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Articoli Recenti

Chiang Mai in tre giorni - Visitare la Rosa del Nord

Chiang Mai in tre giorni: mappa e itinerario per scoprire la città

di Max Pubblicato: 28/07/2026
Thailandia Scritto da Max

Chiang Mai è una delle gemme del nord della Thailandia, famosa per la sua cultura vibrante e la bellezza paesaggistica. 

Fermarsi a Chiang Mai almeno tre giorni permette di esplorare i Templi famosi come Wat Phra Singh e Wat Chedi Luang, immergersi nella vita locale passeggiando nei mercati notturni, e godere delle delizie culinarie offerte dalle strade della città. 

Ogni angolo di Chiang Mai riserva qualcosa di speciale, che sia un piccolo caffè o un Tempio dove godere di un’oasi di pace e di spiritualità.

Per chi desidera un contatto più ravvicinato con la natura e la cultura thai, le escursioni nei dintorni rappresentano un’occasione d’oro. Esperienze come visitare il Parco Nazionale di Doi Inthanon* offrono una pausa rinfrescante dalla vivacità cittadina e permettono di apprezzare la ricca biodiversità della regione.

ATTENZIONE: le indicazioni presenti negli articoli sono fornite gratuitamente a scopo divulgativo e potrebbero essere non aggiornate o incomplete. Prima di acquistare, di prenotare o di partire, consultate sempre i siti ufficiali. Alcuni link in questo articolo sono link di affiliazione (anche i link ad Amazon*). Gli articoli aggiornati o pubblicati a partire da febbraio 2024 riportano un asterisco* accanto ai link di affiliazione.

Indice dell'articolo : clic per aprire

Clicca sul titolo per andare alla sezione

  • La Storia di Chiang Mai
    • Chiang Mai: Rosa del Nord
    • Il Regno Lanna
  • Attrazioni Principali e Templi
    • Wat Chiang Man
    • Wat Chedi Luang 
    • Wat Phra Singh
    • Wat Sri Suphan, il Tempio d’Argento
    • Wat Buppharam
    • Wat Si Phum o Wat Chai Si Phum
    • Wat Rajamontean
    • Wat Lok Moli (o Molee)
    • Wat Phra That Doi Suthep
    • Wat Pha Lat
    • Wat Umong
  • Percorsi Urbani e Itinerari Consigliati
    • Giro dei Templi
    • Città Vecchia di Chiang Mai
  • Itinerario per tre giorni a Chiang Mai
    • 1 Giorno – Templi della città vecchia
    • 2 Giorno – Templi fuori città
    • 3 Giorno – Esperienza con gli elefanti e Villaggi Tribali
  • Mappa di Chiang Mai con itinerario
  • Esperienze Culturali
    • Incontro con i Monaci
    • Villaggi Kayan (Karen o Kayan Lahwi o Padaung)
    • Minoranze etniche
    • Baan Tawai
    • Santuari degli Elefanti
    • Bo Sang e l’arte degli Ombrelli Thailandesi
  • Mercati e Shopping
    • Il Mercato Notturno
    • Ploen Ruedee
    • Wua Lai Road – Mercato del Sabato
    • Sunday Market
    • Nong Ho Second Hand e Flea Market
  • Esplorare i dintorni
    • Cascate e Parchi Naturali
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    • Street Food e ristorantini
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  • Consigli di Viaggio
    • Dove Dormire a Chiang Mai
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  • Visite nei Dintorni
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  • Il Clima a Chiang Mai e il periodo migliore per la visita
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  • Thailandia

La Storia di Chiang Mai

Chiang Mai, nota anche come la Rosa del Nord, è una città con una ricca storia che affonda le sue radici nel passato del Regno Lanna. Dinamica e culturalmente interessante, questo luogo rappresenta una tappa importante nella storia della Thailandia settentrionale e non solo.

Wat Phra Sing - Chiang Mai - Thailandia_-2
Wat Phra Sing – Immagine del Buddha Phra Singh a Chiang Mai – Thailandia

Chiang Mai: Rosa del Nord

Chiang Mai, come già detto, è spesso denominata la Rosa del Nord per la sua posizione strategica e la sua bellezza naturale, ma in realtà il nome ha il significato di Città Nuova. 

La città, infatti, fu fondata nel 1296 dal re Mengrai e divenne presto la capitale del Regno Lanna al posto della precedente capitale Chiang Rai (Città di Mengrai). 

Vedi anche la Genealogia del Regno di Lanna

Grazie alla sua posizione lungo le antiche rotte commerciali, ben presto Chiang Mai divenne un importante centro culturale e commerciale, attraendo sia commercianti, che artigiani, che, ovviamente una grande moltitudine di monaci e favorendo, in questo modo, la costruzione di importanti Templi e strutture religiose

I numerosi Templi Buddisti, come il famoso Wat Phra Singh, testimoniano l’eredità culturale che la città ha mantenuto nel corso dei secoli. Questa ricca tradizione ha lasciato un’impronta indelebile nella vita quotidiana dei suoi abitanti

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Il Regno Lanna

Il Regno Lanna, che significa letteralmente Un Milione Di Campi Di Riso, di cui Chiang Mai fu la capitale, era uno dei principali Regni della Thailandia settentrionale. 

Durante il periodo di massima espansione il Regno comprendeva molti territori delle odierne province della Thailandia del Nord e aveva reso vassalli anche buona parte degli stati vicini, come i Regni di Chiang Hung e di Mueang Sua (l’odierna Luang Prabang), arrivando a sottomettere alcune zone nei territori dell’odierno Vietnam settentrionale e dello Stato Shan.

Successivamente alla morte di uno dei successori di Mengrai, Mueang Kaeo, nel 1525 il regno cominciò ad indebolirsi a causa delle frequenti lotte con la vicina Birmania, fino a divenire vassallo del Regno birmano nel 1558 e successivamente del regno di Thonburi, per essere poi annesso alla moderna Thailandia. 

L’ultimo sovrano con il titolo di regnante sul Regno di Lanna fu il principe Kaew Nawarat di Chiang Mai, e alla sua morte nel 1939 il titolo fu abolito.

Ancora oggi, le tradizioni Lanna influenzano la cultura, i festival e l’arte della regione, rendendo Chiang Mai un luogo affascinante e culturalmente ricco da esplorare.

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Attrazioni Principali e Templi

Chiang Mai è una città dove i Templi Buddisti dominano il paesaggio culturale, ciascuno con la propria storia unica e architettura affascinante. Questi luoghi sacri offrono una miscela di spiritualità e bellezza architettonica.

Etiquette per visitare un Tempio (regole per una buona convivenza)

Visitare un tempio in Thailandia è un'esperienza affascinante e spirituale, ma è importante rispettare alcune regole di comportamento per mostrare rispetto verso la cultura e le tradizioni locali.Ecco alcune linee guida da seguire:
- Abbigliamento: è consigliabile indossare abiti sobri. Evitate shorts, gonne corte, canottiere e abiti che lasciano le spalle scoperte. Portate con voi un pareo o uno scialle per coprirvi se necessario.
- Calzature: prima di entrare nel Tempio, togliete le scarpe: all'ingresso di ogni Tempio ci sono delle aree dove potete lasciarle e nessuno si sogna di rubarle. Indossate scarpe facili da togliere e mettere e se vi dà fastidio camminare a piedi nudi, potete tenere le calze o portarne un paio da indossare appositamente.
- Comportamento: mantenete un tono di voce basso e rispettoso e non toccate le statue di Buddha, che è considerato sconveniente. Non rivolgete mai i piedi verso le immagini sacre o i monaci, quando vi sedete, cercate di tenere i piedi raccolti o mettetevi in ginocchio.
- Fotografie: chiedete sempre il permesso prima di scattare foto, specialmente se ci sono monaci o fedeli in preghiera. In alcuni templi è vietato fare fotografie, cercate di rispettare le indicazioni.
- Interazione con i monaci: le donne in genere non possono toccare i monaci o passare loro gli oggetti direttamente. Se una donna deve dare qualcosa a un monaco, dovrebbe passarlo a un uomo che poi lo passerà al monaco. Mostrate sempre rispetto quando parlate con un monaco. Quando salutate o vi presentate potete fare un piccolo inchino con le mani giunte in segno di rispetto.
- Donazioni: è normale fare una piccola donazione al tempio (da 20 bath in su). Le urne per le offerte di solito si trovano vicino all'ingresso o nei pressi delle immagini Sacre.
- Comportamento generale: non fumate e non mangiate all'interno del tempio, spegnete il cellulare o mettetelo in modalità silenziosa.

Seguendo queste regole, mostrerete rispetto per la cultura e le tradizioni thailandesi e vi godrete appieno le visite.

Wat Chiang Man

Il Wat Chiang Man è il Tempio più antico di Chiang Mai, noto per la sua collezione di antiche sculture e la presenza di importanti immagini del Buddha. 

Wat Chiang Man fu fondato da re Mengrai nel 1297 sul sito di Wiang Nopburi, una città fortificata del popolo Lawa, sfruttata come accampamento durante la costruzione della sua nuova capitale.

Il Tempio si distingue per l’architettura Lanna tradizionale e le sue sale sono spesso frequentate da fedeli in preghiera. La Chedi principale, denominata Chang Lom Chedi (La Chedi degli Elefanti), è la struttura più caratteristica del complesso grazie al grande basamento quadrato in pietra, decorato con 15 elefanti simbolo di solidità e protezione.

Nel Viharn (Sala delle Assemblee) principale è custodita una immagine del Buddha tra le più antiche del regno (risalente al 1465), mentre la Viharn più piccola ne custodisce due altrettanto importanti: Phra Sila e Phra Sae Tang Khamani.

  • Phra Sila è un bassorilievo che raffigura il Buddha in piedi in uno stile tipico Singalese, risalente al IX secolo.
  • Phra Sae Tang Khamani, Il Buddha di Cristallo, è una piccola statua in quarzo che raffigura il Buddha in Bhumisparsha Mudra. La statua era appartenuta probabilmente alla regina Chama Thewi, del Regno di Haripunchai, l’attuale Lamphun e trasportata a Chiang Mai come bottino di guerra nel XIII secolo.
Wat Chiang Man - Chiang Mai
Wat Chiang Man – Chiang Mai
  • Orario: dalle 5:00 alle 21:00 tutti i giorni
  • Indirizzo: 171 Ratchapakhinai Rd, Tambon Si Phum, Mueang Chiang Mai District, Chiang Mai 
  • Link Google Maps
  • Ingresso: gratuito
Chiang Mai in tre giorni: mappa e itinerario per scoprire la città » https://www.massimobasso.com/articoli/page/5/

Wat Chedi Luang 

Il Wat Chedi Luang Worawihan, il Tempio della Grande Chedi si trova nel cuore di Chiang Mai ed è celebre per la sua antica Chedi, una struttura imponente parzialmente distrutta da un terremoto. Questo complesso storico un tempo ospitava il famoso Buddha di Smeraldo, ora a Bangkok. Il Tempio è un luogo di culto molto attivo e offre un’opportunità per partecipare a dialoghi con i monaci che vivono al suo interno.

La Chedi fu costruita dall’VIII sovrano della dinastia Mengrai, per seppellire le ceneri del padre. 

La costruzione del Tempio durò quasi cento anni: iniziò nel 1391, per essere completata nella forma attuale nel 1475. Una volta ultimato il Tempio ospitò per quasi un secolo la statua del Buddha di Smeraldo, la statua più importante e venerata della Thailandia. La statua successivamente fu trasferita in Laos, a Luang Prabang, prima di arrivare nella sua collocazione definitiva al Wat Phra Kaew, a Bangkok, dove si trova oggi.

Wat Chedi Luang - Chiang Mai - Thailandia_
Wat Chedi Luang – Chiang Mai – Thailandia
  • Orario: dalle 5:00 alle 22:30 tutti i giorni
  • Indirizzo: 103 Prapokklao Road, Tambon Si Phum, Mueang Chiang Mai District, Chiang Mai
  • Link Google Maps
  • Ingresso: gratuito
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Wat Phra Singh

Il Wat Phra Singh Woramahawihan, conosciuto anche come il Monastero del Buddha Leone, è un grande monastero, ancora attivo, ed è uno dei Templi più venerati della città, famoso per la statua del Buddha Phra Singh (foto in alto nella sala rossa)). 

Il Tempio risale al XIV secolo ed è caratterizzato da soffitti alti e intricati lavori in legno. Durante il festival di Songkran, le celebrazioni qui sono particolarmente vivaci e attirano visitatori da ogni parte del paese.

La costruzione del Tempio fu ordinata da re Pha Yu, quinto re della dinastia Mengrai, nel 1345.

Inizialmente si trattava di una Chedi che doveva custodire le ceneri del defunto padre, ma negli anni successivi furono costruiti molti altri edifici ed il complesso fu chiamato Wat Phra Lichiang. 

Nel 1367 all’interno del Tempio venne collocata la statua Phra Buddha Singh ed il complesso prese il nome attuale. Durante il dominio Birmano il Tempio venne abbandonato, per essere successivamente recuperato ed ampliato a partire dalla fine del XVIII secolo.

La struttura è stata rimaneggiata e ristrutturata ancora nei primi anni del XX secolo e ultimamente nel 2002.

Se volete vedere un posto veramente vivace, questo Tempio fa per voi: qui ci sono oltre 700 fra monaci e novizi, infatti il Wat Phra Singh ospita una delle scuole Buddhiste più importanti della Thailandia.

Wat Phra Sing - Chiang Mai - Thailandia_
Wat Phra Sing – Chiang Mai – Thailandia
  • Orario: dalle 7:00 alle 18:00 tutti i giorni
  • Indirizzo: 2 Samlarn Rd, Tambon Si Phum, Mueang Chiang Mai District, Chiang Mai
  • Link Google Maps
  • Ingresso: gratuito

Wat Sri Suphan, il Tempio d’Argento

Conosciuto come il Tempio d’Argento, il Wat Sri Suphan è un Tempio Buddista costruito nel classico stile Lanna e famoso per le intricate decorazioni in argento che adornano la struttura principale. 

Wat Sri Suphan fu costruito intorno all’anno 1500 quando il villaggio (ora inglobato in Chiang Mai) era uno dei centri principali della lavorazione dell’argento.

Originariamente la struttura era di legno, ma con l’andare del tempo, per le ristrutturazioni venne usato il prezioso metallo, fino ad arrivare al 2008, quando si decise di ricoprire d’argento l’intero Tempio, sfruttando le capacità degli artigiani del luogo.

Anche l’interno del Tempio è quasi interamente in argento, con qualche concessione alla modernità, come le numerose luci che rendono l’illuminazione serale veramente suggestiva.

Ogni martedì, giovedì e sabato i monaci offrono sono disponibili per parlare con i fedeli o anche semplicemente con i curiosi. Alcuni di questi sono veramente carismatici e starli a sentire offre l’occasione di partecipare un po’ della cultura Thai e del modo di pensare locale. I discorsi iniziano nel tardo pomeriggio e vanno avanti fino a tarda sera.

Per chi vuole provare i monaci offrono anche lezioni di meditazione gratuite per principianti, che per buona creanza andrebbero ricompensate con qualche modesta donazione in segno di apprezzamento.

Attenzione. Al contrario degli altri Templi, le donne non possono entrare nella sala principale del Tempio, ma vale la pena di vederlo anche solo dall’esterno.

Wat Sri Suphan - il Tempio d’Argento a Chiang Mai - Immagine dopo il tramonto
Wat Sri Suphan – il Tempio d’Argento a Chiang Mai – Immagine dopo il tramonto
  • Orario: dalle 7:00 alle 19:00 tutti i giorni tranne il sabato dalle 7:00 alle 23:00
  • Indirizzo: 100 Wua Lai Rd, Haiya Sub-district, Mueang Chiang Mai District, Chiang Mai
  • Link Google Maps
  • Ingresso: gratuito
Chiang Mai in tre giorni: mappa e itinerario per scoprire la città » https://www.massimobasso.com/articoli/page/5/

Wat Buppharam

Wat Buppharam si trova poco al di fuori del quadrilatero di mura storiche della città di Chiang Mai ed è noto per la sua architettura unica, le sue antiche statue e le sue decorazioni elaborate. 

Il Tempio fu fondato nel 1497 durante il regno del Re Muang Kaew della dinastia Lanna e combina elementi dell’architettura Lanna con influenze birmane e cinesi. La struttura principale del tempio è un viharn (sala delle assemblee) che presenta dettagli intricati in legno intagliato e decorazioni dorate.

La parte più antica, però è rappresentata dalla Chedi, che risale al XV secolo.

Interessanti la sale delle assemblee: la più piccola ospita una antica statua del Buddha risalente al XVIII secolo, mentre la più grande è ravvivata da splendidi dipinti murali raffiguranti scene del Jataka ed una porta riccamente decorata.

I Jataka sono una raccolta di racconti che descrivono le vite precedenti del Buddha Gautama prima della sua ultima nascita come Siddhartha Gautama. Questi racconti sono una parte importante della letteratura buddista e sono utilizzati per insegnare lezioni morali e valori etici. I Jataka sono molto popolari in molti paesi buddisti, tra cui Thailandia, Myanmar, Sri Lanka, Laos e Cambogia.
  • Orario: dalle 6:00 alle 17:00 tutti i giorni
  • Indirizzo: 143 Tha Phae Road, Tambon Chang Moi, Mueang Chiang Mai District, Chiang Mai 
  • Link Google Maps
  • Ingresso: gratuito
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Wat Si Phum o Wat Chai Si Phum

Il Wat Chai Si Phum è un Tempio meno conosciuto rispetto ad altri Templi famosi della città come Wat Phra Singh o Wat Chedi Luang, ma offre comunque un’esperienza tranquilla e autentica per chi desidera esplorare la cultura locale. Il complesso del Tempio fu costruito nel XIX secolo, molto probabilmente su un Tempio più antico della dinastia Mangrai (1292-1558).

Il Tempio presenta l’architettura tradizionale Lanna, con tetti a più livelli e decorazioni in legno intagliato. Gli edifici del Tempio sono ornati con dettagli intricati che riflettono l’arte e la cultura locale.

  • Orario: dalle 6:00 alle 20:00 tutti i giorni
  • Indirizzo: 437 Wichayanon Rd, Tambon Si Phum, Mueang Chiang Mai District, Chiang Mai
  • Link Google Maps
  • Ingresso: gratuito

Wat Rajamontean

Il Wat Rajamontean è noto per la sua grande statua del Buddha che accoglie i visitatori all’ingresso. Il Tempio si trova vicino al vivace quartiere di Chang Phueak, ed è uno dei principali luoghi di aggregazione e di raccoglimento spirituale in una zona molto trafficata. Il cortile del Tempio è uno spazio di silenzio e riflessione, con sculture alle quali fare le offerte e strutture minori da esplorare.

Spesso vengono celebrate cerimonie che prevedono processioni con offerte di fiori, di cuori da appendere sui rami o piccole lanterne, il tutto in segno di devozione e generosa offerta alla comunità monastica.

In queste occasioni, all’ingresso nel cortile posteriore un piccolo banchetto propone i vari tipi di oggetti devozionali, acquistabili con una piccola donazione che va di solito dai 20 ai 100 bath, a seconda dell’oggetto.

Chi acquista uno di questo oggetti, una foglia o una lanterna per esempio,  di solito ci scrive un desiderio o il nome di una persona cara e lo appende nella zona del cortile, fermandosi per un attimo di raccoglimento o qualche preghiera. 

Un momento suggestivo, che vi consiglio

Chiang Mai - Wat Rajamontean
Chiang Mai – Wat Rajamontean
  • Orario: dalle 6:00 alle 20:00 tutti i giorni
  • Indirizzo: 149 Mueang Chiang Mai District, Chiang Mai
  • Link Google Maps
  • Ingresso: gratuito
Chiang Mai in tre giorni: mappa e itinerario per scoprire la città » https://www.massimobasso.com/articoli/page/5/

Wat Lok Moli (o Molee)

Wat Lok Moli è uno dei Templi storicamente e architettonicamente più interessanti della città, ma è meno frequentato dai turisti rispetto ad altri Templi più noti, il che lo rende un luogo tranquillo e affascinante da visitare. La costruzione è anteriore al XIV secolo, in quanto se ne trova menzione per la prima volta in una carta del 1367 d.C. quando il sesto re della dinastia Mangrai, re Kuena (1355-1385), proprio in questo Temio ospitò dieci monaci buddisti giunti dalla Birmania per diffondere i loro insegnamenti.

Nel 1527, re Ket (Mueangketklao o Phra Kaew Muang) fece erigere la Chedi e successivamente costruire anche la sala delle assemblee.

Le ceneri di diversi membri della dinastia Mengrai furono sepolte nel Tempio e fino alla scomparsa della loro dinastia, la famiglia reale si fece carico della manutenzione del Tempio. si dice che le ceneri della regina Wisutthithewi siano sepolte in una Chedi nel Tempio.

Wat Lok Moli - Chiang Mai - Thailandia_
Wat Lok Moli – Chiang Mai – Thailandia
  • Orario: dalle 6:00 alle 20:00 tutti i giorni
  • Indirizzo: 298/1 Manee Nopparat Rd, Chiang Mai
  • Link Google Maps
  • Ingresso: gratuito
Wat Lok Molee o Lok Moli durante una festa
Wat Lok Molee o Lok Moli durante una festa

Wat Phra That Doi Suthep

L’iconico Tempio di Wat Phra That Doi Suthep è uno dei luoghi più emblematici di Chiang Mai e si trova a circa 15 chilometri dal centro di Chiang Mai, ad un’altitudine di circa 1060 metri sulla cima del monte Doi Suthep (vedilo sulla mia mappa). La grande terrazza offre viste mozzafiato sulla città e ospita reliquie sacre importanti. È uno dei principali punti spirituali della regione ed è spesso affollata di pellegrini e turisti.

Una volta arrivati da Chiang Mai, si accede al Wat Phra That Doi Suthep arrampicandosi lungo una scalinata di 309 gradini, fiancheggiata da due lunghissimi Naga, I serpenti mitologici. La particolarità dei serpenti di questa scalinata è che a seconda del punto di vista, ovvero, guardandoli dall’alto in basso, o dal basso in alto, essi cambiano colore, dal giallo al verde acceso, un effetto ottenuto posizionando in maniera particolare le scaglie colorate del corpo. 

Per coloro che non amano le scarpinate, è possibile arrivare in cima alla collina anche con una piccola funicolare e percorrere poi la scalinata in discesa, invece che salirla: meno impegnativo, ma sicuramente anche meno suggestivo.

Per saperne di più su questo Tempio leggi il mio articolo

Intorno al Tempio ci sono dei vivaci mercatini dove si possono trovare interessanti souvenir e pezzi di artigianato interessanti.

Wat Phra That Doi Suthep a Chiang Mai
Wat Phra That Doi Suthep a Chiang Mai
  • Orario: dalle 6:00 alle 20:00 tutti i giorni
  • Indirizzo: Suthep, Distretto di Mueang Chiang Mai, Chiang Mai
  • Link Google Maps
  • Ingresso: 30 bath

Wat Pha Lat

Wat Pha Lat, che significa Monastero sulla Roccia Inclinata, nacque come un luogo di sosta per i pellegrini diretti a Doi Suthep e solo successivamente il Tempio divenne una residenza per monaci.

La costruzione della struttura risale al XIV secolo, durante il regno del Re Kuena, che lo fece costruire in onore del proprio elefante bianco. 

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La leggenda racconta che l’elefante Bianco del Re, durante la sua visita nella zona, cominciò a dare strani segni e durante la salita alla montagna s fermò e si inginocchiò in diversi punti. Giunto infine sulla cima della montagna, l’elefante si accasciò a terra e morì.

Nel luogo della morte dell’elefante il Re fece costruire l’attuale Tempio Doi Suthep, ma non si limitò a quello e fece costruire dei Templi in tutti i luoghi dove l’animale si era fermato, interpretando le varie soste come segni divini. Uno di questi punti dove l’animale si fermò è Wat Pha Lat.

Nel 1934 un commerciante di legname Birmano acquistò il monastero e si fece carico del restauro. A quell’epoca, del Tempio originale, erano rimasti in piedi solo il tetto e le pareti. Furono quindi costruiti nuovi edifici, sul lato opposto della cascata, non lontano dalla strada che porta a Doi Suthep. 

Wat Pha Lat a Chiang Mai
Una costruzione del Tempio Wat Pha Lat a Chiang Mai

Sulla stradina che conduce allo stagno ed alle vecchie costruzioni c’è un ponte dal quale si possono vedere sia il vecchio Tempio che quello nuovo, oltre ad una vista mozzafiato sull’intera Chiang Mai.

Le influenze birmane si possono notare ad esempio nel tetto, dove da un lato c’è il Pavone, simbolo del popolo birmano. Sull’altro lato del tetto un coniglio simboleggia l’animale dello zodiaco riferito all’anno di nascita del monaco che era a capo del Tempio all’epoca della costruzione.

Il parco del Tempio è attraversato da un sentiero usato dai monaci per raggiungere a piedi la città di Chiang Mai che continua fino alla cima di Doi Suthep, seguendo il ruscello per la maggior parte del percorso, il tutto per circa un’ora di cammino.

Le statue ed i ivoli d’acqua nei giardini rendono la visita una delle più interessanti e suggestive che si possano fare a Chiang Mai

  • Orario: dalle 6:00 alle 18:00 tutti i giorni
  • Indirizzo: Suthep, Distretto di Mueang Chiang Mai, Chiang Mai
  • Link Google Maps

Wat Umong

Unico nel suo genere, il Wat Umong Suan Puthatham si trova a ridosso delle montagne di Doi Suthep e si distingue per la sua rete di antiche gallerie sotterranee. Costruito all’interno di un bosco, questo Tempio è ideale per chi cerca rifugio nella contemplazione e nella tranquillità.

Anche questo Tempio venne costruito nel 1297 durante il regno di Mangrai ed ha alcuni edifici di particolare interesse, come ad esempio una replica del Pilastro di Ashoka simile a quello a quello di Vaishali dove il Buddha predicò il suo ultimo sermone 483 a.C., e dove fu convocato il secondo concilio buddista del 383. Il Pilastro ha quattro leoni e una ruota alla base e un’altra ruota più grande sulla sommità che fa da ombrello per i leoni. 

Una delle attrazioni più famose di questo luogo di pace sono proprio le antiche gallerie che si sviluppano sotto la grande Chedi. Questi tunnel furono presumibilmente costruiti per ospitare un monaco famoso, ma con problemi psicologici che aveva si perdeva spesso per i boschi, anche se non esistono evidenze storiche certe.

All’interno del fossato di Chiang Mai c’è un altre Tempio con un nome simile: è il Wat Umong Maha Thera Chan, non confondeteli.

  • Orario: dalle 5:00 alle 20:00 tutti i giorni
  • Indirizzo: 135, Suthep, Mueang Chiang Mai District, Chiang Mai
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Grande statua del Buddha a Wat Pha Lat
Grande statua del Buddha a Wat Pha Lat

Percorsi Urbani e Itinerari Consigliati

Chiang Mai offre una varietà di percorsi urbani che permettono di esplorare i suoi Templi iconici e la vibrante Città Vecchia, senza dimenticare l’opportunità di perdersi nella miriade di negozietti e di attività artigianali che si possono esplorare al di fuori degli itinerari più frequentati.

Giro dei Templi

Il Giro dei Templi è un’opportunità imperdibile per chi visita Chiang Mai per ammirare i suo maestosi luoghi di culto. Inizia con il Wat Phra Singh, rinomato per la sua architettura dorata e il suo Buddha lanna.

Si prosegue al Wat Chedi Luang, conosciuto per il grande Chedi parzialmente crollato, un tempo il più alto edificio di Chiang Mai. Infine, non può mancare una visita a Wat Chiang Man, il più antico della città, con le sue storiche statue di Buddha che attirano pellegrini da tutta la Thailandia.

Percorrendo le strade, tanti altri Templi aspettano di essere scoperti, ciascuno con la propria unicità.

Città Vecchia di Chiang Mai

La Città Vecchia di Chiang Mai è circondata da antiche mura e un romantico fossato. Questo quartiere ospita numerosi edifici storici, mercati locali e vivaci strade da esplorare a piedi. Ognuna offre un’atmosfera unica e diversa da esplorare.

Una passeggiata per le sue vie conduce a locali tipici dove assaporare la cucina tradizionale thailandese. Inoltre, artisti di strada e negozietti artigianali offrono prodotti unici, arricchendo l’esperienza culturale. La Città Vecchia è l’anima storica della città, una tappa obbligata.

Chiang Mai in tre giorni: mappa e itinerario per scoprire la città » https://www.massimobasso.com/articoli/page/5/

Itinerario per tre giorni a Chiang Mai

1 Giorno – Templi della città vecchia

Cominciate il vostro primo giorno a Chiang Mai con un po’ di spiritualità e, seguendo l’itinerario proposto nella cartina (che è solo un esempio) esplorate i Templi della città entro e fuori le mura. Perdetevi nei vicoli ed entrate anche nei templi minori per scoprire nuovi angoli nascosti.

La sera visitate il Night Bazar e il Pluen Ruedee.

2 Giorno – Templi fuori città

Oggi partite presto e salite al Wat Phra That Doi Suthep per godervi la tranquillità delle prime ore del mattino al fresco della montagna. Scendendo visitate il Wat Pha Lat e la magia del suo giardino e se ne avete ancora voglia proseguite per il Tempio Wat Umong e perdetevi nella foresta. Al pomeriggio se vi rimane del tempo potete visitare il villaggio degli scultori Baan Tawai o potete andare ad esplorare Bo Sang ed acquistarvi uno splendido ombrellino (magari da portare a casa come regalo).

Se è sabato o domenica la mattina in alternativa visitate il mercato dell’usato di Nong Ho e cercate un buon affare.

Se è sabato, alla sera, gli affari li potete cercare invece al Wua Lai Road e completare l’esperienza andando a parlare con un monaco al Wat Sri Suphan, il Tempio d’Argento, un’esperienza che consiglio.

3 Giorno – Esperienza con gli elefanti e Villaggi Tribali

Oggi è il giorno di andare a visitare i fantastici pachidermi*. Godetevi l’esperienza unica con un approccio senza pregiudizi per godervi al meglio il momento. In alternativa potete visitare un villaggio Kayan* per confrontarvi con una realtà inconsueta oppure, se siete nel mood, partecipare ad una fantastica lezione di cucina* con una delle interessanti Cooking Class di Chiang Mai.

Se è domenica, questa sera passeggiate nel Sunday Market e fate il pieno di souvenir.

Mappa di Chiang Mai con itinerario

Cliccate sulla Mappa di Chiang Mai con itinerario per la versione interattiva

Mappa di Chiang Mai con itinerario di visita
Mappa di Chiang Mai con itinerario di visita

Esperienze Culturali

Chiang Mai offre una ricca gamma di esperienze culturali che consentono ai visitatori di scoprire una parte significativa della tradizione locale. Dal dialogo spirituale con i monaci agli intricati mestieri artigianali, questa città è un vero e proprio centro di scambio culturale e tradizioni.

