Ganesha: Il Signore degli Inizi e il Distruttore degli Ostacoli

di Max

Simbolismo, Mitologia e Devozione nella Tradizione Induista e oltre

Nel vasto e colorato pantheon delle divinità induiste, poche figure risplendono con la stessa vivacità e universalità di Ganesha. Con la sua inconfondibile testa d’elefante e il corpo umano, Ganesha non è solo una divinità venerata, ma un simbolo vivente di saggezza, prosperità e della capacità di superare ogni ostacolo.

È il Signore degli Inizi, il Protettore delle Arti e delle Scienze, e colui a cui si rivolge ogni devoto prima di intraprendere qualsiasi nuova impresa. La sua presenza è onnipresente in India e in quasi tutto il sud est asiatico, dove il culto si è fuso con altre credenze, religioni e filosofie, fino a diventare trasversale in molte culture. 

Lo troverete ovunque: dalle piccole nicchie domestiche ai grandi templi, dai libri di testo scolastici alle opere d’arte contemporanea, oltre che, ovviamente, nel mio studio.

Questo articolo si propone di esplorare la figura di Ganesha, dalle sue mistiche origini alla ricca simbologia che lo circonda, dalle pratiche di culto che lo onorano alla sua perenne rilevanza spirituale, arricchito da aneddoti e particolarità che rendono questa Divinità così amata nell’Induismo e in altre religioni.

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Le Origini Mistiche: Storie di Nascita e Trasformazione

La mitologia induista è un tessuto complesso di narrazioni che spesso presentano diverse verità per uno stesso racconto, saggio o divinità, e la nascita di Ganesha non fa eccezione. Tuttavia, la storia più diffusa e amata, che ne spiega anche la sua peculiare fisionomia, è quella che lo vede come il figlio di Parvati e Shiva.

La Storia Principale: La Creazione di Parvati

Si narra che la dea Parvati, compagna di Shiva, desiderosa di avere un figlio tutto suo e stanca delle continue assenze di Shiva, decise un giorno di crearlo personalmente. Mentre si preparava per il bagno rituale, rimosse dal suo corpo la pasta di sandalo profumato, con cui si era cosparsa secondo la tradizione, la mescolò con dell’argilla e modellò la figura di un bellissimo ragazzo al quale infuse la vita con il suo potere divino.

Ganesha Vinayaka Ganapati Colui Che Rimuove Gli Ostacoli

Questo giovane, di straordinaria bellezza e forza, fu incaricato di sorvegliare l’ingresso dei suoi appartamenti e di non permettere a nessuno di entrare, nemmeno a Shiva.

Quando Shiva tornò a casa dopo un lungo periodo di assenza, trovò questo sconosciuto che gli sbarrava il passo. Non riconoscendo il ragazzo come suo figlio e irritato dalla sua insolenza, ne nacque un feroce scontro. Nonostante la valorosa resistenza del giovane, che riuscì persino a tenere testa ai temibili Bhuta Gana (spiriti al servizio di Shiva), Shiva, con un colpo del suo tridente, gli tagliò la testa.

Parvati, udendo il trambusto, accorse e, vedendo il suo amato figlio decapitato, fu colta da un dolore e una rabbia incontenibili. La sua furia minacciava di distruggere l’intero universo, al che Shiva, comprendendo la gravità del suo errore, promise di riportare in vita il ragazzo.

Ordinò ai suoi gana di uscire dalla casa e di portargli la testa della prima creatura che avessero incontrato che dormisse con la testa rivolta a nord.

Il nord non è un caso, ma è una direzione auspiciosa nella mitologia hindu, associata a crescita, saggezza, liberazione. Non è un'invenzione casuale del narratore, ma un dettaglio simbolico: simboleggia l'allineamento con la verità divina e il flusso di grazia cosmica.

I gana trovarono un elefante e, seguendo gli ordini, ne presero la testa e la portarono a Shiva.

Shiva la pose sul corpo del ragazzo, infondendovi nuova vita. Così nacque Ganesha, con la testa d’elefante.

Per placare ulteriormente Parvati e onorare il suo nuovo figlio, Shiva conferì a Ganesha un dono speciale: sarebbe stato il primo tra tutti gli dèi ad essere adorato in ogni rito, cerimonia o nuova impresa.

Chiunque non lo avesse venerato per primo non avrebbe avuto successo nelle proprie attività.

Da qui il suo epiteto di Prathama Pujya, “Colui che è adorato per primo”, ma questo non bastava e Shiva lo nominò anche capo dei suoi gana, da cui il nome Ganapati (Signore dei Gana) o Ganesha (Signore delle schiere).

Esistono altre versioni della sua nascita, sebbene meno popolari, tuttavia, la storia della creazione da parte di Parvati e della successiva decapitazione e sostituzione della testa è quella che meglio spiega la sua iconografia unica e il suo ruolo di “signore che rimuove gli ostacoli” (Vighnaharta) e quella meno nota di “creatore di ostacoli” (Vighnakarta) per coloro che non lo rispettano.

Alla fine di questo articolo ho riportato le diverse versioni della nascita di Ganesha secondo vari testi storici e devozionali.

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L’Iconografia Parlante: Simboli e Significati Profondi

Ogni aspetto della forma di Ganesha è carico di significato simbolico, offrendo lezioni profonde sulla vita, sulla spiritualità e sulla natura della realtà. La sua iconografia non è meramente estetica, ma un linguaggio visivo che trasmette messaggi filosofici.

