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Articoli Recenti

Ganesha il dio dalla testa di Elefante

Ganesha il Dio dalla Testa di Elefante

di Max Pubblicato: 24/03/2020
India Scritto da Max

Ganesha il Dio dalla Testa di Elefante, Signore del buon auspicio

Ganesha (o Ganesh) con la sua testa di elefante è una delle divinità più popolari in India e, se posso esprimere un parere da profano, è quella che si presenta in maniera più simpatica.

Ganesha è il figlio di Shiva e Parvati e viene raffigurato con una testa di elefante provvista di una sola zanna, ventre pronunciato e quattro braccia, mentre cavalca o si accompagna ad un topo.

Sinteticamente si può dire che la gente gli si rivolge chiedendo successo e intelligenza, per questo il suo appellativo è anche Vighneshvara o Vighnahartaa, il Signore e distruttore degli ostacoli.

Ci si rivolge a Lui prima di incominciare un’impresa, ma è anche il protettore dell’istruzione, della conoscenza e della saggezza, divinità della letteratura e delle arti figurative.

Il culto di Ganesha è molto diffuso, anche al di fuori dell’India; i devoti di Ganesha si chiamano ganapatya.

Leggi anche questi articoli: La sacra Trimurti, introduzione e cenni su Brahma, Shiva il Distruttore, il Benevolo, lo Yogi e altre storie, Vishnu ed i suoi Avatara, l’importanza del conservatore

ATTENZIONE: le indicazioni presenti negli articoli sono fornite gratuitamente a scopo divulgativo e potrebbero essere non aggiornate o incomplete. Prima di acquistare, di prenotare o di partire, consultate sempre i siti ufficiali. Alcuni link in questo articolo sono link di affiliazione (anche i link ad Amazon*). Gli articoli aggiornati o pubblicati a partire da febbraio 2024 riportano un asterisco* accanto ai link di affiliazione.

Indice dell'articolo (clic per aprire)

  • Ganesha il Dio dalla Testa di Elefante, Signore del buon auspicio
  • I molti nomi di Ganesha
  • Il Signore del Buon Auspicio
  • Origini mitologiche della figura di Ganesha
    • Un aneddoto sull’origine della figura di Ganesha
  • Il rapporto con le figure femminili
    • Nella tradizione dell’India Meridionale
    • Nella tradizione dell’India Settentrionale
  • Un altro aneddoto sulla vita di Ganesha
  • Ganesha e Gajasura
    • Vishnu va in aiuto a Shiva
  • Rappresentazione di Ganesha con la testa di elefante e allegoria
    • Ganesha e Akhu
  •  Un aneddoto sulla zanna spezzata di Ganesha
  • L’appetito di Ganesha
    • Ganesha senza fondo
  • Il Signore la cui forma è OM
    • Origine:
  • I Festival ed il culto di Ganesha
  • Le murti e la funzione simbolica
  • Conclusione
  • Libri e guide per un viaggio in India
  • Proposte di viaggio in India
  • Per saperne di più sull’India
    • Cultura
    • Antiche Religioni
    • Tradizioni Tribali

I molti nomi di Ganesha

Anche per Ganesha, come per altre divinità Induiste, è utile conoscere i nomi con i quali i fedeli gli si rivolgono, perché questi possono dare un’idea delle molte sfaccettature della personalità e delle qualità che gli sono attribuite. Il Ganesha Sahasranama ne riporta 108.

Fra questi appunto Ganesha che significa letteralmente Signore (Isha) dei Gana (che significa moltitudine), in pratica Signore di tutti gli esseri. Il primo compito di Ganesha è sicuramente quello attribuitogli dal padre ovvero Ganapathi, Conduttore delle schiere celesti, ma ci sono altri nomi riflettono le sue attribuzioni. Omkaresha/Omkareshvara o Signore la cui forma è Oṃ, Vighneshvara o Signore degli ostacoli e ancora Vinashaka, o Colui che rimuove/Distruttore degli ostacoli, Ekadanta dall’unica zanna, Vishvanatha o Jagannatha Signore dell’Universo, oltre ovviamente a molti altri.

Il Signore del Buon Auspicio

Ganesha è molto amato ed invocato, Signore del buon auspicio egli reca fortuna, prosperità e la capacità di superar gli ostacoli materiali o spirituali.

Per questa ragione se ne invoca la grazia prima di iniziare qualsiasi attività, sia esso un esame, un nuovo commercio, un viaggio, o qualsiasi evento. E anche tradizione che tutti i canti religiosi comincino con un’invocazione a Ganesha, Signore del buon inizio.

Ganesh Pol, nell’Amer Fort vicino a Jaipur, ingresso allo Sheesh Mahal. Qui Ganesh signore del buon auspicio troneggia sulla porta d’ingresso.

Origini mitologiche della figura di Ganesha

Esistono diverse versioni sulle origini della figura di Ganesha, soprattutto sulla motivazione del suo aspetto, caratterizzato dalla testa di elefante. La più accreditata è quella che propongo per prima, ma le altre sono altrettanto seguite e spiegano in parte anche i motivi per i quali il culto di Ganesha sia divenuto così popolare nel tempo.

Un aneddoto sull’origine della figura di Ganesha

Si narra che Parvati, madre di Ganesha e moglie di Shiva stesse facendo un bagno nella sua casa in Himalaya e che volesse evitare che suo marito le facesse visita mentre si stava lavando. Per questo chiese al toro Nandi di mettersi di guardia alla porta. Il toro però, quando apparve Shiva, non lo ostacolò e si fece da parte per farlo passare. Parvati fu delusa dal comportamento di Nandi, così che prese della pasta di curcuma della quale si era cosparsa per fare il bagno e con questa creò un ragazzo, per farne suo figlio e decretò che da allora fosse sempre di guardia alla porta, col compito di non far entrare nessuno.

Shiva tornò a casa e, trovando sulla porta il ragazzo che non aveva ancora avuto modo di conoscere e che gli impediva di entrare, si arrabbiò e lo decapitò con il suo tridente.

Parvati inconsolabile si infuriò e minacciò di distruggere l’intero universo. Shiva allora per placarla accettò le condizioni che la sua sposa le pose:  la prima, che Ganesha fosse riportato in vita, la seconda che fosse per sempre invocato prima di tutte le altre divinità.

Shiva allora inviò i suoi emissari, chiamati Gana a cercare la testa di una creatura che fosse addormentata con il capo rivolto a nord. Questi trovarono sulla loro strada un elefante e gli presero la testa.

Fu così che Shiva  la attaccò al corpo del ragazzo, lo riportò in vita e lo chiamò Ganapathi, capo delle schiere celesti, designando che egli fosse adorato da coloro che stessero per iniziare una qualsiasi attività importante.

Il rapporto con le figure femminili

Il fatto che Ganesha sia stato generato da Parvati senza l’intervento di Shiva lascia intendere che Shiva non fosse intenzionato ad avere figli. Pertanto il rapporto di Ganesha con la madre è un rapporto speciale.

Nella tradizione dell’India Meridionale

Ganesha in genere viene raffigurato senza donne al suo fianco.

Un aneddoto narra che mentre era ancora bambino, Ganesha stesse giocando con un gatto a tirargli la coda. Dopo un po' di tempo, annoiandosi, chiese a sua madre Parvati di passare del tempo con lei. Fu allora che la madre gli disse che il gatto con cui stava giocando altri non era che lei stessa, perché il divino esiste in tutti gli esseri. Fu così che Ganesha realizzò che tutte le donne erano estensioni di sua madre e decise di non sposarsi mai.

Nella tradizione dell’India Settentrionale

Al nord la tradizione è un po’ differente. Lord Ganesha è l’incarnazione delle tre virtù Buddhi, Siddhi e Riddhi che significano rispettivamente saggezza, spiritualità e prosperità. Ganesh è la personificazione di Buddhi stesso. Le altre due virtù sono rappresentate come Dee e come tali consorti del Signore Ganesha. Molte rappresentazioni presentano Ganesha con le due consorti Riddhi e Siddhi. Si ritiene che Riddhi e Siddhi fossero figlie di Brahma che egli stesso condusse la cerimonia nuziale di Ganesha.

Un altro aneddoto sulla vita di Ganesha

Ganesha riteneva sua madre una donna bellissima e perfetta. Decise perciò di sposare una ragazza che potesse regggere il confronto con le qualità divine di sua madre. A causa del suo aspetto singolare però era in difficoltà a trovare una consorte adatta. Infastidito dal fatto che le sue ricerche fossero infruttuose e preoccupato della concorrenza di altre divinità Ganesha chiamò un esercito di topi perchè scavassero profonde buche lungo i percorsi di coloro che fossero sulla buona strada per sposarsi, nell’intento di rendere loro la vita difficile. Questo comportamento infastidì molto gli altri dei ed il disappunto giunse alle orecchie di Brahma. A quel punto per porre fine alle dispute e per accontentarlo Brahma creò due bellissime ragazze Riddhi e Siddhi e gliele diede in mogli. Anche lo Shiva Purana riporta che Prajapati (uno dei nomi di Brahma) ebbe due figlie, cioè Riddhi e Siddhi.

Ganesha il dio dalla testa di elefante signore del buon auspicio

Ganesha e Gajasura

Un’altra storia mitologica sulle origini di Ganesha narra che esistesse un demone o asura con le sembianze di elefante, chiamato Gajasura che si era ritirato in austerità per fare penitenza. Shiva, contento del suo comportamento decise di premiarlo e gli concesse di esprimere un desiderio. Il demone espresse il suo desiderio: voleva che suo corpo generasse per sempre lingue di fuoco, in modo che nessuno gli si avvicinasse.

Shiva il benevolo ovviamente glielo concesse, non solo, ma acconsenti anche a realizzare un altro suo desiderio, visto il comportamento così corretto.  Gajasura questa volta domandò che Shiva andasse a risiedere nel suo stomaco ed ovviamente il Dio, noto per la sua benevolenza lo accontentò e prese posto nel suo stomaco, senza pensare alle conseguenze.

Vishnu va in aiuto a Shiva

Fu così che Parvati, non riuscendo a rintracciarlo e dopo averlo cercato ovunque si rivolse a Vishnu. Vishnu che conosceva tutto le disse: tuo marito è Bhola Shankara e rilascia grazie senza prendere in considerazione le conseguenze, quindi sarà in qualche guaio.

Per cercare Shiva e liberarlo Vishnu assunse allora le sembianze di un suonatore di flauto e si recò al cospetto di Gajasura accompagnato dal toro Nandi, trasformato per l’occasione in un toro danzante.

Incantato dalla danza del Toro, Gajasura promise al suonatore di flauto di esaudire un su desiderio. Facendo leva sul suo orgoglio Vishnu lo indusse a promettere che avrebbe esaudito qualsiasi richiesta, che ovviamente fu quella di liberare Shiva.

Gajasura capì l’inganno e, liberato Shiva, gli chiese un ultimo dono: che la sua testa, una volta morto, fosse adorata per sempre. Shiva allora si recò dal demone col proprio figlio al quale sostituì la testa con quella di Gajasura. Per questo è tradizione che qualunque iniziativa, per essere prospera, deve cominciare con l’adorazione di Ganesha.

Rappresentazione di Ganesha con la testa di elefante e allegoria

Ogni elemento del corpo di Ganesha ha un proprio significato allegorico.

La testa di elefante simboleggia la fedeltà, l’intelligenza e capacità di scelta, mentre la presenza di una sola zanna simboleggia la capacità di superare ogni dualismo. Le larghe orecchie indicano la saggezza che si manifesta con la capacità di ascolto. Sulla fronte ha raffigurato il tridente che simboleggia la capacità di dominare passato, presente e futuro.

Importante simbolismo è quello delle gambe, delle quali una sollevata ed una a terra, che vogliono porre l’accento sulla necessità di vivere nel mondo senza essere del mondo, la complementarietà della dimensione materiale o terrena e di quella spirituale. Le quattro braccia di Ganesha rappresentano mente, intelletto, ego, coscienza. Con una mano impugna un’ascia, con la quale recide i desideri terreni, nella seconda mano stringe una corda e un loto, la terza mano, rivolta a chi guarda, è in posizione di benedizione ed infine la quarta mano porta dei dolci, simbolo di abbondanza.

Ganesha e Akhu

La cavalcatura di Ganesha è il piccolo topo Akhu, che rappresenta la mente con tutti i suoi desideri, il topo, per sua natura vorace, viene spesso raffigurato con un piatto di dolci e lo sguardo rivolto a Ganesha mentre tiene un boccone stretto tra le zampe. La figura simboleggia la mente dominata dall’intelletto. Un secondo significato è che l’astuzia del topo, con la saggezza dell’elefante fanno compiere grandi imprese, anche perché il topo e l’elefante insieme riescono a passare ovunque: dove non riesce l’elefante con sua potenza riesce il topo proprio perché minuscolo.

Ganesha è colui che aiuta a superare gli ostacoli.

 Un aneddoto sulla zanna spezzata di Ganesha

Un giorno Parashurama, un avatar di Vishnu, si recò a fare visita a Shiva, ma lungo la strada fu bloccato da Ganesha. Parashurama si scagliò contro di lui con la sua ascia, e Ganesha (sapendo che quell’ascia gli era stata donata da Shiva acconsentì a farsi colpire, perdendo così una zanna che fu tagliata. Esistono anche altre storie sulla perdita della zanna, ma non vorrei dilungarmi troppo su questo aspetto, potete facilmente reperirle in rete

L’appetito di Ganesha

Ganesha è anche il distruttore della vanità, dell’egoismo e dell’orgoglio.

Un aneddoto narra che Kubera, tesoriere del paradiso Svarga e Dio della ricchezza, andò sul monte Kailasa per ricevere la visione di Shiva. Per soddisfare la sua vanità volle invitare Shiva a cena , per potergli mostrare quanto era ricco. Gentilmente Shiva per non cadere nel tranello declinò, proponendo invece che a cena andasse suo figlio Ganesha, facendo presente che sarebbe stato molto vorace. Kubera, da buon vanitoso, si sentiva pronto a tutto, anche a soddisfare un appetito come quello di Ganesha e partì quindi con il il piccolo figlio di Shiva. Dopo alcuni riti come il bagno e dopo aver offerto a Ganesha dei nuovi vestiti, il grande banchetto ebbe inizio.

Ganesha senza fondo

E Ganesha mangiava, mangiava, il suo piatto, un altro, un altro ancora e quello che avanzavano gli altri ospiti. I piatti non facevano in tempo ad essere messi intavola che sparivano divorati, senza che l’invitato fosse mai sazio. Finite le portate Ganesha cominciò a divorare mobili, arredamento, lampadari e tutto ciò che gli capitava a tiro. Kubera ebbe paura e lo implorò di smettere, ma l’insaziabile ospite rispose che quando fosse finito tutto avrebbe divorato anche lui.

Kubera allora corse da Shiva a mendicare una soluzione. Il Dio allora gli diede una manciata di riso arrostito e quando Kubera lo porse con umiltà a Ganesha, che nel frattempo aveva divorato metà del suo regno, il figlio di Shiva si sentì sazio e si placò, perché il re aveva messo da parte la sua vanità e il suo orgoglio.

Ganesha il dio dalla testa di elefante, signore del buon auspicio
Immagine di Ganesha

Il Signore la cui forma è OM

Ganesha è anche definito Omkara, ovvero avente la forma della Om. Questo deriva dal fatto che la forma del suo corpo ricalca i contorni della lettera sanscrita. Anche per questo Ganesha è considerato l’incarnazione del Cosmo intero. Tanto per trovare un’altra similitudine con la religione cristiana, anche Dio viene indicato come il “Verbo”.

Origine:

Alla fine dell’ultimo tempo ci fu il pralaya, un grande concentrazione di forze che sia riassorbirono e che distrussero l’universo e le sue creature. Dopodiché ci fu una lunghissima notte, la notte di Brahma. Una notte scura, immobile e silenziosa, una notte di pura pace. Dopo quattromilatrecentoventimilioni di anni qualcosa si mosse, era il preludio di un avvenimento più grande. Un tremito, un alito, un suono che divenne potente. Era il suono dell’OM nella nuova era chiamata Shvetaravaha Kalpa ed un grande essere divino apparve a creare un nuovo universo, un dio nella forma di OM. Dalle vibrazioni del suono nacquero le luci, prima soffuse e poi potenti e poi il sole. La Trinità di Brahma, Visnu e Shiva fu chiamata al cospetto del Grande che concesse a Brahma la possibilità di creare, a Visnu quella di conservare e a Shiva quella di distruggere e trasformare.

Dal Pranava emersero i quattro Veda: Rg, Yajur, Sama, Atharva e in loro fu racchiusa tutta la conoscenza dell’Universo. E fu così che dal suono nacque Ganesha e la sua nascita si festeggia nel quarto giorno della luna di bhadrapada, settembre-ottobre.

I Festival ed il culto di Ganesha

Proprio nel giorno della luna di Bhadapada nell’India del sud, si festeggia l’importante festività della sua nascita.  Il Festival non ha una data fissa, ma cade ogni anno tra la fine di agosto e l’inizio di settembre in base al calendario lunare, proprio come descritto nel culto della sua origine.

Tutte le famiglie indù, preparano dei dolci in suo onore e li offrono durante la puja per ingraziarsi la divinità. Ogni immagine di Ganesha viene e ornata con stoffe colorate e fiori e la gente si ritrova nei tempietti a lui dedicati, alcuni eretti per l’occasione. Il tutto di solito termina con una grande processione che porta in giro le statue del Dio in un’aria di festa

Nel 2020, il compleanno di Ganesha verrà celebrato dal 22 agosto e durerà 11 giorni.

Le murti e la funzione simbolica

Le rappresentazioni antropomorfe degli dei Hindu si basano su simbolismi religiosi antichi dove la rappresentazione o Murti non è vista come una vera entità concreta, ma come una espressione di una sorta di spirito. Le rappresentazioni del Dio (pitture, sculture, fotografie) hanno una funzione simbolica per meglio far comprendere a tutti le qualità. Per gli occidentali  è normale scambiare il concetto di Murti con quello di idolo o di vero e proprio Dio. In realtà c’è una profonda differenza: le Murti sono un’allegoria simbolica attraverso la quali è possibile avvicinarsi alla Divinità.

Le rappresentazioni di Ganesha hanno quindi una valenza simbolica e non intendono mai essere la rappresentazione di una figura vivente.

Ganesha il dio dalla testa di elefante, signore del buon auspicio
Scultore nella sua casa semplice in Orissa, alle spalle molte statue di Ganesha e di altre divinità (non sono in vendita)

Ovviamente a casa mia non poteva mancare una rappresentazione di Ganesha. Questo è l’artista che l’ha prodotta, per passione e non per ricavarci dei soldi, infatti per averla ha dovuto intercedere il mio amico Jayasen.

Conclusione

Viaggiare è conoscere e comprendere. Non sempre si capisce tutto alla prima occasione, ma a volte occorre approfondire. Per questo, a volte prima, a volte dopo il viaggio mi capita di studiare gli aspetti che più mi hanno interessato. E’ il caso di questo articolo e di altri sull’induismo che sto cercando di comprendere perché è una religione che mi attira e mi affascina.

Come già detto in altre occasioni l’intenzione non è quella di un articolo enciclopedico, ma di approfondimento di alcuni aspetti, per come avrei voluto trovarli io quando li ho cercati.

Libri e guide per un viaggio in India

Prima di partire comprate qui una guida* dell’India della Lonely Planet in Italiano. Ci sono altre guide, ma non altrettanto esaustive.

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Leggi anche 10 libri (e oltre) per la tua vacanza in India senza parlare di Yoga

Proposte di viaggio in India

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Se vi viene in mente qualcos’altro chiedete a me!

Per saperne di più sull’India

India, destinazione senza compromessi. Un salto indietro nel tempo in una terra di grande misticità, capace di grandi fasti e di grandi miserie, ma sempre con una propria dignità e con un portamento elegante. Ad ogni passo c’è qualcosa da scoprire, in questa terra capace di grande ospitalità e dove, da viaggiatori, ci si sente sempre i benvenuti.

Prima di tutto il bagaglio: leggete l’articolo cosa mettere in valigia: la lista da stampare per il viaggio perfetto. Non dimenticare di infilare nel bagaglio anche un buon libro: provate a dare un’occhiata ai miei libri preferiti nell’articolo 10 libri (e oltre) per la tua vacanza in India, senza parlare di Yoga

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Cultura

Se vi interessa la cultura informatevi sui luoghi sacri dell’induismo e sulle regole di comportamento. Altri argomenti interessanti per avvicinarsi a questa fantastica destinazione sono descritti negli articoli chi sono i Sadhu indiani e cosa fanno, le caste in India e gli Intoccabili Dalit, il Festival di Holi e la Festa dei Colori.

Antiche Religioni

Per approfondire la conoscenza sul variegato pantheon indiano leggete la sacra Trimurti e cenni su Brahma, Shiva il Distruttore, Vishnu ed i suoi Avatara, Ganesha dalla testa di elefante o Surya, il Dio del Sole indiano. Senza dimenticare che il buddhismo è nato in India, un occasione per visitare i luoghi del Buddha a Sarnath.