Incontro con i Monaci

Incontrare i monaci a Chiang Mai rappresenta un’opportunità unica per capire meglio la spiritualità e le tradizioni buddiste. I visitatori possono partecipare a sessioni di dialogo, che si svolgono spesso nei Templi come il Wat Chedi Luang o al Wat Sri Suphan. Queste conversazioni offrono una prospettiva personale sulla vita monastica e sulla dottrina buddista, ovviamente dovete masticare l’inglese o farvi accompagnare. È anche interessante assistere alle cerimonie mattutine, dove i devoti offrono il cibo ai monaci. Questo rituale dell’elemosina e della ricerca di meriti nella vita di tutti i giorni è un pilastro centrale nella cultura Buddista Thailandese.

Villaggi Kayan (Karen o Kayan Lahwi o Padaung)

I Kayan, conosciuti anche come Karen, sono uno dei tanti gruppi etnici che compongono il variegato mondo delle tribù delle montagne (hill tribes) della Thailandia del Nord.

Il nome completo della tribù è Kayan Lahwi, ma sono chiamati anche Padaung ed appartengono al gruppo dei Red Karen, una minoranza etnica di lingua tibeto-birmana dalle usanze curiose. 

Fra tutte le particolari tradizioni, quella più evidente, che suscita il maggior interesse dei visitatori è il cosiddetto allungamento del collo, frutto della singolare usanza di indossare numerosi anelli di ottone proprio intorno al collo stesso. 

In realtà si tratta di spirali che causano una deformazione fisica che le fa apparire come se avessero un collo straordinariamente lungo, ma che in realtà deforma le spalle e le clavicole facendole collassare sotto il peso del pesante fardello che viene progressivamente aumentato nel corso della vita della donna. 

Questa caratteristica ha conferito alle donne di questa tribù il soprannome di donne giraffa o semplicemente donne dal collo lungo, come tradotto con semplicità dall’inglese long neck. 

Le origini di questa tradizione non sono chiare e le teorie partono da presupposti completamente discordanti, tanto che qualcuno sostiene che questi anelli un tempo servissero a rendere le donne meno attraenti, riducendo il rischio che venissero rapite come schiave, mentre altri sostengono che fosse un attributo di bellezza. Altri ancora sostengono che gli anelli svolgessero una funzione di protezione o di rassomiglianza con animali immaginifici.

Donne Giraffa o Donne dal Collo Lungo Villaggi Kayan Red Karen
Donne Giraffa o Donne dal Collo Lungo nei Villaggi Kayan

Il risultato è comunque quello che le donne portano al collo grandi cerchi in ottone che possono arrivare a pesare quasi cinque chili e rendono questo gruppo etnico interessante e particolare.

Le visite a questi villaggi sono regolamentate e soggette al pagamento di un biglietto d’ingresso che aiuta a sostenere la popolazione e sono diventate una parte integrante dell’esperienza nel Nord della Thailandia.

Questi villaggi offrono la possibilità di approcciarsi alle tradizioni delle minoranze etniche in Thailandia in un contesto protetto, offrendo al tempo stesso un’opportunità di lavoro alla popolazione. I villaggi si trovano principalmente nella regione montuosa intorno a Chiang Mai e a Chiang Rai e visitarli porta via un’intera giornata*, a causa degli gli spostamenti.

Minoranze etniche

Intorno a Chiang Mai è possibile incontrare anche altri gruppi di minoranze etniche, come glii Hmong e i Lahu. Queste comunità portano avanti una serie di tradizioni particolari, dall’abbigliamento, ai copricapi, all’artigianato, ai balli e alle festività locali. 

Un viaggio in queste zone consente di immergersi nelle pratiche agricole e negli stili di vita unici, lontani dalla vita urbana. La musica e la danza tradizionale sono parte fondamentale delle celebrazioni e con una buona organizzazione è possibile assistere alle rappresentazioni tradizionali. Sperimentare questi eventi offre una visione autentica delle identità culturali che compongono il mosaico sociale della regione.

Baan Tawai

Baan Tawai è celebre come villaggio dell’artigianato ed è conosciuto per le sue meravigliose sculture in legno. I laboratori e le botteghe espongono una vasta gamma di prodotti, dai mobili ai piccoli souvenir. Questo villaggio è una rinomata destinazione imperdibile per chi desidera vedere gli artigiani al lavoro e magari acquistare pezzi unici. 

Nel villaggio si possono trovare numerosi oggetti prodotti nel rispetto della tradizione thailandese e ne è testimonianza il fatto che il Ministro del Turismo e dello Sport abbia insignito la città con la qualifica di OTOP. Il progetto OTOP One Tambon One Product (Un Villaggio Un Prodotto) è stato creato per preservare il ricco patrimonio culturale e dare agli artigiani uno standard di vita dignitoso: i beneficiari dei proventi ricavati della vendita di tali prodotti sono proprio gli abitanti dei villaggi.

  • Orario: dalle 8:00 alle 17:00 tutti i giorni
  • Ban Tawai, Khun Khong, Distretto di Hang Dong, Provincia di Chiang Mai
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Santuari degli Elefanti

I Santuari degli Elefanti* offrono un’esperienza etica per interagire con questi magnifici animali. In questi santuari, potrete osservare gli elefanti nel loro habitat naturale e partecipare ad attività educative nel rispetto del benessere degli animali. 

Da quando non sono più adibiti al trasporto dei turisti o al lavoro nei campi e nelle foreste, per i proprietari di questi animali, si è posto il problema di come mantenerli procurando loro cibo e riparo, senza che ottenere in controparte economica sotto forma di lavoro.

I Santuari degli Elefanti* in Thailandia sono nati proprio come risposta a vari problemi legati alla loro conservazione ed al loro benessere. Queste oasi offrono un modello di turismo sostenibile di cui beneficiano sia gli elefanti che le comunità locali: con le entrate generate attraverso le visite turistiche, i proprietari e le varie associazioni benefiche ottengono un reddito per sostenere le ingenti spese che questi pachidermi necessitano per una sopravvivenza dignitosa.

Pensate che un elefante in un giorno può mangiare fino a 300 kg di cibo al giorno, inclusi frutta, verdura, erba, canna da zucchero o altro e bere fino a 200 litri d’acqua.

Considerando questi a altri fattori come le cure mediche ed il personale, il costo totale mensile per mantenere un elefante in un santuario in Thailandia può variare tra da circa 900 a oltre 1500 Euro, a seconda delle specifiche esigenze dell’elefante. Una cifra astronomica nel contesto sociale del paese, sostenibile solo grazie al turismo.

Molti di questi santuari sono gestiti in ambito familiare e promuovono un avvicinamento consapevole e rispettoso, offrendo a chi li visita un’esperienza di contatto che lascia un segno indelebile nella memoria.

Bo Sang e l’arte degli Ombrelli Thailandesi

L’artigianato degli ombrelli thailandesi è una delle tradizioni tipiche di Chiang Mai. Il villaggio di Bo Sang* (qui chiamato Umbrella Making Center Chiang Mai) è famoso per la produzione di ombrelli di carta sapientemente decorati.

La visita a questo villaggio consente di vedere il processo di fabbricazione dall’inizio alla fine. Gli artigiani completano ogni fase a mano, inclusa la pittura delle delicate decorazioni floreali. Anche la scelta del bambù come materiale principale segue una tradizione secolare. 

Acquistare un ombrello o semplicemente osservare questi maestri artigiani nelle loro attività giornaliere è un modo di mostrare apprezzamento delle tradizioni artistiche locali.

  • Orario: dalle 8:00 alle 17:00 tutti i giorni
  • Indirizzo: Q37J+XPG, 1014, Ton Pao, San Kamphaeng District, Chiang Mai 
  • Link Google Maps

Mercati e Shopping

Chiang Mai è una meta paradisiaca per gli amanti dello shopping e dei mercati vivaci. Dai noti mercati notturni ai bazar di strada, c’è un’ampia varietà di opzioni che offrono tutto, dai cibi locali agli articoli artigianali.

Attenzione però ai prezzi, in alcuni luoghi è conveniente contrattare per spuntare un prezzo conveniente, o almeno equo.

Contrattare il prezzo nei mercati

Vale la pena spendere due parole sull’argomento contrattazione. 

Contrattare in un mercato è sempre conveniente, di solito i commercianti chiedono ai turisti un prezzo più alto del normale e sono disposti a scendere di prezzo, di solito almeno di un 20%, in alcuni casi anche di più. La contrattazione fa parte del gioco e non contrattare a volte può essere persino poco educato. Il tutto deve essere condotto però nei limiti del rispetto, considerando che dove ci si trova e con chi si ha a che fare.

Un conto è contrattare nei mercati serali di Chiang Mai, un altro è se si sta visitando una realtà artigianale o un villaggio, dove le persone sono a volte meno abbienti.

Quindi il consiglio è: contrattate, ma con giudizio e senza esagerare!

Il Mercato Notturno

Il Mercato Notturno di Chiang Mai, chiamato anche  Chiang Mai Night Bazar si trova appena al di fuori delle mura fortificate, in Chang Klan Road, vicino al fiume e ogni sera si anima con una miriade di bancarelle che offrono un mix di souvenir, artigianato locale e abbigliamento. Questa è una destinazione interessante per turisti, ma anche la gente locale che, terminato il lavoro, esce regolarmente per fare shopping o per cenare nella zona del mercato serale che viene completamente resa pedonale.

Il centro del mercato si trova in un edificio di più piani in stile thailandese, che offre una grande zona coperta, ma le bancarelle occupano tutta la via e anche alcune delle stradine limitrofe.

Oltre ai negozi ed alle bancarelle, sotto le tettorie che riparano anche dagli improvvisi acquazzoni, ci sono spettacoli dal vivo e una grande varietà di street food, dai piatti tipici thailandesi ai dolci esotici. I posti a sedere non mancano e la convivialità in questo luogo raggiunge il suo apice. Le luci vibranti e l’atmosfera vivace creano un’esperienza unica. 

Mi raccomando, non comprate nulla senza contrattare per ottenere un prezzo migliore (escluso il cibo), ma seguite i miei consigli su come contrattare!

  • Orario: dalle 18:00 alle 23:00 tutti i giorni
  • Indirizzo: Chiang Klan Road. Chiang Mai
  • Link Google Maps
  • Ingresso: gratuito
Street food al Night Bazar di Chiang Mai
Street food al Night Bazar di Chiang Mai

Ploen Ruedee

Situato vicino al Mercato Notturno, Ploen Ruedee (o Pluen Ruedee) offre una ambiente più rilassato, numerosi posti a sedere ed una miriade di bancarelle con una selezione curata di cibi gourmet e bevande artigianali.

Gli stand offrono cibo di alta qualità proveniente da diverse culture. Qui potrete gustare sushi, hamburger gourmet e piatti thailandesi classici. 

L’ambiente è più moderno, con un tocco internazionale, rendendolo un luogo ideale per chi cerca una serata più alla moda, ma con prezzi leggermente superiori rispetto al vicino mercato notturno, specialmente per quanto riguarda i souvenir.

Qui ho comprato un bellissimo magnete, ma con il prezzo pagato dopo accurata contrattazione, fuori dal mercato ne avrei comprati 5. Mi piace pensare che la qualità sia migliore, ma non lo so per certo! :-)

E di solito non mancano gli spettacoli dal vivo, soprattutto nei weekend.

  • Orario: dalle 18:00 alle 23:00 tutti i giorni
  • Indirizzo: 28/3-4 Changklan Rd, Tambon Chang Moi, Chiang Mai 
  • Link Google Maps
  • Ingresso: gratuito
Ploen Ruedee - Chiang Mai
Ploen Ruedee – Chiang Mai

Wua Lai Road – Mercato del Sabato

Wua Lai Road nasceva per ospitare le bancarelle degli artigiani che creavano e vendevano gioielli in argento fatti a mano, ma si è trasformato in un mercato, meno turistico del Sunday Market, ma non riservato esclusivamente agli artigiani.

Questo mercato settimanale chiamato semplicemente Wua Lai Road Saturday Night Market è particolarmente vivace il sabato sera. Oltre all’argento, ci sono bancarelle che vendono tessuti, accessori e decorazioni, qualche banco di sedicenti antiquari e molte bancarelle di street food.

Un buon posto dove consumare qualche tipico piatto veloce e fare qualche acquisto da portare a casa a fine vacanza, in alternativa al Night Bazar ed al Sunday Market

  • Orario: dalle 18:00 alle 23:00 solo il sabato
  • Indirizzo: Wua Lai Rd, Amphoe Mueang Chiang Mai, Chang Wat Chiang Mai
  • Link Google Maps
  • Ingresso: gratuito

Sunday Market

Il Sunday Market di Chiang Mai, situato lungo Ratchadamnoen Road, è un evento settimanale che attira folle di visitatori. Oltre ai tradizionali souvenir, si possono trovare opere d’arte locali, abbigliamento e persino cosmetici naturali. 

Gli artisti locali spesso espongono le loro opere lungo la strada, creando una passeggiata affascinante tra cultura e creatività. Le vivaci attività iniziano nel tardo pomeriggio e continuano fino a tarda notte. Ogni angolo offre una nuova scoperta e una sensazione di festa.

Moooolto turistico e affollato!

  • Orario: dalle 17:00 alle 23:00 solo il sabato
  • Indirizzo: Rachadamnoen Rd, Tambon Si Phum, Mueang Chiang Mai District, Chiang Mai 
  • Link Google Maps
  • Ingresso: gratuito

Nong Ho Second Hand e Flea Market

Per chi è in cerca di oggetti unici e vintage, il Nong Ho Second Hand e Flea Market offre un’eclettica selezione di articoli di seconda mano. Si possono trovare mobili antichi, abbigliamento retrò e collezionabili. Questo mercato è una miniera d’oro per i cercatori di tesori ed è il luogo ideale per chi ama rovistare tra le bancarelle alla ricerca di un affare o di un pezzo unico. Spesso frequentato da residenti locali, questa esperienza fornisce un’autentica visione della vita quotidiana.

Il mercato si trova in una zona periferica molto tranquilla ed apre i battenti solo il sabato e la domenica, ma è uno dei luoghi più autentici delle città.

Pooooco turistico e affollato: da non perdere!

Nong Ho Second Hand e Flea Market
Nong Ho Second Hand e Flea Market
  • Orario: dalle 7:00 alle 14:00 solo il sabato e la domenica
  • Indirizzo: RXCC+H35, Chang Phueak, Mueang Chiang Mai District, Chiang Mai 
  • Link Google Maps
  • Ingresso: gratuito

Esplorare i dintorni

Le zone circostanti Chiang Mai offrono avventure uniche nella natura, dalle escursioni nella giungla alle cascate mozzafiato. Potrete esplorare parchi naturali e montagne che offrono una pausa dalla vibrante energia della città.

Cascate e Parchi Naturali

La regione è ricca di cascate spettacolari e parchi naturali dall’incredibile biodiversità. Una delle cascate più accessibili è Huay Kaew Waterfall, situata a breve distanza dalla città.

I visitatori possono godersi un picnic accanto alla cascata o rilassarsi ascoltando il suono dell’acqua. Oltre alle cascate, ci sono numerosi parchi naturali che offrono sentieri panoramici e punti di osservazione che permettono di ammirare paesaggi mozzafiato, ideali per gli appassionati di fotografia.

Parco Doi Inthanon

Doi Inthanon è la montagna più alta della Thailandia, situata a circa due ore di auto da Chiang Mai. Questo parco nazionale offre una miscela di bellezze naturali e culturali. Tra i punti di interesse, le stupende pagode reali situate in cima alle colline offrono viste panoramiche sull’intera zona.

Gli amanti della natura possono esplorare numerosi sentieri, alcuni conducono a cascate nascoste e foreste dense. Doi Inthanon è anche noto per la sua diversità ornitologica, rendendolo un punto chiave per il birdwatching.

  • Orario: dalle 8:00 alle 16:30 solo il sabato e la domenica
  • Indirizzo: 119 Ban Luang, Chom Thong District, Chiang Mai
  • Link Google Maps
Doi Inthanon - La pagoda reale dedicata alla Regina della Thailandia
Una delle Pagode Gemelle o Phra Mahathat Naphamethanidon e Naphaphone Phumi Siri, due Chedi Gemelle dedicate ai precedenti Regnanti della Thailandia

Pai

Pai è una piccola città situata nella provincia di Mae Hong Son, nel nord della Thailandia. Conosciuta per la sua atmosfera rilassata, i paesaggi spettacolari e la vivace scena culturale, Pai è diventata una meta popolare per viaggiatori in cerca di avventura, natura e tranquillità. Ecco una panoramica delle principali attrazioni e attività che puoi trovare a Pai.

Vicino alla città ci sono fonti termali, foreste e cascate, ottime per godersi la natura in relax prima di rientrare in città e godersi la vivace vita notturna.

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Mae Hong Son

Mae Hong Son è una cittadina situata nel nord-ovest della Thailandia, al confine con il Myanmar. Si trova in una delle province più montuose e remote del paese, famosa per la sua bellezza naturale, la cultura unica e le tradizioni delle tribù locali. La città di Mae Hong Son, che è anche il capoluogo della provincia, è un luogo affascinante da visitare per chi cerca un’esperienza autentica e fuori dai sentieri battuti.

La Cucina Locale

Chiang Mai offre una ricca esperienza culinaria con piatti iconici come Khao Soi, eccitanti opzioni di street food, e lezioni pratiche nelle scuole di cucina thailandese. Questa sezione esplora le delizie culinarie locali che non devono mancare nel viaggio gastronomico.

Street Food e ristorantini

Camminare tra le strade di Chiang Mai significa imbattersi in un mondo di gusti e aromi. Gli street food offrono una varietà di specialità come Pad Thai, spiedini di carne, e succulenti piatti di pesce.

Piccoli ristorantini familiari servono piatti tradizionali con un tocco personale, spesso a prezzi molto accessibili. Alcuni mercati noti, come il Sunday Market, diventano un tripudio di colori e profumi, con stand affollati di cucina locale.

Provare questi piatti lungo le vie cittadine è un’esperienza essenziale per tutti gli amanti del cibo, offrendo la possibilità di scoprire sapori e ingredienti tipici della cucina thailandese.

Il Famoso Khao Soi

Il Khao Soi è un piatto tradizionale del nord della Thailandia, che prò pone le sue origini nella Cina meridionale. Il piatto è celebre per il suo aspetto e per il sapore unico: si tratta di una zuppa di curry giallo preparata con latte di cocco, servita con noodles di uova e decorata con noodles croccanti.

È spesso arricchito con pollo o manzo e guarnito con lime, cipolle rosse e sottaceti. I visitatori possono trovare il Khao Soi nelle piccole bancarelle di strada e nei ristoranti locali.

Ogni boccone offre un mix perfetto di spezie e consistenze diverse. È un piatto che rappresenta la cultura e la storia del luogo, offrendo un assaggio autentico della tradizione culinaria di Chiang Mai.

Il Phad Krapao, il mio preferito

Il Phad Krapao o Pad Kra Pao è uno dei miei piatti preferiti della cucina thailandese. Si tratta di un piatto semplice ma delizioso, composto principalmente da carne macinata (come pollo, maiale o manzo) saltata in padella con basilico sacro (krapao), aglio, peperoncino e altri condimenti. È spesso servito con riso al vapore e, meno frequentemente, un uovo fritto (kai dao) sopra.

Secondo un sondaggio del 2020 e secondo un report di FoodPanda (una delle più usate app di delivery in Thailandia) del dicembre 2024 il Phad Krapao è il piatto preferito dai thailandesi, una scelta dettata dal basso costo, dalla facilità di preparazione e dall’alto valore nutritivo.

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Mango Sticky Rice

Il Mango Sticky Rice è un dessert Thailandese molto diffuso e delizioso che combina mango dolci e maturi con riso glutinoso cotto nel latte di cocco. Un dessert sfizioso e semplice che viene servito ovunque, sia nei ristoranti che in varie bancarelle di Street food

Conosciuto anche come Khao Niew Mamuang in thailandese, ha origini che risalgono a secoli fa ed è particolarmente popolare fra i turisti per il suo gusto dolce e delicato.

Attenzione però, ogni porzione, anche se si tratta solo di riso e frutta, può essere molto calorica.

Non esagerate!

Mango Sticky Rice
Mango Sticky Rice

Street Food e ristorantini

Camminare tra le strade di Chiang Mai significa imbattersi in un mondo di gusti e aromi. Gli street food offrono una varietà di specialità che vanno dal semplice ed economico Pad Thai, agli spiedini di carne, ai succulenti piatti di pesce, fino al classico dessert Mango Sticky Rice

Piccoli ristorantini familiari servono piatti tradizionali con un tocco personale, spesso a prezzi molto accessibili. Qui potete trovare dalla cucina locale, agli occidentalissimi hamburger fino alla cucina italiana.

Un posto piacevole ed economico dove consumare un ottimo piatto di Phad Kraphao è il Lookbua thai food Restaurant che si trova all’interno delle mura (indirizzo 47, 5 Samlan Soi 7, Tambon Phra Sing, Mueang Chiang Mai District, Chiang Mai – Google Maps)

Se siete stanchi di cibo locale e volete gustare qualcosa in stile occidentale, senza essere oppressi dall’aria condizionata, in un locale dall’aria calma e rilassata, il Wild Boar Restaurant e Bar è quello che fa al caso vostro. Il locale si trova nel pieno centro della zona turistica, ma è frequentato principalmente da expat. (Indirizzo 30, 5 Loi Kroh Rd, Tambon Chang Khlan, Mueang Chiang Mai District, Chiang Mai – Google Maps)

Se invece cercate una cucina più ricercata, ma molto tradizionale, potete provare il Ristorante Hong Taw Inn (Indirizzo: 95, 17-18 Nimmanahaeminda Road, Mueang Chiang Mai District, Chiang Mai – Google Maps).

Alcuni mercati noti, come il Sunday Market, diventano un tripudio di colori e profumi, con stand affollati di cucina locale.

Provare questi piatti lungo le vie cittadine è un’esperienza essenziale per tutti gli amanti del cibo, offrendo la possibilità di scoprire sapori e ingredienti tipici della cucina thailandese.

Hong Tauw Inn Restaurant Chiang Mai
Hong Tauw Inn Restaurant Chiang Mai

Scuola di Cucina Thai

Partecipare a una scuola di cucina a Chiang Mai* è un’opportunità unica per imparare i segreti della cucina thai direttamente dai cuochi locali.

Molti corsi iniziano con una visita a un mercato tradizionale, dove gli studenti possono scegliere ingredienti freschi e allenarsi a riconoscere spezie e verdure tipiche. Durante la lezione, si preparano piatti come il Pad Thai, i curry, e dessert thailandesi sotto la guida di chef esperti.

Questo tipo di esperienza non solo arricchisce la conoscenza culinaria, ma regala anche la possibilità di portare a casa nuove abilità pratiche, trasformando ogni viaggiatore in un appassionato di cucina thailandese.

Vedi il mio reel sulla scuola di cucina su Instagram

Scuola di cucina

Cooking Class a Chiang Mai

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Consigli di Viaggio

Chiang Mai offre una varietà di opzioni per il soggiorno e modi pratici per spostarsi, il che rende facile sia la permanenza che l’organizzazione di eventuali escursioni anche di più giorni.

Dove Dormire a Chiang Mai

La città abbonda di opzioni per dormire, dalle guest-house economiche agli hotel di lusso. La zona del centro storico è popolare per la sua vicinanza ai principali Templi e mercati. Se cercate una sistemazione più tranquilla potete scegliere aree leggermente più lontane dal centro, come Nimmanhaemin, rinomata per i suoi caffè e boutique alla moda. 

Se non volete perdervi i posti migliori e volete risparmiare qualche soldo, è sempre consigliabile prenotare in anticipo, soprattutto in alta stagione. Chi viaggia con budget ridotto può trovare numerosi ostelli puliti e accoglienti che offrono comfort essenziali.

Oltre ovviamente agli hotel superlusso ed agli scontati ed asettici hotel in stile occidentale, vi consiglio queste sistemazioni economiche e pulite, ma che, per coloro che non sono abituati a viaggiare nel sudest asiatico, potrebbero anche risultare troppo local.

Seven Senses Guest House* – Piccolo hotel con camere in legno, a pochi passi dalle mura di Chiang Mai, finemente arredata con particolari di pregio, soprattutto le porte sono spettacolari. Colazione con scelte limitate, ma molto buona. Ah dimenticavo.. e c’è anche una piccola piscina. 

Seven Senses Guest House
Seven Senses Guest House

Boutique House Nipha* – Vicina all’aeroporto. Le camere sono molto basic, ma pulite, il proprietario e lo staff sono veramente disponibili ad aiutarvi in ogni vostra richiesta. A me è piaciuto tantissimo,la signora che aiuta il proprietario mi ha anche prestato una bicicletta per girare la città – TOP

Hotel Montha* – Piccolo hotel in stile svizzero con prezzi molto comvenienti, un servizio impeccabile e colazione buona. Ottima la posizione vicinissima al Night Market. Ideale per una notte o due.

Tanita House – Piccola pensione con camere in legno, un vero gioiello. Unica pecca, occorre prenotare almeno 3 notti. Annesso alla pensione ci sono un ristorantino ed un negozietto di antiquariato con pezzi di pregio. Da provare.

Chala Number 6 Boutique Hotel* – Se volete salire di livello, questo fantastico boutique hotel con piscina e giardino fa al caso vostro. Molto scenografico e con un’atmosfera coinvolgente, ma il prezzo corrisponde all’offerta e potrebbe essere un po’ elevato, specialmente in alta stagione.

Chala Number 6 Boutique Hotel
Chala Number 6 Boutique Hotel

Muoversi in Motorino e Altri Trasporti

Noleggiare un motorino è un modo popolare per esplorare Chiang Mai che offre la libertà di visitare luoghi remoti e meno conosciuti. Per noleggiare un motorino a norma di legge è necessario indossare il casco e avere una patente di guida internazionale valida.

Anche se la maggior parte delle persone che noleggia un motorino non ha la patente internazionale, in caso di incidente o nel caso la polizia decida di fermarvi, se non l’aveste potrebbero farvi dei problemi.

Attenzione: i motorini non sono assicurati, quindi dovrete ripagare per qualsiasi danno causato alla moto o a terzi. E’ consigliabile in fase di noleggio fare foto dettagliate della moto noleggiata per evitare che vi chiedano conto di danni già esistenti.
Qualche negozio vi chiederà di lasciare il passaporto in deposito. Vi consiglio caldamente di non farlo e di optare per un deposito in contanti, del quale dovete, però, farvi rilasciare una regolare ricevuta.
Se vi fanno storie, scegliete un altro negozio.

Per chi preferisce farsi trasportare, i songthaew, una forma di taxi condiviso, sono un’alternativa economica e anche i tuk-tuk sono un’opzione altrettanto interessante e molto Thai. Assicuratevi di negoziare il prezzo prima di partire.

Il servizio di taxi tramite app è disponibile per viaggi sicuri e comodi in città. Per chi è da solo c’è l’opportunità di sfruttare anche i mototaxi, più spartani, ma anche più economici e flessibili. 

Potete anche scaricare l’app GRAB e prenotare con quella sia auto che moto, di solito si paga in contanti al conducente.

Scegliere il metodo di trasporto più adatto dipende dalle preferenze personali e dagli itinerari pianificati.

Songthaew a Chiang Mai
Songthaew a Chiang Mai

Visite nei Dintorni

Chiang Mai offre non solo meraviglie urbane ma anche straordinarie avventure nei suoi dintorni. Dalle escursioni naturalistiche ai villaggi tradizionali, la regione circostante è ricca di esperienze uniche che arricchiscono il viaggio.

Gita a Chiang Rai

Chiang Rai, nel nord della Thailandia, è celebre per il suo Tempio Bianco (Wat Rong Khun), IL Baan Dam Museum una meraviglia architettonica che affascina ogni visitatore. Se decidete per questa meta, di solito è possibile esplorare anche il Triangolo d’Oro, un’area storica famosa per il suo passato di commercio dell’oppio, a dire il vero non una meta imperdibile, ma da smarcare per chi visita questo angolo di mondo.

Ci sono parecchi tour di un giorno o due giorni* in partenza da Chiang Mai

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Come arrivare a Chiang Mai

Per raggiungere Chiang Mai da Bangkok, ci sono diverse soluzioni, ognuna con i suoi vantaggi e costi. Ecco un riepilogo delle principali soluzioni:

Aereo da Bangkok a Chiang Mai

  • Tempo di viaggio: Circa 1 ora e 15 minuti
  • Costo: Varia da 1000 a 4000 THB (da 30 a 120 euro circa), a seconda della compagnia aerea e del periodo di prenotazione, in media un viaggio con bagaglio registrato costa 50 Euro
  • Le principali compagnie aeree che operano su questa rotta sono Thai Airways, Bangkok Airways, AirAsia, Nok Air e Lion Air. 

Volare è l’opzione più veloce e spesso anche più conveniente se prenotata in anticipo.

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Treno da Bangkok a Chiang Mai

  • Tempo di viaggio: Circa 11-14 ore
  • Costo: Da 250 a 1700 THB (circa 7-50 euro), a seconda della classe (seconda classe con ventilatore, seconda classe con aria condizionata, prima classe).
  • I treni ormai partono quasi tutti dalla nuova stazione di Krung Thep Aphiwat Central Terminal station o da Don Mueang. Esistono treni notturni con cuccette, che possono essere una scelta comoda per risparmiare una notte in hotel. Le cuccette sono comode e si riesce a dormire bene. E’ possibile cenare a bordo, ma non dovete essere troppo schizzinosi: dopo 14 ore di viaggio i bagni non sono lindi. 

Vedi il mio reel sul viaggio in treno da Chiang Mai a Bangkok:

Da Chiang Mai a Bangkok con il treno notturno

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Autobus da Bangkok a Chiang Mai

  • Tempo di viaggio: Circa 9-12 ore
  • Costo: Da 500 a 1000 THB (circa 18 -30 Euro), a seconda del tipo di autobus (VIP, prima classe, seconda classe).
  • Gli autobus partono principalmente dalla stazione degli autobus Mo Chit (Morchit) di Bangkok. Gli autobus VIP offrono più comfort e spazio rispetto al Treno, il viaggio dura meno, ma sul treno si può passeggiare.
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Minivan da Bangkok a Chiang Mai

  • Tempo di viaggio: Circa 9-12 ore
  • Costo: Simile agli autobus, da 500 a 1000 THB (circa 18-30 Euro).
  • I minivan sono una buona opzione per piccoli gruppi e offrono una soluzione di viaggio più intima rispetto agli autobus, ma i sedili sono in genere meno comodi e lo spazio per muoversi è limitato. Anche la disponibilità potrebbe essere molto limitata, per un viaggio così lunghi occorre organizzarsi in anticipo.

