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Copertina dell'articolo Parco Nazionale delle Isole Surin Koh Surin Thailandia_1

Il Parco Nazionale delle Isole Surin: paradiso di mare e natura

di Max Pubblicato: 08/02/2026
Thailandia Scritto da Max

Isole Surin: un mondo sospeso tra mare e tradizione

Il Parco Nazionale delle Isole Surin, istituito nel 1981, protegge uno degli arcipelaghi più spettacolari e meno affollati della Thailandia. Queste isole si trovano nel Mare delle Andamane, a circa 60 km dalla costa di Phang Nga e sono circondate da acque cristalline, barriere coralline e una biodiversità marina eccezionale.

Oltre alla straordinaria natura, le Surin custodiscono la cultura dei Moken, un popolo nomade del mare che ancora oggi abita queste isole, vivendo di pesca in modo tradizionale e mantenendo uno stile di vita in equilibrio con l’ambiente.

ATTENZIONE: le indicazioni presenti negli articoli sono fornite gratuitamente a scopo divulgativo e potrebbero essere non aggiornate o incomplete. Prima di acquistare, di prenotare o di partire, consultate sempre i siti ufficiali. Alcuni link in questo articolo sono link di affiliazione (anche i link ad Amazon*). Gli articoli aggiornati o pubblicati a partire da febbraio 2024 riportano un asterisco* accanto ai link di affiliazione.

Parco Nazionale Isole Surin Koh Surin
Parco Nazionale Isole Surin: barca a coda lunga

Informazioni preliminari

Le Isole Surin si raggiungono solo via mare, mi direte ovviamente, ma intendevo dire che non c’è un aeroporto. Si parte in genere dal porto di Kuraburi, a circa due ore di auto da Khao Sok e tre ore da Phuket e in circa un’ora e mezza di barca veloce si raggiunge il porto principale delle isole.

La maggior parte dei turisti raggiungono il parco con gite giornaliere, che si possono prenotare online*, presso le agenzie locali o direttamente nelle guest-house o negli hotel di Phuket, di Khao Lak o di Khao Sok, ovviamente con transfer incluso.

Le isole sono visitabili solo nella stagione secca, da novembre ad aprile, quando il mare è calmo e i collegamenti sono regolari.

Tutti i dettagli nella sezione su come organizzare la gita.

Il Parco Nazionale delle Isole Surin: paradiso di mare e natura » https://www.massimobasso.com/articoli/page/3/Il Parco Nazionale delle Isole Surin: paradiso di mare e natura » https://www.massimobasso.com/articoli/page/3/

Snorkeling e immersioni: il regno dei coralli

Le Isole Surin sono una meta ecczionale se amate lo snorkeling e le immersioni. Le acque trasparenti ospitano un ricco reef corallino, popolato da pesci tropicali di ogni colore, tartarughe marine e, con un po’ di fortuna, anche piccoli squali pinna nera. I siti più noti per queste attività sono Ao Mae Yai, Ao Chong Kad e Richelieu Rock, quest’ultima una delle migliori zone per le immersioni e famosa per la presenza occasionale dello squalo balena.

Se non siete esperti non preoccupatevi, lo snorkeling è adatto anche ai principianti, grazie al fatto che le baie hanno acque poco profonde e che può eventualmente essere praticato anche col giubbotto di salvataggio.

Parco Nazionale Isole Surin Koh Surin
Spiaggia nel Parco Nazionale Isole Surin Koh Surin

Spiagge e natura incontaminata

Le isole principali, Surin Nua e Surin Tai, sono isole di spiagge bianche, palme e foresta tropicale. Qui non troverete grandi resort, ma solo semplici bungalow gestiti dal parco o aree campeggio, perfette se vi piacciono la tranquillità e contatto diretto con la natura. Potete anche addentrarvi nelle piccole zone di foresta con alcuni sentieri naturalistici che attraversano le isole e offrono la possibilità di avvistare uccelli rari, varani giganti e, a volte, famiglie di macachi.

Fauna marina delle isole Surin

Tra i protagonisti dello spettacolo del quale potrete godere alle isole Surin, oltre ai coralli, ai numerosi pesci colorati ed ai molluschi, un ruolo di primo piano va sicuramente ai simpatici pesci pagliaccio, sicuramente non una rarità, ma fra i pesci più coreografici quando è possibile immortalarli tra gli anemoni. Ai fratellini di Nemo è addirittura dedicato il nome di una baia dove sicuramente andrete a fare snorkeling.

pesci pagliaccio alle isole surin -2
Pesci pagliaccio alle isole Surin (l’immagine l’ho presa da un mio video… non è perfetta, ma mi piace)

Con un po’ di fortuna potrete avvistare le maestose tartarughe verdi e le tartarughe embricate (anche se noi non le abbiamo viste, ma le avevamo viste alle Similan), le eleganti razze maculate e gli squali pinna nera di barriera, del tutto innocui per l’uomo. Occasionalmente vengono avvistate anche mante e piccoli squali balena.

Per fortuna non è un acquario e noi di questi grandi animali non ne abbiamo visti, ma in compenso abbiamo visto tantissimi pesci e coralli e abbiamo avvistato due balene di passaggio, che ci hanno accompagnato per un’oretta facendo capolino ora a prua ora a poppa della barca.

Inoltre, meraviglia delle meraviglie, durante il viaggio di rientro, abbiamo avvistato tantissimi pesci farfalla che hanno accompagnato la barca mentre si trovava nelle acque aperte fra le isole ed il porto.

Uccelli e Mammiferi unici: gli Endemismi delle Andamane

Ma le Surin non sono solo mare. Infatti queste piccole isole ospitano anche degli animali particolari. Conosciamoli!

Il Piccione delle Nicobare

Il Piccione delle Nicobare, nome scientifico Caloenas nicobarica, è uno degli uccelli più affascinanti delle isole dell’Asia sud-orientale. Prende i nome dalle isole dove fu visto per la prima volta, ma vive anche nelle Andamane e in altre piccole isole dell’arcipelago indonesiano e melanesiano.

E’ facile individuarlo perché, con le sue piume dai riflessi verdi, blu e bronzo, è uno dei piccioni più colorati al mondo.

Piccione delle Nicobare - Isole Surin
Piccione delle Nicobare – Isole Surin

Oltre al suo valore ecologico, questo uccello ha una particolare importanza culturale per le popolazioni indigene delle Nicobare, che lo considerano simbolo di pace e prosperità. Avere l’opportunità di osservarlo nel suo habitat naturale può sembrare scontato, ma in realtà è un’esperienza rara e preziosa, che invita a riflettere sulla fragilità degli ecosistemi insulari e sull’importanza della biodiversità.

Piccione delle Nicobare - Isole Surin
Piccione delle Nicobare – Isole Similan

Il Colugo o Galeopiteco

Il nome scientifico di questo strano animale è Galeopterus variegatus, ma in italiano si chiama Galeopiteco variegato o Colugo della Sonda.

Il Parco Nazionale delle Isole Surin: paradiso di mare e natura » https://www.massimobasso.com/articoli/page/3/Il Parco Nazionale delle Isole Surin: paradiso di mare e natura » https://www.massimobasso.com/articoli/page/3/

Prima di tutto, sfatiamo un mito: non è un lemure – come viene impropriamente chiamato in inglese – e non vola, ma plana. Si tratta di un mammifero di medie dimensioni (circa come un gatto domestico) con un muso che ricorda un po’ un levriero con gli occhi enormi. La sua caratteristica unica è il patagio, una membrana di pelle estesa che collega il collo con le zampe anteriori, quelle posteriori e con la coda, trasformandolo in un vero e proprio aquilone vivente. Il suo pelo ha un colore grigio-verde che imita perfettamente la corteccia degli alberi.

Galeopterus variegatus Galeopiteco variegato Colugo della sonda
Galeopterus variegatus Galeopiteco variegato Colugo della sonda

Di giorno dorme aggrappato ai tronchi degli alberi come un bradipo, diventando spesso invisibile grazie al suo mimetismo. Di notte si sveglia e plana da un albero all’altro (può coprire distanze di oltre 100 metri in planata!) per mangiare foglie, fiori e frutti. È goffo a terra, quindi non scende quasi mai, mentre per salire effettua piccoli balzi!! vedi il mio reel su Instagram, dove ho pure sbagliato il nome… mi sono confuso il nome con il Galagone che però vive in Africa.

Cartello esplicativo del Galeopterus variegatus Galeopiteco variegato Colugo della sonda
Cartello esplicativo del Galeopterus variegatus o Galeopiteco variegato o Colugo della sonda

Il villaggio dei Moken

Uno degli incontri più affascinanti alle Surin è quello con i Moken. Noti anche come “nomadi del mare”, sono un popolo austronesiano che vive tra le isole Mergui in Myanmar e le isole Surin in Thailandia.

Tradizionalmente questo popolo conduce una vita semi‑nomade a bordo di caratteristiche barche di legno, spostandosi tra le isole in base alle stagioni e alle risorse del mare, ma per la comunità che vive sull’isola questo stile di vita è molto diverso a causa delle restrizioni del parco.

Parco Nazionale Isole Surin Koh Surin - il villaggio Moken
Parco Nazionale Isole Surin Koh Surin – il villaggio Moken

Nel villaggio dei Moken alle isole Surin, gli abitanti vivono in case costruite su palafitte e realizzate con materiali naturali come bambù e foglie di palma, conducendo un’esistenza più stanziale e improntata anche allo sfruttamento del turismo.

Una curiosità poco nota riguardo a questo popolo è la loro straordinaria capacità di vedere sott’acqua: i bambini Moken, infatti, riescono a mettere a fuoco e trattenere il respiro più a lungo degli altri, adattandosi perfettamente all’ambiente marino (approfondimento).

Parco Nazionale Isole Surin Koh Surin - il villaggio Moken
Parco Nazionale Isole Surin Koh Surin – il villaggio Moken

Tradizionalmente i Moken non sono legati alla proprietà privata, la terra e mare sono considerate risorse collettive, anche per questo la vita quotidiana è regolata da usanze radicate di condivisione e mutuo aiuto.

Questa popolazione assurse agli onori della cronaca nel 2004, quando, proprio in alcune comunità delle Isole Surin, alcuni abitanti dei villaggi furono capaci di riconoscere i segnali dello tsunami e di portare in salvo moltissime persone fra le quali molti turisti. Purtroppo altre comunità Moken, furono comunque fortemente segnate da questa tragedia che causò gravi perdite.

Parco Nazionale Isole Surin Koh Surin - Ritratti al villaggio Moken
Parco Nazionale Isole Surin Koh Surin – Ritratti al villaggio Moken

Quasi tutti i tour fanno sosta nel loro villaggio. Se riuscirete ad andare oltre l’ovvio, fatto di banchetti nei quali si vendono gadget e braccialetti fatti con i residui delle reti da pesca, potrete scoprire un mondo fatto di piccole abitudini e di tradizioni millenarie, che illustrano la storia e le tradizioni di questo popolo.

Parco Nazionale Isole Surin Koh Surin - Ritratti al villaggio Moken
Parco Nazionale Isole Surin Koh Surin – Ritratti al villaggio Moken

Come organizzare la gita alle Surin

Le isole Surin sono uno degli angoli più incontaminati e affascinanti della Thailandia: raggiungerle richiede un po’ di organizzazione, ma l’esperienza ripaga ogni sforzo.

Il punto di partenza principale per raggiungere le isole è la cittadina di Kuraburi, situata sulla costa della provincia di Phang Nga, a circa 150 km a nord di Phuket e 120 km a sud di Ranong. Dovrete arrivare presto la mattina, pertanto se non partite da un posto vicino, meglio organizzarsi e pernottare a Kuraburi (Khura Buri).

Le opzioni per l’alloggio a Kuraburi sono limitate e così pure nelle zone vicine. Uno stop popolare per la gita alle Surin è la Tom’s House Khura Buri, una guest house senza pretese, ma comoda, pulita e confortevole. I proprietari sono gentilissimi e vi spiegheranno volentieri cosa visitare nei dintorni, non solo, se li contatatterete preventivamente, vi aiuteranno anche ad organizzare la vostra gita alle Surin con prelievo direttamente sulla porta della stanza.

Powered by GetYourGuide

Come arrivare al porto di imbarco

Si può arrivare a Kuraburi in auto, autobus o minivan (vedi in fondo la tabella delle distanze)

Una volta arrivati a Kuraburi, bisogna recarsi al Kuraburi Pier, il piccolo porto turistico da cui partono tutte le imbarcazioni per il Parco Nazionale delle Isole Surin. Se avete un’auto potete parcheggiare dentro al porto gratuitamente.

Il molo di attracco alle isole Surin
Il molo di attracco alle isole Surin

Le barche veloci (speedboat) impiegano circa 1 ora e 30 minuti per raggiungere l’arcipelago, mentre le barche tradizionali richiederebbero più tempo. È importante prenotare in anticipo, soprattutto durante l’alta stagione (dicembre-aprile), poiché il numero di visitatori giornalieri è limitato per preservare l’ecosistema.

Noi abbiamo prenotato tramite Sabina Tour, ma è possibile prenotare direttamente tramite l’ente del parco a prezzi più contenuti, anche se il viaggio fino alle isole in linea di massima sarà a bordo delle medesime imbarcazioni di Sabina Tours. Chiedetemi info più precise, se volete.

Parco Nazionale Isole Surin Koh Surin - imbarco
Sabina Tour

Dove alloggiare alle isole Surin

Essendo un parco nazionale, le isole Surin non ospitano resort di lusso o strutture private. Le opzioni di alloggio sono gestite direttamente dal Parco Nazionale e sono pensate per chi desidera vivere un’esperienza a stretto contatto con la natura.

Campeggio sulla spiaggia alle isole Surin
Campeggio sulla spiaggia alle isole Surin

Le due principali aree dove si può alloggiare sono Ao Chong Khad (Surin Nua) e Ao Mai Ngam (Surin Tai), entrambe dotate di bungalow semplici in legno e tende già montate.

  • i bungalow sono spartani ma funzionali, con letti, zanzariere e ventilatore, e si trovano a pochi passi dalla spiaggia.
  • le tende, anch’esse fornite di materassino e cuscino, sono la soluzione più economica e suggestiva, perfetta per chi ama dormire ascoltando il suono del mare. Ci sono anche tende attrezzate con letti veri e aria condizionata, in vero stile “glamping“.

Nelle aree di campeggio sono presenti servizi igienici in comune, docce e un ristorante del parco che offre piatti thai semplici ma gustosi. Non esistono negozi o ATM sulle isole: conviene portare tutto il necessario e contanti sufficienti.

Le tende già montate del campeggio del Parco
Le tende già montate del campeggio del Parco

Pernottare alle isole Surin significa immergersi completamente nella natura, godendo di spiagge deserte, snorkeling straordinario e tramonti indimenticabili, lontani dalla folla e dal turismo di massa.

Periodo migliore per visitare il Parco Nazionale delle isole Surin

Il Parco Nazionale Mu Koh Surin si può visitare dal 15 ottobre al 15 maggio, quando il parco è aperto e le condizioni del mare sono buone sia per la navigazione che per lo snorkeling e le immersioni.

Tuttavia, il momento ideale per godere appieno della visita va in genere da dicembre a marzo perché in genere il mare è calmo e visibilità migliore, inoltre sono minori le possibilità di pioggia.

Durante la stagione dei monsoni (giugno-ottobre), al contrario, il parco chiude, sia per le condizioni climatiche, che per preservare l’ecosistema marino e garantire la sicurezza dei visitatori. In questo modo anche i coralli e le altre specie marine hanno la possibilità di recuperare.

Le acque cristalline deò Parco Nazionale Isole Surin Koh Surin
Le acque cristalline deò Parco Nazionale Isole Surin Koh Surin

Cosa fare nelle vicinanze

Se avete tempo, potete abbinare la visita alle Surin con una tappa alle Isole Similan, altrettanto celebri per snorkeling e immersioni, oppure esplorare la costa di Phang Nga con le sue formazioni carsiche e villaggi di pescatori. Le escursioni giornaliere sono facilmente organizzabili da Phuket o Khao Lak.

Parco Nazionale di Sri Phang Nga

Il vicino parco di Sri Phang Nga offre cascate e sentieri nella foresta. Poco turistico, ma affascinante.

Khao Sok National Park: giungla, cascate e bungalow galleggianti

A poco più di un’ora di strada da Kuraburi si apre uno degli angoli più selvaggi e affascinanti della Thailandia: il Khao Sok National Park. Questa giungla pluviale, considerata tra le più antiche al mondo con i suoi 160 milioni di anni, regala trekking tra cascate spettacolari, escursioni sul fiume Sok e la possibilità di pernottare nei suggestivi bungalow galleggianti sul Lago Cheow Lan*.

L’incontro con elefanti, scimmie e oltre 300 specie di uccelli rende ogni visita un’esperienza naturalistica straordinaria. L’ingresso al parco è di 300 THB, mentre i tour giornalieri variano tra 1200 e 5000 THB.​

Takua Pa Old Town: storia, street food e panorami

A soli 50 minuti da Kuraburi, la cittadina coloniale di Takua Pa invita a un viaggio nel tempo tra architetture storiche e atmosfere autentiche. La Sunday Walking Street (che si svolge la domenica dalle 16 alle 20) anima il centro con street food, bancarelle di artigianato e colori locali, negli altri giorni i caffè rimodernati offrono piatti prelibati e degustazioni degne dei migliori locali di Bangkok.

Khao Sok National Park - Thailandia - Mercato serale della domenica a Takua Pa Old Town
Khao Sok National Park – Thailandia – Mercato serale della domenica a Takua Pa Old Town

Koh Kho Khao: natura selvaggia e tramonti infiniti

Per chi cerca un’isola ancora autentica e poco battuta, Koh Kho Khao è una vera sorpresa. Si trova a un’ora e mezza d’auto e pochi minuti di ferry da Kuraburi. Il traghetto dura 10 minuti e costa dai 30 ai 50 baht, 200 baht se traghettate l’auto.

Qui spiagge semi-deserte punteggiate di piccoli resort come Hapla Beach Cottage si estendono per chilometri, mentre piccoli i bungalow eco-friendly e i tramonti spettacolari invitano al relax totale. Noleggiando uno scooter si possono esplorare comunità sperdute, avvistare bufali d’acqua e raggiungere le più isolate e suggestive dell’isola.

Koh Kho Khao - Hapla Beach al tramonto
Koh Kho Khao – Hapla Beach al tramonto

Khao Lak Elephant Sanctuary: esperienza etica con gli elefanti

A circa 45 minuti a sud di Kuraburi si trova il Khao Lak Elephant Sanctuary*, un esempio virtuoso di turismo responsabile. Qui non si sale in groppa agli elefanti, ma si partecipa a esperienze come il bagno, la preparazione dei pasti a base di verdura e frutta e brevi trekking nella natura. I pacchetti includono il trasferimento dagli hotel di Khao Lak e delle zone limitrofe, con prezzi tra 1500 e 3000 THB. Un’occasione per conoscere da vicino questi animali, spesso salvati da situazioni difficili.

Ao Khoei Beach: relax e autenticità sulla costa

Ao Khoei Beach è una delle spiagge meno conosciute e più tranquille nei dintorni di Kuraburi, perfetta per chi cerca una pausa lontano dalla folla. La sabbia chiara e soffice si affaccia su acque limpide, ideali per una nuotata rigenerante o una semplice passeggiata al tramonto. Qui si respira un’atmosfera autentica, un piccolo chiosco che offre piatti locali e bevande fresche, tra cui l’immancabile cocco. Un luogo ideale per rilassarsi, ascoltare il suono delle onde e godersi la semplicità della vita costiera thailandese.

Il Parco Nazionale delle Isole Similan

Le Isole Similan rappresentano un’alternativa affascinante alle Surin per chi desidera esplorare il mare della Thailandia. Le escursioni partono di solito da Phuket o da Khao Lak* e ci si imbarca in genere da Thap Lamu Pier vicino a Khao Lak, un paio d’ore da Kuraburi.

Questo arcipelago, offre fondali straordinari: qui si nuota tra enormi massi granitici, coralli variopinti e pesci tropicali. Senza contare che abbiamo visto ben 2 tartarughe marine! Le spiagge delle Similan sono di sabbia bianca e fine, circondate da acqua turchese e foresta lussureggiante. Le isole sono tutelate come parco nazionale e l’accesso è regolamentato per preservarne la bellezza.

Le escursioni in giornata sono un po’ affollate, ma sono ben organizzate e ne vale la pena.

Isole Similan - Similan Islands - vista dal promontorio
Isole Similan – Similan Islands – vista dal promontorio

Come raggiungere Kuraburi (porto di imbarco per le Surin)

Indicazione delle distanze, dei tempi e dei costi.

Ecco una tabella indicativa delle distanze stradali (in chilometri e in ore) tra Kuraburi (Phang Nga) e alcune delle principali città della Thailandia, con i costi indicativi per i trasporti. Le distanze sono approssimative e si riferiscono ai percorsi stradali più comuni.

Da Bangkok:

  • In auto: 680-710 km, 10 ore sulla strada 4 e poi 401. Il costo carburante si aggira sui 2500-3500 baht (65-90€), oltre al costo dei pedaggi, calcolabili in circa 300 baht
  • In bus: 12-15 ore via Surat Thani dove è necessario un cambio, 850-2400 baht (22-63€), il bus notturno è il più consigliato
  • In minivan: Non diretto, 13-18 ore con cambi, 1500-3100 baht (39-82€), scomodo per bagagli

Da Khao Lak:

  • In auto: 60 km, 1-2 ore circa (dipende dal punto di partenza) sulla strada 401. Il costo carburante si aggira sui 400-600 baht (10-16€)
  • In bus: 1.5-3 ore, 150-250 baht (4-7€), linea 444 locale
  • In minivan: 1-2 ore, condiviso 200-400 baht (5-10€), privato 1600-1900 baht (42-50€)

Da Khao Sok:

  • In auto: 110 km, 1.5-2 ore sulla strada 401. Il costo carburante si aggira sui 600-900 baht (16-24€)
  • In bus: 2 ore, 230-400 baht (6-10€)
  • In minivan: 1.5-2 ore, condiviso 300-600 baht (8-16€), privato 2000-2800 baht (53-74€)

Da Surat Thani:

  • In auto: 160 km, 2.5 ore sulla strada 401. Il costo carburante si aggira sui 800-1200 baht (21-32€)
  • In bus: 3-4 ore con cambi, 1300-1800 baht (34-47€)
  • In minivan: 3 ore, 800-1200 baht (21-32€) condiviso

Da Phuket:

  • In minivan: 2.5 ore, condiviso 400-700 baht (10-18€), privato 2500-3500 baht (66-92€)
  • In auto: 150 km, 2.5 ore sulla strada 402/401. Il costo carburante si aggira sui 900-1400 baht (24-37€) oltre al costo dei pedaggi, calcolabili in circa 100 baht
  • In bus: 3-4 ore, 200-400 baht (5-10€)

Riepilogo

CittàDistanza da Kuraburi (km)Tempo di viaggio stimato (auto)
Ranong1202 ore
Phuket Town2203-3,5 ore
Krabi2203-3,5 ore
Surat Thani2303-4 ore
Chumphon2603,5-4,5 ore
Nakhon Si Thammarat3204,5-5,5 ore
Trang3505-6 ore
Hat Yai4206-7 ore
Bangkok7109-10 ore
Chiang Mai1.57020-22 ore

Distanze, orari e costi possono variare in base al percorso scelto, alla stagione ed alle condizioni del traffico.

