Indra: il Re degli Dèi – il fulmine e l’elefante Airavata

di Max

Ci sono divinità che riconoscete subito: Ganesha con la sua testa di elefante, Buddha seduto in meditazione, Shiva con il tridente.

Poi ce n’è una che probabilmente avete già visto e magari anche fotografato senza saperlo, da qualche parte tra l’India, Bangkok, Angkor e Luang Prabang: un uomo in piedi o seduto su un elefante con più teste.

Si chiama Indra, ed è uno dei grandi protagonisti del passato, messi in secondo piano nell’induismo moderno, anche se a guardare bene lo si incontra spesso, a volte senza riconoscerlo.

Io l’ho incontrato tante volte in giro per l’Asia, in forme diverse e con nomi diversi, così che a un certo punto ho smesso di considerarlo una divinità minore.

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Il Dio che portava la pioggia, prima di Vishnu e Shiva

Prima che Vishnu e Shiva diventassero i protagonisti dell’induismo che conosciamo oggi, nei testi più antichi dell’India il protagonista era lui. Il Rigveda, uno dei testi sacri più antichi, gli dedica più inni che a qualsiasi altra divinità: Indra è il Dio del fulmine, del tuono, della pioggia che arriva dopo mesi di siccità. In un paese dove il raccolto dipende dal monsone, un Dio così non è un personaggio secondario.

È quello che decide se si mangerà quest’anno.

Indra e Sachi cavalcano Airavata. Foglio da un Panchakalyanaka (Cinque eventi propizi nella vita del Jina Rishabhanatha ([Adinatha]) Realizzato in: India, Rajasthan - Pubblico Dominio
Indra e Sachi a cavallo di Airavata, da una serie dedicata ai Panch Kalyanaka, i cinque eventi propizi della vita di Rishabhanatha, o Adinatha, primo Tirthankara della tradizione giainista. In questa scena Indra si reca a prendere il neonato Rishabhanatha per condurlo sul Monte Meru, dove celebrera il suo bagno rituale di nascita.
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Indra e il mito di Vrita il Serpente

Il mito di Vritra racconta Indra meglio di qualsiasi elenco di attributi.

Vritra era un grande serpente che aveva imprigionato le acque, chiudendole come dietro una gigantesca diga e impedendo loro di scorrere sulla terra. 

Indra, chiamato ad aiutare il mondo, bevve il Soma, una bevanda sacra capace di infondere forza ed energia divina, impugnò il suo Vajra, il fulmine destinato a diventare il simbolo stesso della sua potenza e si preparò ad affrontare il serpente.

Dopo una battaglia Indra colpì Vritra, spezzò l’ostacolo che tratteneva le acque e queste precipitarono nuovamente dalle montagne verso il mare, restituendo movimento e vita al mondo.

La tradizione ha successivamente arricchito enormemente questa storia. Un altro inno negli stessi Rigveda narra che Indra aveva combattuto servendosi delle ossa di Dadhici, o Dadhyanc, un antico Saggio Illuminato. Questo particolare nei racconti successivi divenne uno degli episodi più potenti della mitologia indiana. 

Info su Dadhici

Dadhici era un grande saggio, celebre per la conoscenza sacra e per la forza acquisita attraverso l’ascesi. Quando gli dei compresero che non avrebbero potuto sconfiggere Vritra con le armi che possedevano, andarono da lui e gli chiesero cio che difficilmente si sarebbe potuto chiedere a qualcuno: il suo stesso corpo. Dadhici accetto. Rinunciò volontariamente alla vita affinché le sue ossa potessero diventare un’arma capace di salvare gli dei e ristabilire l’ordine del mondo.

Come interpretare il mito

É facile identificare questa immagine con l’arrivo di un temporale che interrompe una lunga siccità e restituisce la pioggia alla terra ed è infatti una delle interpretazioni più diffuse del mito. Ma la scena racconta qualcosa di ancora più grande.

Vritra rappresenta ciò che trattiene, chiude e impedisce alla vita di fluire, mentre Indra è la forza che spezza quella barriera e rimette in moto il mondo. Per questo la sua vittoria sul serpente non fu soltanto una battaglia contro un mostro: per i poeti vedici assunse quasi il significato di un nuovo atto di creazione.

