Se avete viaggiato in India o vi siete soffermati a osservare le decorazioni di qualche tempio del Sud-est asiatico, probabilmente vi sarà capitato di incontrare Hanuman: una divinità dal volto di scimmia e dal corpo umano, spesso armata di una grossa mazza oppure raffigurata mentre trasporta una montagna.
Hanuman è uno dei personaggi più popolari della mitologia induista e certamente uno dei più riconoscibili, anche per chi non ha molta familiarità con le tradizioni orientali.
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Il suo aspetto fa pensare a una divinità guerriera: la forza è in effetti una delle sue caratteristiche più evidenti. Eppure sarebbe riduttivo considerarlo soltanto un combattente dotato di poteri soprannaturali. Per milioni di fedeli Hanuman rappresenta soprattutto la lealtà, il coraggio, la disciplina e quella forma di devozione assoluta che nell’induismo prende il nome di bhakti, ovvero il rapporto personale di amore e dedizione verso una divinità.
La particolarità di Hanuman è proprio questa: pur essendo capace di imprese straordinarie, non utilizza mai i propri poteri per conquistare un regno o affermare la propria superiorità. Tutta la sua esistenza, almeno nelle versioni più conosciute della tradizione indiana, è dedicata al servizio di Rama, il principe divino protagonista del Ramayana, uno dei due grandi poemi epici dell’India antica.

Questa apparente contraddizione tra una forza immensa e una completa rinuncia all’ambizione personale ha contribuito a renderlo un modello religioso particolarmente amato. Hanuman è venerato nei grandi santuari ma anche nei piccoli templi di quartiere, nelle abitazioni e nei luoghi frequentati dai lottatori tradizionali, che vedono in lui un esempio di potenza fisica accompagnata dall’autocontrollo.
La sua storia, tuttavia, non si ferma ai confini dell’India. Nel corso dei secoli Hanuman ha attraversato l’Asia insieme alle diverse versioni del Ramayana, entrando nella cultura della Thailandia, della Cambogia, del Laos, dell’Indonesia e di altri paesi. Durante questo lungo viaggio ha conservato alcuni tratti fondamentali ma ne ha acquisiti altri, talvolta molto diversi da quelli originari. In India viene spesso descritto come un asceta casto e disciplinato mentre in Thailandia, per esempio, può diventare un generale vivace, incline agli scherzi e alle avventure amorose.
Per capire come siano nate interpretazioni tanto differenti dobbiamo tornare all’inizio della sua storia, partendo da una nascita che, come accade spesso nella mitologia indiana, non possiede una sola versione.
La nascita di Hanuman, il figlio del vento

La tradizione più diffusa racconta che Hanuman nacque da Anjana e Kesari, due figure appartenenti al mondo dei vanara, esseri mitologici dall’aspetto simile a quello delle scimmie ma dotati di intelligenza umana e capacità straordinarie.
Anjana, secondo numerose narrazioni, era originariamente un’apsara, una ninfa celeste della mitologia induista, che in seguito a una maledizione era stata costretta a vivere sulla Terra assumendo una forma simile a quella di una scimmia. Kesari, suo sposo, era invece un valoroso capo dei vanara, ricordato per la forza e le qualità guerriere.
Desiderando avere un figlio, Anjana si dedicò per lungo tempo alla preghiera e all’ascesi, una pratica di disciplina spirituale attraverso la quale si cerca di avvicinarsi al divino. Le sue suppliche furono infine accolte grazie all’intervento di Vayu, l’antico dio del vento della tradizione vedica. I Veda sono i più antichi testi sacri dell’induismo e costituiscono una delle principali fonti della religione indiana.
Fu proprio Vayu a rendere possibile la nascita di Hanuman, che per questo motivo viene spesso chiamato Vayuputra oppure Pavanputra, due espressioni sanscrite che significano entrambe figlio del vento. Il sanscrito è l’antica lingua nella quale sono stati composti numerosi testi religiosi e filosofici dell’India.
Kesari viene dunque considerato il padre terreno di Hanuman mentre Vayu, Dio del Vento ne rappresenta il padre divino, dal quale il bambino eredita capacità eccezionali: la velocità, la leggerezza e la possibilità di compiere salti immensi.
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Discordanze nelle diverse tradizioni
Non tutte le tradizioni, però, raccontano la nascita nello stesso modo.
Alcune correnti dello Shivaismo, l’insieme delle tradizioni induiste che riconoscono in Shiva la divinità suprema, considerano Hanuman una manifestazione dello stesso Shiva. Questa divinità, associata alla trasformazione e al rinnovamento dell’universo, avrebbe scelto di incarnarsi per contribuire alla futura missione di Rama.
Secondo alcune interpretazioni, Hanuman sarebbe invece l’undicesima manifestazione di Rudra, un’antica divinità vedica dal carattere impetuoso e temibile, successivamente identificata con Shiva. Questa interpretazione, tuttavia, non è condivisa da tutte le correnti dell’induismo.
Esiste poi una tradizione che collega direttamente la nascita di Hanuman a quella di Rama.
La leggenda di Dasharatha
Dasharatha, il re di Ayodhya, aveva tre mogli, Kausalya, Kaikeyi e Sumitra, ma nessun figlio a cui lasciare il trono. Nemmeno il potere di un sovrano poteva risolvere un problema simile, e così decise di affidarsi a un grande rito: il putrakameshti, un sacrificio con il fuoco celebrato per ottenere la nascita di figli maschi.
Secondo il Ramayana di Valmiki, al culmine della cerimonia dalle fiamme emerse una figura divina che consegnò al re una coppa preziosa piena di payasam, un dolce di riso e latte, destinato alle regine. Mangiandolo avrebbero concepito dei figli. Dasharatha lo divise tra le mogli e da quel cibo consacrato nacquero:
- Rama, figlio della regina Kausalya e incarnazione di Vishnu;
- Bharata, figlio di Kaikeyi, che avrebbe amministrato il regno durante l’esilio di Rama senza mai rivendicarne il trono;
- Lakshmana, figlio di Sumitra e inseparabile compagno di Rama nelle sue imprese;
- Shatrughna, gemello di Lakshmana, particolarmente legato a Bharata e anch’egli valoroso guerriero.
Alcune versioni posteriori e tradizioni regionali aggiungono un episodio che nel poema originale non compare.
Mentre le regine si preparavano a mangiare la loro parte, un uccello rapace, indicato come aquila o come nibbio secondo i racconti, sottrasse un frammento del dolce e volò via. Lontano da Ayodhya, Anjana stava pregando per avere un figlio. Vayu, il dio del vento, intercettò il frammento e lo depositò nelle sue mani. Anjana lo accolse come un dono divino, lo mangiò e rimase incinta di Hanuman.
Quest’ultima narrazione stabilisce fin dall’origine un legame tra i due personaggi: Rama nacque per ristabilire l’ordine e sconfiggere le forze che lo minacciavano mentre Hanuman venne al mondo per aiutarlo a compiere la propria missione.
Questi racconti appartengono a tradizioni differenti, sviluppatesi nel corso dei secoli: non esiste un’unica versione della nascita di Hanuman accettata da tutte le correnti dell’induismo.
Questa pluralità, del resto, è una delle caratteristiche più interessanti della mitologia indiana.
L’infanzia di Hanuman e la leggenda del Sole
Uno degli episodi più conosciuti dell’infanzia di Hanuman racconta di un bambino già dotato di un’energia straordinaria ma ancora incapace di comprendere la portata dei propri poteri.
Un mattino, il giovane Hanuman osservava il Sole sorgere all’orizzonte e lo scambiò per un grande frutto maturo, per cui decise di raggiungerlo e mangiarlo. Spiccò quindi un salto così potente da attraversare il cielo e da farlo avvicinare pericolosamente all’astro.
Il suo gesto provocò l’intervento di Indra, il Sovrano degli Dèi della tradizione vedica, che temendo le conseguenze di quell’impresa, colpì il bambino con il proprio vajra, una folgore utilizzata come arma divina, facendo precipitare Hanuman e ferendolo alla mascella.
La tradizione collega questo episodio al nome di Hanuman: in sanscrito hanu significa infatti mascella.