La Testa d’Elefante: Saggezza e Potenza Unite

La caratteristica più distintiva di Ganesha è senza dubbio la sua testa d’elefante, che in sanscrito viene definita Gajamukha, letteralmente “volto d’elefante”. Questa non è una scelta casuale, ma un simbolo carico di significati profondi.

L’elefante è un animale straordinario: possiede una forza immensa capace di abbattere alberi secolari, eppure può usare la sua proboscide con una delicatezza tale da raccogliere un singolo filo d’erba senza spezzarlo. Questa dualità rappresenta perfettamente la capacità di Ganesha di superare gli ostacoli più grandi mantenendo allo stesso tempo un’attenzione puntuale per i dettagli più minuti.

La grande testa simboleggia anche la capacità di “pensare in grande”, di avere una visione ampia della realtà e di possedere una memoria eccezionale – gli elefanti sono infatti leggendari per la loro straordinaria capacità di ricordare. Nella tradizione vedica si dice che Ganesha rappresenti Gyan Shakti, il potere della conoscenza, e Karma Shakti, il potere dell’azione.

Le Grandi Orecchie: L’Arte di saper ascoltare

Le orecchie di Ganesha sono rappresentate volutamente grandi, spesso paragonabili ai setacci per il grano a forma di ventaglio (in India: surpa). Questo paragone non è casuale: proprio come un vaglio separa il grano dalla crusca, le orecchie di Ganesha simboleggiano la capacità di filtrare ciò che viene detto, trattenendo solo ciò che è veramente importante e scartando il superfluo.

Nella filosofia induista, l’ascolto (shravana) è considerato il primo passo verso la conoscenza. Ganesha insegna che un vero ascoltatore deve essere paziente, ricettivo ai consigli e capace di assorbire la saggezza dagli altri. Le sue grandi orecchie ricordano di ascoltare più di quanto si parli, di essere aperti alle voci del mondo mantenendo però sempre la capacità di discernimento.

Gli Occhi Piccoli e Ravvicinati: La Visione Interiore

Ganesha Vinayaka Ganapati Colui Che Rimuove Gli Ostacoli

In contrasto con le grandi orecchie, gli occhi di Ganesha sono dipinti piccoli e ravvicinati. Questo apparente contrasto è in realtà un insegnamento fondamentale: nonostante le grandi orecchie assorbano tutto, gli occhi ci mostrano l’importanza della concentrazione e della focalizzazione.

Gli occhi piccoli suggeriscono anche una profonda introspezione e la capacità di vedere oltre le apparenze. Nella pratica meditativa induista, si parla spesso del “terzo occhio” (Ajna Chakra), l’occhio della saggezza interiore. Gli occhi di Ganesha ci insegnano a guardare dentro se’ stessi, a non lasciarsi distrarre dalle illusioni esterne e a mantenere uno sguardo penetrante sulla vera natura della realtà.

La Proboscide: Adattabilità e Discernimento

La proboscide di Ganesha è forse l’elemento più versatile della sua iconografia. Può essere usata per compiti delicati come raccogliere un fiore o per azioni di forza come sradicare un albero. Questa versatilità rappresenta l’adattabilità e l’efficienza che dovremmo avere nella vita.

La Direzione della Proboscide: Un Dettaglio Importante

La direzione verso cui si curva la proboscide ha un significato simbolico specifico e importante:

Proboscide Curvata a Sinistra (Vamamukhi Ganesha)

Quando la proboscide si curva verso sinistra (la sinistra di Ganesha, quindi la vostra destra se lo guardate frontalmente), si parla di Vamamukhi o Idampuri Vinayaka. In sanscrito, Vam significa “nord” o “sinistra”. Questa è la forma più comune di Ganesha che troverete nelle case e nei templi.

La proboscide sinistra è associata al Chandra Nadi, il canale lunare o Ida Nadi. Rappresenta qualità come:

  • Successo nel mondo materiale
  • Pace e tranquillità
  • Prosperità economica
  • Energia femminile, nutriente e rilassante
  • La via del capofamiglia (grihastha)

Questo tipo di Ganesha è considerato ideale per la venerazione domestica perché porta benedizioni materiali ed è più “facile” da adorare, non richiedendo rituali particolarmente complessi.

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Proboscide Curvata a Destra (Dakshinamukhi Ganesha)

Quando la proboscide si curva verso destra, si parla di Dakshinamukhi Ganesha o Siddhi Vinayaka. In sanscrito, Dakshina significa “sud” o “destra”. Questa forma è molto più rara e si trova principalmente nei templi.

La proboscide destra è associata al Surya Nadi, il canale solare o Pingala Nadi. Rappresenta:

  • La via spirituale verso la liberazione (Moksha)
  • Energia maschile, attiva e potente
  • Liberazione dagli attaccamenti mondani
  • Potere e risultati rapidi per chi sa adorarlo correttamente

Un famoso esempio è il tempio di Siddhivinayak a Mumbai, dove milioni di devoti si recano ogni anno. Tuttavia, questa forma richiede una venerazione rigorosa e quotidiana, seguendo rituali precisi. La tradizione dice che una venerazione impropria potrebbe portare conseguenze negative invece che benedizioni.

Proboscide Dritta (Rara)

Rarissima è la rappresentazione con proboscide dritta, che simboleggia l’apertura del Sushumna Nadi, il canale centrale di energia, rappresentando un perfetto equilibrio tra mondo materiale e spirituale.

Ganesha Vinayaka Ganapati Colui Che Rimuove Gli Ostacoli

La Zanna Spezzata: Sacrificio per la Conoscenza

Ganesha è quasi sempre raffigurato con una sola zanna, l’altra è spezzata. Questo lo identifica come Ekadanta, “colui che ha una sola zanna” o Ekdant. Esistono diverse storie che spiegano questo particolare aspetto, e la più celebre è quella legata al Mahabharata.