Il Vajra, tra l’altro, è sopravvissuto a Indra stesso. Lo ritroverete in tutta l’iconografia del buddismo tibetano, dove è diventato uno degli oggetti rituali più importanti: un’arma vedica che finisce tra le mani dei monaci, qualche migliaio di chilometri e qualche migliaio di anni più tardi.

Vajra
Vajra il fulmine di Indra poi ripreso anche da altre religioni e tradizioni asiatiche

Indra non è rimasto uguale nel corso dei secoli.

La figura di Indra è cambiata insieme alla religione indù, nei secoli ha perso progressivamente il ruolo dominante che aveva avuto nell’epoca vedica per lasciare spazio a Vishnu, Shiva e alle grandi manifestazioni della Devi. Non è scomparso, però, continua ad essere il sovrano del cielo e degli Dèi, ha attraversato i miti buddisti e, seguendo l’influenza culturale dell’India, è arrivato in Cambogia, Laos e Thailandia. Qui ha cambiato persino nome, ma accanto a lui continua ad apparire il suo inseparabile elefante celeste: Airavata, diventato Erawan.

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Indra è il deva delle tempeste e della pioggia. È il capo dei "Devas" e il signore di Svargaloka (paradiso nell'induismo). Proveniente da Giava, XI secolo d.C. (National Museum of Scotland, Edimburgo, Regno Unito) - Pubblico Dominio
Indra è il deva delle tempeste e della pioggia. È il capo dei “Devas” e il signore di Svargaloka (paradiso nell’induismo). Giava, XI secolo d.C. (National Museum of Scotland, Edimburgo) – Pubblico Dominio

Un re che non si fida nemmeno di se stesso

Quello che mi affascina di Indra, rispetto ad altre divinità indù, è che non è affatto un sovrano perfetto. È potente ma insicuro. Governa il cielo ma passa buona parte del tempo a guardarsi le spalle, terrorizzato che qualche asceta troppo potente possa rubargli il trono, tanto da interrompere le sue meditazioni con ogni scusa.

È orgoglioso, a volte ingannato dal proprio orgoglio e finisce spesso umiliato. Non è il Dio infallibile a cui siamo abituati a pensare in Occidente: è più vicino a un capo che sa di non essere insostituibile.

Con il tempo ha perso pure il trono, almeno in senso simbolico. Vishnu e Shiva hanno guadagnato il centro della scena, e Indra resta sì il re dei Deva, ma di un regno secondario: Svarga, associato al monte Meru, con capitale Amaravati.

Potentissimo, ma non più al vertice.

Airavata, l’elefante che ha fatto più strada del suo padrone

È proprio in questa fase che accanto a Indra compare la figura che lo renderà davvero riconoscibile in tutta l’Asia: Airavata, l’elefante bianco nasce durante la Zangolatura dell’Oceano di Latte, lo stesso episodio che racconto per esteso nell’articolo dedicato. Da quel momento Airavata diventa la cavalcatura, il Vahana di Indra e i due viaggiano sempre insieme: nell’arte e nei miti successivi.

La sua storia completa, con le diverse forme che assume nel tempo, la trovate nell’articolo dedicato ad Airavata, l’elefante bianco di Indra e l’Erawan thailandese.

Quando il buddismo e l’induismo si spostano verso il Sud-est asiatico, insieme ai monaci, ai brahmani e ai mercanti, Indra e Airavata li seguono. E qui cominciano a cambiare pelle.

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Da Indra a Phra In, da Airavata a Erawan

Una stampa del XIX secolo d.C. raffigurante la principale divinità indù Indra mentre cavalca il suo elefante bianco Airāvata e impugna uno scalpello, una spada e un fulmine, a indicare il suo ruolo di re degli dèi e portatore di piogge benefiche. (British Museum, Londra) - Publico Dominio
Una stampa del XIX secolo d.C. raffigurante la principale divinità indù Indra mentre cavalca il suo elefante bianco Airāvata e impugna uno scalpello, una spada e un fulmine, a indicare il suo ruolo di re degli dèi e portatore di piogge benefiche. (British Museum, Londra) – Pubblico Dominio

In Thailandia Indra diventa Phra In. Airavata diventa Erawan, e l’elefante a più teste delle antiche descrizioni si fissa, nell’arte thailandese, nella forma a tre teste che vedete ovunque una volta che cominciate a cercarla.