Quando Vayu vide il figlio gravemente ferito si infuriò a tal punto che fece cessare il vento in tutto il mondo, impedendo all’aria di circolare. Gli esseri viventi cominciarono a soffocare e gli Dèi, preoccupati dalle conseguenze, furono costretti a intervenire per placare la collera del padre.
Hanuman venne guarito e ricevette numerosi doni divini: una forza eccezionale, la capacità di mutare le dimensioni del proprio corpo, una straordinaria resistenza alle armi. Secondo alcune versioni ottenne anche una vita lunghissima, caratteristica che avrebbe successivamente alimentato la credenza nella sua immortalità.
Tutti questi poteri, però, rendevano il giovane Hanuman piuttosto difficile da controllare. La tradizione lo descrive come un bambino vivace e dispettoso, capace di disturbare perfino i saggi impegnati nella meditazione.
Per evitare che continuasse a utilizzare la propria forza senza comprenderne le conseguenze, alcuni di questi maestri spirituali decisero di imporgli una particolare limitazione: Hanuman avrebbe dimenticato le proprie capacità finché qualcuno non gliele avesse ricordate.
La storia è importante perché introduce un tema destinato a ritornare nel Ramayana. Hanuman non perde realmente i suoi poteri ma soltanto la consapevolezza di possederli. Sarà necessario l’intervento di un altro personaggio per permettergli di ritrovare quella fiducia che, pur appartenendogli da sempre, aveva dimenticato.

Hanuman nel Ramayana
La fama di Hanuman è legata soprattutto al Ramayana, il poema epico tradizionalmente attribuito a Valmiki, poeta e saggio dell’India antica. Il testo racconta le vicende di Rama, principe del regno di Ayodhya, considerato un avatar di Vishnu, cioè una manifestazione terrena della divinità induista associata alla conservazione e alla protezione dell’ordine universale.
La storia prende avvio quando Rama, a causa di un conflitto dinastico, è costretto ad abbandonare il proprio regno e a trascorrere quattordici anni in esilio. Partono con lui la moglie Sita e il fratello Lakshmana, che sceglie di accompagnarlo.
Durante questo periodo Sita viene rapita da Ravana, il potente sovrano di Lanka, un regno insulare che la tradizione identifica generalmente con lo Sri Lanka. Ravana appartiene ai rakshasa, una categoria di esseri soprannaturali della mitologia indiana, spesso dotati di grandi poteri e capaci di assumere forme differenti.
Rama parte alla ricerca della moglie e nel corso del viaggio incontra Sugriva, il sovrano dei vanara che era stato allontanato dal proprio regno dal fratello Vali.
L’incontro con Rama e le grandi imprese
Hanuman si trova al servizio di Sugriva ed è proprio lui a entrare per primo in contatto con Rama, presentandosi come un emissario del re.
Il futuro eroe non conquista immediatamente la fiducia di Rama con una dimostrazione di forza ma grazie al modo in cui si esprime. Rama rimane colpito dalla precisione delle sue parole, dalla conoscenza, dalla capacità di parlare con equilibrio. È un particolare che si trascura spesso quando ci si limita a descrivere Hanuman come un guerriero: nel poema l’intelligenza conta almeno quanto la potenza fisica.
Tra Rama e Hanuman nasce così un rapporto destinato a diventare uno dei modelli più conosciuti della devozione induista. Dopo aver aiutato Sugriva a riconquistare il proprio regno, Rama ottiene l’appoggio dell’esercito dei vanara nella ricerca di Sita e Hanuman assume un ruolo fondamentale nella missione.
1) Il salto attraverso l’oceano e la ricerca di Sita
Le ricerche conducono gli alleati di Rama fino alla costa meridionale dell’India, dove scoprono che Sita si trova prigioniera a Lanka. Il problema è raggiungere l’isola, separata dalla terraferma da un tratto di mare che sembra impossibile attraversare.
A questo punto interviene Jambavan, il saggio re degli orsi alleato di Rama, una creatura dotata di grande esperienza. Jambavan ricorda ad Hanuman le imprese compiute durante l’infanzia e i poteri che gli erano stati concessi dagli dèi, permettendogli finalmente di recuperare la consapevolezza della propria forza.
Hanuman ingigantisce il corpo e spicca un salto immenso sopra l’oceano, affrontando durante il viaggio una serie di ostacoli e creature soprannaturali. Non tutte queste prove si risolvono con il combattimento: alcune richiedono astuzia, altre prudenza, altre ancora la capacità di riconoscere le intenzioni di chi gli si presenta davanti.
Raggiunta Lanka, Hanuman riduce le proprie dimensioni per muoversi inosservato nella città di Ravana. Dopo una lunga ricerca trova Sita nell’Ashoka Vatika, un giardino di alberi ashoka dove la principessa viene tenuta prigioniera sotto sorveglianza.
Sita, comprensibilmente diffidente, non ha motivo di fidarsi di uno sconosciuto apparso all’improvviso. Hanuman deve quindi convincerla della propria identità: le mostra l’anello che Rama gli aveva consegnato prima della partenza. Solo allora la donna comprende di trovarsi davanti a un messaggero del marito e può ricevere la notizia che Rama sta preparando il suo salvataggio.
Anche questo episodio contribuisce a definire il personaggio. Hanuman è in grado di attraversare l’oceano con un solo salto ma per portare a termine la missione deve soprattutto dimostrare sensibilità davanti a una persona spaventata.
2) La coda infuocata e la distruzione di Lanka
Dopo aver incontrato Sita, Hanuman entra in conflitto con i guerrieri di Ravana: viene catturato e condotto davanti al sovrano. Ravana decide di umiliarlo ordinando che gli venga incendiata la coda, convinto di punire in questo modo il messaggero di Rama.
La decisione si rivela disastrosa. Hanuman riesce a liberarsi e usa proprio la coda in fiamme per appiccare incendi in diversi punti della città, trasformando lo strumento della propria punizione in un’arma contro il nemico.
È uno degli episodi più rappresentati nell’arte del Sud-est asiatico, dove l’immagine della scimmia bianca che salta sui tetti di Lanka con la coda in fiamme è diventata particolarmente popolare.
Hanuman riesce infine a tornare da Rama e gli comunica che Sita è ancora viva. Il principe può così organizzare la spedizione militare che porterà allo scontro decisivo con Ravana.
Per consentire all’esercito di attraversare il mare, i vanara costruiscono un grande ponte verso Lanka. L’opera viene comunemente chiamata Rama Setu, ossia ponte di Rama. Viene spesso collegata alla formazione naturale di banchi sabbiosi e affioramenti rocciosi che si estende tra India e Sri Lanka. Nel poema la costruzione è attribuita in particolare a Nala, un vanara dotato di straordinarie capacità costruttive, con la collaborazione degli altri membri dell’esercito. Hanuman partecipa all’impresa e alla battaglia successiva ma il ponte non è opera sua soltanto.
Il ponte del racconto epico e la formazione geografica reale non vanno confusi: la loro identificazione appartiene alla tradizione religiosa mentre l’origine naturale della struttura è oggetto di studi geologici.
3) La montagna delle erbe medicinali
Durante la guerra contro Ravana, Rama, Lakshmana e numerosi guerrieri vanara vengono colpiti dalle armi di Indrajit. Per soccorrerli, Jambavan incarica Hanuman di raggiungere una montagna dell’Himalaya e recuperare quattro erbe prodigiose, tra le quali la Mrita Sanjivani, a cui viene attribuita la capacità di restituire la vita.
Giunto sul posto, Hanuman non riesce a individuare le piante, che secondo il racconto si nascondono alla sua vista. Decide allora di sradicare la montagna e trasportarla fino al campo di battaglia.
Il nome della montagna e alcuni particolari della guarigione cambiano da un racconto all’altro, Nel poema di Valmiki è il profumo delle erbe a guarire Rama, Lakshmana e gli altri guerrieri.
Questa è l’origine di una delle raffigurazioni più conosciute di Hanuman, spesso rappresentato mentre vola con una montagna sollevata sopra la mano.
La scena riassume bene il carattere del personaggio. Hanuman possiede una forza straordinaria ma la sua vera qualità consiste nel metterla al servizio di una necessità concreta, senza fermarsi davanti a una difficoltà che avrebbe potuto compromettere la missione.