Auto a noleggio

  • Tempo di viaggio: Circa 8-10 ore
  • Costo: Variabile, dipende dal tipo di auto e dalla durata del noleggio, ma generalmente tra 1500 e 3000 THB al giorno (circa 45-90 USD), più il costo del carburante e gli eventuali supplementi se programmate un viaggio di sola andata.
  • Noleggiare un’auto offre la massima flessibilità e permette di fare soste lungo il percorso, per contro il viaggio è lungo. Per il noleggio auto potete provare DiscoverCars*, che offre tariffe convenienti, protezione integrale e cancellazione gratuita per la maggior parte degli itinerari

Taxi

  • Tempo di viaggio: Circa 8-10 ore
  • Costo: Variabile, dipende dal tipo di auto, ma generalmente a partire da 250 euro ed eventuali supplementi se programmate soste prolungate.
  • Noleggiare un taxi offre la massima tranquillità e permette di godersi il panorama e di fare soste lungo il percorso, per contro il viaggio è lungo.

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In sintesi

La scelta del mezzo di trasporto dipende dalle preferenze personali in termini di tempo, comfort e budget. Volare è il modo più veloce, mentre il treno notturno e l’autobus possono essere opzioni economiche e comode. Noleggiare un’auto è ideale per chi desidera esplorare lungo il percorso. 

Per tutte le soluzioni, se non volete fare in autonomia chiedete ad una agenzia di viaggio locale o informatevi in stazione. Se volete programmare in anticipo, vi consiglio di usare il mio widget fornito da 12go.asia, che vi permette di riservare online i posti. I prezzi su 12go.asia* sono comprensivi di una commissione per il servizio, ma ininfluente ai fini del prezzo finale.

Il Clima a Chiang Mai e il periodo migliore per la visita

Chiang Mai presenta un clima vario, caratterizzato da tre stagioni principali: fresca, secca e stagione delle piogge.

Stagione Fresca

La stagione fresca a Chiang Mai va tipicamente da ottobre a febbraio. Durante questo periodo, il clima è più fresco e piacevole, con temperature che possono scendere fino a circa 20 °C e con poca umidità.

Questa è l’epoca migliore per visitare: le precipitazioni sono rare ed i cieli blu, il periodo migliore per godersi le visite senza il fastidio della pioggia.

🔔Attenzione

C’è un rovescio della medaglia di cui tenere conto: da fine febbraio ad aprile il nord della Thailandia, Chiang Mai compresa, entra nella cosiddetta “burning season”, il periodo degli incendi agricoli e boschivi che riempiono l’aria di fumo. Nel marzo 2026 la città è arrivata più volte in cima alle classifiche mondiali per inquinamento dell’aria (PM2.5). Se soffrite di problemi respiratori o preferite evitare la foschia, meglio concentrarsi su novembre-gennaio, che restano nella stagione secca senza il rischio smog.

Inoltre, la stagione secca coincide con numerosi festival culturali, offrendo opportunità uniche per immergersi nella cultura locale.

Stagione Secca

La stagione secca si colloca tra marzo e maggio. Durante questo periodo, le temperature iniziano ad aumentare, raggiungendo i 35 °C, e l’umidità può essere molto elevata.

Si tratta di uno dei periodi più caldi dell’anno. Il periodo di transizione verso la stagione delle piogge in maggio può portare a occasionali acquazzoni serali, da tenere presente nella pianificazione degli spostamenti.

Stagione delle Piogge

La stagione delle piogge va da giugno a fine settembre – ottobre ed è caratterizzata da clima caldo e piogge frequenti. Durante questi mesi, le temperature possono raggiungere i 32 °C e l’umidità è alta, il che rende l’aria spesso afosa.

Le piogge, inoltre, di solito cadono sotto forma di intensi rovesci, quindi spesso basta aspettare un po’ per potersi godere un po’ di fresco ed il resto della giornata.

FAQ

Ci sono molti aspetti da considerare quando si pianifica un viaggio in Thailandia. Di seguito, troverai risposte a domande comuni che possono aiutarti a decidere il momento migliore per visitare diverse città iconiche del Paese.

Qual è il momento migliore dell’anno per visitare la Thailandia?

Il periodo migliore per visitare la Thailandia è da novembre a marzo. Durante questi mesi, il clima è asciutto e le temperature sono piacevoli, rendendo questa la scelta ideale per esplorare città come Bangkok e Chiang Mai.

In quali mesi si consiglia di evitare un viaggio in Thailandia?

I mesi da giugno a ottobre sono generalmente sconsigliati a causa della stagione delle piogge. Durante questo periodo, i monsoni possono portare forti piogge, influenzando negativamente le attività all’aperto. Per chi viaggia in questo periodo, tuttavia, c’è da attendersi città meno affollate e prezzi più bassi (tranne ad agosto).

Qual è la stagione più economica per viaggiare nelle città principali della Thailandia?

La stagione più economica per viaggiare è durante la stagione delle piogge, da maggio a ottobre. In questi mesi, molte strutture ricettive offrono tariffe ridotte e ci sono meno turisti, consentendo un’esperienza più tranquilla.

In che periodo dell’anno il mare è più invitante per una vacanza in Thailandia?

Il mare è più invitante tutto l’anno, tuttavia da novembre ad aprile, quando le condizioni meteorologiche sono più favorevoli, è il momento ideale per visitare le splendide spiagge e isole della Thailandia. In ogni caso, poiché la Thailandia si affaccia su due mari ed ha un’estensione di parecchie centinaia di chilometri, la stagione ideale varia legermente da luogo a luogo.

Quali sono le destinazioni più affascinanti da visitare in Thailandia e quando?

Alcune delle destinazioni affascinanti sono Bangkok a gennaio, Chiang Mai da novembre a febbraio e Ayutthaya da dicembre a marzo. Ogni città ha il suo periodo migliore, influenzato dal clima e dalle festività locali.

Come influiscono i monsoni sulla scelta del periodo per visitare Phuket in Thailandia?

Phuket, come il resto della Thailandia, è soggetta ai monsoni, che colpiscono maggiormente da maggio a ottobre. Durante questi mesi, è consigliabile prestare attenzione alle previsioni meteo, poiché le forti piogge possono limitare le attività al mare.

Thailandia

Paesaggi, mare, città, montagne, persone, storia, tradizioni e spiritualità: la Thailandia offre tutto questo e molto di più. Il Paese del Sorriso accoglie i visitatori con un calore ed una gentilezza unica che vi conquisterà fin dal primo giorno.

Immergetevi nelle ricche culture di questo incredibile paese mentre scoprite le sue storie affascinanti, le città vibranti, i paesaggi mozzafiato e il cibo delizioso.

Dal 1 maggio 2025 la Thailandia adotta il sistema digitale di registrazione prima dell’arrivo nel paese: il TDAC – Thailand Digital Arrival Card, obbligatorio per tutti i viaggiatori. Scoprite cos’è e come compilarlo.

Partiamo dalla capitale: Bangkok è una città che da sola potrebbe valere il viaggio. Scopritene le meraviglie e le gemme nascoste.

Scaricate la Guida Gratuita di Bangkok: cosa fare in uno, due o più giorni con itinerario.

Imparate le frasi essenziali in Thailandese per ordinare al ristorante e contrattare come un local nei mercatini con questo Frasario della Lonely Planet*, semplice ed efficace
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Dirigetevi a Nord a scoprire la magnifica Ayutthaya ed il suo parco storico: solo un’ora di viaggio da Bangkok. Se avete tempo procedete verso Sukhothai, la culla della civiltà Thai e la sua gemella Si Satchanalai. Fermatevi alla tranquilla Lampang prima di proseguire verso lo storico Regno di Lanna: Chiang Mai e Chiang Rai vi aspettano con la loro cultura vibrante ed i movimentati mercati.

Oppure esplorate zone meno conosciute come Khao Sok National Park: tra giungla, laghi e autentiche avventure o Kanchanaburi: itinerario tra Natura, Storia e Avventura

Volete organizzare un viaggio in una delle destinazioni di questo blog? Raccontatemi la vostra idea — non serve avere tutto chiaro. Ci pensiamo insieme.
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Prima di partire controllate il bagaglio: date un’occhiata a cosa mettere in valigia: la lista da stampare per il viaggio perfetto. Potete anche stamparla e compilarla offline! E non dimenticate un buon libro, scegliendo fra quelli consigliati nel mio articolo 10 libri per un viaggio in Vietnam, Laos e Cambogia.

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Pubblicato: 28/07/2026
Immagine di copertina Itinerario in Marocco

Itinerario in Marocco: 9 giorni tra Marrakech, kasbah e dune del Sahara

di Max Pubblicato: 22/07/2026
Africa Scritto da Max

Un percorso che comincia con tre giorni a Marrakech, attraversa l’Alto Atlante e le gole del Todra, dorme nel deserto di Merzouga e si chiude di nuovo nella città delle mille voci

In questo articolo:

  • L’itinerario copre 9 giorni e 8 notti: 3 giorni a Marrakech all’inizio, 4 giorni nel Sud tra kasbah e deserto, una sera e una mattinata finale di nuovo a Marrakech
  • Si attraversano Ait Ben Haddou (patrimonio UNESCO), la Valle del Dades, le Gole del Todra e le dune dell’Erg Chebbi a Merzouga
  • Per Marrakech esiste un articolo dedicato con tutti i dettagli su attrazioni, hammam e quartieri meno turistici: Cosa vedere a Marrakech in tre giorni: tra medina, hammam e kasbah
  • Il periodo migliore per viaggiare è marzo-maggio e settembre-novembre, per evitare il caldo estremo nel deserto
  • Per i cittadini italiani non è richiesto il visto per soggiorni turistici fino a tre mesi
Paesino sulla strada per Dades-3
Paesino sulla strada per Dades

Introduzione all’itinerario in Marocco

Nove giorni in Marocco possono sembrare pochi per un paese che ha dentro deserto, montagne, costa e città imperiali, eppure bastano per costruire un percorso che ha senso, senza la sensazione di rincorrere posti solo per spuntarli da una lista. Questo itinerario nasce dall’incontro tra un tour organizzato solo per agenti di viaggio dall’ottimo Tour Operator Youssef Attal verso il Sud del paese — kasbah, deserto, cammelli e quad sulle piste del Sahara — e la mia curiosità di voler passare qualche giorno in più a Marrakech, prima che il gruppo si formasse.

Il risultato è un percorso che parte da Marrakech, scende verso sud attraverso l’Alto Atlante fino al Sahara, e poi torna indietro chiudendo il cerchio nella stessa città da cui era partito. Non è un tracciato originale — è probabilmente l’itinerario più classico che si possa fare in Marocco — ma ha il pregio di mostrare in poco tempo l’enorme varietà di paesaggi e atmosfere che il paese riesce a offrire.

Dune di Erg Chebbi - Merzouga - Deserto del Sahara
Dune di Erg Chebbi – Merzouga – Deserto del Sahara

Ve lo racconto giorno per giorno, comprese le persone con cui l’ho condiviso, perché in questo viaggio sono state importanti quasi quanto i luoghi.

Il Marocco — qualche parola prima di partire

Il Marocco deve il proprio nome proprio a Marrakech: i colonizzatori europei medievali la chiamavano “Città di Marocco” e il nome si è progressivamente esteso all’intero paese. Il nome originale in lingua tamazight è Mur-Akush, che significa “Terra di Dio” — attribuito alla città dal suo fondatore, Yusuf Ibn Tashfin, nell’XI secolo.

Il paese ha una storia stratificata su millenni: berberi (o Imazighen, uomini liberi, come preferiscono definirsi), fenici, cartaginesi, romani, vandali, arabi, portoghesi e francesi hanno lasciato tracce visibili ancora oggi nell’architettura, nella cucina e nella lingua. Le lingue ufficiali sono l’arabo e il tamazight – o berbero, se preferite, ma il francese è parlato quasi ovunque. Non è raro incontrare persone che capiscono anche l’italiano, soprattutto nelle zone più frequentate dai turisti.

Nella valle del Dades tra le rocce rosse - itinerario in Marocco
Nella valle del Dades tra le rocce rosse

La religione è l’Islam, e questo scandisce ritmi e spazi in modo molto concreto: il richiamo alla preghiera del muezzin è una colonna sonora costante, anche se mi è sembrata più discreta che in altre città, i mercati rallentano nel venerdì e durante il Ramadan il paese si trasforma in qualcosa di diverso. Non è uno scenario esotico da osservare da lontano: è semplicemente come funziona questo posto, e vale la pena capirlo prima di arrivarci.

Per chi viaggia dall’Italia, non è richiesto il visto per soggiorni fino a tre mesi. La moneta è il dirham marocchino (MAD), non convertibile fuori dal paese: cambiate all’arrivo e tenete sempre del contante, perché buona parte degli acquisti nei mercati si paga in cash e la contrattazione è una pratica normale, quasi un rito, senza drammi e senza esagerazioni, anche se a prima vista è così che vi può sembrare.

L’itinerario giorno per giorno

Partiamo insieme per questo viaggio!!

Giorni 1-3: Marrakech, l’inizio del viaggio

Il nostro Riad a Marrakech
Il nostro Riad a Marrakech

Il viaggio, per noi, comincia con tre giorni dedicati interamente a Marrakech, prima che si formi il gruppo per il tour del Sud. L’aeroporto di Marrakech-Menara è a pochi minuti dalla medina e già il trasferimento verso il riad racconta qualcosa della città: strade che si restringono, scooter che si infilano ovunque, carretti trainati da muli che coesistono con SUV di lusso, in una logica che all’inizio sembra latitare e che dopo qualche ora comincia ad avere senso.

In questi tre giorni ho visitato le Tombe dei Saaditi, la Koutoubia, il Palazzo Bahia e la Djemaa El Fna, ho provato un hammam tradizionale, mi sono perso più volte nei souk e ho scoperto che i gatti, a Marrakech, sono i veri padroni. Il terzo giorno ho anche incontrato le compagne di viaggio con cui avrei condiviso il resto del tour: Alessandra, Sara, Silvia e Valeria, oltre, ovviamente, a Sabrina.

Ho dedicato un articolo intero a questi tre giorni, con tutti i dettagli pratici su cosa vedere, dove mangiare, quale hammam scegliere e quali quartieri vale la pena esplorare lontano dalla piazza principale: Cosa vedere a Marrakech: leggi l’articolo completo → Cosa vedere a Marrakech in tre giorni: tra medina, hammam e kasbah.

Qui mi fermo e riparto da dove l’avventura nel Sud comincia davvero.

Ristorante Medina Food Dabachi Chez Cherif a Marrakech
Ristorante Medina Food Dabachi Chez Cherif a Marrakech

Giorno 4: Da Marrakech ad Ait Ben Haddou e Dades attraverso il passo Tizin’Tichka

La mattina presto partiamo verso sud. La strada per Ouarzazate e per le kasbah del profondo Sud passa obbligatoriamente attraverso l’Alto Atlante e il passo Tizin’Tichka a 2.260 metri di quota. Il paesaggio cambia in modo quasi cinematografico: si sale tra tornanti stretti e villaggi berberi aggrappati alle pareti rocciose, si attraversano pianori che d’inverno si ricoprono di neve e d’estate diventano color ocra, e poi si scende verso il versante sud della catena montuosa, dove la vegetazione sparisce e i colori si spostano verso il rosso e il beige.

Ait Ben Addou o Ait Ben Hoddou
Ait Ben Haddou, nota come set cinematografico di film cosiddetti “Kolossal”

La sosta principale della giornata è Ait Ben Haddou, patrimonio mondiale dell’UNESCO dal 1987 e set cinematografico tra i più famosi del Marocco: qui sono stati girati, tra gli altri, scene del Gladiatore, del Vento del Leone e di Game of Thrones. La kasbah — più correttamente un ksar, ovvero un villaggio fortificato — è costruita interamente in pisé, una tecnica edilizia tradizionale berbera che usa argilla e paglia. Vista dall’esterno, dall’altra sponda del fiumiciattolo, ha una silhouette che sembra disegnata. Vista dall’interno, con i vicoli che salgono fino alla torre sommitale, è qualcosa di diverso: più antico, più reale, più vissuto.

Nella valle del Dades tra le rocce rosse delle Monkey Fingers.
Nella valle del Dades tra le rocce rosse delle Monkey Fingers.

Pranziamo davanti alla kasbah e poi via, verso la Valle del Dades, dove pernottiamo in un riad locale. Il tramonto sulle montagne che chiudono la valle a nord vale la fatica della giornata.

Giorno 5 — Le Gole del Todra e le dune di Merzouga

Oggi si va verso Tinghir e da lì risaliamo la valle fino alle Gole del Todra, dove un fiume ha inciso nella roccia calcarea un corridoio stretto fino a 10 metri, con pareti che arrivano a 300 metri di altezza. L’effetto è notevole, i locali vendono ceramiche e stoffe ai lati del canyon e ci sono ristoranti con i tavoli praticamente dentro al fiume. Il posto è turistico, ma la roccia sopra le nostre teste è comunque uno spettacolo impagabile.

Gole del Todra - itinerario in Marocco
Gole del Todra – itinerario in Marocco

Nel pomeriggio riprendiamo la strada verso est, attraverso la steppa desolata dell’entroterra marocchino, fino ad arrivare a Erfoud, capitale dei datteri e dei fossili. Non manchiamo di visitare uno dei negozi locali dove ci sentiamo praticamente proiettati indietro di qualche centinaio di migliaio di anni – o meglio – di qualche milione. Trilobiti e ammoniti come se piovesse!

Se ci andrete anche voi, di sicuro vi sentirete in dovere di comprarne almeno una, per metterla nel vostro cimitero casalingo.

Spoiler: per una volta ho resistito alla tentazione… poteva cadere il diluvio..

E poi via! Alle dune dell’Erg Chebbi vicino a Merzouga. Se riuscite ad arrivare prima del tramonto, le dune — alcune delle quali superano i 150 metri di altezza — prendono una luce che va dall’arancio al viola nel giro di pochi minuti.

Ci aspettavano i cammelli: un’esperienza tanto intrigante quanto scomoda, ma che rifarei subito. Avvicinarsi al campo tendato sulla schiena di questi quadrupedi, nel silenzio del deserto e con i colori del tramonto, è un’esperienza che non ha paragoni.

Questi giganti dondolano e vi fanno sentire subito dei veri esploratori del deserto. Dopo una mezz’oretta un po’ meno esploratori. Durante le discese anche un po’ imbranati. Il giorno dopo distrutti e con il corpo dolorante.

Ma ne vale la pena!

E poi scende la sera: il cielo è uno di quelli che vi faranno rammaricare di abitare in città.

Ceniamo in campo tendato con musica berbera, attorno a un fuoco e poi tutti a nanna!

Dune di Erg Chebbi - Merzouga - Deserto del Sahara
Dune di Erg Chebbi – Merzouga – Deserto del Sahara

Giorno 6 — L’alba nel Sahara

Se non ci sono nuvole un cammelliere sveglia il campo prima dell’alba e accompagna i più svegli (o i più coraggiosi) fino alla cima della duna principale per assistere all’aurora verso il confine algerino.

C’erano le nuvole, che non coprivano il cielo, ma solo il sole nascente. Niente sveglia!

Ci alziamo ugualmente. La salita sulla sabbia fine è moderatamente faticosa. La vista sul Sahara che si illumina lentamente, dal buio al blu al rosa all’oro, però, compensa ogni sforzo.

Si torna al campo per la colazione nella tenda berbera e poi si riparte.

E qui si inserisce un capitolo che non avrei pensato di scrivere. La sera prima ci avevano proposto di fare il rientro con il quad attraverso le dune. Il prezzo non era un fattore determinante, poche decine di euro, ma io avevo detto che non mi interessava.

Visto, poi, che Sabrina odia la velocità, attraversare il deserto su un quad a passo d’uomo non è una delle esperienze che uno sogna 😀.

Ma Valeria voleva provare l’esperienza del quad e cercava un’autista. Con il mio spirito da salvatore dell’umanità e anche un po’ di sano “machistico” orgoglio, a quel punto mi sono proposto. Forse è stata solo un’occasione per giustificare di aver contravvenuto alle mie affermazioni, ma a dirla tutta, un po’ di curiosità mi era venuta.

Ed è veramente una sorpresa: dopo aver preso confidenza con il mezzo, passiamo un’ora a salire e scendere le dune a velocità (per me) folli, divertendoci come due bambini.

Dopo l’esperienza ludica è ora di tornare. Il percorso della giornata passa per le Gole del Todra (già visitate) per un pranzo nella zona, poi si risale verso Ouarzazate attraverso Skoura e Boumalne Dades. Arrivo a Ouarzazate in serata per cena e pernottamento.

Giorno 7 — Ouarzazate e ritorno verso Marrakech

Ouarzazate è chiamata la “Hollywood del Marocco” per i numerosi studi cinematografici che si trovano ai margini della città. La sua kasbah principale, la Kasbah Taourirt, è stata una delle residenze del Glaoui, il pascià di Marrakech che fu una figura chiave del protettorato francese nel XX secolo. Dalla terrazza della residenza si vede tutta la valle con le oasi che si estendono fino alle montagne.

Ouarzazate - itinerario in Marocco
Ouarzazate – itinerario in Marocco

Il ritorno verso Marrakech passa di nuovo attraverso il passo Tizin’Tichka, con una sosta lungo la strada per visitare una cooperativa femminile di produzione dell’olio di argan. L’argan è un albero endemico del Marocco sud-occidentale: l’olio estratto dai suoi semi è usato sia in cucina (ha un sapore che ricorda vagamente la nocciola tostata) che in cosmesi, proprio per quest’ultimo utilizzo è diventato famoso in tutto il mondo. Le cooperative femminili che lo producono hanno anche una funzione sociale importante in un contesto rurale tradizionale. Vale la pena di fermarsi, anche solo per capire il processo di produzione e acquistare qualcosa di genuino.

Arriviamoo a Marrakech nel tardo pomeriggio. Cena e prima serata libera per ricongiungersi con la città dopo il giro nel Sud.

Giorno 8: Ultima sera a Marrakech con il gruppo

Dopo quattro giorni tra kasbah, gole e dune, tornare a Marrakech ha quasi il sapore di un rientro a casa, anche se casa è a qualche ora di volo. La sera si chiude il viaggio insieme alle compagne conosciute il terzo giorno che sono già un po’ famiglia: una cena con calma, senza l’ansia di dover vedere altro, ripercorrendo gli episodi della settimana — il quad nel deserto, la sveglia all’alba per la duna, la spazzola rosa che Valeria ha tentato di rifilare a chiunque le capitasse a tiro.

È anche il momento in cui ci si accorge di quanto, in una settimana di kasbah e dune, ci si sia abituati alla compagnia di persone che una settimana prima non si conoscevano

Anche Marrakech, che il primo giorno sembrava solo caotica, alla fine del viaggio appare quasi familiare.

Compagne di viaggio
Compagne di viaggio, una sosta ad Agdz, prima dell’ultimo giorno a Marrakech, alla fine del viaggio

Giorno 9: Ultima mattinata e rientro

L’ultima mattinata a Marrakech, prima del volo, si presta a tutto quello che nei giorni precedenti era rimasto fuori dal programma: un ultimo giro nei souk per gli acquisti rimasti in sospeso, un caffè con vista sulla Djemaa El Fna prima che la piazza si animi del tutto e una passeggiata senza meta per congedarsi dalla città con calma.

Il trasferimento verso l’aeroporto di Marrakech-Menara richiede pochi minuti dal centro della medina: anche con un volo nel primo pomeriggio, una mattinata intera resta disponibile per chiudere il viaggio senza l’ansia della valigia da fare in fretta.

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Il Deserto non è un luogo dove si parla, è un luogo dove si ascolta.

— Wo

Il silenzio: dune, cammelli, campo tendato. Poi ti lasci tentare dal quad e la poesia diventa adrenalina, il silenzio diventa rombo e il cambiamento parte dell’esperienza.

Come si arriva in Marocco dall’Italia?

Da Milano, Roma e altre città italiane ci sono voli diretti per l’aeroporto di Marrakech-Menara (RAK) con diverse compagnie, incluse alcune low cost. La durata del volo è di circa 2 ore e 45 minuti da Milano, leggermente meno da Roma. I prezzi variano considerevolmente a seconda della stagione: in primavera e autunno potete trovare tariffe ragionevoli con anticipo sufficiente, mentre luglio e agosto spingono i prezzi verso l’alto per la domanda turistica, così come le temperature del Marocco.

Qual è il periodo migliore per visitare il Marocco?

Per un itinerario che include il deserto, marzo-maggio e settembre-novembre sono i periodi più equilibrati. Le temperature durante il giorno sono piacevoli nella maggior parte delle destinazioni, le notti nel deserto sono fresche ma non gelide e le dune non riflettono il calore di luglio e agosto, quando le temperature nel Sahara possono superare i 45 gradi.

Marrakech tollera meglio l’estate rispetto al deserto, ma rimane una città calda in luglio e agosto. In inverno (dicembre-febbraio) le temperature sono miti di giorno (15-20°C) ma possono scendere notevolmente di notte, specialmente ad alta quota sul passo Tizin’Tichka, dove la neve è possibile.

Il Ramadan cambia profondamente il ritmo del paese: ristoranti chiusi durante il giorno, vita notturna intensificata, cerimonie e musica. Per chi è interessato a capire la cultura marocchina, può essere un periodo di grande interesse; per chi viaggia principalmente per la logistica del cibo e degli orari, è bene saperlo in anticipo.

Cosa portare e come organizzarsi per il deserto

Le notti nel campo tendato a Merzouga sono fresche anche nei mesi più caldi, quindi un maglione leggero è sempre utile, anche in primavera. Per la salita sulla duna all’alba conviene avere scarpe comode da togliere facilmente, perché camminare a piedi nudi sulla sabbia fine è quasi obbligatorio. Una giacca a vento aiuta contro il vento che spesso si alza proprio all’alba, quando si è più esposti in cima alla duna.

Mappa interattiva

FAQ

Quanti giorni servono per un itinerario completo in Marocco?

Nove giorni permettono di vedere Marrakech con calma, attraversare l’Alto Atlante e dedicare tre giorni piani al Sud tra kasbah e deserto. Con meno tempo si può comprimere il tour del Sud a 3 giorni, sacrificando una delle soste intermedie.

Il Marocco è sicuro per i viaggiatori italiani?

Il Marocco è considerato uno dei paesi più stabili del Nord Africa e riceve ogni anno milioni di visitatori europei. Come in qualsiasi destinazione turistica, è opportuno fare attenzione alle proprie cose nei mercati affollati e informarsi sull’evoluzione della situazione prima di partire. La Farnesina aggiorna regolarmente le schede paese sul proprio sito.

Cosa si mangia in Marocco?

La cucina marocchina è ricca e aromatica: il couscous, il tajine (stufato lento in tegame di terracotta), la bastilla (torta dolce-salata a base di pollo e mandorle), la harira (zuppa di legumi e spezie), le briouat (fagottini fritti ripieni). Il pane è onnipresente e spesso si usa al posto delle posate. Il tè alla menta — servito caldo, da amaro a molto dolce, versato dall’alto — è il rituale di accoglienza per eccellenza.

Come funziona la contrattazione nei mercati?

La contrattazione è parte integrante della cultura commerciale marocchina: il prezzo esposto o dichiarato è quasi sempre un punto di partenza. La regola informale vuole che si inizi dal 30-40% del prezzo richiesto e si tratti fino a un accordo. Non è maleducato contrattare: lo è, semmai, iniziare una trattativa e poi andarsene senza comprare dopo aver fatto abbassare molto il prezzo.

Quanto costano le escursioni nel deserto di Merzouga?

I prezzi variano molto a seconda dell’operatore e del livello di confort. Un pernottamento in campo tendato con cena, colazione e giro in cammello può andare dai 50 agli oltre 200 euro a persona. Le sistemazioni più economiche sono tendenzialmente condivise con altri gruppi; quelle più costose offrono tende private con letto comodo, bagno e possibilità di silenzio reale.

Conviene unirsi a un tour organizzato o viaggiare in autonomia?

Per il tratto Marrakech-deserto-Marrakech un tour organizzato semplifica molto la logistica, soprattutto per chi non vuole guidare sul passo Tizin’Tichka o organizzare autonomamente il campo tendato a Merzouga. È anche un’occasione concreta per condividere il viaggio con altre persone, come è successo a me.

Articolo aggiornato a luglio 2026. Le informazioni pratiche (prezzi, orari, visti) possono variare: verificate sempre prima di partire.

Per saperne di più sull’Africa

Benvenuto nella sezione dedicata ai Viaggi in Africa! Qui troverai ispirazione, consigli pratici e racconti autentici per scoprire il continente africano in tutte le sue sfumature.

Dalle maestose savane del Serengeti, alle foreste dell’Uganda, alle spiagge incontaminate dell’Oceano Indiano, ai parchi naturali ricchi di fauna selvatica, ogni articolo ti guiderà alla scoperta di luoghi straordinari, culture affascinanti e tradizioni millenarie.

Che tu sogni un safari avventuroso, un viaggio culturale o una fuga rilassante, questa categoria è il punto di partenza ideale per organizzare la tua prossima esperienza africana. Preparati a lasciarti sorprendere dalla varietà, dalla bellezza e dall’energia di un continente tutto da esplorare!

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Se vuoi un’idea per una prima avventura africana leggi l’articolo sul Parco Nazionale Kruger, Sudafrica, puoi anche curiosare tra gli ultimi articoli pubblicati, oppure scegliere dall’elenco a fondo pagina. E mi raccomando, dai un’occhiata a cosa mettere in valigia: la lista da stampare per il viaggio perfetto. Puoi anche stamparla e compilarla offline!

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Arrivederci presto!

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Pubblicato: 22/07/2026
wa mao il gatto guardiano dei tetti dello Yunnan

Wa Mao, il gatto guardiano dei tetti dello Yunnan che tiene lontani i fantasmi

di Max Pubblicato: 18/07/2026
Cina Scritto da Max

Wa Mao: un felino feroce, il gatto guardiano dei tetti, un mercatino qualunque e una leggenda che dura da secoli

Non cercavo un gatto cinese. Cercavo un souvenir in uno di quei mercatini dello Yunnan dove ad ogni bancarella mi riprometto che sarà l’ultima, prima di tornare in albergo (ma poi non lo è mai).

E invece mi sono ritrovato davanti a un cartello con un gatto colorato, canini (o gattini?) in bella vista e un ciuffo in testa, che da una tegola mi fissava con l’aria di chi ha già visto tanti turisti (anche se un po’ meno di quelli senza gli occhi a mandorla), soprattutto i turisti che fotografano invece di comprare.

Quel gatto si chiama Wa Mao e non è un semplice soprammobile.

Chi è il Wa Mao

Il nome significa letteralmente “gatto della tegola“, perché tradizionalmente veniva modellato in ceramica e posato sul colmo dei tetti delle case tradizionali dello Yunnan.