Tradizioni Tribali

Se, come me amate le tradizioni fate un salto nel passato dell’India Tribale, e scoprite le tribù dell’Orissa, i Kutia Kondh, i Dongria Kondh ed i Bonda, li ho incontrati nei mercati tradizionali e mi hanno affascinato.

Arrivederci presto!

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Pubblicato: 24/03/2020
Immagini Ema le tavolette votive giapponesi

Ema, le tavolette votive Giapponesi

di Max Pubblicato: 22/03/2020
Giappone Scritto da Max

Ema, ovvero le tavolette votive in Giappone

Le Ema Giapponesi sono piccole tavolette di legno nelle quali i fedeli scrivono preghiere o desideri e che vengono appese in spazi dedicati all’interno del Santuario. In questo modo i Kami, le divinità Shintoiste, possono leggerli ed aiutare le persone nei loro desideri o nelle loro difficoltà. A tutti coloro che visitano il Giappone sarà capitato di vederle e di chiedersi che cosa fossero, intuendone certamente la finalità.

ATTENZIONE: le indicazioni presenti negli articoli sono fornite gratuitamente a scopo divulgativo e potrebbero essere non aggiornate o incomplete. Prima di acquistare, di prenotare o di partire, consultate sempre i siti ufficiali. Alcuni link in questo articolo sono link di affiliazione (anche i link ad Amazon*). Gli articoli aggiornati o pubblicati a partire da febbraio 2024 riportano un asterisco* accanto ai link di affiliazione.

Indice dell'articolo (clic per aprire)

  • Ema, ovvero le tavolette votive in Giappone
  • Cosa significa Ema in Giapponese
  • Evoluzione delle immagini Ema Giapponesi
  • Le immagini Ema nel periodo recente
  • Ema nei Santuari Shintoisti e nei Templi Buddisti in Giappone
  • Che fine fanno le Ema Giapponesi
  • Se ti va puoi farlo anche tu, ma con rispetto.
  • Proposte di Viaggio in Giappone
  • Fonti:
  • Per saperne di più sul Giappone
Immagini Ema le tavolette votive giapponesi

Cosa significa Ema in Giapponese

La parola Ema significa letteralmente immagine o figura del cavallo. Anticamente i fedeli Shintoisti in caso di avversità o carestie erano soliti portare come offerta al Santuario uno o più cavalli al fine di ingraziarsi i Kami (le divinità) ed ottenere così il loro aiuto. A partire dal periodo di Nara queste offerte di cavalli viventi vennero in alcuni casi sostituite da figure di argilla o di altri materiali rappresentanti la figura di un cavallo. La prima rappresentazione dell’offerta di un’immagine di carta di un cavallo risale all’anno 1013.

Immagini Ema le tavolette votive giapponesi
Il tori e sullo sfondo le tavolette votive o Ema

Evoluzione delle immagini Ema Giapponesi

Successivamente la creatività prese il posto della tradizione e le rappresentazioni cominciarono a spaziare dal cavallo ad altri soggetti, si creò così una professione con stili spesso personalizzati e ricercati, riprodotti per lo più su tavolette di legno, carta o argilla. Di solito era una comunità, un villaggio o una corporazione a commissionare un’Ema a uno di questi artisti oppure una persona facoltosa. Sulle tavolette veniva disegnata o dipinta una figura in tema con la richiesta, mentre a volte la figura era scolpita o modellata, a seconda del materiale usato. Fra le richieste più comuni c’erano auguri o richieste di fertilità con rappresentazioni falliche o desideri di lunga unione o buona salute. Come si può intuire anche questa tradizione era tuttavia costosa e inaccessibile ai più.

Leggi anche I Templi Kohfukuji e il Buddha della guarigione a Nara

Le immagini Ema nel periodo recente

Fu solo durante periodi più recenti (a partire dal 17mo secolo) che i santuari cominciarono a produrre in autonomia tavolette standardizzate di dimensioni contenute, rendendole accessibili così alla gran parte della popolazione. Oggigiorno buona parte parte delle Ema consiste in una tavoletta di legno sulla quale scrivere un proprio desiderio, pensiero o frase. Le tavolette sono di solito di forma pentagonale, simili ad una casetta, ma ne esistono di ogni forma e dimensione, a volte adornati da temi o figure tipiche del Santuario che rappresentano divinità o da animali, ma anche da personaggi del cinema o della TV. La maggior parte riporta comunque solo delle scritte. Ad esempio nel santuario Fushimi Inari-Taisha di Kyoto le tavolette sono a forma di volpe.

Dove si possono trovare le Ema

Di solito l’Ema si compra al santuario, con un costo variabile dai 500 ai 1000 Yen, soldi che serviranno per la manutenzione del Santuario stesso. Si scrive il proprio pensiero o desiderio sulla tavoletta e la si appende in una bacheca dedicata. A volte le tavolette sono appaiate: una da appendere e una da conservare come ricordo.

Immagini Ema le tavolette votive giapponesi
Immagini Ema le tavolette votive giapponesi

Ema nei Santuari Shintoisti e nei Templi Buddisti in Giappone

Queste tavolette sono di tradizione Shintoista, ma sono state adottate anche dalla tradizione Buddista in quella continua osmosi di cultura che storicamente è parte della storia delle due religioni principali del Giappone. Oggi non è raro trovare spazi dedicati alle Ema anche in alcuni templi, fra i quali il Padiglione Dorato Orientale del Tempio Kohfukuji, del quale parlerò dopo.

Hai mai pensato di dormire in un Tempio Buddista? leggi l’articolo Hotel in Giappone: quale scegliere e quanto costa

Che fine fanno le Ema Giapponesi

Le Ema rimangono appesi nel Santuario o nel Tempio prescelto fino ad un evento speciale durante il quale vengono raccolte e bruciate per liberare e realizzare il desiderio del fedele. Quando l’Ema brucia, il fumo si alza in cielo e raggiunge le divinità che in questo modo vengono a conoscenza del desiderio e possono realizzarlo. Il rituale è diverso per ogni Santuario e si esegue in tempi e con modalità diverse, tipiche di ogni località.

Immagini Ema le tavolette votive giapponesi

Se ti va puoi farlo anche tu, ma con rispetto.

Ho voluto fare anche io questo rituale, non in un Santuario, ma in un Tempio Buddista, più precisamente nel Padiglione Dorato del Tempio Kohfukuji. Il Tempio è dedicato al Buddha della Medicina, al quale ci si può rivolgere per la salute delle persone care.

In questo Tempio dentro ad una busta di carta ci sono 2 tavolette Ema a forma di casetta, una decorata da tenere o da donare a qualcuno e l’altra vuota sulla quale scrivere il proprio pensiero.

E’ consentito fare una foto alla tavoletta appesa da mostrare per esempio alla persona per la quale è andato il pensiero.

In un paese straniero non si giudica (neanche nel proprio, ma qui a maggior ragione), si confrontano le tradizioni con le proprie e si trovano punti di contatto o di attrito. Il primo passo verso la comprensione è prendere atto dei fatti. Se vuoi provare puoi farlo, in genere le religioni asiatiche sono tolleranti, ma prendi sul serio quello che stai facendo, non sei obbligato a credere, ma non sei autorizzato a deridere. ;-)

Proposte di Viaggio in Giappone

Scopri il Giappone in libertà con uno dei nostri viaggi:

Giappone cultura antica e fascino moderno. Un viaggio attraverso le atmosfere più toccanti del Giappone. Si parte da Tokyo, la capitale: una grande metropoli con i suoi magnifici grattacieli. Visitiamo poi Hakone, un piccolo gioiello termale ai piedi del Fujiyama, incastonata nella splendida regione montagnosa che ospita il Parco Nazionale di Fuji-Hakone-Izu, distante solamente 1 ora e 30 minuti di treno da Tokyo. Immegiamoci nella tradizione a Kyoto, la città dei templi, con la sua storia millenaria e le sue tradizioni.
Infine Nara, con i suoi siti di straordinaria bellezza: il “Parco dei cervi” ed il Tempio Todaiji che ospita il Grande Buddha.

Giappone da Tokyo fino all’isola di Kyushu, un viaggio memorabile attraverso storia, modernità e panorami eccezionali. Tanti giorni per visitare alcuni dei luoghi più significativi del Giappone spingendovi oltre le mete più scontate.
Da Tokyo, città dell’avanguardia per eccellenza a Kyoto per assaporare l’atmosfera più tradizionale e “zen” del paese. Da qui, all’isola di Miyajima, con il suo santuario dedicato alla dea dei mari, costruito in parte nel mare con un torii rosso fuoco a poche decine di metri dalla riva. E poi via, verso sud, toccando le città di Nagasaki e Fukuoka, dove ammirerete il tempio Tocho-ji, famoso per la statua in legno di Buddha più grande del Giappone.
Infine un piccolo grande regalo: una crociera verso le isole Kujuku, dette le “99 isole”, di cui solo 4 abitate.

Dai un’occhiata agli altri viaggi individuali e tour di gruppo, per tutto quello che non trovi, chiedi a me!

Fonti:

  • Taiken.co
  • The Kyoto Project
  • Documenti originali del Tempio reperiti in loco
  • Cartelloni esplicativi in loco
  • Esperienza personale e dialoghi

Per saperne di più sul Giappone

Il Giappone è un mondo nuovo da esplorare, dove tutto è diverso da quello a cui siamo abituati. Per imparare qualcosa sul paese, prima di partire leggi uno degli Otto libri per un viaggio in Giappone che consiglio nel mio articolo.

Innanzitutto il bagaglio: dai un’occhiata a cosa mettere in valigia: la lista da stampare per il viaggio perfetto. Puoi anche stamparla e compilarla offline!

banner giappone

Prima di partire compra la Guida del Giappone della Lonely Planet (controlla che sia l’ultima edizione, marzo 2020). Se vai a Tokyo, conviene comprare una guida specifica, anche per questo Lonely Planet è sempre il meglio.

Organizza il viaggio per il Giappone, ma prima leggi Il periodo migliore per un viaggio in Giappone, magari sfruttando il Japan Rail Pass qualche consiglio per scegliere un hotel in Giappone e cosa mangiare nel paese del sol Levante.

Poi avventurati in questo fantastico paese partendo da Tokyo, che puoi vedere anche in questo breve video di Tokyo in tre minuti. Immergiti in una Onsen, come le scimmie delle nevi di Jigokudani o scatta un bellissimo selfie sullo sfondo dei coloratissimi Torii del santuario Fushimi-Inari Taisha.

Insomma, non c’è da annoiarsi..

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  • Cosa vedere a Tokyo in 5 giorni – Ultima Modifica 31/05/2023
  • Deposito bagagli in Giappone, i Coin Lockers – Ultima Modifica 29/07/2023
  • Ema, le tavolette votive Giapponesi – Ultima Modifica 29/07/2023
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  • Fushimi Inari-Taisha, il Santuario Shintoista di Kyoto – Ultima Modifica 29/07/2023
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  • Hotel in Giappone: quale scegliere e quanto costa – Ultima Modifica 01/03/2026
  • I Matsuri d’autunno, feste tradizionali in Giappone – Ultima Modifica 27/07/2023
  • I Templi Kohfukuji e il Buddha della guarigione a Nara – Ultima Modifica 25/11/2024
  • Il Parco delle Scimmie delle Nevi di Jigokudani – Ultima Modifica 15/08/2023
  • Il periodo migliore per un viaggio in Giappone – Ultima Modifica 29/07/2023
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  • Tokyo in tre minuti – Ultima Modifica 11/02/2023
  • Viaggiare senza bagagli in Giappone – Ultima Modifica 28/05/2023
  • Viaggio in Giappone: costi, curiosità e notizie utili – Ultima Modifica 29/07/2023
  • Video: le Scimmie delle Nevi in Giappone – Ultima Modifica 29/07/2023

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Pubblicato: 22/03/2020
tokyo in 3 minuti

Tokyo in tre minuti

di Max Pubblicato: 20/03/2020
Video Scritto da Max

Tokyo in tre minuti

Provo a spiegare Tokyo in tre minuti, in linea con lo spirito di questo filmato.

Cosa vuol dire Tokyo? E’ la prima domanda che mi sono fatto, la seconda è stata: ma quanta gente ci vive? Poi ne sono venute altre, ma l’unica che mi è rimasta in mente è: riuscirò a ritornarci?

Tokyo, che nell’antichità si chiamava Edo, acquisì il nome attuale – Capitale Orientale – quando diventò capitale dell’impero sostituendo Kyoto. Nell’area metropolitana vivono oltre 40 milioni di persone, anche se all’interno dei confini veri e propri della città ce ne sono “solo” 14, che relegano Tokyo all’11mo posto nella classifica delle città più popolose del mondo.

Tempo di lettura stimato: 2 minuti

Indice

  • Tokyo in tre minuti
  • Classico e moderno
  • Se dovessi scegliere un luogo
  • Guarda il video

ATTENZIONE: le indicazioni presenti negli articoli sono fornite gratuitamente a scopo divulgativo e potrebbero essere non aggiornate o incomplete. Prima di acquistare, di prenotare o di partire, consultate sempre i siti ufficiali. Alcuni link in questo articolo sono link di affiliazione (anche i link ad Amazon*). Gli articoli aggiornati o pubblicati a partire da febbraio 2024 riportano un asterisco* accanto ai link di affiliazione.

Classico e moderno

Questa città riunisce costruzioni tradizionali e strutture ultramoderne, in un continuo alternarsi di passato e futuro, di tradizione e di progresso: i Santuari storici sorgono accanto ai grattacieli con illuminazioni da capogiro.

Tokyo per me è stata un lampo, come questo filmato di Tokyo in tre minuti. Avevo troppo poco tempo e troppe cose da vedere, ma in tempi di epidemie si fa quel che si può. Percorrerla in tre minuti è impossibile, ma io vi propongo un piccolo viaggio virtuale, per lo più notturno, in questa città tra frenesia e misticità.

Se dovessi scegliere un luogo

Se dovessi scegliere un luogo simbolo di questo mio soggiorno troppo breve, questo sarebbe Odaiba.

Odaiba è la sintesi del Giappone Moderno: è una grande isola artificiale nella baia di Tokyo, si raggiunge con un treno futuristico, ci sono una copia della Statua della Libertà e un ponte molto simile al Ponte di Brooklyn, il Rainbow Bridge. Ciliegina sulla torta: nel quartiere campeggia una immensa statua di Gundam! Ci sono anche un sacco di altre cose, come la spiaggia, un grande centro commerciale e l’altissima ruota panoramica, ma mi limito alla mia esperienza.

E’ vero, preferisco i Parchi ed i luoghi tradizionali e di culto, ma causa il poco tempo e la pioggia, credo che dovrò tornare un’altra volta per vederli meglio.

Guarda il video

 

Pubblicato: 20/03/2020
Visitare Los Angeles - Hollywood e Beverly Hills

Los Angeles California: quando andare e cosa fare

di Max Pubblicato: 01/03/2020
Stati Uniti Scritto da Max

Los Angeles California: quando andare, cosa fare e dove alloggiare (Hollywood, Beverly Hills e qualche idea alternativa)

Scegliere quando andare, cosa fare e dove alloggiare a Los Angeles (senza lasciarsi sfuggire l’occasione di visitare Hollywood) non è difficile anche se quello in California è il vostro primo viaggio negli Stati Uniti. Primo viaggio o ennesimo date un’occhiata ai miei consigli prima di partire per gli Stati Uniti e fatevi un’idea di cosa mangiare negli Stati Uniti e quanto costa.

E poi immergetevi nella lettura: qualche idea, qualche consiglio e alcuni spunti per un bel viaggio nella Città degli Angeli e, se ne avete tempo, in California.

Leggi anche I luoghi di San Francisco che non devi perderti

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Indice dell'articolo (clic per aprire)

  • Los Angeles California: quando andare, cosa fare e dove alloggiare (Hollywood, Beverly Hills e qualche idea alternativa)
  • Scegliere Quando andare a Los Angeles ed in California
    • Il clima sulla costa
  • Scegliere cosa fare
  • Fare tutto o vedere bene solo qualcosa?
  • Qualche consiglio valido per qualsiasi viaggio
  • Scegliamo come cominciare la nostra visita di Los Angeles
    •  
  • Eventi e ricorrenze di Los Angeles
    • Tournament of Roses
    • Capodanno Cinese
    • Notte degli Oscar
    • Cinco de Mayo
    • Doo Dah Parade
    • Los Angeles Pride
    • International Surf Festival
    • AFI Fest
    • Los Angeles Country Fair
    • Emmy Awards
  • Santa Monica
    • Il punto di arrivo della Storica Route 66
    • Godiamoci la spiaggia anche a Los Angeles
  • 3rd street Los Angeles
  • Beverly Hills
    • Shopping a Rodeo Drive e Golden Triangle
  • Hollywood
    • Un po’ di Storia sulla Scritta Hollywood
    • Rimuovere la scritta?
  • Passeggiata lungo la Walk of Fame di Los Angeles
  • Disneyland Los Angeles
  • Tour degli Universal Studios
  • Warner Bros Studios Los Angeles
  • Six Flags Magic Mountain
  • Altre destinazioni
  • Dove alloggiare a Los Angeles e nei dintorni
  • Conclusione
  • Proposte viaggi USA
  • Scopri tutto quello che puoi vedere negli USA
    • Non ti piacciono le città?
Spiaggia di Santa Monica - Los Angeles
Los Angeles: il pontile el la spiaggia di Santa Monica con la ruota panoramica sullo sfondo

Scegliere Quando andare a Los Angeles ed in California

Il clima a Los Angeles è piacevole tutto l’anno, perciò quando andare non è un problema. La città si trova ad una latitudine più bassa della Sicilia ed il clima anche d’inverno non è mai troppo freddo, mentre le estati sono rinfrescate dalla corrente del Pacifico. Tutto sommato un piccolo paradiso in qualsiasi stagione. Ovviamente nei mesi estivi ed in occasione di appuntamenti particolari l’afflusso di turisti è maggiore, pertanto se si vuole trovare meno gente occorre tenerne conto.

Il periodo primaverile è il migliore per visitare Los Angeles ed in genere la California. Da fine marzo a giugno il clima è caldo e soleggiato e non si rischia di avere troppo caldo. Anche l’estate è buona, ma bisogna mettere in conto il rischio di qualche giornata torrida, specialmente se vi capita una giornata in cui soffia il vento Santa Ana, un vento secco e caldo nordorientale proveniente dalle zone desertiche dell’entroterra che rende alcune giornate veramente torride. L’autunno e l’inverno sono periodi altrettanto validi, con qualche rischio in più per il vento caldo in autunno e qualche pioggia da dicembre a marzo.

Nel complesso non ci sono periodi veramente sconsigliati.

Il clima sulla costa

La costa è la zona più mite e anche d’estate in genere la temperatura massima non supera i 25 gradi, per scendere intorno ai 18 nei mesi invernali nelle ore più calde. Se immaginate di fare un bagno nell’oceano, preparatevi a temperature dell’acqua che nei mesi estivi non arrivano a 20 gradi, mentre scendono anche a 16 gradi nei mesi più freddi.

Scegliere cosa fare

Ovviamente non tutti hanno a disposizione tempo e denaro per stare in vacanza più di 3 settimane (e per qualcuno è già molto), quindi scegliere cosa vedere a Los Angeles se si conta di fermarsi solo un paio di giorni è un bel dilemma.  Quasi tutti quando vanno in vacanza in un posto nuovo hanno il desiderio, quando non la frenesia, di vedere tutto, o perlomeno il più possibile.

Se non si fa parte di un tour organizzato, dove i ritmi sono scanditi dagli appuntamenti già fissati e ben strutturati dall’organizzatore, ci si affida quindi ad una guida.

E via con un bell’elenco di posti imperdibili, di luoghi iconici, di “must-see” o semplicemente di ottimi indirizzi da dove questa o quella celebrità hanno postato un selfie. Più che in ogni altro luogo questo ultimo aspetto è vero a Los Angeles come, d’altro canto a New York.

Fare tutto o vedere bene solo qualcosa?

Allora conviene partire convinti di rinunciare a qualcosa, ma a cosa? Dipende da cosa si vuole trarre dalla vacanza: un pugno di fotografie da postare su Instagram durante l’anno, ripercorrere le vicende di una serie TV o semplicemente soddisfare la curiosità di vedere luoghi che si sono stampati nella nostra mente come luoghi storici ed iconici ed aver la possibilità, quando li si sente nominare, di poter dire “ci sono stato anch’io”?

In questo articolo potete trovare un po’ di informazioni e poi decidere.