La Storia del Mahabharata

Secondo la tradizione, il saggio Vyasa, dopo aver composto mentalmente l’intero poema epico del Mahabharata, aveva bisogno di qualcuno che fosse abbastanza veloce e intelligente da trascriverlo mentre lui lo recitava. Il Mahabharata è uno dei testi più lunghi e complessi mai composti, con oltre 100.000 versi.

Vyasa si rivolse a Brahma, il creatore, che gli consigliò di chiedere aiuto a Ganesha. Quando Vyasa presentò la sua richiesta a Ganesha, il dio accettò ma pose una condizione: Vyasa doveva recitare il poema senza mai interrompersi. Se si fosse fermato anche per un solo istante, Ganesha avrebbe smesso di scrivere e l’opera sarebbe rimasta incompiuta.

Vyasa, molto astuto, accettò ma pose a sua volta una condizione: Ganesha non avrebbe potuto scrivere nulla senza prima comprenderne completamente il significato. In questo modo, Vyasa poteva inserire versi particolarmente complessi e filosofici (chiamati Jaya Mantra) che richiedevano tempo per essere compresi, dandogli così la possibilità di riposare e comporre i versi successivi.

Durante questa impresa titanica, lo strumento di scrittura di Ganesha (una penna di giunco o canna) si ruppe. Per non interrompere il flusso della dettatura e mantenere la sua promessa, Ganesha, senza esitazione, si strappò la zanna sinistra e la usò come penna per continuare a scrivere.

Questo atto di auto-sacrificio simboleggia:

  • Il sacrificio personale per il bene superiore della conoscenza
  • La capacità di trasformare le imperfezioni in strumenti di creazione
  • La dedizione totale a un compito intrapreso
  • L’importanza della parola data
  • Il principio del Vairagya, il non attaccamento, anche al proprio corpo

Altre Storie della Zanna Spezzata

Esistono altre narrazioni sulla zanna spezzata.

  1. Una racconta dello scontro con Parashurama, il sesto avatar di Vishnu, che lanciò la sua ascia divina contro Ganesha. Riconoscendo che l’ascia era un dono di suo padre Shiva, Ganesha, per rispetto, non la deviò e permise che gli spezzasse la zanna.
  2. Un’altra storia narra che Ganesha scagliò la sua zanna contro il dio della Luna (Chandra) che lo aveva deriso per la sua pancia prominente dopo un banchetto.

Qualunque sia la storia che preferiate, il messaggio rimane chiaro: la zanna spezzata rappresenta la capacità di accettare le imperfezioni e di trasformarle in forza.

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Il Grande Ventre: Abbondanza e Accettazione

Il grande ventre di Ganesha, spesso rotondo e prominente, è tutt’altro che un difetto. È un simbolo di abbondanza, generosità e, soprattutto, della capacità di “digerire” tutte le esperienze della vita – sia quelle belle che quelle brutte – con equanimità.
Nella filosofia vedica, il ventre rappresenta anche l’universo stesso contenuto nella divinità. Ganesha è spesso raffigurato con un serpente legato intorno alla pancia, che secondo alcune interpretazioni rappresenta l’energia Kundalini controllata e il potere di tenere insieme tutti gli elementi dell’esistenza.
Il suo ventre ci insegna anche l’importanza dell’accettazione. Ganesha non è mai raffigurato come un dio “perfetto” secondo i canoni estetici convenzionali, ma proprio questa sua forma particolare lo rende così amato: ci ricorda che la vera bellezza sta nella saggezza e nella bontà, non nell’apparenza fisica.

Ganesha Vinayaka Ganapati Colui Che Rimuove Gli Ostacoli

Le Quattro Braccia: I Quattro Aspetti dell’Essere

Ganesha è tipicamente rappresentato con quattro braccia, ognuna delle quali tiene un oggetto simbolico. Queste quattro braccia rappresentano i quattro aspetti fondamentali dell’esistenza umana secondo la filosofia induista.

Vediamo ora cosa tiene in ciascuna mano:

1. L’Ascia o il Pungolo (Parashu/Ankusha)

L’ascia (Parashu) o il pungolo (Ankusha) – un bastone con un uncino usato per guidare gli elefanti – rappresenta la capacità di tagliare gli attaccamenti e le illusioni (Maya) che ci legano al mondo materiale.

L’ascia serve a recidere i legami con i desideri mondani che ci causano sofferenza. Il pungolo, invece, simboleggia il controllo della mente: proprio come il conducente di elefanti usa il pungolo per guidare l’animale, così noi dobbiamo essere in grado di guidare la nostra mente verso la retta via.

Questo strumento rappresenta anche la capacità di Ganesha di rimuovere gli ostacoli dal nostro cammino.

2. Il Cappio o Laccio (Pasha)

Il Pasha, o cappio/laccio, simboleggia la capacità di Ganesha di catturare e legare le illusioni e gli attaccamenti mondani. Ma ha anche un significato positivo: rappresenta la capacità di attrarre a sé i devoti e di legarli alla verità spirituale.

Il cappio ci ricorda che, sebbene sia importante recidere gli attaccamenti negativi (con l’ascia), è altrettanto importante legarsi alle virtù positive e alla ricerca spirituale. È un simbolo di connessione con il divino.

3. Il Modak: La Dolcezza della Realizzazione

Il Modak è il dolce preferito di Ganesha, e non è un caso che lo tenga spesso in mano. Il nome deriva dalla parola sanscrita moda che significa “gioia” o “piacere”.

