o “brocca”, un richiamo diretto al recipiente che conteneva l’Amrita.

Ed è forse questo uno degli aspetti che più mi affascinano di tutta la storia. Tutto è cominciato con un oceano cosmico, con una montagna usata come bastone, un serpente come corda e una tartaruga abbastanza grande da sostenere il peso di una montagna, ma ha finito per arrivare nella vita reale, in luoghi dove ancora oggi milioni di persone entrano nell’acqua portandosi dietro una storia raccontata da secoli.

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Quali sono le origini storiche del mito della Zangolatura?

La storia della Zangolatura dell’Oceano di Latte non deriva da un unico testo. Compare già nei grandi poemi epici indiani: il Mahabharata, nell’Adi Parva, racconta la ricerca dell’Amrita e la zangolatura dell’oceano, mentre anche il Ramayana ne conserva una propria versione. Il mito venne poi ripreso e ampliato nei Purana, soprattutto nel Vishnu Purana e nel Bhagavata Purana, motivo per cui alcuni dettagli cambiano da una fonte all’altra.

Dal mondo indiano il racconto si diffuse anche nel Sud-est asiatico. A Giava compare nell’Adiparwa in antico giavanese, adattamento del primo libro del Mahabharata* risalente alla fine del X secolo, e continuò poi a vivere nelle tradizioni giavanesi e balinesi.

In Thailandia e Cambogia, invece, il mito seguì soprattutto una tradizione rituale e figurativa. In Thailandia è legato a un’antica cerimonia di corte, il Chak Nak Duek Dam Ban (“tirare il naga”), che compare nella Legge del Palazzo sulla cerimonia reale dell’Indrabhisek e che alcuni studiosi ritengono all’origine del Khon, il dramma danzato in maschera. In Cambogia trovò una delle sue rappresentazioni più celebri nel grande bassorilievo di Angkor Wat, del XII secolo.

Le versioni della storia riportano particolari differenti, ma la narrazione di fondo rimane la stessa.

Zangolatura dell'Oceano di Latte - Bassorilievo ad Angkor Wat
Zangolatura dell’Oceano di Latte – Bassorilievo ad Angkor Wat

La Zangolatura dell’Oceano di Latte nell’Arte Asiatica

Al di là del racconto, il mito ha ricevuto nei secoli diverse letture simboliche. Alcuni interpreti lo leggono come metafora della meditazione: zangolare la mente per liberarla dalla dualità, un lavoro interiore necessario prima di ottenere qualcosa di valore.

Quello che mi ha colpito di più è come questa storia abbia viaggiato ben oltre i confini dell’India, ed è qualcosa che ho visto con i miei occhi più di una volta, in luoghi diversi, dei quali forse il più celebre è la lunga galleria scolpita di Angkor Wat.

Sempre in Cambogia ho attraversato anche la passerella della Porta Sud di Angkor Thom, dove 54 statue di Deva da un lato e 54 di Asura dall’altro tirano il corpo del Naga lungo tutta la lunghezza del ponte: la si percorre a piedi, ed è una versione tridimensionale della stessa scena che è forse ancora più immediata del bassorilievo.

Zangolatura dell'Oceano di Latte - Deva ad Angkor Thom
Zangolatura dell’Oceano di Latte – Deva ad Angkor Thom

Ma quella che vedono davvero tutti, anche chi in Cambogia non ci ha mai messo piede, è la rappresentazione monumentale che occupa il centro dell’atrio partenze dell’aeroporto Suvarnabhumi di Bangkok: ci sono passato più volte, e ogni volta mi ha colpito vedere Vishnu sulla tartaruga Kurma, con dei e demoni che tirano il serpente, proprio nel mezzo del viavai dei bagagli a mano.

C’è poi un collegamento meno diretto ma che mi piace, ed è quello con il Museo Erawan di Samut Prakan, vicino a Bangkok, che ho visitato: l’enorme elefante di bronzo a tre teste che si vede da lontano è Airavata, uno dei tesori nati proprio dalla zangolatura, insieme a Lakshmi e agli altri. Non è una rappresentazione della scena in sé, quanto uno dei suoi frutti diventato monumento a parte.

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Se chiami qualcuno risponde, non sempre è chi vorresti che fosse.

— Guì

Anche i ricordi e le introspezioni hanno lo stesso potere, a volte le risposte non sono quelle che vorresti, ma hanno sempre un senso.

Bibliografia e fonti

  • Bhagavata Purana, Libro VIII, capitoli 6-12 (fonte primaria del racconto completo)
  • Vishnu Purana, Libro I, capitolo 9
  • Encyclopaedia Britannica, voce “Samudra Manthana”
  • Wikipedia, voci “Samudra Manthana”, “Mount Mandara”, “Kshira Sagara”, “Airavata”, “Erawan Museum” (punto di partenza, integrato con le fonti sopra)
  • Georges Dumézil, sul confronto comparativo con il ciclo indoeuropeo dell’ambrosia, citato da fonti secondarie di sintesi
  • Esperienza personale ad Angkor Wat, Porta Sud di Angkor Thom, aeroporto di Bangkok Suvarnabhumi e Museo Erawan
  • H. H. Wilson, The Vishnu Purana (1840), su sacred-texts.com. Wikipedia lo cita per l’elenco dei ratna.
  • Valmiki Ramayana, Bala Kanda, sarga 45, per l’episodio nel Ramayana: https://valmikiramayan.net
  • Kama Maclean (2003 e 2008)
  • MOCA Bangkok, mostra Suvarnabhumi, sezione Thailand
  • Aiyangar e Rick Jarow (via Wikipedia Kurma).
  • Willem van der Molen, “Dharmawangśa’s heritage: on the appreciation of the Old Javanese Mahābhārata” (Wacana, Univ. of Indonesia): https://scholarhub.ui.ac.id/wacana/vol12/iss2/16/

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Se, come me amate le tradizioni fate un salto nel passato dell’India Tribale, e scoprite le tribù dell’Orissa, i Kutia Kondh, i Dongria Kondh ed i Bonda, li ho incontrati nei mercati tradizionali e mi hanno affascinato.

Arrivederci presto!