Prima di partire non dimenticate di consultare e, se volete, di scaricare la mia lista delle cose da mettere in valigia per il viaggio perfetto

Qualche consiglio valido per qualsiasi viaggio

  • Se non è estate vestitevi “a strati” ed indossate delle scarpe comode, mi raccomando, mai un paio di scarpe nuove, che possono riservare sorprese. Soprattutto durante i mesi invernali l’escursione termica fra giorno e notte può essere rilevante.
  • Prevedete di portarvi un impermeabilino leggero, anche se il tempo è bello, soprattutto durante i mesi invernali
  • Controllate le batterie della macchina fotografica e del telefono
  • Portatevi da bere
  • Scaricate la guida della città offline, anche se avete un piano dati (è previsto anche sull’app di Google Maps)
  • Fermatevi sempre ad ogni cosa che vi interessa, il tempo necessario per capirla e per goderla, vi perderete qualcos’altro, ma non il momento.. ed avrete l’occasione di imparare qualcosa
  • Cercate di evitare le zone isolate e se c’è troppa calca fate attenzione ai vostri averi
  • Portatevi lo spazzolino da denti e i fazzoletti di carta

Non seguite i miei consigli alla lettera e dimenticate qualcosa da poter acquistare come ricordo a Los Angeles

Scegliamo come cominciare la nostra visita di Los Angeles

Partiamo con un cliché? Anche no.

Quando si visita un paese, per me è quasi un obbligo il visitare un supermercato. Vi chiederete il motivo? Ovviamente per comprare l’acqua !!

A parte gli scherzi entrare in un negozietto o in un supermercato (se siete in un paese industrializzato) fornisce un approccio immediato alla vita quotidiana delle persone che lo frequentano. Le preferenze e le abitudini – alimentari e non – garantiscono una percezione della realtà del paese.

Da questa osservazione ognuno trae le proprie considerazioni che possono anche cambiare nel corso o dopo il viaggio. Proprio per questo una “cura completa” prevede una visita all’inizio del viaggio ed una alla fine, con la quale cogliere particolari differenti e sfumature che non si erano valutate.

Se non siete interessati saltate la visita, ma secondo me l’apprezzerete.

 

Eventi e ricorrenze di Los Angeles

Tournament of Roses

Procedendo cronologicamente la prima festa per data ed importanza è il Tournament of Roses ovvero la parata con i carri decorati con le rose che si svolge sul Colorado Boulevard di Pasadena a capodanno.

Capodanno Cinese

A far da contraltare alla parata c’è il capodanno cinese che cade fra gennaio e  febbraio, molto sentito per la forte componente di immigrati cinesi presenti e sempre spettacolare grazie alla fantastica parata del Dragone, che si è tenuta anche nel 2020, nonostante lo spauracchio del coronavirus. Qui di seguito le date fino al 2025: 12 febbraio 2021, anno del Bue, 1 febbraio 2022, anno della Tigre, 22 gennaio 2023, anno del Coniglio 10 febbraio 2024, anno del Drago, 29 gennaio 2025, anno del Serpente.

Notte degli Oscar

Sempre in febbraio la notte degli Oscar, un evento unico ed esclusivo. Difficilmente riuscirete ad “imbucarvi come ha fatto Scott Weiss nel 2009, ma potete sempre sperare di incontrare le star in giro per la città.

Cinco de Mayo

Il Cinque di maggio o Cinco de Mayo è la ricorrenza storica che celebra la vittoria delle truppe messicane sull’esercito francese nella battaglia di Puebla del 1962, dopo l’invasione subita da parte della Francia. La vicinanza con il Messico e la forte immigrazione rendono popolare anche qui questa festa

Doo Dah Parade

La Doo Dah Parade è una stravagante sfilata che si svolge annualmente ad una data non prestabilita, di solito negli ultimi anni in tarda primavera, generalmente in maggio. E’ la parata dell’esagerazione, cominciata come una parodia del Tournament of Roses, oggi rappresenta un momento dissacrante dove dare sfogo alla propria immaginazione ed irriverenza.

Los Angeles Pride

In genere in giugno si svolge questa festa che da oltre 40 anni celebra la diversità e l’inclusione, oggi molto di moda, ma in passato meno popolare. Se non il più grande, sicuramente il più famoso Gay Pride.

International Surf Festival

L’International Surf Festival si svolge in agosto ed è l’appuntamento perfetto con l’onda perfetta. Troppo perfetto? Vedere per credere e questo avvenimento promette uno spettacolo eccezionale.

AFI Fest

La AFI è una rassegna cinematografica promossa dall’American film Institute che si svolge ogni anno in novembre. Un appuntamento imperdibile per chi ama la fiction, i documentari ed i cortometraggi, è divenuto col tempo un appuntamento cult per gli appassionati.

Los Angeles Country Fair

A settembre si svolge la Los Angeles Country Fair.  Una grande fiera del country che anche se è acclamata dai locali come la più grande del paese, una classifica del 2018 la relega solo all’11° posto, anche dopo lo Stampede di Calgary. Si tengono spettacoli, concerti, rodei in ossequio alla tradizionale della cultura del west americano.

Emmy Awards

Sempre in settembre la cerimonia degli Emmy Awards (il 20 settembre nel 2020). Gli Emmy awards stanno alla televisione come gli Oscar stanno al Cinema, un’ottima occasione mondana, con l’occasione di incontrare qualche star.

Altri appuntamenti bizzarri sono la Benedizione degli animali che si svolge nel quartiere di El Pueblo il sabato prima di Pasqua e la benedizione delle auto in agosto, si vede che da queste parti si sente il bisogno di essere benedetti in plenaria.. :-)

Spiaggia di Santa Monica - Los Angeles
Spiaggia di Santa Monica – Los Angeles

Santa Monica

Il molo di Santa Monica fu costruito a partire dal 1908 e rappresentò il primo molo per l’attracco di navi da diporto della costa occidentale. Oggigiorno ospita un parco divertimenti con tanto di ottovolante e ruota panoramica, un interessante acquario proprio sotto la storica giostra in legno, oltre ovviamente a chioschetti di bibite e qualche negozietto di souvenir.

Il punto di arrivo della Storica Route 66

La maggior parte delle persone che arriva sul molo di Santa Monica considera il momento come un’ottima occasione per farsi un selfie o per scattare una fotografia sotto il cartello che indica la fine della Route 66. E anche io l’ho fatto. Negli anni passati la mitica Mother Road ha rappresentato per molti una vera e propria avventura “on the road”. Percorrere i suoi quasi 4000 chilometri da Chicago a Los Angeles permetteva di conoscere uno spaccato dell’America rurale e di provincia, di immergersi nello spirito della frontiera e di avere l’occasione di sentirsi protagonisti di un’epoca. Oggi buona parte della strada è stata ricostruita, ammodernata o tagliata fuori dai percorsi abituali e questo ha reso il tutto un po’ meno avventuroso, più decadente ed a tratti poco originale, ma pur sempre un museo a cielo aperto che val la pena di visitare.

Godiamoci la spiaggia anche a Los Angeles

I 6 chilometri della spiaggia consentono invece di passeggiare o semplicemente di stendersi per un attimo a godere dell’oceano magari sfruttando l’occasione, se non di fare un bagno, almeno di provare l’ebbrezza di immergere i piedi nell’acqua del Pacifico

Spiaggia di Santa Monica - Los Angeles

3rd street Los Angeles

Dalla spiaggia di Santa Monica è possibile avventurarsi in una passeggiata lungo la 3rd Street ed i suoi negozietti e le gallerie d’arte che non mancano mai nelle città di mare. Forse perché la vicinanza con la spiaggia e le onde rende tutti un po’ più artisti, forse perché gli artisti amano il mare o forse semplicemente perché in questo posto passa un sacco di gente ed è più facile vendere. In estate ci si può sedere ad un caffè e godersi un po’ di andirivieni e nella folla scoprire anche qualche “mise” un po’ stravagante.

Qui a Los Angeles più che mai è bene ricordarsi che spesso gli artisti sono stravaganti, ma non basta essere stravagante per essere un artista. In ogni caso, se siete interessati, ci sono alcuni musei di arte moderna che val la pena di visitare.

Da qui potete visitare Venice Beach con la sua sfrenata vita mondana o fare una capatina a Malibu a sbirciare fra le ville da sogno dei Vip

Beverly Hills

Una delle mete più ambite dai curiosi è sicuramente Beverly Hills. La zona fu resa ancor più famosa negli anni ’90 dalla serie televisiva 90210 Beverly Hills della quale recentemente è stato cancellato il revival. Alcune delle stravaganti e lussuose abitazioni delle star di Hollywood e della musica si trovano qui e se sarete fortunati potrete incontrarne qualcuna. Cogliete l’occasione per farvi un giro a Rodeo Drive, Mecca del Lusso o al Farmers’ Market un mercato cittadino dove si possono trovare i prodotti enogastronomici della California.

Shopping a Rodeo Drive e Golden Triangle

L’area inclusa fra il Santa Monica Boulevard, North Crescent Drive e Wilshire Boulevard è soprannominata anche Golden Triangle. Questa zone è sono affollata da negozi, gallerie d’arte e ristoranti. Inoltre, a fare un po’ da linea mediana e a tagliare in due Beverly Hills c’è la mitica Rodeo Drive, divenuta icona del lusso. Se volete sentirvi come Julia Roberts (o Richard Gere per i maschietti) in Pretty Woman, non potete mancare di visitarla. Certo, visto che i prezzi non sono esattamente popolari, sarà difficile sentirsi un principe o una principessa, ma i commessi vi faranno sentire certamente a vostro agio, anche se alla fine non acquisterete nulla. Nel frattempo avrete un’idea di quelle che sono le tendenze della stagione o magari avrete l’occasione di farvi un bel regalo.

heymondo 10 lungo

Hollywood

Il nome Hollywood fa la sua comparsa nella storia nel 1887, anche se la vocazione dei suoi abitanti di allora era più quella dei contadini ed allevatori che non quella di fare del cinema.

A fare la fortuna di Hollywood fu una di quelle leggi americane per noi incomprensibili sul diritto d’autore. Intorno al 1910 infatti una società possedeva praticamente tutti i diritti per realizzare pellicole cinematografiche e pertanto chi volesse produrre un film doveva seguire le regole che la società imponeva. Principalmente, oltre ad una questione di denaro la società imponeva che tutte le pellicole fossero girate a Chicago o in alternativa a New York. Questa legge non era valida però in California e fu così che i produttori indipendenti intorno al 1920 cominciarono a spostarsi in quella zona, che era anche favorita dalla vicinanza a vari tipi di scenari utili alla produzione, quali montagne, deserti ed oceano.

Ed eccoci qui a fotografare la scritta Hollywood.

Un po’ di Storia sulla Scritta Hollywood

La scritta Hollywood nel 2023 compirà cento anni. Il giorno esatto non si sa, perché ognuno ha da dire la sua nella data della creazione, ma la data più accreditata pare essere il 13 luglio 1923.

La scritta fu realizzata inizialmente per pubblicizzare un nuovo qualrtiere che all’epoca era in costruzione ed il cui nome sarebbe poi stato Hollywoodland. Infatti la prima versione della scritta fu proprio quella. Scritta a caratteri cubitali di 15 per 9 metri doveva restare sul monte Lee per un anno ed era illuminata da migliaia di lampadine elettriche che si accendevano alternativamante prima su Holly poi su Wood, poi su Land ed infine sull’intera scritta. La posizione era inoltre segnalata da un faro che sparava verso l’alto la sua luce. Il proprietario se ne curò fino al 1929, poi seguirono anni di incuria e di disinteresse fino a a quando, nel 1949, il terreno fu ceduto alla città e la scritta con esso.

Rimuovere la scritta?

Intorno alla fine degli anni 50 fu deciso di rimuovere la scritta Land e fu anche pensato di rimuovere l’intera scritta, ma ormai era diventato un simbolo dell’industria cinematografica. Fu solo nel 1978, grazie ad una sottoscrizione pubblica, che la scritta fu oggetto di un vero restauro e da allora se ne occupa una fondazione.

Hollywood e la scritta famosa
Hollywood e le ville dei VIP
Villa da sogno a Hollywood

Passeggiata lungo la Walk of Fame di Los Angeles

Adesso che sapete quasi tutto sulla scritta e che magari siete anche andati a vederla da vicino, dirigetevi verso la Walk of Fame. La passeggiata delle stelle, o più propriamente la passeggiata delle celebrità, è uno dei luoghi più visitati della città. Divertitevi a camminare lungo l’Hollywood Boulevard e Vine Street con lo sguardo fisso a terra, cercando il vostro attore preferito e sbattendo contro le persone che, provenienti in senso contrario, stanno facendo la stessa cosa. La passeggiata fu creata nel 1958 per celebrare gli artisti dello spettacolo ed era stata concepita per 2500 stelle. Ad oggi le stelle sono oltre 2600 e quelle nuove vengono posizionate in una estensione della passeggiata al ritmo di circa 2 al mese.

Ogni stella contiene un emblema circolare che indica la categoria rappresentata e alcune stelle riportano più categorie. Cercate i vostri attori preferiti per una foto o stupitevi di quanti sono “illustramente ignoti”. Per chi è appassionato ci sono alcune guide che trovate gratuitamente online e che forniscono l’esatta ubicazione di chi state cercando. Cercate la prima stella dedicata a Stanley Kramer, regista e produttore.

Per chi è in auto c’è, comodissimo, parcheggio di un centro commerciale lì vicino, dove avrete sicuramente l’occasione di spendere qualche soldino.

Categorie di Stelle Nella Walk of Fame Los Angeles Hollywood
Le categorie sono: cinema, televisione, teatro, musica e radio
Stella sulla Walk of Fame Hollywood Los Angeles
Stella sulla Walk of Fame Hollywood Los Angeles

Disneyland Los Angeles

In un giorno qualsiasi, in un anno fra gli anni 30 e 40 il sig. Walt Disney (sì, proprio lui in persona) se ne stava bellamente seduto su di una panchina a Griffith Park a Los Angeles quando fu folgorato da un’ispirazione. Mentre le sue figlie si stavano divertendo su una giostra del parco pensò quanto sarebbe stato bello creare un parco dove genitori e figli potessero divertirsi insieme. Fu così che nel luglio 1955, dopo un anno di lavoro ed una spesa di oltre 15 milioni di dollari nacque Disneyland, il primo e anche l’unico Disneyland che il signor Walt ebbe la gioia di inaugurare personalmente. Tutti quelli che avevano scommesso sul fallimento del progetto prima e dell’attività poi dovrebbero farsi un giro oggi fra i parchi sparsi nel mondo.

Se vi piacciono i parchi a tema – e anche se non vi piacciono – secondo me vale la pena una visita per provare ad entrare in un mondo di favola, certamente a prezzi non proprio popolari..

Tour degli Universal Studios

Sugli Universal Studios, dove non sono andato di recente – l’ultima mia visita risale al 1993 !! -, i giudizi che ho sentito sono contrastanti. A parte il prezzo anche qui non propriamente popolare, nei giorni di punta le file sembra possano essere interminabili, quindi cercare qualche opzione per saltare le code in modo legale ed educato diventa un must. E’ possibile visitare i set dove sono ricostruiti le ambientazioni di film famosi come King Kong, Ritorno al Futuro, Jurassic Park e altri che vengono aggiunti di volta in volta. Non è una delle mete che prediligo, ma è sicuramente interessante specialmente per chi vuole rivivere da vicino scene di film famosi.

Sulle strade di Los Angeles California

Warner Bros Studios Los Angeles

Gli Universal Studios vi sono piaciuti? Se la vostra passione è The Big Bang Theory allora non potete mancare una visita ai WB studios, il prezzo è un po’ inferiore agli Universal e .. Bazinga! potrete sedervi sul divano di Sheldon o fare una capatina al Central Perk di Friends. In alternativa potrete rivivere la saga di Harry Potter o entrare nella BatCave di Batman

Six Flags Magic Mountain

Meno noto in Italia, ma molto popolare negli Stati Uniti è il parco a Tema Six Flags di Los Angeles. Questo parco è il più grande della catena Six Flags ed è situato a Valencia, a nord di Los Angeles. Il parco fu costruito nel 1971 col nome di Magic Mountain, al quale fu aggiunto il nome della catena nel 1979, quando fu da questa acquistato. Si tratta di un parco dedicato soprattutto al brivido adrenalinico: è infatti attualmente il parco con il maggior numero di montagne russe (in inglese roller coaster) di tutte le fattezze e dimensioni – attualmente 18.

Nel 1976 fu il primo parco a vantare un percorso con un giro allora detto “della morte” di 360 gradi completi. La giostra, che si chiamava Revolution è stata recentemente rinnovata e ribattezzata New Revolution e proposta in forma moderna con l’aggiunta della realtà virtuale. Da Provare!

Altre destinazioni

Oltre a quanto descritto Los Angeles offre molto altro. Nella zona intorno a Downtown è possibile visitare alcune zone caratteristiche della città come i quartieri etnici di Little Tokio e Chinatown, il Fashion District, la Los Angeles City hall e il Grand Central Market, oppure prendervi qualche ora per andare semplicemente in giro e cogliere casualmente qualche bello scorcio, l’attività che personalmente prediligo.

Skyline di Los Angeles California

Dove alloggiare a Los Angeles e nei dintorni

Pasadena è una città dove alloggiare comodamente in tranquillità e sicurezza. Vicina a Los Angeles è ideale per lo shopping e localini interessanti specialmente nella zona storica. I luoghi da visitare a Los Angeles sono comodamente raggiungibili in auto e con i mezzi. Una bella alternativa al centro.

Anche la Zona di Santa Monica è un quartiere interessante con l’occasione di fare shopping anche di sera e magari una bella passeggiata sul molo o un giro sulla ruota panoramica.

La zona più comoda resta comunque la zona di Downtown. Ottima per muoversi in auto, è abbastanza vicino a tutto quello che vorrete visitare. Anche qui non mancano i locali e l’occasione per farsi una passeggiata serale.

Conclusione

Adesso siete più o meno pronti per partire alla scoperta di Los Angeles. già che ci siete consiglio vivamente di fare un tour nel sud Ovest degli Stati Uniti visitando i parchi. Ovviamente ci vorrà del tempo, munirsi di un’auto e di spirito di avventura, ma a mio parere è uno dei viaggi più entusiasmanti che abbia fatto.

Potete vedere un itinerario qui: Viaggiare negli USA: Stati Uniti Sud Ovest

Se ci andate mandatemi un messaggio o mettete un commento in fondo a questa pagina.

A presto!

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Ciao, a presto!

Pubblicato: 01/03/2020
elefanti Parco Nazionale Kruger - Sudafrica

Il Parco Nazionale Kruger, paradiso degli animali

di Max Pubblicato: 09/02/2020
Africa Scritto da Max

Parco Nazionale Kruger – Sudafrica

Il Parco Nazionale Kruger con un’estensione di oltre 20.000 chilometri quadrati è la più grande riserva del Sudafrica. Per comprenderne le dimensioni basti pensare che il parco misura circa 350 chilometri da nord a sud e 67 km da est a ovest.

Il Parco Nazionale Kruger si trova ai confini nordorientali del Sudafrica e confina con lo Zimbabwe ed il Mozambico, zone dalle quali arrivano peraltro le insidie più grandi per quanto riguarda il deprecabile fenomeno del bracconaggio, del quale il parco tutt’oggi soffre. Inutile dire che la zona è stata individuata come “riserva internazionale dell’uomo e della biosfera” dall’UNESCO.

Mappa del parco dal sito ufficiale: clicca qui per la mappa (apre in una nuova finestra e richiede un po’ di tempo per caricare)

Indice

  • Parco Nazionale Kruger – Sudafrica
  • Visitare il Parco Nazionale Kruger
    • Orari del Parco Kruger
    • Etiquette
  • Ingresso al Parco Nazionale Kruger
  • Sistemazioni
    • Qui di seguito un piccolo prospetto sui campi più vicini alle varie entrate.
      • Ingresso Crocodile Bridge
      • Ingresso Giriyondo
      • Ingresso Malelane
      • Ingresso Numbi
      • Ingresso Orpen
      • Ingresso Pafuri
      • Ingresso Paul Kruger
      • Ingresso Phabeni
      • Ingresso Phalaborwa
      • Ingresso Punda Maria
    • Prezzi delle sistemazioni all’interno del Parco Kruger
  • L’area del Grande Kruger
  • Storia antica della regione
    • Nascita e storia del moderno parco Kruger
    • La trasformazione in un Parco Nazionale
  • Periodi migliori per visitare il Parco
  • Flora e Fauna del parco Kruger
    • Conoscere la fauna del Parco
    • Birdwatching
    • Rettili e Anfibi
    • Curiosità: il Rinoceronte
  • Come arrivare
    • Punti di accesso
  • Qualche consiglio per godersi al meglio il Parco Kruger
  • La mia esperienza
    • Una visita facilmente gestibile
  • Per saperne di più sull’Africa

ATTENZIONE: le indicazioni presenti negli articoli sono fornite gratuitamente a scopo divulgativo e potrebbero essere non aggiornate o incomplete. Prima di acquistare, di prenotare o di partire, consultate sempre i siti ufficiali. Alcuni link in questo articolo sono link di affiliazione (anche i link ad Amazon*). Gli articoli aggiornati o pubblicati a partire da febbraio 2024 riportano un asterisco* accanto ai link di affiliazione.