Cos’è un Modak?

Tradizionalmente, il modak è un dolce fatto con:

  • Impasto esterno: farina di riso
  • Ripieno: cocco grattugiato fresco e jaggery  (gur), uno zucchero non raffinato ottenuto dalla canna da zucchero o dalla palma da dattero
  • Aromi: cardamomo (elaichi) e talvolta noce moscata (jaiphal)
  • Preparazione: solitamente cotto a vapore (da qui il nome Ukadiche Modak in marathi, dove ukad significa “cotto a vapore”)

La forma del modak è distintiva: assomiglia a una borsa o a un fiore di loto chiuso, con pieghe sulla sommità. Questa forma stessa ha un significato: rappresenta la borsa della prosperità e della conoscenza che Ganesha concede ai suoi devoti.

Simbolismo Spirituale

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Il modak rappresenta:

  • Le ricompense della ricerca spirituale
  • La dolcezza della realizzazione (siddhi)
  • La gioia che deriva dalla saggezza (ananda)
  • L’abbondanza e la generosità

Durante il festival di Ganesh Chaturthi, i devoti preparano 21 o 108 modak da offrire a Ganesha, numeri sacri nella tradizione induista. Dopo la puja (rituale di venerazione), questi modak vengono distribuiti come prasad, cibo benedetto da condividere con tutti.

È interessante notare che mentre il modak è associato alla realizzazione spirituale, il laddu, un altro dolce rotondo, è più associato alla prosperità materiale.

4. La Mano in Mudra: Benedizione e Protezione

La quarta mano è generalmente tenuta in uno specifico gesto o mudra (मुद्रा). I mudra sono gesti rituali delle mani che hanno significati simbolici profondi nella tradizione induista e buddhista.

Abhaya Mudra – Il Gesto dell’Assenza di Paura

Quando la mano destra è alzata all’altezza della spalla con il palmo rivolto verso l’esterno e le dita puntate verso l’alto, si tratta dell’Abhaya MudraAbhaya significa letteralmente “senza paura”.

Questo mudra trasmette:

  • Protezione divina
  • Rassicurazione
  • Invito a non avere paura
  • Benedizione
  • Pace

È come se Ganesha dicesse ai suoi devoti: “Non temete, io sono qui a proteggervi”. Questo gesto crea una sorta di scudo energetico che allontana le energie negative e infonde coraggio nel cuore dei fedeli.

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Varada Mudra – Il Gesto della Concessione di Doni

Quando la mano sinistra è estesa verso il basso con il palmo rivolto verso l’esterno o verso l’alto, si tratta del Varada MudraVarada significa “colui che concede doni” o “esaudisce i desideri”.

Questo mudra simboleggia:

  • Generosità divina
  • Compassione
  • Concessione di benedizioni
  • Esaudimento dei desideri
  • Carità

Spesso Ganesha è raffigurato con entrambi i mudra contemporaneamente: la mano destra in Abhaya Mudra e la sinistra in Varada Mudra. Questa combinazione rappresenta il perfetto equilibrio tra protezione e generosità, tra forza e compassione.

Nella simbologia yogica, la mano destra è associata all’energia solare e maschile (attiva), mentre la sinistra all’energia lunare e femminile (ricettiva). I mudra ci ricordano che dare e ricevere devono essere in equilibrio.

Ganesha Vinayaka Ganapati Colui Che Rimuove Gli Ostacoli

Il Topo: L’Ego Domato

Il veicolo (vahana) di Ganesha è un topo, di nome Mushika. A prima vista, questo abbinamento sembra quasi comico: come può un piccolo topo trasportare il corpulento Ganesha? Ma proprio in questa apparente contraddizione risiede un profondo insegnamento.

La Storia di Mushika

Secondo il Ganesha Purana, il topo non è sempre stato piccolo. In origine, era un Gandharva, un musicista celeste di nome Kroncha, che fu trasformato in un topo dalla maledizione del saggio Vamadeva.

In questa forma gigantesca, Kroncha iniziò a devastare tutto ciò che incontrava sul suo cammino, distruggendo raccolti, case e l’ashram del saggio Parashar, dove Ganesha stava soggiornando.

Ganesha, per punire il topo gigante e proteggere le persone, lanciò il suo laccio che si avvolse intorno al collo di Kroncha, portandolo ai piedi della divinità. Invece di distruggerlo, Ganesha gli offrì la redenzione: lo trasformò in un topo di dimensioni normali e lo rese il suo vahana, a condizione che lo servisse fedelmente. Da quel momento, Mushika divenne inseparabile da Ganesha.

Simbolismo del Topo

Il topo rappresenta molteplici aspetti:

1. L’Ego e i Desideri

Il topo ha l’abitudine di rosicchiare tutto ciò che trova, di insinuarsi ovunque, di essere sempre inquieto. Simboleggia quindi:

  • L’ego (ahamkara) che può essere piccolo ma estremamente distruttivo
  • I desideri mondani che non sono mai soddisfatti
  • La mente irrequieta che salta da un pensiero all’altro

Ganesha, cavalcando il topo, dimostra la sua maestria su questi aspetti inferiori della natura umana. Il messaggio è chiaro: solo chi ha un’intelligenza grande come quella di un elefante (simboleggiata dalla testa di Ganesha) può controllare efficacemente l’ego e condurlo verso l’illuminazione spirituale.

2. La Capacità di Superare gli Ostacoli

I topi possono infilarsi nei più piccoli pertugi, attraversare stretti passaggi e muoversi anche nell’oscurità. Questa caratteristica si collega perfettamente al ruolo di Ganesha come Vighnaharta, “colui che rimuove gli ostacoli”.