C’è un Tempio di Ganesha?

Sulle isole non si trovano templi di Ganesha, ma lungo la costa di Phang Nga e nelle città vicine non è raro imbattersi in piccoli santuari dedicati alle divinità indù, spesso frequentati sia da locali che da visitatori.

Thailandia

Paesaggi, mare, città, montagne, persone, storia, tradizioni e spiritualità: la Thailandia offre tutto questo e molto di più. Il Paese del Sorriso accoglie i visitatori con un calore ed una gentilezza unica che vi conquisterà fin dal primo giorno.

Dal 1 maggio 2025 la Thailandia adotta il sistema digitale di registrazione prima dell’arrivo nel paese: il TDAC – Thailand Digital Arrival Card, obbligatorio per tutti i viaggiatori. Scopri cos’è e come compilarlo.

Partiamo dalla capitale: Bangkok è una città che da sola potrebbe valere il viaggio. Scopritene le meraviglie e le gemme nascoste con la mia guida Bangkok anche in PDF: cosa fare in uno, due o più giorni con itinerario.

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Dirigiti a Nord a scopri la magnifica Ayutthaya ed il suo parco storico a solo un’ora di viaggio da Bangkok. Se hai tempo procedi verso Sukhothai, la culla della civiltà Thai e la sua gemella Si Satchanalai. Fermati alla tranquilla Lampang prima di proseguire verso lo storico Regno di Lanna: Chiang Mai e Chiang Rai ti aspettano con la loro cultura vibrante ed i movimentati mercati

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Immergetevi nelle ricche culture di questo incredibile paese mentre scoprite le sue storie affascinanti, le città vibranti, i paesaggi mozzafiato e il cibo delizioso.

Prima di partire controllate il bagaglio: date un’occhiata a cosa mettere in valigia: la lista da stampare per il viaggio perfetto. Potete anche stamparla e compilarla offline! E non dimenticate un buon libro, scegliendo fra quelli consigliati nel mio articolo 10 libri per un viaggio in Vietnam, Laos e Cambogia.

Organizziamo il tuo prossimo viaggio in Thailandia

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Pubblicato: 08/02/2026
Normandia-La bestia di Omaha

Ad Omaha c’era la… ”bestia di Omaha”

di Sergio Pubblicato: 30/01/2026
Europa Scritto da Sergio

È passato alla storia come “La bestia di Omaha“, il caporale Heinrich Severloh, 21 anni, un modesto contadino della Sassonia che “non voleva andare in guerra”.

ATTENZIONE: le indicazioni presenti negli articoli sono fornite gratuitamente a scopo divulgativo e potrebbero essere non aggiornate o incomplete. Prima di acquistare, di prenotare o di partire, consultate sempre i siti ufficiali. Alcuni link in questo articolo sono link di affiliazione (anche i link ad Amazon*). Gli articoli aggiornati o pubblicati a partire da febbraio 2024 riportano un asterisco* accanto ai link di affiliazione.

Normandia-La bestia di Omaha

Il 6 giugno 1944, giorno dello sbarco in Normandia, era addetto ad una mitragliatrice MG 42 posizionata in un bunker del terzo Reich sulla falesia che sovrasta la spiaggia di Omaha, con l’ordine di non lasciare per nessuna ragione la posizione.

Il caporale obbedì e per 8 ore continuò a sparare. Migliaia di colpi di mitragliatrice e, quando questa si scaldava, passava momentaneamente al fucile.

Ad Omaha c’era la... ”bestia di Omaha” » https://www.massimobasso.com/articoli/page/3/Ad Omaha c’era la... ”bestia di Omaha” » https://www.massimobasso.com/articoli/page/3/

Una parte del massacro delle truppe da sbarco americane ad Omaha fu causata da costui – si parla di oltre 1.000 vittime – dal contadino “che non voleva andare in guerra”.

Normandia-La bestia di Omaha
Normandia – Cimitero di Guerra

Heinrich Severloh morì nel suo letto, ad 83 anni nel 2006. 

Anni prima aveva incontrato proprio ad Omaha un cappellano militare Usa sfuggito alla morte sotto i colpi della “bestia”.

Normandia-La bestia di Omaha
Normandia-Omaha Beach

Certo sembra impossibile che un luogo così “pacifico” come questo litorale sia stato lo scenario di uno dei più sanguinosi episodi della II° guerra mondiale.

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R.I P. gli eroi americani che hanno contribuito alla nostra libertà (in questo cimitero sono sepolti più di 9000 giovani americani).

Normandia-La bestia di Omaha
Normandia – Cimitero di Guerra

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Pubblicato: 30/01/2026
Amphawa Floating Market - Mercato Galleggiante di Amphawa

Mercato galleggiante di Amphawa: luci e sapori da ricordare

di Max Pubblicato: 28/01/2026
Thailandia Scritto da Max

Il Mercato galleggiante di Amphawa, si trova a circa 60 chilometri a ovest di Bangkok ed è una meta molto popolare per le gite in giornata, soprattutto per il turismo locale. Si tratta di un mercato principalmente alimentare, ideale per assaporare la varietà dei prodotti locali e per scoprire abitudini e tradizioni della cultura thailandese.

Rispetto al più famoso e affollato Damnoen Saduak, il Mercato Galleggiante di Amphawa* conserva un’atmosfera più autentica e suggestiva.

Questo luogo fonda le sue radici nella storia stessa della Thailandia, le prime testimonianze infatti, risalgono addirittura all’epoca di Ayutthaya e al primo periodo Rattanakosin.

I villaggi lungo il fiume Maeklong hanno da sempre basato la loro economia sull’agricoltura e sul commercio, mantenendo vive le proprie usanze nel tempo e questo mercato ne è la testimonianza vivente.

ATTENZIONE: le indicazioni presenti negli articoli sono fornite gratuitamente a scopo divulgativo e potrebbero essere non aggiornate o incomplete. Prima di acquistare, di prenotare o di partire, consultate sempre i siti ufficiali. Alcuni link in questo articolo sono link di affiliazione (anche i link ad Amazon*). Gli articoli aggiornati o pubblicati a partire da febbraio 2024 riportano un asterisco* accanto ai link di affiliazione.

Quando visitare il Mercato

Il mercato apre solo nei fine settimana, dal venerdì alla domenica, e si distingue per le sue caratteristiche costruzioni in legno che si affacciano lungo il canale principale, molte delle quali sono state trasformate in accoglienti homestay o piccoli resort dal fascino retrò.

Visitare Amphawa significa immergersi nella sua atmosfera rilassata: si può gustare un frullato fresco, cenare in uno dei ristorantini sul canale e, tra maggio e ottobre, fare una gita in barca al tramonto per ammirare le lucciole che illuminano le rive.

Come potete ben vedere dalle mie fotografie, a luglio il livello dell’acqua non è sempre così alto, pertanto le gite non sono sempre suggestive. Nella mia seconda visita il livello dell’acqua era più elevato, ma il le condizioni ottimali di solito si hanno in agosto, in piena stagione delle piogge.

Come dicevo il mercato è attivo il venerdì, sabato e domenica ed apre i battenti intorno a mezzogiorno, anche se il momento ideale per visitarlo è nel pomeriggio, quando la temperatura diventa più piacevole e il sole comincia a lasciare spazio alle ombre della sera.

Venditrice al Mercato Galleggiante di Amphawa
Venditrice al Mercato Galleggiante di Amphawa

Visita al di fuori dei giorni di mercato

Ho visitato questo mercato galleggiante la prima volta in un fine settimana con tanta gente locale , la seconda al ritorno dal mio itinerario, in un giorno feriale, tranquillo e più intimo: una vera scoperta!

Al di fuori del week-end i negozi sul fiume sono per la maggior parte chiusi e regnano solo silenzio e pace. Se poi piove, l’atmosfera diventa anche più magica, fatta di incontri con le persone del luogo, con i cani che vengono a farti le feste e a rubare due coccole, di foto rubate nelle luci della sera.

Durante la seconda visita ho voluto alloggiare in una piccola guest house, molto particolare e colorata. Un luogo unico, differente, un’accoglienza di stile tradizionale, non lussuosa, ma unica; non impeccabile, ma personale; non scontata e sorprendente. Potete vedere il reel su Instagram se siete curiosi (fra l’altro buona parte delle immagini sono ricavate da quel video).

Spoiler: la colazione è stata la migliore, la più variegata e creativa che abbia fatto in Thailandia, ma per la cena ho dovuto arrangiarmi in paese.

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Cosa aspettarsi dal Mercato Galleggiante di Amphawa

Passeggiare tra i canali del mercato galleggiante di Amphawa significa immergersi in un mondo di profumi dolci e aromi speziati che si mescolano nell’aria. Bancarelle illuminate riflettono sulle acque scure, mentre mani veloci preparano piatti che sembrano piccoli spettacoli di strada: dolci tradizionali e street food che raccontano l’anima del mercato.

Tra i colori vivaci della frutta tropicale e il profumo del cocco, i dolci tradizionali catturano subito l’attenzione. Croccanti, morbidi o avvolti in foglie di banana, ognuno custodisce un sapore autentico che parla di storia e tradizione. Non si tratta solo di dessert, ma di veri e propri tasselli della cultura locale.

Accanto ai dolci, il mercato brulica di street food che sfrigola su griglie improvvisate e pentole fumanti. Vedrete piatti di pesce freschissimo, spiedini speziati pronti da gustare al volo e zuppe profumate che scaldano l’atmosfera. Ogni angolo offre una sorpresa, e ogni assaggio diventa un piccolo viaggio nei sapori di Amphawa.

Inoltre i piccoli caffè che sono sorti nel tempo offrono l’opportunità di gustare prelibatezze in stile occidentale, reinventate in modo creativo ed adattato alla cultura thai: un mix da provare!

Amphawa Floating Market - Mercato Galleggiante di Amphawa
Qui si gusta un ottimo caffè: 85 KOFF – al Mercato Galleggiante di Amphawa

A scapito del nome, la gita in barca, spesso, non è la parte migliore della visita, ampiamente compensata da altre esperienze.

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Dolci tradizionali del Mercato Galleggiante di Amphawa

Le bancarelle lungo i canali offrono dolci che uniscono ingredienti semplici a tecniche tramandate da generazioni. Colori brillanti, profumi e consistenze che alternano croccantezza e morbidezza creano un’esperienza sensoriale che completa ogni passeggiata tra le acque di Amphawa.

I profumi irresistibili del Khanom Buang

Il Khanom Buang è una sorta di crêpe sottile e croccante, preparata sulla piastra. La base dorata viene riempita con una crema bianca a base di albume d’uovo (come la meringa, ma cremosa), leggera e dolce al punto giusto. Sopra si aggiungono fili d’uovo canditi (foi thong) o cocco tostato, alcune volte dolce, altre salato

Il contrasto tra la sfoglia friabile e il ripieno soffice è ciò che rende questo dolce così popolare. Vedrete spesso file di sfoglie arancioni e bianchi, disposti come piccole opere d’arte commestibili.

Come ho detto, molto spesso, i venditori propongono due varianti principali: dolce con cocco e zucchero, oppure salata di colore rosso più intenso. Entrambe si gustano appena preparate, quando la cialda è bella croccante.

Questi dolci sono i miei preferiti (quelli arancio chiaro), a tal punto che ho dovuto prendere un'immagine da internet per farveli vedere perché ho sempre e solo pensato a mangiarli e mai a fotografarli (in realtà ho un video, ma non fa al caso di questo articolo)
Khanom Buang - dolcetti di albume d'uovo che si possono trovare ovunque e si possono mangiare al Mercato Galleggiante di Amphawa
Khanom Buang – dolcetti di albume d’uovo che si possono trovare ovunque e si possono gustare al Mercato Galleggiante di Amphawa – Susan Slater, CC BY-SA 4.0 , via Wikimedia Commons.jpg

Mango sticky rice: il più amato dai turisti

Il Khao Niao Mamuang – il dolce di mango e riso glutinoso, appunto combina riso glutinoso cotto al vapore con latte di cocco, servito accanto a fette di mango dolce e maturo. La dolcezza naturale del frutto si mescola con la cremosità del riso e con la dolcezza della crema di latte di cocco, creando un equilibrio semplice ma irresistibile.

Il mango deve essere ben maturo, di un giallo intenso e succoso. Il riso, invece, viene reso lucido e leggermente appiccicoso grazie al latte di cocco zuccherato.

Spesso il piatto viene completato con una spolverata di fagioli mung tostati, che aggiungono croccantezza. È un dolce che si trova quasi ovunque in Thailandia, ma al mercato galleggiante di Amphawa ha un non so che di magico, non perché sia migliore che da altre parti, ma perché l’atmosfera festosa e , specialmente la sera, le luci calde rendono tutto speciale

Dopo avere partecipato ad alcune cooking class a Bangkok e in altre parti della Thailandia, ho provato a rifarlo in Italia, con risultati non sempre ottimi, soprattutto per la qualità del mango, ma anche per la qualità del riso, che non si presta. Ovviamente la capacità del cuoco non è in discussione.

Se siete a Bangkok vi consiglio gli amici della Mahanakorn Thai Cooking Class*, che con professionalità e simpatia vi conquisteranno.

Mango Sticky Rice
Mango Sticky Rice

Cocco e creatività: Khanom Tom e altre delizie

I Khanom Tom sono piccole palline di riso glutinoso ripiene di zucchero di palma e cocco grattugiato. Una volta cotte, vengono rotolate in cocco fresco, assumendo un aspetto bianco e soffice.

Il gusto è dolce ma non eccessivo, con un aroma che richiama le palme che circondano i canali. Ogni morso sprigiona un cuore morbido e leggermente caramellato.

Accanto a questi dolci, troverete altre varianti a base di cocco: gelatine colorate, budini al vapore o dolcetti avvolti in foglie di banana. La creatività dei venditori rende ogni bancarella diversa, ma sempre riconoscibile per il profumo intenso di cocco appena grattugiato.

Khanom Tom ad Amphawa - 1
Khanom Tom (vedi il mio video di una fantastica colazione a base di dolcetti Thai su Instagram)

Dolci al vapore: il fascino dei Khanom Sai Sai

Amphawa - Khanom Sai Sai o Khanom Sot Sai
Khanom Sai Sai o Khanom Sot Sai

I Khanom Sai Sai, conosciuti anche come Khanom Sot Sai, si distinguono per la loro presentazione: piccoli pacchetti triangolari avvolti in foglie di banana. All’interno si nasconde un ripieno dolce di crema al cocco, racchiuso in un impasto di farina di riso.

Il procedimento è lento e richiede pazienza, poiché ogni pacchetto viene chiuso a mano e cotto al vapore. Il risultato è un dolce morbido, profumato e leggermente umido.

Quando li aprirete, noterete il contrasto tra il verde brillante delle foglie e il bianco candido dell’impasto. È un dolce che racconta la tradizione, con il gesto semplice di scartare le foglie e accedere ad un cuore dolce e cremoso.

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Dolcetti alla piastra: la magia dei Khanom Krok

I Khanom Krok sono tra i dolci tradizionali più amati della Thailandia, riconoscibili per la loro forma tondeggiante e la consistenza delicata. Preparati con una base di farina di riso, latte di cocco e zucchero, vengono cotti su una piastra di ferro con piccole cavità, simile a quella usata per le frittelle.

La loro preparazione è un piccolo spettacolo: l’impasto liquido viene versato nelle cavità bollenti, dove si forma una crosticina dorata all’esterno, mentre l’interno rimane morbido e cremoso. Spesso vengono arricchiti con ingredienti semplici ma gustosi, come il mais dolce, la cipolla verde o il taro, che aggiungono colore e sapore.

Appena cotti, i Khanom Krok sprigionano un profumo irresistibile di cocco tostato. Serviti caldi, appena fatti, sono un equilibrio perfetto tra croccantezza e dolcezza cremosa.

Street food al mercato galleggiante di Amphawa: un viaggio tra i sapori

Al mercato galleggiante di Amphawa lo street food non è solo un modo per sfamarsi, ma un’esperienza che coinvolge vista, olfatto e gusto. I mercati si trasformano in un mosaico di piatti cucinati al momento, profumi speziati e colori vivaci che raccontano la vita quotidiana lungo il fiume.

Bancarelle galleggianti: l’essenza del mercato

Le barche ormeggiate lungo i canali che sono in genere l’attrazione del mercato, qui rappresentano un grazioso contorno a quella che è l’attività che si svolge lungo le rive del fiume. Alcune di queste, quando il livello dell’acqua lo permette, diventano piccole cucine galleggianti, sulle quali i venditori preparano piatti fumanti davanti agli occhi dei passanti.

Troverete gamberi alla brace, calamari ripieni e piccoli granchi fritti serviti in cartocci di carta. Non mancano zuppe speziate, come il tomyum, che sprigionano un profumo intenso di lime e citronella.

Atmosfere serali al Mercato Galeggiante di Amphawa
Atmosfere serali al Mercato Galeggiante di Amphawa

Atmosfera serale: luci, colori e profumi notturni

Quando scende la sera, il mercato galleggiante di Amphawa cambia volto. Le lanterne si riflettono sull’acqua e le bancarelle si illuminano con lampadine che creano un’atmosfera calda e accogliente.

L’aria si riempie di odori: carbone ardente, erbe aromatiche, dolci caramellati. I suoni del mercato – il crepitio delle griglie, le voci dei venditori, il rumore dell’acqua – si mescolano in un sottofondo vivace.

Passeggiando tra i vicoli, vedrete famiglie, gruppi di amici e turisti seduti su panche di legno a condividere piatti. L’esperienza non è solo gastronomica, ma anche sociale: un momento di incontro scandito da sapori autentici e da una scenografia che resta impressa.

Gita in barca di sera al Amphawa Floating Market - Mercato Galleggiante di Amphawa
Gita in barca di sera ad Amphawa Floating Market – Mercato Galleggiante di Amphawa

Cosa mangiare ad Amphawa: consigli e curiosità

Ad Amphawa il cibo si intreccia con la vita quotidiana lungo i canali, tra bancarelle galleggianti e piccoli chioschi sulla riva. I sapori oscillano tra il dolce, il piccante e il fresco, offrendo un ventaglio di assaggi che meritano di essere esplorati con calma.

Mercato galleggiante di Amphawa: luci e sapori da ricordare » https://www.massimobasso.com/articoli/page/3/

Piatti tipici da non perdere

Chi arriva al mercato galleggiante di Amphawa nota subito le barche che sfrigolano di padelle e griglie. I prodotti del mare sono protagonisti: gamberi giganti, calamari e pesce intero serviti con salsa piccante al lime e peperoncino.

Non mancano i pad thai cucinati sul momento, con uova strapazzate, germogli di soia e arachidi tostate. Accanto, piccoli cartocci di mango sticky rice, dove il riso glutinoso incontra la dolcezza morbida del mango maturo.

Un piatto curioso è il pla tu, un pesce azzurro tipico della zona, spesso fritto e servito con verdure fresche e salsa di pesce. Leggero ma ricco di sapore, è uno di quei piatti che raccontano la tradizione locale.

Un'altro locale tipico al Mercato Galeggiante di Amphawa
Un’altro locale tipico al Mercato Galleggiante di Amphawa

Bevande locali: freschezza e tradizione

Tra le stradine affollate vi capiterà di stringere tra le mani bicchieri alti pieni di ghiaccio tritato. Le bevande più diffuse sono i tè freddi thailandesi, dal colore arancione intenso, dolci e vellutati grazie al latte condensato.

Per chi preferisce qualcosa di meno zuccherato, ci sono i succhi freschi di frutta tropicale: ananas,, mango e il fantastico succo acqua di cocco fresco, servito direttamente nella noce verde, naam ma-praw in Thailandese (Naam è acqua e ma-praw è il cocco)

Non dimenticate i caffè ghiacciati, spesso intensi e aromatici. Perfetti per rinfrescarsi mentre si passeggia sotto il sole che batte sui canali.

atmosfere serali al Mercato Galeggiante di Amphawa
atmosfere serali al Mercato Galeggiante di Amphawa

Thailandia

Paesaggi, mare, città, montagne, persone, storia, tradizioni e spiritualità: la Thailandia offre tutto questo e molto di più. Il Paese del Sorriso accoglie i visitatori con un calore ed una gentilezza unica che vi conquisterà fin dal primo giorno.

Dal 1 maggio 2025 la Thailandia adotta il sistema digitale di registrazione prima dell’arrivo nel paese: il TDAC – Thailand Digital Arrival Card, obbligatorio per tutti i viaggiatori. Scopri cos’è e come compilarlo.

Partiamo dalla capitale: Bangkok è una città che da sola potrebbe valere il viaggio. Scopritene le meraviglie e le gemme nascoste con la mia guida Bangkok anche in PDF: cosa fare in uno, due o più giorni con itinerario.