Genetta Parco Kruger

Uno degli inconti speciali nel Parco Kruger: la Genetta

Visitare il Parco Nazionale Kruger

Il Parco Nazionale Kruger può essere visitato in modo autonomo con la propria auto, visto che le strade al suo interno sono per la maggior parte asfaltate. Anche senza l’aiuto di un ranger e prendendosi del tempo per osservare con attenzione è possibile avvistare tantissimi animali, soprattutto durante la stagione secca, quando la vegetazione è più rada.

Occorre seguire però alcune regole fondamentali, necessarie per la propria sicurezza e per evitare incidenti diplomatici con altri visitatori

Innanzitutto all’interno del Parco non è consentito scendere dall’auto a meno di trovarsi in una delle poche aree di sosta dove questo è espressamente consentito. Allo stesso modo non è possibile guidare al di fuori dei percorsi segnati ed in ogni caso la velocità massima è limitata e controllata anche tramite autovelox dai ranger, nei posti e alle ore più impensati.

Orari del Parco Kruger

Nel Parco Nazionale Kruger non è possibile circolare di notte, esistono orari prestabiliti per poter uscire e rientrare nei campi nei quali si soggiorna, e questi orari di solito coincidono con l’alba ed il tramonto. In ogni caso è sempre disponibile una tabella per facile consultazione.

Al di fuori di questi orari i ranger a volte organizzano attività di gruppo alle quali è facile aggregarsi, tipo safari a piedi o gite notturne di gruppo a bordo di fuoristrada.

Orari Parco Nazionale Kruger
Parco Nazionale Kruger Sudafrica Massimo Basso

Etiquette

Parlo di incidenti diplomatici. 
Nonostante le persone siano ovviamente in vacanza, gli invasati ed i maleducati non mancano in nessun luogo. Ve ne accorgerete per esempio quando si avvista un leone. In poco tempo una piccola folla si accalca per vederlo e molta gente cerca di prevaricare gli altri per fare la foto più bella. Se potete scegliete le zone meno affollate per godervi lo spettacolo in tranquillità (la vostra e quella degli animali).

Ingresso al Parco Nazionale Kruger

Tutti coloro che entrano nel Parco Kruger sono soggetti ad una tassa di ingresso denominata Conservation Fee di circa 20 euro al giorno a persona. In alternativa è possibile acquistare una sorta di abbonamento annuale chiamato Wild Card che vale anche per la maggior parte degli altri parchi del Sudafrica.

La tessera è acquistabile all’ingresso di ogni parco nazionale ed è nominativa. Il prezzo varia in base alle diverse formule proposte e la versione che include tutti i parchi gestiti da Sanparks costa all’incirca 40 euro a persona o circa 80 euro per una famiglia fino a 7 persone con massimo 2 adulti.

Link al sito ufficiale https://www.sanparks.org/wild_new/tourism/pricing.php

Antilopi Parco Nazionale Kruger - Sudafrica

Sistemazioni

All’interno del parco ci sono diversi tipi di sistemazioni: molte si trovano all’interno dei campi principali che sono gestiti da Sanparks, l’ente che gestisce i parchi Sudafricani. Queste sistemazioni possono essere bungalow, capanne e piccoli lodges, accanto ai quali di solito ci sono posti per le tende o piccoli camper. Questi sono i campi principali: Berg-en-Dal, Crocodile Bridge, Letaba, Lower Sabie, Mopani, Olifants, Orpen, Pretoriuskop, Punda Maria, Satara, Shingwedzi, Skukuza e Tsendze. All’interno dei campi ci sono anche ristoranti e servizi.

Oltre a questo ci sono campi più remoti e spartani, i cosiddetti bushweld camps e sistemazioni lussuose come i bush lodges o i Luxury lodges

Qui di seguito un piccolo prospetto sui campi più vicini alle varie entrate.

Ingresso Crocodile Bridge

Biyamiti, Crocodile Bridge, Lower Sabie

Ingresso Giriyondo

Bateleur, Boulders, Letaba, Mopani, Shingwedzi, Tsendze

Ingresso Malelane

Berg-En-Dal, Biyamiti, Malelane

Ingresso Numbi

Pretoriuskop

Ingresso Orpen

Balule, Maroela, Olifants, Orpen, Roodewal, Satara, Talamati, Tamboti

Ingresso Pafuri

Punda Maria

Ingresso Paul Kruger

Lower Sabie, Skukuza

Ingresso Phabeni

Pretoriuskop, Skukuza

Ingresso Phalaborwa

Balule, Boulders, Letaba, Mopani, Olifants, Roodewal, Shimuwini, Tsendze

Ingresso Punda Maria

Bateleur, Punda Maria, Shingwedzi, Sirheni

Prezzi delle sistemazioni all’interno del Parco Kruger

Premesso che non è lo scopo di questo articolo fornire un elenco dettagliato dei prezzi, ritengo comunque utile riportare alcuni esempi, allo scopo di rendere un’idea di quella che può essere una spesa per l’alloggio all’interno del parco.

Partiamo dalla soluzione più economica, ovvero il posto tenda. Il costo di un posto tenda all’interno di uno dei campi, che ho provato personalmente, parte da meno di venti euro nella bassa stagione fino a circa 25/30 euro in alta stagione, sulla base di due persone. I piccoli rifugi o Hut vanno dai 35 ai 45 euro circa, mentre i bungalow vanno dagli 80 ai 100 euro circa sempre sulla base di due persone.

Per quanto riguarda le attività collettive invece una gita notturna può costare da venti euro in su, mentre una passeggiata mattutina nel bush alla ricerca degli animali parte dai 40 euro per persona

Ingresso Mopani - Parco Nazionale Kruger - Sudafrica

L’area del Grande Kruger

Tutta questa abbondanza di animali è favorita da un sistema di aree protette, per lo più private, che circondano il parco dalla parte sudafricana. Il sistema è noto come Greater Kruger Area, un tempo interrotta da staccionate e recinzioni, oggi in gran parte libera.

Le aree protette adiacenti sono paradisi per i turisti ed i prezzi ovviamente riflettono il lusso e le comodità. Solo per citarne alcune fra le più note qui troviamo il Sabi Sand, Balule e Timbavati. Gli animali sono liberi di sconfinare anche nel vicino Mozambico, nel Parco Nazionale del Limpopo, ed in Zimbabwe, nel parco Gonarezhou. Se da un lato questo estende ulteriormente l’area protetta, dall’altro espone gli animali al rischio di bracconaggio, per la difficoltà di controllare un’area transfrontaliera così vasta.

Licaone Parco Kruger

Storia antica della regione

La regione del Parco Nazionale Kruger era abitata già un milione e mezzo anni fa, nella zona sono stati trovati reperti che lo confermano. Il popolo San, i boscimani, sono invece arrivati nella regione circa 100.000 anni fa. Successive invasioni dapprima da una popolazione chiamata Nguni nel terzo secolo AC e poi gli arabi dal IX secolo in poi costrinsero i San ad abbandonare almeno in gran parte la zona. Alcuni resti della cittadella di pietra di Thulamela e la presenza di circa 200 miniere di ferro indicano che nello stesso periodo un’altra civiltà fioriva nella zona nord del parco, ma su questa non ci sono grandi informazioni.

Il primo europeo a esplorare la zona fu Francois de Cuiper, olandese della Compagnia olandese delle Indie.

Nel 1845 un italiano, João Albasini, fu il primo colono della zona, aprendo così il via alle carovane.

Ma la vera scoperta fu l’oro nel 1873, con il quale cominciarono le minacce per l’integrità del posto e che costituì il primo pericolo per la fauna locale.

Bucorvo Cafro - Parco Nazionale Kruger - Sudafrica

Bucero o Bucorvo Cafro – Parco Nazionale Kruger – Sudafrica

Nascita e storia del moderno parco Kruger

L’esigenza di creare una riserva nel Kruger si fece sentire nel 1896 dopo che il virus della peste bovina fece strage di gran parte degli animali selvatici e domestici dell’area. Per preservare il posto si decise di creare una piccola riserva statale intorno al fiume Sabie. Nonostante lo stanziamento dei primi fondi nel 1898, lo scoppio della Seconda guerra boera fermò il progetto fino al 1902, quando l’area della riserva fu estesa fino al fiume Olifants.

La parte settentrionale della regione divenne invece area protetta nel 1903, non senza problemi, dovuti soprattutto al bracconaggio.

La trasformazione in un Parco Nazionale

Nel 1912 fu costruita una ferrovia che attraversava la riserva. Fu questa l’occasione per il signor Stevenson-Hamilton, uno dei primi guardiani del parco per sfruttare la situazione, creando dei punti di ristoro ed aprendo in pratica il parco al primo sfruttamento turistico.

Nel 1926 l’amministrazione britannica stabilì che la riserva diventasse il primo Parco Nazionale del Sudafrica, battezzandolo col nome Kruger National Park in onore del leader boero Paul Kruger e come segno di riconciliazione dopo la guerra.

Il parco fu aperto al pubblico nel 1927 e già nel 1935 contava oltre 25.000 presenze.

Nel 1991 Il Direttore del Parco Nazional intraprese numerose azioni per modernizzare il parco. Ad esempio furono rimosse le staccionate che delimitavano i confini del Parco Nazionale Kruger, in maniera da permettere agli animali di spostarsi oltre i confini del parco. Nel 1998 il Kruger fu annesso al Parco transfrontaliero del Grande Limpopo, mentre nel 2002 fu aperto l’aeroporto internazionale Kruger Mpumalanga, anche se a dispetto del nome al momento la maggior parte dei voli è domestico.

Oggi, il parco viene visitato da oltre un milione di turisti l’anno.

Giraffa Parco Nazionale Kruger - Sudafrica

Periodi migliori per visitare il Parco

Il Parco Nazionale Kruger si trova sul tropico del Capricorno, è pertanto intuibile come il clima in questo angolo di mondo sia prevalentemente tropicale. In linea di massima le stagioni sono invertite rispetto a quelle dell’emisfero boreale, pertanto possiamo aspettarci che la stagione fredda corrisponda più o meno alla nostra estate, ma anche durante l’inverno australe il Parco Nazionale Kruger gode di temperature piacevolmente calde, soprattutto durante il giorno. La stagione più fredda ha il vantaggio di corrispondere anche alla stagione meno piovosa nel parco. Giugno, luglio e agosto sono i mesi più secchi anche se le temperature notturne possono a volte scendere sotto i dieci gradi.

Generalmente le temperature non scendono sotto lo zero, anche se può capitare , ma durante il giorno superano comunque facilmente i 25 gradi.

Le prime piogge iniziano in ottobre e dalla metà di ottobre all’inizio di marzo il clima nel Parco Nazionale Kruger è molto caldo e spesso piovoso, i mesi con le maggiori precipitazioni sono generalmente dicembre, gennaio e febbraio. La stagione della pioggia ha comunque un fascino particolare perché porta con se’ fioriture ed erba verde, paesaggi rilassanti e cieli incredibili.

In genere il maggiore afflusso si ha nei mesi secchi, quando è più facile avvistare gli animali, magari all’abbeveraggio nelle pozze d’acqua.

Flora e Fauna del parco Kruger

L’estensione del Parco Nazionale Kruger Park fa sì che al suo interno si possano trovare differenti tipi di suolo e di vegetazione, che determinano anche gli animali che si possono trovare nelle varie zone.

Nel nord possiamo incontrare zone sabbiose con vegetazione bassa ed i mitici Baobab, nella zona sudoccidentale troviamo invece foreste a volte intricate, che ospitano mopane, acacie e sicomori. La zona della pianura centrale è dominata dalla savana, con erba abbastanza alta, che rende difficile avvistare gli animali se non si ha un’auto abbastanza alta. Il tutto comprende 6 macro categorie di ecosistemi, osservabili anche da chi di flora se ne intende poco come me e che danno la possibilità di viaggiare attraverso ambienti molto differenti tra loro.

Conoscere la fauna del Parco

Il Kruger ospita tantissimi animali, compresi i cosiddetti BIG FIVE (termine che personalmente mi piace poco) ovvero elefanti, leoni, bufali, leopardi e rinoceronti. All’interno del parco in verità avvistare gli animali è abbastanza semplice. Ci sono i leoni, bufali, leopardi, rinoceronti neri e bianchi, impala, ippopotami, iene, vari tipi di antilopi, facoceri, gnu, zebre e tanti, tantissimi elefanti.

Così tanti elefanti da essere diventati quasi un problema per il parco, visto il loro elevato consumo di risorse. I numeri sono importanti: nel 2015 gli elefanti che si stima vivessero nel parco erano oltre 17.000 con un tasso di crescita di oltre il 4% annuo (fonte ResearchGate) e per questo il parco, oltre a vendere ad altre riserve gli animali in sovrannumero e a ricorrere al controverso abbattimento selettivo, pare che in passato il parco abbia cominciato anche un programma di contraccezione, presto abbandonato per i problemi che i farmaci causavano sia al fisico che all’umore degli animali.

Birdwatching

Ovviamente Parco Nazionale Kruger è un oasi anche per il birdwatching, con oltre 500 specie avvistabili, soprattutto durante la stagione umida. Fra questi i più ambiti sono l’Aquila Marziale, il Kori Bustard (una specie di otarda), il Becco a Sella Africano (una cicogna dal becco colorato di giallo e rosso), il Bucero o Bucorvo Cafro e la civetta pescatrice di Pel. Personalmente sono attratto dai coloratissimi Gruccioni e per questo di solito il parco non delude.

Rettili e Anfibi

Oltre agli animali più ricercati il parco ospita anche oltre 100 specie di rettili fra i quali tantissimi coccodrilli ed il famoso Mamba Nero, oltre 50 specie di pesci e tantissimi anfibi.

animals africa Parco Nazionale Kruger
Elefanti Parco Nazionale Kruger - Sudafrica
Leone Parco Nazionale Kruger - Sudafrica

Curiosità: il Rinoceronte

Tutti sappiamo cos’è un rinoceronte, ciò che non tutti sanno è che ci sono differenti specie di rinoceronte e che alcune vivono in Asia. Oltre al rinoceronte bianco e nero africani esistono infatti il rinoceronte Indiano, il rinoceronte di Sumatra e quello di Giava.

Tutte le specie, tranne quello bianco, sono a rischio di estinzione per il pesante bracconaggio che l’animale subisce per il prezioso corno, considerato una potente medicina per la virilità. Entrambe le specie africane e il rinoceronte di Sumatra sono muniti di due corna, mentre le altre specie asiatiche ne hanno solo uno.

Il rinoceronte bianco e quello nero in realtà non hanno colorazioni molto diverse e la differenza fondamentale si può notare soprattutto nella forma delle labbra: il rinoceronte bianco ha un  muso quadrato e labbro largo, mentre quello nero ha il muso allungato e labbra prensili.

I nomi bianco e nero derivano infatti da una sorta di equivoco. In origine il rinoceronte bianco era conosciuto per il suo labbro largo, che in inglese si dice wide, poco diverso da white – bianco, da questo il nome, il nero di conseguenza.

Attenzione, anche se vale per tutti gli animali la raccomandazione di mantenersi a distanza di sicurezza, mentre il rinoceronte bianco è pacifico e tranquillo, il rinoceronte nero ha un brutto carattere e conviene fare molta attenzione a non avvicinarsi troppo.

Rinoceronte Parco Nazionale Kruger - Sudafrica

Come arrivare

Il Parco Nazionale Kruger è raggiungibile in auto da Johannesburg con un percorso di circa circa 5 ore di viaggio interessanti ed abbastanza rilassanti, anche se per gli europei non inglesi potrà sembrare strano viaggiare sulla corsia opposta al nostro comune senso di marcia (guida inglese). In alternativa è possibile atterrare a Skukuza, Nelspruit e Hoedspruit, ovviamente se non siete in un lodge che abbia una pista di atterraggio propria.. e ce ne sono..

Io sono arrivato in auto e ho goduto di un viaggio interessante con sosta a dormire in un lodge lungo la strada dove mi sono rilassato e preparato per i miei tredici giorni nel Parco Nazionale Kruger

Punti di accesso

Qui di seguito i punti di accesso e le città più vicine

Porta ingressoCittà più vicinaDistanza in km
PhalaborwaPhalaborwa2
PhabeniHazyview10
Crocodile BridgeKomatipoort10
NumbiWhite River35
PhabeniSabie55
MalelaneNelspruit66
OrpenHoedspruit70
MalelaneJohannesburg406
Aquila Pescatrice - Parco Nazionale Kruger - Sudafrica

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Qualche consiglio per godersi al meglio il Parco Kruger

  • Se affittate un auto (senza non potete entrare, salvo che sia un viaggio organizzato) scegliete un fuoristrada. Non è necessario per le strade, ma l’altezza dell’auto permette di vedere meglio panorami ed animali. Mi raccomando, fate il pieno.
  • Fate scorta di acqua.
  • Siete all’interno di una zona a rischio malaria, non tanto nella stagione secca, quanto in quella umida. Informatevi senza allarmismi.
  • Per alloggiare all’interno del parco, prenotate con anticipo o prendetevi una tenda.
  • Partite presto per avere più possibilità di avvistare gli animali e se potete cambiate campo ogni giorno.
  • A seconda del periodo, la mattina e la sera può fare freddo, portate anche qualcosa di pesante, ma durante il giorno farà caldo.
  • Prendete un repellente per gli insetti se viaggiate nella stagione delle piogge, nelle altre stagioni non sono fastidiosi.
  • Fate attenzione agli orari di apertura e chiusura dei campi e programmate di conseguenza.
  • Attenzione agli autovelox, soprattutto al rientro in prossimità dei campi (non sto scherzando!)
  • Consultate la mia lista delle cose da mettere in valigia per il resto

La mia esperienza

Sono stato all’interno del parco 13 giorni in giugno. Per scelta mi sono portato la mia amata tendina ed ho dormito nei vari campi, spostandomi in media ogni due giorni da un campo all’altro. I campi sono recintati e non c’è alcun pericolo, se qualcuno ne avesse avuto il dubbio. Alla sera è possibile mangiare in uno dei ristoranti all’interno dei vari campi, dove si mangia bene e non si spende troppo.

Ogni giorno mi sono svegliato prima dell’alba per essere fra i primi a partire all’apertura dei cancelli e godermi la giornata al massimo. Sono stato in molte zone dell’Africa, ma devo dire che non ho mai visto csì tanti animali e così tanto diversi. Se il vostro obiettivo è vedere gli animali, questo è il parco giusto.

Una visita facilmente gestibile

Sotto l’aspetto logistico non ci sono assolutamente problemi: le strade sono per la maggior parte asfaltate e quelle non asfaltate sono percorribili agevolmente. Ho voluto visitare tutto il parco da sud a nord e ho visto ambienti anche molto differenti. Nella zona nord si gode anche di una discreta tranquillità, senza l’affollamento che capita di trovare nella zona meridionale. Prendendosi del tempo per osservare ed aspettare si ha l’occasione di fare incontri eccezionali. Puoi trovarti a tu per tu con un leone, con un elefante o anche avvistare di un animale elusivo come la genetta di cui ho messo la foto in apertura.

Devo dire che non mi sono mai annoiato e che qualche giorno in più non avrebbe guastato. Per contro devo dire che la troppa organizzazione fa perdere un po’ il gusto del selvaggio, ma per quello ci sono altri luoghi..

Per saperne di più sull’Africa

Benvenuto nella sezione dedicata ai Viaggi in Africa! Qui troverai ispirazione, consigli pratici e racconti autentici per scoprire il continente africano in tutte le sue sfumature.

Dalle maestose savane del Serengeti, alle foreste dell’Uganda, alle spiagge incontaminate dell’Oceano Indiano, ai parchi naturali ricchi di fauna selvatica, ogni articolo ti guiderà alla scoperta di luoghi straordinari, culture affascinanti e tradizioni millenarie.

Che tu sogni un safari avventuroso, un viaggio culturale o una fuga rilassante, questa categoria è il punto di partenza ideale per organizzare la tua prossima esperienza africana. Preparati a lasciarti sorprendere dalla varietà, dalla bellezza e dall’energia di un continente tutto da esplorare!

Se vuoi un’idea per una prima avventura africana leggi l’articolo sul Parco Nazionale Kruger, Sudafrica, puoi anche curiosare tra gli ultimi articoli pubblicati, oppure scegliere dall’elenco a fondo pagina. E mi raccomando, dai un’occhiata a cosa mettere in valigia: la lista da stampare per il viaggio perfetto. Puoi anche stamparla e compilarla offline!

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Arrivederci presto!

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Pubblicato: 09/02/2020
I templi di Khajuraho e le rappresentazioni erotiche che evocano il Kamasutra

I templi di Khajuraho e le sculture erotiche

di Max Pubblicato: 07/01/2020
India Scritto da Max

Le sculture erotiche dei templi di Khajuraho

Se vi trovate nel nord dell’India non potete non fare una visita ai templi di Khajuraho e alle loro sculture erotiche.