Con il topo come vahana, Ganesha può raggiungere ogni angolo dell’universo, anche i luoghi più inaccessibili, per rimuovere gli ostacoli dal cammino dei suoi devoti.

3. La Perseveranza e l’Umiltà

Nonostante le sue piccole dimensioni, il topo è un animale estremamente perseverante e capace di sopravvivere in quasi ogni ambiente. Questo ci insegna che la grandezza non dipende dalle dimensioni fisiche ma dalla determinazione e dalla forza interiore.

Inoltre, l’abbinamento tra il maestoso Ganesha e l’umile topo ci ricorda l’importanza dell’umiltà: anche le creature apparentemente più insignificanti hanno un ruolo importante nel grande schema dell’universo.

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4. Il Controllo degli Istinti

Nella tradizione agricola indiana, i roditori erano (e sono tuttora) uno dei maggiori ostacoli alla prosperità, poiché distruggevano i raccolti. Ganesha che cavalca il topo simboleggia il controllo su questo “ostacolo”, confermando il suo ruolo di protettore della prosperità.

Una Nota Interessante: Topo o Toporagno?

Alcuni studiosi sostengono che il vahana di Ganesha non sia propriamente un topo, ma un toporagno. Il toporagno è un piccolo mammifero insettivoro con una proboscide mobile simile a quella di un elefante in miniatura – un dettaglio che creerebbe un parallelo interessante con la proboscide di Ganesha.

Nelle raffigurazioni del sud dell’India, il vahana è spesso chiaramente riconoscibile come un toporagno per la coda corta e il muso allungato, mentre nel nord dell’India è più comunemente rappresentato come un roditore. Tuttavia, la tradizione popolare si riferisce quasi sempre a Mushika come un topo.

Il Loto: Purezza e Risveglio Spirituale

Spesso Ganesha è raffigurato seduto su un Padma, il fiore di loto, o con dei fiori di loto intorno a lui. Il loto è uno dei simboli più importanti dell’induismo e del buddhismo.

Il loto cresce nel fango degli stagni e delle paludi, eppure produce fiori di straordinaria bellezza e purezza, completamente incontaminati dal fango in cui affondano le sue radici. Questo lo rende il simbolo perfetto di:

  • Purezza spirituale: la capacità di rimanere puri nonostante si viva in un mondo imperfetto
  • Risveglio spirituale: il fiore che si apre rappresenta l’apertura della consapevolezza
  • Bellezza e grazia: che emergono dalle difficoltà
  • Distacco: essere nel mondo ma non del mondo

Il loto è anche associato ai chakra, i centri energetici del corpo secondo la tradizione yogica. In particolare, il loto dai mille petali rappresenta il Sahasrara Chakra, il chakra della corona, sede della coscienza suprema.

In sintesi, l’iconografia di Ganesha è un compendio di virtù e insegnamenti: saggezza, discernimento, controllo della mente, distacco dagli attaccamenti, generosità e la promessa di protezione e benedizioni per coloro che lo seguono.

Thailandia, In Un Tempio Dedicato A Ganesha, La Divinità Con La Testa Di Elefante
Thailandia, in un tempio dedicato a Ganesha, la divinità con la testa di elefante

Ruolo e Significato: Il Signore di Ogni Inizio

La posizione di Ganesha nel pantheon induista è unica e fondamentale. Non è solo un dio tra gli altri, ma il principio stesso che precede ogni azione, ogni pensiero, ogni creazione.

  • Vighnaharta (Il Rimuovi-Ostacoli): Questo è il suo ruolo più celebrato. Si crede che Ganesha abbia il potere di rimuovere tutti gli ostacoli, sia materiali che spirituali, che si frappongono sul cammino dei suoi devoti. Per questo motivo, ogni nuova impresa – un matrimonio, un viaggio, l’inizio di un’attività, la costruzione di una casa, lo studio di un nuovo testo sacro – inizia con una preghiera a Ganesha. La sua benedizione assicura un percorso agevole e il successo.
  • Vighnakarta (Il Creatore di Ostacoli): Meno conosciuto ma altrettanto importante è il suo ruolo di creatore di ostacoli. Ganesha può porre impedimenti sul cammino di coloro che agiscono con arroganza, egoismo o che non sono pronti per un determinato compito. Questi ostacoli non sono punizioni, ma test divini o opportunità per imparare, crescere e purificarsi. Servono a reindirizzare l’individuo verso il Dharma (la via della rettitudine) o a proteggerlo da azioni che potrebbero danneggiarlo.
  • Prathama Pujya (Colui che è Adorato per Primo): Come stabilito da Shiva, Ganesha è il primo ad essere venerato in ogni rito induista. Questa tradizione sottolinea la sua importanza come colui che apre la strada, che benedice l’inizio e che assicura che il resto della cerimonia o dell’impresa proceda senza intoppi.
  • Buddhi Pradata (Il Donatore di Intelletto e Saggezza): Ganesha è il patrono degli intellettuali, degli scrittori, degli studenti e degli artisti. È invocato per ottenere chiarezza mentale, discernimento, buona memoria e ispirazione. La sua associazione con il Mahabharata, che ha scritto con la sua zanna, rafforza il suo legame con la conoscenza e la letteratura.
  • Siddhi Data (Il Donatore di Successo e Prosperità): Oltre alla saggezza, Ganesha è anche associato alla prosperità e all’abbondanza. Molti lo venerano per ottenere successo negli affari, ricchezza e benessere materiale. Le sue consorti, Siddhi (successo) e Buddhi (intelletto), a volte raffigurate ai suoi lati, sottolineano questi aspetti.
  • Connessione con il Mooladhara Chakra: Nella tradizione dello Yoga e del Tantra, Ganesha è associato al Mooladhara Chakra, il chakra della radice, situato alla base della colonna vertebrale. Questo chakra rappresenta la stabilità, la sicurezza, la sopravvivenza e la connessione con la terra. La venerazione di Ganesha aiuta a radicare l’individuo, a rimuovere le paure e a stabilire una solida base per la crescita spirituale.