Anticamente il Wa Mao era una tigre leggendaria capace di divorare gli spiriti maligni. Nella cultura cinese tradizionale la tigre viene chiamata anche grande gatto ed è da questa somiglianza linguistica che il nome si è evoluto nella versione più familiare e meno minacciosa che conosciamo oggi. Il risultato è un animale ibrido: l’aggressività della tigre racchiusa nella figura familiare del felino domestico per antonomasia.

Nel 2022 il Wa Mao è stato inserito ufficialmente nell’elenco del patrimonio culturale immateriale provinciale in alcune zone dello Yunnan, un riconoscimento che ha contribuito a farlo conoscere oltre i confini delle case tradizionali dove è nato. E, diciamocelo, questo rappresenta anche un’opportunità commerciale.

Wa Mao - Il gatto guardiano dei tetti dello Yunnan
Wa Mao – Il gatto guardiano dei tetti dello Yunnan

Dove vive e cosa protegge il gatto guardiano dei tetti

Il Wa Mao veniva tradizionalmente posizionato sopra la porta d’ingresso oppure sul colmo principale del tetto, di solito con le spalle rivolte verso il cortile interno della casa e lo sguardo verso l’esterno. Non era un dettaglio decorativo lasciato al caso: la sua posizione raccontava la sua funzione.

Rivolto verso l’esterno, il gatto intercettava idealmente ogni disgrazia che arrivava da fuori e la inghiottiva prima che potesse varcare la soglia. Era un guardiano che lavorava come un avamposto, rivolto verso il pericolo a protezione della famiglia, un po’ come certi nonni che si mettevano davanti alla porta senza dire niente, ma senza lasciare entrare qualcuno prima di averlo ispezionato.

Ma catturava anche le eventuali fortune.

I tre superpoteri del gatto guardiano

Ogni dettaglio del Wa Mao ha una simbologia precisa. Gli artigiani e le famiglie che lo scelgono per decorazione o perché credono nel potere di protezione per la propria casa gli attribuiscono tradizionalmente tre funzioni distinte.

A cosa serveAllegoriaFunzioni specifiche
Proteggere la casaEspressione feroce, zanne scoperte, sguardo minacciosoIntimidire spiriti e presenze negative, tenerle lontane dalla soglia di casa
Attrarre la ricchezzaBocca e corpo rappresentati come un unico condotto apertoIngoiare la fortuna economica da ogni direzione e trattenerla dentro casa
Buon auspicioA seconda del coloreProtezione o buon auspicio per un ambito specifico della fortuna familiare (vedi tabella colori)

La prima funzione è quella più immediata da leggere: basta guardare l’espressione minacciosa del gatto. La seconda è più concettuale e gioca su un’idea molto diffusa nella simbologia popolare cinese, quella della bocca larga come varco per la prosperità, la stessa logica che si trova in molti altri animali portafortuna. La terza invece dipende quasi interamente dalla bottega che lo dipinge, ed è qui che entra in gioco il colore.

Il linguaggio dei colori

Non tutti i Wa Mao sono uguali e non lo sono nemmeno le intenzioni di chi li sceglie. Secondo quanto riportato nelle spiegazioni in vari negozi e mercatini, a colori diversi corrispondono significati ed auspici differenti.

ColoreSignificato tradizionale
GialloProsperità economica, richiamo alla ricchezza
RossoBuona sorte che si ripete nel tempo
BluSuccesso e profitto negli studi
Altre varianti (verde, multicolore)Interpretazioni locali, spesso legate alla bottega artigiana e alla regione specifica

Il gatto fotografato nel cartello del mercatino, quello con il ciuffo giallo e le decorazioni verde acqua e corallo, sembra mescolare più di una funzione, come se l’artigiano avesse deciso di non scegliere e di coprire un’ampia gamma di necessità.

Del resto, se un piccolo gatto può occuparsi contemporaneamente di fantasmi, conti in banca e voti scolastici, tanto vale approfittarne.

Io ne ho presi alcuni da portare come souvenir, in ogni luogo i colori avevano significati leggermente differenti. L’illustrazione qui sotto l’ho presa in un negozio che vendeva questi modelli multicolore (la dicitura patrimonio UNESCO non si riferisce al gatto, ma alla città di Jianshui)

Wa Mao - Il gatto guardiano dei tetti dello Yunnan
Wa Mao – Il gatto guardiano dei tetti dello Yunnan

Un mestiere che attraversa i secoli

Un oggetto e un mestiere tramandati nei secoli.

Non so quanto di questa storia sia leggenda pura e quanto sia diventato, nel tempo, un buon argomento di marketing per i mercatini turistici. Probabilmente sono vere un po’ di entrambe le cose ed è proprio questo il bello dell’artigianato che sopravvive ai secoli: si adatta, si racconta, si vende e in qualche modo resta vero.

🐢 Le Meditazioni del Panda dal Tempio di BambùScopri di più su questa rubrica

Un mestiere che dura mille anni non ha fretta di spiegarsi. Aspetta solo qualcuno che si fermi a guardarlo.

— Guì

Io mi sono fermato per una tazza e sono uscito con un gatto feroce. Capita mai anche a voi, in viaggio?

Wa Mao - Il gatto guardiano dei tetti dello Yunnan
Wa Mao – Il gatto guardiano dei tetti dello Yunnan (questo è il mio)

Scheda rapida del Wa Mao

Per chi vuole tenere tutto a portata di mano, ecco i punti essenziali raccolti dal cartello informativo.

ElementoDettaglio
NomeWa Mao (gatto delle tegole)
Origine leggendariaTigre mangiaspiriti, chiamata anche grande gatto nella cultura cinese
MaterialeCeramica o altro materiale, di solito lavorato artigianalmente
RiconoscimentoPatrimonio culturale immateriale di alcune provincie dello Yunnan dal 2022
Posizione tradizionaleSopra la porta d’ingresso o sul colmo principale del tetto, sguardo verso l’esterno
Funzioni attribuiteProtezione dagli spiriti, attrazione della ricchezza, buon auspicio, a seconda del colore

Cosa mi porto a casa

Il Wa Mao oggi non protegge quasi più tetti veri: protegge soprattutto mensole, scrivanie e valigie di viaggiatori, come me, che se lo sono portato a casa. Ma forse è proprio questo il senso di un simbolo che dura da secoli: cambia casa, cambia funzione, ma non smette mai di vegliare su qualcosa, anche se quel qualcosa oggi è solo il mio piccolo santuario dei viaggi.

Se doveste imbattervi in un mercatino dello Yunnan e vedere una tigre con la faccia da gatto arrabbiato, ora sapete che non è lì per caso. E se vi capiterà di portarne una a casa, sceglietela del colore che più vi serve: c’è sempre un conto in banca, un esame o un fantasma di troppo da tenere a bada.

Info generali sulla Cina

🟢 Visto non più necessario (fino al 31/12/2026) I cittadini italiani in possesso di passaporto ordinario possono viaggiare in Cina per turismo, affari, visite a familiari o amici e transito per un soggiorno massimo di 30 giorni senza richiedere il visto di ingresso, fino al 31 dicembre 2026. Attenzione: se si supera anche solo di un giorno i 30 giorni, o se si viaggia per motivi diversi da quelli elencati (es. lavoro, studio), il visto resta obbligatorio. Dal 1° gennaio 2027, salvo nuove proroghe, tornerà l’obbligo del visto. Verificate sempre le condizioni aggiornate su Viaggiare Sicuri prima di prenotare.

Per entrare in Cina non serve visto ma va effettuata la Arrival-Card che potete compilare al seguente link.

💡Info pratica


📋 Come compilare la China Digital Arrival Card (CDAC)
Il form richiede 10–15 minuti e può essere compilato da 72 ore fino a poche ore prima dell’arrivo. Usate esclusivamente i canali ufficiali (il sito NIA o il mini-programma WeChat/Alipay “NIA 12367”) — circolano siti di terze parti a pagamento che vanno evitati.
1. Caricamento passaporto Fotografate la pagina dati del passaporto (quella con foto e codice MRZ in basso) e caricatela. Il sistema estrae automaticamente i dati principali; verificateli e correggete eventuali errori prima di proseguire.
2. Dati di viaggio
Entry Transportation Mode: aereo (Airplane)
Arrival Flight Number: numero del volo in arrivo
City of Entry / Port of Entry: Chengdu / aeroporto di Chengdu Tianfu (o Shuangliu, a seconda del volo)
3. Contatti e status visto
Inserite numero di telefono con prefisso internazionale (+39) ed email
Alla domanda sul visto: selezionate “30-day visa waiver” — questa è la dicitura corretta per l’esenzione visto per italiani, non genericamente “Visa Free Entry”
4. Itinerario e alloggio
Purpose of Entry: Tourism / Sightseeing ✅
Date of Entry e Date of Departure ✅
Destination Cities in China ✅
Address in China: il nome dell’hotel in inglese è accettato, ma a volte richiede l’indirizzo completo: nome hotel + via + distretto + città. Chiedete l’indirizzo completo direttamente all’hotel se non lo avete. a volte funziona senza indirizzo.
Inviting entities / inviters: NO ✅
Confirmed Departure Itinerary: YES ✅
Departure Flight Number e City/Port of Departure ✅
5. Firma e invio Confermate la dichiarazione e inviate. Il sistema genera un QR code univoco: salvatelo come screenshot o PDF sul telefono e mandatevelo anche per email come backup. Va mostrato all’immigrazione all’arrivo — non serve connessione internet per visualizzarlo.
⚠️ Non è possibile modificare il modulo dopo l’invio. In caso di errore, occorre compilarne uno nuovo da capo. Controllate tutto con cura prima di confermare.
ℹ️ Se per qualsiasi motivo non riuscite a compilarlo in anticipo, è ancora possibile farlo all’aeroporto tramite dispositivi digitali agli sportelli oppure con il modulo cartaceo tradizionale, ancora disponibile.

Controllate se le informazioni sopra riportate sono ancora valide, questa è solo una traccia, non è una guida ufficiale

🟢 Valuta: Renminbi o Yuan (RMB/¥). In Cina il telefono sarà il vostro portafoglio: Alipay e WeChat Pay sono accettati quasi ovunque, da un caffè a un taxi. La buona notizia è che turisti e visitatori di breve periodo possono ora collegare la propria carta straniera direttamente a WeChat Pay o Alipay, il che non rende più necessario aprire un conto bancario cinese. Attenzione alle commissioni: per spese fino a 200 RMB (~26 €) non si paga nulla, mentre oltre tale soglia in alcuni casi, secondo alcune fonti, verrebbe applicata una commissione del 3%. Configurate le app e collegate la carta prima di partire. È comunque prudente portare del contante per situazioni di emergenza o per le piccole spese. Ad esempio alcune carte internazionali non funzionano con le biglietterie automatiche di alcune città (sperimentato di persona!!!).

🟠 Se dovete passare la frontiera terrestre con altri stati come il Nepal portatevi dei dollari per pagare il visto, potrebbero esserci problemi con altre valute.

🟢 Internet: Google, Instagram, WhatsApp e la maggior parte dei servizi occidentali sono bloccati dal Great Firewall cinese; le VPN non possono essere scaricate una volta in Cina, quindi è indispensabile installarle e configurarle prima della partenza. Nonostante non sia esplicitato nel sito, le eSIM Holafly* per la Cina hanno già incorporato una sorta di virtualizzazione, pertanto il telefono e le vostre app con queste eSIM funzioneranno comunque, anche se, in alcuni casi, con qualche rallentamento. Il browser di Safari risulta spesso ancora più lento, una buona alternativa è DuckDuckGo.

Sebbene non sia esplicitamente legale usare una VPN, l’uso è generalmente tollerato, specialmente se non fate nulla di strano.

🟢 Lingua: Il cinese mandarino è molto utile. L’inglese è raro al di fuori degli hotel di categoria superiore. Scaricate un’app di traduzione offline, ma se avete una eSIM* non serve, potete tradurre online.

🟢 Fuso orario: UTC+8 (7 ore avanti rispetto all’Italia in inverno, 6 in estate) e questo accade in tutta la Cina che ha un solo fuso orario: quello di Pechino.

Cina

La Cina, a dispetto dell’immagine che ci siamo fatti nei tempi moderni, è un paese pieno di fascino e di storia. Un paese che è stato teatro di importanti scoperte che hanno cambiato il corso della storia, come la carta, la stampa, la bussola e, tristemente, la polvere da sparo.

Prima di tutto il bagaglio: dai un’occhiata a cosa mettere in valigia: la lista da stampare per il viaggio perfetto. Puoi anche stamparla e compilarla offline!

heymondo 10 lungo

Per immergerti nell’atmosfera, prima, durante o dopo leggi un libro, magari scelto fra quelli che consiglio nell’articolo otto libri per un viaggio in Cina oppure trai ispirazione da 6 itinerari in Cina che non ho ancora percorso!

Scopri le destinazioni più interessanti come Hong Kong, il porto profumato o la riserva di Chengdu con i suoi Panda Giganti.

Il Tibet è parte della Cina: scopri Lhasa e l’itinerario in Tibet.

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Altri articoli interessanti sulla cultura della Cina sono quelli su Guan Yin, la Signora della Compassione, sul calendario tradizionale cinese, sul Capodanno Cinese e sulla leggenda di Nian Shou il mostro del Capodanno cinese.

Se volete farvi un’idea della Cina moderna andando oltre gli stereotipi leggete almeno uno dei libri di Giada Messetti*: La Cina è un Aragosta (2025)*, La Cina è già qui (2023)* o Nella Testa del Dragone (2023)*, disponibili anche come audiolibri si Audible (potete sfruttare la prova gratuita di 30 giorni*), ve li consiglio vivamente.

Ciao, a Presto!

Max
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Cina Scritto da Max

Cosa significano i Cinque Buddha disposti in cerchio nei mandala tibetani

Se avete mai visto un mandala tibetano — in un museo, su un libro, o sui muri di un monastero — avrete probabilmente notato che le figure non sono disposte a caso. C’è un sistema. C’è un centro, quattro direzioni, cinque colori, cinque figure divine. Ogni posizione corrisponde a qualcosa di preciso. Questo è l’approfondimento che spiega cosa. Sono i Cinque Buddha della Saggezza o Dhyani Buddha.

ATTENZIONE: le indicazioni presenti negli articoli sono fornite gratuitamente a scopo divulgativo e potrebbero essere non aggiornate o incomplete. Prima di acquistare, di prenotare o di partire, consultate sempre i siti ufficiali. Alcuni link in questo articolo sono link di affiliazione (anche i link ad Amazon*). Gli articoli aggiornati o pubblicati a partire da febbraio 2024 riportano un asterisco* accanto ai link di affiliazione.

1. Chi sono i Cinque Buddha della Saggezza

Dhyani Buddha i cinque Buddha della saggezza
Dhyani Buddha i cinque Buddha della saggezza Prof Ranga Sai, CC0, via Wikimedia Commons

Nel Buddhismo Vajrayana — la corrente tantrica diffusa soprattutto in Tibet, Nepal e Mongolia — esiste un sistema di cinque figure divine chiamate Pancha Tathagata, ovvero i Cinque Buddha della Saggezza, detti anche Dhyani Buddha o Jina (in sanscrito: Vittoriosi).

Non sono divinità da pregare in senso tradizionale: sono piuttosto una mappa simbolica della mente umana e delle sue possibilità di trasformazione. L’idea di fondo è questa: ogni difetto della mente ordinaria — rabbia, ignoranza, orgoglio, attaccamento, invidia — ha una sua controparte illuminata, una qualità positiva che emerge quando quella stessa energia viene trasformata invece di essere soppressa.

Ognuno dei cinque Buddha rappresenta questa trasformazione per uno specifico veleno mentale, ed è collocato in una direzione cardinale precisa, con un colore, un elemento e una saggezza associata. Insieme formano una mappa dell’intera psiche umana — e del cammino verso la sua purificazione.

Cinque Buddha della Saggezza - Dhyani Buddha - Monastero di Pelkor Chode - Stupra Kunbun - lo stupa delle Centomila Immagini - Gyantse - Tibet - Cina
Cinque Buddha della Saggezza – Dhyani Buddha – Monastero di Pelkor Chode – Gyantse – Tibet – Cina

2. I cinque Buddha: direzioni, colori e trasformazioni

Centro — Vairocana: il bianco

Al centro siede Vairocana, il bianco. Il suo nome significa Colui che illumina o Sole. Incarna la consapevolezza onnicomprensiva (dharmadhatu-jnana) — la saggezza che conosce la natura di tutta la realtà — e trasforma l’ignoranza di fondo, quella che ci impedisce di vedere le cose per quello che sono. È considerato il Buddha primordiale, la fonte degli altri quattro.

Veleno trasformato: ignoranza fondamentale (moha)

Saggezza: consapevolezza della realtà (dharmadhatu-jnana)

Est — Akshobhya: il blu

A est troviamo Akshobhya, il blu. Il suo nome significa letteralmente Imperturbabile: la sua saggezza funziona come uno specchio perfetto (adarsha-jnana), riflette la realtà senza distorsioni, senza giudizi, senza aggiungere o togliere nulla. Trasforma la rabbia in chiarezza. È spesso rappresentato con il gesto di toccare la terra (Bhumisparsha Mudra) — lo stesso della statua di Jowo Shakyamuni al Jokhang di Lhasa.

Veleno trasformato: rabbia (dvesha)

Saggezza: saggezza-specchio (adarsha-jnana)

Sud — Ratnasambhava: il dorato

A sud c’è Ratnasambhava, il dorato. Il suo nome significa Nato dal gioiello o Sorgente delle gemme. Riconosce il valore uguale di tutti gli esseri e converte l’orgoglio e l’avarizia in generosità e equanimità (samata-jnana: la saggezza dell’uguaglianza). È spesso rappresentato con il gesto del dono (varada mudra), la mano aperta verso il basso.

Veleno trasformato: orgoglio e avarizia (mana)

Saggezza: saggezza dell’uguaglianza (samata-jnana)

Ovest — Amitabha: il rosso

A ovest siede Amitabha, il rosso. È probabilmente il più famoso dei cinque — veneratissimo in Cina, Giappone e Corea, dove ha dato origine alla tradizione della Terra Pura. Il suo nome significa Luce infinita. La sua saggezza sa distinguere ogni cosa nella sua unicità (pratyavekshana-jnana) e trasforma il desiderio e l’attaccamento in compassione. È spesso rappresentato in meditazione con le mani in grembo, a volte con un loto.

Veleno trasformato: desiderio e attaccamento (raga)

Saggezza: saggezza discriminante (pratyavekshana-jnana)

Nord — Amoghasiddhi: il verde

Infine, a nord, Amoghasiddhi, il verde. Il suo nome significa Colui che realizza senza ostacoli. Incarna la saggezza dell’azione efficace (kriya-jnana) e trasforma invidia e gelosia in altruismo attivo. È spesso rappresentato con la mano alzata nel gesto di protezione (abhaya mudra) e la sua famiglia simbolica è la vajra del vento.

Veleno trasformato: invidia e gelosia (irshya)

Saggezza: saggezza dell’azione (kriya-jnana)

Dipinto antico Pancha Maha Thathagata (data 1400-1500), numero di catalogo 89045 della Himalayan Art Resources Foundation.
Dipinto antico Pancha Maha Thathagata (data 1400-1500), numero di catalogo 89045 della Himalayan Art Resources Foundation.

3. Come riconoscere i Cinque Buddha della Saggezza in un mandala

Nei mandala tibetani i cinque Buddha della saggezza appaiono quasi sempre nella stessa configurazione: Vairocana al centro, gli altri quattro ai punti cardinali, ognuno col proprio colore caratteristico. Una volta imparata la mappa, un mandala smette di essere un disegno decorativo e diventa leggibile: ogni figura al suo posto, ogni colore con il suo significato.

La corona dei Cinque Buddha — donata nel 1409 da Tsongkhapa alla statua del Jowo Shakyamuni al Jokhang di Lhasa — è una delle rappresentazioni più celebri di questo schema. I cinque pannelli che compongono la corona riproducono i cinque Dhyani Buddha, trasformando la statua del Buddha storico in un’immagine della mente illuminata nella sua interezza.

4. Perché tutto questo interessa a un viaggiatore

Non è necessario diventare esperti di iconografia buddista per godere di un viaggio in Tibet. Ma avere anche solo un’idea di questo sistema cambia il modo di guardare. Le statue nei monasteri, i mandala sulle pareti, le ruote della preghiera, le thangka appese alle travi — tutto questo dialoga con un sistema coerente di significati. Sapere che il Buddha rosso a ovest rappresenta la trasformazione del desiderio in compassione rende quella statua qualcosa di diverso da un oggetto decorativo.

È un modo di leggere il mondo. Non l’unico. Ma interessante.

🐢 Le Meditazioni del Panda dal Tempio di BambùScopri di più su questa rubrica

Cinque difetti. Cinque saggezze. La stessa energia, guardata da posizioni diverse.

— Guì

Ci ho messo una vita intera per capire che non si tratta di eliminare niente. Solo di avere un punto di vista diverso. Guì ha ragione, come al solito.

Tibet

Il Tibet è uno dei luoghi più remoti e spiritualmente densi del pianeta. Arroccato sull’altopiano più alto del mondo — a oltre 4.000 metri di media — è stato per secoli il cuore del Buddismo tibetano e custodisce un patrimonio culturale straordinario, fatto di monasteri, bandiere di preghiera, pellegrinaggi e un rapporto con il tempo che l’Occidente ha quasi dimenticato.

Visitarlo richiede preparazione, permessi speciali e un briciolo di umiltà: non è una destinazione che si visita, è una destinazione che si affronta.

Cominciate con Lhasa: la capitale spirituale del Tibet e scoprite cos’è la Kora: camminare come forma di preghiera nel Buddismo tibetano. poi potreste decidere di affrontare la mitica G 318: da Shanghai al Tetto del Mondo, passando per la strada più bella del pianeta.

Volete organizzare un viaggio in Tibet? Raccontatemi la vostra idea — non serve avere tutto chiaro. Ci pensiamo insieme.
Organizza il viaggio →

Prima di partire, due consigli pratici che vengono dall’esperienza:

  1. Non sottovalutate l’altitudine, informatevi e siate preparati ad un paio di giorni di disagi per l’adattamento. Non succede a tutti, ma può succedere e in ogni caso passa, rimane solo il ricordo.
  2. Alla frontiera con il Nepal possono sequestrare le guide di viaggio o i libri che parlano di Tibet, Taiwan o Xinjiang e tutto ciò che contiene cartine geografiche. Portatevi un Kindle*

Qualche lettura per prepararsi: Heinrich Harrer racconta il Tibet meglio di chiunque altro — il suo Sette anni in Tibet resta un punto di partenza imprescindibile, ma spiego meglio il tutto nell’articolo sui libri per il Tibet.

heymondo 10 lungo

  • Viaggio in Tibet: dai monasteri al campo base dell’Everest – Ultima Modifica 06/06/2026
  • Il mantra Om Mani Padme Hum – Ultima Modifica 02/05/2026
  • Sette libri sul Tibet e oltre (per sette anni in Tibet?) – Ultima Modifica 02/05/2026
  • La G 318 in Cina: da Shanghai al Tetto del Mondo, passando per la strada più bella del pianeta – Ultima Modifica 15/05/2026
  • La Kora: camminare come forma di preghiera nel Buddismo tibetano – Ultima Modifica 02/05/2026
  • eSIM per la Cina: usare Holafly senza problemi con il Great Firewall (e l’inconveniente al confine nepalese) – Ultima Modifica 11/08/2026
  • Cosa vedere a Lhasa: la capitale spirituale del Tibet – Ultima Modifica 09/05/2026
  • Dhyani Buddha – Cinque Buddha della Saggezza: una mappa della mente illuminata – Ultima Modifica 14/06/2026
  • Pubblicato: 30/06/2026
    Come pubblicare automaticamente gli articoli WordPress su Facebook e Instagram

    Come pubblicare automaticamente articoli WordPress su Facebook e Instagram

    di Max Pubblicato: 23/06/2026
    Apri un blog Scritto da Max

    Guida passo passo per automatizzare la condivisione dei contenuti del blog, con le soluzioni ai problemi più comuni. Pubblicare automaticamente articoli WordPress su Facebook e Instagram

    Articolo aggiornato a giugno 2026. Le informazioni pratiche su Zapier e sulle impostazioni di Facebook possono variare nel tempo: verificate sempre la situazione aggiornata prima di intervenire sul vostro account.

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    In questo articolo:

    • Per collegare WordPress a Zapier serve un sito pubblicamente raggiungibile e, se avete attivo il 2FA, una password per le applicazioni
    • Zapier collega WordPress a Facebook Pages e Instagram Business tramite due automazioni separate (Zap)
    • Instagram richiede un account Business o Creator collegato a una Pagina Facebook e un’immagine obbligatoria per ogni post
    • Se una Pagina Facebook non compare nel menu di Zapier, la soluzione più efficace è inserire manualmente l’ID della pagina nel campo Custom
    • L’assistente IA di Zapier aiuta nella configurazione iniziale, ma non risolve ancora da solo i problemi di permessi più complessi
    Indice dell'articolo : clic per aprire

    Clicca sul titolo per andare alla sezione

    • In questo articolo:
    • Cosa vi serve prima di iniziare
    • Come collegare WordPress a Zapier
      • Create un account Zapier
      • Avete il 2FA attivo? Vi serve una password per le applicazioni
      • Configurate il trigger su Zapier
    • Come pubblicare automaticamente su Facebook Pages
    • Come pubblicare automaticamente su Instagram
    • L’assistente IA di Zapier: comodo, ma non risolve tutto
    • Quali problemi potete incontrare e come risolverli?
      • La Pagina Facebook non compare nel menu a tendina
      • Come trovare l’ID di una Pagina Facebook
      • La pagina è in Business Manager e non si vede
      • Instagram non accetta il post
      • Lo Zap si attiva ma non pubblica nulla
    • Qualche consiglio per chi sta per iniziare
    • Domande frequenti
      • Posso collegare WordPress a Zapier senza disattivare il 2FA?
      • Perché Instagram non accetta i post senza immagine?
      • Cosa faccio se la mia Pagina Facebook non compare proprio in nessun menu?
      • L’assistente IA di Zapier può configurare tutto da solo?
    • Scopri cosa puoi fare

    Avere un blog significa anche avere qualcosa da raccontare ogni volta sui social. Pubblicare a mano su Facebook e Instagram ogni volta che usciva un articolo nuovo era diventato per me un piccolo rito noioso, di quelli che si rimandano volentieri. Con Zapier ho automatizzato tutto: ogni nuovo articolo pubblicato sul blog finisce da solo su Facebook e su Instagram, senza che io debba ricordarmene. Vi racconto come ho fatto, passaggio per passaggio, comprese le difficoltà che ho incontrato lungo la strada.

    Cosa vi serve prima di iniziare

    Prima di mettervi al lavoro, controllate di avere questi elementi a disposizione.

    • Un sito WordPress raggiungibile pubblicamente (non in locale)
    • Un account Zapier, anche nella versione gratuita per iniziare
    • Una Pagina Facebook, non un profilo personale
    • Un account Instagram Business o Creator, collegato alla Pagina Facebook
    • L’accesso come amministratori a entrambe le pagine

    Come collegare WordPress a Zapier

    Il primo passaggio è collegare il blog a Zapier, in modo che ogni nuovo articolo pubblicato attivi l’automazione.

    Create un account Zapier

    Su zapier.com potete registrarvi gratuitamente. Una volta dentro, trovate il pulsante “Create Zap” per iniziare una nuova automazione.

    Avete il 2FA attivo? Vi serve una password per le applicazioni

    Come pubblicare automaticamente articoli WordPress su Facebook e Instagram » https://www.massimobasso.com/articoli/page/5/Come pubblicare automaticamente articoli WordPress su Facebook e Instagram » https://www.massimobasso.com/articoli/page/5/

    Se sul vostro sito WordPress avete attivato l’autenticazione a due fattori (2FA), che vi consiglio comunque per la sicurezza del sito, Zapier non potrà collegarsi usando la vostra password normale. Vi servirà una password per le applicazioni, pensata apposta per questi casi.

    Ecco come crearla.

    1. Accedete alla bacheca di WordPress e andate su Utenti → Il vostro profilo
    2. Scorrete fino alla sezione “Password per le applicazioni” (Application Passwords), che trovate dopo la sezione Gestione account
    3. Scrivete un nome riconoscibile per identificare questa password, ad esempio “Zapier”
    4. Cliccate su “Aggiungi nuova password applicazione”
    5. WordPress vi mostrerà una password generata automaticamente: copiatela subito, perché non potrete più visualizzarla in seguito
    6. In Zapier, quando configurate la connessione a WordPress, usate questa password al posto della vostra password normale
    💡Info pratica

    Se non trovate la sezione “Password per le applicazioni” nel vostro profilo, è probabile che il vostro sito non abbia ancora attivo il supporto HTTPS oppure che un plugin di sicurezza la nasconda. In questo caso potete controllare le impostazioni del plugin di sicurezza che usate per il 2FA.

    Configurate il trigger su Zapier

    • Nel campo di ricerca digitate “WordPress” e selezionate l’app
    • Come evento scegliete “New Post” (Nuovo articolo)
    • Collegate il sito inserendo l’URL, il nome utente e la password per le applicazioni creata al passaggio precedente
    • Cliccate su “Test trigger” e controllate che i dati dell’ultimo articolo (titolo, contenuto, URL, immagine in evidenza) appaiano correttamente

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    Come pubblicare automaticamente articoli WordPress su Facebook e Instagram » https://www.massimobasso.com/articoli/page/5/

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    Come pubblicare automaticamente su Facebook Pages

    Con il trigger WordPress pronto, si passa a costruire l’azione che pubblica il post sulla Pagina Facebook.

    1. Cliccate su “+” per aggiungere un’azione dopo il trigger
    2. Cercate “Facebook Pages” e scegliete l’evento “Create Page Post”
    3. Cliccate su “Sign in to Facebook Pages” per collegare il vostro account
    4. Selezionate la Pagina Facebook dal menu a tendina
    5. Componete il messaggio usando i campi dinamici di WordPress, ad esempio “Nuovo articolo: {{Title}} — leggi qui: {{URL}}”
    6. Nel campo Link inserite {{Permalink}} oppure {{URL}}
    7. Se volete allegare un’immagine, nel campo Photo URL inserite {{Featured Image URL}}
    8. Cliccate su “Test action” e controllate che il post venga pubblicato correttamente

    Come pubblicare automaticamente su Instagram

    Instagram richiede un passaggio separato e qualche attenzione in più rispetto a Facebook.

    🔔Attenzione

    Zapier collega solo account Instagram Business o Creator, non i profili personali. L’account deve essere collegato a una Pagina Facebook attiva.