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Dirigiti a Nord a scopri la magnifica Ayutthaya ed il suo parco storico a solo un’ora di viaggio da Bangkok. Se hai tempo procedi verso Sukhothai, la culla della civiltà Thai e la sua gemella Si Satchanalai. Fermati alla tranquilla Lampang prima di proseguire verso lo storico Regno di Lanna: Chiang Mai e Chiang Rai ti aspettano con la loro cultura vibrante ed i movimentati mercati

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Pubblicato: 28/01/2026
La casa dove nacque il Mahatma Gandhi fondatore del movimento della non violenza o Satyagrajha - Porbandar - Gujarat

Gandhi: la Satyagraha ed il movimento della non violenza

di Max Pubblicato: 24/01/2026
India Scritto da Max

Ricordando Gandhi nell’anniversario della morte, il 30 gennaio

Mohandas Karamchand Gandhi è conosciuto come leader spirituale, padre della Satyagraha, anima della rinascita dell’India e dell’indipendenza dall’occupazione britannica. Politico, filosofo e avvocato, è stato un’importante figura carismatica per il suo paese, tanto da meritarsi il nome di Mahatma, che in sanscrito significa “grande anima“. Un altro nome con il quale viene spesso indicato è Bapu, che in hindi significa “padre“.​

Gandhi è stato uno dei pionieri e dei teorici della resistenza all’oppressione tramite la disobbedienza civile di massa, che ha portato l’India all’indipendenza. Il suo movimento, detto Satyagraha, è fondato sulla verità e sulla nonviolenza (ahimsa). Con le sue azioni, Gandhi ha ispirato movimenti di difesa dei diritti civili e personalità quali Martin Luther King, Nelson Mandela e Aung San Suu Kyi.​

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Il giorno della sua nascita, il 2 ottobre, in India è un giorno festivo. Questa data è stata dichiarata Giornata Internazionale della Non-Violenza dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Nel 2025, campagne come “Sosteniamo l’Umanità” del Movimento Nonviolento hanno rilanciato la satyagraha contro guerre contemporanee, confermando l’attualità dei suoi insegnamenti anche nel 2026.

Il 30 gennaio ricorre invece l’anniversario della morte, avvenuta appunto il 30 gennaio 1948 alle ore 17:17, mentre si recava nel giardino per la preghiera delle cinque presso la Birla House, dove ebbe la residenza negli ultimi anni.

Gandhi viene assassinato con tre colpi di pistola da Nathuram Godse, che lo riteneva responsabile di concessioni al Pakistan.

Seguendo le volontà di Gandhi, le sue ceneri furono divise in urne e disperse in fiumi sacri dell’India e in giro per il mondo. Il 30 gennaio 2008, per il sessantesimo anniversario, l’ultima urna è stata versata nel mare a Mumbai. Il mausoleo di Gandhi, invece, si trova a Nuova Delhi.

Nel giugno 1948 (secondo alcune fonti gennaio 1949) inizia il processo; nel novembre 1949 viene eseguita la pena capitale per Godse.​

La figura di Gandhi vista da un occidentale

Con il tempo il “culto” della persona è cresciuto, soprattutto in occidente, dove spesso la figura è venerata senza essere conosciuta. Con l’era di internet a lui sono attribuite frasi, gesti, discorsi che “potrebbero” essere stati fatti da lui. Si è creato insomma un alone di leggenda.

Un’analisi interessante della figura politica di Gandhi la potete trovare in questo articolo, che tratta aspetti che io non ho approfondito.

Ovviamente una figura così popolare ha anche i suoi detrattori gli rimproverano per esempio di aver appoggiato il pagamento del risarcimento al Pakistan dopo la separazione senza aver risolto la questione Kashmir.

Capire chi era Gandhi veramente è comunque complesso, e questo articolo è un riassunto, frutto delle mie ricerche e riporta solo quanto ho trovato interessante nella sua vita e nelle sue opere, senza voler essere esaustivo. Perdonate pertanto eventuali imprecisioni.

La vita di Gandhi – i primi anni

Gandhi nasce a Porbandar, nell’odierno Gujarat il 2 ottobre del 1869 da una famiglia agiata. Il padre, già ministro di un principato minore, dopo avergli combinato un matrimonio alla tenera età di 13 anni, come era in uso all’epoca, muore quando Gandhi ha circa 15 anni.

Nel 1886, all’età di soli diciotto anni, Gandhi parte per l’Inghilterra a studiare allo University College di Londra, contro il volere dei parenti che di fatto lo mettono al bando dalla famiglia. Studia e consegue la laurea e ritorna in India nel 1891, dove apprende della morte della madre.

I primi anni sono difficili, Gandhi, riammesso in famiglia per intercessione del fratello, non si sente a suo agio a parlare in pubblico. Anche nella professione la teoria appresa in Inghilterra, messa a confronto con la realtà Indiana dell’epoca è ugualmente causa di disagio.

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L’esperienza di Gandhi in Sudafrica ed il movimento dei diritti civili

Poco tempo dopo il suo ritorno Gandhi viene inviato nell’allora Sudafrica Britannico, il Natal, su incarico di una ditta indiana, per occuparsi di una causa locale seguendola sul posto.

In Sudafrica Gandhi per la prima volta a si scontra con l’apartheid ed i pregiudizi razziali nei confronti dei suoi connazionali che vivono in condizioni di sudditanza totale, quando non di vera e propria schiavitù. Questo comincia a toccare l’animo di Gandhi e a far sviluppare in lui un senso di rivalsa.

Gandhi si ribella la prima volta

Accade in questi anni un episodio simbolo degli albori della disobbedienza civile. Un giorno, durante la discussione di una causa nel tribunale di Durban, il magistrato chiede a Gandhi di togliersi il turbante, ma Gandhi si rifiuta e viene espulso dal tribunale.

Sempre in questo stesso periodo viene espulso anche da un treno per non aver accettato di passare dalla prima classe alla terza classe, pur possedendo un biglietto di prima classe e per la sola ragione del suo aspetto. Un altro episodio è quello in cui viene picchiato dal controllore di una diligenza per il suo rifiuto a spostarsi all’esterno della carrozza, per separarlo dai viaggiatori europei.

Gandhi diventa attivista

Gandhi, spinto da questi e da altri episodi a diventare parte attiva nella lotta ai soprusi subiti dai cittadini indiani, scrive ripetutamente alla stampa, e per la prima volta si fa promotore di una assemblea pubblica a Pretoria dove invita i suoi connazionali del Sudafrica ad intervenire per parlare della loro condizione. E’ qui che Gandhi tiene il suo primo discorso pubblico.

Gandhi si impegna per il diritto di voto degli indiani in Sudafrica, ma senza successo

Dopo una lunga permanenza in Sudafrica Gandhi si prepara per rientrare nel suo paese, ma viene a sapere che il governo del Natal, preoccupato della crescente influenza e ricchezza degli indiani nel paese, stava per votare una legge che di fatto toglieva il diritto di voto agli indiani. Non solo, ma questi, in caso di rientro in patria, gli indiani avrebbero dovuto pagare pesanti imposte.

Gandhi organizza proteste, scrive articoli e petizioni, ma nonostante tutto i britannici votano la legge. Al contempo però gettano le basi per una crescente consapevolezza dell’unità della comunità indiana. In seguito a questi avvenimenti Gandhi fonda il Natal Indian Congress, trasformando di fatto la comunità indiana in una forza politica.

Gandhi: la Satyagraha ed il movimento della non violenza » https://www.massimobasso.com/articoli/page/3/

Campagna di informazione in India e ritorno in Natal

Ritornato in patria, Gandhi comincia una campagna per informare i compatrioti sulla drammatica situazione degli indiani in Sudafrica, ma dopo circa sei mesi, lascia di nuovo l’India e ritorna nel Natal con moglie e figli.

Scoppia la seconda guerra boera. Nonostante il sostegno offerto dagli immigrati indiani alle forze Britanniche per mezzo un corpo di barellieri volontari, la situazione per loro in Sudafrica peggiora dopo la fine della guerra.

Il movimento per i diritti degli indiani in Sudafrica

Gandhi continua a condurre un movimento per i diritti degli Indiani in Sudafrica e nel 1903 fonda il giornale Indian Opinion. L’anno successivo legge con grande interesse i libri sacri dell’induismo e un saggio di John Ruskin – Unto This Last (che potete trovare gratuitamente come ebook in inglese sul progetto Gutemberg). Queste letture lo influenzeranno molto negli anni a venire.

Il primo Ashram di Gandhi in sudafrica

Gandhi acquista un appezzamento di terra in Sudafrica e ne fa il primo Ashram, cominciando la meditazione e la preghiera, fino ad arrrivare a far voto di castità nel 1906. Qui Gandhi comincia la pratica del digiuno, smette di consumare latte e svolge i lavori più umili, fino ad allora riservati alle caste inferiori.

Cosa significa Ashram:
Originariamente l'Ashram era un luogo di ritiro per i saggi, detti anche Rishi. Il luogo era di solito situato lontano dalle città o comunque in zone tranquille ed era dedicato alle pratiche religiose o meditative. In seguito gli Ashram sono divenuti scuole residenziali ed in alcuni casi comunità guidate da un capo religioso o spirituale.

Leggi anche: Le caste in India e gli Intoccabili Dalit

Casa Natale di Gandhi, Porbandar, Gujarat
Casa Natale di Gandhi, Porbandar, Gujarat

La prima Satyagraha, protesta non violenta e prima vittoria

Nel 1905 aderisce al boicottaggio di tutte le merci britanniche, proposto da Banerjea Sureundranath, a seguito delle nuove leggi razziste. Durante una protesta all’Empire Theatre of Varieties di Johannesburg, l’11 settembre 1906, Gandhi per la prima volta sfida gli inglesi con la Satyagraha, la protesta non violenta, una nuova parola coniata con una consultazione popolare sul giornale Indian Opinion.

Nei sette anni che seguono migliaia di indiani, tra cui Gandhi sono vengono imprigionati e torturati, alcuni addirittura uccisi per aver resistito in maniera nonviolenta.

Quando il governo del Transvaal rende illegali i matrimoni tra non cristiani le proteste dilagano e nonostante le manifestazioni siano pesantemente represse il generale Smuts viene costretto dall’opinione pubblica a negoziare un compromesso con Gandhi. I matrimoni misti ridiventano legali e la tassa di sei mesi di salario richiesta agli indiani per diventare lavoratori liberi viene abolita.

E’ una delle prime vere vittorie.

Gandhi viaggia per conoscere l’India

Nel 1915 Gandhi ritorna in India e vuole viaggiare per conoscere la vera essenza del suo paese. Durante il suo viaggio visita molti dei 700.00 villaggi dai quali era composta l’India di allora per conoscere la situazione del suo popolo.

Nel maggio 1915 fonda il Satyagraha Ashram, vicino ad Ahmedabad, nel Gujarat, nella sua terra. Qui alloggiano uomini e donne che hanno fatto il voto di celibato, di povertà e di servire il popolo indiano.

Nel 1918 partecipa alla Conferenza di Delhi appoggiando la proposta di aiutare l’Inghilterra nella guerra per la difesa dell’Impero con la convinzione che se si desidera essere liberi e parte di un paese occorre partecipare.

Lo sciopero del 1919 e il massacro di Amritsar

Il 18 Marzo 1919 viene approvato dal governo britannico il Rowlatt Act, che di fatto limita la libertà dei cittadini Indiani, estendendo una sorta di regime di guerra ai tempi di pace. Gandhi indice per il 6 aprile dello stesso anno uno sciopero di massa a cui sarebbero dovuti seguire preghiera e digiuno, ma a seguito di questo viene arrestato. Scoppiano disordini in tutta l’India ed il 13 aprile si compie una delle pagine più cupe della sua storia. Ad Amritsar nel Punjab le truppe britanniche del generale Dyer massacrano e feriscono migliaia di persone (fonti non ufficiali parlano di oltre 1000 morti). La protesta e la rabbia crescono, ma Gandhi, pensando di aver sbagliato e addolorato per l’uso della violenza sospende la campagna di protesta.

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Gandhi entra nel congresso nel 1919

Sempre nel 1919 Gandhi entra nel partito del Congresso Nazionale Indiano, con lo scopo di perseguire l’indipendenza dell’India con il mezzo della protesta non violenta, in contrapposizione alle fronde radicali del congresso.

Nel 1920 Gandhi riesce a creare un’alleanza tra il partito del Congresso Nazionale Indiano e il Movimento musulmano e insieme a quest’ultimo promuove la non cooperazione con gli inglesi.

In poco tempo Gandhi diventa il leader del movimento anticoloniale e nel 1921 diventa il presidente del Partito del Congresso. Promuove una campagna di autosufficienza dalle merci Britanniche chiedendo a tutti gli indiani di vestire il khadi, vestito filato a mano con l’arcolaio a ruota per boicottare le stoffe inglesi.

Questa lotta nel settore tessile ebbe il duplice risultato di includere le donne nel movimento e di creare un simbolo per l’indipendenza indiana, tanto che il khadi fu stato inserito nella bandiera dell’India del 1931 (nella bandiera del 1947 fu sostituito dall’arcolaio).

Gli scontri a Chauri Chaura e l’arresto di Gandhi nel 1922

La non-cooperazione ebbe un grande successo, ma dopo dopo i violenti scontri avvenuti nel febbraio 1922 nella città di Chauri Chaura nell’Uttar Pradesh, culminato con la morte di ventidue poliziotti, Gandhi teme che il movimento diventi violento. Si fa arrestare e passa due anni in carcere con l’accusa di sovversione, cerca di non provocare agitazioni

Solo nel 1928 riprende l’attività, appoggiando il congresso di Calcutta del dicembre 1928 che richiede a Lord Irwing di concedere all’India di diventare un protettorato britannico, minacciando una nuova campagna nonviolenta.

Il governo britannico ed il Congresso Indiano di Jawaharlal Nehru dichiarano l’indipendenza il 31 dicembre 1929, fissando il 26 gennaio 1930 come giorno dell'indipendenza dell'India.
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La Marcia del Sale del 1930

Nel 1930 l’Inghilterra impone un’ennesima tassa sul sale, monopolio di stato. La tassa sul sale è probabilmente fra le tasse più antiche, essendo un elemento fondamentale per la cucina e anche per la conservazione dei cibi. Nel corso della storia questa imposta è stata utilizzata da molti governanti. Dalla Cina all”antico Egitto, dalla Grecia e all’impero babilonese e persiano. Molti considerano questa tassa come una delle cause delle Rivoluzione francese.

Forse anche per questo valore simbolico, oltre che ovviamente per motivi pratici Gandhi comincia la celebre Marcia del Sale che parte da Ahmedabad e termina il 6 aprile 1930 dopo 380 km sulle coste dell’Oceano indiano, dove i partecipanti estraggono il sale dalle saline, in sfregio alle disposizioni britanniche.

A questa sfida segue una repressione violenta durante la quale più di 60 000 persone vengono imprigionate e picchiate. Anche Gandhi viene arrestato con altri esponenti politici.

Liberato nel 1931, poi il viaggio in Europa e visita l’Italia

Quando nel 1931 Gandhi esce di prigione, il governo britannico, anche probabilmente per timore di altri disordini, firma il patto di Delhi e libera i prigionieri politici concedendo agli indiani di raccogliere il sale per l’uso in famiglia.

Successivamente Gandhi viene invitato a una conferenza a Londra, unico rappresentante del Congresso Indiano, per discutere su una nuova costituzione indiana, cosa che non incontra il favore dei suoi connazionali. Soggiorna per tre mesi in Europa, durante i quali visita l’Italia, dove vorrebbe incontrare il Papa, cosa che non avviene per ragioni politiche.

Il ritorno in India di Gandhi nel 1932 e ritiro dalla vita politica

Dopo il sostanziale fallimento della missione in Europa, Gandhi torna in India nel 1932, senza aver ottenuto il richiesto passaggio di poteri alle autorità indiane. Nel 1934 Gandhi si ritira dalla vita politica, dichiarando che da allora in poi avrebbe concentrato i suoi sforzi per attuare una riforma spirituale più che per ottenere l’indipendenza.

Ripresa dell’attività politica e il movimento Quit India

Dopo le varie vicissitudini della seconda guerra mondiale e le divisioni all’interno del congresso su chi appoggiare fra le potenze in guerra, Gandhi decide di riprendere l’attività politica. Le sue richieste d’indipendenza si intensificano e culminano il 13 aprile 1942 in una risoluzione con la quale richiede ai britannici di lasciare l’India: Quit India.

Si tratta della più grande rivolta di sempre, alla quale i britannici reagiscono con una violenza mai vista, arresti e una repressione feroce.

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Quit India ha successo: il potere agli Indiani nel 1943

Gandhi viene imprigionato nel palazzo dell’Aga Khan a Pune, dove il suo consigliere e sua moglie muoiono per le malattie. A causa della violenza che ha scatenato il movimento Quit India per Gandhi è un disastro e così decide di fare digiuno e penitenza.

Ma gli inglesi temono che Gandhi muoia in prigione  e che questo diventi un problema , perciò lo rilasciano, gravemente malato nel maggio 1944.

Alla fine del 1943 il movimento Quit India riesce a ottenere dei risultati: il nuovo Primo Ministro britannico Clement Attlee annuncia che il potere verrà rilasciato agli indiani. Gandhi annuncia la fine della lotta e la liberazione dei prigionieri politici, una grande vittoria.

La separazione dell’India

In seguito all’indipendenza la All India Muslim League il secondo maggior partito indiano, guidata da Mohammad Ali Jinnah, punta alla creazione di una nazione islamica indiana, il Pakistan, per dividere due principali comunità religiose. Il timore è che gli indiani di religione musulmana vengano penalizzati all’interno di una nazione a maggioranza religiosa indù. La Lega Musulmana e il partito del Congresso concordano il piano Mountbatten, per evitare una guerra civile.

Nella realtà indù e musulmani vivono gomito a gomito da secoli senza grossi problemi e la divisione invece causa un disastroso esodo di massa calcolato in circa 17 milioni di persone, da e verso le regioni coinvolte, per la paura di ritorsioni. La divisione causa anche violenti scontri tra musulmani e induisti che porteranno a più di 500.000 morti.

La guerra indo-pakistana del 1947 e l’ultimo digiuno

Dopo l’indipendenza si creano forti tensioni politiche tra Pakistan e India che si traducono nella guerra indo-pakistana del 1947. Il governo indiano decide di non versare 550 milioni di rupie indiane al Pakistan, temendo che vengano utilizzate per combattere la stessa India..

Il 13 gennaio 1948, all’età di 78 anni, Gandhi incomincia il suo ultimo digiuno a Delhi. Chiede che le violenze abbiano fine e che sia il Pakistan che l’India garantiscano pari diritti per i fedeli ogni religione. Oltre a questo chiede che l’India paghi i 550 milioni di rupie dovuti al Pakistan. Gandhi teme che l’instabilità politica in Pakistan aumenti e che le tensioni e la violenza si propaghino oltre frontiera gettando le basi per una guerra civile India.

Malgrado lunghi e appassionati dibattiti, Gandhi rifiuta d’interrompere il digiuno e il governo indiano cede a pagare la somma dovuta al Pakistan.

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L’assassinio di Gandhi il 30 gennaio 1948

Sul memoriale di Gandhi a Nuova Delhi è inciso l'epitaffio: Hé Rām traducibile con Oh Dio, per molti furono le ultime parole pronunciate da Gandhi

Il 30 gennaio 1948, presso la Birla House, a Nuova Delhi, mentre si recava nel giardino per la sua  preghiera delle cinque, Gandhi viene assassinato con tre colpi di pistola da Nathuram Godse, che riteneva Gandhi responsabile di concessioni al nuovo governo del Pakistan. Nel gennaio del 1949 comincia il processo e nel novembre dello stesso anno  Godse viene giustiziato.

Seguendo le volontà di Gandhi, le sue ceneri furono divise in varie urne e disperse in molti fiumi nel mondo: Nilo, il Tamigi, il Volga e il Gange.

Il 30 gennaio 2008, in occasione del sessantesimo anniversario della sua morte, sono state versate nel mare davanti a Mumbai le ceneri contenute nell’unica urna non ancora svuotata.

Il mausoleo di Gandhi

Il Raj Ghat è stato costruito sulla riva occidentale del fiume Yamuna, nel punto in cui i resti di Gandhi furono cremati il 31 gennaio 1948, il giorno successivo al suo assassinio.

Un semplice blocco quadrato di marmo con le sue ultime parole e una fiamma che brucia all’estremità del monumento per simboleggiare la vita eterna.

Raj Ghat Mausoleo di Gandhi, Delhi
Raj Ghat, il Mausoleo di Gandhi, Delhi

Gandhi ed il vegetarianismo come forma di non violenza

Di tutti gli aspetti e gli insegnamenti che si possono trarre dalla vita e dalle opere di Gandhi me ne sono interessate due e una di queste è il vegetarianismo. Gandhi sperimentò nel corso degli anni molte diete alla ricerca di un’alimentazione minima sufficiente per soddisfare i fabbisogni corporei in maniera da esercitare la minore violenza possibile sulla natura.

Il grande rispetto di Gandhi per gli animali è essenzialmente dovuto alla convinzione che il progresso morale dell’uomo consista nell’amare e nel tutelare le altre creature.

A lui è attribuita questa frase:

La grandezza di una nazione e il suo progresso morale possono essere valutati dal modo in cui vengono trattati i suoi animali.

Mahatma Gandhi
Gandhi: la Satyagraha ed il movimento della non violenza » https://www.massimobasso.com/articoli/page/3/

Gli errori di Gandhi

L’altro aspetto che mi ha interessato molto è l’almeno apparente capacità di sbagliare e di ammettere i propri sbagli.

Non credo che questa frase sia sua, ma potrebbe esserlo:

Sbaglia con coraggio e con coraggio ammetti i tuoi errori.

Attribuita a Gandhi, ma probabilmente non sua

Nella sua vita si vedono molti errori e pentimenti, che possono essere spiegati solo con una grande volontà, un grande coraggio ed una chiarezza d’intenti. Questo è l’aspetto che mi affascina della figura, collegato al fatto di esporsi sempre in prima persona.

La parola satyagraha significa “forza della verità” e deriva dai termini in sanscrito satya (verità), la cui radice sat significa “Essere”, e Agraha (fermezza, forza).

Riflessioni sulla vita e gli insegnamenti del Mahatma

Su Gandhi si è detto tutto val la pena di ricordare qualche fatto e qualche sua parola, senza commenti:

Il silenzio

Gandhi riservava un giorno della settimana al silenzio, perché era convinto che il parlare rompesse la sua pace interiore.

La povertà

La semplicità è l’essenza dell’universalità

Il vegetarianismo

La grandezza di una nazione e il suo progresso morale possono essere valutati dal modo in cui vengono trattati i suoi animali

Il digiuno

Secondo Gandhi il digiuno, ma più in generale il controllo nell’assunzione di cibo, porterebbe all’aumento del controllo dei sensi, indispensabile per un’ascesi spirituale.