In sintesi, Ganesha è la divinità che facilita il passaggio dal potenziale all’azione, che rimuove gli ostacoli esterni e interni, e che infonde saggezza e prosperità. La sua presenza è un promemoria costante che ogni viaggio, grande o piccolo, deve iniziare con consapevolezza, devozione e la benedizione del Divino.

Ganesha Il Dio Dalla Testa Di Elefante, Signore Del Buon Auspicio
Scultore nella sua casa semplice in Orissa, alle spalle molte statue di Ganesha (non sono in vendita)

Il Culto di Ganesha: Rituali, Festival e Devozione

La venerazione di Ganesha è una parte integrante della vita religiosa induista, manifestandosi in una varietà di rituali, preghiere e celebrazioni. La sua accessibilità e la sua natura benevola lo rendono una divinità amata da tutti, indipendentemente dalla setta o dalla tradizione.

  • La Puja Quotidiana: Nelle case induiste, è comune trovare una piccola statua o immagine di Ganesha. La puja quotidiana può essere semplice, includendo l’offerta di fiori, incenso, una lampada a olio (diya) e cibo (prasad), in particolare i suoi dolcetti preferiti, i modak. Il mantra più comune per Ganesha è “Om Gam Ganapataye Namaha”, che invoca la sua energia e le sue benedizioni. L’erba durva (Cynodon dactylon) è considerata particolarmente sacra per Ganesha e viene offerta in mazzetti di 21 steli.
  • Ganesh Chaturthi: Il festival più importante dedicato a Ganesha è il Ganesh Chaturthi, che celebra il suo compleanno. Questa festa, che cade tra agosto e settembre, è osservata con grande fervore in tutta l’India, ma è particolarmente grandiosa negli stati del Maharashtra, Karnataka, Telangana e Gujarat.
    • Preparazione: Giorni o settimane prima del festival, vengono realizzate statue di Ganesha di argilla, che vanno da piccole figure domestiche a gigantesche sculture pubbliche.
    • Installazione (Sthapana): Nel primo giorno del festival, le statue vengono portate a casa o in pandal (strutture temporanee) e installate con una cerimonia chiamata prana pratishtha, che invoca la presenza divina nella statua.
    • Adorazione: Per un periodo che può variare da 1, 3, 5, 7 o 10 giorni, i devoti eseguono puja elaborate, cantano bhajan (inni devozionali), recitano aarti (canti di lode con lampade accese) e offrono una varietà di prasad, con i modak in cima alla lista. Le famiglie e le comunità si riuniscono per celebrare, condividere cibo e partecipare a eventi culturali.
    • Immersione (Visarjan): Al termine del periodo di celebrazione, le statue di Ganesha vengono portate in processione con canti, balli e musica, e immerse in un corpo d’acqua (fiume, lago o mare). Questo atto simbolizza il ritorno di Ganesha al suo dimora celeste, portando con sé le sventure e gli ostacoli dei devoti, e il ciclo di creazione, preservazione e dissoluzione. È un momento di gioia e di commiato, con la speranza che Ganesha ritorni l’anno successivo.
  • Templi di Ganesha: Esistono numerosi templi dedicati a Ganesha in India e nel mondo. Alcuni dei più famosi includono il Tempio di Siddhivinayak a Mumbai, il Tempio di Dagadusheth Halwai Ganapati a Pune e i templi degli Ashtavinayak nel Maharashtra, un circuito di otto templi antichi di Ganesha che si ritiene siano Swayambhu (auto-manifestati).
  • Ganesha nelle Altre Tradizioni: Ganesha non è venerato solo nell’Induismo. È presente anche nel Buddhismo (dove è conosciuto come Vinayaka o Ganapati, spesso associato alla rimozione degli ostacoli sul sentiero spirituale) e nel Giainismo (come Ganapati o Siddhidata, un donatore di successo e benessere). La sua influenza si estende anche al di fuori dell’India, in paesi come il Nepal, la Thailandia, l’Indonesia (in particolare a Bali, dove è venerato insieme ad altre divinità indù), e persino in Giappone.

La devozione a Ganesha è caratterizzata da una profonda affettuosità. È visto come un amico, un protettore e un saggio consigliere, una divinità a cui ci si può rivolgere con fiducia e amore.

Ganesha Chaturthi, Il Compleanno Dellla Divinità Con La Testa Di Elefante
Ganesha Chaturthi, il compleanno dellla divinità con la testa di elefante

Ganesha nella Filosofia e nella Spiritualità: Oltre la Forma

Al di là della sua forma iconica e delle sue storie mitologiche, Ganesha incarna principi filosofici e spirituali profondi che risuonano con la ricerca della verità e della liberazione.