Dopo la sconfitta di Ravana e la liberazione di Sita, Rama può finalmente tornare ad Ayodhya.
Hanuman non reclama ricompense o riconoscimenti per le proprie imprese e continua a essere ricordato come il suo servitore più fedele.
Secondo numerose tradizioni successive Hanuman ottiene la possibilità di rimanere sulla Terra finché il nome di Rama continuerà a essere pronunciato.
È questa narrazione ad averlo fatto entrare nel gruppo dei chiranjivi, gli esseri che nella tradizione induista possiedono una vita eccezionalmente lunga o una forma di immortalità. Si tratta di una credenza religiosa e non di un’affermazione storica.
Iconografia di Hanuman

Una delle particolarità dell’arte religiosa indiana è che molti elementi delle raffigurazioni possiedono un significato preciso. La posizione delle mani, gli oggetti impugnati, il colore del corpo, fino al numero delle teste che possono indicare un aspetto particolare della divinità o richiamare un episodio della sua storia. Non compaiono sempre tutti insieme in ogni immagine: la combinazione dipende dalla regione, dal periodo storico e dalla tradizione religiosa.
Hanuman viene generalmente rappresentato con un corpo umano muscoloso, il volto di scimmia e una lunga coda, caratteristiche che ricordano la sua appartenenza ai vanara. Nelle immagini più antiche e nelle diverse tradizioni regionali l’aspetto può variare sensibilmente ma la coda e il volto rimangono i principali elementi che permettono di riconoscerlo.
Il volto di scimmia, però, non va interpretato come quello di un animale qualunque: Hanuman parla con raffinatezza, capisce di politica, conosce le regole di comportamento. La sua figura unisce tratti animali, umani e divini.
Le raffigurazioni moderne tendono inoltre a evidenziarne la potenza fisica, uno dei motivi per cui Hanuman è diventato un riferimento per i lottatori tradizionali indiani, come vedremo parlando del culto di oggi.
Anche la coda è uno strumento con cui manifesta i propri poteri: può allungarla, usarla per muoversi o farne un mezzo di difesa. Nelle raffigurazioni artistiche la coda sollevata accentua il dinamismo del personaggio e il suo collegamento all’incendio di Lanka l’ha resa uno degli elementi più riconoscibili della narrazione.
La sua arma più comune è la gada, una grossa mazza da combattimento che simboleggia forza e capacità di protezione. Non è un attributo esclusivo di Hanuman, poiché compare anche nelle raffigurazioni di altre divinità e figure eroiche dell’induismo, ma nel suo caso richiama soprattutto la funzione di guerriero al servizio di Rama. Non indica aggressività: Hanuman rappresenta la forza che acquista valore quando è usata per una causa giusta.
Quando invece Hanuman appare in volo con una montagna nella mano, il riferimento è naturalmente all’episodio delle erbe medicinali e al salvataggio di Lakshmana. La scena esprime la sua potenza, ma anche la sua disponibilità ad affrontare qualsiasi difficoltà per aiutare chi ne ha bisogno.
Le dimensioni del corpo e il volo hanno a loro volta un valore simbolico. Hanuman può ingrandirsi enormemente oppure diventare minuscolo: lo fa per affrontare nemici potenti o per muoversi senza essere individuato.
Il volo e i grandi salti sono legati alla sua natura di figlio del vento e nell’interpretazione spirituale rappresentano anche la possibilità di superare limiti che sembravano insormontabili.
Un’immagine molto diversa lo mostra inginocchiato davanti a Rama, spesso con le mani giunte all’altezza del petto. Il gesto è conosciuto come anjali mudra, una posizione rituale delle mani utilizzata per esprimere rispetto, preghiera e devozione. Qui la forza fisica passa completamente in secondo piano e Hanuman diventa soprattutto il modello del fedele che dedica la propria esistenza alla divinità. È un contrasto interessante: il personaggio capace di sollevare una montagna sceglie di essere un servitore.
Ancora più particolare è la rappresentazione nella quale Hanuman apre il petto mostrando Rama e Sita all’interno del cuore. Si tratta di un’immagine devozionale sviluppata nelle tradizioni successive, che esprime come il suo amore per Rama non sia soltanto un sentimento o un dovere ma costituisca la parte più profonda della sua stessa identità.
Nei santuari indiani è inoltre frequente incontrare statue di Hanuman ricoperte di una sostanza rossa o arancione chiamata sindoor, un pigmento utilizzato in diverse pratiche religiose. Secondo una leggenda popolare Hanuman avrebbe visto Sita applicare il sindoor come segno del suo legame con Rama e avrebbe deciso di cospargersene l’intero corpo per manifestare una devozione ancora maggiore.
Il colore viene quindi associato alla protezione, all’energia spirituale e alla fedeltà. È una interpretazione religiosa e popolare, non un episodio presente in tutte le versioni antiche del Ramayana.

Non tutte le immagini seguono però questi modelli. In alcune Hanuman appare seduto in meditazione, in altre è rappresentato come un bambino accanto alla madre Anjana oppure assume un atteggiamento guerriero particolarmente energico. Esistono anche raffigurazioni con cinque facce, legate a tradizioni rituali specifiche e a racconti che non appartengono al nucleo più antico del Ramayana.
Hanuman nelle diverse correnti dell’induismo
Per comprendere le molte interpretazioni di Hanuman bisogna ricordare che l’induismo non possiede un’unica autorità religiosa e non si fonda su un solo testo sacro. Al suo interno convivono scuole filosofiche, tradizioni locali e correnti devozionali che riconoscono divinità differenti come manifestazioni principali della realtà divina.
Questa varietà spiega perché Hanuman possa essere considerato il devoto perfetto di Rama in una tradizione, una manifestazione di Shiva in un’altra oppure una divinità protettrice venerata direttamente, senza che i fedeli sentano necessariamente il bisogno di scegliere una sola interpretazione.
Il Vaishnavismo e la devozione a Rama
Nel Vaishnavismo, l’insieme delle correnti induiste che attribuiscono un ruolo centrale a Vishnu e alle sue manifestazioni, Hanuman viene ricordato soprattutto per il rapporto con Rama.
La sua devozione è considerata un esempio particolarmente elevato di bhakti, poiché non nasce dal desiderio di ottenere potere o ricompense ma dalla volontà di aiutare senza riserve.
Questa interpretazione ha trovato grande diffusione grazie al Ramcharitmanas*, il poema composto nel XVI secolo da Tulsidas, poeta e santo dell’India settentrionale. L’opera racconta nuovamente la storia di Rama in awadhi, una lingua regionale molto più accessibile alla popolazione rispetto al sanscrito della tradizione colta.
La popolarità del Ramcharitmanas ha contribuito in modo decisivo alla diffusione del culto di Hanuman, soprattutto nell’India settentrionale, dove il personaggio è diventato un riferimento religioso quotidiano.
All’interno del Vaishnavismo merita una menzione particolare anche la scuola Dvaita, sviluppata dal filosofo Madhvacharya nel XIII secolo. Questa corrente, il cui nome significa dualismo, distingue in modo fondamentale la divinità dalle anime individuali e attribuisce grande importanza al dio del vento Vayu.
Secondo la tradizione legata a Madhvacharya, Vayu si sarebbe manifestato in tre figure: Hanuman, Bhima e lo stesso Madhvacharya. Bhima è uno dei protagonisti del Mahabharata, l’altro grande poema epico dell’India, famoso soprattutto per la sua forza fisica. Questa successione di manifestazioni stabilisce una continuità spirituale tra personaggi appartenenti a epoche differenti.
Lo Shivaismo e il legame con Shiva
Nello Shivaismo Hanuman viene talvolta interpretato come una manifestazione di Shiva (o di Rudra, come già spiegavo in apertura).
L’identificazione non è condivisa da tutte le correnti shivaite ma permette di comprendere un aspetto interessante della religiosità indiana: una divinità associata a Shiva può dedicare la propria esistenza al servizio di Rama, che appartiene invece alla tradizione di Vishnu.