La versione più spettacolare l’ho vista a Samut Prakan, appena fuori Bangkok: sopra l’Erawan Museum si alza un elefante a tre teste di dimensioni monumentali, visibile da lontano, che custodisce al suo interno un percorso che attraversa simbolicamente il mondo sotterraneo, il mondo umano ed il cielo.

Ne parlo più diffusamente nell’articolo dedicato all’Erawan Museum di Samut Prakan.

Non serve però uscire da Bangkok per incontrarlo. Al Wat Arun, dove sono stato più volte, Indra ed Erawan compaiono sul grande prang centrale (la torre a base quadrata): in quattro nicchie il dio cavalca il suo elefante a tre teste, quasi nascosto tra porcellane, mosaici e decorazioni floreali. È un dettaglio facile da perdere, se non sapete cosa cercare.

Lo stesso filo continua nel Grande Palazzo Reale, e in particolare nel complesso del Wat Phra Kaew, dove Indra ed Erawan compaiono ancora nell’apparato decorativo, accanto a Garuda, Naga, Yaksha e alle numerose figure provenienti dalla cosmologia indiana e reinterpretate dall’arte thailandese.

Tutto intorno corre anche il Ramakien, la versione thailandese del Ramayana, dipinta lungo le gallerie del tempio: un altro esempio di come i miti arrivati dall’India siano stati assorbiti e trasformati fino a diventare parte della cultura thailandese.

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In Cambogia, scolpito nella pietra

In Cambogia il legame con l’India vedica si fa ancora più diretto.

A Banteay Srei, dove sono stato nel 2022, Indra compare tra le decorazioni più fini di tutta l’area di Angkor, proprio in groppa ad Airavata. È uno di quei templi dove conviene rallentare e guardare i portali da vicino invece di limitarsi all’impressione d’insieme, perché ogni parete nasconde qualcosa che si capisce solo dopo aver imparato la storia che c’è dietro.

Indra sul suo elefante a tre teste Airavata - Erawan - Portale a Banteay Srei - Cambogia
Indra sul suo elefante a tre teste Airavata – Erawan – Portale a Banteay Srei – Cambogia

Ad Angkor Wat c’è uno dei bassorilievi più estesi dell’intera mitologia induista: la Zangolatura dell’Oceano di Latte, con Deva e Asura che tirano il serpente Vasuki in direzioni opposte. È lo stesso episodio da cui nasce Airavata.

Ad Angkor Thom l’elefante torna protagonista sulla Terrazza degli Elefanti, dove lunghe file di pachidermi scolpiti accompagnano scene di caccia e processioni reali. In alcune scalinate, invece, emergono monumentali elefanti a tre teste, riconducibili ad Airavata, le cui proboscidi si allungano come colonne verso fiori di loto.

È ancora l’elefante divino di Indra incontrato in India, ma trasformato dal linguaggio dell’arte khmer: lo stesso simbolo che, ogni volta che attraversa un confine, sembra tornare con un vestito diverso.

In Laos, più nascosto ma non meno presente

Erawan porta Indra a Wat Pak Nam Jolo a Chachoengsao, Thailandia, un monastero risalente alla fine del periodo di Ayutthaya.
Erawan porta Indra a Wat Pak Nam Jolo a Chachoengsao, Thailandia, un monastero risalente alla fine del periodo di Ayutthaya.

In Laos, Indra si fa più discreto. A Luang Prabang, dove sono stato nel 2024, non lo troverete scolpito in grande come ad Angkor, ma l’universo culturale da cui proviene è ovunque: a Wat Xieng Thong tra Naga e creature della cosmologia buddista, a Wat Mai Suwannaphumaham tra decorazioni che raccontano episodi religiosi arrivati, anche loro, dall’India.

Persino il Ramayana è arrivato fin qui, trasformato nel Phra Lak Phra Lam.

Viaggiando tra Thailandia, Laos e Cambogia ci si accorge quindi che le stesse figure sembrano seguirci, ma non sono mai esattamente uguali.

🐢 Le Meditazioni del Panda dal Tempio di BambùScopri di più su questa rubrica

Un Re che teme di perdere il trono non è meno Re. È solo uno che ha capito come funziona il trono.