    1. Aggiungete un’altra azione dopo quella di Facebook
    2. Cercate “Instagram for Business” e scegliete l’evento “Create Photo Post”
    3. Collegate il vostro account Instagram Business
    4. Nel campo Photo URL inserite l’URL dell’immagine in evidenza dell’articolo ({{Featured Image URL}}): è un campo obbligatorio, perché Instagram non permette post solo testuali tramite questa integrazione
    5. Nel campo Caption scrivete la didascalia, ad esempio “{{Title}} — leggo l’articolo completo sul blog, il link è in bio”
    6. Testate anche questo passaggio, poi salvate e pubblicate lo Zap

    Da questo momento, ogni nuovo articolo pubblicato su WordPress genera in automatico un post su Facebook e uno su Instagram, senza che dobbiate più pensarci.

    Come pubblicare automaticamente gli articoli WordPress su Facebook e Instagram infografica
    Come pubblicare automaticamente articoli WordPress su Facebook e Instagram infografica

    L’assistente IA di Zapier: comodo, ma non risolve tutto

    Zapier ha introdotto un assistente basato sull’intelligenza artificiale che costruisce le automazioni a partire da una semplice descrizione a parole. Potete scrivere qualcosa come “pubblica ogni nuovo articolo WordPress sulla mia Pagina Facebook” e l’assistente prova a impostare da solo la struttura dello Zap. Pubblicare automaticamente articoli WordPress su Facebook e Instagram non dovrebbe quindi essere un problema

    Per chi parte da zero è uno strumento comodo: fa risparmiare tempo nella configurazione iniziale e accompagna passo dopo passo anche chi non ha esperienza tecnica.

    Quando però si arriva ai problemi più concreti, come una Pagina Facebook che non compare nel menu o permessi che non vengono riconosciuti, l’assistente IA non è ancora in grado di individuare e risolvere la causa da solo. In questi casi serve intervenire manualmente, come vi racconto nella prossima sezione.

    Come pubblicare automaticamente articoli WordPress su Facebook e Instagram » https://www.massimobasso.com/articoli/page/5/Come pubblicare automaticamente articoli WordPress su Facebook e Instagram » https://www.massimobasso.com/articoli/page/5/

    Quali problemi potete incontrare e come risolverli?

    Questa è la parte che mi ha fatto perdere più tempo, quindi la racconto nel dettaglio.

    La Pagina Facebook non compare nel menu a tendina

    È il problema più comune. Potete provare le soluzioni in questo ordine.

    1. Controllate i permessi in Integrazioni aziendali. 

    Andate su Facebook → Impostazioni → Integrazioni aziendali → Attive → trovate Zapier → cliccate su Modifica e controllate che tutti gli slider siano attivati, compresi i permessi per gestire le pagine e pubblicare contenuti.

    2. Verificate che la visibilità sia impostata su Pubblica. 

    Sempre in Integrazioni aziendali, controllate che il campo “Chi può vedere che usate questa integrazione” sia impostato su Pubblico e non su “Solo io”.

    3. Rimuovete e ricollegate l’account da zero. 

    In Zapier andate su Apps → App Connections, trovate la connessione Facebook Pages e cliccate su Disconnect. Poi aggiungete una nuova connessione e, quando si apre la finestra di Facebook, lasciate tutti i toggle attivi: anche un solo permesso disattivato può impedire alla pagina di comparire.

    4. Se la pagina è gestita tramite Business Manager. 

    Le pagine collegate a Facebook Business Manager a volte non appaiono nel menu, anche con i permessi corretti. La soluzione più rapida ed efficace, quella che ha funzionato anche a me dopo ore di tentativi con le altre strade, è inserire manualmente l’ID della pagina.

    Come trovare l’ID di una Pagina Facebook

    Nel campo di selezione della pagina, all’interno dello Zap, scegliete l’opzione “Custom” e incollate l’ID numerico della pagina. Ecco dove trovarlo.

    • Sulla Pagina Facebook andate su Informazioni e scorrete fino in fondo: l’ID compare come “ID pagina”
    • In alternativa andate su Impostazioni della pagina → Informazioni sulla pagina e scorrete fino in fondo
    • Se la pagina è in Business Manager, andate su business.facebook.com → Impostazioni aziendali → Pagine → selezionate la pagina: l’ID compare nel pannello laterale
    • Potete anche usare un sito esterno come findmyfbid.in, dove incollate l’URL della pagina e ottenete l’ID in pochi secondi

    Una volta inserito l’ID nel campo Custom, Zapier funziona esattamente come se aveste selezionato la pagina dal menu. È stata la soluzione che ha risolto il problema, dopo aver provato tutto il resto.

    La pagina è in Business Manager e non si vede

    Le pagine gestite tramite Business Manager hanno spesso questo comportamento: non compaiono nel menu anche se i permessi sembrano corretti. Vale la stessa soluzione vista sopra: usate l’opzione Custom con l’ID della pagina, che trovate direttamente nelle impostazioni di Business Manager.

    Instagram non accetta il post

    • Controllate che l’account sia effettivamente Business o Creator e non personale
    • Verificate che sia collegato a una Pagina Facebook attiva
    • Controllate che l’immagine in evidenza dell’articolo WordPress sia presente e raggiungibile pubblicamente tramite URL
    • Se il post ha solo testo e nessuna immagine, Instagram lo rifiuta: l’immagine è sempre obbligatoria

    Lo Zap si attiva ma non pubblica nulla

    • Verificate che l’articolo WordPress fosse effettivamente nello stato Pubblicato e non bozza o programmato
    • Controllate i log dello Zap in Zapier → Zap History, dove trovate l’eventuale messaggio di errore
    • Se il token di connessione è scaduto, ricollegate l’account Facebook o Instagram da Zapier → App Connections

    Qualche consiglio per chi sta per iniziare

    • Testate sempre prima di andare online: pubblicate un articolo di prova con visibilità limitata, per verificare che tutto funzioni come previsto
    • Personalizzate il messaggio: un post con solo il link funziona meno di un post con una frase di introduzione, qualche hashtag e una piccola call to action
    • Tenete separati gli Zap per piattaforma: gestire Facebook e Instagram in due automazioni distinte vi permette di personalizzare il messaggio per ciascuna
    • Controllate periodicamente i permessi: Facebook a volte modifica o revoca i permessi delle integrazioni nel tempo. Se lo Zap smette di funzionare all’improvviso, il primo posto dove guardare resta sempre Integrazioni aziendali

    Domande frequenti

    Posso collegare WordPress a Zapier senza disattivare il 2FA?

    Sì. Non serve disattivare l’autenticazione a due fattori: basta creare una password per le applicazioni dal profilo utente di WordPress e usare quella al posto della password normale.

    Perché Instagram non accetta i post senza immagine?

    L’integrazione di Zapier con Instagram for Business pubblica solo post fotografici. Un articolo senza immagine in evidenza non può essere pubblicato in automatico su Instagram con questo metodo.

    Cosa faccio se la mia Pagina Facebook non compare proprio in nessun menu?

    Inserite manualmente l’ID numerico della pagina nel campo “Custom” dello Zap. È la soluzione più affidabile quando il menu a tendina di Zapier non mostra la pagina, in particolare se la pagina è gestita tramite Business Manager.

    L’assistente IA di Zapier può configurare tutto da solo?

    Aiuta nella configurazione iniziale dello Zap a partire da una descrizione scritta, ma non risolve ancora in autonomia i problemi più complessi legati ai permessi o alle pagine che non compaiono nel menu.

    Scopri cosa puoi fare

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    Arrivederci presto!

    Pubblicato: 23/06/2026
    editor a blocchi di wordpress mostra un font differente dal solito

    L’editor a blocchi di WordPress mostra un font differente? La soluzione è “Usa gli stili del tema”

    di Max Pubblicato: 18/06/2026
    Thailandia Scritto da Max

    Dopo un aggiornamento, l’editor a blocchi di WordPress mostra un font differente dal solito, come lo risolvo? Nel mio caso la soluzione è stata disattivare “Usa gli stili del tema”.

    Punti chiave

    • Se l’editor a blocchi di WordPress mostra un font differente dopo un aggiornamento, non è detto che il sito pubblico sia cambiato.
    • La causa può essere l’opzione “Usa gli stili del tema”, che applica all’editor gli stili tipografici del tema attivo.
    • La soluzione è rapida: aprite un articolo, cliccate sui tre pallini in alto a destra, andate in Preferenze → Aspetto e disattivate “Usa gli stili del tema”.
    • Non serve intervenire sul codice, modificare il tema o installare plugin.
    • Nel mio caso il problema riguardava solo l’ambiente di scrittura, non gli articoli pubblicati.

    Articolo aggiornato a giugno 2026. Le impostazioni dell’editor possono cambiare in base alla versione di WordPress e dei plugin installati: verificate sempre il percorso nel vostro pannello.

    ATTENZIONE: le indicazioni presenti negli articoli sono fornite gratuitamente a scopo divulgativo e potrebbero essere non aggiornate o incomplete. Prima di acquistare, di prenotare o di partire, consultate sempre i siti ufficiali. Alcuni link in questo articolo sono link di affiliazione (anche i link ad Amazon*). Gli articoli aggiornati o pubblicati a partire da febbraio 2024 riportano un asterisco* accanto ai link di affiliazione.

    Il problema: l’editor a blocchi cambia font dopo l’aggiornamento

    Dopo l’aggiornamento di WordPress mi sono trovato davanti a un editor a blocchi diverso dal solito. Il testo dentro Gutenberg aveva un font che non riconoscevo più, o comunque una resa diversa rispetto a quella a cui ero abituato.

    Non era un problema drammatico. Il sito non era esploso, gli articoli pubblicati erano ancora al loro posto e nessun visitatore aveva iniziato a mandarmi messaggi disperati. Però, per chi scrive spesso dentro WordPress, anche un cambiamento piccolo può diventare fastidioso.

    L’editor è il posto in cui si passa più tempo. È lì che si scrivono gli articoli, si spostano i blocchi, si sistemano i titoli e si cancellano frasi che sembravano geniali cinque minuti prima. Se improvvisamente il carattere cambia, anche la sensazione di scrittura cambia.

    Nel mio caso il problema era questo: l’editor a blocchi stava usando gli stili del tema. Quindi non mostrava più una versione neutra dell’area di scrittura, ma cercava di avvicinarsi all’aspetto del sito.

    In teoria ha senso. In pratica, a volte, è più comodo scrivere in un editor pulito e leggibile.

    Perché succede?

    L’editor a blocchi di WordPress può applicare gli stili del tema attivo. Questo significa che font, dimensioni, spaziature e altri elementi visivi possono essere caricati anche dentro l’area di scrittura.

    L’idea è permettervi di vedere un contenuto il più possibile simile a come apparirà una volta pubblicato. È una funzione utile, soprattutto per chi lavora molto sull’aspetto visuale delle pagine.

    Però può succedere che dopo un aggiornamento di WordPress, del tema o di Gutenberg qualcosa cambi nella resa dell’editor. Il font può sembrare più grande, più piccolo, più pesante, più stretto o semplicemente diverso da prima.

    Il punto importante è questo: non sempre il problema riguarda il sito pubblico. Spesso riguarda solo l’editor.

    Prima di preoccuparvi, conviene aprire un articolo pubblicato in una finestra anonima e controllare se il font visibile ai lettori è corretto. Se il sito si vede bene e solo l’editor è cambiato, potete tirare un mezzo sospiro di sollievo. Mezzo, perché poi bisogna comunque sistemarlo.

    La soluzione rapida: disattivare “Usa gli stili del tema”

    La soluzione, nel mio caso, è stata molto semplice.

    • Aprite un articolo qualsiasi nell’editor a blocchi.
    • In alto a destra cliccate sui tre pallini verticali.
    • Entrate in Preferenze.
    • Andate nella sezione Aspetto.
    • Disattivate l’opzione Usa gli stili del tema.

    Tutto qui.

    Una volta disattivata questa opzione, l’editor smette di caricare gli stili tipografici del tema dentro l’area di scrittura e torna a una resa più neutra.

    Nel mio caso il font è tornato leggibile e l’editor ha ripreso a comportarsi come volevo. Nessun intervento sul tema, nessuna modifica al CSS, nessun plugin aggiuntivo e nessuna caccia al tesoro dentro impostazioni che non c’entravano nulla.

    Che, per una volta, è una bella notizia.

    Il percorso completo

    Il percorso da seguire è questo:

    Articolo → tre pallini in alto a destra → Preferenze → Aspetto → Usa gli stili del tema → disattiva

    Se non vedete subito la voce, controllate di essere davvero dentro l’editor a blocchi di un articolo o di una pagina. L’opzione non si trova nelle impostazioni generali di WordPress, ma nelle preferenze dell’editor.

    È una preferenza dell’interfaccia di scrittura. Non cambia il tema del sito e non modifica il frontend. Serve solo a decidere se l’editor deve usare o meno gli stili del tema mentre state lavorando.

    Questo è il dettaglio che mi interessava di più: non volevo cambiare il sito, volevo solo tornare a scrivere in modo decente.

    Cosa cambia disattivando questa opzione?

    Disattivando “Usa gli stili del tema”, l’editor perde una parte della somiglianza con il sito pubblicato.

    In pratica, mentre scrivete, potreste non vedere esattamente lo stesso font o le stesse spaziature che vedranno i lettori. Però guadagnate un ambiente di scrittura più semplice e spesso più leggibile.

    Dipende da cosa preferite.

    Se usate l’editor per costruire pagine molto visuali, può essere utile mantenere gli stili del tema attivi. In quel caso vedere una resa simile al frontend può aiutarvi a capire meglio l’impaginazione.

    Se invece usate WordPress soprattutto per scrivere articoli, come faccio io, un editor pulito può essere molto più comodo. Per l’aspetto finale del post c’è sempre l’anteprima.

    Io preferisco scrivere in un ambiente ordinato e controllare dopo il risultato pubblico. Mi sembra un compromesso più sano, almeno per il mio modo di lavorare.

    Il sito pubblico cambia?

    No, disattivare questa opzione non dovrebbe cambiare l’aspetto del sito pubblico.

    La voce “Usa gli stili del tema” riguarda l’editor. Serve a decidere se caricare gli stili del tema nell’area di scrittura. Non è una modifica al tema, non cambia il CSS pubblico e non altera gli articoli già pubblicati.

    Naturalmente, dopo qualsiasi modifica conviene sempre controllare. Aprite un articolo pubblicato e guardate se tutto è rimasto come prima.

    Nel mio caso il sito pubblico non era cambiato. Era cambiato solo il modo in cui WordPress mi mostrava il contenuto mentre lo scrivevo.

    Il che è abbastanza tipico: il problema non è grave, ma vi guarda male ogni volta che aprite un nuovo articolo.

    Perché non serve complicarsi la vita

    Quando qualcosa cambia in WordPress, la tentazione è cercare subito una soluzione tecnica: cache, tema, CSS, plugin, font caricati, impostazioni avanzate e magari un piccolo sacrificio rituale davanti al monitor.

    A volte serve davvero. Questa volta, almeno nel mio caso, no.

    Il problema era dentro le preferenze dell’editor.

    Prima di toccare il tema, aggiungere codice o disattivare plugin, vale la pena controllare questa impostazione. È veloce, reversibile e non mette mano al sito pubblico.

    Se non risolve, allora si può indagare oltre. Ma partire da qui vi può risparmiare parecchio tempo.

    E anche qualche parola poco elegante rivolta a Gutenberg, che non se la merita sempre. Solo a volte.

    Quando conviene tenere attiva “Usa gli stili del tema”

    Non sto dicendo che questa opzione vada sempre disattivata.

    Può essere utile tenerla attiva se volete che l’editor assomigli il più possibile al sito pubblicato. Per esempio, se lavorate su landing page, blocchi grafici, layout complessi o pagine in cui la resa visiva è fondamentale, vedere gli stili del tema dentro l’editor può essere comodo.

    In quei casi l’editor diventa quasi un’anteprima continua.

    Per un blog, però, la priorità può essere diversa. Quando scrivete testi lunghi, guide, appunti di viaggio o articoli pieni di paragrafi, la leggibilità dell’editor viene prima della somiglianza perfetta con il frontend.

    Nel mio caso preferisco separare le due cose: scrittura pulita nell’editor e controllo finale con l’anteprima.

    Quando invece conviene disattivarla

    Conviene provare a disattivare “Usa gli stili del tema” se:

    • dopo un aggiornamento il font dell’editor è cambiato;
    • il testo dentro Gutenberg è meno leggibile;
    • l’editor sembra troppo influenzato dal tema;
    • le spaziature dei blocchi sono strane;
    • volete un ambiente di scrittura più neutro;
    • il sito pubblico è corretto, ma l’editor no.

    La cosa buona è che potete fare una prova senza rischi particolari. Disattivate l’opzione, guardate l’editor e decidete se vi trovate meglio. Se non vi piace, potete riattivarla.

    WordPress ogni tanto ci ricorda che la libertà di scelta esiste. Poi la nasconde dietro tre pallini, ma questa è un’altra storia.

    Conclusione

    Se dopo un aggiornamento di WordPress l’editor a blocchi mostra un font diverso, non partite subito dalle soluzioni complicate.

    Nel mio caso la risposta era molto più semplice:

    tre pallini → Preferenze → Aspetto → disattivare “Usa gli stili del tema”.

    Il sito pubblico non era cambiato. Era l’editor che stava usando gli stili del tema e quindi mostrava il testo con una resa diversa da quella a cui ero abituato.

    Disattivando quell’opzione, Gutenberg è tornato a essere un ambiente di scrittura più pulito e leggibile.

    Non sempre WordPress è complicato. A volte siamo noi che gli diamo troppa fiducia nel complicarci la vita.

    FAQ

    Perché il font dell’editor a blocchi è cambiato?

    Il font può cambiare perché l’editor sta usando gli stili del tema attivo. Dopo un aggiornamento di WordPress, del tema o di Gutenberg, questi stili possono apparire diversi rispetto a prima.

    Dove si trova “Usa gli stili del tema”?

    La trovate dentro l’editor a blocchi. Aprite un articolo, cliccate sui tre pallini in alto a destra, entrate in Preferenze, poi in Aspetto e disattivate “Usa gli stili del tema”.

    Disattivare “Usa gli stili del tema” modifica il sito pubblico?

    No, questa impostazione riguarda l’editor. Serve a decidere se l’area di scrittura deve usare gli stili del tema. Il sito visibile ai lettori non dovrebbe cambiare.

    Devo modificare il CSS del tema?

    No, almeno non come primo tentativo. Prima di intervenire sul CSS, conviene provare questa impostazione perché è semplice, reversibile e non richiede modifiche tecniche.

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    Pubblicato: 18/06/2026
    Cosa vedere a Marrakech in 3 giorni

    Cosa vedere a Marrakech in tre giorni: tra medina, hammam e kasbah

    di Max Pubblicato: 14/06/2026
    Divagazioni Scritto da Max

    Una guida pratica e personale su cosa vedere a Marrakech, la città delle mille voci — con i posti che vale la pena cercare e qualche consiglio su cosa fare

    In questo articolo:

    • Marrakech si visita bene in 2 giorni pieni; il terzo giorno permette di rallentare o fare escursioni nei dintorni
    • La medina è patrimonio UNESCO: il quartiere storico è percorribile a piedi ma è facile perdersi — fa parte dell’esperienza
    • Un hammam è un’esperienza che consiglio: meglio prenotare, soprattutto nei periodi più turistici
    • I periodi migliori per visitare Marrakech vanno da marzo a maggio e da settembre a novembre; luglio e agosto sono caldi e affollati
    • Non è richiesto il visto per i cittadini italiani per soggiorni fino a tre mesi

    ATTENZIONE: le indicazioni presenti negli articoli sono fornite gratuitamente a scopo divulgativo e potrebbero essere non aggiornate o incomplete. Prima di acquistare, di prenotare o di partire, consultate sempre i siti ufficiali. Alcuni link in questo articolo sono link di affiliazione (anche i link ad Amazon*). Gli articoli aggiornati o pubblicati a partire da febbraio 2024 riportano un asterisco* accanto ai link di affiliazione.

    Introduzione all’itinerario in Marrakech

    Marrakech è una di quelle città di cui tutti hanno sentito parlare e che, nonostante questo, riesce ancora a sorprendere. Non appena atterrate all’aeroporto Menara, qualcosa si mette in moto — un profumo, un suono, una luce che ha una qualità difficile da spiegare ma facile da riconoscere. Avevo sentito parlare di questo posto da persone che lo avevano visitato e che usavano sempre le stesse parole: “diverso”, “intenso”, “piacevolmente strano”. Non avevo idea di quanto avessero ragione.

    Il nome della città, come spesso accade, dice qualcosa sulla sua storia: “Marrakech” deriva dal tamazight Mur-Akush, che significa “Terra di Dio”, nome attribuito alla città dal suo fondatore, Yusuf Ibn Tashfin, nell’XI secolo. Fu proprio da questa città che i colonizzatori europei medievali presero il nome per indicare l’intero paese — “il Marocco” è, letteralmente, “la città di Marrakech”.

    Fondata dagli Almoravidi nel 1070, è stata capitale del paese in più periodi della sua storia. La medina, il nucleo storico, è patrimonio dell’UNESCO dal 1985 ed è ancora oggi il centro pulsante della città: un labirinto di vicoli, souk, moschee, palazzi e piazze che non segue nessuna logica apparente ma che, dopo qualche ora, comincia ad avere un senso tutto suo.

    Quello che trovate in questo articolo è il risultato di qualche giorno passato a camminare, a perdermi, a mangiare tajine in posti scelti quasi a caso e a capire progressivamente come orientarmi. Non è una guida esaustiva e non vuole esserlo: è quello che mi porto a casa da Marrakech, insieme alla polvere sui vestiti e all’odore di cumino che ci mette qualche giorno ad andarsene.

    Antico Caravanserraglio all'interno del Souk
    Antico Caravanserraglio. All’interno dei souk non è raro trovare dei caravanserragli. Un caravanserraglio è una struttura storica dove, un tempo, carovane di mercanti, viaggiatori e animali potevano fermarsi lungo le rotte commerciali. In pratica era una specie di locanda fortificata che offriva riparo, acqua, cibo, magazzini per le merci e spazio per cammelli, muli o cavalli. In Marocco erano importanti soprattutto lungo le vie che collegavano il Sahara, le città imperiali e i porti atlantici o mediterranei.

    Il Marocco — qualche parola prima di partire

    Il paese ha una storia stratificata su millenni: berberi (o Imazighen, uomini liberi, come preferiscono definirsi), fenici, cartaginesi, romani, vandali, arabi, portoghesi e francesi hanno lasciato tracce visibili ancora oggi nell’architettura, nella cucina e nella lingua. Le lingue ufficiali sono l’arabo e il tamazight – o berbero, se preferite, ma il francese è parlato quasi ovunque. Non è raro incontrare persone che capiscono anche l’italiano, soprattutto nelle zone più frequentate dai turisti.

    La religione è l’Islam, e questo scandisce ritmi e spazi in modo molto concreto: il richiamo alla preghiera del muezzin è una colonna sonora costante, anche se mi è sembrata più discreta che in altre città. I mercati rallentano nel venerdì, e durante il Ramadan il paese si trasforma in qualcosa di diverso. Non è uno scenario esotico da osservare da lontano: è semplicemente come funziona questo posto, e vale la pena capirlo prima di arrivarci.

    Camminando per i souk di Marrakech
    Camminando per i souk di Marrakech

    Per chi viaggia dall’Italia, non è richiesto il visto per soggiorni fino a tre mesi. La moneta è il dirham marocchino (MAD), che non è convertibile fuori dal paese: cambiate all’arrivo e tenete sempre del contante, perché buona parte degli acquisti nei mercati si paga in cash.

    La contrattazione è una pratica normale, quasi un rito, senza drammi e senza esagerazioni, anche se a prima vista non è così che vi può sembrare.

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    Cosa vedere a Marrakech giorno per giorno

    Partiamo insieme per questa esplorazione della città!!

    Giorno 1: Arrivo e prima visita di Marrakech soggiornando in Riad

    Il nostro Riad a Marrakech
    Il nostro Riad a Marrakech

    L’aeroporto di Marrakech-Menara si trova a pochi chilometri dal centro della medina. Il trasferimento verso il riad è il primo impatto con la città: strade che si restringono progressivamente, scooter che si infilano ovunque, carretti trainati da muli che coesistono con SUV di lusso. Tutto questo in una logica che inizialmente sembra assente, ma dopo qualche ora comincia ad avere un senso.

    La prima sera è perfetta per sistemarsi, fare un giro nei dintorni del riad, trovare un posto dove mangiare qualcosa di semplice — una harira (la zuppa di ceci e lenticchie che è il vero comfort food marocchino) o un tajine — e andare a dormire presto.

    Il jet lag non è un problema, ma il fuso orario è un’ora indietro rispetto all’Italia, e il mattino seguente lo sentirete, come nel cambio dall’ora solare a quella legale.

    Abbiamo mangiato in una piazzetta in un ristorante all’aperto, di quelli che mi piacciono particolarmente perchè hanno un po’ il gusto locale, ma strizzano l’occhio al turista, con un menu dove la scelta non si basa solo sui nomi dei piatti, ma sulle fotografie sbiadite dal tempo e dal sole. L’ambiente era piacevole, il clima perfetto, il cibo il migliore che abbia mangiato a Marrakech.

    📍https://maps.app.goo.gl/EVWYPZ3opU37PqiV9

    Ristorante Medina Food Dabachi Chez Cherif a Marrakech
    Ristorante Medina Food Dabachi Chez Cherif a Marrakech
    💡Cos’è un RIAD

    Un riad è una casa tradizionale marocchina costruita intorno a un cortile interno, spesso decorato con zellige o zellij (piccole piastrelle di ceramica smaltata, tagliate a mano in forme geometriche e assemblate come un mosaico), fontane, piante, magari una piccola piscina e qualche angolo d’ombra in cui il tempo sembra rallentare di colpo.
    Dall’esterno, molti riad sono anonimi, quasi invisibili: una porta spesso stretta o bassa, un vicolo, nessuna promessa particolare. Poi entrate e si apre un piccolo mondo silenzioso, separato dal caos della medina.
    In origine erano abitazioni private delle famiglie benestanti, pensate per proteggere l’intimità domestica e creare un microclima fresco anche nelle giornate più calde. Oggi molti sono stati trasformati in piccoli hotel o maison d’hôtes, spesso con poche camere e un’atmosfera molto più personale rispetto a un albergo classico.
    Dormire in un riad, soprattutto a Marrakech o Fès, non è solo una scelta pratica: è un modo per entrare un po’ più dentro l’architettura, la cultura e il ritmo del Marocco.

    Tombe dei Saaditi

    Le Tombe dei Saaditi sono uno di quei luoghi che Marrakech sembra quasi voler nascondere fino all’ultimo. Si trovano nel quartiere della Kasbah, vicino alla Moschea Moulay El Yazid, dietro un ingresso piuttosto discreto che non lascia intuire molto di quello che vi aspetta all’interno.

    Furono realizzate soprattutto alla fine del XVI secolo, durante il regno del sultano Ahmad al-Mansur, uno dei sovrani più potenti della dinastia saadita. Qui vennero sepolti membri della famiglia reale, dignitari di corte e personaggi importanti dell’epoca. Poi, come spesso succede nella storia, arrivò una nuova dinastia e il passato venne messo da parte: le tombe furono murate dagli Alawiti e rimasero quasi dimenticate per secoli, fino alla loro riscoperta nel 1917.

    Cosa vedere a Marrakech: le Tombe dei Saaditi
    Itinerario in Marocco: le Tombe dei Saaditi

    La parte più famosa è la Sala delle Dodici Colonne, con colonne in marmo, stucchi finissimi, legno di cedro intagliato e decorazioni geometriche che sembrano fatte apposta per ricordarvi quanto poco pazienti siamo diventati noi moderni. Non è un sito grande: la visita può richiedere meno di mezz’ora, ma vale la pena fermarsi con calma, soprattutto nei piccoli giardini funerari dove le tombe più semplici raccontano una storia meno appariscente e forse proprio per questo più interessante.

    Nota: 100 dirham per l’ingresso possono sembrare tanti, soprattutto se rapportati ai 50 del Museo di Marrakech, ma credo che le spese per il recupero e la manutenzione delle tombe siano stati ingenti.

    Giorno 2 — Marrakech: la medina, la Koutoubia e la Djemaa El Fna

    La visita classica di Marrakech prevede una giornata intensa che porta dalla Koutoubia alla medina fino alla Djemaa El Fna, con tutto quello che sta nel mezzo.

    Moschea della Koutoubia

    La Moschea della Koutoubia è il punto di orientamento della città: il suo minareto alto 77 metri, costruito nel XII secolo sotto i Berberi Almohadi, è visibile da quasi ogni angolo della medina. I non musulmani non possono accedere all’interno, ma i giardini che la circondano sono piacevoli e la facciata è un buon punto di partenza visivo per capire l’architettura andaluso-marocchina.

    📌Nota

    Curiosità: una legge tutt’ora in vigore impedisce che qualsiasi edificio superi in altezza il minareto della Koutoubia, che deve rimanere l’edificio più alto della città.

    Moschea della Koutoubia
    Moschea della Koutoubia

    Palazzo Bahia

    Il Palazzo Bahia è una delle strutture più elaborate della medina. Costruito a fine XIX secolo, conta 160 stanze distribuite su una rete di cortili, giardini e passaggi che un architetto occidentale probabilmente avrebbe organizzato diversamente, ma che così — in tutta la sua apparente irrazionalità — funziona benissimo. I soffitti in cedro intagliato e i pavimenti in zellige (ceramica tradizionale marocchina a mosaico geometrico) sono la parte visivamente più notevole.

    Palazzo Bahia a Marrakech
    Palazzo Bahia a Marrakech

    Piazza Djemaa El Fna

    La Djemaa El Fna (o Jemaa) è la piazza principale della medina ed è, di fatto, il motivo per cui molte persone vengono a Marrakech.

    L’origine del nome Djemaa el-Fna è incerta. La traduzione più popolare sarebbe quella di “assemblea dei morti”, forse per il ricordo delle esecuzioni pubbliche, ma un’altra lettura lo collega a una moschea mai completata o scomparsa: jamaa significa infatti anche “moschea”, mentre fna richiama l’idea di rovina, fine o annientamento. In entrambi i casi, il nome conserva un’ombra antica che contrasta magnificamente con la vitalità quasi teatrale della piazza di oggi.

    Di giorno ospita venditori di succhi di arancia o di canna da zucchero, acrobati, incantatori di serpenti e ammaestratori di scimmie, musicisti e pesatori di persone .

    Piazza Djemaa El Fna a Marrakech
    Piazza Djemaa El Fna

    Sì, pesatori di persone! Non tutti a Marrakech hanno una bilancia in casa e alcuni, i più intraprendenti , portano in piazza la propria. Chiedono solo qualche dirham per permettere a chi non ha una bilancia in casa di tenere sott’occhio il peso forma. Soddisfano un bisogno.