Per alcune interpretazioni religiose questo rapporto non rappresenta una contraddizione ma una dimostrazione dell’unità fondamentale del divino al di là delle diverse forme attraverso le quali viene venerato.
Lo Shaktismo e le tradizioni regionali
Lo Shaktismo è l’insieme delle correnti induiste che attribuiscono un ruolo centrale alla Shakti, la potenza divina femminile venerata attraverso diverse manifestazioni della Dea o Devi (o Mahadevi), la Grande Dea.
Non si tratta necessariamente di una singola dea con un’identità fissa, ma di un’unica realtà divina venerata attraverso diverse manifestazioni, tra cui:
- Parvati, associata all’amore, alla maternità e a Shiva.
- Durga, dea guerriera e protettrice.
- Kali, associata al tempo, alla trasformazione e alla distruzione del male.
- Sati, prima consorte di Shiva, particolarmente importante nella leggenda degli Shakti Peetha.
- Tripura Sundari, manifestazione della bellezza e della coscienza divina.
Hanuman non occupa generalmente una posizione paragonabile a quella che possiede nelle tradizioni legate a Rama ma in alcuni culti regionali può assumere il ruolo di protettore e guardiano di santuari dedicati alle divinità femminili.
Questa funzione è importante per comprendere il culto popolare indiano, nel quale i confini tra le diverse correnti religiose sono spesso meno rigidi di quanto potrebbe sembrare osservandoli dall’esterno.
In modo simile, nella tradizione Smarta, una diversa forma di induismo che riconosce la possibilità di venerare diverse divinità come manifestazioni della medesima realtà suprema, Hanuman può essere onorato accanto a Shiva, Vishnu, Ganesha e ad altre figure divine, pur non essendo una figura centrale.
Ganesha, il dio dalla testa di elefante, è particolarmente venerato come colui che aiuta a superare gli ostacoli. Pur avendo caratteristiche molto diverse da Hanuman condivide con lui una grande popolarità.
Hanuman come divinità protettrice
Accanto alle interpretazioni teologiche esiste poi la dimensione della devozione popolare, probabilmente quella più evidente nella vita quotidiana indiana.
Molti fedeli si rivolgono direttamente a Hanuman per chiedere protezione, coraggio e aiuto nelle difficoltà. In questo contesto viene spesso chiamato Sankat Mochan, espressione che significa colui che libera dalle difficoltà.
Spesso chi lo venera non appartiene in modo esclusivo a una particolare corrente religiosa. Hanuman viene riconosciuto come una presenza protettiva e benefica anche da persone che dedicano la propria devozione principale ad altre divinità.
È anche per questo che i suoi santuari sono così diffusi e possono essere molto differenti tra loro: dal grande complesso di pellegrinaggio alla semplice immagine collocata lungo una strada.
Le forme particolari di Hanuman e il significato delle cinque facce
Nel corso dei secoli la devozione ha dato origine a numerose rappresentazioni particolari di Hanuman, alcune delle quali possiedono una precisa funzione rituale.
Quando appare come:
- Bala Hanuman, cioè Hanuman bambino, viene ricordata soprattutto la sua nascita straordinaria e il rapporto con la madre Anjana.
- Veera Hanuman, dove veera significa valoroso, celebra invece l’aspetto del guerriero e difensore.
- Dhyana Hanuman, dal termine sanscrito che indica la meditazione, privilegia la concentrazione spirituale e la devozione: Hanuman siede in atteggiamento raccolto, con le mani unite o rivolto interiormente a Rama: le imprese militari passano in secondo piano.
- Panchamukhi Hanuman, letteralmente Hanuman dalle cinque facce per la quale la spiegazione è più complessa e richiede un approfondimento (vedere capitolo successivo)
La leggenda di Panchamukhi Hanuman
Secondo una leggenda successiva al Ramayana di Valmiki, durante la guerra contro Ravana il sovrano sotterraneo Mahiravana rapì Rama e Lakshmana. Per liberarli, Hanuman doveva spegnere cinque lampade sacre collocate in direzioni diverse. C’era però una condizione: tutte le fiamme dovevano estinguersi nello stesso istante.
Hanuman assunse allora la forma Panchamukhi, ovvero dalle cinque facce.
- La testa di Hanuman, rivolta a est, a simboleggiare la forza e la devozione.
- Narasimha, il leone, rivolto a sud, a rappresentare la protezione.
- Garuda, l’essere alato, rivolto a ovest, a richiamare la difesa dai serpenti e dai veleni.
- Varaha, il cinghiale, rivolto a nord, una manifestazione di Vishnu nel momento in cui salva la Terra dalle acque cosmiche, simboleggia la stabilità e la salvezza.
- Hayagriva, il cavallo rivolto verso l’alto, è associato alla conoscenza.
La combinazione di questi volti esprime una particolare concentrazione di poteri protettivi.
Con cinque volti Hanuman poté soffiare in ogni direzione contemporaneamente, spezzando la protezione di Mahiravana.
Ma la leggenda racconta anche un incontro inatteso: quello tra Hanuman e un figlio di cui ignorava l’esistenza.
Per conoscere l'intera vicenda e le altre versioni del mito, leggete l'articolo completo: Panchamukhi Hanuman: la leggenda delle cinque facce.
L’episodio appartiene a tradizioni successive e non va confuso con la narrazione principale del Ramayana di Valmiki. Mostra comunque come la figura di Hanuman sia stata progressivamente arricchita di nuovi significati e poteri.
Hanuman e la castità
Un altro aspetto che merita attenzione riguarda il brahmacharya, termine sanscrito utilizzato per indicare una disciplina di autocontrollo spirituale spesso collegata alla castità. In molte tradizioni Hanuman è considerato un celibe perfetto, completamente dedito a Rama e libero da desideri personali. È un’idea di purezza che ritroveremo nella devozione di oggi.
Non tutte le versioni concordano, però, su questo punto. Alcune tradizioni regionali gli attribuiscono una consorte chiamata Suvarchala, associata al Sole.
Queste differenze diventano ancora più evidenti quando ci spostiamo al di fuori dell’induismo, dove Hanuman continua a comparire ma assume caratteristiche spesso molto lontane da quelle conosciute in India.
Hanuman nelle altre religioni: dal giainismo al buddismo
La presenza di Hanuman in altre tradizioni religiose è uno degli aspetti più interessanti della sua diffusione ma richiede una precisazione. Non sempre un personaggio che compare nei testi, nelle pitture o nelle rappresentazioni teatrali di una determinata religione viene anche venerato come divinità.
Hanuman, in particolare, è riuscito a entrare nel patrimonio culturale di società che hanno sviluppato credenze e pratiche religiose molto diverse da quelle induiste.
Hanuman nel giainismo
Il giainismo è una religione nata nell’India antica, distinta dall’induismo, che attribuisce particolare importanza alla nonviolenza, alla disciplina morale e alla liberazione dell’anima dal ciclo delle rinascite.
Anche i giainisti possiedono proprie versioni della storia di Rama, tra le quali una delle più importanti è il Paumacariya, un antico poema attribuito a Vimalasuri, autore la cui collocazione cronologica precisa è ancora discussa.
In queste narrazioni Hanuman può presentare caratteristiche decisamente differenti da quelle della tradizione induista. I vanara, per esempio, non sono necessariamente esseri con l’aspetto fisico di scimmie: possono essere descritti come membri di stirpi umane o semidivine dotate di conoscenze straordinarie, chiamati vidyadhara. Il loro collegamento con le scimmie viene spiegato attraverso simboli ed emblemi di appartenenza. Hanuman, quindi, non ha sempre il volto di scimmia.
La differenza riguarda inoltre il comportamento e la vita personale. Nelle versioni giainiste Hanuman può avere mogli e condurre un’esistenza familiare, allontanandosi dall’ideale di castità che caratterizza molte tradizioni induiste. In alcune narrazioni, dopo una vita mondana, intraprende un cammino di rinuncia spirituale.
Anche il ruolo di Rama cambia. In alcune narrazioni giainiste è Lakshmana a uccidere Ravana mentre Rama assume un comportamento maggiormente coerente con l’ideale della nonviolenza.