— Guì

Indra resta il sovrano del cielo per millenni, eppure passa buona parte dei suoi miti a guardarsi le spalle. Trovo che sia la cosa più umana di tutto il racconto: anche un Dio del temporale si scopre pieno di dubbi come chiunque altro.

I templi di Indra

Per una divinità che nel Rigveda occupa uno spazio così importante, sorprende scoprire quanto siano rari i templi interamente a lui dedicati. Con il passare dei secoli il culto di Indra come divinità autonoma ha perso centralità, ma non è scomparso del tutto: continua a vivere nelle immagini, nei rituali, nelle feste e nei pochi santuari disseminati tra India, Nepal e Sud-est asiatico.

Uno dei templi più interessanti si trova a Dahachowk, in Nepal, nei pressi di Kathmandu, dove il culto di Indra è legato ancora una volta all’acqua e alla pioggia. Qui, nell’area sacra di Indrathan, sorgono templi dedicati a Indra e Indrayani. Indra continua ad essere ricordato come il dio che governa le piogge, proprio come nei racconti vedici in cui libera le acque imprigionate da Vritra.

In Thailandia, come ho già detto, Indra cambia il suo nome in Phra In. A Bangkok è possibile trovarlo nel santuario di Amarindradhiraja, dove una grande statua verde lo mostra come sovrano celeste, accompagnato da Erawan. La prossima volta che vado a Bangkok lo voglio visitare!!

Ad Ayutthaya, all’interno del complesso buddista di Wat Senasanaram, esiste inoltre un vero e proprio santuario consacrato a Indra.

In Cambogia è difficile parlare di grandi templi costruiti esclusivamente per lui, ma la sua presenza nell’arte khmer è fortissima. A Banteay Srei, a Koh Ker e in numerosi altri templi, Indra appare sopra gli ingressi o sugli architravi, quasi sempre in sella ad Airavata.

I suoi templi sono pochi, ma la sua immagine è ovunque.

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Un Dio che dovrete imparare a riconoscere

Nessuno vi segnalerà Indra con un cartello. Lo riconoscerete da soli o non lo riconoscerete affatto, solo cercando i dettagli che trasformano una scultura qualunque nel racconto di uno dei miti più antichi di questa parte di mondo.

Se la prossima volta che siete in India, Thailandia, Laos e Cambogia vi capita di vedere un elefante con troppe teste, cercate bene, Indra potrebbe essere proprio lì.

Bibliografia e fonti

  • Vasubandhu, Abhidharmakosha-bhashyam
  • Matsya Purana e Bhagavata Purana
  • Wikipedia, voci “Mount Meru”, “Mount Meru (Buddhism)”, “Wat Arun”, “Mount Meru (disambiguation)”
  • UNESCO, lista propositiva, scheda “Phra Prang of Wat Arun Ratchawararam: The Masterpiece of Krung Rattanakosin”
  • Tibetan Buddhist Encyclopedia, voce “Meru”
  • The View from Mount Meru, Lion’s Roar
  • Bangkok Post, sul Phra Merumas
  • Esperienza personale

Approfondite i temi legati alla cultura e alla spiritualità

In Asia capita che un Buddha e una divinità Indù dividano lo stesso tempio. Saperle riconoscere cambia il modo di apprezzare la visita ad un luogo sacro. Qui sotto trovate gli approfondimenti che ho raccolto finora, divisi per tradizione, altri li trovate nella sezione Cultura e Spiritualità.

Induismo: divinità e luoghi sacri

Si parte dalla sacra Trimurti con Brahma, Shiva e Vishnu. Gli articoli su Shiva il Distruttore e Vishnu ed i suoi Avatara raccontano due figure centrali di questa tradizione. Tra le divinità più popolari c’è anche Ganesha, il Signore degli Inizi che vi attende all’ingresso dei templi, ma per riconoscere gli Dèi nelle immagini aiuta l’articolo sui Vahana, i veicoli degli Dei.

Se invece vi chiedete dove andare, leggete i luoghi sacri dell’induismo e le regole di comportamento.

Buddismo: figure, gesti e simboli

Prima di tutto conosciamo il Buddha, così come l’ho conosciuto io: Incontro con Siddharta Gautama, il Buddha a Sarnath.