In questo articolo non troverete immagini di sculture esplicitamente erotiche, che potete facilmente trovare in alti siti. Ho attinto da fonti per dare una visione più storica e spirituale, piuttosto che una ricerca del proibito.

ATTENZIONE: le indicazioni presenti negli articoli sono fornite gratuitamente a scopo divulgativo e potrebbero essere non aggiornate o incomplete. Prima di acquistare, di prenotare o di partire, consultate sempre i siti ufficiali. Alcuni link in questo articolo sono link di affiliazione (anche i link ad Amazon*). Gli articoli aggiornati o pubblicati a partire da febbraio 2024 riportano un asterisco* accanto ai link di affiliazione.

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Leggi anche 10 libri (e oltre) per la tua vacanza in India senza parlare di Yoga

Scultura raffigurante Brahma e la sua consorte
Scultura raffigurante Brahma e la sua consorte

I templi di Khajuraho e le rappresentazioni erotiche che evocano il Kamasutra

Khajuraho è una piccola cittadina con poco più di ventimila abitanti situata nel distretto di Chhatarpur, Madhya Pradesh, ed il suo nome deriva dalle palme di khajur, o palme da dattero, presenti nella zona.

Grazie alla particolarità dei suoi templi la città ha acquisito nel tempo molta popolarità. L’importanza di questi templi è dimostrata dal fatto che nel 1986 l’UNESCO ha inserito questo insediamento nell’elenco dei siti Patrimonio dell’Umanità.

Potete abbinare questa escursione ad una visita alla riserva naturale Parco Nazionale Panna, dove, se avrete fortuna, potrete fare un incontro con una Tigre

La scoperta dei templi di Khajuraho

La scoperta di Khajuraho si deve ad un capitano dell’esercito inglese di nome Burt. Nel 1838, il capitano Burt mentre si trovava nella zona del Madhya Pradesh si lasciò convincere dalla guida indiana ad addentrarsi nella giungla dove scoprì una serie di templi immersi nella vegetazione, con meravigliosi bassorilievi in buona parte intatti.

I templi di Khajuraho e le sculture erotiche
Particolare delle sculture erotiche

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Origine dei templi di Khajuraho

Khajuraho dal IX al XI secolo fu una delle capitali dei re dei Chandela, il regno Jejakabhukti.

Nel periodo di massimo splendore il regno Jejakabhukti si estendeva su buona parte del Madhya Pradesh. La capitale originaria occupava un’area di circa 20 chilometri quadrati e comprendeva olte 80 templi, fatti erigere dai vari sovrani a cavallo dell’anno 1000

Alla fine dell’undicesimo secolo i re Chandela, a causa di problemi interni al regno, forieri di un imminente declino, abbandonarono la città per trasferirsi a Mahoba. Da allora Khajuraho rimase unicamente come riferimento religioso fino al 1300 circa, prima di essere abbandonata definitivamente.

Nel frattempo i regnanti Chandela affrontarono ripetutamente gli invasori Moghul, fino a perdere progressivamente il loro potere a partire dal XIII secolo.

La distanza dalle grandi città dell’epoca e quindi dalle battaglie fece la fortuna dei templi di Khajuraho che si salvarono dai saccheggi e dalle distruzioni subite dagli altri tempi indù ad opera dei conquistatori di fede musulmana.

La Dinastia Moghul, anche conosciuta come Mughal fu la più importante dinastia imperiale indiana di religione musulmana, che espanse la sua influenza su buona parte dell'Asia meridionale. A loro deve essere riconosciuta la paternità di monumenti famosi come il Taj Mahal, ma anche un accanimento contro gli antichi templi induisti che furono spesso saccheggiati o distrutti.
I templi di Khajuraho e le sculture erotiche
Uno dei Templi di Khajuraho

Com’erano i templi di Khajuraho all’epoca della scoperta

Quando furono scoperti in epoca moderna i templi di Khajuraho erano immersi nella giungla, fra piante monumentali, ma già nel 1852, quando venne scritta la prima testimonianza e venne fatto un primo disegno del luogo, le piante erano sparite. Non è dato di sapere se queste fossero già presenti all’epoca di massimo splendore della città, o se fu la natura selvaggia ad inglobarli.

Si racconta però che quando la città raggiunse il culmine dello splendore Khajuraho fosse cinta da una cerchia di mura, nelle quali si aprivano 8 porte di accesso. Ai lati di ognuna di queste porte pare ci fossero 2 palme dorate.

All’interno delle mura erano stati edificati i templi.

I templi di Khajuraho e le sculture erotiche

Khajuraho ai giorni nostri

I templi di Khajuraho sono quasi tutte costruzioni in arenaria e quindi soggette all’usura degli agenti atmosferici, ma tutto sommato ben conservate. I templi sono riccamente scolpiti con bassorilievi che spesso ritraggono scene erotiche, in alcuni casi in atteggiamenti inequivocabili e questo, si sa, è anche il motivo della loro notorietà.

Sabrina intenta a fotografare

Le sculture erotiche ed il Kamasutra

La meta è sono diventata famosa come il luogo dei templi del Kamasutra*, anche se questa definizione pare un tantino avventata. Infatti nel corso delle mie ricerche ho visto che i riferimenti al Kamasutra sono riportati solo da testi che pubblicizzano il luogo come meta turistica.

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Le rappresentazioni che si trovano sull’esterno dei templi di Khajuraho mostrano infatti scene erotiche che le guide ammiccanti indicano compiacenti. Rappresentazioni abbastanza esplicite di sesso orale, sesso di gruppo, sesso con animali ecc. sono ovviamente motivo di curiosità e di reazioni diverse. Alcuni turisti ridacchiano, altri si imbarazzano, la maggior parte prende atto e fa una foto, da mostrare come un trofeo agli amici

I templi di Khajuraho e le sculture erotiche

Cos’è il Kamasutra (ma c’entra coi templi di Khajuraho?)

Se digiti “Kamasutra” su Google i primi tre risultati provengono rispettivamente da “Alfemminile.com”, “Donnamoderna.com” e “Cosmopolitan.com”, il quarto è Wikipedia e questo rappresenta un caso veramente raro..

Se guardiamo gli argomenti, invece, tutti parlano delle posizioni del Kamasutra, nessuno di altri aspetti.

In realtà Il Kāma Sūtra è un antico testo indiano sull’amore ed il suo titolo completo è Vātsyāyana Kāma Sūtra (“Aforismi sull’amore, di Vatsyayana”) e pare sia stato scritto fra il I ed il VI secolo.

Il libro tratta uno dei quattro obiettivi fondamentali dell’armonizzazione di se’ secondo la tradizione Hindu:

  • Artha: il Benessere fisico ed economico
  • Kama; il Desiderio ed il piacere;
  • Dharma: l’Etica che equilibra Artha e Kama;
  • Mokṣa: l’abbandono del mondo materiale e la ricerca vera essenza.
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Il libro del Kamasutra

Il Kamasutra* è organizzato in sette libri e 36 capitoli, ogni parte è stata dettata da un esperto della materia. Nel libro sono descritte in maniera dettagliata 64 posizioni che fanno riferimento in gran parte al regno animale. Il capitolo che descrive le posizioni dell’amore è il più famoso e quasi sempre viene scambiato per l’intera opera.

Solo circa un quinto del libro invece tratta l’argomento delle posizioni sessuali. Il resto è una guida sulle relazioni fra uomini e donne e su altri argomenti.

Il Kama Sutra può essere considerato una guida su come scegliere la giusta compagna(o) e godersi al meglio l’amore. Inoltre, per chi è curioso, fornisce una descrizione dei costumi e delle pratiche sessuali dell’India di quei tempi, ma (e questa è una mia deduzione) solo nelle caste più alte.

Il Kama nella cultura Hindu non è percepito come un peccato, come per esempio nella nostra cultura, ma è uno dei quattro scopi della vita.

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La storia delle sculture erotiche

Ho riscontrato che pochi si fanno domande sulla storia dietro le sculture. Perché regnanti di oltre mille anni costruirono monumenti con queste rappresentazioni erotiche? Non solo qui, ma anche in altre parti dell’India. Anche alcuni templi fatti costruire dalle dinastie Chalukyas (VI – XII secolo) e Hoysala (X – XIV secolo) nell’India Meridionale hanno figure erotiche scolpite sulle pareti, anche se in misura minore e meno esplicita.

I templi di Khajuraho e le sculture erotiche

Leggende sull’origine dei templi

Cominciamo con una leggenda

Si racconta che una bellissima donna di nome Hemavathy stesse facendo un bagno al chiaro di luna, quando la luna la attirò a se’ e con parole suadenti la sedusse e giacquero insieme.

Dall’unione nacque un figlio, Chandravarman, che la donna allevò da sola nella foresta. Per compensarla dei suoi sforzi e del suo amore la luna promise alla donna che suo figlio avrebbe avuto un regno. Fu così che nacque la dinastia Chandela.

Segnato dalla storia della sua nascita quindi il primo regnante dei Chandela volle rappresentare le passioni umane all’esterno dei templi, per mostrarne l’inutilità. Anche per questo qualcuno si riferisce ai templi come figli della Luna.

Leggi anche: Sapta Puri, le sette città sacre dell’India

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Interpretazioni sulla simbologia templi di Khajuraho

Un’altra interpretazione è quella che le sculture di erotiche siano figure propiziatorie, così come le figura mitologiche che affiancano quelle erotiche. Altri ancora affermano che le immagini siano una specie di libro all’aperto di educazione sessuale.

Fra le interpretazioni più accreditate pare che le figure rappresentate o “mithuna” siano un monito ad abbandonare i desideri carnali prima di entrare nel luogo sacro, interpretazione avvalorata dal fatto che non ci sono sculture erotiche all’interno dei templi.

Maithuna o Mithuna è un termine Sanscrito usato nel Tantrismo, spesso tradotto come "Unione sessuale" in un contesto rituale.
I templi di Khajuraho e le sculture erotiche

Altre ipotesi sull’origine dei templi

All’epoca dell’edificazione dei templi era diffusa la credenza della tradizione tantrica, secondo la quale la soddisfazione dei desideri terreni è un avvicinamento al Nirvana. I giovani che vivevano come eremiti fino al momento del loro passaggio allo stato di uomo potevano quindi imparare come muoversi nel mondo della sessualità studiando le sculture dei templi di Khajuraho.

Qualcuno sostiene che le sculture erotiche, posizionate abilmente nei punti architettonicamente deboli, rappresentassero una protezione contro i lampi e la sfortuna, posti in luoghi atti all’appagamento di Indra il dio dei fulmini, notoriamente sensibile alle passioni. Più semplicistico qualcuno sostiene che le figure avessero il potere magico di rafforzare l’intera struttura tenendo uniti i blocchi di costruzione.

I templi di Khajuraho e le sculture erotiche » https://www.massimobasso.com/articoli/page/32/I templi di Khajuraho e le sculture erotiche » https://www.massimobasso.com/articoli/page/32/

Cenni sullo stile architettonico

Lo stile dei templi di Khajuraho è tipico dell’India settentrionale, differente invece dai templi dell’India Meridionale. I templi dedicati alle divinità induiste sono in genere rappresentati da un tempio centrale con quattro templi minori o cappelle agli angoli della costruzione, in genere su una piattaforma sopraelevata.

Le mie impressioni

Khajuraho con i suoi templi mi è piaciuta molto, per l’atmosfera rilassata e per il clima di elegante decadenza che sprigiona. Una cittadina tranquilla dove ci si sente sicuri ed a proprio agio, come in molte parti dell’India rurale

Anche la visita al Parco Nazionale Panna è stata una vera sorpresa, nonostante l’avvistamento della tigre sia rimasto solo un sogno

Secondo me Khajuraho vale veramente una visita, magari prendendosi del tempo, anche per gustarsi una visita serale al tempio, che ovviamente è – per me – una delle esperienze che in India hanno maggior valore.

Alla prossima!

I templi di notte ancora utilizzati

Proposte di viaggio in India

India: il Triangolo d’Oro e Varanasi*. Itinerario breve ed essenziale di 9 giorni nel Triangolo d’Oro dell’India del Nord con estensione a Varanasi, la città sacra dell’India per eccellenza. Un programma di viaggio adatto a chi non ha troppo tempo a disposizione, ma desidera visitare avere un assaggio dell’India. Da Delhi, la capitale dell’India coloratissima e caotica, a Jaipur, la Città Rosa del Rajasthan, passando per Agra ed il suo spettacolare Taj Mahal, per arrivare a Varanasi la città sacra per eccellenza che da sola vale l’intero viaggio.

India: Gran Tour del Nord*. Itinerario suggestivo nella terra dei Maharaja, sulle tracce degli antichi splendori reali fra forti, maestosi palazzi, musica, arte e paesaggi mozzafiato. Un lungo e intenso viaggio dal Rajasthan alla Valle del Gange a contatto con l’India più vera e più suggestiva. Un viaggio che non dimenticherete (17 giorni).

India: Natura, relax e Ayurveda*. Un viaggio alla scoperta del Kerala, a contatto con la natura lussureggiante. Verdi colline, villaggi di contadini, artigiani e pescatori, lagune e laghi uniti da un intrico di canali in un ambiente tropicale da sogno. Dal Parco Nazionale di Periyar alla navigazione in battello sulle Backwaters, dalle piantagioni di té alla città di Kochi, antica colonia portoghese per approdare alle spiagge di Kovalam  e concedersi qualche massaggio ayurvedico in un fantastico resort.

Se vi viene in mente qualcos’altro chiedete a me!

Faq Khajuraho e Kamasutra

Perché è famosa Khajuraho?

Khajuraho è famosa per i templi con le sculture erotiche che evocano il Kamasutra

Quanti sono i templi di Khajuraho?

Degli 80 templi costruiti dalla dinastia Chandela, tra il IX e il XII secolo dopo Cristo, ne rimangono soltanto 22, e sono patrimonio UNESCO.

Dove si trova Khajuraho?

Khajuraho si trova in India, nel Madhya Pradesh.

Quanto dista Khajuraho da Delhi?

Khajuraho dista oltre 650 chilometri da Delhi, da 10 a 12 ore in auto.

Quanto dista Khajuraho da Jaipur?

Khajuraho dista oltre 620 chilometri da Jaipur, da 10 a 12 ore in auto.

Quanto dista Khajuraho da Agra e dal Taj Mahal?

Khajuraho dista circa 450 chilometri da Agra, circa 7 ore in auto.

Cosa posso vedere vicino a Khajuraho?

Vicino a Khajuraho potete visitare il Parco Nazionale e la Riserva delle Tigri di Panna, a 43 chilometri da Khajuraho per e provare ad incontrare una tigre.

Che cos’è il KamaSutra?

Kāmasūtra in versi e prosa attribuito a Vātsyāyana (intorno al 500 d.C.) e concernente l’amore, è il più antico e il più importante fra i trattati di arte amatoria dell’India. Nell’amore (in sanscrito kāma) vien individuato uno dei fini dell’esistenza, che si affianca al dharma (il dovere religioso e morale) all’artha (che rappresenta gli obiettivi pratici o il successo personale nelle cose materiali) e a moksha, la liberazione dal Samsara.

Per saperne di più sull’India

India, destinazione senza compromessi. Un salto indietro nel tempo in una terra di grande misticità, capace di grandi fasti e di grandi miserie, ma sempre con una propria dignità e con un portamento elegante. Ad ogni passo c’è qualcosa da scoprire, in questa terra capace di grande ospitalità e dove, da viaggiatori, ci si sente sempre i benvenuti.

Prima di tutto il bagaglio: leggete l’articolo cosa mettere in valigia: la lista da stampare per il viaggio perfetto. Non dimenticare di infilare nel bagaglio anche un buon libro: provate a dare un’occhiata ai miei libri preferiti nell’articolo 10 libri (e oltre) per la tua vacanza in India, senza parlare di Yoga

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Cultura

Se vi interessa la cultura informatevi sui luoghi sacri dell’induismo e sulle regole di comportamento. Altri argomenti interessanti per avvicinarsi a questa fantastica destinazione sono descritti negli articoli chi sono i Sadhu indiani e cosa fanno, le caste in India e gli Intoccabili Dalit, il Festival di Holi e la Festa dei Colori.

Antiche Religioni

Per approfondire la conoscenza sul variegato pantheon indiano leggete la sacra Trimurti e cenni su Brahma, Shiva il Distruttore, Vishnu ed i suoi Avatara, Ganesha dalla testa di elefante o Surya, il Dio del Sole indiano. Senza dimenticare che il buddhismo è nato in India, un occasione per visitare i luoghi del Buddha a Sarnath.

Tradizioni Tribali

Se, come me amate le tradizioni fate un salto nel passato dell’India Tribale, e scoprite le tribù dell’Orissa, i Kutia Kondh, i Dongria Kondh ed i Bonda, li ho incontrati nei mercati tradizionali e mi hanno affascinato.

Arrivederci presto!

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Pubblicato: 07/01/2020
Il trekking degli orangutan delle foreste di Bukit Lawang

Gli Orangutan di Sumatra nella giungla di Bukit Lawang

di Max Pubblicato: 22/12/2019
Indonesia Scritto da Max

Gli Orang Utan di Sumatra nella giungla di Bukit Lawang

Il luogo ideale per un trekking alla ricerca degli Orangutan è il piccolo villaggio di Bukit Lawang, che si trova ad un centinaio di chilometri a nord di Medan, città principale dell’Isola di Sumatra, Indonesia.

Il villaggio sorge sulle rive del fiume Bohorok (Sungai Bohorok in lungua Bahasa) e strettamente a ridosso della fitta foresta pluviale del Parco Nazionale Gunung Leuser.

Se vuoi guardare subito il video clicca qui, altrimenti continua a leggere!

Tempo di lettura stimato: 19 minuti

Indice

  • Gli Orang Utan di Sumatra nella giungla di Bukit Lawang
  • Le varie specie di Orangutan
  • Come vivono gli orangutan in natura?
  • Il villaggio di Bukit Lawang
    • Perfetto per il relax ed il trekking degli orangutan
  • Il centro di riabilitazione degli orangutan di Bukit Lawang
  • Chiudere il centro per salvare gli orangutan di Sumatra
  • Il parco Gunung Leuser e la foresta pluviale
    • Disboscamento a Sumatra
  • Gli oranghi, le piantagioni ed il clima a Bukit Lawang e altrove
    • L’olio di palma
    • Il rovescio della medaglia
      • Effetti sull’ambiente
      • Effetti sulla salute
  • Una breve digressione sulla lingua Indonesiana
    • Selamat datang
  • Il trekking degli orangutan
    • Il mio trekking alla ricerca degli oranghi a Bukit Lawang
  • Un piccolo bonus: il video
  • Facciamo chiarezza sul nome orangutan
  • Le sanguisughe
  • Dove alloggiare?
Gli orangutan delle foreste di Bukit Lawang
Orangutan femmina con il piccolo

Le varie specie di Orangutan

Nelle lingue Indonesiana e Malese, Orang Utan significa “uomo della foresta”.

L’orangutan vive nelle foreste pluviali di Borneo e Sumatra.

Nel Borneo troviamo la specie Pongo Pygmaeus, mentre sull’isola di Sumatra troviamo la specie Pongo Abellii. Rispetto agli oranghi del Borneo, gli oranghi della specie Abellii hanno una costituzione più slanciata, con pelo più lungo e chiaro, con barba brizzolata in entrambi i sessi, anche se più accentuata nei maschi. Anche le abitudini sono più arboricole rispetto ai cugini malesi, che scendono più facilmente a terra.

Recentemente (2017) è stata scoperta una terza specie di oranghi, l’orangutan di Tapanuli o Pongo Tapanuliensis. (fonte Jane Goodall Institute Italia – https://www.janegoodall.it/index.php/2018/01/10/nuova-specie-orango-tapanuli/).

La nuova specie è stata descritta nella rivista CurrentBiology ed endemica della regione di Tapanuli nel Nord di Sumatra, dove vive in un’area di circa 1.100 chilometri quadrati di foresta di montagna nell’area di BatangToru, con una popolazione stimata di appena 800 individui.

L’orango è il più grande fra gli animali che si arrampicano sugli alberi, il corpo è perfettamente modellato alla vita arboricola con braccia e gambe lunghe oltre mani e piedi prensili.

Tutte le specie di orangutan sono in pericolo di estinzione secondo la Lista rossa dei mammiferi IUCN.

Pygmaeus https://www.iucnredlist.org/species/17975/123809220

Abelli https://www.iucnredlist.org/species/121097935/123797627

Tapanuli https://www.iucnredlist.org/species/120588639/120588662

Come vivono gli orangutan in natura?

Gli oranghi in genere sono animali solitari. Le femmine vivono con i piccoli, mentre i maschi di solito vivono soli, fatto salvo il periodo dell’accoppiamento. A volte possono formarsi piccole congregazioni in zone particolarmente ricche di cibo, al solo scopo di nutrirsi e senza che questo causi conflitti.