Hanuman conserva quindi un posto nella letteratura religiosa giainista ma non viene generalmente venerato come divinità centrale del culto. La sua presenza è soprattutto narrativa e riflette il modo in cui una storia molto popolare è stata reinterpretata alla luce di principi religiosi differenti.
Hanuman nel buddismo
La situazione è ancora diversa nel buddismo.
Hanuman non appartiene alle figure fondamentali degli insegnamenti buddisti più antichi, anche se esistono racconti buddisti collegati alla storia di Rama, come il Dasaratha Jataka, che , tuttavia non contiene il ciclo delle imprese di Hanuman così come viene raccontato nella tradizione induista.
La presenza di Hanuman diventa invece molto evidente nel buddismo del Sud-est asiatico, soprattutto nelle società dove si è diffuso il Theravada, una delle principali tradizioni buddiste, oggi particolarmente importante in Thailandia, Cambogia, Laos, Myanmar e Sri Lanka.
In questi paesi le storie di Rama sono entrate nel patrimonio artistico e letterario locale, venendo adattate alle tradizioni delle corti reali e alle sensibilità religiose della popolazione.
Hanuman compare così nei dipinti dei templi, nelle rappresentazioni teatrali e nei racconti popolari, senza però diventare automaticamente una divinità buddista.
Le tradizioni islamiche e il mondo malese
La diffusione del Ramayana raggiunse anche regioni che nel corso dei secoli adottarono l’Islam.
Nel mondo malese, per esempio, la storia di Rama venne rielaborata nell’Hikayat Seri Rama, una versione letteraria adattata alle tradizioni locali. Il termine hikayat indica un racconto tradizionale della letteratura malese.
Hanuman continuò a comparire in queste narrazioni e nelle rappresentazioni del teatro delle ombre, acquisendo caratteristiche proprie della cultura regionale.
La sua presenza non deve però essere interpretata come un culto islamico. Nell’Islam, religione monoteista, Hanuman non è riconosciuto come divinità. La sopravvivenza del personaggio appartiene soprattutto alla tradizione letteraria e artistica, che può continuare a trasmettere racconti precedenti all’adozione di una nuova religione.
Una distinzione simile vale per il sikhismo, religione monoteista nata nel Punjab tra il XV e il XVI secolo. Pur condividendo con l’induismo parte del contesto culturale indiano, il sikhismo possiede una propria tradizione religiosa nella quale Hanuman non occupa un ruolo di culto divino istituzionale.
Il viaggio di Hanuman nel Sud-est asiatico
La diffusione della storia di Hanuman nel Sud-est asiatico è strettamente legata alla circolazione del Ramayana, arrivato nella regione attraverso rapporti commerciali, scambi culturali, comunità religiose e contatti tra le corti dell’India e quelle dei regni asiatici.
Il poema non venne semplicemente tradotto nelle lingue locali. Ogni società lo adattò alla propria cultura, modificando alcuni personaggi, introducendo nuovi episodi e reinterpretando la storia alla luce delle proprie tradizioni.
Seguendo queste trasformazioni si capisce perché Hanuman, pur rimanendo riconoscibile, non sia sempre lo stesso personaggio.
Hanuman in Thailandia, il generale bianco del Ramakien
In Thailandia la storia di Rama è conosciuta soprattutto attraverso il Ramakien, la versione thailandese del Ramayana che occupa un posto importante nella letteratura, nella pittura e nel teatro tradizionale.
Rama viene chiamato Phra Ram, Sita diventa Nang Sida e Ravana prende il nome di Thotsakan. Hanuman conserva invece un nome molto simile a quello indiano ma assume un carattere in parte differente.
Nelle raffigurazioni thailandesi è generalmente una scimmia bianca, spesso ornata con abiti regali e una corona elaborata. Rimane un guerriero valoroso, dotato di forza e astuzia, ma appare anche più vivace, scherzoso e incline alle avventure amorose rispetto alla figura di asceta casto diffusa in molte tradizioni indiane.
Una delle storie più popolari riguarda l’incontro con Suvannamaccha, una principessa sirena che cerca di impedire la costruzione del ponte verso Lanka. Hanuman riesce ad avvicinarla e tra i due nasce una relazione amorosa, un episodio che mostra quanto la tradizione thailandese abbia reinterpretato il personaggio.
La sua immagine è particolarmente riconoscibile nel Khon, il teatro-danza tradizionale thailandese nel quale gli interpreti indossano costumi elaborati e maschere che permettono di identificare i diversi protagonisti del Ramakien. La maschera bianca di Hanuman è una delle più riconoscibili. Gli interpreti seguono movimenti e gesti codificati che permettono di capire a colpo d’occhio che tipo di personaggio stanno interpretando.
Il Khon, riconosciuto dall’UNESCO nel 2018 come patrimonio culturale immateriale dell’umanità, conserva una tradizione artistica strettamente legata alla storia delle corti thailandesi.
A Bangkok uno dei luoghi più interessanti per osservare Hanuman è il Wat Phra Kaew, il Tempio del Buddha di Smeraldo, situato all’interno del complesso del Grande Palazzo Reale*. Le gallerie dipinte raccontano numerosi episodi del Ramakien e permettono di seguire le imprese di Hanuman attraverso una lunga sequenza di scene.
Non si tratta di un tempio dedicato a Hanuman ma di un importante santuario buddista nel quale il racconto epico thailandese è diventato parte integrante del patrimonio artistico e culturale.
Hanuman in Cambogia, tra Angkor e il Reamker
In Cambogia la versione locale del Ramayana è conosciuta come Reamker, un ciclo narrativo sviluppatosi all’interno della cultura khmer, termine che identifica la principale tradizione linguistica e culturale del paese.
Anche qui Hanuman conserva il ruolo di eroe e comandante dei vanara ma la narrazione si arricchisce di episodi propri della tradizione cambogiana. Tra questi compare l’incontro con la principessa sirena Sovann Maccha, figura che ritroviamo con alcune differenze anche nella versione thailandese e che rappresenta una delle differenze più note rispetto alla narrazione sanscrita antica.
Uno dei luoghi nei quali la presenza di Hanuman è più evidente è Angkor Wat, il grande complesso monumentale costruito nel XII secolo durante l’impero khmer. Nato in un contesto religioso induista e successivamente associato anche al buddismo, Angkor Wat conserva una straordinaria serie di bassorilievi dedicati ai racconti della mitologia indiana.
Nella galleria occidentale è rappresentata la battaglia di Lanka, con l’esercito dei vanara impegnato nello scontro contro le forze di Ravana. Hanuman compare tra i protagonisti di questa grande composizione, che dimostra quanto il Ramayana fosse importante per la cultura religiosa e politica dell’antica Cambogia.
Un altro luogo significativo è la Pagoda d’Argento di Phnom Penh, all’interno del complesso del Palazzo Reale, dove le pitture murali della galleria che circonda il complesso raccontano numerosi episodi del Reamker. Lo stato di conservazione non è uniforme e alcune parti risultano deteriorate ma il ciclo resta una testimonianza importante della tradizione cambogiana.

Anche in questo caso è necessario distinguere la presenza artistica del personaggio dal culto religioso: Hanuman appartiene alla memoria culturale cambogiana ma non occupa nel buddismo locale una posizione paragonabile a quella che possiede nella devozione induista.
Hanuman in Laos, tra il Phra Lak Phra Lam e il Monte Phousi
In Laos il Ramayana è conosciuto attraverso il Phra Lak Phra Lam, una versione locale il cui titolo richiama i nomi di Lakshmana e Rama. Il racconto incorpora elementi della tradizione buddhista e presenta caratteristiche proprie della cultura laotiana.
Hanuman continua a far parte dell’universo narrativo dei vanara ma alcuni episodi e rapporti tra i personaggi differiscono dalle versioni indiane.

A Luang Prabang una di queste varianti si legge su un cartello informativo del Monte Phousi, la collina sacra al centro della città vecchia. In cima si trova lo stupa dorato di That Chomsi, costruito nel 1804 dal re Anourat. Il luogo è buddista e Hanuman non vi è venerato: compare soltanto in una leggenda.
Il cartello, che ho fotografato a gennaio 2025 e dove il monte è scritto Phousi, spiega che la montagna è molto più antica dello stupa e che il suo nome nasce da un’antica storia popolare laotiana.