Per orientarvi tra le scuole partite dalle correnti del Buddismo nel Sud Est Asiatico. Le immagini del Buddha hanno un linguaggio preciso: Asana e Mudra spiega posizioni e gesti mentre una immagine del Buddha per ogni giorno della settimana le collega ai giorni. Poi i Cinque Buddha della Saggezza per la tradizione tibetana e Guan Yin, la signora della Compassione per il collegamento alla Cina ed al Buddismo Mahayana, diffuso anche in alter parte dell’Asia.

Per il resto dell’iconografia ci sono i simboli buddisti e i loro significati.

Dove le due tradizioni si incontrano

Le due tradizioni si intrecciano più di quanto si pensi. Lo mostrano il Monte Meru presente in entrambe le cosmologie e riconoscibile nella struttura di molti templi, Garuda, la divinità con le ali e i serpenti Naga.

Se vi interessa qualcosa che non ho elencato, una divinità meno conosciuta come Surya il Dio del Sole o un episodio centrale nella mitologia come la Zangolatura dell’Oceano di Latte, cercatelo tra gli altri articoli che sono raccolti nella sezione Induismo, nella sezione Buddismo o in quella legata alla Cultura e alla Spiritualità.


Bangkok

– Erawan Museum: un elefante a tre teste, tra mito e cosmologia

Buddismo

– Asana e Mudra, le posizioni del Buddha e cosa significano
– Bhumisparsha Mudra: connessione con la Terra e sottomissione di Mara
– La posizione del Buddha che cammina o Walking Buddha
– Buddha Sdraiato o Reclining Buddha: Significato e Iconografia Storica
– Dhyani Buddha – Cinque Buddha della Saggezza: una mappa della mente illuminata
– Le Correnti del Buddismo nel Sud Est Asiatico e oltre
– Cosa fare in Cambogia: 10 esperienze da non perdere.
– Faq Cambogia: indicazioni, consigli e stranezze Khmer
– Ganesha Chaturthi – il compleanno della Divinità dalla Testa di Elefante
– Ganesha: Il Signore degli Inizi e il Distruttore degli Ostacoli
– Garuda la divinità con le ali
– Guan Yin la signora della Compassione (Quan Am, Kwan Yin)
– I Templi Kohfukuji e il Buddha della guarigione a Nara
– Il Mala: 108 perle nel Rosario Buddista
– Incontro con Siddharta Gautama, il Buddha a Sarnath
– Indra: il Re degli Dèi – il fulmine e l’elefante Airavata
– Kirtimukha, il Volto della Gloria
– La Kora: camminare come forma di preghiera nel Buddismo tibetano
– La straordinaria leggenda della Principessa Miao Shan
– Le parole del Buddismo e dell’Induismo che devi conoscere se visiti Angkor
– Il Monte Meru nel Buddismo e nell’Induismo
– Naga, i mitologici serpenti in Cambogia
– Il mantra Om Mani Padme Hum
– Le festività Buddiste
– Phra Sivali – il patrono dei viaggiatori
– Ruesi, gli eremiti della foresta
– San Phra Phum – Guida completa agli altari thailandesi
– I simboli Buddisti, esempi e significati
– Thao Wessuwan o Vaisravana
– Tri Mukhi Rudraksha o Rudraksha a tre facce
– Una immagine del Buddha per ogni giorno della settimana
– Uposatha o Buddha day, il giorno di osservanza Buddista
– Vesak: Compleanno del Buddha in Thailandia e nel Sud Est Asiatico
– Vishnu ed i suoi Avatara, il conservatore
– Visitare un Tempio Buddista nel sud-est asiatico: 7 regole e consigli

Cambogia

– Nang Kwak: chiama la fortuna in Thailandia e Cambogia 
– Rahu, le Eclissi, l’Oceano di Latte e l’Amrita

Cultura e Spiritualità

– Albero Genealogico del Regno di Lanna
– Bacchette cinesi per mangiare storia, guida pratica e consigli utili
– Bazi: gli otto caratteri del Destino e la Metafisica Cinese
– Il Capodanno cinese 2026: benvenuti nell’anno del Cavallo di Fuoco Yang
– Come dire le ore in Thai: lo scorrere del tempo nel Paese del Sorriso
– Difficile Imparare il Thailandese: Sfide e Strategie Efficaci
– Imparare il thailandese per viaggiare: Consigli Pratici per Principianti
– Re Mengrai: Fondatore del Regno di Lanna