  • Il Simbolo dell’Om (Pranava): Alcune tradizioni vedono Ganesha come la personificazione del sacro suono Om (Aum), il suono primordiale dell’universo. La sua forma, in particolare la proboscide e il ventre, può essere interpretata come una rappresentazione visiva della scrittura Devanagari del simbolo Om. Questo lo collega direttamente alla creazione, alla coscienza universale e al potere del suono.
  • Il Controllo della Mente e dell’Ego: Il topo, veicolo di Ganesha, è una potente metafora della mente irrequieta e dell’ego. Il fatto che Ganesha, una divinità di saggezza e stabilità, cavalchi un topo, suggerisce che la vera maestria spirituale non consiste nell’eliminare la mente o l’ego, ma nel controllarli e dirigerli. Solo quando la mente è sotto controllo, si possono superare gli ostacoli interni (dubbi, paure, desideri) e progredire spiritualmente.
  • La Sacrificio per la Conoscenza: La storia della sua zanna spezzata usata per scrivere il Mahabharata sottolinea il valore supremo della conoscenza e del Dharma. Ganesha è disposto a sacrificare una parte di sé per preservare e diffondere la saggezza, insegnando che la vera conoscenza richiede dedizione e, a volte, sacrificio personale.
  • La Digestione di Tutte le Esperienze: Il suo grande ventre, che contiene l’universo, simboleggia la capacità di accettare e assimilare tutte le esperienze della vita, sia positive che negative, con equanimità. È un invito a non lasciare che le difficoltà o le gioie eccessive ci sbilancino, ma a integrare ogni esperienza nel nostro cammino di crescita.
  • Ganesha come Guida Interiore: In un senso più profondo, Ganesha non è solo una divinità esterna, ma una rappresentazione della saggezza e della forza interiore che risiede in ogni individuo. Invocare Ganesha significa risvegliare queste qualità innate, la capacità di discernere, di superare le proprie limitazioni e di iniziare nuovi capitoli della vita con fiducia. È la voce interiore che ci guida attraverso le sfide e ci spinge verso il nostro potenziale più elevato.

La filosofia dietro Ganesha è che la vita è piena di ostacoli, ma con saggezza, discernimento e una mente controllata, questi ostacoli possono essere superati o trasformati in opportunità. Ganesha ci insegna che la vera prosperità non è solo materiale, ma è la ricchezza della conoscenza, della pace interiore e della capacità di vivere una vita in armonia con il Dharma.

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Ganesha nel Mondo Contemporaneo: Un Messaggio Universale

La figura di Ganesha trascende i confini religiosi e culturali. La sua immagine è diventata un’icona globale, presente nell’arte, nella moda, nella decorazione e persino nel mondo degli affari. Questa popolarità deriva dal suo messaggio universale: la speranza di superare le difficoltà, la ricerca della saggezza e l’aspirazione al successo.

In un mondo sempre più complesso e pieno di incertezze, la figura di Ganesha offre un rassicurante punto di riferimento. Egli è il simbolo della resilienza, dell’intelligenza e della capacità di navigare le sfide della vita con grazia e forza. Che sia invocato come una divinità, un simbolo o un archetipo, Ganesha continua a ispirare milioni di persone a iniziare i loro viaggi con coraggio, a cercare la conoscenza e a credere nella propria capacità di rimuovere gli ostacoli sul proprio cammino.

Tutte le versioni della nascita di Ganesha e fonti storiche

1) La Versione Classica dallo Shiva Purana: Shiva Assente in Meditazione

Nello Shiva Purana, uno dei testi più devozionali per la figura di Shiva (datato intorno al V secolo d.C.), Parvati decide di creare un figlio perché stanca delle assenze prolungate del marito. Shiva, noto per le sue peregrinazioni yogiche e meditazioni in luoghi remoti come la Montagna del Kailash, è lontano da casa per lunghi periodi.

2) Parallelo nel Skanda Purana: L’Assenza per le Peregrinazioni

Lo Skanda Purana, il più vasto tra i 18 Mahapurana (oltre 80.000 versi), offre una variante simile. Qui Ganesha nasce dalla polvere e dagli unguenti corporei di Parvati durante il bagno rituale, mentre Shiva è ancora impegnato nelle sue ascetiche peregrinazioni, lontano sul Monte Kailash.

3) Shiva Presente ma collaborativo: Linga Purana

Nel Linga Purana, dedicato al lingam simbolo di Shiva, la creazione è più in collaborazione e la nascita di Ganesha assume un ruolo cosmico e difensivo. Viene descritto come creato appositamente per aiutare gli dèi nella battaglia contro i demoni. La sua forma, compresa la testa di elefante, non è casuale ma decretata dagli dèi fin dall’origine. Lo si ritrae così come una divinità guerriera, anziché la figura giocosa della tradizione popolare. Il Linga Purana sottolinea il suo compito di custode dell’equilibrio universale.

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4) Il Bimbo Luminoso: Brahma Vaivarta Purana

Qui si propone una versione del tutto diversa. Ganesha non nasce da curcuma o polvere, ma viene generato come un bambino luminoso direttamente dal grembo di Parvati, benedetto da Shiva e Vishnu. Parvati, la quale desiderava avere un figlio, decise di compiere un particolare sacrificio (punyakavrata) per un anno, in modo da appagare Vishnu. Dopo il completamento del sacrificio, Parvati diede alla luce un bellissimo bambino e con grande gioia volle celebrare la miracolosa nascita. Tutti gli dei e le dee si riunirono per gioire della nascita. Shani (la personificazione del pianeta Saturno e divinità del Karma), figlio di Surya (il dio del sole), era presente ma non volle di guardare il neonato. Disturbata e perplessa dal suo comportamento, Parvati gliene chiese la ragione, e Shani rispose che a causa di una maledizione, se avesse guardato il bambino lo avrebbe ferito. Dopo molte insistenze di Parvati, Shani volse lo sguardo e, non appena i suoi occhi si posarono sul neonato, la sua testa si dissolse all’istante. Tutte le divinità presenti si disperarono, per cui Vishnu si precipitò sulle rive del fiume Pushpabhadra e tornò con la testa di un cucciolo di elefante, e la unì al corpo del bambino infondendogli nuova vita. Vishnu benedisse il bambino, promettendogli che egli sarebbe stato adorato prima di qualunque altra divinità, e che sarebbe stato il migliore tra gli yogi; allo stesso modo Shiva lo pose a capo delle sue truppe e lo benedisse, affermando che qualsiasi ostacolo, di qualsiasi entità, sarebbe stato superato pregando Ganesha. Questa narrazione lo presenta come un figlio del cosmo, legato all’ordine universale anziché a una semplice vicenda domestica.