Una leggenda dalle radici nel Ramayana racconta che il monte sia stato spostato da Ceylon, cioè dallo Sri Lanka, proprio da Hanuman, il re scimmia. La stessa leggenda viene riportata anche da alcune guide turistiche.
La leggenda richiama l’episodio della montagna portata sul campo di battaglia, con una differenza di direzione: nel Ramayana il monte viene trasportato a Lanka, qui invece parte da Ceylon e arriva in Laos.
Sulla stessa collina convivono altre tradizioni, come quella di un naga, il serpente mitologico che secondo un racconto locale vi avrebbe abitato. Hanuman sopravvive quindi come protagonista di una delle storie sull’origine del luogo, in una collina che appartiene alla tradizione buddista di Luang Prabang.
Hanuman in Myanmar
In Myanmar, paese storicamente conosciuto anche come Birmania, la tradizione del Ramayana è generalmente indicata con il nome di Yama Zatdaw. Il racconto è stato tramandato soprattutto attraverso il teatro e la danza, entrando nel patrimonio delle arti performative birmane.
Hanuman è quindi presente soprattutto come personaggio epico e culturale, non come divinità destinataria di un culto autonomo largamente diffuso.
Hanuman in Indonesia, tra Giava e Bali
L’Indonesia offre un altro esempio particolarmente interessante della diffusione delle tradizioni indiane. Sull’isola di Giava Hanuman è conosciuto soprattutto come Hanoman e compare frequentemente nelle rappresentazioni del wayang, il teatro delle ombre tradizionale nel quale figure intagliate vengono mosse davanti a una fonte luminosa.
Il wayang racconta spesso episodi del Ramayana e del Mahabharata, rielaborati secondo un linguaggio artistico e narrativo tipicamente giavanese.
La diffusione dell’Islam non ha cancellato questa tradizione, che continua a essere considerata parte del patrimonio culturale indonesiano. Hanoman rimane quindi un personaggio conosciuto anche in un contesto religioso nel quale non viene venerato come divinità.
A Bali la situazione è differente, poiché l’isola conserva una tradizione induista locale, sviluppatasi attraverso l’incontro tra elementi religiosi provenienti dall’India e credenze e pratiche proprie della cultura balinese.
Qui Hanoman compare nelle rappresentazioni del Ramayana e in particolare nel Kecak, uno spettacolo corale nel quale numerosi uomini producono ritmicamente suoni vocali mentre alcuni danzatori interpretano gli episodi del racconto.
La forma moderna del Kecak, legata al Ramayana, si sviluppò nel XX secolo anche a partire da tradizioni rituali locali. Tra le scene più conosciute figura proprio l’incendio di Lanka, con Hanoman protagonista.
Sull’isola di Giava merita inoltre una menzione il complesso templare di Prambanan, costruito nel IX secolo e dedicato soprattutto a Shiva. I suoi rilievi raccontano episodi del Ramayana e testimoniano l’importanza che la tradizione indiana ebbe nello sviluppo delle antiche civiltà indonesiane. Nell’area vengono inoltre organizzate rappresentazioni danzate del Ramayana nelle quali Hanoman resta uno dei protagonisti.
Hanuman e Sun Wukong, il Re Scimmia cinese
Quando si parla di Hanuman capita spesso di incontrare un altro personaggio dall’aspetto simile: Sun Wukong, il celebre Re Scimmia della tradizione letteraria cinese.
Sun Wukong è uno dei protagonisti del Viaggio in Occidente, il romanzo cinese del XVI secolo che racconta in forma fantastica il pellegrinaggio verso l’India del monaco buddhista Xuanzang, realmente vissuto nel VII secolo.
Come Hanuman, anche Sun Wukong possiede una forza eccezionale, è capace di mutare forma e può compiere salti immensi. Le somiglianze tra i due personaggi hanno portato diversi studiosi a interrogarsi sulla possibilità che le tradizioni indiane abbiano influenzato la costruzione del Re Scimmia cinese.
Non esiste tuttavia un’identificazione diretta. Sun Wukong deriva da una complessa combinazione di racconti popolari, tradizioni religiose e motivi letterari propri della cultura cinese.
I due personaggi non sono quindi la stessa divinità, anche se il loro confronto rimane interessante per comprendere la circolazione dei racconti tra India e Cina lungo le antiche vie di comunicazione asiatiche.
Il culto di Hanuman oggi: preghiere, offerte e festività
Dopo aver seguito Hanuman attraverso le diverse tradizioni asiatiche vale la pena tornare in India per osservare come la sua figura sia ancora presente nella vita religiosa contemporanea.
Il culto di Hanuman è particolarmente diffuso nell’India settentrionale ma anche in numerose altre regioni, con caratteristiche differenti. Le sue immagini si possono vedere nei grandi santuari, nei templi di quartiere e nelle abitazioni private, dove i fedeli pregano e portano offerte. La devozione è viva anche nelle comunità induiste di Nepal e Sri Lanka, in altri paesi asiatici e nella diaspora indiana, cioè tra le popolazioni di origine indiana stabilitesi nel tempo in altre parti del mondo.
Uno dei testi devozionali più conosciuti è la Hanuman Chalisa, un inno tradizionalmente attribuito a Tulsidas. Il termine chalisa significa quaranta e fa riferimento alle quaranta strofe principali della composizione, nelle quali vengono ricordate le qualità e le imprese di Hanuman. Non è un episodio del Ramayana antico ma una composizione devozionale successiva, radicata nella pratica religiosa dell’India settentrionale. La recitazione dell’inno è molto diffusa e viene spesso associata alla ricerca di coraggio, protezione e serenità nelle difficoltà quotidiane.
In molte comunità il martedì e il sabato sono considerati giorni particolarmente favorevoli alla devozione verso Hanuman. Durante queste giornate i fedeli possono recarsi al tempio per pregare e portare offerte di fiori, frutta o dolci, tra i quali i laddu, piccoli dolci indiani di forma sferica, oltre al sindoor rosso o arancione.
A Jaisalmer, dove sono arrivato a settembre con la Rickshaw Run Himalaya 2026, la mia guida era un devoto di Hanuman. Parlando con lui e con alcune altre persone ho capito anche che Hanuman viene venerato per la purezza d’animo. La guida mi ha spiegato che chi è davvero devoto va al tempio al mattino a rendergli omaggio a digiuno, proprio in segno di rispetto per quella purezza. Richiama l’ideale di autocontrollo spirituale di cui abbiamo parlato a proposito del brahmacharya.
Una delle ricorrenze annuali più importanti è la Hanuman Jayanti, la festa che celebra la nascita della divinità. Nell’India settentrionale viene generalmente osservata durante la luna piena del mese lunare di Chaitra, tra marzo e aprile, ma le date cambiano secondo i calendari regionali.
Hanuman e lo sport
Un altro aspetto importante riguarda il rapporto tra Hanuman e la disciplina fisica. In India le sue immagini compaiono spesso negli akhara, luoghi dedicati all’allenamento tradizionale, alla lotta e talvolta alla pratica ascetica. Per molti praticanti Hanuman rappresenta l’ideale di una forza che deve essere accompagnata dall’autocontrollo e dal rispetto delle regole.
Dove si trovano i principali templi dedicati a Hanuman?
Hanuman ha santuari soprattutto in India ma anche in Nepal, Sri Lanka e Singapore. Alcuni luoghi devono la propria fama alla tradizione religiosa, altri a una particolare immagine della divinità o alla presenza di grandi comunità di fedeli.
Tra i santuari che meritano di essere conosciuti, anche per comprendere le diverse forme del culto, ce ne sono alcuni che ho trovato particolarmente significativi.
Hanuman Garhi, Ayodhya
Ayodhya, nello stato dell’Uttar Pradesh, è una delle città più importanti della tradizione induista perché viene considerata il luogo di nascita di Rama.
Qui si trova Hanuman Garhi, uno dei principali santuari dedicati a Hanuman, la cui storia religiosa è strettamente legata al rapporto tra il Dio scimmia e il principe divino.