Pensieri e azioni

Sono le azioni che contano. I nostri pensieri, per quanto buoni possano essere, sono perle false fintanto che non vengono trasformati in azioni.

Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo.

Vivi come se dovessi morire domani impara come se dovessi vivere per sempre

Conclusione

Durante il mio viaggio in Gujarat, ho avuto l’opportunità di visitare la casa natale di Gandhi a Porbandar, mentre in un viaggio successivo ho avuto modo di visitare il Raj Ghat, il suo mausoleo a Delhi. Le fotografie riportate in questo articolo sono frutto di esperienze dirette e scattate da me.

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Per chi non ne fosse a conoscenza  la croce uncinata con i quatto punti, a dispetto di quanto evoca nel nostro immaginario, è il simbolo dell’induismo.

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India: Gran Tour del Nord*. Itinerario suggestivo nella terra dei Maharaja, sulle tracce degli antichi splendori reali fra forti, maestosi palazzi, musica, arte e paesaggi mozzafiato. Un lungo e intenso viaggio dal Rajasthan alla Valle del Gange a contatto con l’India più vera e più suggestiva. Un viaggio che non dimenticherete (17 giorni).

India: Natura, relax e Ayurveda*. Un viaggio alla scoperta del Kerala, a contatto con la natura lussureggiante. Verdi colline, villaggi di contadini, artigiani e pescatori, lagune e laghi uniti da un intrico di canali in un ambiente tropicale da sogno. Dal Parco Nazionale di Periyar alla navigazione in battello sulle Backwaters, dalle piantagioni di té alla città di Kochi, antica colonia portoghese per approdare alle spiagge di Kovalam  e concedersi qualche massaggio ayurvedico in un fantastico resort.

Se vi viene in mente qualcos’altro chiedete a me!

Per saperne di più sull’India

India, destinazione senza compromessi. Un salto indietro nel tempo in una terra di grande misticità, capace di grandi fasti e di grandi miserie, ma sempre con una propria dignità e con un portamento elegante. Ad ogni passo c’è qualcosa da scoprire, in questa terra capace di grande ospitalità e dove, da viaggiatori, ci si sente sempre i benvenuti.

Prima di tutto il bagaglio: leggete l’articolo cosa mettere in valigia: la lista da stampare per il viaggio perfetto. Non dimenticare di infilare nel bagaglio anche un buon libro: provate a dare un’occhiata ai miei libri preferiti nell’articolo 10 libri (e oltre) per la tua vacanza in India, senza parlare di Yoga

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Cultura

Se vi interessa la cultura informatevi sui luoghi sacri dell’induismo e sulle regole di comportamento. Altri argomenti interessanti per avvicinarsi a questa fantastica destinazione sono descritti negli articoli chi sono i Sadhu indiani e cosa fanno, le caste in India e gli Intoccabili Dalit, il Festival di Holi e la Festa dei Colori.

Antiche Religioni

Per approfondire la conoscenza sul variegato pantheon indiano leggete la sacra Trimurti e cenni su Brahma, Shiva il Distruttore, Vishnu ed i suoi Avatara, Ganesha dalla testa di elefante o Surya, il Dio del Sole indiano. Senza dimenticare che il buddhismo è nato in India, un occasione per visitare i luoghi del Buddha a Sarnath.

Tradizioni Tribali

Se, come me amate le tradizioni fate un salto nel passato dell’India Tribale, e scoprite le tribù dell’Orissa, i Kutia Kondh, i Dongria Kondh ed i Bonda, li ho incontrati nei mercati tradizionali e mi hanno affascinato.

Arrivederci presto!

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Pubblicato: 24/01/2026
La casa del presidente Pertini e Carla Voltolina

A casa del Partigiano Sandro: la mansarda del Presidente Pertini e di Carla Voltolina

di Sergio Pubblicato: 22/01/2026
Italia Scritto da Sergio

A Roma, al numero 86 di Piazza Fontana di Trevi, visse dal 1978 al 1990 il Presidente della Repubblica Sandro Pertini.

ATTENZIONE: le indicazioni presenti negli articoli sono fornite gratuitamente a scopo divulgativo e potrebbero essere non aggiornate o incomplete. Prima di acquistare, di prenotare o di partire, consultate sempre i siti ufficiali. Alcuni link in questo articolo sono link di affiliazione (anche i link ad Amazon*). Gli articoli aggiornati o pubblicati a partire da febbraio 2024 riportano un asterisco* accanto ai link di affiliazione.


La casa del presidente Pertini e Carla Voltolina

L’appartamento mansardato, semplice, quasi modesto, è rimasto chiuso per 20 anni dopo la morte della vedova del Presidente, avvenuta nel 2005 e solo da pochi mesi è stato aperto al pubblico.

Quando Pertini fu eletto presidente della Repubblica, nel 1978, rifiutò di abitare al Quirinale, che considerava solo il suo Ufficio. La decisione fu presa per assecondare la moglie Carla Voltolina, che non aveva alcuna intenzione di rinunciare alle proprie abitudini e farsi coinvolgere nei rituali del Quirinale. 


La casa del presidente Pertini e Carla Voltolina
Particolare degli interni
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Per questo la coppia scelse di vivere in un appartamento privato, vicino al Quirinale, la mansarda appunto al n. 86 di Piazza Fontana di Trevi. La casa, vicina al Colle, era di proprietà del Comune di Roma e fu loro concessa in locazione (Sindaco della Capitale era allora Giulio Carlo Argan)
Il Presidente morì in questa casa, a 94 anni, nel 1990 e, sempre qui, nel 2005, si spense la moglie Carla.

La casa del presidente Pertini e Carla Voltolina
Ingresso a Casa Pertini
La casa del presidente Pertini e Carla Voltolina
La vista dalla terrazza

In ogni angolo della casa si respira la semplicità del Presidente, ci sono i Suoi oggetti personali, i Suoi ricordi, le sue famose pipe, i ricordi del mondiale di calcio vinto dall’Italia nel 1982… 

E poi la terrazza, con un vista magnifica su Roma… dove Lei, vestita di rosso, si posizionava, ad una determinata ora del mattino, quando il marito era in “ufficio”, accanto alla bandiera per essere vista e salutata dall’illustre “impiegato” del Quirinale.

Una visita che ci fa tornare indietro ad anni che sembrano vicini ma in realtà risalgono a mezzo secolo fa. 

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Un luogo che stupisce per la semplicità degli ambienti. La cucina poi, pur tenendo conto che durante la Presidenza i pasti arrivavano dal Quirinale, è di una modestia impressionante.

Per chi è interessato a questa sorta di “pellegrinaggio laico” la visita va prenotata sul sito casa Pertini Voltolina, è guidata e il costo è di 15€.

Buona visita!!

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Particolare degli interni

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Pubblicato: 22/01/2026
Songthaew spostarsi in Thailandia

Songthaew in Thailandia: il cuore del trasporto locale

di Max Pubblicato: 11/01/2026
Thailandia Scritto da Max

Se avete viaggiato in Thailandia, vi sarete certamente imbattuti almeno una volta in un songthaew, il piccolo furgone pick-up con il cassonetto coperto, sul quale sono alloggiati due file di sedili disposti uno di fronte all’altro, lungo il senso di marcia.

Più che un semplice mezzo di trasporto, il songthaew è “il” mezzo di trasporto pubblico e rappresenta un piccolo microcosmo della vita quotidiana thailandese, un’esperienza che dovete provare per immergervi nella cultura locale.

ATTENZIONE: le indicazioni presenti negli articoli sono fornite gratuitamente a scopo divulgativo e potrebbero essere non aggiornate o incomplete. Prima di acquistare, di prenotare o di partire, consultate sempre i siti ufficiali. Alcuni link in questo articolo sono link di affiliazione (anche i link ad Amazon*). Gli articoli aggiornati o pubblicati a partire da febbraio 2024 riportano un asterisco* accanto ai link di affiliazione.

Che cos’è un songthaew?

La parola “songthaew” (สองแถว) significa letteralmente “due file” e si riferisce alle due panche parallele installate sul retro dei un pick-up modificati. Questi veicoli, colorati e a volte decorati in modo vivace, sono una via di mezzo tra un taxi collettivo e un autobus urbano. Scoprirete che in ogni luogo che visiterete, i songthaew avranno delle caratteristiche uniche, come quelli rossi di Chiang Mai.

Songthaew a Chiang Mai
Songthaew a Chiang Mai

Il songthaew: un sistema flessibile e popolare

Nelle grandi città come Chiang Mai e Pattaya, i songthaew seguono percorsi semi-fissi, ma a volte sono anche disponibili per corse private. Nei piccoli centri e nelle zone rurali, invece, rappresentano spesso l’unico collegamento tra villaggi e mercati, scuole e templi.

Salire su un songthaew è un’esperienza che invita a condividere lo spazio con studenti, lavoratori, monaci, venditori ambulanti e, talvolta, animali domestici o ceste di frutta. Il viaggio è sempre un’occasione per osservare la quotidianità, scambiare sorrisi e, perché no, qualche parola in thai.

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Come funzionano i songthaew?

Utilizzare un songthaew è semplice ma può sembrare strano a chi non è abituato. Spesso basta aspettare sul ciglio della strada e, quando si avvicina un songthaew, fare un cenno con la mano. Altre volte si trovano fermi in punti prestabiliti aspettando di avere abbastanza passeggeri per partire. Insomma, non c’è una vera e propria regola, bisogna osservare e, se è il caso, chiedere.

Prima di salire indicate al conducente la vostra destinazione e, se il percorso coincide con quello del veicolo, salite subito; altrimenti, il conducente potrebbe suggerirvi di aspettare il prossimo songthaew o, in alcuni casi, proporre una tariffa per una corsa privata.

Una volta saliti, accomodatevi sulle panche posteriori e via! Magari spiegate agli altri passeggeri dove dovete scendere, così vi aiuteranno a non andare lunghi sul percorso.

Songthaew spostarsi in Thailandia
Songthaew riporta a casa i bimbi da scuola al confine con la Birmania

Il pagamento avviene in genere alla fine del viaggio e le tariffe sono generalmente molto economiche e variano in base alla distanza percorsa e alla zona: nelle città, una corsa standard può costare tra i 20 e i 40 baht, mentre nelle aree rurali i prezzi possono essere ancora più bassi.

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I Colori dei songthaew: percorsi e fantasia

Una delle caratteristiche più curiose dei songthaew è la varietà di colori. A Chiang Mai, ad esempio, i songthaew possono essere suddivisi in 6 colori: rosso, giallo, bianco, blu, verde e arancione. Ogni colore indica una direzione e un percorso diversi. I songthaew rossi sono i più comuni nel centro di Chiang Mai, perché gli altri colori percorrono le strade che conducono ad altre città o province.

In altre città semplicemente i songthaew sono decorati per piacere o non decorati per nulla. non c’è una regola.

Songthaew spostarsi in Thailandia
Songthaew con lavoratori che ritornano dai campi

Un’esperienza da provare

Viaggiare in songthaew non è solo un modo economico di spostarsi, ma anche un’occasione per vivere la Thailandia più autentica. Vivrete un’esperienza di condivisione, che invita alla pazienza e all’osservazione. Non aspettatevi orari precisi o comfort occidentali: il songthaew segue i ritmi della strada, si ferma su richiesta, può cambiare percorso in base alle esigenze dei passeggeri e a volte si riempie all’inverosimile, come potete vedere nelle mie fotografie.

Eppure, proprio in questa imprevedibilità risiede il fascino del viaggio in songthaew. Ogni corsa è diversa, ogni incontro è un piccolo tassello che arricchisce il mosaico di ricordi di un viaggio in Thailandia.

Songthaew in Thailandia: il cuore del trasporto locale » https://www.massimobasso.com/articoli/page/3/Songthaew in Thailandia: il cuore del trasporto locale » https://www.massimobasso.com/articoli/page/3/

Consigli pratici per chi decide di provare

  • Portate sempre monete o banconote di piccolo taglio per pagare la corsa.
  • Se non parlate thai, scrivete la destinazione su un foglietto o preparatevi con google maps, può essere utile.
  • Siate pronti a condividere lo spazio con altre persone e oggetti ingombranti.
  • Non abbiate fretta: il songthaew è il regno della lentezza e della flessibilità.
Songthaew spostarsi in Thailandia
Signore stipate in un Songthaew – Sangkhlaburi Thailandia

In definitiva, il songthaew è molto più di un semplice mezzo di trasporto: è una porta d’accesso al cuore della Thailandia, un’esperienza che consiglio di provare almeno una volta per sentirsi davvero parte della vita locale.

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Thailandia

Paesaggi, mare, città, montagne, persone, storia, tradizioni e spiritualità: la Thailandia offre tutto questo e molto di più. Il Paese del Sorriso accoglie i visitatori con un calore ed una gentilezza unica che vi conquisterà fin dal primo giorno.

Dal 1 maggio 2025 la Thailandia adotta il sistema digitale di registrazione prima dell’arrivo nel paese: il TDAC – Thailand Digital Arrival Card, obbligatorio per tutti i viaggiatori. Scopri cos’è e come compilarlo.

Partiamo dalla capitale: Bangkok è una città che da sola potrebbe valere il viaggio. Scopritene le meraviglie e le gemme nascoste con la mia guida Bangkok anche in PDF: cosa fare in uno, due o più giorni con itinerario.

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Dirigiti a Nord a scopri la magnifica Ayutthaya ed il suo parco storico a solo un’ora di viaggio da Bangkok. Se hai tempo procedi verso Sukhothai, la culla della civiltà Thai e la sua gemella Si Satchanalai. Fermati alla tranquilla Lampang prima di proseguire verso lo storico Regno di Lanna: Chiang Mai e Chiang Rai ti aspettano con la loro cultura vibrante ed i movimentati mercati

Impara le frasi essenziali in Thailandese per ordinare al ristorante e contrattare come un local nei mercatini con questo Frasario della Lonely Planet*, semplice ed efficace
Scarica la Guida Gratuita di Bangkok in PDF

Immergetevi nelle ricche culture di questo incredibile paese mentre scoprite le sue storie affascinanti, le città vibranti, i paesaggi mozzafiato e il cibo delizioso.

Prima di partire controllate il bagaglio: date un’occhiata a cosa mettere in valigia: la lista da stampare per il viaggio perfetto. Potete anche stamparla e compilarla offline! E non dimenticate un buon libro, scegliendo fra quelli consigliati nel mio articolo 10 libri per un viaggio in Vietnam, Laos e Cambogia.

Organizziamo il tuo prossimo viaggio in Thailandia

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Pubblicato: 11/01/2026
Piccola guida su come chiedere le ore in Thai - 100

Come dire le ore in Thai: lo scorrere del tempo nel Paese del Sorriso

di Max Pubblicato: 09/01/2026
Thailandia Scritto da Max

Durante i miei viaggi nel Sud-Est Asiatico, una delle conquiste più interessanti è stata imparare a dire le ore in Thai.

Partiamo da un presupposto: volete imparare qualche parola di Thai e avete già studiato un po’ e conoscete i numeri.

Adesso immaginate di trovarvi in un mercato, che sapete essere aperto di sera a Bangkok e sentire qualcuno dire che il mercato chiuderà “sǒong thûm”. Sǒong sta per due in thai, quindi alle due di notte, immaginate, invece sono le otto di sera.

Dobbiamo approfondire…

ATTENZIONE: le indicazioni presenti negli articoli sono fornite gratuitamente a scopo divulgativo e potrebbero essere non aggiornate o incomplete. Prima di acquistare, di prenotare o di partire, consultate sempre i siti ufficiali. Alcuni link in questo articolo sono link di affiliazione (anche i link ad Amazon*). Gli articoli aggiornati o pubblicati a partire da febbraio 2024 riportano un asterisco* accanto ai link di affiliazione.

Il Sistema Orario Thailandese Affonda le Radici nella Tradizione

Il modo di dire le ore in Thai rappresenta una delle testimonianze più affascinanti di come culture diverse possano concepire il tempo in modi che riflettono la cultura locale. Questo metodo di misurazione temporale, ancora oggi utilizzato in contesti informali e tradizionali, divide la giornata in periodi, creando un ritmo che segue i cicli naturali del sole e delle attività umane.

Quello che rende questo sistema particolarmente interessante per noi viaggiatori è la sua capacità di riflettere lo stile di vita thailandese: un approccio al tempo più fluido e naturale, meno rigido di quello occidentale, che si adatta ai ritmi della natura tropicale.

Ma se poi andate oltre la prima impressione, non pare neanche strano!

Come di dice “ora” in Thailandese

Ora, intesa come il nome che indica il periodo di 60 minuti, in Thai si dice mōong e si pronuncia muun(g) (ascolta l’esempio) se si vuole indicare un’ora del giorno, chûamōong se implica la durata o misura di un tempo definito.

Per chiedere che ore sono la domanda è: “tōonníi kìi mōong?”

Mi sembrava una buona base dalla quale partire.

chiedere le ore in thai
Che ore sono? (letteralmente: quante ore?)

I Periodi della Giornata Thailandese

Mattino

Il periodo del mattino inizia con l’alba e si estende fino a mezzogiorno. Questo è il momento della giornata più fresco e produttivo nei paesi tropicali, quando i thailandesi tradizionalmente svolgevano le attività più impegnative.

Mōong cháaw viene utilizzato dalle 6:00 alle 11:00

  • hòk mōong cháaw = 6:00, le sei del mattino
  • jèt mōong cháaw = 7:00, le sette del mattino
  • pàet mōong cháaw = 8:00, le otto del mattino
  • kâo mōong cháaw = 9:00, le nove del mattino
  • sìp mōong cháaw = 10:00, le dieci del mattino
  • sìp èt mōong cháaw = 11:00, le undici del mattino
Ho scelto di non usare la scrittura in Thai che non conosco e di adattarla ai caratteri occidentali. Potete trovare altre trascrizioni, dove cháaw è scritto chao, o in altri modi, a seconda delle scelte. La mia scelta è basata sulla mia esperienza personale di studio, quindi riporto quanto trovato nei miei testi. Le parole sono da leggere come se pronunciaste una parola inglese (il mio testo è in inglese).

Mezzogiorno

Siamo allo spartiacque fra mattina e pomeriggio. Un momento di transizione e per questo ha un nome tutto suo.

Thîang significa “mezzogiorno” o 12:00

Primo Pomeriggio (dalle 13:00 alle 15:00)

Il primo pomeriggio thailandese coincide con le ore più calde della giornata, tradizionalmente dedicate al riposo o ad attività meno faticose all’ombra.

Bàay viene utilizzato a partire dalle 13:00 alle 15:00

  • bàay mōong = 13:00, l’una del pomeriggio
  • bàay sǒong mōong = 14:00, le due del pomeriggio
  • bàay sǎam mōong = 15:00, le tre del pomeriggio
Piccola guida su come chiedere le ore in Thai - 100

Tardo pomeriggio (dalle 16:00 alle 18:00)

L’ria comincia a rinfrescare e anche il momento del giorno cambia nome.

Yen viene utilizzato per le ore dalle 16:00 alle 18:00

  • sìi mōong yen = 16:00, le quattro del pomeriggio
  • hâa mōong yen = 17:00, le cinque del pomeriggio
  • hòk mōong yen = 18:00, le sei del pomeriggio

Sera (dalle 19:00 alle 23:00)

La sera rappresenta il momento del refrigerio, quando il sole cala e la vita sociale riprende vigore. È il momento dei mercati serali, delle cene e degli incontri sociali. È un cambiamento e viene utilizzato un nuovo termine.

Thûm, viene utilizzato dalle 19:00 alle 23:00

Questo nuovo termine ha una particolarità: dopo il tramonto si ricomincia a contare da 1, non da 7

  • nùeng thûm = 19:00, le sette di sera (In Thai l’una di sera)
  • sǒong thûm = 20:00, le otto di sera (In Thai le due di sera)
  • sǎam thûm = 21:00, le nove di sera (In Thai le tre di sera)
  • sìi thûm = 22:00, le dieci di sera (In Thai le quattro di sera)
  • hâa thûm = 23:00, le undici di sera (In Thai le cinque di sera)

Mezzanotte

Siamo a un altro giro di boa, finisce il giorno.

Thîang khūen significa “mezzanotte” o 00:00

Notte – Dalle 01:00 alle 5:00

La notte thailandese è tradizionalmente il momento del riposo, anche se nelle città moderne questo periodo ha acquisito nuove connotazioni legate alla vita notturna.

Tii viene utilizzato dalle ore 1:00 alle 5:00

  • tii nùeng = 1:00
  • tii sǒong = 2:00
  • tii sǎam = 3:00
  • tii sìi = 4:00
  • tii hâa = 5:00

Le Particolarità e le Eccezioni del Sistema

Termini Speciali per Momenti Chiave

Il sistema thailandese presenta alcune particolarità che riflettono l’importanza culturale di certi momenti della giornata:

  • Thîang (12:00) – Mezzogiorno, il momento di massimo calore
  • Thîang khuen (24:00) – Mezzanotte, letteralmente “mezzogiorno che sale”

Le parti del giorno se non si indica l’ora

Se non vogliamo dire un’ora esatta, ma indicare una parte generica del giorno, come ad esempio quando diciamo “ci vediamo nel pomeriggio” o “all’ora di cena”, allora le cose si complicano e si utilizzano altri termini:

  • fra le 4:00 e le 9:00 = tōon cháaw – Mattino
  • fra le 10:00 e le 11:00 = tōon sǎay – Tarda mattinata
  • alle 12:00 = tōon thîang – A mezzogiorno
  • fra le 13:00 e le 16:00 = tōon bàay – Pomeriggio
  • fra le 17:00 e le 18:00 = tōon yen – Sera
  • fra le 19:00 e le 21:00 = tōon khâm – Ore notturne
  • fra le 22:00 e le 3:00 = tōon dùek – Notte fonda

Espressioni generali per indicare il periodo

Se vogliamo essere ancora oiù generici e dividere la giornata fra il giorno e la notte, allora usiamo queste espressioni:

Ragazzo occidentale che chiede l'ora a una ragazza Thai
  • tōon klāang wan = periodo diurno
  • tōon klāang khūen = periodo notturno

Più semplice, immediato e casual.

Domanda per chiedere il momento della giornata

Per chiedere in quale parte della giornata ci si trova, si utilizza la parola “tōonnǎi?” (in quale momento?)