I maschi sono riconoscibili per le grandi guance e la faccia tondeggiante. La crescita delle guance conferisce al loro volto la forma di una luna piena ed è una caratteristica che viene acquisita in età adulta. La forma del volto è un simbolo di predominanza sugli altri maschi.

Gli oranghi si nutrono principalmente di frutta, ma a volte mangiano anche insetti, steli, foglie e piccoli rametti.

Sono fra i primati più intelligenti, in grado di usare vari tipi di utensili e di interazioni sociali complesse.

Il villaggio di Bukit Lawang

La sua fama è dovuta all’istituzione di un centro di riabilitazione per gli orangutan orfani e feriti. Nonostante il centro sia oggi chiuso, questo rimane il luogo più accessibile per osservare gli oranghi in natura, oltre ovviamente ad offrire la possibilità di avvistare un sacco di altre specie di scimmie.

Nel tempo sono nate tantissime strutture ricettive per ogni tipo di budget e una fiorente industria del turismo naturalistico.

Il 2 novembre 2003 un’inondazione distrusse l’intero villaggio di Bukit Lawang, danneggiando in modo irreparabile oltre 400 case, senza contare le attività commerciali e gli hotel, lasciando senza tetto oltre 1.000 persone. Più di 200 persone tra cui 5 turisti morirono nella tragedia.

Grazie alla cooperazione internazionale, il sito fu ricostruito e riaperto a metà del 2004 e così i turisti tornarono a vedere gli orangutan.

Il villaggio di Bukit Lawang
Il villaggio di Bukit Lawang

Perfetto per il relax ed il trekking degli orangutan

Il villaggio di Bukit Lawang è perfetto per i viaggiatori: atmosfera rilassata, prezzi bassi e strutture accoglienti e pulite ne fanno un ottimo posto per trascorrere un po’ di tempo in relax e godersi la foresta pluviale. Inoltre con i trekking organizzati l’avvistamento degli orangutan è quasi garantito.

E si mangia bene..

Io ci sono stato in novembre per vedere gli orangutan e fare un trekking nella foresta pluviale. Il periodo coincide con l’inizio della stagione delle piogge.

In questa stagione sembra strano ed un po’ esagerato vedere così tante strutture tra guest-house, ecolodge ed alberghi, infatti la maggior parte è chiusa o almeno l’impressione è che lo sia. Dai racconti delle persone che ci vivono pare invece che a luglio ed ad agosto il villaggio si riempia di turisti e ci sia lavoro per tutti. Non vorrei esserci.. :-)

Se amate la tranquillità andate fuori stagione.. che sarà mai un po’ di pioggia. Inoltre, secondo i locali, in genere piove il pomeriggio tardi o la notte (e posso confermare), mentre le giornate sono in genere asciutte.

Beh, vista l’umidità al 99% asciutte non è la parola giusta, diciamo senza pioggia..

Gli orangutan delle foreste di Bukit Lawang

Il centro di riabilitazione degli orangutan di Bukit Lawang

Il centro di riabilitazione per gli oranghi di Bukit Lawang fu fondato nel 1973. La sua missione era quella di proteggere la popolazione di orangutan in forte declino a causa della caccia, del commercio e della deforestazione. Il centro, dopo varie valutazioni, fu chiuso nel 2002 perché il posto stava diventando troppo turistico e inadatto alla riabilitazione degli oranghi che dovevano essere reintrodotti in natura.

Nei centri di riabilitazione orfani ed animali feriti vengono curati o svezzati, con il fine ultimo di fare di loro animali indipendenti e pronti ad essere rilasciati nella foresta.

Purtroppo a causa dell’abitudine all’interazione con gli esseri umani questi animali, nati selvatici, perdono la paura per l’uomo e a volte diventano un po’ troppo confidenti.  L’eccessiva confidenza può causare loro dei problemi, anche se la maggior parte delle volte la reintroduzione ha successo.

Gli orangutan delle foreste di Bukit Lawang
Piccolo di Orangutan

Chiudere il centro per salvare gli orangutan di Sumatra

Ritorniamo però a parlare del centro di riabilitazione di Bukit Lawang. Il fatto che fosse così tanto frequentato senza adeguati controlli, esponeva gli orangutan a diversi pericoli quali quello di diventare dipendenti dal cibo umano o quello di contrarre malattie.

Così il centro di riabilitazione fu ufficialmente chiuso nel 2002, ma il ruolo di Bukit Lawang come meta per osservare gli orangutan è sempre di primo piano.

Fino al 2015 venne mantenuta anche una piattaforma dove due volte al giorno veniva messo a disposizione del cibo supplementare per gli oranghi. La piattaforma era popolare fra i turisti perché era un ottimo luogo di avvistamento, ma anche questa è stata chiusa per evitare di creare dipendenza dal cibo fornito dall’uomo.

Nonostante questo ad oggi, Bukit Lawang è uno dei luoghi più famosi del nord di Sumatra.

Quasi tutti gli orangutan nei dintorni di Bukit Lawang provengono dal centro di riabilitazione e quindi sono abituati a venire in contatto con gli esseri umani, per questo sono attentamente monitorati.

macaco nemestrino - southern pig-tailed macaque (Macaca nemestrina)
Macaco nemestrino – southern pig-tailed macaque (Macaca nemestrina)
siamango (Symphalangus syndactylus) black gibbon
Siamango – Siamang (Symphalangus syndactylus) Comunemente chiamato Black (furred) Gibbon

Il parco Gunung Leuser e la foresta pluviale

Il parco nazionale di Gunung Leuser è un’area protetta di circa 8.000 chilometri quadrati che si trova nella zona centro-settentrionale di Sumatra (Indonesia). L’area protetta si estende dal mare alle montagne e comprende habitat di vario tipo, dalle paludi alle foreste pluviali, mentre al suo interno scorrono dodici importanti fiumi, oltre ad una serie innumerevole di corsi d’acqua minori.

In questa zona selvaggia si trovano oltre quattromila delle circa novemila specie vegetali presenti nell’area indo-malese occidentale, oltre 300 specie di uccelli e circa 130 specie di mammiferi. Il tutto, devo ammettere che non è facilmente osservabile, ma sicuramente degno di nota.

All’interno del parco trovano rifugio i grandi mammiferi, tra cui gli elefanti e il rinoceronte di Sumatra, la tigre ed altri animali i cui nomi sono meno noti, ma comunque eccezionali. Ovviamente il parco ospita anche i nostri amici orangutan, nelle due specie qui registrate.

Oltre gli oranghi sono presenti numerose altre specie di primati, alcune della quali sono state “vittime” del mio obiettivo, mentre altre lo saranno in futuro.. vedi le foto con didascalia.

Un rammarico rimane per non aver visto il notturno lori gracile.

Disboscamento a Sumatra

Le opere di disboscamento e le piantagioni, oltre a distruggere l’habitat di molte specie fra le quali gli orangutan, hanno distrutto vie di migrazione degli elefanti. Questo ha causato una sorta di isolamento dei vari branchi, che non è mai un bene per le popolazioni, oltre a causare a volte scarsità di cibo. Per ovviare a questi problema e fornire rifugio agli elefanti, sulle zone collinari sono stati avviati interventi di rimboschimento.

La zona visitabile del parco in genere è una foresta secondaria, mentre le pozioni di foresta primaria si trovano generalmente nelle zone più interne del parco, remote e inaccessibili al normale turismo.

Guarda anche questo articolo su gli elefanti di Tangkahan

Gli oranghi, le piantagioni ed il clima a Bukit Lawang e altrove

Uno dei grandi problemi della Sumatra dei giorni nostri, oltre al disboscamento selvaggio degli anni 70-80 e all’aumento della popolazione umana è stata la decisione del governo Indonesiano di cambiare la propria politica agricola.

La maggior parte delle colture sono autorizzate e gestite dai vari organi centrali che decidono cosa piantare, dove, come e in che quantità.

In passato una delle colture più diffuse era quella dell’albero della gomma. L’albero della gomma (Hevea brasiliensis) è una pianta che, come suggerisce il suo nome scientifico, proviene dalla foresta amazzonica e fu introdotta nelle colonie britanniche dell’Indonesia intorno al 1880. Questa pianta, proveniente anch’essa dalla foresta pluviale, anche se alloctona, oltre alla ovvia distruzione delle specie autoctone non produceva un granché danno al suolo, lasciando che lo stesso mantenesse (più o meno) le stesse caratteristiche di umidità e consistenza presenti nella foresta.

L’olio di palma

Ora la gomma non fa più business, mentre la nuova frontiera è rappresentata dall’olio di palma, prodotto dalle Palme da Olio. Questa coltura sta soppiantando in tutta l’Indonesia le piantagioni di alberi della gomma. La caratteristica di questa palma è di inaridire ed impoverire il terreno, causando con questo grandi problemi ambientali. Infatti oltre alla progressiva riduzione dell’umidità nell’aria, indurisce il suolo, dove le piogge non riescono a penetrare che con difficoltà.

La verità è che comunque che purtroppo all’olio di palma non ci sono molte alternative, ne’ per l’Indonesia, ne’ per l’ambiente.

L’economia Indonesiana sopravvive anche grazie a queste colture. Ovviamente si potrebbe fare meglio, come ovunque, ma occorre pensare anche che gli acquirenti, per quanto ovvio, non sono indonesiani.

Il rovescio della medaglia

L’ambiente invece, per quanto maltrattato da queste colture, in un certo senso ringrazia. Consideriamo infatti che produrre lo stesso quantitativo di olio usando altre piante richiede un’estensione di terre pari a cinque volte nel caso delle arachidi e sette volte nel caso dei girasoli. La cosa positiva è che non sarebbero tutti concentrati nel sudest asiatico.

Ma questo non è il luogo per una discussione di questo genere.

Potete approfondire su questi siti (alcuni sono siti di parte, ma la maggior parte riportano informazioni attendibili, occorre solo contestualizzarle)

Effetti sull’ambiente

https://www.oliodipalmasostenibile.it

https://www.greenpeace.org/italy/storia/3904/la-vera-storia-dellolio-di-palma/

Effetti sulla salute

Olio di Palma – Wired

Una breve digressione sulla lingua Indonesiana

La lungua parlata in Indonesia è il Bahasa Indonesia, dove bahasa significa lingua. Ovviamente gli orangutan di Bukit Lawang non parlano indonesiano, ma sicuramente durante la vostra permanenza a Sumatra o durante i giorni del trekking avrete occasione di parlare con qualcuno del luogo e magari vi interesserà sapere qualcosa della lingua locale.

Selamat datang

La lingua indonesiana è una variante standardizzata del Bahasa malese (a cui somiglia molto), e fu usata per molti secoli come lingua franca nell’arcipelago indonesiano, e diventò lingua ufficiale con l’indipendenza del Paese nel 1945. È parlata come lingua madre solo dal 7% della popolazione indonesiana e dal 45% di quella malese, anche se ben la maggior parte della popolazione la utilizza come seconda lingua, a volte senza conoscerla a fondo. Si tratta in ogni caso di un linguaggio indispensabile dal momento che la regione che conta oltre 700 lingue locali.

La colonizzazione olandese ha lasciato un’impronta non trascurabile sull’indonesiano che ha mutuato dalla lingua degli occupanti molte parole. Allo stesso modo molte parole sono importate da altre lingue come il portoghese, il cinese, l’hindi, l’arabo ed il sanscrito. Ad esempio il titolo “Selamat Datang” significa “benvenuti” dove selamat è di derivazione araba (salam)

La grammatica della lingua indonesiana in generale è relativamente semplice. Secondo un’indagine dell’università di Oxford l’indonesiano è una delle lingue più facili da imparare.

Ad esempio i sostantivi sono in genere uguali sia nella forma plurale che in quella singolare, mentre i verbi in genere non si coniugano.

Adesso siete pronti per imparare..

Gli orangutan delle foreste di Bukit Lawang

Leggi anche un’altra avventura nella foresta amazzonica

Il trekking degli orangutan

A Bukit Lawang una volta raggiunto la vostra destinazione in qualunque resort, hotel e bed and breakfast saranno in grado di fornirvi indicazioni su come organizzare il vostro trekking per vedere gli oranghi. Le guide autorizzate vi proporranno trekking da uno a cinque giorni, ovviamente più lungo il trekking, più occasioni avrete non solo di vedere gli orangutan, ma anche di fare incontri speciali con altri tipi di scimmie e di vedere altri animali interessanti come ad esempio i giganteschi varani (non grandi come quelli di Komodo).

La mia esperienza è quella di un trekking di tre giorni con due notti nella foresta.

Innanzitutto non aspettatevi di allontanarvi molto dal villaggio. I motivi sono principalmente due: il primo è che non ce n’è bisogno, in quanto la zona è ricca di animali, il secondo motivo è che proprio attorno al villaggio gli animali sono più abituati a vedere le persone e quindi sono più confidenti e per questo più facilmente osservabili.

Il mio trekking alla ricerca degli oranghi a Bukit Lawang

Ho visitato Bukit Lawang in novembre e nella zona questa è la stagione delle piogge. Le temperature sono buone, non fa mai troppo caldo, ma l’umidità è quasi sempre superiore al 90%. Soprattutto appena ci si addentra nella foresta questa diventa quasi palpabile. Dopo pochi passi i vestiti sono zuppi di sudore (e “zuppi” non è un termine usato a caso). Una volta che ci si è abituati ad essere bagnati, però la sensazione non è così sgradevole. Ovviamente con un caldo così, durante il trekking le fermate sono frequenti, un po’ per riposarsi e un po’ per osservare gli oranghi e gli altri animali della foresta.

Su e giù per le colline arriva a sera e, dopo un bagno nel fiume, ci si accampa in zone già predisposte. Ci sono delle tettoie sotto le quali trovano posto un materassino isolante (per l’umidità del terreno) una copertina di pile, il tutto inglobato in una grande zanzariera che funge da tenda. Si dorme tutta la notte cullati dai rumori della foresta e, almeno nel mio caso, dallo scorrere del fiume.

Alla sera le guide preparano un pasto tipico in gran parte vegetariano e speziato e si mangia tutti insieme seduti attorno alle lampade o intorno al fuoco, se non piove – ma anche se piove solo un po’.

E’ veramente un’esperienza che consiglio: sentirsi un po’ selvaggi anche solo per un paio di giorni è impagabile.

piccolo di orangutan delle foreste di Bukit Lawang

Un piccolo bonus: il video

Facciamo chiarezza sul nome orangutan

Orango, orangotango, urangutano.. se ne sentono di tutti i colori, ma qual è il termine esatto?

Sul dizionario Treccani ho trovato le seguenti forme: 

  • orangutàn (o orangutano; pop. rangutàn, rangutano) e viene anche riportato nella forma abbreviata del termine che è comunemente orango
  • orango ovvero forma abbreviata di orangutan (Pongo pygmaeus), detto anche orangutàn o orangutano

(leggi di più sul sito Treccani)

Io ho scelto in questo articolo di usare alternativamente le due forme..

Le sanguisughe

A Bukit Lawang durante il trekking per vedere gli orangutan non ho visto molte sanguisughe, ma durante il trekking fatto per la stessa ragione a Tangkahan (vedi articolo su Tangkahan e sul bagno agli elefanti) ne ho viste veramente a decine o, come direbbe qualcuno.. “a decinaia” :-).

Sono inquietanti sono l’incarnazione, in dimensioni ridotte, di un mostro che si erge come un serpente da terra e con la testa ti cerca..

metto un link a un video che non è mio, ma che è esplicativo:

Dove alloggiare?

L’ultimo dei problemi a Bukit Lawang è dove alloggiare. Io ho scelto un bellissimo alberghetto proprio in fondo alla strada, fuori dalla ressa – peraltro inesistente in novembre. Il nome dell’alberghetto è “il giardino delle farfalle”: Kupu-Kupu Garden.

Ho soggiornato, cenato, fatto colazione ed organizzato il trekking in un’atmosfera conviviale e familiare, tra persone simpatiche ed allegre, comprese gli altri (pochissimi) viaggiatori che ho incontrato.

Anche se non è mia abitudine lo cito perché secondo me è ottimo.

Ovviamente se il vostro obiettivo è fare conoscenze nuove e un po’ di baldoria la sera scegliete qualche altro albergo in centro paese, ce ne sono una miriade, alcuni veramente a prezzi irrisori.

Potete vedere più immagini sul gorilla nell’articolo dedicato ai I gorilla di montagna del parco di Bwindi in Uganda. Altri articoli su argomenti simili: Gorilla a Bai Hokou nella foresta in Repubblica Centrafricana.

Per saperne di più sull’Indonesia

L’Indonesia è nota soprattutto per le spiagge ed i fondali di corallo, per i molti vulcani attivi e per la fauna. Orangutan, Tigri e Rinoceronti a Sumatra, i Draghi a Komodo e poi ancora Bali con la sua misticità e Giava con la sua Cultura ed arte antica fanno di questo paese un universo da esplorare.

Prima di tutto il bagaglio: dai un’occhiata a cosa mettere in valigia: la lista da stampare per il viaggio perfetto. Puoi anche stamparla e compilarla offline!

Scopri le meraviglie di Sumatra visitando gli Orangutan di Sumatra e gli gli elefanti di Tangkahan. Oppure esplora il Sulawesi con i Macachi Neri di Tangkoko ed i riti ancestrali di Toraja.

Ciao, a presto!

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  • Riserva Tangkoko alla ricerca del macaco nero e del tarsio spettro – Ultima Modifica 11/02/2023
  • Il Santone della Roccia Sacra in Sulawesi – Ultima Modifica 29/01/2026
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Pubblicato: 22/12/2019
Bagno con gli elefanti di Tangkahan

Il bagno con gli elefanti di Tangkahan, Sumatra Indonesia

di Max Pubblicato: 28/11/2019
Indonesia Scritto da Max

Il bagno con gli elefanti a Tangkahan

Perché farlo o perché non farlo

(più un piccolo bonus Video)

Il bagno con gli elefanti a Tangkahan sta diventando sempre più popolare fra le persone che visitano Sumatra. Fra le ragioni di questa popolarità ci sono la voglia di avvicinarsi a questi animali fantastici, magari coltivata fin da bambini (come la mia), la relativa facilità di accesso dall’aeroporto di Medan e non ultimo il fatto che la visita possa essere abbinata ad un trekking per l’avvistamento degli orangutan magari a Bukit Lawang, che dista solo un paio d’ore d’auto.

Tempo di lettura stimato: 10 minuti

Indice

  • Il bagno con gli elefanti a Tangkahan
    • Perché farlo o perché non farlo
      • (più un piccolo bonus Video)
  • Tangkahan, dove si trova
  • Il villaggio di Tangkahan
  • Conoscere la storia prima di fare il bagno con gli elefanti di Tangkahan
  • Conoscere i danni della deforestazione a Sumatra
  • Cosa fanno gli Elefanti
  • Cosa puoi fare Tu facendo il bagno con gli elefanti a Tangkahan
  • Perché rifarei il bagno agli elefanti a Tanghakan, Sumatra
  • Una considerazione sulle critiche
  • Le verità non apparenti
  • E adesso la mia esperienza con gli elefanti di Tangkahan
  • La parte migliore del bagno con gli elefanti di Tangkahan
  • Video degli elefanti di Tangkahan

ATTENZIONE: le indicazioni presenti negli articoli sono fornite gratuitamente a scopo divulgativo e potrebbero essere non aggiornate o incomplete. Prima di acquistare, di prenotare o di partire, consultate sempre i siti ufficiali. Alcuni link in questo articolo sono link di affiliazione (anche i link ad Amazon*). Gli articoli aggiornati o pubblicati a partire da febbraio 2024 riportano un asterisco* accanto ai link di affiliazione.

Il villaggio di Tangkahan sul fiume
Il villaggio di Tangkahan sul fiume

Tangkahan, dove si trova

Il villaggio di Tangkahan è un angolo di paradiso incastonato nel parco nazionale di Gunung Leuser, sulle rive del fiume Kualsa Buluh. Siamo alle porte della foresta pluviale, nel nord di Sumatra in Indonesia.

Partendo da Bukit Lawang di prima mattina e guidando su una strada accidentata e spesso infangata attraverso piantagioni di olio di palma e villaggi tradizionali si giunge al villaggio in un paio d’ore. Partendo dall’aeroporto di Medan calcolate invece 4-5 ore inclusa una sosta per un pranzo lungo la strada.

Il villaggio di Tangkahan

Prima di fare il bagno con gli elefanti di Tangkahan si giunge al piccolo villaggio, dove è possibile scegliere fra diverse sistemazioni e dove quasi sicuramente qualche guida locale più o meno autorizzata verrà a proporvi diverse attività, ovviamente se non avete già prenotato per conto vostro prima di arrivare.

Infatti oltre al bagno con gli elefanti di Tangkahan o alla gita a dorso di elefante è possibile organizzare anche trekking nella foresta pluviale.

Aspettatevi un posto più selvaggio e meno “turistico” di Bukit Lawang, non per questo meno affascinante, ma sicuramente non troverete tante bancarelle o negozietti. Il luogo è perfetto per un po’ di relax.