Secondo una tradizione locale Hanuman avrebbe dimorato in questo luogo per proteggere Ayodhya dopo il ritorno di Rama dall’esilio. Il santuario è quindi particolarmente importante per i fedeli che considerano Hanuman il custode spirituale della città. Nel tempio viene venerata anche una rappresentazione di Hanuman bambino con la madre Anjana.
Sankat Mochan Hanuman Mandir, Varanasi
A Varanasi, la grande città sacra sulle rive del Gange, si trova il tempio Sankat Mochan, uno dei luoghi di culto più conosciuti dedicati a Hanuman.
La tradizione racconta che la fondazione del santuario sia opera di Tulsidas, il poeta autore del Ramcharitmanas.
Il martedì e il sabato sono generalmente giorni di particolare affluenza e il santuario mantiene un forte legame anche con la tradizione musicale dell’India settentrionale.
Salasar Balaji, Rajasthan
Nel Rajasthan, nel distretto di Churu, si trova il tempio di Salasar Balaji, uno dei principali centri di pellegrinaggio dedicati a Hanuman nell’India nord-occidentale.
La particolarità del santuario è l’immagine della divinità, raffigurata con baffi e barba, un aspetto meno comune rispetto alle rappresentazioni abituali.
Secondo la tradizione locale la statua venne ritrovata miracolosamente nel XVIII secolo e da allora il luogo è diventato un importante centro di devozione. Richiama molti pellegrini soprattutto in occasione delle principali festività.
Il nome Balaji, utilizzato qui per Hanuman, merita una precisazione: in India viene impiegato anche per altre divinità, in particolare per Venkateswara, una manifestazione di Vishnu. Non tutti i templi chiamati Balaji sono quindi dedicati a Hanuman.
Mehandipur Balaji, Rajasthan
Sempre nel Rajasthan, nel distretto di Dausa, si trova il santuario di Mehandipur Balaji, noto per le pratiche religiose legate alla protezione spirituale.
È un luogo dove la devozione assume forme particolarmente intense e nel quale molti pellegrini si recano per chiedere aiuto in situazioni di sofferenza.
Se pensate di visitarlo tenete presente che alcuni rituali coinvolgono persone in condizioni di particolare vulnerabilità. Il rispetto della loro privacy e delle regole locali deve avere la precedenza sulla curiosità del visitatore: conviene evitare le fotografie intrusive.
Jakhu Temple, Shimla
Il Jakhu Temple si trova sulla collina di Jakhu, scritta anche Jakhoo, il punto più alto di Shimla a circa 2.455 metri di altitudine, nell’Himachal Pradesh, una regione montuosa dell’India settentrionale.
La tradizione locale collega questo luogo al viaggio compiuto da Hanuman per recuperare le erbe medicinali necessarie a salvare Lakshmana.
Secondo il racconto Hanuman si fermò sulla collina, dove viveva un saggio chiamato Yaksha Rishi o Yaku Rishi. Da quel nome si fa derivare anche quello di Jakhu. Il termine rishi indica un saggio o veggente della tradizione indiana.
Esiste anche una versione in cui Hanuman promette di tornare dal saggio dopo aver trovato le erbe ma non riesce a mantenere la parola: per questo si manifesta in un’immagine sacra che sarebbe all’origine del culto.

Il santuario viene descritto come antico ma non esiste una data di fondazione certa. L’elemento più evidente oggi è la grande statua di Hanuman alta 33 metri, cioè 108 piedi, inaugurata il 4 novembre 2010 e visibile da diversi punti della città. Il 108 è un numero ricco di significato nella tradizione indiana: i grani di un mala, la collana usata per contare le ripetizioni delle preghiere, sono spesso 108.
La collina è frequentata da numerosi macachi, che si avvicniano ai visitatori e cercano di rubare soprattutto gli occhiali e soprattutto alle donne. Conviene tenere chiuse le borse, non mostrare cibo e non provocare gli animali. I macachi non vanno confusi con i Langur, che sono più grandi, grigi e pacifici.


Il tempio si trova a circa due chilometri e mezzo da The Ridge, la grande passeggiata del centro di Shimla. Si raggiunge a piedi con una salita impegnativa, in taxi oppure con la funivia Jakhu Ropeway che parte dal centro. A Shimla esiste anche un altro tempio dedicato a Hanuman, il Sankat Mochan, in un’altra zona della città.
Ci sono stato a settembre 2026 durante la Rickshaw Run Himalaya. Lassù ho fatto amicizia con un Alaskan Husky che per il colore e per il carattere scontroso mi ricordava il mio amato Amabuq.
Namakkal Anjaneyar Temple, Tamil Nadu
Nel Tamil Nadu, nell’India meridionale, si trova il tempio di Namakkal Anjaneyar, dedicato a Hanuman con il nome di Anjaneyar, cioè figlio di Anjana.
Il santuario ospita una statua alta circa cinque metri e mezzo, nella quale Hanuman appare in piedi con le mani giunte in preghiera. L’iconografia privilegia quindi l’atteggiamento devoto rispetto a quello guerriero ed è un buon esempio delle differenze tra le immagini dell’India settentrionale e quelle dell’India meridionale.
Il tempio è inoltre collegato alla tradizione vaishnava e al culto di Narasimha, la manifestazione di Vishnu dalle caratteristiche leonine.
Anjanadri Hill, Karnataka
La collina di Anjanadri, nel Karnataka, si trova vicino ad Anegundi, non lontano dalla celebre area monumentale di Hampi.
Secondo una diffusa tradizione locale sarebbe proprio questo il luogo di nascita di Hanuman. L’area viene identificata con Kishkindha, il regno dei vanara raccontato nel Ramayana. Conserva quindi numerosi riferimenti religiosi collegati alla storia di Rama.
Il santuario si raggiunge attraverso una lunga scalinata e rappresenta una meta di pellegrinaggio molto frequentata.
Diverse località indiane rivendicano la nascita di Hanuman: queste identificazioni appartengono alla geografia sacra della tradizione e non possono essere considerate localizzazioni storiche dimostrate.
Lord Hanuman Statue and Temple, Jeypore, Odisha
Jeypore si trova nel distretto di Koraput, nell’Odisha meridionale, lo stato indiano conosciuto in passato come Orissa. È uno dei punti di partenza per gli itinerari verso i villaggi e i mercati delle comunità adivasi, termine che indica numerose popolazioni indigene dell’India.
Nel centro della città, in Mill Street, ho fotografato una grande statua di Hanuman indicata sulle mappe come Lord Hanuman Statue and Temple. L’immagine indossa una corona elaborata e ghirlande di fiori. La mano destra è sollevata con il palmo rivolto verso l’esterno, in un gesto che richiama l’abhaya mudra, il gesto dell’assenza di paura, usato nell’iconografia per esprimere protezione e rassicurazione. Sul palmo si legge Jai Shri Ram, scritto in devanagari, il sistema di scrittura dell’hindi, cioè gloria a Shri Rama.

È un particolare che riassume il personaggio: una divinità potente che offre protezione e dedica tutta la propria forza a Rama. Non ho trovato documentazione affidabile sulla fondazione del santuario o sulla data della statua. Per questo non ne parlo.
Shri Bhakta Hanuman Temple, Ramboda, Sri Lanka
Tra le colline dello Sri Lanka, nella zona di Ramboda a nord di Nuwara Eliya, si trova il tempio di Shri Bhakta Hanuman, realizzato dalla Chinmaya Mission, un’organizzazione religiosa induista impegnata nell’insegnamento spirituale.
Il santuario ospita una grande immagine di Hanuman ed è inserito negli itinerari religiosi dedicati ai luoghi del Ramayana sull’isola.
Secondo la tradizione locale queste regioni sarebbero state attraversate da Hanuman durante la ricerca di Sita. Si tratta però di identificazioni devozionali, non sostenute da prove storiche o archeologiche che permettano di confermare gli spostamenti del personaggio.
Hanuman Dhoka, Kathmandu, Nepal

A Kathmandu Hanuman compare in una posizione piuttosto particolare, davanti all’ingresso dell’antico palazzo reale.
Il complesso è conosciuto come Hanuman Dhoka, espressione che significa porta di Hanuman. Il nome deriva dalla statua della divinità posta a protezione dell’accesso.