Varianti Regionali e Dialettali

Durante i miei viaggi nelle diverse regioni della Thailandia, ho notato come questo sistema presenti variazioni da luogo a luogo, ma sostanzialmente riflettono la struttura che ho riportato.

Infografica

Infografica sui nome dei vari momenti della giornata in Thailandese
Infografica sui nome dei vari momenti della giornata in Thailandese

L’Uso Contemporaneo: Tradizione e Modernità

Contesti di Utilizzo Attuale

Oggi, il sistema orario thailandese a sei ore convive con quello internazionale, creando una situazione linguistica affascinante:

  • Contesti formali: Uffici, scuole e istituzioni utilizzano prevalentemente il sistema a 24 ore
  • Vita quotidiana: Molti thailandesi alternano i due sistemi a seconda del contesto
  • Ambito rurale: Il sistema tradizionale rimane più diffuso nelle campagne
  • Cerimonie religiose: Nei templi buddhisti si preferisce spesso il sistema tradizionale

L’Importanza per i Viaggiatori

Per noi che visitiamo la Thailandia, comprendere come si dicono le ore in Thai offre diversi vantaggi:

  • Connessione culturale più profonda: Mostra rispetto per le tradizioni locali
  • Migliore comunicazione: Soprattutto con le generazioni più anziane
  • Comprensione del ritmo di vita: Aiuta a capire come i thailandesi strutturano la loro giornata
  • Esperienza autentica: Permette di vivere il paese in modo più genuino

Consigli Pratici per i Viaggiatori

Come Orientarsi

Se durante il vostro viaggio in Thailandia vi diranno vi capiterà di sentire pronunciare le ore in Thai:

  • Non preoccupatevi: La maggior parte dei thailandesi comprende anche il sistema occidentale
  • Mostrate interesse: Chiedere spiegazioni è un ottimo modo per iniziare conversazioni
  • Osservate il contesto: L’ambiente vi aiuterà a capire di che ora si tratta
  • Usate i gesti: Indicare il sole può aiutare a chiarire il momento della giornata

Frasi Utili da Ricordare

  • “Kii mōong” – “Che ore sono?” – generalmente usato durante il giorno, fra le 6 e le 18
  • “Kii thum” – “Che ore sono?” – generalmente usato durante il giorno, fra le 19 e le 5
  • “Tōonnii kii mōong” – “Che ore sono adesso?”
  • “Tōonnai” – “Quando, in che parte del giorno?”

Un Patrimonio da Preservare

Ora che sapete come dire le ore in Thai, vi invito ad una riflessione. Il sistema orario thailandese rappresenta molto più di un semplice modo di misurare il tempo: è una finestra sulla cultura, sulla storia e sulla filosofia di vita di un popolo. È un modo per avvicinarsi ad una cultura, per ricordare che esistono modi diversi di concepire aspetti fondamentali della vita umana come il tempo, e che la diversità culturale è una ricchezza da proteggere e celebrare.

Durante i vostri viaggi in Thailandia, prendetevi un momento per apprezzare questa diversa concezione del tempo. Potreste scoprire che rallentare un po’ e seguire i ritmi naturali della giornata vi permetterà di vivere il paese in modo più autentico e gratificante.

Dopotutto, il tempo è fatto per essere vissuto, non solo misurato.

Studiare la lingua Thai per comprendere meglio il paese

Durante tutti i miei viaggi nel Sud-Est Asiatico, ho sempre constatato quanto conoscere anche solo le basi della lingua locale possa trasformare completamente un’esperienza di viaggio. Non si tratta solo di riuscire a ordinare il cibo giusto al mercato o di chiedere indicazioni stradali: è una questione di connessione umana autentica.

È così che il viaggio si trasforma da semplice turismo a vera esperienza culturale.

Tre Strade per Imparare il Thailandese

Corsi Online Strutturati: L’Approccio di KRU Jasmine

Per chi preferisce un apprendimento guidato e progressivo, i corsi online con insegnanti dedicati rappresentano un’ottima soluzione. KRU Jasmine, ad esempio, offre un metodo che combina lezioni preregistrate con la correzione personalizzata dei compiti. Questo approccio vi permette di studiare secondo i vostri ritmi mantenendo però la disciplina di un programma strutturato. Il vantaggio principale è avere un feedback diretto sui vostri progressi e poter chiarire dubbi specifici con un insegnante esperto. Questo è il modo con il quale studio prevalentemente, perché mi permette di sfruttare i momenti liberi. Se non siete costanti, però, potrebbe non condurre ai risultati sperati.

App di Apprendimento: La Praticità di Ling.app

Se siete sempre in movimento e imparate durante i tempi morti della giornata, le app dedicate all’apprendimento linguistico sono un’alternativa ai corsi online. Ling.app, specializzata nelle lingue non convenzionali*, offre lezioni brevi e interattive perfette per chi ha poco tempo ma vuole essere costante. Potete studiare durante il viaggio in aereo, in attesa del treno o durante una pausa caffè. L’approccio simile ad un gioco rende l’apprendimento divertente e la possibilità di ripassare ovunque vi aiuta a consolidare le conoscenze. Collaboro con Ling app per i contenuti del sito e mi piace!

Lezioni Personali: L’Esperienza Diretta con Preply

Per chi cerca la massima personalizzazione, le lezioni individuali online rappresentano la soluzione più efficace. Piattaforme come Preply* vi mettono in contatto con insegnanti madrelingua thailandesi che possono adattare le lezioni alle vostre specifiche esigenze di viaggio. Volete concentrarvi sul linguaggio del cibo? Sui trasporti? Sulle conversazioni nei templi? Un insegnante privato può creare un percorso su misura per voi, correggendo immediatamente la pronuncia e spiegando le sfumature culturali dietro ogni espressione.

Il Thailandese: Una Porta Aperta sul Cuore della Thailandia

Qualunque metodo scegliate, anche conoscere solo alcune frasi base in thailandese vi aprirà porte che altrimenti rimarrebbero chiuse. I thailandesi apprezzano enormemente lo sforzo degli stranieri di imparare la loro lingua, e spesso questo piccolo gesto di rispetto culturale si trasforma in inviti spontanei, incontri inaspettati, o semplicemente in sorrisi più calorosi.

Thailandia

Paesaggi, mare, città, montagne, persone, storia, tradizioni e spiritualità: la Thailandia offre tutto questo e molto di più. Il Paese del Sorriso accoglie i visitatori con un calore ed una gentilezza unica che vi conquisterà fin dal primo giorno.

Dal 1 maggio 2025 la Thailandia adotta il sistema digitale di registrazione prima dell’arrivo nel paese: il TDAC – Thailand Digital Arrival Card, obbligatorio per tutti i viaggiatori. Scopri cos’è e come compilarlo.

Partiamo dalla capitale: Bangkok è una città che da sola potrebbe valere il viaggio. Scopritene le meraviglie e le gemme nascoste con la mia guida Bangkok anche in PDF: cosa fare in uno, due o più giorni con itinerario.

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Dirigiti a Nord a scopri la magnifica Ayutthaya ed il suo parco storico a solo un’ora di viaggio da Bangkok. Se hai tempo procedi verso Sukhothai, la culla della civiltà Thai e la sua gemella Si Satchanalai. Fermati alla tranquilla Lampang prima di proseguire verso lo storico Regno di Lanna: Chiang Mai e Chiang Rai ti aspettano con la loro cultura vibrante ed i movimentati mercati

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Immergetevi nelle ricche culture di questo incredibile paese mentre scoprite le sue storie affascinanti, le città vibranti, i paesaggi mozzafiato e il cibo delizioso.

Prima di partire controllate il bagaglio: date un’occhiata a cosa mettere in valigia: la lista da stampare per il viaggio perfetto. Potete anche stamparla e compilarla offline! E non dimenticate un buon libro, scegliendo fra quelli consigliati nel mio articolo 10 libri per un viaggio in Vietnam, Laos e Cambogia.

Organizziamo il tuo prossimo viaggio in Thailandia

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Pubblicato: 09/01/2026
Parco Nazionale Khao Sok National Park - Thailandia - lo stemma è una Rafflesia Kerrii

Cosa fare a Khao Sok National Park: tra giungla, laghi e autentiche avventure

di Max Pubblicato: 08/01/2026
Thailandia Scritto da Max

Introduzione: Khao Sok National Park, dove la natura detta le regole

Khao Sok National Park è uno di quei posti che, se ami la natura, ti rimane tatuato per sempre.

Situato nella provincia di Surat Thani, nel sud della Thailandia, il Parco Nazionale di Khao Sok è famoso principalmente per tre motivi: il lago Cheow Lan, forse la ragione principale per cui molti si recano in questo posto, la fauna che sembra uscita da un documentario e la sua foresta pluviale, considerata più antica dell’Amazzonia, che ospita una biodiversità impressionante, tra cui elefanti, gibboni e orsi.

Parlando di Kao Sok non si può non nominare il suo simbolo: la Rafflesia, o meglio la Rafflesia Kerrii, un fiore che sembra uscito direttamente da un film fantasy. E’ il simbolo del parco (quella nella foto) ed è la testimonianza che questa è una delle foreste più antiche del mondo. Ne parlo diffusamente più avanti nell’articolo

ATTENZIONE: le indicazioni presenti negli articoli sono fornite gratuitamente a scopo divulgativo e potrebbero essere non aggiornate o incomplete. Prima di acquistare, di prenotare o di partire, consultate sempre i siti ufficiali. Alcuni link in questo articolo sono link di affiliazione (anche i link ad Amazon*). Gli articoli aggiornati o pubblicati a partire da febbraio 2024 riportano un asterisco* accanto ai link di affiliazione.

Le origini: un po’ di storia di Khao Sok National Park

Fondato nel 1980, il parco copre oltre 700 km² di foresta pluviale. Secondo gli studiosi questa foresta conserva parti intatte, risalenti ad oltre 160 milioni di anni fa, il che la rende una delle foreste più antiche dell’intero globo, addirittura precedente alla foresta amazzonica.

La conservazione di queste foreste primarie intatte è stata possibile grazie al terreno impervio di guglie calcaree, fiumi e cascate difficilmente esplorabili, ma anche altre parti del parto possono vantare ampie zone di foreste secondarie mature.​ Questa naturale protezione ha garantito la conservazione di una straordinaria biodiversità, con specie endemiche come, appunto, la Rafflesia kerrii.

Khao Sok National Park - Thailandia --16
Khao Sok National Park – Thailandia

Ma la storia di questo luogo è legata a doppio filo con l’intervento umano. Una delle caratteristiche più iconiche del parco, il Lago Cheow Lan, non è naturale. È nato dalla costruzione della diga Ratchaprapha, che ha sbarrato il corso del fiume Klong Saeng, inondando una vasta area di foresta e creando quel paesaggio surreale di faraglioni calcarei che emergono dall’acqua. Geograficamente, il parco fa parte del complesso forestale Khlong Saeng – Khao Sok, un’area protetta immensa che si estende lungo la catena montuosa di Phuket fino alla provincia di Ranong. Culturalmente, questa zona è stata per decenni un rifugio, prima per gli studenti ribelli negli anni ’70 e ora per la biodiversità.

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Logistica: come arrivare a Khao Sok National Park

Khao Sok National Park è uno dei pochi parchi nazionali thailandesi facilmente accessibile con i mezzi pubblici, il che lo rende una tappa perfetta per chi si sposta tra le isole del Golfo di Thailandia e quelle del Mare delle Andamane.

Parco Nazionale Khao Sok National Park - Thailandia - prezzi dei Transfer
Parco Nazionale Khao Sok National Park – Thailandia – prezzi dei Transfer Dicembre 2025

Arrivarci non è complicato, ma richiede un pizzico di pazienza. I principali punti di accesso sono Surat Thani, Phuket, Krabi e Khao Lak. Da queste città puoi prendere autobus, minivan o taxi privati.

In genere i turisti per le tratte brevi preferiscono i minivan. Ne partono spesso ed è possibile prenotarli dagli hotel, con prezzi, tutto sommato, contenuti. I taxi possono convenire nel caso vengano condivisi fra più persone.

Gli aeroporti più vicini sono Surat Thani, Krabi e Phuket. Da lì, il tragitto in auto dura circa 2-4 ore. A Surat Thani potete anche arrivare in treno da Bangkok, un’esperienza che è nella mia lista dei desideri.

  • Da Surat Thani: autobus locali o minivan (2-3 ore)
  • Da Phuket/Krabi: minivan o taxi privati (3-4 ore)
  • Da Bangkok: volo per Surat Thani, poi bus/minivan per Khao Sok National Park

Non appettatevi treni panoramici o trasporti di lusso: qui si viaggia come capita, ma fa parte del gioco.

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Ingresso al Parco: Orari e Costi

Per entrare in questo paradiso giurassico bisogna pagare, giustamente. Come succede spesso in Thailandia, vige la regola del “doppio prezzo“: uno per i locali e uno per i visitatori internazionali, lo trovo corretto.

  • Stranieri:: 200-300 Baht (circa 5-6 euro, a seconda del cambio e del punto di ingresso) per gli adulti e 150 Baht per i bambini (l’opuscolo che ho allegato non è stato aggiornato)
  • Cittadini Thailandesi: 40 Baht per gli adulti e 20 Baht per i bambini. L’ingresso è gratuito per i cittadini thailandesi che rientrano in queste categorie: over 60, bambini sotto i 3 anni, persone con disabilità e monaci.

Se avete usato un mezzo vostro o a noleggio per raggiungere il parco in autonomia, dovrete aggiungere una piccola tassa per il veicolo:

  • Motocicletta: 20 Baht
  • Auto (4 ruote): 30 Baht
  • Veicoli a 6 ruote: 100 Baht
Cosa fare a Khao Sok National Park: tra giungla, laghi e autentiche avventure » https://www.massimobasso.com/articoli/page/3/Cosa fare a Khao Sok National Park: tra giungla, laghi e autentiche avventure » https://www.massimobasso.com/articoli/page/3/

Ma la vera chicca, che mi ha fatto sorridere mentre leggevo il regolamento ufficiale, è questa:

  • Elicottero: 2.500 Baht

Quindi, se per caso avevate intenzione di lasciare lo scooter a Phuket e fare un’entrata trionfale atterrando direttamente nella giungla con il vostro elicottero privato, sappiate che vi costerà un po’ di più, ma se avete un elicottero, questo non intaccherà il vostro portafoglio. Io il mio elicottero l’ho lasciato in Italia.

L’orario del parco è dalle 8 di mattina alle 17, ma se siete accompagnati da una guida potete anche lanciarvi nelle visite notturne.

Centro visitatori del Parco Nazionale Khao Sok National Park
Centro visitatori del Parco Nazionale

Geografia: come orientarsi a Khao Sok National Park

È fondamentale capire che ci sono due aree distinte da visitare, distanti circa un’ora di auto (67 km) l’una dall’altra: il Khao Sok Village (la zona della sede centrale) e il Lago Cheow Lan (Cheow Larn Lake).

Arrivare al Khao Sok Village

Il Khao Sok Village è il punto di riferimento per i trekking e si trova proprio a ridosso dell’ingresso del parco. Bus e minivan che collegano Surat Thani, Phuket e Krabi fermano all’incrocio principale sulla strada statale. Da lì, se il vostro hotel non è vicino, dovrete prendere un taxi locale o farvi venire a prendere dalla struttura, anche se in genere le persone proseguono a piedi (la guest house più vicina è a pochi metri, le strutture più lontane sono a circa 1,5 km).

Arrivare al Lago Cheow Lan

Per il Cheow Lan Lake il punto di accesso è il molo della diga Ratchaprapha (o Cheow Lan Pier) e arrivarci è un po’ più complicato. Non ci sono molti mezzi pubblici diretti al molo. La soluzione migliore sono i tour organizzati* o, in alternativa, se non avete un auto o uno scooter, organizzare un taxi privato. Se volete risparmiare e siete avventurosi, potete prendere un bus fino al villaggio di Ban Ta Khun e da lì cercare un songthaew (i camioncini condivisi) fino al molo, ma partono solo quando sono pieni.

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Se non volete sbattervi scegliete un tour organizzato* o chiedete al vostro albergatore, che sarà felice di aiutarvi. Alcuni tour partono da Phuket* o ci sono tour diretti a Khao Sok anche da Krabi*.

Periodo Migliore: quando visitare Khao Sok National Park

Il clima a Khao Sok National Park è, per usare un eufemismo, umido.

La stagione delle piogge va da fine aprile all’inizio di dicembre. Il picco delle precipitazioni si concentra solitamente tra maggio e ottobre. In questo periodo la giungla è verdissima, le cascate sono potenti, ma i sentieri possono essere scivolosi e le sanguisughe propense a socializzare con i turisti (non spaventatevi, ma se proprio la vostra è una fobia, portatevi gli appositi sovracalzettoni*. Se non li aveste e fossero necessari, ve li forniranno le guide).

Portatevi anche un repellente per le zanzare*, in alcune ore della giornata anche loro sono particolarmente propense ad accogliere calorosamente i visitatori.

Khao Sok National Park - Thailandia --11
Sui sentieri di Khao Sok National Park

La stagione secca va da gennaio a marzo. Questo è considerato il periodo migliore per la maggior parte dei turisti: meno pioggia, sentieri più praticabili e cielo azzurro. Le temperature? Preparatevi a sudare. La media oscilla tra i 22°C e i 36°C tutto l’anno. Qui non fa mai veramente freddo, nemmeno di notte.

Consiglio: se Vi piace l’atmosfera da “Lost”, la stagione delle piogge potrebbe sorprendervi… è la mia preferita! Fine anno è un buon periodo per clima e temperature e, dalla fine di novembre fino a prima del 20 di dicembre, i turisti sono ancora pochi, prendetelo in considerazione.

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Internet e cellulare: come essere sempre connessi

La connessione alla rete non è un problema al villaggio del parco. Nella mia esperienza tutte le strutture hanno il wi-fi e la rete 4G 0 5G ha una buona copertura in paese, all’ingresso del parco e anche abbastanza buona nella zona del molo del lago.

Discorso diverso se ci si addentra nella foresta o nel Cheow Lan Lake, dove la connessione è intermittente, se non totalmente assente.

Mi sono affidato a due soluzioni, che ho voluto testare per dare un feedback reale e sperimentato: una SIM locale della rete AIS e il piano dati illimitato gentilmente offerto da HolaFly*.

Se usate i miei link per acquistare le eSIM Holafly* potete beneficiare di uno sconto del 5%. Non è tantissimo, ma è uno sconto, inoltre, ci sono spesso promozioni aggiuntive, come in occasione del black friday)
SIM locale AIS

Ho comprato la SIM locale AIS in un negozio di telefonia a Bangkok, ma sono disponibili ovunque e offrono tariffe molto vantaggiose, oltre ad una copertura eccellente su tutto il territorio nazionale.

Tuttavia, ho dovuto utilizzare la SIM fisica e avrei dovuto abbandonare il mio numero di telefono se non avessi avuto un altro telefono. Ne avevo bisogno per la patente del drone e quindi non ho avuto scelta. Nelle aree più remote, per contro, ha avuto una migliore copertura, oltre all’innegabile vantaggio di poter fare chiamate in Thailandia a costi vicini allo zero. I piani dati sono convenienti se usate pochi giga, più costosi per le taglie più elevate.

Io, ad esempio ho lasciato inavvertitamente attivata la sincronizzazione delle foto sul cloud ed in un attimo la disponibilità di dati è finita.

eSIM Holafly

Avevo già attivato anche la eSIM Holafly, come faccio sempre e così ho avuto modo di fare un confronto. Per chi non le conoscesse, le eSIM Holafly* sono acquistabili online prima della partenza e possono essere attivate appena atterrati. I vantaggi più evidenti sono la configurazione semplice e immediata e la possibilità di mantenere la propria SIM fisica, oltre ad un piano dati illimitato. Il costo risulta certamente più elevato rispetto a una SIM locale e la copertura è leggermente inferiore nelle aree più remote, dato che Holafly si appoggia a reti partner

Il grandissimo vantaggio di Holafly è che ho sempre avuto a disposizione una connessione dati anche quando AIS mi aveva abbandonato (certo, per mia imperizia) e, lontano da un Wi-Fi, non avevo modo di ricaricare.


CaratteristicaSIM Locale AISHolafly 10 giorni Thailandia
PrezzoCirca 8-15€ per 10ggCirca 27-40€ per 10gg
AttivazioneIn negozio/aeroportoOnline, immediata (eSIM)
CoperturaOttima, anche zone ruraliBuona, dipende da partner locali
Velocità datiOttima (4G e 5G)Buona/Ottima (4G, 5G dipende dalla zona)
Tipo di SIMFisica (in genere per i turisti)Solo eSIM
Supporto clientiLocale, in Inglese e ThaiOnline, multilingue
PraticitàServe cambiare SIM fisicaNon serve cambiare SIM
Numero localeSìNo

SIM Locale AIS:
  • Vantaggi: prezzo competitivo, copertura eccellente, numero telefonico locale (utile per chiamate interne)
  • Svantaggi: bisogna cambiare SIM fisica, richiede la registrazione passaporto, attivazione solo in loco
eSIM Holafly:
  • Vantaggi: attivazione immediata online, non serve cambiare SIM fisica, supporto clienti internazionale.
  • Svantaggi: prezzo più alto, nessun numero locale, copertura leggermente inferiore in zone remote.

Se volete risparmiare e avere la massima copertura, la SIM AIS è la scelta giusta. Se invece volete la massima comodità e zero sbatti, Holafly è un’opzione interessante*, soprattutto per viaggi brevi.

La Rafflesia: il fiore gigante simbolo del parco

Appena si mette piede nella foresta di Khao Sok National Park, sembra di essere finiti in un documentario del National Geographic: si sentono solo il fruscio delle foglie e il gocciolare dell’acqua che cade dai rami (… ma solo se è piovuto, l’ho scritto perché qui, a livello narrativo, ci stava proprio bene!).

Ogni centimetro quadro racchiude un piccolo scrigno di biodiversità, ma in mezzo a tanta meraviglia, non posso non dedicare un paragrafo a questa stranezza della natura, perfetta per la mia passione per le cose “uniche”.

Rafflesia Kerrii, il simbolo del parco
Rafflesia Kerrii, il simbolo del Khao Sok National Park

La Rafflesia Kerrii è il fiore simbolo del Parco di Khao Sok e della provincia di Surat Thani. È un fiore parassita, non ha foglie né radici proprie, e può raggiungere un diametro di 70-80 cm.