    Piazza Djemaa El Fna di notte
    Piazza Djemaa El Fna dopo che calano le luci

    Di sera, quando il sole scende, i carretti del cibo si moltiplicano e l’odore di carne alla brace, cumino e zenzero si mescola al fumo, alla musica e al rumore di fondo di una città che non abbassa il volume. I souk si estendono a nord della piazza in un labirinto di vicoli, ognuno con la propria specializzazione: cuoio, spezie, lampade, tessuti, ceramiche.

    I souk di Marrakech
    I souk di Marrakech

    É facile perdersi nel senso letterale del termine. Affidatevi al vostro senso dell’orientamento o, in alternativa, accettate che perdersi è parte dell’esperienza.

    San* Google Maps, il Santo protettore dei turisti in difficoltà, comunque, è sempre un’ultima ancora di salvezza alla quale affidarsi. Questo almeno fino alle 10 di sera, quando alcuni portoni del souk si chiudono, senza che il Santo ne sia informato, costringendovi ad improbabili ghirigori sulla carta geografica. (*San è inteso in senso ironico e senza offesa per i Santi veri).

    Dopo San Francesco (per il suo amore per gli animali) e Ganesha, uno dei miei compagni di viaggio preferiti.

    infografica lingua marocco
    Infografica lingua locale in Marocco

    Esperienza in un Hammam

    Dopo una giornata nella medina, un hammam non è solo una buona idea: è quasi una forma di sopravvivenza urbana. Marrakech vi cammina addosso, vi riempie di polvere, profumi, voci, spezie, fumo e contrattazioni. L’hammam rimette tutto in ordine, o almeno ci prova.

    Infatti, per smentire quello che ho detto, noi ci siamo andati di mattina.

    L’hammam tradizionale marocchino non nasce come spa, ma come bagno pubblico e rito sociale. Per secoli è stato il luogo in cui ci si lavava, ci si incontrava, si chiacchierava e si usciva con la pelle nuova.

    Il rituale classico prevede vapore caldo, sapone nero, scrub con il guanto kessa e risciacquo finale. Poco importa se il guanto kessa è di pura plastica e se non è in materiale naturale. Fa il suo lavoro e questo è ciò che conta!

    Lo scrub è la parte più memorabile e sorprendente: scoprirete che il vostro corpo produce quantità di pelle morta che non sospettavate e forse non volevate sapere.

    Nella mia zona si chiama “grëp” (dove la “e” esce come un suono gutturale): lo sporco che si accumula e che si vede in chi non si lava da tempo immemore.

    Ecco, è proprio quello che vedrete uscire dal vostro corpo, anche se vi lavate ogni giorno, regolarmente.

    A Marrakech trovate hammam molto locali, semplici e separati per uomini e donne e hammam più curati, spesso all’interno di riad o piccole spa. Se è la vostra prima esperienza e volete qualcosa di tradizionale ma più accessibile, vi consiglio il Pure Bliss Spa & Traditional Hammam, collegato al Bliss Riad. È in una zona comoda della medina, non lontano dai percorsi più battuti, ma abbastanza riparato da farvi dimenticare per un po’ il rumore dei motorini.

    📍 https://maps.app.goo.gl/mcQBjX2R8fdVewwT7

    Cosa vedere a Marrakech: visitare un hammam e provare l'esperienza
    Cosa vedere a Marrakech: visitare un hammam e provare l’esperienza

    Qui l’esperienza è più ordinata rispetto a un hammam popolare: ambienti curati, trattamenti prenotabili, personale abituato ai viaggiatori e possibilità di combinare hammam e massaggio, anche di coppia. Non sarà l’hammam più “local” della città, ma a volte va bene anche così. Non sempre serve dimostrare qualcosa al mondo: ogni tanto basta farsi lavare via la polvere del viaggio con dignità e uscire profumati di argan, sapone nero o di rosa.

    Vi consiglio di prenotare, soprattutto nei periodi più turistici, e di non fissare l’hammam troppo tardi se poi avete una cena con spettacolo. Dopo il trattamento potreste avere la reattività di un gatto al sole, e non è detto che sia un male.

    Abbiamo provato anche Le Bain de Kasbah, vicino alle tombe dei Saaditi, ma la mia impressione è stata più da “catena di montaggio”, al contrario del Bliss che mi è sembrato più emozionale.

    Cosa vedere a Marrakech- le botteghe degli artigiani all'interno del souk
    Cosa vedere a Marrakech- le botteghe degli artigiani all’interno del souk

    La Farmacia dell’Argan — ovvero: come non comprare quello che non vi serve

    Prima o poi, camminando per la medina, qualcuno vi fermerà con gentilezza disarmante e vi proporrà di entrare in una “cooperativa” o “farmacia berbera” per una dimostrazione gratuita dei prodotti all’argan. L’argan è reale, ha proprietà documentate, e alcune delle botteghe che lo vendono sono oneste. Il meccanismo della dimostrazione gratuita è invece un classico della vendita a pressione soft, rodato e collaudato: si entra per curiosità, si esce con cinque prodotti che non si sapeva di volere.

    Questo non significa che dobbiate evitare queste botteghe — significa che è utile entrarci sapendo già cosa state facendo. Se siete interessati all’olio d’argan, al burro di karité o ai saponi, è un’esperienza curiosa e i prodotti, se scelti con attenzione, sono di buona qualità. Se invece non avete intenzione di comprare niente, la parola più efficace è “shukran” (grazie in arabo) pronunciata con un sorriso, prima ancora che la dimostrazione cominci.

    L’olio d’argan cosmetico (da non confondere con quello alimentare, che ha un sapore deciso e si usa sul pane o nel cous cous) è uno dei souvenir più sensati da portare a casa: non pesa, non si rompe, non deperisce facilmente. Se volete comprarlo, confrontate i prezzi in almeno due posti diversi e chiedete sempre se è puro al 100% o miscelato.

    La cena in rooftop

    Per la cena ci siamo imbattuti in un ristorante supermenzionato da Tripadvisor. L’insegna colorata invitava ad entrare. La coda fuori anche. Volevamo mangiare sul tetto, ma abbiamo accettato di entrare anche se c’era posto solo sul mezzanino. Era una prassi: si entra, ci si accomoda al mezzanino, portano un tè e, poi se volete, vi spostano sul tetto, dove non si gode di una vista panoramica, ma si gode di una bella cena all’aperto.

    Cafè Restaurant Dar l'Hssira a Marrakech
    Cafè Restaurant Dar l’Hssira a Marrakech

    Il cibo è buono: tajine di pollo e spiedini. Abbiamo condiviso il tavolo con due simpatici ragazzi tedeschi, abbiamo fatto un po’ di conversazione e li abbiamo aiutati col francese del cameriere e poi a nanna, una bella serata!

    📍 https://maps.app.goo.gl/9EktjYWhqtdSYktPA

    Giorno 3 — La Medersa Ben Youssef, il Jardin Secret e le compagne di viaggio

    La mattina del terzo giorno è quella giusta per entrare nella parte più coinvolgente della medina, quella che sta a nord della Djemaa El Fna e che molti visitatori sfiorano senza entrarci per davvero. Il ritmo è diverso da quello del giorno precedente: meno piazza, più vicolo. Meno spettacolo, più vita vera.

    Il terzo giorno abbiamo incontrato le nostre compagne di viaggio e con loro abbiamo condiviso una bella visita guidata, oltre che il resto dell’itinerario attraverso il Marocco.

    Da subito si è creata una bella intesa, che ci ha accompagnati per tutto il viaggio.

    Sabrina la conoscete già, le altre ve le presento in stretto ordine alfabetico:

    • @Alessandra: sa tutto del Kenya, ma anche un sacco di altre cose. Se c’è un granello di polvere nella stanza lei lo troverà, se non l’ha già trovato Silvia. State tranquilli, non ne farà una tragedia.
    • @Sara: sempre alla ricerca dell’immagine perfetta, ma in modo simpaticamente discreto
    • @Silvia: sta sicuramente ascoltando se qualcuno parla spagnolo per indovinarne l’accento. Attenzione: se sente della musica sudamericana non riuscirete a trattenerla dal ballare
    • @Valeria: se non vede il mare si sente male. Quando non la trovate, sta facendo una videochiamata oppure sta cercando di rifilare a qualcuno la spazzola rosa che ha comprato a Marrakech.
    Compagne di viaggio
    Compagne di viaggio alla fine della vacanza, dopo aver condiviso il tour per quasi una settimana, facciamo una sosta prima del rientro a Marrakech

    La Medersa Ben Youssef

    La Medersa Ben Youssef è la più grande scuola coranica del Maghreb medievale e, per chi viene dall’Europa, è probabilmente l’edificio più sorprendente di tutta Marrakech. Non per le dimensioni — che pure sono notevoli — ma per la qualità maniacale della decorazione: zellige al piano basso, stucco traforato al piano intermedio, cedro intagliato in alto. Tre registri sovrapposti, tre materiali diversi, zero concessioni alla semplicità.

    Cosa vedere a Marrakech: la Medersa Ben Youssef
    Cosa vedere a Marrakech: la Medersa Ben Youssef

    Fu fondata nel XIV secolo sotto il sultano merinide Abu al-Hassan, poi ampliata e quasi completamente ricostruita nel XVI secolo dai Saadiani, la dinastia che trasformò Marrakech nella capitale di un impero che si estendeva fino al Sahara. Per cinque secoli ha ospitato studenti provenienti da tutto il mondo islamico — fino a ottocento alla volta, in celle di pochi metri quadrati affacciate sul cortile centrale. Chiusa nel 1960, è stata restaurata e riaperta come sito storico nel 1982.

    Cosa vedere a Marrakech: la Medersa Ben Youssef
    Cosa vedere a Marrakech: la Medersa Ben Youssef

    Il cortile centrale è il cuore dell’edificio: una vasca riflettente al centro, colonne di marmo, archi a ferro di cavallo e, tutto intorno, le facciate decorate fino all’inverosimile. La luce del mattino, quando entra obliqua dagli archi superiori trasforma una fotografia in qualcosa che assomiglia a un ricordo prima ancora di essere scattata.

    Vale la pena salire ai piani superiori per vedere le celle degli studenti: piccole, austere, con una finestra che si apre sul cortile. Ci vuole un’oretta per visitarla con calma, senza correre.

    Il Jardin Secret

    A poca distanza dalla medersa, incastonato in un angolo della medina che niente dall’esterno lascia intuire, c’è il Jardin Secret. Il nome è leggermente teatrale, ma non del tutto immeritato: dall’esterno si vede solo un portale. Dall’interno, ci si ritrova in due giardini separati da un padiglione centrale, progettati secondo i principi del giardino islamico tradizionale — acqua, simmetria, ombra, profumo.

    Il sito è stato restaurato a partire dal 2008 dopo decenni di abbandono e riaperto al pubblico nel 2016. L’impianto originale risale probabilmente al XVI secolo, periodo in cui questa zona della medina era occupata da un grande palazzo nobiliare. Quello che si vede oggi è una ricostruzione attenta, non una reinvenzione: le essenze vegetali, le fontane e i canali di irrigazione seguono gli schemi documentati dell’epoca.

    Non è il posto più fotografato di Marrakech, e forse è proprio questo il suo pregio. Se arrivate al mattino presto, potreste trovarlo quasi deserto. C’è anche una terrazza panoramica sulla torre centrale, con una vista insolita sui tetti della medina — lontana dal baccano della piazza.

    Le Jardin Secret a Marrakech
    Le Jardin Secret a Marrakech

    Il pranzo — e la pausa necessaria

    Dopo la medersa e il giardino, la medina vi avrà camminato addosso abbastanza da meritare una pausa. I ristoranti nei vicoli intorno alla Ben Youssef sono generalmente meno turistici di quelli della Djemaa El Fna: i prezzi sono più bassi e il cous cous del venerdì — se ci siete di venerdì — è un appuntamento che vale la pena non mancare. Il cous cous è tradizionalmente il piatto del venerdì in tutto il Maghreb, il pasto della famiglia allargata, quello che si prepara in grandi quantità e si condivide. Trovarlo in un ristorante di quartiere è un’esperienza diversa dall’assaggiarlo in un locale da cento coperti sulla piazza principale.

    Nel pomeriggio, se l’energia regge, la zona dei souk è ancora lì che vi aspetta. Altrimenti, nel riad vi aspetta quasi sicuramente una piccola piscina.

    Museo di Marrakech

    Il Museo di Marrakech si trova nel cuore della medina, a poca distanza dalla Medersa Ben Youssef, ed è ospitato nel Palazzo Dar Menebhi, una residenza di fine Ottocento costruita per una delle famiglie più influenti della città. Anche qui, come spesso accade a Marrakech, la facciata esterna non prepara davvero a quello che trovate dentro: si entra da una porta piuttosto sobria e all’improvviso ci si ritrova in un grande cortile centrale coperto, con zellige, stucchi, legno dipinto e un lampadario enorme che sembra lì per ricordarvi che la sobrietà, in certi palazzi, non era esattamente la priorità.

    Il museo ospita una collezione abbastanza varia ed a prima vista un po’ arraffazzonata: oggetti tradizionali marocchini, ceramiche, gioielli, armi, tessuti e opere d’arte contemporanea. Non è forse il museo più ordinato o didattico che visiterete nella vita, ma ha un pregio importante: permette di vedere dall’interno l’architettura di una grande dimora cittadina e di capire meglio il rapporto marocchino tra spazio privato, decorazione e rappresentazione sociale.

    Museo di Marrakech
    Museo di Marrakech

    Se avete già camminato abbastanza nei souk e avete bisogno di un luogo chiuso, fresco e un po’ più silenzioso, il Museo di Marrakech è una buona pausa culturale.

    Non aspettatevi pannelli infiniti e percorso obbligato: prendetelo piuttosto come un palazzo da attraversare con curiosità, lasciando che siano i dettagli a parlare.

    Cena in un ristorante con spettacolo

    Ok, adesso è tempo di una bella cena in ristorante con spettacolo nella medina, come lo storico Dar Essalam, il ristorante di Hitchcock.

    Il cous cous e la tajine sono piatti che amerete, ma dopo qualche giorno farete carte false per una pizza.

    I gatti di Marrakech

    Se non vi piacciono i gatti non andate a Marrakech.

    I gatti di Marrakech sono come i cani di Bangkok: una immagine silenziosa, onnipresente e discreta, l’anima essenziale della città. I gatti sono i veri padroni di Marrakech.

    Sono ovunque, belli, brutti, malati, sani, discreti, invadenti, ce ne sono di ogni tipo. Dormono sulle sedie dei ristoranti, ti saltano in braccio quando mangi, ti salutano nei vicoli con un miagolio insistente oppure semplicemente ti ignorano con aria di altezzosa indifferenza.

    Sono lo specchio della città: sornioni e pronti a balzare per un pezzo di carne (sì, di carne, possibilmente speziata, il pane lo potete mangiare voi se vi piace).

    Non vedrete cani per strada, sono considerati come animali non puri e solo poche persone ne possiedono uno, che tengono di solito in casa.

    I gatti: amateli o odiateli, ma loro restano al proprio posto, incuranti del vostro giudizio, del caldo, dello sporco e dei motorini che li sfiorano, ma non si osano toccarli.

    Cosa vedere a Marrakech- i gatti di marrakech
    Cosa vedere a Marrakech- i gatti di marrakech

    Cosa fare a Marrakech in 2-3 giorni?

    🐼 Le Meditazioni del Panda dal Tempio di BambùScopri di più su questa rubrica

    Perdetevi nei vicoli per ritrovare un senso ai sensi..

    — Wo

    …. forse questa non mi è venuta bene … ma d’altro canto ve l’avevo detto che ogni tanto entro in modalità guru e allora è tempo di scappare…

    Itinerario A — La città in profondità: medina, quartieri e palazzi

    Chi ha già visto la Djemaa El Fna e la Koutoubia può dedicare questi due giorni ai posti che si visitano di meno ma che meritano più tempo.

    Il Museo Dar Si Said ospita una delle collezioni più complete di arti decorative marocchine, con tappeti berberi, legni intagliati, ceramiche e gioielli che raccontano le tradizioni artigianali del paese in modo più sistematico di quanto non faccia il mercato. Il Museo della Confluenza (Musée des Confluences Dar El Bacha), allestito nell’antico palazzo del Glaoui nel quartiere della medina, ha invece un approccio più narrativo sulla storia culturale marocchina.

    Il quartiere della Mellah, storico quartiere ebraico di Marrakech, è uno di quei posti che si trovano difficilmente nelle guide ma che hanno una qualità architettonica notevole: i balconi in legno sporgenti, le finestre elaborate e la struttura urbana diversa rispetto al resto della medina raccontano una storia di convivenza e separazione che vale la pena conoscere.

    I Giardini Majorelle, creati dal pittore francese Jacques Majorelle negli anni Trenta e acquistati da Yves Saint Laurent nel 1980, sono visivamente distinti da tutto il resto della città: un giardino botanico con palme, cactus e piante esotiche, dominato da quel particolare shade di blu intenso chiamato “Majorelle blue”. Affollati come quasi tutto a Marrakech, ma in modo sopportabile se arrivate all’apertura.

    infografica souk di Marrakech
    infografica Souk di Marrakech

    Itinerario B — Benessere e hammam: il Marocco che non si vede

    Oltre agli hammam che ho sperimentato personalmente, l’Hammam Dar El Bacha, nel cuore della medina, è uno dei più antichi e ben conservati della città. È stato aperto al pubblico dopo un lungo restauro e offre sia sessioni tradizionali che trattamenti più elaborati.

    Un giorno di benessere a Marrakech potrebbe prevedere: hammam al mattino, pranzo leggero nella medina, pomeriggio ai giardini o in una passeggiata senza meta, e cena in un ristorante con terrazza sulla piazza. È un ritmo completamente diverso rispetto al tour nel Sud, e il contrasto è parte dell’esperienza.

    Per chi vuole qualcosa di più strutturato, diversi riad offrono trattamenti con prodotti a base di argan e rose — la vicina Valle del Dadès è famosa per la coltivazione di rose da cui si estrae l’acqua di rose usata in molti prodotti cosmetici tradizionali.

    Itinerario C — Fuori dai circuiti: Marrakech meno fotografata

    Taroudant, a circa tre ore a ovest di Marrakech, è spesso descritta come “la piccola Marrakech” — una medina ben conservata, mura in pisé che riflettono la luce del tramonto, e un’atmosfera decisamente meno turistica. Vale una giornata di escursione se avete energia e voglia di guidare o prendere un autobus.

    El Kelaa des Mgouna, nel cuore della Valle delle Rose, è raggiungibile in circa 3-4 ore da Marrakech. Il paese è famoso per il festival delle rose di maggio, ma anche fuori stagione i campi coltivati e la produzione di acqua di rose offrono qualcosa di diverso rispetto al circuito principale.

    Per chi preferisce restare in città, il mercato di Rahba Kedima (piazza delle Spezie) è un buon contraltare ai souk più frequentati: si trovano erbe medicinali, pelli di animali, candele di cera d’api e oggetti usati dalla medicina tradizionale berbera. Non è un posto da cartolina, ma è uno di quei luoghi che dicono qualcosa di vero su come funziona una città.

    Come si arriva a Marrakech dall’Italia?

    Da Milano, Roma e altre città italiane ci sono voli diretti per l’aeroporto di Marrakech-Menara (RAK) con diverse compagnie, incluse alcune low cost. La durata del volo è di circa 2 ore e 45 minuti da Milano, leggermente meno da Roma. I prezzi variano considerevolmente a seconda della stagione: in primavera e autunno potete trovare tariffe ragionevoli con anticipo sufficiente, mentre luglio e agosto spingono i prezzi verso l’alto per la domanda turistica.

    Non esiste un collegamento ferroviario diretto tra l’aeroporto e il centro della medina. Le opzioni sono il taxi (tariffa fissa concordata prima di partire, intorno ai 100-130 dirham per il tragitto verso la medina), i bus urbani della rete cittadina o il transfer organizzato dall’alloggio, che molti riad offrono su richiesta.

    Qual è il periodo migliore per visitare il Marocco?

    Per un itinerario che include il deserto, marzo-maggio e settembre-novembre sono i periodi più equilibrati. Le temperature durante il giorno sono piacevoli nella maggior parte delle destinazioni, le notti nel deserto sono fresche ma non gelide e le dune non riflettono il calore di luglio e agosto, quando le temperature nel Sahara possono superare i 45 gradi.

    Marrakech tollera meglio l’estate rispetto al deserto, ma rimane una città calda in luglio e agosto. In inverno (dicembre-febbraio) le temperature sono miti di giorno (15-20°C) ma possono scendere notevolmente di notte, specialmente ad alta quota sul passo Tizin’Tichka, dove è possibile trovare la neve.

    Il Ramadan cambia profondamente il ritmo del paese: ristoranti chiusi durante il giorno, vita notturna intensificata, cerimonie e musica. Per chi è interessato a capire la cultura marocchina, può essere un periodo di grande interesse; per chi viaggia principalmente per la logistica del cibo e degli orari, è bene saperlo in anticipo.

    Cosa fare nei dintorni di Marrakech

    Essaouira — circa 2 ore e mezza a ovest — è una città costiera sull’Atlantico con una medina patrimonio UNESCO, famosa per l’artigianato del legno di thuya e per il vento costante che la rende una meta apprezzata da chi pratica windsurf e kitesurf. Offre un contrasto bello con Marrakech: strade più larghe, aria di mare, gatti ovunque.

    Imlil e il Monte Toubkal — circa un’ora e mezza a sud — è il punto di partenza per le escursioni sull’Atlas, inclusa la salita al Toubkal (4.167 m), la cima più alta del Nord Africa. Anche chi non intende scalare può passare una giornata in montagna, a piedi tra villaggi berberi, con panorami molto diversi rispetto al resto dell’itinerario.

    Ouirgane, nella Valle dell’N’Fis nell’Alto Atlante, è raggiungibile in circa un’ora da Marrakech e offre paesaggi montani, piccoli alberghi e la possibilità di camminare tra foreste di querce e ulivi selvatici.

    FAQ

    Quanti giorni servono per visitare Marrakech? 

    Marrakech merita almeno due giorni pieni per una visita non superficiale: un giorno per la Djemaa El Fna, i souk e il Palazzo Bahia, un secondo per i Giardini Majorelle, l’esperienza dell’hammam e qualche quartiere meno turistico. Con un terzo giorno si possono aggiungere escursioni ai dintorni o semplicemente rallentare.

    Il Marocco è sicuro per i viaggiatori italiani?

    Il Marocco è considerato uno dei paesi più stabili del Nord Africa e riceve ogni anno milioni di visitatori europei. Come in qualsiasi destinazione turistica, è opportuno fare attenzione alle proprie cose nei mercati affollati e informarsi sull’evoluzione della situazione prima di partire. La Farnesina aggiorna regolarmente le schede paese sul proprio sito.

    Cosa si mangia in Marocco?

    La cucina marocchina è ricca e aromatica: il couscous del venerdì, il tajine (stufato lento in tegame di terracotta), la bastilla (torta dolce-salata a base di piccione o pollo e mandorle), la harira (zuppa di legumi e spezie), le briouat (fagottini fritti ripieni). Il pane (khobz) è onnipresente e spesso serve da posate. Il tè alla menta — servito caldo, molto dolce, versato dall’alto — è il rituale di accoglienza per eccellenza.

    Come funziona la contrattazione nei mercati?

    La contrattazione è parte integrante della cultura commerciale marocchina: il prezzo esposto o dichiarato è quasi sempre un punto di partenza. La regola informale vuole che si inizi dal 30-40% del prezzo richiesto e si tratti fino a un accordo. Non è maleducato contrattare: lo è, semmai, iniziare una trattativa e poi andarsene senza comprare dopo aver fatto abbassare molto il prezzo.

    È necessario prenotare l’hammam in anticipo? 

    Per gli hammam più conosciuti e strutturati — come il Pure Bliss Spa collegato al Bliss Riad o il Dar El Bacha — vale la pena prenotare, soprattutto nei fine settimana e nei periodi di alta stagione. Gli hammam di quartiere più tradizionali generalmente non richiedono prenotazione, ma è utile informarsi sugli orari separati per uomini e donne.

    Articolo aggiornato a maggio 2026. Le informazioni pratiche (prezzi, orari, visti) possono variare: verificate sempre prima di partire.

    Per saperne di più sull’Africa

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    Che tu sogni un safari avventuroso, un viaggio culturale o una fuga rilassante, questa categoria è il punto di partenza ideale per organizzare la tua prossima esperienza africana. Preparati a lasciarti sorprendere dalla varietà, dalla bellezza e dall’energia di un continente tutto da esplorare!

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    Se vuoi un’idea per una prima avventura africana leggi l’articolo sul Parco Nazionale Kruger, Sudafrica, puoi anche curiosare tra gli ultimi articoli pubblicati, oppure scegliere dall’elenco a fondo pagina. E mi raccomando, dai un’occhiata a cosa mettere in valigia: la lista da stampare per il viaggio perfetto. Puoi anche stamparla e compilarla offline!

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    Pubblicato: 14/06/2026
    Da Lhasa a Shigatse lungo la G318 Ganden, Gyantse, Tashilhunpo e lo Yarlung Tsangpo

    Viaggio in Tibet: dai monasteri al campo base dell’Everest

    di Max Pubblicato: 08/06/2026
    Cina Scritto da Max

    Viaggio in Tibet: 6 + 1 tappe fondamentali lungo la Friendship Highway 318

    ← Prima parte: Cosa vedere a Lhasa — la mia guida personale alla capitale spirituale del Tibet

    Questo articolo descrive le sette tappe principali che completano l’itinerario di viaggio in Tibet cominciato a Lhasa, fino ai piedi del Chomolungma ed integrano in modo dettagliato l’articolo La G 318 in Cina: da Shanghai al Tetto del Mondo, passando per la strada più bella del pianeta

    Se Lhasa è il cuore spirituale del Tibet, la strada che porta verso ovest da Lhasa a Shigatse, la Friendship Highway e le sue varianti, è il suo sistema circolatorio. In poche ore di percorrenza si passa da 3.600 metri di quota ai 4.800 del passo di Kampa La, con il lago Yamdrok che si apre all’improvviso come un gioiello turchese tra le montagne. Poi Gyantse, Shigatse, e nel mezzo una serie di soste che valgono da sole il viaggio in Tibet. Questo articolo descrive le quattro tappe principali che completano l’itinerario cominciato a Lhasa.

    L’articolo in breve

    In questo articolo: 

    • L’itinerario da Lhasa al Campo Base Nord dell’Everest copre circa 600 km e si percorre in 4-5 giorni di viaggio 
    • Le sette tappe principali sono: Ganden, passo Kampa La con il lago Yamdrok, Gyantse, Shigatse, Sakya, Tingri e il Monastero di Rongbuk 
    • Per tutta la Regione Autonoma del Tibet è obbligatorio il Tibet Travel Permit e una guida locale accreditata; per la zona dell’Everest serve un permesso aggiuntivo 
    • Il periodo migliore è la primavera (aprile-maggio) per cielo limpido e accesso al Campo Base; l’autunno (settembre-ottobre) è una valida alternativa 

    ATTENZIONE: le indicazioni presenti negli articoli sono fornite gratuitamente a scopo divulgativo e potrebbero essere non aggiornate o incomplete. Prima di acquistare, di prenotare o di partire, consultate sempre i siti ufficiali. Alcuni link in questo articolo sono link di affiliazione (anche i link ad Amazon*). Gli articoli aggiornati o pubblicati a partire da febbraio 2024 riportano un asterisco* accanto ai link di affiliazione.

    Da Lhasa al Lago Yamdrok Lago Sacro ai Tibetani - Tibet - Cina
    Yamdrok Lago Sacro ai Tibetani – Tibet – Cina

    1. Il monastero di Ganden (40 km da Lhasa)

    Il nostro viaggio in Tibet, dopo aver lasciato Lhasa, descritta nel primo articolo, prosegue verso Ganden.

    Ganden dista quaranta chilometri da Lhasa, ma la distanza simbolica è zero. Fondato nel 1409 da Tsongkhapa in persona, il maestro che diede vita alla scuola Gelug — quella che sarebbe diventata la corrente dominante del Buddhismo tibetano — Ganden non è un monastero tra i tanti, ma il monastero originale da cui gli altri due grandi, Sera e Drepung, hanno tratto ispirazione e metodo. 

    Sono le tre università monastiche Gelug, ma Ganden occupa un posto di rilevo nella gerarchia: il suo abate supremo è la terza figura religiosa dell’intera scuola, dopo il Dalai Lama e il Panchen Lama.

    Il nome tibetano completo è Dga’ ldan dgon pa — dove “dgon pa” (occidentalizzato in Gompa) significa semplicemente monastero, e “Dga’ ldan”, tradotto alla lettera, significa qualcosa come “dimora della gioia” o “pieno di gioia”.

    Al di là della poeticità del nome, Ganden è un riferimento preciso: è il modo tibetano di rappresentare Tuṣita, il paradiso buddista dove vive Maitreya, il Buddha del futuro, in attesa di scendere un giorno nel nostro mondo. 

    L’idea è che questo luogo debba essere una specie di Tuṣita sulla Terra, un centro di studio e pratica così serio da evocare il reame ideale legato al futuro.

    Il complesso si trova arroccato sul Monte Wangbur, a oltre 4.300 metri di quota. La strada per arrivarci non è banale e la visita richiede mezza giornata, ma il percorso di kora attorno alle mura apre su panorami sulla valle del fiume Kychu. 

    Se riuscite ad arrivare in concomitanza di uno dei due grandi appuntamenti annuali del monastero, siete nel posto giusto al momento giusto. 

    • Il primo è il festival del Thangka, che si tiene il quindicesimo giorno del sesto mese lunare tibetano — generalmente tra luglio e agosto, nel 2026 cade il 29 luglio — quando un enorme thangka raffigurante il Buddha viene dispiegato sulle mura esterne del monastero al sorgere del sole, davanti a migliaia di pellegrini accorsi da ogni angolo del Tibet. 
    • Il secondo è il Galdan Ngamchö, che ricorre il venticinquesimo giorno del decimo mese lunare — solitamente a dicembre — nell’anniversario della morte di Tsongkhapa: i lama accendono lampade di burro sugli altari dentro e fuori il monastero e una grande statua di Buddha viene esposta durante il giorno, mentre di notte l’intero complesso si illumina. 

    Prima dell’annessione alla Cina, Ganden ospitava circa seimila monaci ed era uno dei principali centri di formazione teologica del Tibet. Nel 1958 il quattordicesimo Dalai Lama vi sostenne gli esami finali del suo percorso di studi. Pochi anni dopo, durante la Rivoluzione Culturale, il monastero fu raso al suolo: la tomba di Tsongkhapa, rivestita d’oro e d’argento, fu distrutta insieme ai suoi resti.