La statua risale al 1672 secondo la datazione più diffusa e venne collocata durante il regno di Pratap Malla, sovrano della valle di Kathmandu. Oggi è avvolta in un drappo rosso e protetta da un ombrello cerimoniale, mentre il volto è coperto da una pasta di sindoor che i fedeli hanno aggiunto di generazione in generazione fino a far scomparire i lineamenti. È un caso in cui il culto ha modificato materialmente l’immagine. Nello stesso complesso si trova anche un tempio di Panchamukhi Hanuman, l’Hanuman dalle cinque facce di cui abbiamo parlato, con cinque tetti circolari: nel santuario può entrare soltanto il sacerdote. Ci sono stato a marzo 2026, durante il viaggio in Nepal.
Qui Hanuman non è tanto il protagonista di un tempio autonomo quanto un guardiano sacro, incaricato simbolicamente di proteggere il palazzo e chi vi risiedeva.

Il complesso appartiene all’area monumentale della valle di Kathmandu riconosciuta dall’UNESCO e costituisce una testimonianza importante della presenza di Hanuman nella tradizione religiosa nepalese.
Sree Ramar Temple, Singapore
Anche Singapore ospita luoghi di culto legati alla figura di Hanuman, grazie soprattutto alla presenza delle comunità induiste di origine indiana.
Uno degli esempi è il Sree Ramar Temple, situato a Changi Village, un tempio dedicato principalmente a Rama ma nel quale si trovano anche immagini e spazi di culto per Hanuman e altre divinità. La sua storia risale alla prima metà del XX secolo.
Il santuario testimonia la continuità delle tradizioni religiose indiane in una società multireligiosa come quella di Singapore, dove templi, moschee, chiese e santuari buddhisti fanno parte dello stesso paesaggio urbano. Nel complesso si trovano anche immagini e santuari collegati ad altre tradizioni induiste e ad altre figure religiose asiatiche.
Hanuman oggi: una figura antica che continua a cambiare
La popolarità di Hanuman non appartiene soltanto al passato. Le sue immagini continuano a comparire nei templi, nelle abitazioni, nelle pubblicazioni religiose e nella cultura popolare. Il legame con la disciplina fisica lo rende ancora oggi un riferimento per alcuni ambienti sportivi tradizionali mentre la sua funzione protettiva continua ad attirare fedeli che cercano sostegno nelle difficoltà quotidiane.
Hanuman è comparso anche nel linguaggio politico e identitario dell’India contemporanea: alcuni movimenti hanno utilizzato la sua figura come simbolo di forza e appartenenza religiosa. Questo uso non esaurisce il significato del culto né rappresenta tutte le sensibilità dei fedeli.
Hanuman, una forza che non cerca di dominare
Dopo aver attraversato tanti racconti e interpretazioni differenti c’è un aspetto di Hanuman che continua a rimanere riconoscibile: Hanuman è capace di imprese fuori dal comune, ma la sua forza trova un significato soltanto quando viene utilizzata per raggiungere uno scopo a favore del prossimo.
Forse è proprio questa combinazione tra forza e umiltà, potere e servizio, capacità straordinarie e necessità di conoscere sé stessi ad aver permesso ad Hanuman di attraversare i secoli e continuare a essere una figura tanto amata.
Domande frequenti su Hanuman
Hanuman è un dio oppure una scimmia?
Nell’induismo Hanuman è una figura divina rappresentata con caratteristiche di scimmia. Appartiene ai vanara, esseri mitologici simili a scimmie ma dotati di intelligenza umana e poteri straordinari. Non è quindi considerato un semplice animale.
Hanuman è un’incarnazione di Vishnu?
Rama è considerato un avatar di Vishnu mentre Hanuman è soprattutto il suo devoto. In alcune correnti Hanuman viene associato a Shiva o a Rudra, in altre a Vayu.
Perché Hanuman ha la testa di scimmia?
Perché appartiene ai vanara, una categoria di esseri mitologici con caratteristiche simili a quelle delle scimmie. La sua forma unisce simbolicamente elementi animali, umani e divini.
Perché Hanuman ha il corpo rosso o arancione?
Molte immagini sono ricoperte di sindoor, un pigmento rosso o arancione utilizzato nei rituali induisti. Una leggenda collega questa pratica alla devozione di Hanuman verso Rama e Sita.
Hanuman ha una moglie?
Nelle tradizioni induiste più conosciute viene considerato un celibe perfetto ma alcune narrazioni regionali e giainiste gli attribuiscono mogli oppure relazioni. La risposta dipende quindi dalla tradizione di riferimento.
Hanuman e Sun Wukong sono la stessa divinità?
No. Sun Wukong è il Re Scimmia della tradizione letteraria cinese. Le somiglianze hanno suggerito possibili influenze culturali ma i due personaggi appartengono a tradizioni differenti.
Bibliografia e fonti
Testi tradizionali
- Valmiki Ramayana. Poema epico sanscrito attribuito a Valmiki, principale riferimento per le imprese di Hanuman.
- Tulsidas, Ramcharitmanas. Poema devozionale del XVI secolo composto in awadhi.
- Tulsidas, Hanuman Chalisa. Inno religioso tradizionalmente attribuito al poeta.
- Vimalasuri, Paumacariya. Versione giainista del racconto di Rama.
- Ramakien, tradizione letteraria thailandese del Ramayana.
- Reamker, tradizione cambogiana del Ramayana.
- Phra Lak Phra Lam, versione laotiana del ciclo epico.
Esperienza personale
- Esperienza personale dell’autore: Hanuman Dhoka, Kathmandu, marzo 2026; Jakhu Temple, Shimla, settembre 2026; statua di Hanuman a Jeypore, Odisha.
- Cartello informativo sul Monte Phousi, Luang Prabang, Laos, gennaio 2025.
- Conversazione con una guida devota di Hanuman, Jaisalmer, settembre 2026.
Approfondite i temi legati alla cultura e alla spiritualità
In Asia capita che un Buddha e una divinità Indù dividano lo stesso tempio. Saperle riconoscere cambia il modo di apprezzare la visita ad un luogo sacro. Qui sotto trovate gli approfondimenti che ho raccolto finora, divisi per tradizione, altri li trovate nella sezione Cultura e Spiritualità.
Induismo: divinità e luoghi sacri
Si parte dalla sacra Trimurti con Brahma, Shiva e Vishnu. Gli articoli su Shiva il Distruttore e Vishnu ed i suoi Avatara raccontano due figure centrali di questa tradizione. Tra le divinità più popolari c’è anche Ganesha, il Signore degli Inizi che vi attende all’ingresso dei templi, ma per riconoscere gli Dèi nelle immagini aiuta l’articolo sui Vahana, i veicoli degli Dei.
Se invece vi chiedete dove andare, leggete i luoghi sacri dell’induismo e le regole di comportamento.
Buddismo: figure, gesti e simboli
Prima di tutto conosciamo il Buddha, così come l’ho conosciuto io: Incontro con Siddharta Gautama, il Buddha a Sarnath.
Per orientarvi tra le scuole partite dalle correnti del Buddismo nel Sud Est Asiatico. Le immagini del Buddha hanno un linguaggio preciso: Asana e Mudra spiega posizioni e gesti mentre una immagine del Buddha per ogni giorno della settimana le collega ai giorni. Poi i Cinque Buddha della Saggezza per la tradizione tibetana e Guan Yin, la signora della Compassione per il collegamento alla Cina ed al Buddismo Mahayana, diffuso anche in alter parte dell’Asia.
Per il resto dell’iconografia ci sono i simboli buddisti e i loro significati.
Dove le due tradizioni si incontrano
Le due tradizioni si intrecciano più di quanto si pensi. Lo mostrano il Monte Meru presente in entrambe le cosmologie e riconoscibile nella struttura di molti templi, Garuda, la divinità con le ali e i serpenti Naga.
Se vi interessa qualcosa che non ho elencato, una divinità meno conosciuta come Surya il Dio del Sole o un episodio centrale nella mitologia come la Zangolatura dell’Oceano di Latte, cercatelo tra gli altri articoli che sono raccolti nella sezione Induismo, nella sezione Buddismo o in quella legata alla Cultura e alla Spiritualità.