5) Destino e volontà divina: Padma purana

Parvati prega con fervore per avere un figlio, e la sua supplica viene esaudita dalla volontà divina. Tuttavia, è scritto nel destino che il bambino avrà la testa di un elefante. La decapitazione da parte di Shiva rientra proprio in questo piano predeterminato, non in un mero scontro casuale. Questa narrazione sposta l’attenzione dalla creazione al potere del fato, dipingendo Ganesha come una forza benefica già decretata dagli dèi.

6) La risata di Shiva: Varaha Purana

Una narrazione meno nota del Varaha Purana racconta che Ganesha nacque dalla risata di Shiva. Il suono allegro del dio assunse una forma concreta, dando vita al bambino che sarebbe diventato Ganesha. Questa versione evoca il lato giocoso e imprevedibile della divinità, in cui l’universo crea nuove vite attraverso la pura gioia. Qui Ganesha non è solo figlio di Parvati, ma l’incarnazione stessa dell’energia beata di Shiva..

7) Eterno e spirituale: Mudgala Purana

Si tratta di un testo specialistico su Ganesha Lo presenta come eterno e multiforme, dove le “nascite” sono allegorie per insegnarne la saggezza, non eventi letterali.

Riassumendo in breve

  • Shiva Purana: Shiva assente in meditazione; Parvati crea il figlio.
  • Skanda Purana: Ganesha da polvere di Parvati; Shiva in peregrinazioni.
  • Linga Purana: Creato con Shiva per battaglia contro demoni; testa elefante cosmica.
  • Brahma Vaivarta Purana: Nato dal grembo dopo sacrificio; testa elefante da Shani/Vishnu; benedizioni divine.
  • Padma Purana: Preghiera di Parvati; destino predeterminato con decapitazione.
  • Varaha Purana: Nato dalla risata di Shiva.
  • Mudgala Purana: Eterno; nascite allegoriche.
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Conclusione

Ganesha, il dio dalla testa d’elefante, è molto più di una semplice divinità. È un compendio di saggezza, un simbolo di forza e un promemoria costante della nostra capacità innata di superare le avversità. Dalle sue mitiche origini come guardiano di Parvati alla sua posizione di Signore degli Inizi, ogni aspetto della sua esistenza e della sua iconografia è intriso di significati profondi.

La sua venerazione non è solo un rito, ma un atto di allineamento con i principi di saggezza, discernimento e controllo della mente. Ganesha ci insegna che la vita è un viaggio costellato di ostacoli, ma che con la giusta attitudine e la sua benedizione, ogni impedimento può essere trasformato in un trampolino di lancio per la crescita. Che sia per un nuovo progetto, un esame, un matrimonio o semplicemente per affrontare la giornata, Ganesha rimane il primo a cui ci si rivolge, il distruttore degli ostacoli e il donatore di successo, la cui presenza benevola illumina il cammino di ogni devoto. La sua risata riecheggia attraverso i secoli, invitandoci a celebrare la vita, ad abbracciare la saggezza e a danzare attraverso le sfide con un cuore gioioso e una mente chiara.

Per saperne di più sull’India

India, destinazione senza compromessi. Un salto indietro nel tempo in una terra di grande misticità, capace di grandi fasti e di grandi miserie, ma sempre con una propria dignità e con un portamento elegante. Ad ogni passo c’è qualcosa da scoprire, in questa terra capace di grande ospitalità e dove, da viaggiatori, ci si sente sempre i benvenuti.

Prima di tutto il bagaglio: leggete l’articolo cosa mettere in valigia: la lista da stampare per il viaggio perfetto. Non dimenticare di infilare nel bagaglio anche un buon libro: provate a dare un’occhiata ai miei libri preferiti nell’articolo 10 libri (e oltre) per la tua vacanza in India, senza parlare di Yoga

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Cultura

Se vi interessa la cultura informatevi sui luoghi sacri dell’induismo e sulle regole di comportamento. Altri argomenti interessanti per avvicinarsi a questa fantastica destinazione sono descritti negli articoli chi sono i Sadhu indiani e cosa fannole caste in India e gli Intoccabili Dalitil Festival di Holi e la Festa dei Colori.

Antiche Religioni

Per approfondire la conoscenza sul variegato pantheon indiano leggete la sacra Trimurti e cenni su BrahmaShiva il DistruttoreVishnu ed i suoi Avatara, Ganesha dalla testa di elefante o Surya, il Dio del Sole indiano. Senza dimenticare che il buddhismo è nato in India, un occasione per visitare i luoghi del Buddha a Sarnath.

Tradizioni Tribali

Se, come me amate le tradizioni fate un salto nel passato dell’India Tribale, e scoprite le tribù dell’Orissa, i Kutia Kondh, i Dongria Kondh ed i Bonda, li ho incontrati nei mercati tradizionali e mi hanno affascinato.

Arrivederci presto!

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