    Quello che si visita oggi è in buona parte ricostruito, ma le tracce di quella storia non sono state cancellate — e questa stratificazione di bellezza e rovina è forse ciò che rende Ganden uno dei luoghi più intensi dell’intera regione.

    Viaggio in Tibet: Campo base dell'Everest - Tibet - Cina
    Viaggio in Tibet: Questo sono io al Campo Base Nord dell’Everest

    2. Il Monastero di Pelkor Chode e il Kumbum di Gyantse (230 da Lhasa)

    Pelkor Chode si trova a Gyantse, circa 230 chilometri a sud-ovest di Lhasa, raggiungibile percorrendo la Strada Nazionale S307 — quella che i viaggiatori chiamano informalmente il percorso meridionale della Friendship Highway. 

    È un tragitto che vale già da solo: dal passo di Kampa La, a quasi 4.800 metri, si apre all’improvviso la vista sul lago Yamdrok, uno dei laghi sacri del Tibet, con le sue acque di un turchese così intenso da sembrare finto. Più avanti, il passo di Karo La regala un altro momento raro: un ghiacciaio che scende praticamente fino alla strada. 

    Gyantse si incontra circa un’ora dopo aver lasciato le sponde del lago, e ha senso unire la visita a quella di Tashilhunpo aShigatse, distante un’altra ora di strada, in un itinerario di due o tre giorni fuori da Lhasa.

    Il monastero fu fondato nel primo quarto del XV secolo dal principe Rabten Kunzang Phak, che volle costruire qualcosa di insolito per l’epoca: un complesso capace di ospitare sotto lo stesso tetto tre scuole diverse del Buddhismo tibetano — Sakya, Kadampa e Gelug — che allora erano spesso in competizione tra loro. Questa convivenza è rimasta una delle caratteristiche distintive di Pelkor Chode, e si percepisce ancora oggi nell’atmosfera del posto, meno rigidamente identitario di altri grandi monasteri.

    Il monastero di Pelkor Chode a Gyantse
    Il monastero di Pelkor Chode a Gyantse

    2.1 Kunbum – centomila immagini sacre

    Ma l’elemento che toglie il fiato è il Kumbum: uno stupa a nove livelli alto 32 metri, costruito tra il 1427 e il 1437, che racchiude al suo interno 76 cappelle, circa 10.000 immagini di Buddha tra statue e affreschi murali e 108 porte — numero sacro nel Buddhismo, lo stesso numero che si ritrova nelle perle del mala. La parola kumbum in tibetano significa letteralmente “centomila immagini sacre“, e la struttura è concepita come un mandala tridimensionale: salire di piano in piano corrisponde simbolicamente a percorrere le tappe del cammino verso l’illuminazione. I murali del XIV e XV secolo, con le loro influenze tibetane, nepalesi e cinesi mescolate, sono tra i meglio conservati del Tibet. Portate una torcia: la luce all’interno è scarsa e molti affreschi meritano di essere visti bene.

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    Il complesso ha subito danni durante la Rivoluzione Culturale, ma in misura minore rispetto ad altri monasteri della regione, e conserva ancora i segni di un assalto precedente. Nel 1904 le truppe britanniche della spedizione Younghusband attaccarono Gyantse, e i fori dei proiettili rimasti su alcune pareti del monastero sono ancora visibili. 

    Una storia che rende Pelkor Chode un luogo difficile da categorizzare semplicemente come sito turistico.

    Kumbum in tibetano significa letteralmente Centomila Immagini Sacre
    Lo stupa Kumbum, che in tibetano significa letteralmente Centomila Immagini Sacre, tappa imperdibile in un Viaggio in Tibet

    3. Il monastero di Tashilhunpo (Shigatse 280km da Lhasa)

    Tashilhunpo si trova a Shigatse, la seconda città del Tibet, a circa 280 chilometri dalla capitale Lhasa lungo la Friendship Highway. È però un monastero talmente rilevante da meritare una deviazione — o da giustificare l’estensione del viaggio di qualche giorno in più.

    Fu fondato nel 1447 da Gendün Drup, uno dei principali discepoli di Tsongkhapa. Solo dopo la sua morte, la tradizione tibetana lo riconobbe come la prima incarnazione del Dalai Lama — all’epoca il concetto di Dalai Lama non esisteva ancora, e fu costruito a ritroso nel tempo.

    Nel corso del XVII secolo il monastero divenne la residenza ufficiale dei Panchen Lama, la seconda carica religiosa del Buddhismo tibetano dopo il Dalai Lama. Da quel momento in poi ogni Panchen Lama ha contribuito ad ampliarne il complesso, fino a farne un labirinto di cortili lastricati, cappelle, mausolei e vicoli acciottolati che si estende per circa 150.000 metri quadrati ai piedi del monte Drolmari, con i tetti dorati visibili già dall’ingresso della città.

    L’elemento che più sorprende all’interno è il Tempio di Maitreya, costruito nel 1914 dal nono Panchen Lama per ospitare la statua del Buddha del futuro: 26 metri di altezza, 279 chili d’oro e 150.000 chili tra rame e ottone, realizzata in nove anni da oltre novecento artigiani tibetani e nepalesi. È considerata la più grande statua dorata di un Buddha seduto al mondo. 

    A differenza di Ganden, Tashilhunpo ha attraversato la Rivoluzione Culturale con danni relativamente limitati — anche se alcuni stupa funerari dei Panchen Lama furono distrutti e poi ricostruiti. Il monastero è ancora oggi una comunità religiosa viva, con circa 800 monaci residenti, e questo si avverte camminandoci dentro: non è solo un museo, è un luogo che funziona.

    Nel 1995 si aprì una controversia sulla successione dell’undicesimo Panchen Lama. Il Dalai Lama riconobbe un bambino di sei anni, come nuova incarnazione, ma il governo cinese non accettò questo riconoscimento e indicò un altro bambino per la stessa carica. Chi visita il monastero oggi lo fa in questo contesto — una storia complessa che appartiene al luogo quanto i suoi tetti dorati.

    Monastero di Tashilhunpo
    Tashilhunpo si trova a Shigatse, la seconda città del Tibet, a circa 280 chilometri dalla capitale Lhasa lungo la Friendship Highway

    4. Il Vidyadhara Stupa e il Monastero di Sakya (circa 410 km da Lhasa)

    Il Monastero di Sakya si raggiunge lasciando la Friendship Highway a Lhatse e imboccando la strada provinciale che risale verso sud la valle del fiume Trum Chu — circa 25 chilometri di deviazione rispetto all’itinerario principale. La città è piccola e l’atmosfera è diversa da quella dei grandi monasteri turistici: meno folla, più silenzio.

    Appena fuori dall’abitato, un cartello segnala due destinazioni a poche centinaia di metri l’una dall’altra: la Vidyadhara Stupa (in cinese 持明佛塔, “stupa del detentore della conoscenza”) e il Monastero di Sakya, a 150 metri di distanza. In tibetano il termine vidyadhara — rig ‘dzin — indica chi custodisce la conoscenza tantrica trasmessa per linea diretta di maestro in discepolo: non è un ornamento, è una categoria precisa nel Buddhismo tibetano Vajrayana. La stupa è una struttura consacrata inserita nel paesaggio brullo della valle: non è documentata in dettaglio nelle fonti accessibili, ma la prossimità al monastero Sakya la colloca chiaramente all’interno di questa tradizione. Vale una sosta.

    Vidyadhara Stupa e Monastero Sakya
    Vidyadhara Stupa e Monastero Sakya

    Il Monastero di Sakya fu fondato nel 1073 da Khön Könchok Gyalpo sul sito di una piccola cappella preesistente, sul lato nord del fiume Trum Chu. Le mura sono inconfondibili: bande verticali rosse, bianche e grigie che simboleggiano rispettivamente Manjushri (la saggezza), Avalokiteshvara (la compassione) e Vajrapani (il potere). In un Tibet dove molti monasteri seguono l’architettura Gelug con i tetti dorati, l’aspetto di Sakya ha una sua identità netta, quasi militare.

    Vidyadhara Stupa
    Vidyadhara Stupa

    Tra il XIII e il XIV secolo la scuola Sakya esercitò un’influenza politica rilevante sull’intera regione tibetana grazie alla protezione dei Khan mongoli: i lama di Sakya governarono di fatto il Tibet per conto di Kublai Khan. Di quella stagione restano tracce ovunque. La biblioteca è la più citata: nel 2003 fu scoperto un muro lungo 60 metri e alto 10 che conteneva circa 84.000 manoscritti sigillati, molti dei quali non erano stati aperti da secoli. Il monastero settentrionale, sull’altra sponda del fiume, fu distrutto durante la Rivoluzione Culturale e non è stato ricostruito. Quello meridionale è ancora in piedi e ospita una comunità monastica attiva.

    Monastero Sakya e Vidyadhara Stupa
    Interno del Monastero Sakya

    5. Tingri: la porta dell’Everest (circa 500 km da Lhasa)

    Tingri si trova a circa 560 chilometri da Lhasa e a circa 60 chilometri dal confine con il Nepal, lungo la G318. È il punto in cui le strade si dividono: chi prosegue verso sud imbocca la S207 in direzione del Campo Base dell’Everest; chi continua verso ovest prosegue sulla Friendship Highway verso Gyirong e il confine.

    É una piccola città sull’altopiano — poco più di una strada e qualche negozio, ma una tappa fondamentale in un Viaggio in Tibet.

    E’ anche il luogo dove c’è l’unico e il più storico hotel nella zona del campo base dell’Everest: l’Everest Hotel.

    Esteticamente nulla di che, una costruzione persa in una piccola cittadina dove durante il giorno non si vede anima viva, salvo che si entri per un tè in uno delle poche locande del paese oltre il fiume o che si vada ad acquistare qualche snack o rimedio contro il mal di testa nell’unico negozio che funge da supermercato e farmacia.

    Ho voluto testare subito il negozietto: i biscotti sono buoni e devo dire che le bustine contro il mal di testa funzionano, dopo un giorno di su e giù per l’Himalaya, la mia testa era provata! La farmacista (era una farmacista?), dopo una mia spiegazione a base di gesti e poco più di qualche parola in cinese, me ne ha dato una scatola con un centinaio di bustine.

    Al bar di fianco ho chiesto un bicchiere d’acqua pensando che fossero pastiglie ed il gentilissimo proprietario, invece, mi ha spiegato che devi ingoiare il contenuto della bustina e berci sopra un po’ d’acqua.

    Il sapore è indimenticabile, in senso negativo ovviamente, come d’altro canto è indimenticabile il tè d’orzo e burro di Yak che ho trangugiato cercando di trovare un senso al sapore e sognando una tazza di un buon caffè

    Sono quelle esperienze che rendono il viaggio degno di essere vissuto e che poi, come in questo caso, racconti agli amici per farti quattro risate.

    Passo Gawu La (o Gawula): Situato a circa 5.210 metri, è celebre per essere l'unico punto panoramico al mondo da cui si possono osservare contemporaneamente cinque vette sopra gli 8.000 metri (Makalu, Lhotse, Everest, Cho Oyu e Shishapangma).
    Passo Gawu La (o Gawula): Situato a circa 5.210 metri, è celebre per essere l’unico punto panoramico al mondo da cui si possono osservare contemporaneamente cinque vette sopra gli 8.000 metri (Makalu, Lhotse, Everest, Cho Oyu e Shishapangma).

    Com’è dormire a 4.300 metri?

    Dormire a 4.300 metri non è uno scherzo, ma neanche una tragedia, devo dire che un po’ di patema d’animo la mancanza di ossigeno me l’aveva creata, ma alla fine sono riuscito a riposare meglio che in altri posti ad altitudini meno estreme.

    D’altro canto, come tutti gli hotel sulla Friendship Highway, anche questo era dotato di impianto d’ossigeno in camera, il che rendeva l’avventura forse un po’ meno romantica, ma lasciava meno spazio alle proeccupazioni.

    A dire il vero l’ossigeno l’ho acceso solo mezz’ora più per togliermi il cruccio che per una reale esigenza,

    Ritornando al luogo in se, dicono che nelle giornate limpide da qui si vedono contemporaneamente quattro delle vette più alte del mondo: l’Everest, il Lhotse, il Cho Oyu e il Makalu. Ma il cielo non era limpido.

    Sopra la città, i resti dello Shekar Dorje Dzong — la fortezza con il monastero Shekar Chode al suo interno, ancora in fase di restauro dopo i danni della Rivoluzione Culturale — offrono un punto di vista privilegiato sulla pianura e sull’Himalaya sullo sfondo, ma sono rimasti un progetto per il prossimo viaggio.

    6. Il Monastero di Rongbuk e il Campo Base Nord dell’Everest (circa 100 km da Tingri)

    Il Monastero di Rongbuk si trova a 5.100 metri di quota — il che lo rende uno dei monasteri abitati più alti del mondo. Fu fondato nel 1902 dal lama Nyingma Ngawang Tenzin Norbu e appartiene alla scuola Nyingma, la più antica del Buddhismo tibetano.

    La comunità monastica è piccola, ma attiva tutto l’anno in condizioni che, parlando eufemisticamente, non sono comode. Da qui la parete nord del Chomolungma — il nome tibetano dell’Everest, “Dea Madre del Mondo” — è già visibile: non in lontananza, ma dritta di fronte, come se la montagna stesse guardando dall’alto, questo ovviamente se c’è buona visibilità, che come vedete dalle foto, non ho avuto.

    Monastero di Rongbuk - Campo Base dell'Everest - Tibet - Cina
    Monastero di Rongbuk – Campo Base dell’Everest – Tibet – Cina

    Il Campo Base, sul lato tibetano dell’Everest, si trova a adiacente al monastero, anche se il vero e proprio campo base, dove fanno tappa gli alpinisti, in realtà è distante qualche chilometro.

    È un posto che mette le cose in prospettiva: la montagna è vicina quanto basta per capire che non si tratta di una questione di metri, ma di qualcosa di molto più difficile da misurare.

    📌Nota

    Da qui partirono, tra gli altri, Mallory e Irvine nel 1924 nel loro tentativo di raggiungere la cima. Per chi fosse interessato, la spedizione britannica all’Everest del 1924, era la terza di una serie di spedizioni volte all’esplorazione geografica e alla scalata dell’Everest. Questa rimase celebre e avvolta nel mistero perché i due componenti della spedizione: George Mallory e Andrew Irvine scomparvero durante il loro attacco alla vetta. I due furono visti per l’ultima volta mentre stavano ancora salendo, poco sotto la cima della montagna, dopodiché furono inghiottiti da una bufera di neve. Purtroppo, non fecero più ritorno al campo base. Resta ancora da stabilire se Mallory e Irvine siano riusciti a raggiungere la cima prima di morire, anticipando così di quasi 30 anni la storica impresa di Edmund Hillary e Tenzing Norgay. La scoperta del corpo di Mallory nel 1999 non ha fornito risposte definitive. Si continua a cercare la macchina fotografica che probabilmente si trovava con Irvine al momento del disastro.

    Il periodo migliore per la visita è la primavera, tra aprile e maggio, quando le spedizioni alpinistiche sono attive e la visibilità è generalmente buona. In estate il monsone porta nuvole; in inverno l’accesso è spesso limitato.

    Campo base dell'Everest - Tibet - Cina
    Campo base dell’Everest – Tibet – Cina
    Campo base dell'Everest - Tibet - Cina
    Campo base dell’Everest – Tibet – Cina

    7. Il Fiume Yarlung Tsangpo: dove l’acqua diventa preghiera

    Un discorso a parte merita il fiume Sacro a Buddisti ed Indù.

    heymondo 10 lungo

    Lo Yarlung Tsangpo, già visibile nella valle adiacente a Lhasa e sulle cui rive sorge l’aeroporto non è semplicemente il fiume più grande del Tibet e il corso d’acqua più alto del mondo: per milioni di persone è qualcosa di molto più difficile da misurare con i metri o i chilometri quadrati. È sacro. È vivo. È, in qualche modo, divino.

    Nasce dal ghiacciaio Jiemayangzong, sulle pendici settentrionali dell’Himalaya nel Tibet meridionale, a un’altitudine che supera i 5.000 metri. Da lì scende impetuoso verso est, insinuandosi tra le catene himalayane e il massiccio del Gandise, disegnando uno dei percorsi fluviali più spettacolari del pianeta. Prima di varcare i confini verso l’India, scava quello che è considerato il canyon più profondo e più lungo del mondo, il Grand Canyon dello Yarlung Tsangpo è lungo 500 chilometri con pareti che scendono per oltre 5.000 metri: un abisso che tre volte più profondo dell’omologo Grand Canyon Americano.

    Una volta entrato in India, il fiume cambia nome e diventa il Brahmaputra — letteralmente “Figlio di Brahma”, quella che nell’induismo è la divinità creatrice. Non è un dettaglio, è un vero e proprio mito per la tradizione induista, le acque del Brahmaputra portano in sé l’energia generativa del cosmo. Scendendo ancora verso il Bangladesh, il fiume prende il nome di Gyamna e si unisce al Gange prima di sfociare nel Golfo del Bengala, nell’Oceano Indiano. L’incontro tra questi due fiumi sacri è uno dei luoghi sacri dell’Induismo più venerati dell’intero subcontinente.

    Per i tibetani, il legame con questo fiume è ancora più profondo. Il nome stesso custodisce una storia: “Yarlung” richiamava l’antenato mitico del primo re tibetano, mentre “Tsangpo” — che i tibetani usano per indicare i grandi fiumi — era anche un titolo onorifico legato al sovrano che unificò l’altopiano e fondò il Regno di Tubo (primo Impero Tibetano). Nominare questo fiume significava, in qualche misura, nominare l’origine stessa della civiltà tibetana.

    Fiume Yarlung Tsampo
    Fiume Yarlung Tsampo

    Non stupisce che il fiume venga considerato alla pari del Monte Kailash e del Lago Manasarovar, i due luoghi più sacri dell’intero Tibet. Secondo la cosmologia tibetana e induista, proprio dal Kailash — che si trova a poche centinaia di chilometri dalle sorgenti dello Yarlung Tsangpo — scaturiscono i quattro grandi fiumi dell’Asia: il Gange, l’Indo, il Sutlej e, appunto, il Brahmaputra. La montagna come centro del mondo, il fiume come sua propaggine vivente.

    Dal punto di vista fisico, lo Yarlung Tsangpo è anche una risorsa straordinaria: il suo bacino idrografico è alimentato principalmente dallo scioglimento dei ghiacciai dell’altopiano e dalle piogge monsoniche estive, che ne gonfiano le acque trasformandolo in un fiume possente e a tratti imprevedibile. 

    Le sue riserve di energia idroelettrica sono seconde in Cina solo allo Yangtze — un paradosso tutto tibetano: un luogo di preghiera che nasconde una delle maggiori potenze energetiche del continente.

    Che ci crediate o no, avvicinarmi ai luoghi sacri dell’Induismo è stata una delle emozioni più grandi in questo viaggio, già di per sé carico di significato. La sacralità del luogo si percepisce, emoziona, pervade. È stato solo un attimo, ma il fiume mi ha toccato e mi è venuta la voglia di visitare di nuovo questi luoghi, magari, un giorno, di arrivare fino al Monte Kailash. A volte non ci sono spiegazioni solo emozioni

    Conclusioni: il Tibet che resta

    Chi percorre questo tratto di strada porta via qualcosa di difficile da definire. Non è solo l’elenco di monasteri visitati o di altitudini raggiunte. È qualcosa che ha a che fare con la proporzione tra le cose: quando passi accanto a un ghiacciaio che scende fino alla strada, o quando il lago Yamdrok si apre all’improvviso dopo una curva, la scala di valori si ricalibra da sola, senza che dobbiate fare niente. Il resto — i monasteri, le statue dorate, le ruote della preghiera, la parete nord dell’Everest — aggiunge strati di senso su quella base.

    Siamo arrivati fino al confine nepalese, ma la lista delle cose che restano è ancora lunga. Il lago Peiku Tso, poco citato e visivamente spettacolare, aspetta vicino a Lhatse. La valle di Gyirong, al confine con il Nepal, ha un paesaggio radicalmente diverso da tutto il resto del percorso — verde, umido, quasi sorprendente dopo giorni di altopiano — e per ora è rimasta una cartina geografica. La Grotta di Milarepa, nella zona di Nyalam, è legata al poeta-asceta tibetano dell’XI secolo che è ancora oggi una delle figure più amate dell’intera tradizione buddhista. E poi c’è il Monte Kailash, che è un’altra storia — una di quelle che, una volta che entrano nella testa, non se ne vanno più.

    Si torna con qualcosa. Ognuno con la propria cosa.

    🐢 Le Meditazioni del Panda dal Tempio di BambùScopri di più su questa rubrica

    Le strade più alte non portano solo lontano. Portano sopra.

    — Guì

    A 4.800 metri sul passo di Kampa La, con il lago Yamdrok di sotto e il cielo di sopra, avete la sensazione di essere sul tetto del mondo. Non è una metafora. È proprio così che ci si sente!.

    Come arrivare e informazioni pratiche

    L’itinerario completo da Lhasa al Campo Base Nord dell’Everest si sviluppa su circa 600 chilometri percorribili in quattro o cinque giorni, con possibilità di estendere verso il confine nepalese.

    Il Monastero di Ganden si raggiunge in circa un’ora da Lhasa (40 km, strada non sempre agevole). Gyantse e Tashilhunpo a Shigatse si visitano comodamente in un itinerario di due giorni da Lhasa con pernottamento a Shigatse, seguendo la Friendship Highway con la variante meridionale via passo Kampa La per chi vuole vedere il lago Yamdrok. Il Monastero di Sakya richiede una deviazione di circa 25 chilometri dalla G318 all’altezza di Lhatse e si può abbinare a Shigatse in un giorno pieno o con un pernottamento a Sakya. Tingri è la base logistica naturale per il Campo Base: da lì, il monastero di Rongbuk e il Campo Base Nord distano circa 100 chilometri e si raggiungono in due o tre ore. Il tratto finale da Tingri verso il confine nepalese (Gyirong) è percorribile ma richiede una giornata aggiuntiva.

    Come per tutta la Regione Autonoma del Tibet, è obbligatorio il Tibet Travel Permit e una guida locale accreditata. Il Permesso per il Campo Base è richiesto separatamente per l’accesso alla zona dell’Everest. Per i tour organizzati tutto viene gestito dall’operatore. Le condizioni delle strade secondarie (Ganden, Sakya, tratto finale verso il Campo Base) possono variare: informatevi prima con la guida o l’agenzia sull’accessibilità nel periodo in cui viaggiate.

    Articolo aggiornato a maggio 2026. Le informazioni pratiche (permessi, accessi) possono variare: verificate sempre prima di partire.

    Info generali sulla Cina

    🟢 Visto non più necessario (fino al 31/12/2026) I cittadini italiani in possesso di passaporto ordinario possono viaggiare in Cina per turismo, affari, visite a familiari o amici e transito per un soggiorno massimo di 30 giorni senza richiedere il visto di ingresso, fino al 31 dicembre 2026. Attenzione: se si supera anche solo di un giorno i 30 giorni, o se si viaggia per motivi diversi da quelli elencati (es. lavoro, studio), il visto resta obbligatorio. Dal 1° gennaio 2027, salvo nuove proroghe, tornerà l’obbligo del visto. Verificate sempre le condizioni aggiornate su Viaggiare Sicuri prima di prenotare.

    Per entrare in Cina non serve visto ma va effettuata la Arrival-Card che potete compilare al seguente link.

    💡Info pratica


    📋 Come compilare la China Digital Arrival Card (CDAC)
    Il form richiede 10–15 minuti e può essere compilato da 72 ore fino a poche ore prima dell’arrivo. Usate esclusivamente i canali ufficiali (il sito NIA o il mini-programma WeChat/Alipay “NIA 12367”) — circolano siti di terze parti a pagamento che vanno evitati.
    1. Caricamento passaporto Fotografate la pagina dati del passaporto (quella con foto e codice MRZ in basso) e caricatela. Il sistema estrae automaticamente i dati principali; verificateli e correggete eventuali errori prima di proseguire.
    2. Dati di viaggio
    Entry Transportation Mode: aereo (Airplane)
    Arrival Flight Number: numero del volo in arrivo
    City of Entry / Port of Entry: Chengdu / aeroporto di Chengdu Tianfu (o Shuangliu, a seconda del volo)
    3. Contatti e status visto
    Inserite numero di telefono con prefisso internazionale (+39) ed email
    Alla domanda sul visto: selezionate “30-day visa waiver” — questa è la dicitura corretta per l’esenzione visto per italiani, non genericamente “Visa Free Entry”
    4. Itinerario e alloggio
    Purpose of Entry: Tourism / Sightseeing ✅
    Date of Entry e Date of Departure ✅
    Destination Cities in China ✅
    Address in China: il nome dell’hotel in inglese è accettato, ma a volte richiede l’indirizzo completo: nome hotel + via + distretto + città. Chiedete l’indirizzo completo direttamente all’hotel se non lo avete. a volte funziona senza indirizzo.
    Inviting entities / inviters: NO ✅
    Confirmed Departure Itinerary: YES ✅
    Departure Flight Number e City/Port of Departure ✅
    5. Firma e invio Confermate la dichiarazione e inviate. Il sistema genera un QR code univoco: salvatelo come screenshot o PDF sul telefono e mandatevelo anche per email come backup. Va mostrato all’immigrazione all’arrivo — non serve connessione internet per visualizzarlo.
    ⚠️ Non è possibile modificare il modulo dopo l’invio. In caso di errore, occorre compilarne uno nuovo da capo. Controllate tutto con cura prima di confermare.
    ℹ️ Se per qualsiasi motivo non riuscite a compilarlo in anticipo, è ancora possibile farlo all’aeroporto tramite dispositivi digitali agli sportelli oppure con il modulo cartaceo tradizionale, ancora disponibile.

    Controllate se le informazioni sopra riportate sono ancora valide, questa è solo una traccia, non è una guida ufficiale

    🟢 Valuta: Renminbi o Yuan (RMB/¥). In Cina il telefono sarà il vostro portafoglio: Alipay e WeChat Pay sono accettati quasi ovunque, da un caffè a un taxi. La buona notizia è che turisti e visitatori di breve periodo possono ora collegare la propria carta straniera direttamente a WeChat Pay o Alipay, il che non rende più necessario aprire un conto bancario cinese. Attenzione alle commissioni: per spese fino a 200 RMB (~26 €) non si paga nulla, mentre oltre tale soglia in alcuni casi, secondo alcune fonti, verrebbe applicata una commissione del 3%. Configurate le app e collegate la carta prima di partire. È comunque prudente portare del contante per situazioni di emergenza o per le piccole spese. Ad esempio alcune carte internazionali non funzionano con le biglietterie automatiche di alcune città (sperimentato di persona!!!).

    🟠 Se dovete passare la frontiera terrestre con altri stati come il Nepal portatevi dei dollari per pagare il visto, potrebbero esserci problemi con altre valute.

    🟢 Internet: Google, Instagram, WhatsApp e la maggior parte dei servizi occidentali sono bloccati dal Great Firewall cinese; le VPN non possono essere scaricate una volta in Cina, quindi è indispensabile installarle e configurarle prima della partenza. Nonostante non sia esplicitato nel sito, le eSIM Holafly* per la Cina hanno già incorporato una sorta di virtualizzazione, pertanto il telefono e le vostre app con queste eSIM funzioneranno comunque, anche se, in alcuni casi, con qualche rallentamento. Il browser di Safari risulta spesso ancora più lento, una buona alternativa è DuckDuckGo.

    Sebbene non sia esplicitamente legale usare una VPN, l’uso è generalmente tollerato, specialmente se non fate nulla di strano.

    🟢 Lingua: Il cinese mandarino è molto utile. L’inglese è raro al di fuori degli hotel di categoria superiore. Scaricate un’app di traduzione offline, ma se avete una eSIM* non serve, potete tradurre online.

    🟢 Fuso orario: UTC+8 (7 ore avanti rispetto all’Italia in inverno, 6 in estate) e questo accade in tutta la Cina che ha un solo fuso orario: quello di Pechino.

    Tibet

    Il Tibet è uno dei luoghi più remoti e spiritualmente densi del pianeta. Arroccato sull’altopiano più alto del mondo — a oltre 4.000 metri di media — è stato per secoli il cuore del Buddismo tibetano e custodisce un patrimonio culturale straordinario, fatto di monasteri, bandiere di preghiera, pellegrinaggi e un rapporto con il tempo che l’Occidente ha quasi dimenticato.

    Visitarlo richiede preparazione, permessi speciali e un briciolo di umiltà: non è una destinazione che si visita, è una destinazione che si affronta.

    Cominciate con Lhasa: la capitale spirituale del Tibet e scoprite cos’è la Kora: camminare come forma di preghiera nel Buddismo tibetano. poi potreste decidere di affrontare la mitica G 318: da Shanghai al Tetto del Mondo, passando per la strada più bella del pianeta.

    Volete organizzare un viaggio in Tibet? Raccontatemi la vostra idea — non serve avere tutto chiaro. Ci pensiamo insieme.
    Organizza il viaggio →

    Prima di partire, due consigli pratici che vengono dall’esperienza:

    1. Non sottovalutate l’altitudine, informatevi e siate preparati ad un paio di giorni di disagi per l’adattamento. Non succede a tutti, ma può succedere e in ogni caso passa, rimane solo il ricordo.
    2. Alla frontiera con il Nepal possono sequestrare le guide di viaggio o i libri che parlano di Tibet, Taiwan o Xinjiang e tutto ciò che contiene cartine geografiche. Portatevi un Kindle*

    Qualche lettura per prepararsi: Heinrich Harrer racconta il Tibet meglio di chiunque altro — il suo Sette anni in Tibet resta un punto di partenza imprescindibile, ma spiego meglio il tutto nell’articolo sui libri per il Tibet.

    heymondo 10 lungo

  • Viaggio in Tibet: dai monasteri al campo base dell’Everest – Ultima Modifica 06/06/2026
  • Il mantra Om Mani Padme Hum – Ultima Modifica 02/05/2026
  • Sette libri sul Tibet e oltre (per sette anni in Tibet?) – Ultima Modifica 02/05/2026
  • La G 318 in Cina: da Shanghai al Tetto del Mondo, passando per la strada più bella del pianeta – Ultima Modifica 15/05/2026
  • La Kora: camminare come forma di preghiera nel Buddismo tibetano – Ultima Modifica 02/05/2026
  • eSIM per la Cina: usare Holafly senza problemi con il Great Firewall (e l’inconveniente al confine nepalese) – Ultima Modifica 11/08/2026
  • Cosa vedere a Lhasa: la capitale spirituale del Tibet – Ultima Modifica 09/05/2026
  • Dhyani Buddha – Cinque Buddha della Saggezza: una mappa della mente illuminata – Ultima Modifica 14/06/2026
  • Pubblicato: 08/06/2026
    eSIM per la Cina - Immagine di copertina

    eSIM per la Cina: usare Holafly senza problemi con il Great Firewall (e l’inconveniente al confine nepalese)

    di Max Pubblicato: 29/05/2026
    Cina Scritto da Max

    Dati illimitati, VPN integrata, assistenza che funziona — e un errore mio trasformato in soluzione in dieci minuti

    Articolo aggiornato a maggio 2026. Le informazioni pratiche (prezzi, piani, disponibilità) possono variare: verificate sempre prima di partire.