Quasi tutte le strutture si trovano al di là del fiume Buluh, pertanto se soffrite di vertigini preparatevi psicologicamente ad affrontare l’attraversamento di un ponte sospeso lungo un centinaio di metri, solido, ma traballante. Se avete difficoltà chiedete a qualcuno di portarvi il bagaglio, una piccola spesa che va a favore della comunità.

E ora chiudete gli occhi (?) trattenete il respiro e.. in bocca al lupo!

Una piccola digressione per i biellesi come me. Quando ho visitato il posto era la stagione delle piogge - quindi bassa stagione - ed era quasi tutto chiuso (o almeno sembrava). In ogni caso all’interno dell’unico negozietto aperto nel villaggio ho trovato una maglietta con la scritta FILA BIELLA, ricordi di quando la mia città era ancora un centro manifatturiero iperattivo. Un vero pezzo d’antiquariato.

Il villaggio di Tangkahan sul fiume
Il villaggio di Tangkahan, passerella sul fiume.

Conoscere la storia prima di fare il bagno con gli elefanti di Tangkahan

Questo piccolo villaggio remoto è stato costruito come base durante l’intensa attività di disboscamento – anche illegale – avvenuto durante gli anni ’80 e ’90.

Dopo alcuni anni di taglio indiscriminato, però, negli abitanti del luogo incominciò a crescere la consapevolezza che un tale tipo di economia, basata sulla distruzione del proprio patrimonio naturale non era sostenibile.

La comunità quindi decise di intraprendere una nuova strada, interrompendo il disboscamento, con l’obiettivo di trasformare l’area in una destinazione ecoturistica.

Così corso del 2001, con l’aiuto anche di ecologisti stranieri nacque l’Istituto turistico Tangkahan (Lembaga Pariwisata Tangkahan – LPT) che stabiliva un regolamento che di fatto vietava il taglio e lo sfruttamento della foresta pluviale circostante così come era stato concepito fino ad allora.

In seguito a tale decisione nacque anche la Conservation Response Unit (CRU) o Unità di Intervento per la Conservazione del luogo, una squadra di elefanti di Sumatra con i loro mahout che aiutano a salvaguardare il parco nazionale per proteggerlo dalla devastazione.

Un’altra realtà che si occupa della conservazione dell’ambiente è The Tangkahan Effect

Conoscere i danni della deforestazione a Sumatra

Negli ultimi decenni la deforestazione ha modificato l’ecosistema: tra il 1985 ed il 2008 sono andati persi 12,5 milioni di ettari foresta pluviale, a favore di piantagioni di olio di palma e alberi per l’industria della carta. Intere popolazioni animali sono andate perse e per la tigre, l’orangutan ed il rinoceronte di Sumatra lo spazio vitale si è ridotto sempre di più.

Approfondisci con questi articoli le conoscenze sulla deforestazione e sull’olio di palma:

Le foreste di Sumatra (WWF)

Le cose che non sai sull’olio di palma (Greenpeace)

Cosa fanno gli Elefanti

Questa squadra di intervento, pattuglia la foresta con gli elefanti ogni settimana (di solito il venerdì – che è anche la giornata nella quale il centro accoglienza è chiuso*) alla ricerca di piantagioni illegali, per combattere sul nascere eventuali abusi e preservare l’ecosistema dallo sfruttamento selvaggio.

*se leggete la guida in italiano EDT Lonely Planet, troverete che non è possibile fare il bagno con gli elefanti di Tangkahan il lunedì e il giovedì, ma questo è dovuto al mancato aggiornamento della guida, probabilmente la variazione sarà recepita in una prossima edizione. Consiglio di informarsi in anticipo.

Ho pensato che se ti interessa questo articolo ti potrebbe anche interessare questo argomento: in canoa nella foresta amazzonica dell’Ecuador

Cosa puoi fare Tu facendo il bagno con gli elefanti a Tangkahan

Facendo il bagno con gli elefanti a Tangkahan puoi sostenere questa iniziativa locale.

Sebbene le attività con gli elefanti – siano esse fare il bagno, fare una passeggiata o semplicemente dare loro da mangiare durante il loro pasto quotidiano – siano spesso oggetto di critiche da diverse parti, a mio avviso occorre pensare con mente aperta.

Perché rifarei il bagno agli elefanti a Tanghakan, Sumatra

Innanzitutto occorre contestualizzare il progetto, in una zona dove la sensibilità per gli animali non è esattamente quella occidentale (che poi non è un tantino esagerata in qualche caso?).

Inoltre mantenere questi elefanti è un grosso impegno economico, che viene solo parzialmente ricavato dalle attività che questi elefanti svolgono.

E’ vero che questi elefanti non sono liberi di scorrazzare (se sei incerto su come si scrive questa parola leggi qui) per la foresta, ma questo è un piccolo prezzo da pagare per la conservazione. D’altro canto ogni giorno anche nel nostro paese milioni di animali quali vitelli, polli, maiali, agnelli ed altri sono al servizio dell’uomo e molti di loro sono addirittura macellati. Sono forse animali con una diversa dignità?

Quindi questo impegno quotidiano o quasi è da considerare come un lavoro, in cambio del quale gli animali ricevono cibo e attenzioni.

Una considerazione sulle critiche

Proprio a proposito di critiche, mentre cercavo informazioni sul bagno con gli elefanti di Tangkahan, mi è capitato di leggere un articolo di una ragazza neozelandese. Questo articolo offre una visione catastrofica e ingiusta di questo posto. Si parla di animali bistrattati, di sacrificio dell’animale in favore dell’interesse dei proprietari a farne un posto turistico e molte altre considerazioni, che così superficialmente ho considerato condivisibili.

Questo articolo, che compare fra le prime pagine di ricerca di Google, mi ha così impressionato sulla reale condizione degli animali che quasi avevo deciso di rinunciare alla visita.

La mia curiosità e lo scetticismo che ho maturato negli anni nei confronti dei giudizi dati da persone che non conosco, mi hanno comunque convinto che un’esperienza, positiva o negativa, è un’esperienza solo quando è fatta in prima persona.

Le verità non apparenti

Non ho visto animali maltrattati, non ho visto animali stressati, non ho visto animali feriti.

Ho visto animali al lavoro.

Non ho visto il paradiso terrestre.

Ho visto una terra ferita che cerca di riprendersi.

Non ho visto un facile lucro.

Ho visto iniziativa locale e persone che cercano di reagire.

E’ facile giudicare, quando puoi prendere un aereo e andare dove ti pare a “fare esperienze” lasciando agli altri l’impegno di cavarsela nella vita reale facendo i conti con le poche disponibilità, lasciando gli altri a combattere per quello che tu consideri di tua proprietà.

Ogni mese mantenere questi animali costa circa 7.000 dollari, secondo me chi vuole veramente avere il diritto di muovere una critica deve cominciare almeno con una donazione per 12 mesi di attività.

Altri articoli sull’Indonesia

Un itinerario di viaggio in Sulawesi Indonesia, non una guida

Riserva Tangkoko alla ricerca del macaco nero e del tarsio spettro

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E adesso la mia esperienza con gli elefanti di Tangkahan

Un po’ sono stato influenzato dalle critiche, un po’ per un attimo mi sono sentito un bambinone cresciuto.

Un po’ anche perché si ha sempre timore del giudizio degli altri, insomma: per i primi dieci minuti non mi sono goduto lo spettacolo.

Poi ho detto “… … …” vabbé non lo scrivo cosa mi sono detto :-) ma mi sono lasciato andare.

La pelle degli elefanti non è certamente morbida e i peli che la ricoprono sono più simili ad aghetti che a capelli. Inoltre con la piccola spazzola che ti viene fornita ti sembra di fare ben poco per pulire questi enormi pachidermi. Ma era un’occasione per vedere e per toccare questa pelle dal vero, per guardare l’elefante negli occhi, per avere un contatto intimo.

Panni stesi, dopo l'escursione a Tangkahan
Panni stesi dopo l’escursione

La parte migliore del bagno con gli elefanti di Tangkahan

Devo dire che la parte che ho apprezzato di più è stata dare loro da mangiare. Come si vede nel video questa bocca enorme ti ingloba la mano che sembra debba essere risucchiata insieme al tuo braccio. A dire la verità in un primo momento un po’ di timore l’ho avuto, poi ho capito che non c’era pericolo e anche in questo caso mi sono goduto il momento.

Insomma è un’esperienza positiva, a supporto della comunità e a favore dell’ambiente, meno “favola” di quanto mi aspettassi, ma non per questo meno interessante e mi sento di consigliarla.

E adesso, se avete resistito finora potete vedervi il video.

Ciao ne’!

Video degli elefanti di Tangkahan

Per saperne di più sull’Indonesia

L’Indonesia è nota soprattutto per le spiagge ed i fondali di corallo, per i molti vulcani attivi e per la fauna. Orangutan, Tigri e Rinoceronti a Sumatra, i Draghi a Komodo e poi ancora Bali con la sua misticità e Giava con la sua Cultura ed arte antica fanno di questo paese un universo da esplorare.

Prima di tutto il bagaglio: dai un’occhiata a cosa mettere in valigia: la lista da stampare per il viaggio perfetto. Puoi anche stamparla e compilarla offline!

Scopri le meraviglie di Sumatra visitando gli Orangutan di Sumatra e gli gli elefanti di Tangkahan. Oppure esplora il Sulawesi con i Macachi Neri di Tangkoko ed i riti ancestrali di Toraja.

Ciao, a presto!

  • Viaggio in Sulawesi Indonesia – Ultima Modifica 13/01/2026
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Pubblicato: 28/11/2019
immagini dell'Alaska che non ti immagini

Immagini dell’Alaska che non ti immagini

di Max Pubblicato: 31/10/2019
Alaska Scritto da Max

Immagini dell’Alaska: come te le immagini?

Le immagini dell’Alaska alle quali siamo abituati ci portano a pensare ad una terra costantemente ricoperta di neve e di ghiacci. Ma l’Alaska non è solo bianco, è anche verde ed un sacco di altri colori, anche se certamente i ghiacciai e le nevi perenni sono un panorama ricorrente.

Ad ogni modo, contrariamente alla tendenza dei miei ultimi articoli non voglio inondarvi di (spero) utili consigli, indicazioni ed esperienze provate, ma l’intenzione è quella di pubblicare un po’ di immagini dell’Alaska in versione semi-estiva.

ATTENZIONE: le indicazioni presenti negli articoli sono fornite gratuitamente a scopo divulgativo e potrebbero essere non aggiornate o incomplete. Prima di acquistare, di prenotare o di partire, consultate sempre i siti ufficiali. Alcuni link in questo articolo sono link di affiliazione (anche i link ad Amazon*). Gli articoli aggiornati o pubblicati a partire da febbraio 2024 riportano un asterisco* accanto ai link di affiliazione.

Indice

  • Immagini dell’Alaska: come te le immagini?
  • Libri e guide per l’Alaska
  • Vi racconto qualche curiosità.
  • Ed ora spazio alle immagini dell’Alaska in versione tardo-estiva.

Libri e guide per l’Alaska

Per immergerti nell’atmosfera degli States scegli tra 20 libri (e oltre) per la tua vacanza negli Stati Uniti.

Non dimenticare di comprare una guida dell’Alaska (sono antico, ma la carta funziona sempre). Purtroppo quelle della Lonely Planet sono solo in inglese, le altre non sono molto valide. Un libretto che è veramente irrinunciabile e viene stampato ogni anno è il famoso The Milepost. La bibbia di ogni viaggiatore in Alaska. Non è esattamente una guida, ma contiene un sacco di informazioni super aggiornate su luoghi, mappe, pubblici esercizi e curiosità. Un peccato non averlo!

Vi racconto qualche curiosità.

Per secoli l’Alaska che non ti immagini fu abitata dalle tribù native e contesa tra inglesi, spagnoli e russi per l’abbondanza soprattutto di animali da pelliccia. Solo più tardi divenne una colonia Russa (pensate: proprio nel cuore degli Stati Uniti). Gli stessi russi proprio a partire da qui tentarono anche di stabilire una colonia in California, ovviamente con scarso successo.

Nel marzo del 1867, cento anni prima che io nascessi, gli Stati Uniti convinsero i Russi a cedere questo territorio con un trattato che prevedeva il pagamento di circa 7,2 milioni di dollari – una cifra irrisoria. E’ il cosiddetto Alaska Purchase, voluto e gestito dal segretario di stato William H. Seward (esiste in Alaska una città con il suo nome). Il 18 ottobre dello stesso anno avvenne il passaggio di “proprietà”. L’acquisto non destò interesse per gli americani che pensarono ad un’inutile spesa.  Questo trattato per molto tempo fu soprannominato la Follia di Seward, solo dopo si sarebbe rivelato un grande evento ed un ottimo affare.

Ogni anno l’ultimo lunedì di marzo si ricorda l’avvenimento con il Seward’s Day e il 18 ottobre con l’Alaska Day.

Ed ora spazio alle immagini dell’Alaska in versione tardo-estiva.

Non tante immagini, ma tanta immaginazione, perciò per una volta mi zittisco e godetevi qualche fotografia.

immagini dell'Alaska che non ti immagini

Se invece ti va di saperne di più sull’Alaska leggi questi articoli:

Viaggio in Alaska in auto: esplora il grande nord!

Crociera in Alaska: in nave o traghetto nell’Inside Passage

Alaska in primavera, un itinerario insolito

immagini dell'Alaska che non ti immagini
Ursone (della famiglia dei porcospini)
immagini dell'Alaska che non ti immagini
Alce Maschio con palco di corna
immagini dell'Alaska che non ti immagini
Fra i ghiacchi dell’Alaska in nave, un’esperienza indimenticabile.
immagini dell'Alaska che non ti immagini
Lontre di Mare nel Prince William Sound, in Alaska
immagini dell'Alaska che non ti immagini
Meduse spiaggiate

Per saperne di più sull’Alaska

Se vuoi l’idea per una prima avventura in Alaska leggi l’articolo immagini dell’Alaska che non ti immagini.

Innanzitutto il bagaglio: dai un’occhiata a cosa mettere in valigia: la lista da stampare per il viaggio perfetto. Puoi anche stamparla e compilarla offline! 

Prima di partire puoi rinfrescarti le idee su cosa fare prima di partire per gli USA o, se non ci sei mai stato, farti un’idea su cosa mangiare per sopravvivere alla cucina degli States.

Se hai voglia di sperimentare un’avventura puoi provare ad affrontare un viaggio in Alaska in auto, imbarcarti in una crociera nell’Inside Passage dell’Alaska o addirittura salire su un idrovolante e raggiungere Khutzeymateen il Santuario degli Orsi in Canada, un’avventura eccezionale in una natura selvaggia.

E non dimenticare di portare con te un buon libro, un ottimo compagno di viaggio. Leggi i miei consigli nell’articolo 20 libri (e oltre) per la tua vacanza negli Stati Uniti, ci sono alcuni libri che parlano proprio dell’Ultima Frontiera.

Se pensi di fare una tappa a New York puoi scoprire come muoverti in città con la metropolitana di New York oppure a piedi, in taxi o autobus. Ma se invece il tuo volo fa scalo a Seattle, vedi cosa fare e quando andare Seattle, con un itinerario di uno o più giorni nella città di Smeraldo e magari da qui scendere fino a San Francisco e Los Angeles.

Ciao, a presto!

Pubblicato: 31/10/2019
Mangiare negli Stati Uniti dove mangiare cosa ordinare quanto costa. Truck food in centro a New York al Rockefeller Center

Mangiare negli Stati Uniti: dove, cosa ordinare, quanto costa.

di Max Pubblicato: 30/09/2019
Stati Uniti Scritto da Max

Mangiare negli Stati Uniti nel 2023

Quanto costa il cibo, dove andare a pranzo e cena, cosa chiedere e cosa aspettarsi

Ma quanto costa mangiare negli Stati Uniti o in un qualsiasi altro paese del mondo viene da chiedersi: riuscirò a sopravvivere al cibo ed alla mancanza della cucina italiana? La risposta è FORSE!

Pensando di organizzare un viaggio negli Stati Uniti, oltre a tutto il resto, occorre fare i conti con il cibo diverso da quello italiano. Mangiare negli Stati Uniti non è impossibile, ovvero si muore di certo di fame, ma adattarsi richiede lo sforzo di uscire dalla propria “zona di comfort”.

Indice

  • Mangiare negli Stati Uniti nel 2023
  • A che ora si va a mangiare negli Stati Uniti?
  • Acqua e bibite negli USA
  • Colazione all’americana
  • Pranzo negli Stati Uniti
  • Cena
  • Mangiare negli Stati Uniti: il brunch
  • All you can eat
  • Buffet
  • Entrare in un ristorante o in altri locali e ordinare
  • Cosa e dove mangiare negli Stati Uniti
  • Fast food
  • Truck food: solo un altro modo per mangiare negli Stati Uniti
  • BBQ cosa?
  • Mangiare negli Stati Uniti, ma come sono le quantità
  • La mancia negli USA
  • E se non lascio la mancia?
  • Ma quanto costa mangiare negli Stati Uniti
  • Faq mangiare negli Stati Uniti
  • Scopri tutto quello che puoi vedere negli USA

Quali informazioni si trovano in questo articolo

Ho deciso così di raggruppare in questo articolo un po’ di informazioni sul cibo negli Stati Uniti, per esempio quando si mangia, dove si va a cena e altri consigli utili, chiamiamolo il nostro “manuale di sopravvivenza”.

Ovviamente senza dimenticare di fare un cenno a quanto costa mangiare negli Stati Uniti.

Ascoltate quello che dico ma non badate a quello che faccio: mi rendo conto, infatti, di essere un italiano anomalo per quanto riguarda il cibo!

Non mangio quasi mai la pasta, non mangio il pollo e in genere i volatili, oltre ad altri cibi che non vi sto a dire, ma vi racconto comunque alcune particolarità, che penso possano essere utili.

E vi dirò di più.. tutto sommato a me piace il cibo degli Stati Uniti!

Prima di partire

Se volete partire per gli Stati Uniti leggete questo articolo: partire per gli Stati Uniti, un piccolo manuale di sopravvivenza e poi comprate una guida.

Trovate qui la guida degli Stati Uniti Occidentali della Lonely Planet, ne esiste anche una specifica guida degli Stati Uniti Sudoccidentali. Qui trovate invece la guida Stati Uniti Orientali. Personalmente sconsiglio di prendere una guida che tratti tutti gli USA insieme, vista la vastità dell’argomento.

cosa mangiare negli USA - bistecca e patatine
Cosa mangiare negli USA?- Hamburger (o fishburger) e patatine sono un classico sempreverde

A che ora si va a mangiare negli Stati Uniti?

Gli americani mangiano a qualsiasi ora, come in molte altre parti del mondo. Alle 10 già c’è già gente che pranza, mentre altri stanno ancora facendo colazione. Tendenzialmente alla sera si cena presto, la cucina in genere chiude prima delle 22, fuori città e soprattutto al nord non troverete nulla oltre le 21.

Acqua e bibite negli USA

Non è mia intenzione fare un trattato sulle bevande, ci sono solo un paio di aspetti degni di nota. In molti ristoranti l’acqua “del sindaco” ovvero l’acqua in caraffa è servita gratuitamente, mentre le bottigliette costano più o meno come una birra.
Quando in un fast-food ordinate un bicchiere di una qualsiasi bibita il rabbocco di solito è gratuito, spesso indicato espressamente con la dicitura “unlimited refills” (o simile). Se il rabbocco non è possibile di solito è indicato chiaramente (no free refill o qualcosa del genere)

Alcolici

Un discorso a parte va fatto per gli alcolici. Non in tutti gli stati è permesso servire alcolici, il divieto è sempre più in disuso, ma per esempio nello Utah il divieto permane, pertanto potreste non trovare la classica birra e men che meno il vino. Informatevi sulle usanze locali.

Vi potrebbe capitare visitando la Monument Valley (leggi l’articolo qui)

Negli altri stati per comprare una birra dovrete cercare un bar o pub che le venda oppure un “liquor store”. Se scegliete un bar accertatevi di poter uscire anche solo sulla veranda con la vostra birra in mano, in alcuni luoghi potrebbe essere vietato. Ancora di più potrebbe essere vietato bere in presenza di minori o di donne incinte

Se entrate in un mini market di solito la zona alcoolici è separata. Se volete comprarvi una birra da portare via non potrete ritornare all’interno della zona del market che non è dedicata agli alcoolici.

Complicato? Sì, ma ci si fa l’abitudine.

Non vendono alcolici?.. provate la root beer..

Colazione all’americana

Molti ristoranti sono aperti per la prima colazione, ma non aspettatevi di trovare la colazione continentale, questi locali servono per lo più uova, bacon, pancakes, salsicce, french toast, patate ecc, insomma una buonissima colazione americana! Avrete tempo a casa di fare la dieta con lo yogurt senza grassi ;-). Consiglio i buonissimi Waffles!!