Ma la cosa più singolare è che questo fiore puzza. Infatti, per attirare le mosche impollinatrici, questo fiore ha adottato una strategia unica: emana un odore di carne in decomposizione. La fioritura dura solo per pochi giorni ed avviene generalmente tra novembre e aprile. Vedere una Rafflesia è un terno al lotto, ma se capitate nel periodo giusto, le guide locali organizzano escursioni per andarle a vedere nella foresta.

Io sono capitato nel periodo sbagliato, ma tornerò!

Dati scientifici sulla Rafflesia
  • Nome Scientifico: Rafflesia kerrii (Meijer, 1984)
  • Nome Comune: Rafflesia (Kerri’s Giant Rafflesia)
  • Nome Thailandese: บัวผุด (Bua Phut)

Sembra fatta di carne più che di petali: è di un rosso mattone intenso, costellata di macchie più chiare, con un’apertura centrale che ricorda la bocca di un vulcano. Questa pianta non ha foglie, non ha stelo e non ha radici visibili: è una pianta parassita totale. Vive invisibile all’interno delle liane del genere Tetrastigma per mesi o anni, succhiando nutrienti, poi, improvvisamente, emerge come un grosso cavolo scuro e sboccia. Fantastico!

Rafflesia (immagine da Adobe Stock)
Rafflesia (immagine da Adobe Stock)

Organizzare il soggiorno: cosa fare e vedere a Khao Sok National Park

Il trekking è il modo migliore per immergersi nella natura di Khao Sok. Non ci sono molti sentieri ed alcuni sono percorribili solo con una guida o con un’escursione organizzata, incluso il pernottamento nella giungla. Lungo i sentieri non è raro imbattersi in una delle molte specie di scimmie e altri animali che popolano il parco.

Si parte dal quartier generale del parco, dove potete scegliere tra un paio di itinerari. Una guida è caldamente consigliata, su alcuni percorsi e di notte, addirittura obbligatoria: la giungla qui non è il parco dietro casa.

Un’altra delle opportunità è esplorare e pernottare sul lago, ma vediamo nel dettaglio.

1. Trekking nel Parco: il cuore verde di Khao Sok

Cominciamo con le escursioni.

Lungo il sentiero principale che parte dal centro visitatori è possibile avvistare scimmie, uccelli e tanti altri animali interessanti. Il sentiero è lungo circa 7 km e costeggia il fiume Sok. I primi tre chilometri sono una strada sterrata abbastanza facile che si può fare senza guida, dopodiché si arriva ad un posto di blocco dei ranger vicino al fiume. C’è la possibilità di fare il bagno e ci sono anche un piccolo ristoro che vende generi alimentari e bibite, oltre ad una zona per il campeggio diurno dove dove finiscono le gite notturne e dove si può cucinare.

Vedi il mio post su Instagram riguardo alla Cooking Class nella Foresta, il luogo è proprio quello!
Khao Sok National Park - Thailandia - Informazioni e Mappa dei Sentieri
Khao Sok National Park – Thailandia – Informazioni e Mappa dei Sentieri

Wang Pai Nga

E’ la prima cascata lungo il sentiero principale che dal Centro Visitatori conduce a Ton Kloi, abbastanza fuori dal sentiero e tutto sommato non spettacolare

Wing Hin Waterfall

Si trova a circa 2,8 km dal centro visitatori lungo il sentiero Ton Kloi. È una cascata alta circa 10 metri, un po’ distante dal sentiero principale. È un bel punto per una sosta fotografica, l’acqua che si infrange sulle rocce nere crea un bel contrasto con il verde circostante.

Bang Hua Rat Waterfall

Si trova a circa 3 km dal centro visitatori. Più che una cascata verticale, è un tratto di fiume con rapide. Se c’è molta acqua non è consigliabile nuotare proprio nelle rapide, ovviamente, ma la zona circostante è molto scenografica e immersa nella vegetazione.

Ton Kloi Waterfall Trail

Si trova oltre il posto di controllo e per i restanti quattro chilometri, è obbligatorio avere una guida. Il sentiero diventa una vera traccia nella giungla, passa diverse cascate e gole e termina alla cascata Ton Kloi. Attenzione: nelle ultime stagioni è diventato molto affollato.

Mae Yai Waterfall (appena fuori dal parco)

Questa cascata si trova fuori dal parco lungo la strada statale 401, a circa 5,5 km a ovest del villaggio. È una cascata a salto singolo di circa 30 metri. Non c’è un vero e proprio parcheggio segnalato, solo uno spiazzo.

Consiglio: visitatela solo durante la stagione delle piogge. Durante la stagione secca si riduce a un rigagnolo e potrebbe deludervi. Ma quando è piena, è uno spettacolo accessibile senza dover camminare per ore.

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Il Sentiero della Rafflesia

Fuori dai confini del parco c’è anche un sentiero dove, nella stagione giusta, è possibile vedere la Rafflesia. E’ possibile accedervi solo con un’escursione organizzata da una guida.

Tutte le piccole agenzie del villaggio organizzano escursioni, ma è possibile prenotare solo in loco, in quanto la fioritura non è prevedibile in anticipo.

In alternativa ci sono tante altre gite organizzate che possono essere private o condivise con un gruppo ristretto

2. Lago Cheow Lan: il cuore acquatico di Khao Sok

Il lago Cheow Lan (o Cheow Larn o Cheow Lan Lake) è il vero protagonista di Khao Sok National Park. Creato come una diga negli anni ’80, oggi è un labirinto di acque turchesi, isolotti e formazioni carsiche che sembrano uscite da un film di animazione.

E’ simile alla Baia di Ha Long, ma le acque sono più pulite (e non sono salate, ovviamente).

l lago copre un’area di circa 185 km² e richiese oltre un anno dopo il termine dei lavori per essere riempito e diventare quello che è oggi. La costruzione della diga ebbe un impatto profondo sulle popolazioni locali. Circa 10 villaggi dovettero essere evacuati e ricollocati in nuove aree. Leggi la storia intera nel mio approfondimento.

Cheow Lan Lake - Khao Sok National Park - Thailandia
Cheow Lan Lake – Khao Sok National Park – Thailandia

Le attività principali qui sono i tour in barca (longtail boat) per avvistare gli animali, il kayak e il pernottamento nelle famose case galleggianti o “floating bungalows” o “raft houses”, dove potete svegliarvi con la nebbia che si alza sull’acqua e i gibboni che fanno da sveglia. La scelta delle sistemazioni è completa e va dalle baracche senza elettricità ai resort di lusso con aria condizionata.

Una volta al molo, l’unico modo per muoversi sul lago e raggiungere le case galleggianti sono le long-tail boat (le tipiche barche thailandesi “a coda lunga”). I prezzi per le gite in condivisione sono imposti ed in genere variano dai 1.500 baht per una giornata ai 2.500 baht se volete pernottare sul lago, incluso il costo del pernottamento, salvo che scegliate sistemazioni più esclusive.

I tour prevedono spesso almeno una visita ad una delle numerose grotte, come (come la Diamond Cave), trekking nella foresta, bagni in acque trasparenti e gite in kayak.

Se volete staccare la spina, qui ci riuscite senza sforzo: una volta che vi addentrerete nel lago la connessione vi abbandonerà e i sarà solo la natura ad accompagnarvi. Anche la ricezione dei cellulari locali qui è scarsa (solo AIS prende in alcuni punti), quindi preparatevi a un digital detox forzato.

Se volete organizzare la gita da casa, chiedete al vostro albergatore, ma in alternativa ci sono tour in barca privata* che partono da Surat Thani (vicino a Koh Samui) o da Khao Lak* o dal villaggio di Khao Sok*. Si organizzano anche i tour di due giorni con pernottamento e con partenza da Phuket o Khao Lak.

Immancabile durante questa gita la foto iconica con i tre faraglioni simbolo del lago, ma vi confesso che la gita in kayak è stata la parte che ho preferito (anche il pranzo non è stato male…).

Khao Sok National Park - Thailandia
Khao Sok National Park – Thailandia – La foto iconica con i tre faraglioni, simbolo del lago.

3. Safari notturno: la foresta dopo il tramonto

Quando il sole tramonta, la giungla si anima di suoni e movimenti.

Il safari notturno a piedi nella foresta pluviale di Khao Sok e sarebbe un’esperienza unica per ascoltare i suoni della giungla e avvistare animali notturni. Purtroppo le gite condivise sono spesso molto affollate e capite che si avvistino solo rettili e insetti, comunque interessanti, ma non se vi aspettate di incontrare animali notturni. Se potete, assumete una guida privata presso una delle agenzie locali e partite prima delle gite condivise. L’incontro con gli animali notturni non è comunque garantito, ma avrete qualche chance in più. (Ma ricordate il fattore “C”).

4. Avventura: Tubing sul fiume Sok (discesa nella camera d’aria)

Un’esperienza adrenalinica lungo il fiume Sok, galleggiando su una ciambella ricavata dalla camera d’aria di un camion. Godetevi la natura circostante, osservando il fiume e gli animali, con una prospettiva unica sulla vegetazione lussureggiante.

Cosa fare a Khao Sok National Park: tra giungla, laghi e autentiche avventure » https://www.massimobasso.com/articoli/page/3/

5. Alla scoperta: Jungle trekking (tutto il giorno o mezza giornata)

La giornata comincia presto: sveglia all’alba, prelievo dall’hotel (l’ora varia a seconda della distanza) e via, per un trekking di una giornata intera nella foresta pluviale per scoprire piante esotiche, alberi secolari, orchidee, bambù e, si spera, un sacco di animaletti. Magari avrete la fortuna di avvistare un hornbill.

Se scegliete la mezza giornata ci sono diverse opzioni, con partenza la mattina o nel pomeriggio, a seconda delle vostre preferenze.

Curiosità: contrariamente a quanto si pensa, la maggior parte degli animali li ho visti nelle ore più calde

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6. Un altro modo di esplorare: jungle trekking e cucina col bambù (pomeriggio e serata)

Io ho provato questo trekking pomeridiano e notturno. Si parte nel pomeriggio alla scoperta di flora e fauna, si fa un bagno alla cascata e poi si parte con la cooking class nella foresta. All’andata ho visto pochi animali esattamente dove il giorno prima avevo incontrato un sacco di scimmie… a riconferma che questo non è uno zoo! In compenso ho imparato a cucinare nel bambù e mi sono divertito a cuocere le pietanze sul fuoco vivo. Lo consiglio!

Dopo cena, mentre ritornavamo abbiamo avvistato una famigliola di zibetto delle palme che ci ha rallegrato la serata. Non male direi!!

Vedi il mio post su Instagram riguardo alla Cooking Class nella Foresta fatto in questa occasione.
Khao Sok National Park - Thailandia - Imparo a cucinare nel bambù
Khao Sok National Park – Thailandia – Imparo a cucinare nel bambù

7. Canoa sul Sok River

Fare canoa sul Sok River è una delle esperienze più rilassanti e scenografiche che si possano vivere nel Parco Nazionale di Khao Sok. Il fiume offre un punto di vista privilegiato sulla natura incontaminata della zona. Durante la discesa in canoa, il silenzio viene interrotto solo dal canto degli uccelli tropicali e dal fruscio degli alberi di bambù che si piegano sull’acqua.

Le escursioni, che potete prenotare anche nelle agenzie locali, nel vostro hotel o guesthouse, prevedono la presenza di una guida che si occupa della navigazione, lasciandovi liberi di scattare foto, osservare le scimmie che saltano tra i rami e, con un po’ di fortuna, di avvistare uccelli rari come l’hornbill. Il percorso classico dura circa due ore e attraversa tratti di fiume particolarmente suggestivi, con piccole rapide e piscine naturali dove è possibile fermarsi per una nuotata.

Cosa fare a Khao Sok National Park: tra giungla, laghi e autentiche avventure » https://www.massimobasso.com/articoli/page/3/Cosa fare a Khao Sok National Park: tra giungla, laghi e autentiche avventure » https://www.massimobasso.com/articoli/page/3/

8. Safari notturno in canoa su Sok River

Il safari notturno in canoa sul Sok River è un’esperienza unica nel suo genere. Quando cala il sole e la giungla si anima di nuovi suoni e si parte a bordo di piccole canoe guidate da esperti locali. Le torce illuminano la riva e le fronde degli alberi, rivelando occhi curiosi di rane, insetti e, se si è fortunati, piccoli mammiferi notturni. Un’avventura per chi cerca emozioni diverse dal solito trekking diurno.

9. Bamboo rafting

Il bamboo rafting sul Sok River è una delle attività più particolari che si possano vivere nel Parco Nazionale di Khao Sok. A differenza della classica canoa, qui si sale su una zattera fatta interamente di bambù, guidata da una guida locale che utilizza un lungo bastone per condurre l’imbarcazione lungo il fiume. L’esperienza dura in genere circa un’ora e mezza e offre la possibilità di fermarsi in punti panoramici per scattare foto o semplicemente ascoltare i suoni della giungla.

Trekking nella foresta lungo il fiume Sok
Trekking nella foresta lungo il fiume Sok

10. Santuario degli elefanti

Visitare un santuario degli elefanti nei dintorni del Parco Nazionale di Khao Sok significa vivere un’esperienza a stretto contatto con questi animali straordinari, ma occorre accertarsi che sia fatto in modo etico e responsabile.

Le opinioni sono controverse e spesso sui social queste esperienze vengono demonizzate da presunti esperti o da animalisti poco attenti.

La vita di questi elefanti è spesso segnata da un passato di lavori forzati nel turismo o nell’industria del legname che non si può cancellare. Nutrire ed accudire questi elefanti, senza che questi producano reddito, è una sfida, perché mantenere un elefante può costare dagli 800 ai 2.000 euro al mese. Visitare i santuari contribuisce a fornire ai proprietari un reddito adeguato per il loro mantenimento.

Quindi nessuna demonizzazione, ma rimandate il giudizio e fate una attenta ricerca sui luoghi da visitare, affidandovi anche alle persone del luogo, piuttosto che a qualcuno che c’è stato una volta e non ha idea di quelle che siano le problematiche di costi e sicurezza da affrontare, senza parlare della cultura e della abitudini locali.

Non dimentichiamo che stiamo visitando un paese che non è il nostro!

Provate a valutare questa visita e datemi un feedback!

11. Cooking class

Poteva mancare una Cooking Class vera e propria? Certo che no! Questa è un’attività nuova, potreste essere fra i primi a provarla. Un’opportunità per imparare a cucinare piatti tradizionali thailandesi con ingredienti freschi e biologici direttamente dalla fattoria. Potrete imparare le tecniche locali gustando una varietà di ricette, dai curry profumati ai piatti saltati in padella.  L’ambiente della fattoria renderà tutto ancora più speciale (poi datemi un feedback, dovevo scegliere fra questo e la cucina col bambù e quindi non l’ho provata, ma quando ritorno…)

12. Gita In quad

La gita sul quad* non è fra le mie attività preferite nei parchi, ma sappiate che c’è la possibilità di farla.

Tabella con riepilogo delle attività

AttivitàDurataPrezzo (฿)InclusoNon inclusoMin. Persone
Tubing (discesa del fiume con ciambella)45-60 min500 (฿)Acqua, asciugamano–2
Gita a Cheow Lan Lake9 ore1.500 (฿)Pranzo, acqua, transferParco 300 (฿), molo 40 (฿)1
Jungle trekking (tutto il giorno)6.5-7.5 ore1.500-2.000 (฿)Acqua, asciugamano, borsaParco 200 (฿)2
Jungle trekking (mezza giornata e serata)6-7 ore1.700 (฿)Cena, acqua, frutta, torciaParco 200 (฿)2
Jungle trekking (mezza giornata)3-3.5 ore700 (฿)Acqua, asciugamanoParco 200 (฿)2
Safari Notturno2.5-3 ore700 (฿)Acqua, torciaParco 200 (฿)2
Canoa su Sok River1.5-2 ore800 (฿)Acqua, asciugamano, borsa–2
Safari notturno in canoa su Sok River2-3 ore900 (฿)Acqua, asciugamano, borsa–2
Bamboo rafting1.5-2 ore900 (฿)Transfer, acqua, asciugamano–2
Santuario degli Elefanti2-2.5 ore1.200 (฿)Transfer, acqua, asciugamano–2
Cooking Class4-5 ore1.500 (฿)Transfer––
Gita in Quad nella foresta2 ore2.350 (฿)Transfer––

La fauna del parco

Khao Sok è un paradiso per gli amanti degli animali, ma non è uno zoo. Vedere i grandi mammiferi richiede pazienza, silenzio e molta fortuna. La biodiversità qui è impressionante.

Tra i mammiferi presenti nel parco ci sono elefanti selvatici, orsi, tapiri malesi (sarebbe bello vederne uno!), macachi, gibboni, e si dice ci siano persino i leopardi.

A parte i primati e, in misura minore, gli elefanti, sarà difficile incontrare grandi mammiferi, ma la fortuna va anche aiutata, quindi mai perdere la speranza.

Noi ad esempio abbiamo incontrato una intera famiglia di Zibetto (o Civetta) delle Palme, pensate che neanche la nostra guida ne aveva mai vista una nel parco. Il fattore “C” è stato determinante, ma anche la voglia di provare e l’impegno di esserci.

Gli appassionati di birdwatching possono trovare quasi 400 specie di uccelli. Un tempo era comune vedere il bucero dall’elmo, ma a causa del bracconaggio è diventato rarissimo. Non mancano i rettili: oltre 90 specie tra cui tartarughe, serpenti (inclusi tre tipi di vipera e il cobra reale) e lucertole.

Ci sono bellissimi rapaci di grandi dimensioni: fra questi non è raro osservare il falco pescatore; l’aquila di mare ventrebianco, l’aquila pescatrice dalla testa grigia e l’aquila pescatrice minore, soprattutto durante le gite sul lago

Alcuni siti web e tour operator poco seri pubblicizzano Khao Sok come luogo per vedere le tigri. Sebbene storicamente presenti, non ci sono avvistamenti confermati da decenni, nemmeno dalle fototrappole. Prendete queste promesse con le pinze.
Khao Sok National Park - Thailandia - Momento PRO: la foto con il cellulare
Khao Sok National Park – Thailandia – Momento PRO: la foto con il cellulare

Scimmie & C.

Faccio una breve digressione sui primati. In una prima giornata fortunata, sul sentiero principale e senza accompagnatore, credo di avere visto tutte le specie più rappresentative, del gibbone non sono sicuro 100% e non ho una foto, ma è stata una giornata magica.
Ecco quali ho visto e come riconoscerli

Gibbone dalle mani bianche

  • Nome Scientifico: Hylobates lar
  • Nome Comune: Gibbone dalle mani bianche (Lar gibbon)
  • Aspetto: È inconfondibile perché non ha la coda e ha braccia lunghissime. Il colore del pelo varia dal nero al beige chiaro, ma la caratteristica chiave sono le mani e i piedi bianchi, oltre a un anello di pelo bianco che incornicia il viso nero.

Sono i re delle acrobazie. Si muovono dondolando da un ramo all’altro a velocità impressionanti. Sono famosi per i loro canti mattutini: dei duetti complessi tra maschio e femmina che risuonano per chilometri nella giungla. Se senti un “whoop-whoop” fortissimo all’alba, sono loro.


Macaco Orsino

Macaco Orsino - Macaca arctoides Khao Sok National Park - Thailandia
Macaco Orsino – Macaca arctoides Khao Sok National Park – Thailandia
  • Nome Scientifico: Macaca arctoides
  • Nome Comune: Macaco orsino (Stump-tailed macaque)
  • Aspetto: Ha la faccia rossa e rugosa che diventa più scura con l’età e il pelo marrone scuro, folto e arruffato. La coda è talmente corta che sembra quasi assente (da qui il nome inglese “stump-tailed”).

Passa molto tempo a terra piuttosto che sugli alberi. Sono animali sociali ma con gerarchie piuttosto rigide. Spesso, quando si sentono minacciati o eccitati, “sorridono” mostrando i denti, ma attenzione: non è un invito a fare amicizia!


Macaco cinomolgo

  • Nome Scientifico: Macaca fascicularis
  • Nome Comune: Macaco cinomolgo o Macaco mangiatore di granchi (Crab-eating macaque)
  • Aspetto: Grigio-marrone con una coda molto lunga (più lunga del corpo). Spesso i maschi hanno dei baffetti che li fanno sembrare dei vecchi saggi un po’ burberi.

Sono ovunque nel sud-est asiatico, spesso vicino ai templi (dove rubano il cibo ai turisti) o nelle mangrovie. Come suggerisce il nome, sanno nuotare e pescare granchi, ma in realtà mangiano di tutto, inclusi i sacchetti di patatine se ti distrai un attimo.

Macaco Cinomolgo - Macaca fascicularis- - Khao Sok - Thailandia
Macaco Cinomolgo – Macaca fascicularis- Khao Sok – Thailandia

Langur dagli occhiali

Presbite o Langur dagli occhiali - Trachypithecus obscurus -Dusky leaf monkey - Khao Sok National Park Thailandia
Presbite o Langur dagli occhiali – Trachypithecus obscurus -Dusky leaf monkey – Khao Sok National Park Thailandia
  • Nome Scientifico: Trachypithecus obscurus
  • Nome Comune: Langur dagli occhiali o Presbite oscuro (Dusky leaf monkey)
  • Aspetto: Uno dei miei preferiti! Hanno il pelo grigio scuro o nero, ma due cerchi bianchi enormi intorno agli occhi che sembrano occhiali, e la bocca bianca. Curiosità: i loro cuccioli nascono completamente arancioni brillante per essere facilmente individuabili dal gruppo, poi scuriscono crescendo.

Sono molto più timidi e tranquilli dei macachi. Vivono sugli alberi alti e mangiano quasi esclusivamente foglie. Non sono aggressivi e osservarli mentre mangiano con calma è quasi terapeutico.

SONO BELLISSIMI


Un animale particolare il Colugo o Galeopiteco

Qualcuno lo chiama anche Lemure, ma non è così… Io non l’ho visto a Khao Sok, ma alle isole Surin, le foto si riferiscono a quell’incontro.