    ATTENZIONE: le indicazioni presenti negli articoli sono fornite gratuitamente a scopo divulgativo e potrebbero essere non aggiornate o incomplete. Prima di acquistare, di prenotare o di partire, consultate sempre i siti ufficiali. Alcuni link in questo articolo sono link di affiliazione (anche i link ad Amazon*). Gli articoli aggiornati o pubblicati a partire da febbraio 2024 riportano un asterisco* accanto ai link di affiliazione.

    In questo articolo:

    • L’eSIM per la Cina di Holafly* include VPN integrata: nessun’app aggiuntiva da scaricare, nessuna configurazione manuale.
    • Google, WhatsApp, Instagram e tutti i servizi bloccati dal Great Firewall risultano accessibili fin dall’atterraggio.
    • Il customer care Holafly è attivo 24/7 via chat nell’app e risolve i problemi in tempi rapidi, anche in caso di errori di attivazione.
    • Prima di installare più eSIM sul telefono, rinominatele con il nome del paese: non c’è altro modo per distinguerle.
    • La funzione Always On* garantisce 1 GB di dati di emergenza ogni 30 giorni, anche dopo la scadenza del piano principale.
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    • Dati illimitati, VPN integrata, assistenza che funziona — e un errore mio trasformato in soluzione in dieci minuti
    • Come l’assistenza Holafly ha risolto tutto in dieci minuti
    • L’eSIM Holafly funziona davvero in Cina senza VPN aggiuntiva?
    • Cosa succede se attivo per errore la eSIM del paese sbagliato?
    • Come faccio a distinguere le eSIM installate sul mio telefono?
    • Cos’è la funzione Always On di Holafly?
    • Quanto costa l’eSIM Holafly per la Cina?

    Connettività in Cina: perché non è una cosa banale

    La Cina è uno di quei posti dove la parola ‘connessione’ cambia significato. Il Great Firewall — il sistema di filtraggio e censura della rete cinese — blocca buona parte dei servizi a cui siamo abituati: Google Maps, Gmail, WhatsApp, Instagram, YouTube. Tutto quello che usate ogni giorno per orientarvi, comunicare e documentare un viaggio, lì non funziona.

    Se siete stati in Cina sapete di cosa parlo. Se ci state andando, è una delle prime cose a cui pensare prima di partire.

    eSIM per la Cina - Immagine illustrativa
    eSIM per la Cina – Immagine illustrativa

    L’eSIM Holafly per la Cina risolve questo problema in modo diretto: include una VPN integrata che si attiva automaticamente e permette di navigare senza restrizioni, senza dover installare applicazioni extra, senza configurazioni manuali. Basta installare la eSIM prima della partenza e, all’atterraggio, si è già connessi.

    🔔Attenzione se qualcosa non funziona

    Se Google non va provate ad utilizzare il servizio nel browser. Quando qualcosa non ha funzionato io ho utilizzato l’app DuckDuckGo e tutto è tornato alla normalità, perché con Safari a volte qualche servizio veniva bloccato.

    Ho usato questa soluzione per un viaggio che mi ha portato da Chengdu attraverso il Tibet, e poi in Nepal. E ho qualcosa da raccontarvi, non solo sui pregi del servizio.

    banner Holafly NEW lungo

    Come funziona l’eSIM per la Cina di Holafly con il Great Firewall?

    La questione tecnica è semplice da capire: le eSIM* da viaggio come quella di Holafly si appoggiano a operatori internazionali e instradano il traffico al di fuori del Great Firewall. Il risultato è che il vostro indirizzo IP risulta straniero e i blocchi della censura cinese non si applicano.

    A differenza di una SIM cinese locale — che funziona benissimo come connessione, ma è pienamente dentro il sistema di filtraggio — con l’eSIM per la Cina di Holafly* accedete alla rete come se foste altrove. La VPN è integrata nel servizio e si attiva in automatico: non dovete scaricarla, non dovete configurarla, non dovete ricordarvi di accenderla ogni volta.

    Durante il mio viaggio questo ha funzionato esattamente come promesso. Google Maps per orientarmi, WhatsApp per aggiornarmi con Sabrina in tempo reale nel caso ci fossimo persi, Instagram per qualche aggiornamento sul campo — tutto ok, tutto senza intoppi o quasi (dai qualche intoppo è parte del viaggio).

    Un dettaglio pratico importante: l’eSIM Holafly funziona in parallelo con la vostra SIM (fisica o virtuale) italiana, che potete tenere inserita per rimanere raggiungibili sul numero di casa. I dati passano dall’eSIM, le chiamate e gli SMS restano sulla linea italiana.

    🦊 Le Meditazioni del Panda dal Tempio di BambùScopri di più su questa rubrica

    Se qualcosa è affidabile non te ne devi ricordare.

    — Huo

    Huo ha ragione, come sempre quando parla di logistica. Avere tutto integrato e automatico è una differenza reale, ma soprattutto… funziona senza costi aggiuntivi!

    Raddrizzare quello che è andato storto è questione di un clic

    Adesso la parte che mi è costata qualche minuto di panico, e che – forse – è la più utile da raccontare.

    Prima di partire avevo acquistato due eSIM Holafly* separate: una per la Cina e una per il Nepal. Ho installato entrambe sul telefono, il che in effetti è una cosa comoda — cambiate destinazione, cambiate eSIM, ed è fatta.

    Il problema che non conoscevo è che le eSIM, sul telefono, non hanno un nome automatico che le identifica chiaramente. Se ne installate più di una, vi trovate a guardare una lista del tipo ‘Piano dati personali XCEBNM’ e ‘Piano dati personali KHJGYUF’, senza nessun riferimento comprensibilie – almeno alla mia mente limitata.

    Quello che avrei dovuto fare mentre le installavo — e non ho fatto — era rinominarle.

    A Chengdu, prima tappa del mio viaggio, appena atterrato, ho attivato la eSIM sbagliata. Ho attivato quella del Nepal invece di quella cinese. Me ne sono accorto e l’ho cambiata e me ne sono dimenticato.

    Il risultato: la eSIM cinese ha funzionato normalmente per tutta la durata del viaggio in Cina, ma quando sono arrivato al confine nepalese, la eSIM del Nepal era già stata attivata — e il periodo di validità era iniziato settimane prima, in Cina.

    A momento di utilizzarla, il piano risultava già scaduto.

    Come l’assistenza Holafly ha risolto tutto in dieci minuti

    Ho aperto l’app Holafly, cercato la chat di assistenza e spiegato la situazione. Il team è disponibile 24 ore su 24, 7 giorni su 7, e la risposta è arrivata in pochi minuti.

    📌Attenzione!

    Prima di ricevere la nuova eSIM l’assistenza fa una serie di verifiche. Non è un processo automatico, e ci vuole un motivo: molti problemi che sembrano richiedere una eSIM sostitutiva in realtà si risolvono in altro modo, spesso più velocemente. L’operatore mi ha chiesto di verificare alcune impostazioni, di controllare che il roaming fosse attivo, di riavviare il dispositivo. Solo dopo aver confermato che il problema era effettivamente un’attivazione involontaria e che non era stata usata, hanno proceduto con l’emissione di una nuova eSIM.

    Il risultato: nuova eSIM per il Nepal* inviata gratuitamente, tutto operativo nel giro di dieci minuti dal contatto. Nessun costo aggiuntivo, nessuna burocrazia.

    Come e perchè rinominare le eSIM sul telefono prima di partire

    Se viaggiate con più eSIM — cosa che succede spesso con itinerari multi-paese — questo passaggio è fondamentale. Vale la pena farlo prima di partire, quando siete ancora a casa e avete il tempo di farlo con calma.

    Su iPhone — Andate in Impostazioni → Cellulare → toccate la eSIM che volete rinominare → Etichetta SIM → inserite il nome del paese (es. ‘Cina Holafly’, ‘Nepal Holafly’). Il nome comparirà sempre nella barra di stato e nelle impostazioni.
    Su Android — Il percorso varia leggermente a seconda del produttore, ma in genere trovate la voce in Impostazioni → Rete e Internet → SIM → selezionate la eSIM → Rinomina. Cercate ‘nome SIM’ o ‘etichetta SIM’ nelle impostazioni di rete.
    Quando farlo — Subito dopo aver installato ogni eSIM, prima di partire. Non aspettate di essere all’estero: in viaggio è facile sbagliare.
    Cosa scrivere — Il nome del paese più il fornitore è sufficiente. ‘Cina Holafly’ e ‘Nepal Holafly’ non lasciano dubbi, anche in condizioni di stanchezza da lungo volo.

    Un secondo consiglio: quando cambiate destinazione, disattivate esplicitamente la eSIM del paese che state lasciando prima di attivare quella nuova. Su iPhone lo fate in Impostazioni → Cellulare → selezionate la eSIM → Disattiva piano. Su Android il percorso è analogo. Questo evita conflitti e consumo involontario di dati.

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    Guida rapida all’attivazione dell’eSIM Holafly

    Per chi parte per la prima volta con un’eSIM, ecco il flusso completo dall’acquisto all’accensione in Cina.

    Acquistate l’eSIM — Dal sito esim.holafly.com* o dall’app Holafly. Scegliete la destinazione Cina e il numero di giorni. Riceverete via email un codice QR e le istruzioni.
    Verificate la compatibilità — Non tutti i dispositivi supportano le eSIM, ma quelli più recenti quasi tutti. La lista dei modelli compatibili è sul sito Holafly. iPhone XS e successivi, la maggior parte dei Samsung Galaxy S recenti e altri dispositivi di fascia media-alta sono compatibili.
    Installate l’eSIM a casa — Prima della partenza, con calma e connessione WiFi stabile. Andate in Impostazioni → Cellulare → Aggiungi piano → scansionate il QR code. Non servono altri passaggi tecnici. Oppure installate l’app.
    Rinominate l’eSIM — Subito dopo l’installazione, come descritto sopra. Se avete più eSIM, rinominatele tutte.
    Non attivate ancora i dati — L’eSIM va installata prima della partenza, ma il piano si attiva la prima volta che la usate. Non fatelo partire finché non siete in Cina.
    All’atterraggio — Selezionate la eSIM Cina come piano dati principale, attivate il roaming dai dati mobili (è necessario anche con eSIM da viaggio, non comporta costi aggiuntivi con Holafly) e siete connessi.

    Cos’è Always On e perché è comodo in viaggio

    Ed ora una vera chicca!

    Holafly ha introdotto una funzione che si chiama Always On*: una riserva di connettività da 1 GB al mese, automaticamente disponibile su tutti i dispositivi con eSIM Holafly* installata, in oltre 70 paesi nel mondo.

    Funziona come una rete di sicurezza: se il vostro piano principale è scaduto o siete in transito in un paese non coperto dal piano acquistato, Always On vi garantisce comunque un accesso essenziale alla rete. Non è pensato per la navigazione intensiva, ma per quello che serve davvero in un momento critico: aprire Google Maps, mandare un messaggio, accedere all’app Holafly per risolvere un problema.

    1. Il GB si rinnova automaticamente ogni 30 giorni.
    2. I dati non utilizzati non si accumulano.
    3. Funziona finché la eSIM rimane installata sul dispositivo.

    In un itinerario come Cina-Nepal, dove ci sono due piani separati e un cambio netto di connessione, sapere che c’è questa riserva in background è una piccola tranquillità in più.

    💡Info pratica su Holafly Always On

    Essere connessi tutto il tempo non significa solo stare online, ma anche avere sicurezza e tranquillità. ✨

    Tutte le eSIM includono il vantaggio Always On!
     
    Come funziona? 🔍
    Quando acquisti una eSIM Holafly*, sia per un viaggio breve sia tramite un abbonamento Holafly Plans, ogni utente riceve 1 GB di dati di backup al mese, con copertura in oltre 70 destinazioni.
     
    Come si attiva? 📲
    Basta installare e attivare la tua eSIM per poter contare automaticamente su questo vantaggio, senza costi aggiuntivi. È la tua rete di sicurezza per non rimanere mai offline.
     
    A cosa serve? 💡
    Per situazioni impreviste, come un volo in ritardo, cambi di programma o qualsiasi altra emergenza. È perfetto anche per scali lunghi o se dimentichi di acquistare la tua eSIM prima di partire per il prossimo viaggio.

    Quello che mi porto a casa da questa esperienza

    Viaggiare in Cina con un’eSIM Holafly* è stata la scelta giusta. La VPN integrata funziona, la connessione è stabile, e non dover pensare a configurazioni manuali o app separate è un vantaggio reale in un paese dove già ci sono molte cose nuove a cui adattarsi.

    Il mio errore di attivazione al confine nepalese mi ha insegnato una cosa semplice che ora metto in cima alla lista delle cose da fare prima di qualsiasi viaggio multi-destinazione: rinominare le eSIM subito dopo l’installazione e non aspettare.

    E mi ha mostrato come funziona davvero l’assistenza Holafly: non è una risposta automatica, non è una policy rigida. È una persona che verifica la situazione, esclude le cause più comuni e poi risolve il problema. In viaggio, è esattamente quello di cui si ha bisogno, non solo di risponditori automatici!!

    Domande frequenti sull’eSIM Holafly in Cina

    L’eSIM Holafly funziona davvero in Cina senza VPN aggiuntiva?

    Sì. La VPN è integrata nell’eSIM per la Cina di Holafly* e si attiva automaticamente. Non è necessario installare o configurare nessuna app di terze parti. Google, WhatsApp, Instagram e tutti i servizi bloccati dal Great Firewall risultano accessibili fin dall’arrivo.

    Cosa succede se attivo per errore la eSIM del paese sbagliato?

    Capita più spesso di quanto si pensi, soprattutto con itinerari multi-paese. Se succede, contattate l’assistenza Holafly tramite la chat nell’app: il team è disponibile 24/7 e, dopo le verifiche di rito, può emettere una nuova eSIM gratuitamente. Prima di farlo vengono escluse le cause più semplici che si risolvono senza sostituzione.

    Come faccio a distinguere le eSIM installate sul mio telefono?

    Di default il telefono le etichetta in modo generico, come ‘Piano dati personali 1’. La soluzione è rinominarle subito dopo l’installazione con il nome del paese (es. ‘Cina Holafly’). Su iPhone trovate questa opzione in Impostazioni → Cellulare → Etichetta SIM. Su Android il percorso è analogo nelle impostazioni di rete.

    Cos’è la funzione Always On di Holafly?

    È una riserva di connettività da 1 GB mensile inclusa in tutte le eSIM Holafly*, attiva in oltre 70 paesi. Si rinnova ogni 30 giorni e funziona anche dopo la scadenza del piano principale, finché la eSIM rimane installata sul dispositivo. È pensata per emergenze: mappe, messaggi essenziali, accesso all’app Holafly.

    Quanto costa l’eSIM Holafly per la Cina?

    I piani partono da circa 5,90€ per un giorno fino a piani da 30 o 90 giorni. Il costo varia in base alla durata. I dati sono illimitati. Verificate i prezzi aggiornati su esim.holafly.com prima della partenza.

    Info generali sulla Cina

    🟢 Visto non più necessario (fino al 31/12/2026) I cittadini italiani in possesso di passaporto ordinario possono viaggiare in Cina per turismo, affari, visite a familiari o amici e transito per un soggiorno massimo di 30 giorni senza richiedere il visto di ingresso, fino al 31 dicembre 2026. Attenzione: se si supera anche solo di un giorno i 30 giorni, o se si viaggia per motivi diversi da quelli elencati (es. lavoro, studio), il visto resta obbligatorio. Dal 1° gennaio 2027, salvo nuove proroghe, tornerà l’obbligo del visto. Verificate sempre le condizioni aggiornate su Viaggiare Sicuri prima di prenotare.

    Per entrare in Cina non serve visto ma va effettuata la Arrival-Card che potete compilare al seguente link.

    💡Info pratica


    📋 Come compilare la China Digital Arrival Card (CDAC)
    Il form richiede 10–15 minuti e può essere compilato da 72 ore fino a poche ore prima dell’arrivo. Usate esclusivamente i canali ufficiali (il sito NIA o il mini-programma WeChat/Alipay “NIA 12367”) — circolano siti di terze parti a pagamento che vanno evitati.
    1. Caricamento passaporto Fotografate la pagina dati del passaporto (quella con foto e codice MRZ in basso) e caricatela. Il sistema estrae automaticamente i dati principali; verificateli e correggete eventuali errori prima di proseguire.
    2. Dati di viaggio
    Entry Transportation Mode: aereo (Airplane)
    Arrival Flight Number: numero del volo in arrivo
    City of Entry / Port of Entry: Chengdu / aeroporto di Chengdu Tianfu (o Shuangliu, a seconda del volo)
    3. Contatti e status visto
    Inserite numero di telefono con prefisso internazionale (+39) ed email
    Alla domanda sul visto: selezionate “30-day visa waiver” — questa è la dicitura corretta per l’esenzione visto per italiani, non genericamente “Visa Free Entry”
    4. Itinerario e alloggio
    Purpose of Entry: Tourism / Sightseeing ✅
    Date of Entry e Date of Departure ✅
    Destination Cities in China ✅
    Address in China: il nome dell’hotel in inglese è accettato, ma a volte richiede l’indirizzo completo: nome hotel + via + distretto + città. Chiedete l’indirizzo completo direttamente all’hotel se non lo avete. a volte funziona senza indirizzo.
    Inviting entities / inviters: NO ✅
    Confirmed Departure Itinerary: YES ✅
    Departure Flight Number e City/Port of Departure ✅
    5. Firma e invio Confermate la dichiarazione e inviate. Il sistema genera un QR code univoco: salvatelo come screenshot o PDF sul telefono e mandatevelo anche per email come backup. Va mostrato all’immigrazione all’arrivo — non serve connessione internet per visualizzarlo.
    ⚠️ Non è possibile modificare il modulo dopo l’invio. In caso di errore, occorre compilarne uno nuovo da capo. Controllate tutto con cura prima di confermare.
    ℹ️ Se per qualsiasi motivo non riuscite a compilarlo in anticipo, è ancora possibile farlo all’aeroporto tramite dispositivi digitali agli sportelli oppure con il modulo cartaceo tradizionale, ancora disponibile.

    Controllate se le informazioni sopra riportate sono ancora valide, questa è solo una traccia, non è una guida ufficiale

    🟢 Valuta: Renminbi o Yuan (RMB/¥). In Cina il telefono sarà il vostro portafoglio: Alipay e WeChat Pay sono accettati quasi ovunque, da un caffè a un taxi. La buona notizia è che turisti e visitatori di breve periodo possono ora collegare la propria carta straniera direttamente a WeChat Pay o Alipay, il che non rende più necessario aprire un conto bancario cinese. Attenzione alle commissioni: per spese fino a 200 RMB (~26 €) non si paga nulla, mentre oltre tale soglia in alcuni casi, secondo alcune fonti, verrebbe applicata una commissione del 3%. Configurate le app e collegate la carta prima di partire. È comunque prudente portare del contante per situazioni di emergenza o per le piccole spese. Ad esempio alcune carte internazionali non funzionano con le biglietterie automatiche di alcune città (sperimentato di persona!!!).

    🟠 Se dovete passare la frontiera terrestre con altri stati come il Nepal portatevi dei dollari per pagare il visto, potrebbero esserci problemi con altre valute.

    🟢 Internet: Google, Instagram, WhatsApp e la maggior parte dei servizi occidentali sono bloccati dal Great Firewall cinese; le VPN non possono essere scaricate una volta in Cina, quindi è indispensabile installarle e configurarle prima della partenza. Nonostante non sia esplicitato nel sito, le eSIM Holafly* per la Cina hanno già incorporato una sorta di virtualizzazione, pertanto il telefono e le vostre app con queste eSIM funzioneranno comunque, anche se, in alcuni casi, con qualche rallentamento. Il browser di Safari risulta spesso ancora più lento, una buona alternativa è DuckDuckGo.

    Sebbene non sia esplicitamente legale usare una VPN, l’uso è generalmente tollerato, specialmente se non fate nulla di strano.

    🟢 Lingua: Il cinese mandarino è molto utile. L’inglese è raro al di fuori degli hotel di categoria superiore. Scaricate un’app di traduzione offline, ma se avete una eSIM* non serve, potete tradurre online.

    🟢 Fuso orario: UTC+8 (7 ore avanti rispetto all’Italia in inverno, 6 in estate) e questo accade in tutta la Cina che ha un solo fuso orario: quello di Pechino.

    Cina

    La Cina, a dispetto dell’immagine che ci siamo fatti nei tempi moderni, è un paese pieno di fascino e di storia. Un paese che è stato teatro di importanti scoperte che hanno cambiato il corso della storia, come la carta, la stampa, la bussola e, tristemente, la polvere da sparo.

    Prima di tutto il bagaglio: dai un’occhiata a cosa mettere in valigia: la lista da stampare per il viaggio perfetto. Puoi anche stamparla e compilarla offline!

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    Per immergerti nell’atmosfera, prima, durante o dopo leggi un libro, magari scelto fra quelli che consiglio nell’articolo otto libri per un viaggio in Cina oppure trai ispirazione da 6 itinerari in Cina che non ho ancora percorso!

    Scopri le destinazioni più interessanti come Hong Kong, il porto profumato o la riserva di Chengdu con i suoi Panda Giganti.

    Il Tibet è parte della Cina: scopri Lhasa e l’itinerario in Tibet.

    Volete organizzare un viaggio in una delle destinazioni di questo blog? Raccontatemi la vostra idea — non serve avere tutto chiaro. Ci pensiamo insieme.
    Organizza il viaggio →

    Altri articoli interessanti sulla cultura della Cina sono quelli su Guan Yin, la Signora della Compassione, sul calendario tradizionale cinese, sul Capodanno Cinese e sulla leggenda di Nian Shou il mostro del Capodanno cinese.

    Se volete farvi un’idea della Cina moderna andando oltre gli stereotipi leggete almeno uno dei libri di Giada Messetti*: La Cina è un Aragosta (2025)*, La Cina è già qui (2023)* o Nella Testa del Dragone (2023)*, disponibili anche come audiolibri si Audible (potete sfruttare la prova gratuita di 30 giorni*), ve li consiglio vivamente.

    Ciao, a Presto!

    Max
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    Pubblicato: 29/05/2026
    Cheow Lan Lake - Khao Sok Thailandia

    Diga Ratchaprapa e Cheow Lan Lake: Storia, natura e cambiamenti in Thailandia

    di Max Pubblicato: 22/05/2026
    Thailandia Scritto da Max

    Dalla “Luce del Regno“ al turismo sostenibile: il lato meno noto della diga Ratchaprapa e del Cheow Lan Lake, tra tradizione, natura e modernità.


    La diga Ratchaprapa, il cui nome significa “Luce del Regno”, o Cheow Lan Lake fu costruita tra il 1982 e il 1987 nella provincia di Surat Thani, nel sud della Thailandia. L’obiettivo era modernizzare la rete elettrica della regione grazie a una centrale idroelettrica da 240 MW, sostenendo così lo sviluppo economico e sociale del sud del Paese. Il lago artificiale Cheow Lan, nato dalla diga, oggi è una delle principali attrazioni turistiche, incastonato tra montagne carsiche spettacolari e foresta pluviale.

    Il riempimento del bacino richiese circa un anno, tra il 1987 e il 1988. In questo periodo, l’acqua sommerse oltre 185 km² di territorio, trasformando radicalmente il paesaggio e la vita delle comunità locali.

    ATTENZIONE: le indicazioni presenti negli articoli sono fornite gratuitamente a scopo divulgativo e potrebbero essere non aggiornate o incomplete. Prima di acquistare, di prenotare o di partire, consultate sempre i siti ufficiali. Alcuni link in questo articolo sono link di affiliazione (anche i link ad Amazon*). Gli articoli aggiornati o pubblicati a partire da febbraio 2024 riportano un asterisco* accanto ai link di affiliazione.

    La nascita del Cheow Lan Lake

    Il Cheow Lan Lake è oggi celebre per i suoi paesaggi mozzafiato, le acque turchesi e le formazioni calcaree che emergono dall’acqua come isole misteriose. Il lago copre un’area di circa 185 km² e si trova all’interno del Khao Sok National Park, una delle aree di foresta pluviale più antiche al mondo. Oltre a essere una riserva idrica e una fonte di energia, il lago è diventato un punto di riferimento per il turismo naturalistico, grazie alle escursioni in barca, ai bungalow galleggianti e alle numerose grotte da esplorare.

    heymondo 10 lungo

    Impatto sulle comunità locali

    La costruzione della diga ebbe un impatto profondo sulle popolazioni locali. Circa 10 villaggi, tra cui la comunità di Ban Khao Phang, dovettero essere evacuati e ricollocati in nuove aree. Queste comunità, che da secoli vivevano lungo il fiume Khlong Saeng, erano dedite all’agricoltura (soprattutto gomma, riso e frutta) e al commercio fluviale. Prima del trasferimento, ogni famiglia possedeva in media 25 rai (circa 4 ettari) di piantagioni di gomma; dopo la ricollocazione, il governo thailandese assegnò loro solo 19 rai a testa.

    Cheow Lan Lake - Khao Sok Thailandia
    Barca a coda lunga – Cheow Lan Lake – Khao Sok Thailandia

    La perdita di parte delle terre coltivabili e il tempo necessario (3-5 anni) per far maturare i nuovi alberi di gomma portarono a una diminuzione dei redditi. Alcuni abitanti si reinventarono come pescatori, mentre altri cambiarono completamente attività. Il governo, insieme all’EGAT (Electricity Generating Authority of Thailand), offrì corsi di formazione e fondi per le nuove abitazioni, cercando di mitigare le difficoltà del cambiamento.

    Un nuovo distretto e la rinascita culturale

    Dopo il trasferimento, i villaggi ricostruiti diedero vita al nuovo distretto di Ban Cheow Lan. Qui nacquero iniziative per preservare la cultura tradizionale, come la Khao Theppitak Ecotourism Community Enterprise e il Baan Cheow Lan Arts and Crafts Center. Queste organizzazioni promuovono il turismo responsabile e le antiche arti rurali thailandesi, offrendo ai visitatori la possibilità di scoprire uno stile di vita autentico e meno turistico.

    Turismo e problematiche attuali

    Oggi il Cheow Lan Lake è una delle mete più ambite della Thailandia per chi cerca natura e tranquillità, ma il turismo di massa ha portato anche qualche ombra. Molti servizi turistici sono gestiti da grandi compagnie, lasciando poco spazio alle realtà locali. Tuttavia, alcune strutture e tour operator scelgono di lavorare con guide e personale del posto, valorizzando la conoscenza del territorio e la storia di chi lo abita.

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    Come arrivare alla diga Ratchaprapa

    La diga si trova a circa 70 km dalla città di Surat Thani e altrettanti circa dal villaggio di Khao Sok. È raggiungibile in auto, taxi o tramite bus locali. Per visitare il lago e le sue attrazioni, il punto di partenza principale è il porto di Ratchaprapa, dove si possono noleggiare barche o prenotare tour organizzati. L’accesso al lago è regolamentato per preservare l’ambiente e la sicurezza dei visitatori.

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    Periodo migliore per visitare

    Il clima nella zona del Cheow Lan Lake è tipicamente tropicale, con una stagione delle piogge da maggio a ottobre e una stagione secca da novembre ad aprile. Il periodo migliore per visitare la zona va da dicembre a marzo, quando le piogge sono meno frequenti e il clima è più gradevole.

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    Cosa fare nei dintorni

    Oltre al Cheow Lan Lake e ai suoi famosi bungalow galleggianti, l’area offre numerose attività: trekking nella foresta del Khao Sok National Park, visita alle grotte , birdwatching e incontri ravvicinati con la fauna locale (tra cui elefanti, gibboni e numerose specie di uccelli). Per chi cerca esperienze culturali, alcune comunità locali organizzano workshop di cucina, artigianato e tour rurali.


    tour gratuiti civitatis

    Fonti e approfondimenti:

    • EGAT (Electricity Generating Authority of Thailand)
    • Khao Sok National Park Official Website
    • Testimonianze delle comunità locali
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    Cheow Lan Lake - Khao Sok Thailandia
    Molo di Cheow Lan Lake – Khao Sok Thailandia

    Thailandia

    Paesaggi, mare, città, montagne, persone, storia, tradizioni e spiritualità: la Thailandia offre tutto questo e molto di più. Il Paese del Sorriso accoglie i visitatori con un calore ed una gentilezza unica che vi conquisterà fin dal primo giorno.

    Immergetevi nelle ricche culture di questo incredibile paese mentre scoprite le sue storie affascinanti, le città vibranti, i paesaggi mozzafiato e il cibo delizioso.

    Dal 1 maggio 2025 la Thailandia adotta il sistema digitale di registrazione prima dell’arrivo nel paese: il TDAC – Thailand Digital Arrival Card, obbligatorio per tutti i viaggiatori. Scoprite cos’è e come compilarlo.

    Partiamo dalla capitale: Bangkok è una città che da sola potrebbe valere il viaggio. Scopritene le meraviglie e le gemme nascoste.

    Scaricate la Guida Gratuita di Bangkok: cosa fare in uno, due o più giorni con itinerario.

    Imparate le frasi essenziali in Thailandese per ordinare al ristorante e contrattare come un local nei mercatini con questo Frasario della Lonely Planet*, semplice ed efficace
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    Dirigetevi a Nord a scoprire la magnifica Ayutthaya ed il suo parco storico: solo un’ora di viaggio da Bangkok. Se avete tempo procedete verso Sukhothai, la culla della civiltà Thai e la sua gemella Si Satchanalai. Fermatevi alla tranquilla Lampang prima di proseguire verso lo storico Regno di Lanna: Chiang Mai e Chiang Rai vi aspettano con la loro cultura vibrante ed i movimentati mercati.

    Oppure esplorate zone meno conosciute come Khao Sok National Park: tra giungla, laghi e autentiche avventure o Kanchanaburi: itinerario tra Natura, Storia e Avventura

    Volete organizzare un viaggio in una delle destinazioni di questo blog? Raccontatemi la vostra idea — non serve avere tutto chiaro. Ci pensiamo insieme.
    Organizza il viaggio →

    Prima di partire controllate il bagaglio: date un’occhiata a cosa mettere in valigia: la lista da stampare per il viaggio perfetto. Potete anche stamparla e compilarla offline! E non dimenticate un buon libro, scegliendo fra quelli consigliati nel mio articolo 10 libri per un viaggio in Vietnam, Laos e Cambogia.

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    Pubblicato: 22/05/2026
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