La maggior parte dei ristoranti smettono di servire la colazione tra le 10:00 e le 11:00, ma alcuni, che riportano in genere la scritta All Day Breakfast, consentono di far colazione anche nel pomeriggio.

L’alternativa al ristorante è il café, tipo Starbucks, dove potete aspettarvi di mangiare un muffin, una fetta di torta o di bere un caffè accompagnato da qualche alimento – pseudo salutare o biologico (organic). In alternativa potete ingozzarvi con i donuts ricoperti di una “salutare” crema colorata, magari di un bel rosa acceso.

Dove? Da Donkin’ Donuts, forse l’unica catena americana che non ha filiali in Italia (ma potete trovarlo in Svizzera)

Troppo sofisticato?

Se il ristorante o o il café vi sembrano troppo sofisticati, è possibile optare per un supermarket o una stazione di servizio (che di solito all’interno ha un minimarket). In entrambi i posti si possono acquistare gli ingredienti per la colazione, oltre ovviamente all’immancabile caffè americano, anche in bicchieroni che possono contenere quasi un litro, come il “Trenta” di Starbucks. Molti esercizi offrono la disponibilità di tavolini dove consumare i propri acquisti, in alternativa, se il tempo lo permette, cercate un’area picnic.

La prima colazione continentale si trova solamente negli alberghi ed in genere consiste in cereali, yogurt o latte, pane e marmellata, muffin o croissant, frutta fresca e secca. Ovviamente per gli amanti del salato ci saranno anche formaggi, salumi, uova e omelette, magari fatta sul momento.

Non dire Caffè Americano

Se ordinate il caffè in un ristorante – quasi ovunque – un gentile inserviente ve lo riempie ogniqualvolta il livello della tazza arriva appena al di sotto del bordo.

Se mettete lo zucchero nel caffè, come faccio io, l’usanza è decisamente fastidiosa. Sarete sempre nel dubbio se dopo il rabbocco sia il caso di aggiungere altro zucchero o meno.

Come avrete capito, questa è una delle poche cose che odio della colazione negli Stati Uniti. Ho imparato però a mettere qualcosa sulla tazza e a chiedere di non riempirla.. Basta organizzarsi e si sopravvive al cibo degli Stati Uniti

Hai provato il caffè vietnamita?
La colazione negli Stati Uniti non può chiamarsi tale senza un piatto di Pancakes
La colazione negli Stati Uniti non può chiamarsi tale senza un piatto di Pancakes

Pranzo negli Stati Uniti

Se non siete animali notturni, il pranzo negli Stati Uniti è il momento più conveniente per un pasto al ristorante. Anche in Italia il pranzo in ristorante è normalmente più economico rispetto alla cena. Nelle destinazioni più frequentate è possibile trovare menu turistici che a fronte di prezzi abbastanza economici offrono una buona scelta di pietanze, a volte anche di qualità.

E’ inutile che vi spieghi che prezzi molto bassi corrispondono a qualità di solito infima, ma per la durata della vacanza, se avete problemi di budget, il problema è sopportabile.

Un consiglio: programmate le analisi per la verifica del colesterolo lontano dalla data del rientro.

Vi interessano altre culture? Provate a leggere l’articolo “mangiare in Giappone: dove andare, cosa ordinare e quanto costa“

Cena

La cena per molti è il pasto principale della giornata. A seconda della cultura, regione, e preferenze personali, è servita fra le 17 e le 21, ma in molti stati dopo le 20 è tutto chiuso, specialmente al nord.

Le opzioni si sprecano e sono in linea di massima le stesse disponibili per il pranzo, solo il prezzo in genere lievita, in alcuni casi anche in maniera significativa.

La maggior parte dei ristoranti che sono aperti per cena negli Stati Uniti – anche quelli aperti a pranzo – sono disposti a darvi una scatola per il cibo avanzato (generalmente indicata come “to-go box” o più comunemente, ma anche un po’ volgarmente “doggy bag” ovvero la borsa per il cane).

Le prenotazioni in anticipo sono una buona idea se il ristorante è molto frequentato, ma in genere non è necessario.

A volte occorre immergersi nelle culture di paesi distanti, come nella nuova Chinatown di Flushing. Può essere molto sorprendente.
A volte occorre immergersi nelle culture di paesi distanti, come nella nuova Chinatown di Flushing. Può essere molto sorprendente.

Una cena alternativa? Ravioli cinesi fatti a mano.

Mangiare negli Stati Uniti: il brunch

Molti ristoranti servono il brunch la domenica, servito dalla mattina fino al primo pomeriggio è un mix fra colazione e pranzo (BReakfast – lUNCH).  Spesso è un buffet, se vi amate svegliarvi tardi è una buona soluzione, prima un caffè, due passi e un brunch. E’ molto trendy…

All you can eat

Con la formula All You Can Eat potete mangiare tutto quello che riuscite a mangiare a fronte del pagamento di un prezzo fisso, che di solito non include le bevande. Anche qui difficilmente la qualità sarà il punto di forza del ristorante, ma può essere un’occasione per assaggiare tanti diversi tipi di portate.

Buffet

La stessa occasione per poter mangiare a volontà e assaggiare diversi tipi di portate diverse è il buffet.

Per quanto mi riguarda l’unica cosa che trovo veramente triste dei buffet americani è l’insalata. Ovviamente è un’opinione personale, ma questa insalata le cui foglie assomigliano di più a una bistecca che ad un tenero germoglio, mi danno un sensazione che non posso descrivere che con tristezza..

Mi rifaccio di solito con il dolce..

Entrare in un ristorante o in altri locali e ordinare

Quando entrate un ristorante per mangiare negli Stati Uniti è sempre bene chiedere dove vi potete sedere anche se questo è un Pub o una catena.

Soprattutto fate attenzione se nelle vicinanze dell’ingresso campeggia la scritta “Please Wait to be Seated” aspettate che qualcuno dello staff vi prenda in consegna e vi accompagni al tavolo

Nelle città o nei locali più grandi  in genere – ma non sempre – i camerieri non sono tuttofare, ma ognuno ha la sua specializzazione. Ce ne sarà uno che quasi subito vi chiederà cosa volete da bere e vi porterà i menu (l’acqua del rubinetto è quasi sempre gratis e molto spesso non è male), mentre altri si faranno carico del resto. Nei ristoranti più piccoli e nelle periferie invece spesso una sola persona si occupa di tutto, cercando fin da subito di mettervi a vostro agio.

Le ordinazioni

Le ordinazioni possono sembrare semplici, ma a volte possono diventare complesse. Voi pensavate di cavarvela con un numero o il nome della portata scritto nel menu?

Certo che no! Il cameriere comincerà a chiedervi un po’ di dettagli. Per esempio la carne al sangue, ben cotta, media, con la salsa, senza la salsa, il contorno patate fritte, al forno, gratinate, l’uovo all’occhio di bue o “scrambled” e tante cose che voi poveri umani non potete immaginare.

Se non capite la domanda richiedete, se non ri-capite ri-richiedete, quando sarete esausti rispondete a caso.. un po’ di brivido non fa mai male

Ovviamente sto estremizzando.. :-)

Mangiare negli Stati Uniti dove mangiare cosa ordinare quanto costa
Mangiare negli Stati Uniti: colazione da Stardust a New York
A proposito di locali: provate Stardust, un locale con musical (non musica, ma proprio MUSICAL) dal vivo, una trappola per turisti, dove sarete contenti di aver speso qualche soldo in più per una colazione o un brunch..

Cosa e dove mangiare negli Stati Uniti

Non esiste uno stile gastronomico Statunitense, il paese è un crogiolo di persone provenienti da tutto il mondo e la cucina riflette questa particolarità.
Il cibo riflette le contaminazioni alimentari dell’ambiente circostante. Proprio per questo ogni parte del paese avrà un “sapore” particolare, lasciandovi comunque sempre la possibilità di scegliere fra molteplici soluzioni di gusto.

Il cibo statunitense nell’immaginario collettivo

Partiamo dal classico cibo americano. La cucina americana nell’immaginario collettivo è una tavola ricoperta da hamburger, patatine fritte, cipolle in pastella e fiumi di coca cola. Mi viene in mente un classico dei fumetti di qualche tempo fa: Tex Willer che entrava nel saloon insieme all’inseparabile amico Kit Carson ordinando una bistecca e “una montagna di patatine fritte”.

Ovviamente l’immaginario non deriva dal nulla, ma il cibo negli Stati Uniti offre di più. Ogni zona offre specialità gastronomiche, è vero, per la maggior parte sono tradizioni importate, ma che col tempo hanno assunto una valenza locale perché adattate e in qualche modo originali.

Il cibo USA vi sembra strano?

Alcuni piatti specialmente per noi italiani sono di fatto strani e a volte un po’ poco invitanti, ma lasciata da parte la diffidenza si possono scoprire cibi deliziosi e fantasiosi.  Per esempio possiamo evocare i “Pomodori verdi fritti” dell’Alabama (ricordate il libro?), il salmone affumicato su legno di cedro dello Stato di Washington, il Lobster Roll del Maine o l’Halibut dell’Alaska.

E che dire poi dei dolci: la tipica carrot cake, i muffins o gli “smores” (chi sa cosa sono?)
Insomma, ce n’è di che abbuffarsi, ma scopriteli posto per posto, sulla guida di solito sono indicate le specialità del luogo.

Fast food

Il fast food è nato qui, ma oggi forse è meno diffuso di un tempo grazie alle campagne di sensibilizzazione sulla salute

Volete proprio qualche dritta? Ok, la prima cosa che vi chiederanno alla cassa di un fast-food sarà: “for here or to go?”. Ovvero, vi sedete o portate via? Per il resto studiatevi prima i menu, se non sapete l’esatta pronuncia spesso ci sono i numeri vicino che tolgono d’impaccio.

Se vedete Pizza Hut non è propriamente un fast-food, nonostante sia una catena..-. la pizza è buona, basta saper scegliere, soprattutto non scegliete soluzioni troppo complesse

C’era (quasi) una volta il cibo spazzatura..

Come dicevo in apertura anche Burger King, McDonald’s e KFC e molti altri come loro si sono indirizzati verso uno stile di alimentazione più sana ed immancabilmente anche biologica o “Organic”. Si sono così diffuse le hamburgherie e lo street food di qualità per arrivare anche a rivisitazioni dello junk food da parte di rinomati chef.
Ci sono degli aspetti folkloristici che sono imperdibili, come mangiare un hot dog preso da un carretto all’angolo della strada, magari passeggiando per Manhattan.

In fretta, però.. stanno sparendo! Pare che l’amministrazione attuale li consideri poco decorosi per l’aspetto della città e pertanto preme per farli sparire almeno dalle vie più centrali.

Il Truck food è la nuova frontiera del fast food, ma anche del Gourmet
Il Truck food è la nuova frontiera del fast food, ma anche del Gourmet

Truck food: solo un altro modo per mangiare negli Stati Uniti

Una nuova moda o un’esigenza? Truck Food o Gourmet Truck Food è un termine abbastanza nuovo, lo chiamiamo “neologismo”? La moda è nata, manco a dirlo negli Stati Uniti, ma Italia è in auge da tempo. Austin (Texas) e New York, sono stati gli apripista della moda che adesso dilaga.

Ovunque potete trovare questi furgoncini superattrezzati, alcuni gestiti da cuochi stimati e riconosciuti.. da provare!

Mangiare negli Stati Uniti dove mangiare cosa ordinare quanto costa. Truck food in centro a New York al Rockefeller Center
Truck food in centro a New York al Rockefeller Center

BBQ cosa?

Non puoi dire di aver mangiato negli USA se non hai gustato almeno una volta il Barbeque. Il Barbeque o BBQ è l’anima stessa degli USA. Ovunque ci sia un parco c’è una griglia, quindi bando alle ciance, non avete scuse, comprate la legna o la carbonella e datevi da fare. Le occasioni (anche a New York) non mancano.

E alla fine della cena, SMORES !! (sapete cosa sono?)

Mangiare gli Smores cotti sul BBQ per sentirsi local
Mangiare gli Smores cotti sul BBQ per sentirsi local

Mangiare negli Stati Uniti, ma come sono le quantità

Sulle quantità spendo poche parole. Se andrete in qualsiasi posto a mangiare negli Stati Uniti l’unica costante sarà: tutto tanto, tutto troppo.

Le porzioni del cibo USA non sono quasi mai striminzite perciò al ristorante ordinate una portata, massimo due e guardate i piatti che stanno consegnando agli altri clienti. Sarete in tempo di ordinare altro, nel caso vi avanzi un posticino.

Nella maggior parte dei casi io non riesco a finire tutto se non a fatica, ma come ho già detto, sono un po’ anomalo.. Per le buone forchette mangiare negli Stati Uniti sarà una festa, se non farete troppa attenzione alla linea..

La mancia negli USA

Ahhhhhhhhhhhhhhhhhhhhh  la manciaaaaaaaaaaaaaaa!

La mancia o “tip” negli Stati Uniti in alcuni casi è un obbligo morale. Lo è sicuramente  in un ristorante.

Mi spiego: se uscirete da un locale senza aver lasciato la mancia nessuno vi arresterà, ma sarà come aver commesso un furto, salvo che non ci siano dei buoni motivi. La mancia fa parte del sistema retributivo dei camerieri, che in genere hanno uno stipendio fisso da fame, ma che riescono a vivere o a sopravvivere con le mance. La mancia si aggira di solito intorno al 15-20%, anche percentuali più elevate se siete rimasti particolarmente soddisfatti. Lasciate meno solo se il gradimento è stato veramente basso.

E se non lascio la mancia?

Per non lasciare la mancia dovrete avere un buon motivo, come ad esempio se il cameriere vi avrà trattato male o vi avrà rovesciato addosso del cibo o una bevanda.

Di solito nei fast-food non si usa lasciare la mancia perché non c’è servizio al tavolo.  In parecchi posti ultimamente al momento di pagare con la carta di credito vi viene proposto di lasciare comunque una percentuale, ma è possibile anche non aderire alla richiesta.

Quindi non è un delitto non lasciarla, ma lasciarla è una buona abitudine, inseritela nel budget del viaggio alla voce: mangiare negli Stati Uniti.

Il cibo negli Stati Uniti: tanto , sempre tanto
Il cibo negli Stati Uniti: tanto , sempre tanto, in formati oversize. Ma sempre più spesso yogurt e insalata prendono il posto di Hamburgers e Hot Dogs

Ma quanto costa mangiare negli Stati Uniti

La risposta non è ne’ semplice ne’ breve. Per non tediarvi troppo cercherò di fare un breve sunto di quanto costa il cibo negli Stati Uniti per un turista medio. Per semplificare prenderò ad esempio un Hamburger.

Ovviamente chi è vegetariano, vegano o segue altri tipi di dieta deve essere preparato a spendere di più.. come in Italia.

Ho scelto l’hamburger perché è il principe del cibo negli Stati Uniti e anche un po’ nell’immaginario collettivo.

Nelle catene fast food tipo McDonalds mediamente aspettatevi di pagare sui 6-8 dollari se non esagerate con le ordinazioni. Ovviamente a New York o in altre città turistiche il costo può lievitare, lo stesso dicasi per l’Alaska. Se non vi riempirete di patatine il solo Hamburger sarà un po’ poco.. stimate sui 10-12 dollari.

Nei ristoranti medi si possono spendere di spendere dai 15 dollari in su per sandwich e hamburger con patate fritte. Calcolando una bibita e un po’ di mancia non starete sotto i 20/25 dollari a testa. Se salite di livello non c’è limite.

Risparmiare sul cibo negli Stati Uniti

Se volete risparmiare potete mangiare dai carretti degli hot dog e dei tacos per una spesa media di 3/4 dollari. Ovvio che non si può pensare di mangiare hot dog per tutta la vacanza .. o si?

Se proprio avete tempo e budget risicato infilatevi in un supermercato, di solito hanno cibo pronto, anche caldo, anche da asporto. I prezzi sono più contenuti e la qualità tutto sommato accettabile, con 6/7 dollari si compra mezzo pollo arrosto.

Un’idea sul prezzo del cibo negli Stati Uniti penso che ora l’avrete..

Non vi resta che PARTIRE!!

Faq mangiare negli Stati Uniti

Perché molti americani cenano presto?

Negli Stati Uniti in molti luoghi si cena presto rispetto agli orari Italiani, soprattutto nei piccoli paesini. Questo perché la cena è il pasto principale mentre a pranzo, spesso, si fa solo un semplice spuntino.

Quanto costa una pizza negli Stati Uniti?

Non in tutti i luoghi degli Stati Uniti la pizza costa uguale. Soprattutto ce ne sono di tante dimensioni ed ognuna ha un proprio costo. Quasi ovunque il prezzo della pizza piccola non costa meno di otto dollari. Puoi provare da Pizza hut..

Quali sono le specialità degli Stati Uniti?

Negli Stati Uniti le specialità variano a seconda della località e, nella stessa località, a seconda delle varie comunità che vi abitano.
I cibi più comuni sono:
– BBQ ribs
– Eggs Benedict (approfondisci)
– Clam Chowder
– Tacchino ripieno per il Thanksgiving
– Pancakes con lo sciroppo d’acero, uova e bacon ( a colazione, ma non solo
– Cheesecake
– Donut
– Bagel e cream cheese
– Apple pie e carrot cake
– Hamburger
– Lobster roll
– Fish and Chips
e molto altro.

Quanto costa un caffè negli Stati Uniti?

Il caffè negli Stati Uniti ha i prezzi più vari che possono andare da 1 dollaro nelle stazioni di servizio, soprattutto dei paesini più piccoli, fino ad oltre 4 dollari da Starbucks o catene simili.

Quanto costa McDonalds negli Stati Uniti?

I prezzi variano da città a città, si va dai 7 dollari ai circa 15 dollari di New York per un menu con Big Mac (tasse incluse). Leggi qui per altri prezzi.

Quanto costa mangiare in America al giorno?

Se non avete grosse pretese col cibo considerate 20 euro per la colazione americana (con pancakes, uova e bacon – se fatta al di fuori dell’hotel), altrettanti per un pranzo leggero, mentre considerate di spendere dai 30 ai 35 dollari per la cena.

Quanto costa una pizza negli Stati Uniti?

In genere una pizza piccola con solo mozzarella (finta) costa tra i 7 ed i 10 dollari. Pizze più grandi possono arrivare a 25 dollari, ma valutate che possono anche sfamare più di due persone.

Scopri tutto quello che puoi vedere negli USA

Prima di tutto non dimenticare il bagaglio: dai un’occhiata a cosa mettere in valigia: la lista da stampare per il viaggio perfetto. Puoi anche stamparla e compilarla offline! Non restare senza connessione, acquista scopri i vantaggi di una eSIM con traffico dati* per gli USA. Non dimenticare un buon libro per la tua vacanza a Stelle e Strisce.

Prima di partire puoi rinfrescarti le idee su cosa fare prima di partire per gli USA o, se non ci sei mai stato, farti un’idea su cosa mangiare per sopravvivere alla cucina degli States.

Se la destinazione è New York leggi prima di tutto le FAQ su New York: 50 e più domande sulla Grande Mela. Puoi scoprire come muoverti in città con la metropolitana di New York oppure prendere un Taxi seguendo i miei consigli. Ma se le preferenze sono per la costa dell’ovest, vedi cosa fare e quando andare Seattle, con un itinerario di uno o più giorni nella città di Smeraldo e da qui scendere fino a San Francisco e Los Angeles.

Leggi anche:  cosa fare in 3 giorni a New York con itinerario oppure cosa fare a New York a maggio 2025, cosa fare a New York a Giugno, cosa fare ad Agosto o cosa fare a New York a Settembre 

Se ti rimane del tempo puoi anche fare una capatina a Las Vegas, la capitale dei matrimoni (sposarsi qui è facile, anche per finta!).

heymondo 10 lungo

Non ti piacciono le città?

Se cerchi un’avventura più a contatto con la natura, leggi cosa puoi fare nei Parchi dell’Ovest, ad esempio nel Parco Nazionale Zion o nella Monument Valley  Scopri i luoghi migliori per un selfie ad Horseshoe Bend oppure per fotografare il Bryce Canyon. Per alcuni di questi parchi è richiesta una prenotazione, scopri quali!

Un’altra meta imperdibile è il favoloso Parco di Yellowstone, con la sua natura, i bisonti, gli orsi ed i lupi. Ti propongo un paio di itinerari: da Seattle a Yellowstoneattraverso gli stati di Washington e del Montana, oppure un itinerario che comprende Yellowstone, il Colorado ed il Wyoming con partenza e arrivo a Denver.

Se hai voglia di sperimentare un’avventura puoi provare ad affrontare un viaggio in Alaska in auto, imbarcarti in una crociera nell’Inside Passage dell’Alaska o addirittura salire su un idrovolante e raggiungere Khutzeymateen il Santuario degli Orsi in Canada, un’avventura eccezionale in una natura selvaggia.

Stati Uniti
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Ciao, a presto!

Pubblicato: 30/09/2019
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