  • Nome Scientifico: Galeopterus variegatus
  • Nome Comune: Galeopiteco variegato o Colugo della Sonda (Sunda colugo o Malayan flying lemur)
  • Aspetto: Prima di tutto, sfatiamo un mito: non è un lemure e non vola (plana). È un mammifero di medie dimensioni (circa come un gatto domestico) con un muso che ricorda un po’ un levriero e occhi enormi, frontali e rossastri al riflesso della torcia. La sua caratteristica unica è il patagio, una membrana di pelle estesa che collega il collo, le zampe anteriori, quelle posteriori e la coda, trasformandolo in un vero e proprio aquilone vivente. Il suo pelo ha un trama grigio-verde che imita perfettamente i licheni sulla corteccia degli alberi.
Cosa fare a Khao Sok National Park: tra giungla, laghi e autentiche avventure » https://www.massimobasso.com/articoli/page/3/Cosa fare a Khao Sok National Park: tra giungla, laghi e autentiche avventure » https://www.massimobasso.com/articoli/page/3/

È notturno e arboricolo. Di giorno dorme aggrappato ai tronchi degli alberi come un bradipo, diventando praticamente invisibile grazie al suo mimetismo eccezionale. Di notte si sveglia e plana da un albero all’altro (può coprire distanze di oltre 100 metri in planata!) per mangiare foglie, fiori e frutti. È goffo a terra, quindi non scende quasi mai. E’ presente nel Parco Nazionale di Khao Sok, ma noi lo abbiamo incontrato alle isole Surin e per giunta in pieno giorno… anche qui il fattore “C” è stato fondamentale!

Galeopterus variegatus Galeopiteco variegato Colugo della sonda
Galeopterus variegatus Galeopiteco variegato Colugo della sonda
Cartello esplicativo del Galeopterus variegatus Galeopiteco variegato Colugo della sonda
Cartello esplicativo del Galeopterus variegatus o Galeopiteco variegato o Colugo della sonda

Zibetto delle palme

  • Nome Scientifico: Paradoxurus hermaphroditus (Peter Simon Pallas, 1777)
  • Nome Comune: Civetta delle palme comune (Common palm civet o Asian palm civet)
  • Aspetto: Immaginate un incrocio un po’ goffo tra un gatto domestico e un procione. Ha un corpo lungo e snello, zampe corte e una coda lunga quasi quanto il corpo. Il pelo è grigiastro e ispido, ma la caratteristica inconfondibile è la “maschera” nera sul muso ( come quella dei banditi nei fumetti) oltre alle macchie e a tre file di strisce nere che corrono lungo la schiena.

Abitudini: È un animale incredibilmente adattabile e si trova dalla giungla fitta ai tetti delle case di Bangkok. È onnivoro, ma ha un debole per la frutta matura. È famoso per il Kopi Luwak. La civetta mangia le bacche di caffè, digerisce la polpa ed espelle i chicchi intatti. La digestione dovrebbe migliorare l’aroma del caffè. Purtroppo, questa “prelibatezza” ha creato un mercato nero crudele, specialmente in Indonesia, dove questi animali vengono catturati e tenuti in gabbie minuscole per una produzione intensiva.

Attenzione!!: Bisogna trattarli con rispetto e distanza: sono sospettati come uno dei vettori che ha permesso il salto di specie (spillover) della SARS dai pipistrelli all'uomo.

Cosa fare nei dintorni di Khao Sok National Park

Ci sono un sacco di cose da fare nei dintorni più prossimi e meno vicini. A meno di due ore di auto troverete anche Khao Lak, Koh Kho Khao e Kuraburi (vedete il post di Instagram), dove vi aspettano spiagge solitarie e da dove potete imbarcarvi per isole nel Mar delle Andamane. Dopo la giungla, un po’ di mare non guasta mai.

Parco Nazionale di Sri Phang Nga

Per chi ha ancora energie, il vicino parco di Sri Phang Nga offre altre cascate e sentieri nella foresta. Meno turistico, ma altrettanto affascinante.

Takua Pa Old Town: Un Tuffo nel Passato a due passi dalla Giungla

Se dopo l’immersione nella natura selvaggia di Khao Sok desiderate un cambio di scenario che vi porti indietro nel tempo, una visita a Takua Pa Old Town è l’escursione perfetta. A meno di un’ora di distanza dal villaggio del parco, questa piccola cittadina offre uno scorcio privilegiato sul ricco passato coloniale del sud della Thailandia. Le sue vie sono fiancheggiate da edifici in stile, splendidamente conservati, che raccontano storie di commercio dello stagno e di influenze culturali cinesi e portoghesi.

Le antiche botteghe, grazie ad un attento lavoro di recupero e di valorizzazione, sono state trasformate in locali e caffè di tendenza o in negozietti che valorizzano l’artigianato locale. Esplorate le strade assolate e gli antichi templi cinesi in un’atmosfera unica, lontana dalle folle turistiche.

La domenica, poi, il mercato serale (Sunday Night Market) anima la città con sapori e colori, offrendo un’opportunità unica per assaporare uno scorcio di una Thailandia meno turistica .

Questo posto mi ha affascinato e ne ho parlato nel mio articolo su cosa Vedere Takua Pa, sulle tracce di una Thailandia perduta.

Khao Sok National Park - Thailandia - Mercato serale della domenica a Takua Pa Old Town
Khao Sok National Park – Thailandia – Mercato serale della domenica a Takua Pa Old Town

Le terme di Rommanee Hot Springs

Le Rommanee Hot Springs sono una meta ideale a breve distanza da Khao Sok. Queste sorgenti termali naturali, immerse in un contesto verde e tranquillo, offrono vasche di acqua calda dove immergersi e lasciar sciogliere la stanchezza. L’atmosfera è informale e frequentata soprattutto da locali, il che rende l’esperienza ancora più autentica. Potete alternare il relax nelle piscine termali a una passeggiata nei dintorni, tra piccoli sentieri e vegetazione lussureggiante. Un modo semplice e genuino per prendersi cura di sé e scoprire un volto diverso della Thailandia rurale. Il costo? Intorno ai 100 baht

Il Parco Nazionale delle Isole Surin

Questo arcipelago protetto, raggiungibile in barca dal porto di Kuraburi, offre spiagge bianche, acque cristalline e fondali tra i più ricchi di biodiversità del Mare delle Andamane. Alle Isole Surin lo snorkeling è spettacolare un tripudio di coralli colorati, pesci tropicali e, con un po’ di fortuna, è possibile anche avvistare le balene di passaggio, io le ho viste!

Sulle isole quasi certamente visiterete il villaggio dei Moken, i “nomadi del mare”, per scoprire uno stile di vita tradizionale e profondamente legato all’oceano, ma se vi fermerete alle apparenze, vi sembrerà più una trappola per turisti.

Noi abbiamo dormito in tenda, ma è anche possibile pernottare nei bungalow abbastanza spartani del parco: riceverete in cambio notti indimenticabili sotto le stelle, lontano dal turismo di massa. Le Surin sono il luogo perfetto per chi cerca la natura… per la tranquillità dovrete fermarvi almeno una notte.

Potete prenotare dal vostro albergatore, ma se siete in alta stagione, vi conviene prenotare per tempo online*, perché questa gita è particolarmente richiesta.

Surin Island - Isole Surin - il villaggio Moken
Surin Island – Isole Surin – il villaggio Moken

Il Parco Nazionale delle Isole Similan

Le Isole Similan rappresentano un’alternativa affascinante alle Surin per chi desidera esplorare il mare della Thailandia, anche se sono più distanti da Khao Sok. Le escursioni partono di solito da Phuket o da Khao Lak e ci si imbarca in genere da Thap Lamu Pier vicino a Khao Lak.

Questo arcipelago, offre fondali straordinari: qui si nuota tra enormi massi granitici, coralli variopinti e pesci tropicali. Senza contare che abbiamo visto ben 2 tartarughe marine! Le spiagge delle Similan sono di sabbia bianca e fine, circondate da acqua turchese e foresta lussureggiante. Le isole sono tutelate come parco nazionale e l’accesso è regolamentato per preservarne la bellezza.

Le escursioni in giornata sono un po’ affollate, ma sono ben organizzate e ne vale la pena.

Isole Similan - Similan Islands - vista dal promontorio
Isole Similan – Similan Islands – vista dal promontorio

La finta isola di Koh Kho Khao

Koh Kho Khao è un’isola tranquilla e poco conosciuta, separata dalla costa di Khao Lak unicamente da un canale, perfetta per chi cerca relax e natura lontano dalle folle. Le sue lunghe spiagge dorate, spesso deserte, si affacciano su un mare calmo ideale per passeggiate e tramonti spettacolari. L’isola conserva un’atmosfera autentica, con piccoli villaggi, qualche resort discreto e una natura ancora selvaggia.

Vi consiglio Hapla Beach! Scoprite da soli il perché nel mio reel.

Koh Kho Khao - Hapla Beach al tramonto
Koh Kho Khao – Hapla Beach al tramonto

Khao Lak e le spiagge dorate

Khao Lak è una delle mete balneari più rilassate della Thailandia, famosa per le sue lunghe spiagge dorate che si estendono per chilometri lungo la costa delle Andamane. Le spiagge, come Nang Thong e Bang Niang, sono perfette per passeggiate al tramonto, bagni rigeneranti e sport acquatici. Nei dintorni si trovano piccoli villaggi, mercati locali e resort immersi nella natura.

Surat Thani e l’isola di Koh Samui

Surat Thani è una vivace città del sud della Thailandia, spesso considerata la porta d’accesso alle isole del Golfo, in particolare Koh Samui. Pur essendo una città di passaggio per molti viaggiatori, Surat Thani offre scorci autentici di vita locale, mercati notturni animati e una cucina ricca di sapori tipici. Da qui, partono traghetti regolari che collegano la terraferma a Koh Samui, una delle isole più celebri della Thailandia. Una particolarità interessante è che Surat Thani è raggiungibile con un lungo viaggio in treno da Bangkok, un’esperienza che mi sono ripromesso di provare nel mio prossimo viaggio.

Phuket

Phuket non ha bisogno di presentazioni, la maggior parte dei turisti arriva dall’aeroporto di Phuket e poi approda a Khao Sok, se non arriva da Surat Thani.

Riepilogo delle distanze

DestinazioneDistanza (km)Tempo in autoPorto di imbarco (se necessario)
Parco Nazionale di Sri Phang Nga35 km45 min—
Takua Pa Old Town35 km40 min—
Rommanee Hot Springs25 km30 min—
Isole Surin (Parco Nazionale)110 km1h 40 minKuraburi
Isole Similan (Parco Nazionale)100 km1h 30 minThap Lamu Pier (Khao Lak)
Koh Kho Khao (isola)55 km1hBaan Nam Khem Pier
Khao Lak65 km1h 10 min—
Phuket (città)140 km2h 15 min—
Surat Thani (città/porto)110 km1h 50 minDonsak Pier (per Koh Samui)

Nota:

  • I tempi possono variare in base al traffico e alle condizioni stradali.
  • Per le isole, considera almeno 1 ora aggiuntiva per l’imbarco e il trasferimento in barca.

Dove Mangiare a Khao sok

Dopo una giornata di trekking o di avventure sul fiume, trovare il posto giusto dove mangiare a Khao Sok è parte dell’esperienza, ma non è fra le attività più impegnative. Ci sono talmente tanti locali, fra i quali scegliere, che l’unico problema è quello di decidere.

Tra i ristoranti più particolari vi segnalo il Thanyawana Nature Experience, un locale immerso nella natura che offre piatti della tradizione thailandese preparati con icura, a prezzi tutto sommato contenuti. Il menù propone curry profumati, zuppe speziate e piatti vegetariani, il tutto servito in un ambiente tranquillo con vista sul lago e sul giardino circostante.

THANYAWANA Nature Experience - Un ottimo Ristorante con vista sul lago - riservato e con un'atmosfera rilassante
THANYAWANA Nature Experience

L’accesso è dalla strada principale e se non avete voglia di camminare, verranno a prendervi con una macchina elettrica che vi trasporterà in tutta comodità, una vera coccola se fa caldo.

THANYAWANA Nature Experience - Un ottimo Ristorante con vista sul lago - riservato e con un'atmosfera rilassante
THANYAWANA Nature Experience – Un ottimo Ristorante con vista sul lago – riservato e con un’atmosfera rilassante

Un’altra ottima scelta è il Khao Sok Eagle & Bar Restaurant, che mi è piaciuto per la sua atmosfera conviviale e la varietà di piatti locali ben cucinati. Qui si può gustare un ottimo pad khrapao, e anche degli ottimi cocktail, ma anche piatti occidentali per chi non può fare a meno dei sapori di casa.

Il personale è cordiale, c’è della buona musica e a volte vengono organizzate serate con musica dal vivo, perfette se volete socializzare con altri viaggiatori.

Entrambi i ristoranti sono ideali per rilassarsi dopo una giornata intensa e assaporare la vera ospitalità thailandese, ma ce ne sono per tutti i gusti.

Khao Sok Eagle & Bar Restaurant
Khao Sok Eagle & Bar Restaurant, il mio preferito, musica e buon cibo.

Un buon posto per prendersi un caffè è adiacente al Monkey Bar. Appena costruito è già un must e potete trovare un autentico caffé fatto con la Moka italiana. Non lo troverete su Goggle Maps, a meno di un prossimo aggiornamento.

Khao Sok National Park - Thailandia - Monkey bar
Khao Sok National Park – Thailandia – Monkey bar

Dove dormire a Khao Sok National Park

Guesthouse, bungalows e case galleggianti

Le sistemazioni vanno dalle guesthouse economiche nel villaggio di Khao Sok alle famose case galleggianti sul lago. Dormire sull’acqua è un’esperienza unica, ma anche una notte nella giungla, con i suoni della natura come colonna sonora, ha il suo fascino.

Khao Sok National Park - Thailandia - I bungalow sul lago Cheow Lan
Khao Sok National Park – Thailandia – I bungalow galleggianti sul lago Cheow Lan

Io ho dormito al Khao Sok River & Jungle Resort, un piccolo villaggio di case di legno proprio a ridosso del fiume. La posizione è centralissima e comoda a tutto.

Khao Sok National Park - Thailandia - Khao Sok River & Jungle Resort
Khao Sok National Park – Thailandia – Khao Sok River & Jungle Resort

I bungalow sono semplici e puliti, spartani, ma accoglienti, interamente in legno e in uno stile che si addice al luogo. La colazione buona ed abbondante ed il personale gentile. Ci ritornerei!

Khao Sok National Park - Thailandia - Khao Sok River & Jungle Resort - la camera
Khao Sok National Park – Thailandia – Khao Sok River & Jungle Resort – la camera

Avevamo preso in considerazione anche il Tree Top River Houses all’interno del parco. Lo abbiamo visitato e la struttura ci è sembrata un po’ datata, ma carina e pulita e il personale disponibile. Certo essere all’interno del parco è un vantaggio e credo che la sera ci sia la possibilità di avvistare qualche animale in più. Ma non c’era posto…

Khao Sok National Park - Tree Top River Houses
Tree Top River Houses

Un altro bel posto per alloggiare è il Thanyawana Nature Experience, la struttura che ospita l’omonimo ristorante (vedi più in alto nella pagina). Decisamente di un livello superiore!

Prenotate in anticipo, soprattutto in alta stagione.

Consigli pratici (senza voler essere un guru)

  • Portate abiti leggeri, ma coprenti (ci sono le zanzare tourist-friendly, ricordiamolo, anche se non così fastidiose)
  • Scarpe da trekking leggere
  • Repellente per insetti e torcia frontale
  • Un po’ di valuta locale, sempre utile nei mercati e per qualche acquisto fuori programma

Conclusione: Khao Sok National Park, un viaggio fuori dal comune

Se cercate un’esperienza alternativa alla solita Thailandia proposta dai tour operator, Khao Sok National Park è la risposta. Qui la natura è protagonista e ogni giorno è diverso dal precedente. Non servono filtri Instagram: basta aprire gli occhi e lasciarsi sorprendere.

Thailandia

Paesaggi, mare, città, montagne, persone, storia, tradizioni e spiritualità: la Thailandia offre tutto questo e molto di più. Il Paese del Sorriso accoglie i visitatori con un calore ed una gentilezza unica che vi conquisterà fin dal primo giorno.

Dal 1 maggio 2025 la Thailandia adotta il sistema digitale di registrazione prima dell’arrivo nel paese: il TDAC – Thailand Digital Arrival Card, obbligatorio per tutti i viaggiatori. Scopri cos’è e come compilarlo.

Partiamo dalla capitale: Bangkok è una città che da sola potrebbe valere il viaggio. Scopritene le meraviglie e le gemme nascoste con la mia guida Bangkok anche in PDF: cosa fare in uno, due o più giorni con itinerario.

heymondo 10 lungo

Dirigiti a Nord a scopri la magnifica Ayutthaya ed il suo parco storico a solo un’ora di viaggio da Bangkok. Se hai tempo procedi verso Sukhothai, la culla della civiltà Thai e la sua gemella Si Satchanalai. Fermati alla tranquilla Lampang prima di proseguire verso lo storico Regno di Lanna: Chiang Mai e Chiang Rai ti aspettano con la loro cultura vibrante ed i movimentati mercati

Impara le frasi essenziali in Thailandese per ordinare al ristorante e contrattare come un local nei mercatini con questo Frasario della Lonely Planet*, semplice ed efficace
Scarica la Guida Gratuita di Bangkok in PDF

Immergetevi nelle ricche culture di questo incredibile paese mentre scoprite le sue storie affascinanti, le città vibranti, i paesaggi mozzafiato e il cibo delizioso.

Prima di partire controllate il bagaglio: date un’occhiata a cosa mettere in valigia: la lista da stampare per il viaggio perfetto. Potete anche stamparla e compilarla offline! E non dimenticate un buon libro, scegliendo fra quelli consigliati nel mio articolo 10 libri per un viaggio in Vietnam, Laos e Cambogia.

Organizziamo il tuo prossimo viaggio in Thailandia

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  • Ayutthaya: come arrivarci e cosa vedere – Ultima Modifica 24/01/2026
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  • Albero Genealogico del Regno di Lanna – Ultima Modifica 24/01/2026
Pubblicato: 08/01/2026
Personalizzare le tabelle di WordPress per Soledad di Penci Design - Illustrazione in stile Kung Fu Panda 3

Guida: Personalizzare le Tabelle in WordPress

di Max Pubblicato: 06/01/2026
Apri un blog Scritto da Max

Specifico per il Tema Soledad di Penci Design

Il tema Soledad di Penci Design* è una scelta popolare per i blogger e creatori di contenuti, grazie alla sua flessibilità e design moderno. Personalizzare le tabelle per mantenerle coerenti con lo stile del tuo sito è un aspetto importante per migliorare l’esperienza utente e l’estetica complessiva.

ATTENZIONE: le indicazioni presenti negli articoli sono fornite gratuitamente a scopo divulgativo e potrebbero essere non aggiornate o incomplete. Prima di acquistare, di prenotare o di partire, consultate sempre i siti ufficiali. Alcuni link in questo articolo sono link di affiliazione (anche i link ad Amazon*). Gli articoli aggiornati o pubblicati a partire da febbraio 2024 riportano un asterisco* accanto ai link di affiliazione.

Metodo 1: Utilizzo del Customizer di WordPress

Passaggi Base
  1. Accedi al Customizer di Soledad di Penci Design*
    1. Vai a Aspetto > Personalizza nella dashboard di WordPress
    1. Oppure clicca su “Personalizza” nella barra di amministrazione superiore
  2. Naviga alle Impostazioni di Soledad
    1. Cerca la sezione “Colori” o “Stile Globale”
    1. Penci Design fornisce opzioni per personalizzare i colori principali
    1. Modifica i colori primari, secondari e di sfondo che influiranno anche sulle tabelle
  3. CSS Aggiuntivo
    1. Vai a Aspetto > CSS Personalizzato
    1. Aggiungi regole CSS specifiche per le tabelle (vedi sezione CSS sottostante)
Personalizzare le tabelle di WordPress per Soledad di Penci Design - Illustrazione in stile Kung Fu Panda 3
Personalizzare le tabelle di WordPress per Soledad di Penci Design – Illustrazione in stile Anime

Metodo 2: Modifica CSS Personalizzato

CSS Base per Tabelle Soledad di Penci Design*

Accedi a Aspetto > CSS Personalizzato e aggiungi il seguente codice:

/* Stile tabelle generale */
table {
width: 100%;
border-collapse: collapse;
margin: 20px 0;
font-family: inherit;
}

/* Header tabella 

/table thead {background-color: #2c3e50; / Colore personalizzabile */
color: #ffffff;
}

table thead th {
padding: 12px 15px;
text-align: left;
font-weight: 600;
border-bottom: 2px solid #029292;
}

/* Celle corpo tabella */
table tbody td {
padding: 10px 15px;
border-bottom: 1px solid #e0e0e0;
}

/* Righe alternate per miglior leggibilità */
table tbody tr:nth-child(odd) {
background-color: #f9f9f9;
}

table tbody tr:nth-child(even) {
background-color: #ffffff;
}

/* Effetto hover sulle righe */
table tbody tr:hover {
background-color: #f0f0f0;
transition: background-color 0.3s ease;
}

/* Responsivo su dispositivi mobili */
@media (max-width: 768px) {
table {
font-size: 14px;
}

table thead th,
table tbody td {
padding: 8px 10px;
}
}

Guida: Personalizzare le Tabelle in WordPress » https://www.massimobasso.com/articoli/page/3/Guida: Personalizzare le Tabelle in WordPress » https://www.massimobasso.com/articoli/page/3/

CSS Avanzato per Stili Moderni

Personalizzare le tabelle di WordPress per Soledad di Penci Design - Illustrazione in stile Kung Fu Panda 3
Personalizzare le tabelle di WordPress per Soledad di Penci Design – Illustrazione in stile Anime

Per un look più contemporaneo e coerente con Soledad:

/* Tabelle con bordi arrotondati */
table {
border-radius: 8px;
overflow: hidden;
box-shadow: 0 2px 8px rgba(0, 0, 0, 0.1);
}

/* Intestazioni con gradiente */
table thead {
background: linear-gradient(135deg, #667eea 0%, #764ba2 100%);
color: #ffffff;
}

/* Celle con spaziatura migliore */
table thead th,
table tbody td {
padding: 15px 20px;
}

/* Righe con effetto sfumato */
table tbody tr:nth-child(odd) {
background-color: rgba(2, 146, 146, 0.05);
}

/* Animazione al passaggio del mouse */
table tbody tr {
transition: all 0.3s ease;
}

table tbody tr:hover {
background-color: rgba(102, 126, 234, 0.1);
transform: scale(1.01);
box-shadow: inset 0 0 10px rgba(102, 126, 234, 0.1);
}

Metodo 3: Utilizzo di Plugin

Plugin Consigliati per Tabelle

  1. TablePress
    1. Plugin dedicato alla creazione e gestione di tabelle
    1. Compatibile con Soledad
    1. Offre template predefiniti personalizzabili
    1. Installazione: Vai a Estensioni > Aggiungi e cerca “TablePress”
  2. Ultimate Tables
    1. Creazione tabelle responsive
    1. Opzioni di styling integrate
    1. Supporto per colore personalizzato
  3. Data Tables Generator by Supsystic
    1. Interfaccia drag-and-drop
    1. Esportazione/importazione
    1. Stili predefiniti
f**k

Metodo 4: Modifica tramite Editor a Blocchi (Gutenberg)

Se utilizzi l’editor Gutenberg:

  1. Aggiungi un blocco Tabella
  2. Crea la tua tabella
  3. Nel pannello a destra, personalizza:
    1. Numero di colonne e righe
    1. Colore di sfondo
    1. Allineamento del testo
    1. Bordi

Colori Consigliati per Soledad di Penci Design*

Il tema Soledad utilizza tipicamente una palette moderna. Ecco colori complementari:

ElementoColore HEXUtilizzo
Intestazione#2c3e50Background header tabella
Accento Primario#667eeaHover effects, bordi
Testo Primario#333333Testo principale
Sfondo Leggero#f9f9f9Righe alternate
Bordo Sottile#e0e0e0Divisori celle
Accento Secondario#764ba2Decorazioni aggiuntive

Best Practice per Tabelle in WordPress

Personalizzare le tabelle di WordPress per Soledad di Penci Design - Illustrazione in stile Anime
Personalizzare le tabelle di WordPress per Soledad di Penci Design – Illustrazione in stile Anime

1. Accessibilità

  • Sempre utilizza <thead> per le intestazioni
  • Assicurati sufficiente contrasto tra testo e sfondo
  • Aggiungi scope=”col” agli header per i screen reader

2. Responsività

  • Usa media queries per device piccoli
  • Considera tabelle scroll orizzontale su mobile
  • Mantieni font leggibile (min 12px su mobile)

3. Performance

  • Evita tabelle troppo complesse
  • Carica CSS personalizzato solo quando necessario
  • Usa cache per ridurre tempo caricamento

4. UX

  • Limita il numero di colonne per leggibilità
  • Usa colori per evidenziare dati importanti
  • Mantieni spaziatura coerente
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Soluzione Rapida: CSS Minimalista per Soledad di Penci Design*

Se desideri un cambiamento rapido senza complicazioni:

/* Copia questo nel pannello CSS Personalizzato */
table {
margin: 20px 0;
border-collapse: collapse;
width: 100%;
}

table thead {
background: #2c3e50;
color: white;
}

table th, table td {
padding: 12px;
text-align: left;
border-bottom: 1px solid #ddd;
}

table tbody tr:hover {
background: #f5f5f5;
}

Risoluzione Problemi Comuni

Le tabelle non cambiano colore

  • Verifica che il CSS sia aggiunto correttamente in Aspetto > CSS Personalizzato
  • Svuota la cache del browser (Ctrl+Shift+Canc)
  • Controlla se un plugin cache è attivo

Tabelle non responsive

  • Aggiungi max-width: 100% alla regola table {}
  • Verifica che il tema Soledad abbia supporto responsive (dovrebbe averlo)

Conflitti con plugin

  • Disattiva plugin uno alla volta per identificare conflitti
  • Usa specificity più alta nel CSS personalizzato
banner appsumo

La mia soluzione:

Ecco il codice, i controlli per il blocco di Gutemberg:

/* Tabelle di Wordpress */

/* Tabelle con bordi arrotondati */
table {
  border-color: #029292;
  border-radius: 8px;
  overflow: hidden;
}

/* Tabelle con intestazione verde */
table thead {background-color: #029292;
color: #ffffff;
}
table thead th {
padding: 12px 15px;
text-align: left;
font-weight: 600;
border-bottom: 4px solid #ff8b1f;
}

/* Tabella Righe con effetto sfumato */
table tbody tr:nth-child(odd) {
background-color: rgba(2, 146, 146, 0.05);
}
il blocco di Gutemberg per la tabella di WordPress
Come impostare il blocco di Gutemberg per la tabella di WordPress

Ecco come si presenta:

Viaggio ControManoProvaNumeri
dato 111
dato 222
dato 333

Conclusione

Personalizzare le tabelle in WordPress con Soledad di Penci Design* è semplice grazie alle opzioni di CSS personalizzato disponibili. Scegli l’approccio che meglio si adatta alle tue esigenze: dal CSS manuale per massimo controllo, ai plugin per facilità di gestione. Ricorda sempre di testare su dispositivi diversi per assicurare una buona esperienza utente.

Riferimenti e Risorse

  • Documentazione Penci Design
  • WordPress CSS Personalizzato
  • TablePress Plugin
  • MDN: Elemento HTML Table

Scopri cosa puoi fare

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Arrivederci presto!

Pubblicato: 06/01/2026
la mia Borsa fotografica

Cosa c’è nella mia borsa fotografica da viaggio

di Max Pubblicato: 28/12/2025
Divagazioni Scritto da Max

Spesso gli amici mi chiedono cosa porto nella mia borsa fotografica quando parto per un viaggio.

In questo articolo cercherò di raccontarvi cosa mi porto dietro, se non si tratta di una breve escursione nei boschi dietro casa.

Proverò ad elencare non solo la lista dei miei strumenti, ma anche il perché delle mie scelte, i pro e i contro di ogni oggetto e qualche consiglio pratico per chi vuole organizzare al meglio il proprio kit, basandomi su una più che ventennale esperienza di viaggi fotografici.

ATTENZIONE: le indicazioni presenti negli articoli sono fornite gratuitamente a scopo divulgativo e potrebbero essere non aggiornate o incomplete. Prima di acquistare, di prenotare o di partire, consultate sempre i siti ufficiali. Alcuni link in questo articolo sono link di affiliazione (anche i link ad Amazon*). Gli articoli aggiornati o pubblicati a partire da febbraio 2024 riportano un asterisco* accanto ai link di affiliazione.

La filosofia dietro la scelta dell’attrezzatura

Prima di passare all’elenco degli oggetti, vi racconto brevemente la mia filosofia: meno è meglio, ma senza rinunciare alla versatilità. Ho imparato, spesso a mie spese (delle mie spalle e del mio portafogli), che portarsi dietro troppa attrezzatura significa spesso usarne solo una parte e rischiare di perdere spontaneità e creatività. Per questo, negli anni, ho selezionato con attenzione ogni elemento da infilare nella mia borsa fotografica, puntando su qualità, compattezza e affidabilità.

La fotocamera: Sony A7C II, la compagna di ogni viaggio

Perché una mirrorless full-frame?

La Sony A7C II* è il cuore del mio sistema. Ho scelto questa fotocamera per diversi motivi:

  • Compattezza: rispetto alle classiche reflex full-frame, la A7C II è incredibilmente compatta e leggera, ma senza sacrificare qualità d’immagine. Ha una dotazione di tasti personalizzabili abbastanza completa da non far rimpiangere un corpo più grande.
  • Versatilità: perfetta sia per fotografia di viaggio che per ritratti, paesaggi, street e anche video. Il nuovo sistema di riconoscimento, seppure un po’ complicato, garantisce un autofocus accurato e veloce.
  • Qualità d’immagine: il sensore full-frame garantisce una gamma dinamica eccellente, ottime prestazioni in condizioni di scarsa luce e una profondità di campo che permette di giocare con la creatività. Inoltre i 33 mpx permettono di ritagliare comodamente parte delle immagini se volete escludere qualche elemento indesiderato o cambiare il formato finale della fotografia.
  • Autofocus: rapido e preciso, anche in condizioni difficili.
  • Batteria: le batterie durano abbastanza per una intera giornata di fotografie (se non usate troppo lo schermo posteriore), per sicurezza spesso mi porto una batteria aggiuntiva
la mia macchina fotografica sony A7C II
la mia macchina fotografica sony A7C II

Questa macchina mi permette di mantenere leggera la mia borsa fotografica e di viaggiare senza rinunciare a nulla in termini di prestazioni. La possibilità di usare ottiche intercambiabili amplia enormemente le possibilità creative.

Ho abbinato una piastra grip Smallrig* per protezione e poter comodamente agganciare la macchina al cavalletto, oltre che per una migliore presa.

piastra per A7C II
Smallrig – piastra per A7C II

Gli obiettivi: tra grandangolo e tele, senza esagerare

Sony 24mm f/1.4 GM: il grandangolo luminoso

Un obiettivo che non manca mai nella mia borsa fotografica è il Sony 24mm f/1.4 GM. Ecco perché lo considero indispensabile:

  • Ampio angolo di campo: perfetto per paesaggi, street photography e reportage. Permette di catturare l’ambiente circostante, inserendo il soggetto in un contesto.
  • Apertura f/1.4: ideale per scattare anche in condizioni di poca luce, per creare effetti di sfocato e per lavorare di notte o all’alba senza dover ricorrere a ISO troppo elevati.
  • Qualità costruttiva: robusto, ma leggero. La serie GM di Sony è una garanzia di qualità ottica.
  • Leggerezza: pur essendo un obiettivo con un’apertura focale molto ampia ha un peso estremamente contenuto.

Lo uso anche per fotografie di animali in ambienti ampi, per raccontare la relazione tra fauna e habitat, e ovviamente per le foto di viaggio in cui il contesto è fondamentale. L’alternativa più economica e leggera che avevo preso in considerazione era il 24mm F/2.8 G*, che costa la metà ed è ugualmente valido, ma l’effetto di sfocatura dello sfondo che si può ottenere con la versione GM non è comparabile.

Tamron 70-180mm f/2.8 V III: il teleobiettivo versatile

Non porto quasi mai con me più di due obiettivi, e il mio secondo “must have” è il Tamron 70-180mm f/2.8 VXD III*. Le ragioni di questa scelta sono molteplici:

  • Peso e dimensioni: rispetto ad altri teleobiettivi f/2.8, questo Tamron è molto più leggero e compatto, perfetto per chi viaggia. In passato ho avuto anche il Sony 70/200 F/2.8 GM* e devo dire che un po’ di differenza si vede. Spesso però l’obiettivo rimaneva a casa a causa del peso elevato (810g il Tamron – 1480g il Sony) e del’ingombro. Ora il Tamron è quasi sempre con me e entra con facilità anche nella mia sling bag Rogue 9L di Wandrd*.
  • Apertura costante f/2.8: garantisce ottime prestazioni anche in condizioni di luce difficile e permette di isolare il soggetto con uno sfocato molto piacevole.
  • Escursione focale: copre una gamma molto utile per ritratti, dettagli, animali e anche paesaggi compressi.
  • Prezzo contenuto.

Questo obiettivo mi permette di avvicinarmi ai soggetti senza disturbarli, fondamentale per la fotografia naturalistica e di viaggio. La qualità d’immagine, pur non essendo quella di una lente GM, è sorprendentemente, in relazione al prezzo e al peso. Io ho la versione non stabilizzata, ma ne esiste una versione nuova con stabilizzatore, del quale non ho mai sentito la mancanza.

Cosa porto nella mia borsa A7C II con Tamron 70_180 f_2.8
Nella mia borsa fotografica: Sony A7C II con Tamron 70_180 f_2.8

Sony 200-600mm: il super tele che non ho

Questo obiettivo è nella mia lista dei desideri. Non l’ho comprato per il motivo che spiegavo in apertura, per mantenere il la mia borsa fotografica leggera e versatile. Al momento non ho viaggi esclusivamente naturalistici in programma, ma se ne dovessi fare uno probabilmente sarei tentato di comprarlo.

Infatti, tralasciando ottiche professionali, quando si parla di fotografia naturalistica o di viaggi in cui gli animali sono i protagonisti, il Sony 200-600mm f/5.6-6.3 G OSS* diventa rapidamente uno degli obiettivi imprescindibili nello zaino. Ecco perché:

  • Escursione focale eccezionale: la gamma 200-600mm permette di avvicinarsi davvero tanto ai soggetti, anche quando sono distanti o difficili da raggiungere. È l’ideale per la fotografia di fauna selvatica, birdwatching, eventi sportivi o per quei dettagli che solo un super tele può regalare.
  • Qualità d’immagine: nonostante la lunga focale, la resa è sempre molto buona, con immagini nitide e colori naturali. Il sistema di stabilizzazione OSS integrato aiuta a ottenere scatti nitidi anche a mano libera, fondamentale quando si viaggia leggeri o ci si trova in movimento.
  • Autofocus rapido e silenzioso: il motore AF è veloce e preciso, perfetto per catturare animali in movimento, uccelli in volo o scene d’azione senza perdere il momento.
  • Gestione del peso e dell’ingombro: pur essendo un super teleobiettivo, il Sony 200-600mm è ben bilanciato e, grazie al design interno dello zoom (la lunghezza non cambia durante la variazione di focale), risulta più comodo da utilizzare anche per sessioni prolungate. Il peso (circa 2,1 kg) è sicuramente importante, ma resta gestibile per chi è abituato a viaggiare con attrezzatura fotografica.
  • Versatilità: grazie alla compatibilità con i moltiplicatori di focale Sony 1.4x e 2x, si può spingere ancora oltre la portata, arrivando fino a 840mm o addirittura 1200mm, mantenendo una buona qualità d’immagine.
  • Rapporto qualità-prezzo: rispetto ad altri super tele della stessa categoria, il Sony 200-600mm offre prestazioni di alto livello a un prezzo tutto sommato accessibile, soprattutto considerando la flessibilità e la qualità che offre.

Questo obiettivo permette di documentare animali e dettagli a distanza senza disturbarli, una caratteristica fondamentale per chi ama la fotografia naturalistica e di viaggio.

La mia borsa fotografica e il mio zaino: organizzazione e protezione

Wandrd Roam 9L: la mia borsa fotografica a tracolla per le uscite leggere

Quando non ho bisogno di portare tutto, utilizzo la Wandrd Rogue 9L*, una borsa a tracolla compatta ma capiente. I motivi per cui la preferisco:

  • Organizzazione: numerosi scomparti per fotocamera, obiettivi, batterie, documenti, chiavi e accessori.
  • Comfort: la tracolla è ben imbottita e la borsa si porta comodamente anche per molte ore, con un sistema di fissaggio sulla schiena se vi capita di usare moto o biciclette.
  • Protezione: materiali resistenti e ben imbottiti, per proteggere l’attrezzatura anche in condizioni non ideali.
  • Impermeabile: provata in condizioni piovose e umide, ha un’ottima protezione.

La uso soprattutto per le escursioni giornaliere o quando voglio essere leggero e discreto, ad esempio in città o durante eventi.

Cosa c’è nella mia borsa fotografica da viaggio » https://www.massimobasso.com/articoli/page/3/

Wandrd Prvke V3: lo zaino per i viaggi lunghi

Per i viaggi più impegnativi, dove serve portare anche vestiti, computer e altri accessori, scelgo il Wandrd Prvke*, del quale ho una versione da 21L III serie, blu (vedi qui la mia recensione). Questo zaino è diventato uno standard tra i fotografi di viaggio, e per buone ragioni:

  • Capienza modulare: permette di organizzare lo spazio a seconda delle esigenze, con scomparti dedicati per la fotocamera e accessori.
  • Accesso rapido: grazie alle aperture laterali e superiori, posso prendere la fotocamera senza dover svuotare tutto lo zaino.
  • Resistenza: materiali impermeabili e robusti, perfetti per affrontare ogni clima.
  • Impermeabile: provato in condizioni piovose e umide, ha un’ottima protezione.
  • Comfort: spallacci ergonomici e schienale traspirante, fondamentali per chi cammina molte ore.

All’interno dello zaino organizzo non solo la fotocamera e gli obiettivi, ma anche il drone, il treppiede, batterie, cavi e tutto quello che può servire durante un viaggio di più giorni.

La mia borsa fotografica: lo Zaino Wandrd Prvke 21 Litri - Vista dell'interno
Wandrd Prvke 21 Litri – Vista dell’interno

Il treppiede: stabilità in ogni situazione

Gitzo GT0545T: leggero, compatto, affidabile

Il treppiede è uno degli accessori più discussi tra i fotografi di viaggio: ingombrante, spesso pesante, ma in certe situazioni insostituibile. Dopo averne provati tanti, sono approdato al Gitzo GT0545T*:

  • Peso piuma: realizzato in fibra di carbonio, pesa meno di un chilo, ma regge bene anche una full-frame con teleobiettivo.
  • Compattezza: chiuso occupa pochissimo spazio, entra facilmente nello zaino o si aggancia all’esterno.
  • Stabilità: nonostante la leggerezza, è molto stabile anche su terreni irregolari.
  • Velocità d’uso: le chiusure a rotazione sono rapide e sicure.

Lo uso per fotografie notturne, paesaggi con lunghe esposizioni, autoritratti e, in generale, ogni volta che la luce scarseggia o serve la massima nitidezza. Spesso viene a spasso con me nella mia borsa fotografica senza lavorare… ma gli voglio bene.

Batterie, caricabatterie e cavetteria: energia sempre a portata di mano

Due batterie originali Sony

Viaggiare con una sola batteria è sempre un rischio, soprattutto se si fotografa molto o si girano video (non è il mio caso, li faccio con il cellulare). Porto sempre con me almeno due batterie originali Sony*:

  • Affidabilità: le batterie originali durano di più e sono più sicure rispetto a molte alternative compatibili.
  • Backup: poter cambiare batteria in pochi secondi permette di non perdere mai uno scatto importante.

Powerbank

Ormai è diventato un accessorio indispensabile nella mia borsa fotografica. Uso il Powerbank anche per ricaricare le batterie in caso di emergenza, quindi ne ho uno ad alta capacità, ma conforme agli standard internazionali per il trasporto aereo. I limiti per i powerbank sugli aerei sono espressi in Wh e dipendono dalla tensione, che normalmente è 3,7 V. In generale si possono portare powerbank fino a circa 27.000 mAh (100 Wh) senza restrizioni nel bagaglio a mano, ma per sicurezza, scegliete modelli sotto 20.000 mAh (74 Wh), che sono accettati ovunque. Se dovete volare controllate comunque il sito della compagnia. Io ne uso uno della Charmast*, ce l’ho da qualche anno e funziona bene.

Caricabatterie e cavi vari

Nella borsa non mancano mai:

  • Caricabatterie doppio: per ricaricare due batterie contemporaneamente, magari durante la notte in hotel. Io ne uso un caricabatterie USB generico*, ma affidabile, con doppio ingresso USB Mini e USB-C
  • Cavi USB-C e micro-USB: per collegare la fotocamera, il drone o altri dispositivi a powerbank o prese di corrente.
  • Adattatori universali: indispensabili quando si viaggia all’estero. Sceglietene uno come quelli della Tessan, affidabili e con uscite USB per ricarica*

Un consiglio: scegliete cavi di qualità e teneteli sempre ordinati con fascette o piccoli organizer, per evitare grovigli e perdite di tempo.

Cosa porto nella mia borsa - caricabatterie Patona
Nella mia borsa fotografica: Caricabatterie Patona

Accessori vari: piccoli oggetti, grande utilità

Stampante fotografica

Stampante fotografica portatile Kodak P210R* – (KODAK Mini 2 Retro 4PASS). La porto perché mi capita spesso di visitare luoghi dove non ritornerò e dove incontro persone alle quali chiedo di poter scattare una fotografia. In cambio, a volte lascio loro una copia della fotografia scattata, come ringraziamento ed ho riscontrato che questo è molto apprezzato.

Ecco perché l’ho scelta (vedi qui la mia recensione):

  • Portabilità: Compatta, leggera e con un irresistibile tocco retrò, si infila facilmente in qualsiasi borsa, pronta per ogni avventura.
  • Stampe di Qualità (4PASS): Non solo istantanee, ma vere e proprie foto resistenti all’acqua, alle impronte e con colori vividi che durano nel tempo, grazie alla tecnologia 4PASS.
  • Convenienza: Il costo delle stampe è molto contenuto rispetto ai principali concorrenti (60 stampe circa 20 euro* su Amazon*)
  • Semplicità d’Uso: Connessione Bluetooth immediata allo smartphone per stampare le tue foto preferite in pochi secondi, ovunque tu sia.
  • Il Piacere di Condividere: Perfetta per i viaggi o semplicemente per avere una copia fisica dei tuoi scatti più cari, trasformando i pixel in ricordi concreti e condivisibili.

È più di una stampante: è un piccolo strumento per celebrare e rivivere le emozioni, un ricordo tangibile in un mondo sempre più effimero.

la mia borsa fotografica - la stampante fotografica
La stampante fotografica Kodak P210R

Mini treppiede per smartphone

Nel mondo dei social e dei video brevi, spesso capita di voler girare qualche clip con il cellulare. Un piccolo treppiede per smartphone trova sempre posto nella mia borsa:

  • Compattezza: occupa pochissimo spazio e pesa meno di 100 grammi.
  • Versatilità: utile per time-lapse, video, selfie di gruppo o per appoggiare il telefono su superfici irregolari.
  • Stabilità: molti modelli hanno gambe flessibili che si adattano a ogni situazione.
la mia borsa fotografica - selfie stick
Bastone Selfie e treppiede

Drone DJI Neo: la prospettiva che cambia tutto

Negli ultimi anni il drone è diventato un alleato prezioso per chi vuole raccontare i luoghi da un punto di vista nuovo. Ho scelto il DJI Neo* per vari motivi:

  • Compattezza: si inserisce in una custodia di plastica (che si compra a parte), pesa poco (150g) e occupa pochissimo spazio. Perfetto per lo zaino da viaggio. Non necessita di telecomando, oppure potete utilizzare lo smartphone.
  • Facilità d’uso: semplice da pilotare anche per chi non ha dimestichezza con il drone.
  • Economico (la versione 1, quella che ho io, costa poco più di 100 euro)
Cosa porto nella mia borsa - Drone DJI Neo
Nella mia borsa fotografica; Il mio Drone DJI Neo

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Se vuoi sapere quali sono le mie scelte curiosa nella mia borsa fotografica.

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Questa sezione è dedicata ai consigli, maturati sulla base delle mie esperienze in viaggio, alle recensioni di prodotti che ho testato o a consigli su argomenti che mi appassionano, come i viaggi (ovviamente), le lingue, la corsa e altro..

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Pubblicato: 28/12/2025
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